I sedicenti comunisti “del complotto” e del “voto tattico”: i CARC e non solo

stalin

 

Sul web – tra le più variegate e ridondanti teorie “complottiste” – quelladella “dittatura mondiale della Corte pontificia” (basta visitare ildelirante sito del nPCI, e non solo) è tra le più “accreditate”.

Da ridere certo (e a crepapelle!) se non ci fosse da piangere. Soprattutto quando a farsi fautori di simili deliri sono sedicenti “comunisti”, davanti ai quali ribadisco la mia parola d’ordine: che Marx li fulmini!

Mi riferisco in particolare alla recente “indicazione di voto” per le prossime elezioni europee (di maggio 2014) pronunciata dai CARC a favore del M5S, con motivazioni che vi sarà possibile “approfondire” – dopo esservi ben dotati di “protettore gastrico” molto potente, quantomeno se comunisti davvero siete… – alla pagina presente sul loro sito (http://www.carc.it/) e nella loro rivista “Resistenza n. 4/2014”, di cui a malincuore sono costretto a fornirvi il link.

 

E la più complottistica delle loro tesi è questa “santa alleanza” tra laborghesia imperialistica (non più “classe” ma ridotta al rango di vera epropria «Comunità dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti»)e “il suo clero”, suo alleato, qualificato col rango di “Corte”:santa alleanza in virtù della quale sarebbero addirittura «i vertici dellaRepubblica Pontificia che hanno consegnato la sovranità nazionale esercitatadallo Stato ai grandi capitalisti italiani e stranieri».
Insomma, il clero domina la borghesia, la Corte domina sul suo Re, il servo ha piùpotere del suo stesso padrone: splendida e accurata analisi marxiana,non c’è che dire.

 

In questa sede i nostri insipienti di turno si limitano a parlare di semplice “RepubblicaPontificia”: è già un volere attutire forse – a parer loro s’intende – il “mortale einquietante” pericolo in toga bianca e cappuccio porpora.
Auspicando alla fine – manco a dirlo – il solito novello “blocco popolare” daessi definito Governo d’emergenza di blocco popolare (GBP) o Comitato diSalvezza Nazionale (CSN); da altri come il MPL (fautore però dell’uscita”tattica” dall’euro) – non ci crederete lo so, lo so… – definitoesplicitamente come nuovo CLN (non ci fosse bastato e avanzato il primo…)… sìsì proprio quello della “Sacra Resistenza” in occasione del secondo conflitto mondiale.

 

Per il resto che aggiungere?
Solo qualche sarcastica riflessione.

 

Leggere l’ennesimo minestrone – rigorosamente “di sinistra” – dei piùsquallidi luoghi comuni (“comuni” persino a destra dello schieramento borghese)è stata anche per me una fatica immane.
E d’accordo che occorre “conoscere” il proprio nemico politico, ma …. c’è un limite a tutto caspita! Soprattutto alla pazienza e al disgusto, sinceramente parlando.

Manco a dirlo è l’affermazione del «fare una politica di principio (ma che vuol piffero dire??!?!?) per noi comunisti … per fare dell’Italia un nuovo paese socialista econtribuire così alla nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale» -Amen! – quella sicuramente più di cattivo gusto, diciamo così.
Parolonealtisonanti senza capo né coda, che non fanno che seminare altra confusionealla confusione e allo smarrimento già dilaganti.
Comunisti loro? Ma con qualialtre indescrivibili e immani difficoltà saremo costretti lavorare nella classenoi che con lo stesso nome ci definiamo?
Al contrario ho trovato a dir poco esilarante (e comico moooolto più diGrillo) l’accostare “storicamente”– si fa per dire eh! – il ruolo del M5S a quello del «pope Gapon lo fu per Lenin e i suoi compagni». Qui le lacrime agliocchi non erano di dolore, ma dal ridere. Una vera e propria nuova edizione dell’Odissea omerica, insomma in versione buffonesca ovviamente.

 

Per non parlare della “analisi” (anche qui si fa per dire) del fenomenoM5S come «elemento di esplosione nel ventre del vecchio mondo» dal cui«successo dipenderà la realizzazione del nostro piano d’azione» (ma qualepiano?!?!) che «incoraggerà le masse popolari a organizzarsi, a scuotersi didosso la cappa di rassegnazione e a rompere l’incubo d’impotenza alimentati dalla sinistra borghese e che invece getterà nel panico (addirittura!!!caspita!) i vertici della Repubblica Pontificia».

 

E, dulcis in fundo, la solita rossobrunissima identificazione del «camponemico (da) indebolire e affondare» nelle «forze e partiti che sono espressione degli imperialisti UE e USA»(senza ovviamente dimenticare – mai sia! – il sionismo del demone israeliano),per cui nessun altro imperialismo esisterebbe o quantomeno minaccerebbe ilpianeta, ops scusate: il futuro mondo socialista. Il tutto condito dalla solita fetida salsina della “sacra Costituzione” calpestata nei suoi “ideali eobiettivi”.

 

Sorvolare sul resto – pseudo analisi della crisi, delle sue originie dei suoi effetti – è d’obbligo. Lo squallore qui prevale su tutto: lepolitiche di austerità e sacrifici avrebbero “determinato” la crisi, anzichéessere la risposta alla crisi.

 

Ancora una volta a “prevalere” è la fetida logica del male minore(quale, peraltro, non è dato comprendere), e dunque del fare “pur di farequalcosa” (il «“fare sul serio” e “reagire per davvero”» o «piano d’azionerealistico» che dir si voglia, di cui si ciarla) distraendo energie preziosissime, se adeguatamente indirizzate, dal vero obiettivo prioritario di chi intenda definirsi (e poi conseguentemente essere)comunista:

la preparazione politica e l’opera immane di creazione erafforzamento dell’avanguardia di classe – e il suo necessario radicamento nella classe secondo quanto consentito dalle sue forze e dalle condizionioggettive – perché al momento giusto essa possa essere al posto giusto.
Nonché dall’altrettanto immane compito di chiarire e diffondere il programmapolitico comunista – tanto radicalmente alternativo (anticapitalista toutcourt) e necessariamente rivoluzionario, quanto chiaro ed intransigente – inquanto unico capace di scardinare l’inferno capitalistico dalle sue fondamenta.E non invece aggredendo i suoi “effetti” (come è ormai consuetudine scambiatiper cause), pretendendo di curare un albero malato semplicemente potandone irami secchi.

Ma tant’è: il fetore di simili fecce – perdonate l'”enfasi” (sarà forse il contagio di tanto squallido parolare? – mi chiedo angosciato…) – si fa semprepiù insistente e nauseante.

Anche esso noi comunisti (veri però, quelli che a Marx si riferiscono, per intenderci) saremo costretti a fronteggiare, colcoraggio, la cocciutaggine e la convinzione che devono contraddistinguerci,ricordando anche quanto da sempre i veri rivoluzionari (Marx in testa) hanno dovuto fare in tal senso.

Ad affrontare e fronteggiare non tanto e non solo (figurarsi!) su unweb virtuale, ma nelle lotte concrete in cui ci troveremo ad agire, e nelle quali ciritroveremo davanti, e in abbondanza purtroppo, simili personaggi.

Dunque, io direi,iniziamo a far pratica argomentativa da ora 😉

Del resto, ossia della degna e “definitiva” sepoltura di questizombie si occuperà – io credo fermamente – la storia e i suoi stessi prossimi edrammatici avvenimenti. Ma che la nostra fatica si aggravi di nuovi necessari sforzi è quantomeno inevitabile.

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Sugli arresti ad orologeria del 13 febbraio e sulle mobilitazioni dei prossimi mesi

arresti

La mattina del 13 febbraio a Roma sono avvenute numerosi tra arresti e perquisizioni a danno del movimento di lotta per la casa: il risultato di questa operazione è l’emissione di 17 misure cautelari (tra misure di arresti domiciliari e obbligo di firma) contro altrettanti esponenti e militanti delle lotte sociali cittadine (cui vengono imputati svariati reati per la manifestazione del 31 ottobre 2013). A Napoli in contemporanea sono state emesse 25 misure cautelari contro il movimento dei precari BROS per iniziative di lotta svolte tra il 2010 e il 2012 a Napoli e Roma.

Dopo le condanne in 2° grado contro il nostro compagno Mauro Gentile e i compagni teramani imputati nel processo per i fatti del 15 ottobre 2011 ancora una volta i piani alti del Ministero degli Interni, delle forze dell’ordine e della magistratura confezionano un inchiesta fatta su misura per criminalizzare e limitare l’agibilità dei movimenti che nel nostro paese si oppongono alle politiche di “lacrime e sangue” e lottano per la costruzione di un’alternativa fondata sulla dignità e i diritti delle masse popolari.

Questa operazione repressiva non è per nulla casuale. Giunge nel giorno dell’ascesa del mimo (di Berlusconi) Matteo Renzi alla presidenza del consiglio, a due giorni dall’importante manifestazione romana contro il CIE di Ponte Galeria e quattro giorni dopo l’assemblea nazionale del 9 febbraio che ha lanciato le mobilitazioni nazionali che avranno svolgimento in primavera.
Tra i compagni finiti agli arresti domiciliari figurano noti esponenti del movimento romano per il diritto alla casa come Paolo Di Vetta, Luca Faggiano e altri che sono stati tra i principali promotori del movimento sorto il 18-19 ottobre e dell’assemblea nazionale di domenica 9 febbraio che ha deciso per il rilancio del movimento sviluppatosi in autunno.
I vertici della Repubblica Pontificia puntano ad intimidire il movimento per il diritto alla casa e i suoi esponenti. Vogliono che le elezioni europee e il passaggio di consegne tra Letta e Renzi avvengano senza l’intralcio delle mobilitazioni e dei conflitti che agitano il nostro paese. Soprattutto vogliono impedire che nel paese si rafforzi un centro di promozione e sviluppo della mobilitazione contro gli effetti della crisi non sufficientemente ligio ai loro protocolli (le regole scritte e non scritte con cui il personale politico di regime, storicamente, ha cercato di imbrigliare i movimenti negli ultimi decenni). Questo è il motivo per il quale sono finiti agli arresti compagni come Paolo Di Vetta e Luca Faggiano: perchè concretamente la loro azione e quella dei movimenti di lotta per la casa (di cui sono autorevoli esponenti) può dare impulso alla creazione di questo centro di promozione e sviluppo delle mobilitazioni che oggi manca nel nostro paese, perchè le giornate del 18-19 ottobre hanno dimostrato le potenzialità in tal senso del movimento di lotta per la casa e dei suoi esponenti.
Tutto questo è assai pericoloso per il clero e la borghesia del nostro paese che vorrebbero imbrigliare il movimento di lotta per la casa nella trattativa senza sbocchi (come è riuscito a Lupi proprio con gli stessi Di Vetta e Faggiano dopo la manifestazione del 19 ottobre) o a far la parte della truppa cammellata portavoti al servizio di questo o quell’altro teatrante della politica (sorte passata e presente di frazioni importanti dello stesso movimento di lotta per la casa almeno nella città di Roma).
Adesso bisogna mobilitarsi per la liberazione di Di Vetta, Faggiano e degli altri compagni arrestati e sottoposti a restrizioni. Questa è un dovere politico e morale per tutti gli organismi e i movimenti ma ancor di più per i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle che a più riprese hanno espresso il loro appoggio al movimento sorto il 18-19 ottobre, hanno preso parte alla manifestazione del 31 ottobre e oggi devono mettere a disposizione la propria autorevolezza e visibilità per difendere questo movimento e i suoi esponenti dall’accanimento repressivo.
Soprattutto quel che è più importante è non cedere a ricatti e intimidazioni e avanzare sulla strada tracciata in occasione dell’assemblea del 9 febbraio: andare avanti nell’organizzazione dell’irruzione delle lotte e delle mobilitazioni popolari che sbaragli il teatrino elettorale delle europee, andare avanti nel consolidamento del centro di promozione e sviluppo della mobilitazione sorto il 18-19 ottobre. Questa è la questione al centro delle mobilitazioni dei prossimi mesi. Non si tratta di rivendicare “casa, reddito e dignità” alla “controparte” governativa. Quel che occorre è organizzare il centro che promuove, allarga e sviluppa la mobilitazione delle masse popolari per rendere ingovernabile il paese alla classe dominante e si propone come punto di riferimento e centro di potere alternativo e antagonista ai vertici della Repubblica Pontificia (costruire un Comitato di Salvezza Nazionale), fino a travolgerli e costringerli ad ingoiare l’instaurazione di un Governo d’Emergenza Popolare.
Se “l’assedio dell’austerity” lanciato con l’assemblea del 9 febbraio servirà a quanto fin qui illustrato oppure sarà un accumulo di manifestazioni ingabbiate nelle petizioni a Lupi & co dipende dal ruolo che assumeranno gli autorevoli esponenti e tra questi anche i compagni Di Vetta e Faggiano oggi agli arresti domiciliari.

Ma dipenderà soprattutto dalla qualità delle mobilitazioni che si esprimeranno da qui in avanti e dalla misura in cui queste approfondiranno l’ingovernabilità del paese e alimenteranno la costruzione, dal basso, di una nuova governabilità. Vuol dire mobilitare e mobilitarsi qui ed ora per riaprire le aziende e creare posti di lavoro, vuol dire mobilitarsi per bonificare i territori, vuol dire aprire ed assegnare le milioni di abitazioni vuote, vuol dire organizzare sulla più larga scala la disobbedienza fiscale così come l’esproprio e la redistribuzione dei beni d’uso ecc. Vuol dire sviluppare da un capo all’altro del paese dieci, cento e mille iniziative di base che in ogni campo della vita sociale facciano germogliare dieci, cento, mille centri di potere alternativi al dominio dei vertici putrescenti della Repubblica Pontificia. Così avanza la costruzione della nuova governabilità che occorre al nostro paese per rialzarsi dalle devastazioni arrecate dalla crisi in corso.

Libertà per tutti i compagni arrestati e sottoposti a restrizioni nell’operazione repressiva del 13 febbraio!
Unire le forze per rendere ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia!
Unire le forze per avanzare sulla via del Governo d’Emergenza Popolare e del Socialismo!

Federazione Lazio del PCARC

Siamo comunisti I terroristi sono loro!

17 OTTOBRE 2012 – Giornata di solidarietà e lotta
presidio dalle 9.30 in Piazza XX settembre a Bologna – (nei pressi della Stazione)
 
Siamo comunisti. I terroristi sono loro!
C’è chi compra i voti dalla ‘ndrangheta in cambio di favori e appalti, c’è chi specula sulle vacanze dei bambini e sui fondi destinati ai ciechi, c’è chi per ragioni economiche licenzia migliaia di operai e c’è chi manda in rovina la scuola e la sanità pubblica per finanziare, oltre alle banche, opere dannose e inutili per favorire gli amici degli amici.
Li chiamano ministri, amministratori delegati, assessori, funzionari, direttori, grandi imprenditori, professori, vescovi e cardinali e cavalieri del lavoro. Sono mandanti ed esecutori dello sfascio del paese e della società, gente che per i profitti schiaccia, opprime, devasta e saccheggia la vita di milioni di persone.
Sono quelli che operano in nome della legalità dei ricchi.
Per i poveri vige un’altra legalità, quella che li costringe a stare a testa china e a obbedire, che punisce in modo esemplare chi si ribella, che perseguita chi si organizza.
In nome e per conto di questa legalità, le Autorità giudiziarie stanno perseguitando i comunisti, in violazione di leggi e norme che pretendono di difendere e di applicare.
Con un processo anticostituzionale che accusa i comunisti di essere terroristi, le lobbies di potere pensano di mettersi al riparo dalla marea di una mobilitazione che le travolgerà?
 
Accusando di terrorismo i promotori della trasformazione della società sperano di scampare alla catastrofe che hanno contribuito a produrre e hanno prodotto?
 
Sono circa 30 anni che le Autorità giudiziarie (indipendentemente dal colore del governo) cercano di istituire un processo per terrorismo (associazione sovversiva ed eversione) contro la nostra area politica, la Carovana del (n)PCI, senza mai riuscirvi nonostante le ripetute inchieste, l’uso spregiudicato di mezzi e risorse, infiltrazioni, pedinamenti, intercettazioni, perquisizioni, sequestri di materiale e, violando la legge che pretendono di difendere, l’istituzione di appositi “nuclei speciali” di indagine (come il “Gruppo bilaterale italo-francese su terrorismo e minacce gravi”).
A Bologna è in corso dal 2003 l’Ottavo procedimento giudiziario, un processo per “terrorismo” contro la carovana del (nuovo)PCI, contro 12 compagni che fanno (o facevano) parte del (nuovo)Partito comunista italiano, del Partito dei CARC e dell’Associazione Solidarietà Proletaria, accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.) – leggi il comunicato,
L’Ottavo procedimento giudiziario è orchestrato dalle autorità politiche e dalle istituzioni militari e giudiziarie con l’obiettivo dichiarato  di ostacolare l’avanzata del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro Paese e in particolare colpire il (n)PCI e le organizzazioni che collaborano e sostengono la sua strategia per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
È un processo che mira a impedire l’attività di propaganda e organizzazione dei comunisti, a mettere fuori legge i partiti comunisti: per decreto (in Ungheria e in Polonia) o facendoli condannare dai suoi tribunali come “organizzazioni terroriste” (in Italia).
È il frutto di una serie di forzature, indizi che diventano prove, arbitri tanto spinti all’eccesso e con una posto in gioco tanto importante (abolire con una sentenza i diritti politici sanciti dalla Costituzione) che lo stesso Tribunale è in difficoltà a procedere oltre, cioè ad arrivare alla sentenza. Non sa che pesci pigliare, vista l’inconsistenza dell’inchiesta su cui si fonda il processo. Cerca di fiaccarci con viaggi a vuoto e i connessi costi di trasporto, giorni di lavoro persi, spese per gli avvocati.
Con la precedente udienza del 2 maggio il Tribunale di Bologna aveva deciso di tirare per le lunghe, ha rimandato di 5 mesi e ha deciso di non decidere (guarda l’intervista al Segretario nazionale del Partito dei CARC). Probabilmente preferiscono lasciar cadere il procedimento, dato che il Tribunale non può emettere una condanna priva di ogni riscontro tanto alla leggera (il processo era già stato archiviato nel 2008 – leggi il comunicato – e riaperto su espressa iniziativa del giudice Giovagnoli) ma nello stesso tempo non può chiuderlo con la formula che il fatto non sussiste senza perdere la faccia.
Chi sono i veri Terroristi?
I lavoratori e le masse popolari lo vivono ogni giorno sulla loro pelle.  Sono il Governo Monti con la disoccupazione e la miseria e padroni e manager e loro complici  autori delle stragi sul lavoro (Tyssen,..), delle migliaia di morti di lavoratori e cittadini e dei disastri ambientali (Ilva, ecc.),  delle migliaia di morti per miseria, droga, alcool, degrado, malasanità, disoccupazione, strozzinaggio di Equitalia e delle organizzazioni criminali, guerre imperialiste. Sono i responsabili  delle morti per le stragi di Stato, della strategia della tensione (stragi di Piazza Fontana, Bologna, Brescia, Genova 2001): tutti questi terroristi non solo non stanno in galera ma continuano a perpetuare i loro crimini sedendo nei posti  di comando delle istituzioni e nei consigli di amministrazione di aziende, banche, Enti.
La crisi aggrava la guerra di sterminio della borghesia imperialista contro le masse popolari in ogni angolo del mondo: è una guerra che provoca ogni anno decine di milioni di morti per fame, miseria, sfruttamento, guerre, malattie professionali, depressione, alcool e droga, inquinamento ambientale, incidenti sul lavoro, incidenti stradali, eventi naturali catastrofici prevedibili e contenibili quali terremoti, alluvioni, uragani, tsunami, ecc. Nessuna guerra nella storia dell’umanità ha mai fatto tante vittime quanto ne miete ogni anno questa guerra di sterminio, causata unicamente dal permanere del sistema capitalista e della dominazione borghese.
Proseguiamo la lotta per porre fine al processo per 270bis contro la carovana del (nuovo)PCI! No alla messa fuori legge del comunismo!
 
Il 17 ottobre a Bologna c’è la terza udienza del processo iniziato l’8 febbraio di quest’anno. Gli imputati del processo di Bologna hanno deciso di non andare in aula, non coprire più neanche con loro presenza questa meschina messinscena (è da 9 mesi che la Corte d’Assise  prende per i fondelli noi e gli avvocati) e portare la loro forte denuncia dei veri terroristi, andando in uno dei luogo simbolo dei crimini e dell’impunità della Repubblica Pontificia: la Stazione di Bologna, per rendere omaggio alle vittime, agli invalidi di quella strage, come simbolo delle altre decine di migliaia di vittime del regime borghese che si assommano alle decine di milioni che ogni anno compongono la guerra di sterminio non dichiarata del sistema imperialista mondiale.
Rispondiamo alla repressione delle Autorità contro il movimento di resistenza delle masse popolari con l’estensione, il rafforzamento e la moltiplicazione della solidarietà di classe: facciamo ricadere sui loro piedi il macigno che hanno sollevato!
L’Ottavo procedimento giudiziario per 270 bis e quello per “Caccia allo sbirro sono i principali, ma i processi e i procedimenti a carico della nostra area e dei nostri compagni sono decine e decine. In 30 anni le procure di mezza Italia hanno provato a spazzarci via a colpi di inchieste, processi, sequestri di materiale, arresti. Non ci sono riuscite. Al contrario ci siamo rafforzati, siamo cresciuti, abbiamo affinato una linea di attacco (non solo di difesa) contro chi promuove la repressione.
E’ da questa esperienza diretta che nasce la convinzione per cui ogni volta che esprimiamo solidarietà a chi è colpito dalla repressione è un sostegno politico a beneficio del dibattito, del confronto, dell’unità di azione nella lotta per trasformare il presente e costruire il futuro.
La solidarietà è un’arma!
Costruiamo un fronte comune di lotta alla repressione e di solidarietà con i compagni colpiti!
Rafforziamo la vigilanza democratica: smascheriamo e denunciamo agli abusi delle forze dell’ordine!
Solidarietà ai compagni che il 12 febbraio 2013 saranno processati sempre a Bologna con l’accusa di aver collaborato alla costruzione del sito “Caccia allo Sbirro” promosso dal (nuovo)PCI!