IL LIBRO DELLE GUARDIE ROSSE

Citazioni Dalle Opere Del Presidente
                                           MAO TSE-TUNG
                                IL LIBRO DELLE GUARDIE ROSSE

I. Il Partito Comunista
Il nucleo dirigente della nostra causa è il Partito comunista cinese.
Il fondamento teorico in base al quale si orienta il nostro pensiero è il marxismo-leninismo.
Discorso inaugurale alla I sessione della prima Assemblea popolare nazionale della Repubblica popolare
cinese (15 settembre 1954).
Per fare la rivoluzione, occorre un partito rivoluzionario. Senza un partito rivoluzionario senza un partito fondato sulla teoria rivoluzionaria marxista leninista e sullo stile rivoluzionario marxista leninista, é
impossibile guidare la classe operaia e le grandi masse popolari alla vittoria nella loro lotta contro l’imperialismo e i suoi lacché.
“Forze rivoluzionarie del mondo intero unitevi, combattete l’aggressione imperialista!”
(novembre 1948) Opere scelte di Mao Tse Tung, voI. IV.
……senza gli sforzi del Partito comunista cinese, senza i comunisti cinesi, spina dorsale del popolo cinese,
sarebbe stato impossibile realizzare l’indipendenza e la liberazione della Cina, come sarebbe stato impossibile realizzare l’industrializzazione in Cina e la riorganizzazione dell’agricoltura su basi nuove.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Il Partito comunista cinese costituisce il nucleo dirigente dell’intero popolo cinese. Senza un simile nucleo, la causa del socialismo non riuscirebbe a trionfare.
Discorso di ricevimento ai delegati al III Congresso della Lega della gioventù’ (25
maggio 1957).
Un partito disciplinato, armato della teoria marxista-leninista, solito a praticare l’autocritica e legato alle
masse popolari; un esercito diretto da un simile partito; un fronte unito di tutte le classi rivoluzionarie e di
tutti i gruppi rivoluzionari sotto la direzione di un simile partito; ecco le tre armi principali che ci hanno
permesso di battere il nemico.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung ,
vol. IV.
Bisogna avere fiducia nelle masse; bisogna avere fiducia nel Partito: sono, questi, due principi fondamentali.
Se nutriamo dei dubbi a questo proposito, saremo incapaci di realizzare qualunque cosa.
Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
Il Partito comunista cinese, armato della teoria marxista-leninista, ha diffuso tra il popolo cinese un nuovo
stile di lavoro, i cui tratti fondamentali sono l’unione della teoria con la pratica, uno stretto legame con le
masse e lo sviluppo dell’autocritica.
“Sul governo dl coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Un partito non può guidare un grande movimento rivoluzionario fino alla vittoria se non conosce la teoria
rivoluzionaria, se non conosce la storia, se non comprende a fondo il movimento nella sua realtà effettiva.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1935),
Opere scelte di Mao Tse-Tung, vol. II.
La rettifica é, come dicevamo, un “movimento generale per l’educazione marxista”. E’ infatti lo studio, in
tutto il Partito, del marxismo per mezzo della critica e dell’autocritica. Nel corso di questo movimento, noi
approfondiremo certamente la nostra conoscenza del marxismo.
“Intervento alla Conferenza nazionale del Partito comunista cinese sui lavoro dl propaganda” (12 marzo
1957).
E’ un arduo compito quello di garantire un degno livello di vita a centinaia di milioni di cinesi, di trasformare
il nostro paese, economicamente e culturalmente arretrato, in un paese prospero, potente, munito di una
cultura altamente sviluppata. Ed è per meglio affrontare questo compito e per meglio lavorare insieme con
tutti gli uomini di buona volontà che stanno al di fuori del Partito, che noi, decisi a realizzare fino in fondo le
trasformazioni, ora come in avvenire, dobbiamo mettere in atto movimenti di rettifica e correggere senza
tregua ciò che d’erroneo è in noi.
“Intervento alla Conferenza nazionale del Partito comunista cinese sui lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
La politica è il punto di partenza di qualsiasi azione pratica di un partito rivoluzionario e si manifesta nello
sviluppo e nelle conclusioni delle azioni di questo partito. Ogni azione di un partito rivoluzionario è
l’applicazione della sua politica. Se esso non applica una politica giusta, applica una politica errata; se non
applica una politica consapevolmente, la applica ciecamente. Ciò che noi chiamiamo esperienza, è il processo
d’applicazione di una politica e la conclusione di questo processo. Soltanto attraverso la pratica del popolo,
cioè attraverso l’esperienza, noi possiamo verificare se una politica è giusta o errata, e stabilire in quale
misura è giusta e in quale misura è errata. Ma la pratica degli uomini, e specialmente la pratica di un partito
rivoluzionario e delle masse rivoluzionarie, va necessariamente connessa ad una politica o ad un’altra. Di
conseguenza, prima di intraprendere un’azione, dobbiamo spiegare con chiarezza ai membri del Partito e alle
masse la politica che noi abbiamo formulato alla luce delle circostanze. In caso contrario, i membri del Partito
e le masse si scosteranno dalla direzione politica decisa dal nostro Partito, agiranno alla cieca e applicheranno
una politica errata.
“A proposito della politica riguardante l’industria e il commercio” (27 febbraio 1948),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Il nostro Partito ha stabilito la linea generale e la politica generale della rivoluzione cinese e ha tracciato
numerose linee di lavoro e misure politiche particolari. Tuttavia, capita spesso che i compagni considerano le
linee di lavoro e le misure politiche particolari ma dimenticano la linea generale e la politica generale del
Partito. Se ce ne dimentichiamo effettivamente, saremo dei rivoluzionari ciechi, dei mezzi rivoluzionari dalla
mente confusa e, applicando una linea di lavoro e delle misure politiche particolari, perderemo la bussola,
tenderemo ora a sinistra e ora a destra, e il nostro lavoro ne risentirà.
“Discorso pronunciato ad una conferenza dei quadri della regione liberata dello Sbansisuiyuan” (1 aprile
1948), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
La politica e la tattica sono la vita stessa del Partito; i compagni dirigenti a tutti i livelli devono prestare la
loro massima attenzione e non devono mai mostrarsi negligenti a questo proposito.
“Circolare sulla situazione” (20 marzo 1948), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
II. Le classi e la lotta di classe
Lotta di classe – certe classi sono vittoriose, altre vengono eliminate. Questa è la storia, la storia delle civiltà,
da millenni. Interpretare la storia da questo punto di vista è quel che si dice materialismo storico; porsi
all’opposto di questo punto di vista è idealismo storico.
“Respingete le vostre illusioni e preparatevi alla lotta” (14 agosto 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
IV.
In una società divisa in classi, ogni uomo vive in una determinata situazione di classe, e ogni ideologia porta
un marchio di classe.
“A proposito della pratica” (luglio 1937) Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
……..le trasformazioni della società sono generate soprattutto dallo sviluppo delle contraddizioni esistenti
all’interno di questa, cioè delle contraddizioni tra le forze produttive e i rapporti di produzione, delle
contraddizioni tra le classi, delle contraddizioni tra il vecchio e il nuovo. Lo sviluppo di queste contraddizioni
spinge la società in avanti, conduce alla sostituzione della vecchia società con una nuova.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Lo spietato sfruttamento economico e l’oppressione politica esercitata sui contadini da parte dei proprietari
fondiari costrinsero a più riprese i contadini a ribellarsi contro il loro dominio (..) Queste lotte di classe dei
contadini – sollevazioni contadine e guerre contadine – costituirono appunto la forza motrice reale dello
sviluppo storico nella società feudale cinese.
“La rivoluzione cinese e il Partito comunista cinese” (dicembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
La lotta nazionale è in ultima analisi una lotta di classe. Negli Stati Uniti, i soli ambienti dirigenti reazionari
della razza bianca opprimono i negri. Essi non potrebbero in alcun modo rappresentare gli operai, i
contadini, gli intellettuali rivoluzionari e le personalità illuminate che costituiscono la schiacciante
maggioranza della razza bianca.
“Dichiarazione per sostenere i negri americani nella loro giusta lotta contro la discriminazione razziale
praticata dall’imperialismo americano” (8 agosto 1963).
Siamo noi che dobbiamo organizzare il popolo. Siamo noi che dobbiamo organizzarlo per abbattere la
reazione in Cina. Tutto ciò che è reazionario si somiglia: fintanto che non lo si colpisce, è impossibile
abbatterlo. E’ come quando si scopa un pavimento: dove la scopa non arriva, la polvere da sola non se ne va.
“La situazione e la nostra politica dopo la vittoria nella guerra di resistenza contro il Giappone” (13 agosto
1945), Opere scelte di Mao Tse-tung. vol. IV.
Il nemico non perirà spontaneamente. Né i reazionari cinesi, né le forze aggressive dell’imperialismo
americano in Cina si ritireranno spontaneamente dalla scena della storia.
“Portare la rivoluzione fino in fondo” (30 dicembre 1948), Opere scelte di MaoTse-tung,
vol. IV.
(..) la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo; non si può
fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto
di violenza, è l’azione implacabile di una classe che abbatte il potere di un’altra classe.
“A proposito di un’inchiesta sul movimento contadino nello Hunan” (marzo 1927), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I.
Ciang Kai-shek cerca costantemente di strappare al popolo anche la minima frazione di potere, il minimo
vantaggio acquistato. E noi? La nostra politica consiste nel rispondergli colpo per colpo e nel batterci per ogni
zolla di terra. Noi agiamo come lui. Ciang Kai-shek cerca costantemente di imporre al popolo la guerra, con
una spada nella mano sinistra e un’altra spada nella destra. Seguendo il suo esempio, anche noi ricorriamo
alle spade… E poiché Ciang Kai-shek ora sta affilando le sue spade, noi dobbiamo affilare le nostre.
“La situazione e la nostra politica dopo la vittoria nella guerra di resistenza contro il Giappone” (13 agosto
1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Quali sono i nostri amici e quali i nostri nemici? Ecco un problema che nella rivoluzione ha un’importanza
capitale. Se nel passato tutte le lotte rivoluzionarie in Cina hanno avuto scarso successo, ciò si deve
soprattutto all’incapacità dei rivoluzionari di raccogliere intorno a sé i veri amici per poter colpire i veri
nemici. Un partito rivoluzionario è un dirigente di masse, e non si è mai dato il caso in cui una rivoluzione,
incanalata da un partito rivoluzionario su una via sbagliata, sia stata coronata da successo. Per essere certi di
non incanalare la rivoluzione su una via sbagliata e di raggiungere sicuramente il successo, dobbiamo
preoccuparci di raggruppare intorno a noi i nostri veri amici per poter colpire i nostri veri nemici. Per
distinguere i veri amici dai veri nemici, occorre analizzare, nei suoi tratti generali, la situazione economica
delle classi che compongono la società cinese e l’atteggiamento di ognuna di esse nei riguardi della
rivoluzione.
“Le classi della società cinese” (marzo 1926), Opere scelte di Mao Tse-tunzg, vol. I.
(..) tutti i signori della guerra, i burocrati, i compradores e i grandi proprietari terrieri in collusione con gli
imperialisti, così come la parte reazionaria degli intellettuali ad essi asservita, sono nostri nemici. Il
proletariato industriale è la forza dirigente della nostra rivoluzione. Tutto il semiproletariato e la piccola
borghesia sono i nostri amici migliori. Quanto alla media borghesia, sempre esitante, può esserci amica l’ala
sinistra, e la destra nemica; dobbiamo però stare sempre in guardia e non permettere alla media borghesia di
disorganizzare il nostro fronte.
“Le classi detta società cinese” (marzo 1926). Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Colui che si allinea al fianco del popolo rivoluzionario è un rivoluzionario, mentre colui che si allinea al fianco
dell’imperialismo, del feudalesimo e del capitalismo burocratico è un controrivoluzionario. Colui che si
allinea al fianco del popolo rivoluzionario, ma soltanto a parole, e agisce altrimenti, è un rivoluzionario a
parole; è un perfetto rivoluzionario colui che si allinea al fianco del popolo rivoluzionario non soltanto a
parole ma anche coi suoi atti.
Discorso di chiusura alla Il sessione del I comitato nazionale della conferenza consultiva del Popolo cinese (23
giugno 1950).
Per tutto quanto ci concerne, che si tratti di un individuo, di un partito, di un esercito o di una scuola, ritengo
che la mancanza di attacchi contro di noi sia un male, poiché ciò significa necessariamente che noi stiamo
facendo causa comune col nemico. Se veniamo attaccati dal nemico, è un bene, poiché ciò dimostra che
abbiamo tracciato una linea di demarcazione molto precisa tra noi e il nemico. E se quest’ultimo ci attacca
con violenza, dipingendoci a fosche tinte e denigrando tutto ciò che noi facciamo, è meglio ancora, poiché ciò
dimostra non soltanto che noi abbiamo tracciato una linea di demarcazione molto precisa tra noi e il nemico,
ma anche che abbiamo conseguito un notevole successo nel nostro lavoro.
“Essere attaccati dal nemico è un bene, non un male” (26 maggio 1939).
Noi dobbiamo sostenere tutto ciò contro cui il nemico combatte, e combattere contro tutto ciò che il nemico
sostiene.
“Intervista ai tre corrispondenti dell’Agenzia centrale d’informazione e dei giornali Saotangbao e Sinminbao”
(16 settembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. Il.
Noi siamo sulle posizioni del proletariato e delle masse popolari. Per un comunista questo significa che egli
deve essere sulle posizioni del Partito, deve sentire lo spirito di partito ed essere fedele alla politica del Partito.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Iena” (maggio 1942), Opere scelte
di Mao Tse-tun vol. III.
Dopo l’annientamento dei nemici armati, rimarranno ancora i nemici disarmati; questi ultimi non si
asterranno dal condurre contro di noi una lotta mortale; non dobbiamo mai sottovalutarli. Se noi non
poniamo e non comprendiamo fin d’ora il problema in questi termini, commettiamo un gravissimo errore.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del comitato centrale uscito dal VII congresso del Partito comunista
cinese” (5 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, voI. IV.
Gli imperialisti e i reazionari del nostro paese non si rassegneranno mai alla loro sconfitta; essi si
dibatteranno fino alla fine. Anche quando la pace e l’ordine saranno stati ristabiliti in tutto il paese, essi
continueranno in tutti i modi a praticare il sabotaggio e a suscitare torbidi, e in ogni momento cercheranno di
ripristinare il loro dominio sulla Cina. Questo è certo e indubitabile; noi, dunque, non dobbiamo
assolutamente attenuare la nostra vigilanza.
Discorso inaugurale alla I sessione plenaria della conferenza consultiva politica del Popolo cinese (21
settembre 1949).
In Cina, la trasformazione socialista é, per quanto riguarda la proprietà, praticamente conclusa; le vaste e
tempestose lotte di classe condotte dalle masse nei periodi rivoluzionari sono, per l’essenziale, terminate.
Sussistono tuttavia residui delle classi rovesciate, quelle dei proprietari fondiari e dei compradores, la
borghesia esiste ancora, e la trasformazione della piccola borghesia comincia appena. La lotta delle classi non
è ancora giunta alla sua conclusione. La lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, tra le diverse forze
politiche e tra le ideologie, proletaria e borghese, sarà ancora lunga e soggetta a vicissitudini, e in certi
momenti potrà persino diventare molto aspra. Il proletariato cerca di trasformare il mondo sulla base della
propria concezione del mondo, e la borghesia sulla base della sua. A questo proposito, il problema di sapere
chi avrà la meglio, il socialismo o il capitalismo, non è ancora veramente risolto.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbralo 1957).
Occorrerà ancora un periodo di tempo abbastanza lungo per decidere il risultato della lotta ideologica tra il
socialismo e il capitalismo nel nostro paese. La ragione di ciò sta nel fatto che l’influenza della borghesia e
degli intellettuali che provengono dalla vecchia società continuerà ancora a lungo nel nostro paese, così come
la loro ideologia di classe. Se non si afferra bene questo punto e, a maggior ragione, se non lo si comprende
affatto, si commetteranno errori gravissimi e non si riconoscerà la necessità della lotta sul piano ideologico.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Nel nostro paese, l’ideologia borghese e piccolo borghese, le idee antimarxiste sussisteranno ancora a lungo.
Nel complesso, da noi, il sistema socialista è stato instaurato. Per l’essenziale, noi abbiamo concluso la
trasformazione della proprietà dei mezzi di produzione, ma sul fronte politico e sul fronte ideologico la
vittoria non è ancora completa. Sul piano ideologico, il problema di sapere chi avrà la meglio, il proletariato o
la borghesia, non è ancora veramente risolto. Noi dovremo condurre una lunga lotta contro l’ideologia
borghese e piccolo-borghese. Sarebbe un errore non comprendere questo punto, rinunciare alla lotta
ideologica. Ogni idea errata, ogni erba velenosa, ogni genio malefico devono venire sottoposti alla critica: non
bisogna mai lasciar loro libero campo. Ma questa critica dev’essere fondata completamente
sull’argomentazione, deve essere analitica e convincente, non deve essere brutale, burocratica, metafisica o
dogmatica.
“Intervento alla conferenza nazionali del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Il dogmatismo e il revisionismo si contrappongono entrambi al marxismo. Il marxismo deve necessariamente
andare avanti, svilupparsi in ragione dello sviluppo della pratica, non può segnare il tempo. Se si facesse
stagnante e stereotipato, non avrebbe più vita. Tuttavia, non si possono infrangere i principi fondamentali del
marxismo senza cadere nell’errore. Considerare il marxismo da un punto di vista metafisico, come qualcosa
di rigido, è puro e semplice dogmatismo. Negare i principi fondamentali e la verità universale del marxismo è
revisionismo, è, cioè, una forma di ideologia borghese. I revisionisti cancellano la differenza tra il socialismo e
il capitalismo, tra la dittatura del proletariato e quella della borghesia. Ciò che essi auspicano è, di fatto, non
la linea socialista, bensì la linea capitalista. Nelle presenti circostanze, il revisionismo è ancora più nocivo del
dogmatismo. Sul fronte ideologico ci incombe un compito importante: quello di criticare il revisionismo.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Il revisionismo o opportunismo di destra è una corrente ideologica borghese; esso è ancora più pericoloso del
dogmatismo. I revisionisti o opportunisti di destra approvano il marxismo a parole e attaccano a loro volta il
“dogmatismo.” Ma di fatto, i loro attacchi mirano alla sostanza stessa del marxismo. Essi combattono e
snaturano il materialismo e la dialettica, combattono o tentano di indebolire la dittatura democratica
popolare e il ruolo dirigente del Partito comunista, oltre che le trasformazioni e le edificazioni socialiste. Nel
preciso momento in cui la rivoluzione socialista ha praticamente conseguito la vittoria nel nostro paese, esiste
ancora un certo numero di persone che sognano di restaurare il regime capitalista; esse conducono una lotta
contro la classe operaia su tutti i fronti, compreso il fronte dell’ideologia. In questa lotta, i revisionisti sono i
loro migliori gregari.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
III. Il Socialismo e il Comunismo
Il comunismo è ad un tempo il sistema ideologico completo del proletariato e un nuovo sistema sociale.
Diverso da ogni altra ideologia e da ogni altro sistema sociale, il comunismo è il più perfetto, il più progredito,
il più rivoluzionario e il più razionale sistema di tutta la storia dell’uomo. L’ideologia e il sistema sociale del
feudalesimo trovano ormai posto solo nel museo della storia. Anche l’ideologia e il sistema sociale del
capitalismo sono ormai diventati in una parte del mondo (nell’Unione Sovietica) pezzi da museo, mentre negli
altri paesi essi assomigliano “a un moribondo che declina rapidamente, come il sole che cala a occidente
dietro le montagne,” e anch’essi saranno presto riposti nel museo della storia. D’altra parte, l’ideologia e il
sistema sociale comunista si stanno diffondendo nel mondo con l’impeto di una valanga e con la potenza del
fulmine; essi faranno fiorire la loro meravigliosa primavera.
“Sulla nuova democrazia” (gennaio 1940), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
In ultima istanza, il regime socialista si sostituirà al regime capitalista; si tratta di una legge oggettiva,
indipendente dalla volontà umana. Qualunque sforzo i reazionari impieghino per frenare la ruota della storia
nel suo movimento in avanti,
Noi comunisti non abbiamo mai celato le nostre aspirazioni politiche. Il nostro programma futuro, o
programma massimo, ha come scopo di portare la Cina ad uno stadio superiore, allo stadio del socialismo e
del comunismo. Ciò è assolutamente chiaro e non vi può essere alcun dubbio in merito. Il nome stesso del
nostro Partito e la nostra concezione marxista indicano chiaramente questo ideale magnifico,
incomparabilmente luminoso, che noi attueremo in avvenire.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung. vol. III.
…….l’insieme del movimento rivoluzionario cinese, che si svolge sotto la direzione del Partito comunista
cinese, è un movimento rivoluzionario completo, che abbraccia due fasi rivoluzionarie: la fase democratica e
la fase socialista, che sono due processi rivoluzionari diversi per il loro carattere; la fase socialista può essere
raggiunta soltanto dopo aver portato a termine la fase democratica. La rivoluzione democratica è la
preparazione necessaria per la rivoluzione socialista, e la rivoluzione socialista è la conseguenza inevitabile
della rivoluzione democratica. L’obiettivo finale per cui ogni comunista deve lottare è l’edificazione della
società socialista e della società comunista.
“La rivoluzione cinese e il Partito comunista cinese” (dicembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Il fine della rivoluzione socialista è quello di liberare le forze produttive. La trasformazione della proprietà
individuale in proprietà collettiva socialista negli ambiti dell’agricoltura e dell’artigianato, e quella della
proprietà capitalista in proprietà socialista nell’industria e nel commercio privati porteranno
necessariamente a una considerevole liberazione delle forze produttive. Verranno cosi create le condizioni
sociali per un enorme sviluppo della produzione industriale e agricola.
Discorso alla conferenza suprema dì Stato (25 gennaio 1956).
Attualmente, noi perseguiamo non soltanto una rivoluzione del sistema sociale che trasformi la proprietà
privata in proprietà sociale, ma anche una rivoluzione tecnica che faccia passare la produzione artigianale
allo stadio della grande produzione meccanizzata moderna. Queste due rivoluzioni sono legate l’una all’altra.
Nell’ambito dell’agricoltura, la cooperazione deve precedere l’impiego della grande attrezzatura, e ciò, date le
condizioni del nostro paese (nei paesi capitalisti, l’agricoltura segue un orientamento capitalistico). Ne
consegue che l’industria e l’agricoltura sono assolutamente inseparabili, come sono inseparabili
l’industrializzazione socialista e la trasformazione socialista dell’agricoltura, le quali non possono venire
considerate isolatamente; occorre ad ogni costo evitare di attribuire maggior importanza all’una, a
detrimento dell’altra.
“Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
Il nuovo regime sociale si è appena instaurato e occorre un certo tempo perché si consolidi. Non dobbiamo
credere che sia già consolidato appena instaurato; ciò è impossibile. Esso può consolidarsi soltanto
progressivamente. Affinché sia consolidato in modo definitivo, occorre realizzare l’industrializzazione
socialista del paese, perseguire con tenacia la rivoluzione socialista sul fronte economico e, inoltre, sviluppare
sul fronte politico e ideologico duri e costanti sforzi in vista della rivoluzione e dell’educazione socialiste.
Peraltro, è necessario che a ciò contribuiscano diverse condizioni internazionali.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Nel nostro paese, la lotta per il consolidamento del regime socialista, la lotta che deciderà del socialismo o del
capitalismo, si svilupperà ancora durante un lungo periodo storico. Ma noi dobbiamo renderci conto che il
nuovo regime socialista si consoliderà infallibilmente. E’ certo che noi possiamo edificare un paese socialista
dotato di un’industria, di un’agricoltura, di una scienza e di una cultura moderne.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Gli intellettuali ostili al nostro Stato sono in numero infimo. Si tratta di persone che non amano il nostro
Stato, fondato sulla dittatura del proletariato; essi rimpiangono la vecchia società. Ad ogni minima occasione,
essi fomentano torbidi, e cercano di rovesciare il Partito comunista e di restaurare il vecchio regime. Tra la
via del proletariato e quella della borghesia, cioè tra la via del socialismo e quella del capitalismo, essi si
ostinano a seguire la seconda. Infatti, essendo quest’ultima inpraticabile, essi sono pronti a capitolare di
fronte all’imperialismo, al feudalesimo e al capitalismo burocratico. Simili persone s’incontrano negli
ambienti della politica, dell’industria, del commercio, della cultura, dell’insegnamento, come negli ambienti
scientifici, tecnici e religiosi. Esse sono estremamente reazionarie
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro dl propaganda” (12 marzo
1957).
Il grande problema è quello dell’educazione dei contadini. L’economia contadina è frammentata, e la
socializzazione dell’agricoltura, a giudicare dall’esperienza dell’Unione Sovietica, richiederà un tempo molto
lungo e un minuzioso lavoro. Senza socializzazione dell’agricoltura non può darsi un socialismo integrale,
solido.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
Dobbiamo essere convinti che, I) le masse contadine desiderano impegnarsi progressivamente, sotto la
direzione del Partito, sulla via del socialismo; e, II) che il Partito è capace di dirigere i contadini su questa via.
Questi due punti costituiscono l’essenza del problema e riflettono la tendenza generale.
“Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
Gli organi dirigenti delle cooperative devono garantire la preponderanza, nel loro seno, degli attuali contadini
poveri e dei nuovi contadini medi dello strato inferiore; essi potranno contare sull’appoggio dei vecchi
contadini medi dello strato inferiore e dei contadini medi dello strato superiore, vecchi o nuovi. Soltanto così ‘
sarà possibile, conformemente alla politica del Partito, realizzare l’unità dei contadini poveri e dei contadini
medi, consolidare le cooperative, sviluppare la produzione e portare a termine come si deve la trasformazione
socialista in tutto l’insieme delle regioni rurali. In caso contrario, l’unità dei contadini medi e dei contadini
poveri, il consolidamento delle cooperative, lo sviluppo della produzione e la trasformazione socialista in tutto
l’insieme delle regioni rurali saranno impossibili.
Nota all’articolo “come i contadini poveri hanno tolto di mano lì potere ai contadini medi nella cooperativa
agricola di produzione di Wutang, cantone dl Kaochan, distretto di Changsba” (1955), Il grande balzo in
avanti del socialismo nelle campagne cinesi.
Occorre raccogliere intorno a noi i contadini medi; non farlo sarebbe un errore. Ma la classe operaia e il
Partito comunista su chi devono contare, nelle nostre campagne, per poterli unire, in vista della
trasformazione socialista in tutto l’insieme delle regioni rurali? Beninteso, unicamente sui contadini poveri.
Così avvenne quando noi lottavamo contro i proprietari fondiari e realizzavamo la riforma agraria. Così
avviene ancora oggi che lottiamo contro i contadini ricchi e contro ogni fattore capitalistico, per realizzare la
trasformazione dell’agricoltura. All’inizio di questi due periodi rivoluzionari, i contadini medi si sono
mostrati esitanti. E soltanto quando si rendono chiaramente conto della tendenza generale della situazione e
vedono che il trionfo della rivoluzione è imminente, passano dalla parte di quest’ultima. I contadini poveri
devono agire sui contadini medi, devono conquistarli alla loro causa affinché la rivoluzione acquisti ogni
giorno maggior ampiezza, e ciò fino alfa vittoria finale.
Nota all’articolo “Lezioni tratte dal sorgere di ‘cooperative di contadini medi,’ e di ‘cooperative di contadini
poveri’ nel distretto di Fuan” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo nelle campagne cinesi.
Esiste una seria tendenza al capitalismo presso i contadini agiati. Essa prenderà libero corso se noi
trascureremo anche di poco il nostro lavoro politico presso i contadini durante il movimento di cooperazione
e nel corso di un lungo periodo futuro.
Nota all’articolo “condurre una lotta risoluta contro la tendenza al capitalismo” (1955), Il grande balzo in
avanti del socialismo nelle campagne cinesi.
Il movimento di cooperazione agricola è stato, fin dall’inizio, una seria lotta ideologica e politica. Nessuna
cooperativa può essere fondata senza una simile lotta. Affinché un sistema sociale completamente nuovo
possa essere edificato al posto del vecchio, occorre innanzitutto sbarazzare il terreno. Le sopravvivenze
dell’ideologia che riflette il vecchio sistema permangono necessariamente, e per lungo tempo, nella mente
delle persone, e non si estinguono facilmente. Dopo la sua creazione, una cooperativa deve attraversare
ancora numerose lotte prima di consolidarsi. E anche dopo il proprio consolidamento, per poco che attenui i
suoi sforzi, rischia di fallire.
Nota all’articolo “Una severa lezione” (1955), Il grande balzo in avanti del Socialismo nelle campagne cinesi.
Nel corso di questi ultimi anni, la tendenza spontanea al capitalismo nelle campagne si afferma ogni giorno di
più, e ovunque si vedono comparire dei contadini ricchi; numerosi contadini agiati medi cercano di diventare
contadini ricchi. Numerosi contadini poveri, che non dispongono di mezzi di produzione sufficienti, sono
ancora bisognosi; alcuni hanno debiti, altri hanno venduto o hanno affittato la loro terra. Se lasciamo che
questo stato di cose si sviluppi, il fenomeno di differenziazione verso i due poli si aggraverà inevitabilmente. I
contadini che hanno perduto la loro terra e quelli che ancora vivono in stato di povertà ci rimprovereranno di
non soccorrerli e di non aiutarli a superare le loro difficoltà. I contadini agiati medi che tendono a imboccare
la via del capitalismo saranno essi pure scontenti di noi; difatti, noi non potremo mai soddisfare alle loro
esigenze poiché non abbiamo l’intenzione di seguire la via del capitalismo. In una simile situazione, sarebbe
ancora possibile consolidare l’alleanza degli operai e dei contadini? Evidentemente no. Il problema può essere
risolto su una nuova base: procedendo gradualmente alla industrializzazione socialista e alla trasformazione
socialista dell’artigianato, dell’industria e del commercio capitalistici, occorre realizzare progressivamente la
trasformazione socialista dell’agricoltura nel suo insieme, e cioè la cooperazione, occorre liquidare l’economia
dei contadini ricchi oltre che il sistema degli sfruttamenti individuali nelle regioni rurali, e ciò darà agiatezza
a tutto il popolo delle nostre campagne. Secondo noi, soltanto cosi l’alleanza degli operai e dei contadini potrà
venire consolidata.
“Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
Per pianificazione globale va intesa una pianificazione che tenga conto dell’insieme degli interessi dei nostri
600 milioni di abitanti. Quando definiamo un piano, quando regoliamo una faccenda o quando riflettiamo su
un problema, dobbiamo sempre partire dal fatto che il nostro paese ha 600 milioni di abitanti; in nessun caso
dobbiamo dimenticarcene.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
A parte la direzione del Partito, un fattore decisivo è la nostra popolazione, che conta 600 milioni di abitanti.
Quanto più numerose sono le persone e tanto più insorgono discussioni, tanto più c’è ardore ed energia. Mai
le masse sono state cosi entusiaste, mai la loro combattività e il loro morale sono stati tanto alti.
“Inaugurazione di una cooperativa” (15 aprile 1958).
Delle caratteristiche della Cina, fatta di 600 milioni di persone, quella che colpisce è la povertà e lo
spogliamento. Cose cattive, in apparenza, ma buone in realtà. La povertà induce alla trasformazione,
all’azione, alla rivoluzione. Su un foglio bianco, tutto è possibile: ci si può scrivere o disegnare tutto ciò che c’è
di più nuovo e di più bello.
“Inaugurazione di una cooperativa” (15 aprile 1958).
Quando la rivoluzione cinese avrà trionfato in tutto il paese e quando il problema agricolo sarà risolto, in
Cina continueranno tuttavia a sussistere due contraddizioni fondamentali. La prima, di ordine interno, è la
contraddizione tra la classe operaia e la borghesia. La seconda, di ordine esterno, è la contraddizione tra la
Cina e i paesi imperialisti. Ecco perché, dopo la vittoria della rivoluzione democratica popolare, il potere di
Stato della repubblica popolare sotto la direzione della classe operaia non dovrà venire indebolito, bensì
rafforzato.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del comitato centrale uscito dal VII congresso del Partito comunista
cinese” (5 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
“Ma allora voi non volete sopprimere il potere dello Stato?” Si’, noi vogliamo sopprimerlo, ma non ora; non
possiamo ancora farlo. Perché? Perché l’imperialismo continua a esistere, perché la reazione interna continua
a esistere, perché le classi continuano a esistere all’interno del paese. Il nostro compito attuale è quello di
rafforzare l’apparato dello Stato popolare, e principalmente l’esercito popolare, la polizia popolare e la
giustizia popolare, al fine di consolidare la difesa nazionale e di proteggere gli interessi del popolo.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
Il nostro Stato ha come regime la dittatura democratica popolare diretta dalla classe operaia e fondata
sull’alleanza degli operai e dei contadini. Quali sono le funzioni di questa dittatura? La sua prima funzione è
quella di esercitare la repressione, all’interno del paese, sulle classi e sugli elementi reazionari oltre che contro
gli sfruttatori che avversano la rivoluzione socialista, su coloro che minano l’edificazione socialista, vale a
dire: quella di risolvere le contraddizioni tra noi e i nostri nemici all’interno del paese. Per esempio:
arrestare, giudicare e condannare certi controrivoluzionari, togliere, per un certo periodo di tempo, il diritto
di voto e la libertà di espressione ai proprietari fondiari e ai capitalisti burocratici e tutto ciò, nel campo di
applicazione della nostra dittatura. Per mantenere l’ordine nella società e difendere gli interessi delle masse
popolari, è del pari necessario esercitare la dittatura sui ladri, gli usurai, gli assassini, gli incendiari, le bande
di malfattori e gli altri cattivi elementi che turbano seriamente l’ordine pubblico. La dittatura ha una seconda
funzione: quella di difendere il nostro paese dalle attività sovversive e dalle eventuali aggressioni da parte dei
nemici esterni. In questo caso, la dittatura ha come compito quello di risolvere sul piano esterno le
contraddizioni tra noi e i nostri nemici. Lo scopo della dittatura è quello di proteggere il popolo intero nel
pacifico lavoro che esso continua per trasformare la Cina in un paese socialista dotato di un’industria, di
un’agricoltura, di una scienza e di una cultura moderne.
“Nella giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
La dittatura democratica popolare ha bisogno della classe operaia, perché essa è la classe più chiaroveggente,
più disinteressata, è la classe in cui lo spirito rivoluzionario è più coerente. Tutta la storia della rivoluzione
dimostra che, senza la direzione della classe operaia, la rivoluzione fallisce, mentre trionfa sotto la direzione
della classe operaia.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
La dittatura democratica popolare è fondata sulla alleanza della classe operaia, dei contadini e della piccola
borghesia urbana, e principalmente sull’alleanza degli operai e dei contadini, perché queste classi
rappresentano dall’80 al 90 per cento della popolazione cinese. Il rovesciamento dell’imperialismo e della
cricca dominante del Kuomintang è dovuto innanzitutto alla forza di queste due classi, e il passaggio dalla
nuova democrazia al socialismo dipende principalmente dalla loro alleanza.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 3949), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
La lotta delle classi, la lotta per la produzione e per la sperimentazione scientifica sono i tre grandi movimenti
rivoluzionari dell’edificazione di un potente paese socialista. Questi movimenti costituiscono una sicura
garanzia capace di permettere ai comunisti di rimanere immuni da ogni burocrazia, di premunirsi contro il
revisionismo e il dogmatismo e di rimanere costantemente invincibili, una sicura garanzia capace di
consentire al proletariato di unirsi alle larghe masse lavoratrici e di praticare una dittatura democratica. Se,
in assenza di questi movimenti, si permettesse ai proprietari fondiari, ai contadini ricchi, ai
controrivoluzionari, ai cattivi elementi e ai geni malefici di scatenarsi; se nel contempo i nostri quadri
dovessero chiudere gli occhi; se un certo numero di essi giungessero a non distinguere tra noi e il nemico, e
collaborassero col nemico, lasciandosi da esso corrompere, demoralizzare e disunire; se i nostri quadri
fossero trascinati nel campo nemico o se il nemico dovesse riuscire a infiltrarsi tra i nostri ranghi; e se
numerosi nostri operai, contadini, intellettuali si lasciassero a loro volta affascinare o intimidire dal nemico,
in tutti questi casi poco tempo passerebbe, forse qualche anno o un decennio, al massimo qualche decennio,
prima che inevitabilmente una restaurazione controrivoluzionaria avesse luogo su scala nazionale, che il
partito marxista-leninista diventasse un partito revisionista, un partito fascista, prima che tutta la Cina
cambiasse colore.
Citato in “Lo pseudo-comunismo di Kruscev e le lezioni storiche che esso impartisce al mondo” (14 luglio
1964).
L’esercizio della dittatura democratica popolare implica due metodi. Nei confronti dei nemici, noi
applichiamo quello della dittatura; in altri termini: per tutto il tempo che sarà necessario, noi non
permetteremo loro di partecipare all’attività politica, li obbligheremo a sottomettersi alle leggi del governo
popolare, li costringeremo a lavorare con le loro mani affinché si trasformino in uomini nuovi. Per contro, nei
confronti del popolo, non il metodo della coercizione, bensì il metodo democratico viene applicato; in altri
termini: il popolo deve poter partecipare all’attività politica; occorre applicare, nei suoi confronti, i metodi
democratici di educazione e di persuasione, invece che obbligarlo a fare questa o quest’altra cosa.
Discorso dl chiusura alla II sessione del I comitato nazionale della conferenza consultiva del Popolo cinese (23
giugno 1950).
Il popolo cinese, sotto la direzione del Partito comunista, sta conducendo un vigoroso movimento di rettifica,
allo scopo di conseguire un rapido successo per la causa del socialismo in Cina, e su una base ancora più
solida. Si tratta di risolvere correttamente le diverse contraddizioni che esistono effettivamente nel popolo e
che nell’ora attuale esigono di essere risolte. A questo fine, nell’ambito di tutto il nostro popolo è stato
organizzato un grande dibattito, un dibattito diretto e libero, appoggiato sui fatti e sugli argomenti, nelle città
come nelle campagne, e riguardante le questioni della via socialista e della via capitalista, del regime
fondamentale e delle importanti misure dello Stato, dello stile di lavoro dei quadri del Partito e del governo, e
del benessere del popolo. Si tratta di un movimento socialista attraverso il quale il popolo si educa e si riforma
da sé.
“Intervento alla riunione del Soviet supremo dell’URSS per la celebrazione del 40° anniversario della grande
Rivoluzione socialista di ottobre” (6 novembre 1957).
Il nostro lavoro di grandiosa edificazione ci pone di fronte a un compito estremamente arduo. Sebbene i
comunisti siano in Cina più di dieci milioni, essi rappresentano soltanto una minima parte della popolazione
del paese. Nei nostri organi di Stato e nell’insieme delle attività della nostra società, la mole del lavoro
richiede la collaborazione dei non-comunisti. Se noi non sappiamo appoggiarci alle masse popolari, se non
sappiamo collaborare coi non-comunisti, non ci sarà possibile condurre a buon fine il nostro lavoro. Pur
rafforzando l’unità del Partito, dobbiamo continuare a consolidare l’unione delle varie nazionalità, delle
classi democratiche, dei partiti democratici e delle organizzazioni popolari, a consolidare e ad allargare il
nostro fronte unico democratico popolare; in tutti i settori del nostro lavoro, dobbiamo porre rimedio a tutto
ciò che compromette l’unione tra il Partito e il popolo.
Discorso inaugurate dell’ VIII congresso del Partito comunista cinese” (15 settembre
1956).
IV. La giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo
Siamo in presenza di due tipi di contraddizioni sociali le contraddizioni tra noi e i nostri nemici e le
contraddizioni nel popolo. Si tratta di due tipi di contraddizione completamente diversi.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Per avere una giusta conoscenza di questi due tipi di contraddizioni – contraddizioni tra noi e i nostri nemici e
contraddizioni nel popolo – è innanzitutto necessario precisare che cosa occorra intendere per “popolo” e che
cosa occorra intendere per “nemici.” … Nella fase attuale, che è quella dell’edificazione socialista, tutte le
classi e tutti gli strati sociali, tutti i gruppi sociali che appoggiano questa edificazione, e vi partecipano,
formano il popolo, mentre tutte le forze sociali e tutti i gruppi sociali che si oppongono alla rivoluzione
socialista, che sono ostili all’edificazione socialista o cercano di sabotarla, sono i nemici del popolo.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nei popolo” (27 febbraio 1957).
Nelle condizioni attuali del nostro paese, le contraddizioni nel popolo includono le contraddizioni in seno alla
classe operaia, le contraddizioni tra i contadini, le contraddizioni tra gli intellettuali, le contraddizioni tra la
classe operaia e i contadini, le contraddizioni che oppongono gli operai e i contadini agli intellettuali, le
contraddizioni che oppongono gli operai e gli altri lavoratori alla borghesia nazionale, le contraddizioni in
seno alla borghesia nazionale, ecc.
Il nostro governo popolare è l’autentico rappresentante degli interessi del popolo, esso è al servizio di
quest’ultimo; ma anche tra esso e le masse si danno contraddizioni. Queste contraddizioni sono, in
particolare, quelle che esistono tra gli interessi dello Stato, della collettività e dell’individuo, tra la democrazia
e il centralismo, tra i dirigenti e coloro che sono diretti, tra certi lavoratori dello Stato che applicano uno stile
burocratico di lavoro e le masse popolari. Anche qui si tratta di contraddizioni nel popolo. In senso generale,
le contraddizioni nel popolo si fondano sulla fondamentale identità degli interessi del popolo.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Le contraddizioni tra noi e i nostri nemici sono contraddizioni antagonistiche. In seno al popolo, le
contraddizioni tra i lavoratori non sono antagonistiche e le contraddizioni tra la classe sfruttata e la classe
sfruttatrice presentano, oltre che un aspetto antagonistico, un aspetto non antagonistico.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Come stabilire, nel quadro della vita politica del nostro popolo, se le nostre parole e i nostri atti sono giusti o
errati? Noi consideriamo che, secondo i principi della nostra Costituzione e in conformità con la volontà della
stragrande maggioranza della nostra popolazione e coi programmi politici proclamati in diverse occasioni dai
nostri partiti politici, è possibile formulare, nelle loro linee generali, i criteri che seguono:
E’ giusto:
1) ciò che favorisce l’unione del popolo delle diverse nazionalità del nostro paese e non ciò che provoca la
divisione in seno al medesimo;
2) ciò che favorisce la trasformazione e l’edificazione socialiste e non ciò che nuoce a questa trasformazione e
a questa edificazione;
3) ciò che favorisce il rafforzamento della dittatura democratica popolare e non ciò che mina o indebolisce
questa dittatura;
4) ciò che favorisce il rafforzamento del centralismo democratico e non ciò che lo mina o lo indebolisce;
5) ciò che favorisce il rafforzamento della direzione del Partito comunista e non ciò che frena o indebolisce
questa direzione;
6) ciò che favorisce la solidarietà internazionale socialista e la solidarietà internazionale di tutti i popoli
pacifici e non ciò che pregiudica queste due forme di solidarietà.
Di questi sei criteri, i più importanti sono quello della via socialista e quello del ruolo dirigente del Partito.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
L’eliminazione dei controrivoluzionari è una lotta che rientra nell’ambito delle contraddizioni tra noi e i
nostri nemici. In seno al popolo, esistono persone che vedono questo problema in un modo un po’ diverso.
Due categorie di persone hanno dei punti di vista che divergono dai nostri. Coloro che hanno un punto di
vista di destra non fanno differenza tra noi e i nostri nemici, scambiano i nemici per uomini nostri.
Considerano amici persone che le larghe masse considerano nemiche. Coloro che hanno un punto di vista di
sinistra amplificano il campo delle contraddizioni tra noi e i nostri nemici al punto da farvi rientrare anche
certune delle contraddizioni nel popolo; essi considerano controrivoluzionarie persone che in realtà non lo
sono. Questi due punti di vista sono errati. Né l’uno né l’altro permettono di risolvere la questione
dell’eliminazione dei controrivoluzionari, né di valutare correttamente i risultati del nostro lavoro in questo
senso.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Le contraddizioni che sono qualitativamente diverse non possono essere risolte se non mediante metodi
qualitativamente diversi. Cosi, la contraddizione tra il proletariato e la borghesia si risolve mediante la
rivoluzione socialista; la contraddizione tra le masse popolari e il regime feudale, mediante la rivoluzione
democratica; la contraddizione tra le colonie e l’imperialismo, mediante la guerra rivoluzionaria nazionale; la
contraddizione tra la classe operaia e i contadini nella società socialista, mediante la collettivizzazione e la
meccanizzazione dell’agricoltura; le contraddizioni in seno al Partito comunista si risolvono mediante la
critica e l’autocritica; le contraddizioni tra la società e la natura, mediante lo sviluppo delle forze produttive.
… Risolvere contraddizioni diverse mediante metodi diversi è un principio che i marxisti-leninisti devono
osservare rigorosamente.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere acelte di Mao Tse-tung, vol. I
Poiché le contraddizioni tra noi e il nostro nemico sono diverse dalle contraddizioni nel popolo, esse devono
venire risolte mediante metodi diversi. In sostanza si tratta, per il primo tipo di contraddizioni, di stabilire
una distinzione chiara tra il nemico e noi, e, per il secondo tipo, tra il vero e il falso. Beninteso, stabilire una
distinzione chiara tra il nemico e noi è, insieme, distinguere il vero dal falso. Cosi – a titolo d’esempio, il
problema di sapere chi ha ragione e chi ha torto – noi oppure le forze reazionarie interne ed esterne, come
l’imperialismo, il feudalesimo e il capitale burocratico – è insieme un problema di distinzione tra il vero e il
falso, ma è problema diverso, per sua natura, dai problemi intorno al vero e al falso che si pongono
nell’ambito del popolo.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Tutte le questioni di ordine ideologico, tutte le controversie in seno al popolo non possono essere risolte se non
mediante metodi democratici, metodi di discussione, di critica, di persuasione e di educazione; non si possono
risolvere mediante metodi coercitivi e repressivi.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Per poter esercitare un’attività produttiva efficace, per studiare con successo e per vivere in condizioni in cui
regna l’ordine, il popolo esige dal suo governo, dai dirigenti della produzione e dai dirigenti delle istituzioni
culturali ed educative, che vengano emessi ordini amministrativi appropriati e provvisti di un carattere
vincolante. Il buon senso dice che senza questi ultimi sarebbe impossibile mantenere l’ordine nella società.
Nella soluzione delle contraddizioni nel popolo, gli ordini amministrativi e i metodi di persuasione e di
educazione s’integrano a vicenda. Occorre che gli ordini amministrativi emessi per mantenere l’ordine nella
società siano insieme accompagnati da un lavoro di persuasione e di educazione, poiché il mero ricorso agli
ordini amministrativi è, in numerosi casi, del tutto inefficace.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
L’ideologia della borghesia e quella della piccola borghesia troveranno certamente modo di manifestarsi. Per
certo, queste due classi si ostineranno ad affermarsi con tutti i mezzi nelle questioni politiche e ideologiche. E’
impossibile che avvenga altrimenti. Noi non dobbiamo ricorrere a metodi repressivi per impedire loro di
manifestarsi; dobbiamo permetterglielo, e nello stesso tempo dobbiamo discutere con queste classi e criticare
in modo adeguato le loro idee. E’ fuori dubbio che noi dobbiamo sottoporre a critica ogni specie di idee
errate. Certamente, non si può rinunciare a criticare le idee errate e guardarle mentre si diffondono ovunque
e conquistano il mercato – ogni errore va criticato, ogni erba velenosa va combattuta – ma questa critica non
dev’essere dogmatica; occorre scartare il metodo metafisico e fare tutto il possibile per applicare il metodo
dialettico. La critica richiede l’analisi scientifica e un’argomentazione esaustiva e convincente.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Occorre criticare i difetti del popolo, ma occorre anche farlo partendo veramente dalla posizione del popolo;
la nostra critica dev’essere ispirata dall’ardente desiderio di difenderlo e di educarlo. Trattare i propri
compagni come si tratta il nemico significa adottare la posizione di quest’ultimo.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942), Opere
scelte di Mao Tse-tung. vol. III.
Le contraddizioni e la lotta sono universali e assolute, ma i metodi per risolvere le contraddizioni, vale a dire
le forme di lotta, variano a seconda del carattere di queste contraddizioni: certe contraddizioni rivestono il
carattere di un antagonismo dichiarato, altre no. Aderendo allo sviluppo concreto delle cose e dei fenomeni,
certe contraddizioni che sono inizialmente non antagonistiche si sviluppano diventando contraddizioni
antagonistiche, mentre altre, inizialmente antagonistiche, si sviluppano diventando contraddizioni non
antagonistiche.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, voi. I.
Nelle condizioni abituali, le contraddizioni nel popolo non sono antagonistiche. Tuttavia, esse possono
diventare tali se non vengono regolate in modo corretto o se si manca di vigilanza e se ci si abbandona alla
trascuratezza e alla negligenza. Nei paesi socialisti, questo fenomeno è solitamente soltanto parziale e
temporaneo. La ragione di ciò sta nel fatto che lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo vi è soppresso e
che gli interessi del popolo sono sostanzialmente identici.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni ne] popolo” (27 febbraio 1957).
Nel nostro paese, le contraddizioni tra la classe operaia e la borghesia nazionale rientrano tra quelle
contraddizioni che si manifestano in seno al popolo. La lotta di classe tra la classe operaia e la borghesia
nazionale dipende in generale dall’ambito della lotta di classe nel popolo, poiché, nel nostro paese, la
borghesia nazionale riveste un duplice carattere. Nel periodo della rivoluzione democratica borghese, essa
presentava un carattere rivoluzionario, ma, contemporaneamente, essa nutriva una tendenza al
compromesso. Nel periodo della rivoluzione socialista, essa sfrutta la classe operaia e ne trae profitto, ma
contemporaneamente sostiene la Costituzione e si mostra disposta ad accettare la trasformazione socialista.
Essa si differenzia dagli imperialisti, dai proprietari fondiari e dalla borghesia burocratica. Le contraddizioni
che l’oppongono alla classe operaia sono contraddizioni tra sfruttatori e sfruttati; queste contraddizioni sono
certamente di natura antagonistica. Tuttavia, nelle condizioni concrete del nostro paese, le contraddizioni
antagonistiche tra queste due classi possono trasformarsi in contraddizioni non antagonistiche e, se verranno
trattate in modo ragionevole, potranno pervenire a una soluzione pacifica. Se le contraddizioni tra la classe
operaia e la borghesia nazionale non vengono risolte correttamente, vale a dire: se non adottiamo nei
confronti di quest’ultima una politica di unione, di critica e di educazione, oppure se questa borghesia non
accetta una simile politica, esse potranno diventare contraddizioni tra noi e i nostri nemici.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
I reazionari all’interno di un paese socialista, in combutta con gli imperialisti, cercano di far trionfare il loro
complotto approfittando delle contraddizioni nel popolo per fomentare la divisione e suscitare il disordine.
Questa lezione, tratta dai fatti di Ungheria, merita la nostra attenzione.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
V. La guerra e la pace
Le guerre hanno avuto inizio con la comparsa della proprietà privata e delle classi, e sono la forma suprema
di lotta, la forma alla quale si ricorre per risolvere i contrasti fra le classi, le nazioni, gli Stati, i blocchi
politici, quando questi contrasti sono giunti a una certa fase di sviluppo.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
“La guerra è la continuazione della politica.” In questo senso la guerra è politica; essa è dunque, in sé, un atto
politico; fin dai tempi più antichi non c’è mai stata guerra che non avesse un carattere politico…
Ma la guerra ha anche i suoi caratteri specifici. In questo senso non è identica alla politica in generale, “La
guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.” Una guerra scoppia per eliminare gli ostacoli che
insorgono sulla via della politica, quando questa ha raggiunto un certo stadio che non può essere superato coi
mezzi consueti… Quando l’ostacolo è eliminato e lo scopo politico è stato conseguito, la guerra finisce.
Fintanto che l’ostacolo non è ancora completamente eliminato, occorre prolungare la guerra fino a quando
abbia conseguito il suo scopo politico… Ecco perché si può dire che la politica è una guerra senza spargimento
di sangue e la guerra una politica con spargimento di sangue.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
La storia insegna che le guerre si distinguono in due categorie: le guerre giuste e le guerre ingiuste. Ogni
guerra progressista è giusta e ogni guerra che ostacoli il progresso è ingiusta. Noi comunisti lottiamo contro
tutte le guerre ingiuste che ostacolano il progresso, ma non siamo contro le guerre progressiste, contro le
guerre giuste. Noi comunisti, non soltanto non lottiamo contro le guerre giuste, ma anzi vi prendiamo parte
attivamente. La prima guerra mondiale è un esempio di guerra ingiusta; entrambe le parti combattevano per
interessi imperialistici, ed è questa la ragione per cui i comunisti del mondo intero vi si opposero
risolutamente. Ed ecco come occorre lottare contro una simile guerra: prima che essa scoppi, occorre fare
tutti gli sforzi possibili per impedirla, ma una volta che è scoppiata, occorre, appena possibile, lottare contro
la guerra mediante la guerra, contrapporre a una guerra ingiusta una guerra giusta.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Nella società classista, le rivoluzioni e le guerre rivoluzionarie sono inevitabili; senza di esse, è impossibile
ottenere uno sviluppo a salti della società, è impossibile rovesciare la classe reazionaria dominante e
permettere al popolo di impadronirsi del potere.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Una guerra rivoluzionaria agisce come una specie di controveleno, non soltanto sul nemico, di cui spezzerà la
furia forsennata, ma anche sulle nostre proprie file, liberandole dà tutto ciò che possono contenere di
malsano. Ogni guerra giusta, rivoluzionaria, è una grandissima forza; essa può trasformare moltissime cose o
aprire la strada alla loro trasformazione. La guerra cino-giapponese trasformerà sia la Cina sia il Giappone.
Basta che la Cina continui con fermezza la guerra di resistenza e applichi fermamente una politica di fronte
unito perché il vecchio Giappone si trasformi inevitabilmente in un Giappone nuovo, e la vecchia Cina in una
Cina nuova. In Cina come in Giappone, le persone e le cose si trasformeranno, durante il corso della guerra e
dopo la guerra.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. II.
Ogni comunista deve assimilare la seguente verità: che “il potere sta in fondo alla canna del fucile.”
“La guerra e i problemi della strategia” (6 novembre 1938), Opere scelte dl Mao Tse-
tung, vol. II.
Il compito centrale e la forma suprema della rivoluzione stanno nella conquista del potere mediante la lotta
armata, stanno nella soluzione del problema mediante la guerra. Questo principio rivoluzionario del
marxismo-leninismo è valido ovunque, in Cina come negli altri paesi.
“La guerra e i problemi della strategia” (6 novembre 1938), Opere scelte dl Mao Tse-
tung, vol. lI.
……in Cina, senza lotta armata, non ci sarebbe posto per il proletariato, non ci sarebbe posto per il popolo,
non ci sarebbe posto per il Partito comunista e non ci sarebbe vittoria della rivoluzione. Per diciotto anni il
compito di sviluppare, rafforzare e bolscevizzare il nostro Partito, è stato affrontato in mezzo a guerre
rivoluzionarie; senza la lotta armata non avremmo un Partito comunista come l’attuale. Tutti i compagni del
Partito devono tenere presente questa esperienza che abbiamo fatto a prezzo di sangue.
“Presentazione della rivista Il comunista” (4 ottobre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Dal punto di vista della teoria marxista dello Stato, l’esercito è la parte costitutiva principale del potere di
Stato. Colui che vuole impadronirsi del potere dello Stato e conservarlo deve possedere un esercito forte.
Certuni fanno dell’ironia nei nostri confronti accusandoci di essere dei fautori dell’onnipotenza della guerra.
Ebbene: è proprio cosi! Noi siamo per l’onnipotenza della guerra rivoluzionaria. Ciò non è un male, è un
bene, significa essere marxisti. I fucili dei comunisti russi hanno creato il socialismo. Noi vogliamo creare una
repubblica democratica. L’esperienza della lotta di classe nell’epoca dell’imperialismo mostra che la classe
operaia e le masse lavoratrici non possono vincere le masse armate della borghesia e dei proprietari fondiari
se non con la forza dei fucili. In questo senso si può affermare che non è possibile trasformare il mondo se non
col fucile.
“La guerra e i problemi della strategia” (6 novembre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Noi siamo favorevoli all’abolizione delle guerre; noi non vogliamo la guerra. Ma non si può abolire la guerra
se non mediante la guerra. Affinché non esistano più fucili, occorre il fucile.
“La guerra e i problemi della strategia” (6 novembre 1938), Opere scelte di Mao Tsce-tung, vol. lI.
La guerra, questo mostro che fa uccidere tra loro gli uomini, verrà in ultima istanza eliminata dallo sviluppo
della società umana, e ciò in un futuro non lontano. Ma per distruggere la guerra esiste soltanto un mezzo, ed
è quello di lottare con la guerra contro la guerra, con la guerra rivoluzionaria contro la guerra
controrivoluzionaria, con la guerra nazionale rivoluzionaria contro la guerra nazionale controrivoluzionaria,
con la guerra rivoluzionaria di classe contro la guerra controrivoluzionaria di classe… Quando la società
umana, nel corso del suo sviluppo, arriverà alla soppressione delle classi, all’abolizione dello Stato, allora non
vi saranno più guerre, né controrivoluzionarie, né rivoluzionarie, né ingiuste, né giuste. Sarà l’epoca della
pace perpetua per l’umanità. Quando noi studiamo le leggi della guerra rivoluzionaria partiamo da questa
nostra aspirazione alla distruzione di tutte le guerre. Qui sta la differenza fra i comunisti e i rappresentanti di
tutte le classi sfruttatrici.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte
di Mao Tse-tung, voI. I.
Il nostro paese e gli altri paesi socialisti hanno bisogno della pace, e così gli altri popoli del mondo intero.
Soltanto certi gruppi monopolistici di qualche paese imperialista, i quali cercano di arricchire per mezzo
dell’aggressione, aspirano alla guerra e non vogliono la pace.
“Discorso inaugurale dell’ VIII Congresso dei Partito comunista cinese” (15 Settembre
1956).
Per stabilire nel mondo una pace durevole, dobbiamo continuare a sviluppare la nostra amichevole
cooperazione coi paesi fratelli del campo socialista e rafforzare la nostra solidarietà coi paesi che vogliono la
pace. Dobbiamo cercare di stabilire con tutti i paesi che desiderano vivere in pace con noi relazioni
diplomatiche normali sulla base del reciproco rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità, oltre che
dell’uguaglianza e dei reciproci vantaggi. Infine, dobbiamo prestare un aiuto attivo ai movimenti nazionali
d’indipendenza e di liberazione dei paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina, ai movimenti per la pace
e alle giuste lotte in tutti i paesi del mondo.
“Discorso inaugurale dell’VIII congresso del Partito comunista cinese” (15 settembre
1956).
Per quanto riguarda i paesi imperialisti, dobbiamo, anche qui, unirci ai loro popoli e cercare di realizzare la
coesistenza pacifica con questi paesi, di stabilire rapporti commerciali con essi e di impedire un’eventuale
guerra; ma in nessun caso dobbiamo adottare nei loro riguardi delle concezioni che non corrispondono alla
realtà.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Noi desideriamo la pace. Tuttavia, se l’imperialismo si ostina a volere la guerra, noi dovremo, e senza esitare,
fare la guerra prima ancora di aver edificato il paese. Ogni giorno hai paura della guerra, e se la guerra
tuttavia scoppiasse? Ho già detto che il vento dell’est aveva la meglio sul vento dell’ovest, che la guerra non
sarebbe scoppiata: adesso formulo questa precisazione supplementare, nel caso in cui la guerra scoppiasse.
Così , entrambe le due possibilità saranno state prese in considerazione.
Intervento alla conferenza di Mosca dei Partiti comunisti e operai (18 novembre 1957).
Attualmente, in tutti i paesi del mondo, si discute dell’eventualità di una terza guerra mondiale. Noi
dobbiamo essere psicologicamente preparati a una simile eventualità e prenderla in considerazione in modo
analitico. Noi siamo risolutamente per la pace e contro la guerra. Ma se gli imperialisti si ostinano a scatenare
una nuova guerra, non dobbiamo averne paura. Il nostro atteggiamento nei confronti di questa questione è lo
stesso di quello che adottiamo nei confronti di qualsiasi disordine: primo, noi siamo contro e, secondo, non ne
abbiamo paura La prima guerra mondiale è stata seguita dalla nascita dell’Unione Sovietica, che ha una
popolazione di 200 milioni di abitanti. La seconda guerra mondiale è stata seguita dalla formazione del
campo socialista, che include una popolazione di 900 milioni di anime. E’ certo che se gli imperialisti si
ostinano a scatenare una terza guerra mondiale, centinaia di milioni di uomini passeranno dalla parte del
socialismo e che soltanto un territorio di scarsa estensione resterà in mano agli imperialisti; anzi, è
addirittura possibile che il sistema imperialista crolli completamente.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Provocazione di torbidi, fallimento, nuova provocazione, nuovo fallimento, e tutto ciò fino alla loro rovina –
tale è la logica degli imperialisti e di tutti i reazionari del mondo nei confronti della causa del popolo; mai
andranno contro questa logica. E’, questa, una legge marxista. Quando noi diciamo: “l’imperialismo è
feroce,” intendiamo dire che la sua natura non cambierà, e che gli imperialisti non rinunceranno mai ai loro
coltellacci da macellaio, non diventeranno mai dei Budda, e ciò fino alla loro rovina.
Lotta, fallimento, nuova lotta, nuovo fallimento, nuova lotta ancora, e ciò fino alla vittoria – tale è la logica del
popolo, e nemmeno il popolo andrà mai contro questa logica. E’, anche questa, una legge marxista. La
rivoluzione del popolo russo ha seguito questa legge; lo stesso avviene per la rivoluzione del popolo cinese.
“Respingete le vostre illusioni e preparatevi alla lotta” (14 agosto 1949), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. IV.
La vittoria non deve in alcun modo indurci ad attenuare la nostra vigilanza nei confronti degli insensati
complotti degli imperialisti e dei loro lacchè, che cercano la loro rivincita. Chiunque attenuerà la propria
vigilanza si ritroverà politicamente disarmato e ridotto in una posizione di passività.
“Discorso al comitato preparatorio della nuova conferenza consultiva politica” (15 giugno 1949), Opere scelte
di Mao Tse-tung, vol. IV.
I comandanti e i combattenti dell’Esercito popolare di liberazione non devono in alcun modo attenuare la loro
volontà di lotta; qualunque pensiero che tenda ad attenuare la volontà di lotta o a sottovalutare il nemico è
errato.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del comitato centrale uscito dal VII congresso dei Partito comunista
cinese” (5 marzo 1949), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. IV.
Gli imperialisti e i loro lacchè, i reazionari cinesi, non si rassegneranno mai alla loro sconfitta sulla nostra
terra di Cina. Continueranno ad agire in combutta per opporsi al popolo cinese e con tutti i mezzi possibili.
Per esempio, essi invieranno i loro agenti ad infiltrarsi nell’interno della Cina, per seminarvi la discordia e
suscitare disordini. E’ certo che non rinunceranno mai a queste attività. Oppure, ancora, gli imperialisti
inciteranno i reazionari cinesi a bloccare i porti della Cina, persino offrendo loro l’aiuto delle proprie forze.
Faranno tutto questo per tutto il tempo che ciò sarà loro possibile. Inoltre, se desiderano lanciarsi in nuove
avventure, spediranno truppe a fare incursioni nelle nostre regioni di frontiera: nemmeno questo è
impossibile. Bisogna che noi teniamo pienamente conto di tutto questo.
“Discorso al comitato preparatorio della nuova conferenza consultiva politica” (15 giugno 1949), Opere scelte
dl Mao Tse-tung, Vol. IV.
Il mondo progredisce, l’avvenire è radioso, nessuno riuscirà a invertire questo corso generale della storia. Noi
dobbiamo costantemente far conoscere al popolo i progressi del mondo e il suo avvenire luminoso, allo scopo
di aiutare il popolo ad aver fiducia nella vittoria.
“Sui negoziati di Chungking” (17 ottobre 1945), Opere scelte dl Mao Tse-Tung. vol. IV.
VI. L’imperialismo e tutti i reazionari sono tigri di carta
Tutti i reazionari sono tigri di carta. Apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono poi tanto potenti.
A considerare la cosa dal punto di vista dell’avvenire, il popolo è veramente potente, e non i reazionari.
“Intervista con la giornalista americana Anna Louise Strong” (agosto 1946), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
Così come al mondo non esiste cosa di cui la natura non sia duplice (è, questa, la legge dell’unità dei contrari),
l’imperialismo e tutti i reazionari hanno una duplice natura – sono vere tigri e, nello stesso tempo, tigri di
carta. In passato, la classe dei proprietari di schiavi, la classe feudale dei proprietari fondiari e la borghesia
furono, prima della loro conquista del potere e per un certo periodo successivo, pieni di vitalità, rivoluzionane
e progressiste; erano vere tigri. Ma nel periodo successivo, mentre i loro antagonisti – le classi degli schiavi, i
contadini e il proletariato – si facevano maturi e impegnavano la loro lotta contro di esse, una lotta vieppiù
violenta, quelle classi dominanti si sono trasformate a poco a poco nel loro contrario, e sono diventate
reazionarie, retrograde, tigri di carta. E, in ultima istanza, sono state rovesciate dal popolo o saranno
rovesciate un giorno. Ma anche nella lotta a oltranza che il popolo conduceva contro di esse, queste classi
reazionarie, retrograde, decadenti, conservavano la loro duplice natura. In un certo senso, erano vere tigri;
divoravano le persone, le divoravano a milioni e a decine di milioni. La lotta popolare stava attraversando un
periodo di difficoltà e di prove, e il suo percorso era pieno di svolte e di vie traverse. Il popolo cinese ha
dovuto consacrare più di cento anni alla lotta per liquidare in Cina il dominio dell’imperialismo, del
feudalesimo e del capitalismo burocratico, ha dovuto dare decine di milioni di vite umane prima di giungere,
nel 1949, alla vittoria. Vedete: non si trattava forse di tigri vive, di tigri di ferro, di tigri vere? Ma, in ultima
istanza, sono diventate tigri di carta, tigri morte, tigri di ricotta. Sono, questi, fatti storici. E non si sono visti,
non se n’è sentito parlare? In realtà ce ne sono state migliaia, decine di migliaia! Migliaia e decine di migliaia!
Così , considerati nella loro essenza, dal punto di vista dell’avvenire e dall’angolo di visuale strategico,
l’imperialismo e tutti i reazionari vanno considerati per quello che sono: tigri di carta. E’ su questa base che si
fonda il nostro pensiero strategico. D’altra parte, essi sono anche tigri vive, tigri di ferro, vere tigri; mangiano
gli uomini. E’ su questa base che si fonda il nostro pensiero tattico.
Intervento alla riunione a Wuchang dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese (1
dicembre 1958), citato nella nota introduttiva al testo “Intervista con la giornalista americana Anna Louise
Strong,” Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Ho affermato che tutti i reazionari ritenuti potenti non sono in realtà che tigri di carta. Ciò per la semplice
ragione che essi sono staccati dal popolo. Ebbene, Hitler non era forse una tigre di carta? Hitler non è stato
abbattuto? Ho anche affermato che tale era lo zar, l’imperatore di Cina, e così ‘ l’imperialismo giapponese.
Voi vedete che tutti sono stati abbattuti. L’imperialismo americano non è ancora stato abbattuto e, inoltre,
possiede la bomba atomica; ma, a mio avviso, anch’esso verrà abbattuto, anch’esso è una tigre di carta.
Intervento alla confererza di Mosca dei Partiti comunisti e operai (18 novembre 1957).
Un proverbio cinese definisce l’azione di certi sciocchi dicendo che “essi sollevano una pietra per lasciarsela
cascare sui piedi.” I reazionari di tutti i paesi sono precisamente degli sciocchi di questo genere. Le
repressioni di ogni sorta che essi mettano in atto contro il popolo rivoluzionario non possono altro, in
definitiva, che spingere il popolo a intensificare la rivoluzione. Le varie repressioni a cui si sono dedicati lo
zar e Ciang Kai-shek non hanno forse appunto svolto questo ruolo di stimolo nelle grandi rivoluzioni russa e
cinese?
“Intervento alla riunione del Soviet supremo dell’URSS per la celebrazione del 40° anniversario della grande
Rivoluzione socialista di ottobre” (6 novembre 1957).
L’imperialismo americano occupa da nove anni il nostro territorio di Formosa, e, ancora recentemente, ha
inviato le sue forze armate a occupare il Libano. Gli Stati Uniti hanno istallato centinaia di basi militari
distribuite in numerosi paesi, nel mondo intero. Tuttavia, il territorio cinese di Formosa, il Libano, come tutte
le altre basi militari all’estero sono altrettanti cappi al collo dell’imperialismo americano. Sono gli americani
stessi, e nessun altro, a fabbricare queste corde e a sistemarsele attorno al collo, mettendo in mano l’altro
capo della corda al popolo cinese, ai popoli arabi e a tutti i popoli che vogliono la pace e che sono in lotta
contro l’aggressione. E quanto più gli aggressori americani indugeranno in questi luoghi, tanto più le corde
che loro stringono la gola si tireranno.
Discorso alla conferenza suprema di Stato (8 settembre 1958).
Gli imperialisti non dureranno più molto, poichè stanno commettendo tutti i misfatti possibili. La loro
specialità è ora quella di sostenere i reazionari ostili al popolo nei diversi paesi del mondo. Essi occupano
numerose colonie, semicolonie e basi militari. Essi minacciano la pace con una guerra atomica. Il che
comporta che più del 90 per cento della popolazione mondiale si solleva o sta per sollevarsi contro di loro. Gli
imperialisti sono ancora vivi; essi continuano a far si che l’arbitrio regni in Asia, in Africa e nell’America
latina. In Occidente, essi opprimono ancora le masse popolari dei diversi paesi. Questa situazione deve
cambiare. Incombe ai popoli del mondo intero il compito di porre fine all’aggressione e all’oppressione
dell’imperialismo, e in primo luogo dell’imperialismo americano.
Intervista con un giornalista della Agenzia Hsinhua (29 settembre
1958).
L’imperialismo americano detta ovunque le sue leggi, si è posto in una posizione ostile ai popoli del mondo
intero e va sempre più isolandosi. Le bombe A e H che esso possiede non riusciranno a intimidire coloro che
rifiutano di essere schiavi. E’ impossibile arginare la marea di collera dei popoli contro gli aggressori
americani. La lotta dei popoli di tutto il mondo contro l’imperialismo americano e i suoi lacchè otterrà
certamente vittorie sempre più grandi.
“Dichiarazione a sostegno della giusta lotta patriottica del popolo panamense contro l’imperialismo
americano” (12 gennaio 1964).
Se i gruppi di capitalisti monopolistici americani insistono nella loro politica di aggressione e di guerra, verrà
inevitabilmente il giorno in cui essi verranno impiccati da tutti i popoli del mondo. La stessa sorte spetterà ai
complici degli Stati Uniti.
Discorso alla Conferenza suprema di Stato (8 settembre 1958).
Per combattere il nemico abbiamo elaborato, nel corso di un lungo periodo, questo concetto: che, dal punto di
vista strategico, dobbiamo disprezzare tutti i nemici, e, dal punto di vista tattico, tenerne pienamente conto.
In altri termini: noi dobbiamo disprezzare il nemico nel suo insieme, ma dobbiamo tenerne seriamente conto
in rapporto con ogni questione concreta. Se noi non disprezziamo il nemico nel suo insieme, cadiamo
nell’opportunismo. Marx e Engels erano soltanto due persone, eppure affermavano già che il capitalismo
sarebbe stato rovesciato nel mondo intero. Ma quanto alle questioni concrete e alle questioni che riguardano
un qualunque nemico particolare, se non teniamo sufficientemente conto del nemico cadiamo
nell’avventurismo. In guerra, le battaglie non possono essere combattute se non a una a una e le forze
nemiche non possono essere annientate se non unità per unità. Le officine non possono essere costruite se non
a una a una. Un contadino non può lavorare la terra se non campo per campo. Lo stesso vale dei pasti. Dal
punto di vista strategico, consumare un pasto non ci fa paura: riusciremo a cavarcela. In pratica, mangiamo
boccone per boccone. Sarebbe impossibile ingoiare il pasto intero in un colpo solo. E’ quel che si dice la
soluzione a uno a uno. In linguaggio militare, ciò si definisce distruggere il nemico unità per unità.
Intervento alla conferenza di Mosca dei Partiti comunisti e operai (18 novembre 1957).
Ritengo che la situazione internazionale sia arrivata a una nuova svolta. Ora spirano due venti nel mondo: il
vento dell’est e il vento dell’ovest. Secondo un detto cinese: “o il vento dell’est ha la meglio sul vento
dell’ovest, oppure è il vento dell’ovest ad avere la meglio sul vento dell’est.” A mio avviso, la caratteristica
della situazione attuale è che il vento dell’est ha la meglio sul vento dell’ovest, la qual cosa significa che le
forze socialiste hanno assunto una schiacciante superiorità sulle forze dell’imperialismo.
Intervento alla conferenza di Mosca dei Partiti comunisti e operai (18 novembre 1957).
VII. Avere il coraggio di lottare, avere il coraggio di vincere
Popoli del mondo, unitevi, per abbattere gli aggressori americani e i loro lacchè! Basta che i popoli prestino
orecchio soltanto al loro coraggio, che osino affrontare la lotta, sfidare le difficoltà, che avanzino a ondate
successive, e il mondo intero apparterrà loro. I mostri verranno tutti annientati.
“Dichiarazione a sostegno del popolo del congo-Kinshasha Contro l’aggressione americana” (28 novembre
1964).
Dopo un lucido apprezzamento della situazione internazionale e della situazione interna, rifacendosi alla
scienza del marxismo-leninismo, il Partito comunista è giunto alla convinzione che tutti gli attacchi dei
reazionari all’interno e all’esterno non soltanto dovevano, ma anche potevano venire schiacciati. Quando le
nubi hanno oscurato il cielo, noi abbiamo fatto notare che quelle tenebre erano soltanto temporanee, che
presto si sarebbero dissolte e che entro poco tempo il sole sarebbe tornato a brillare.
“La situazione attuale e i nostri compiti” (25 dicembre 1947), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Nella storia dell’umanità succede sempre che le forze morenti della reazione si lancino in un ultimo
spasmodico corpo a corpo contro le forze della rivoluzione, e singoli rivoluzionari sono talvolta indotti in
errore dalle apparenze di forza sotto le quali si cela un’effettiva debolezza e non sono capaci di vedere il
quadro reale, di intravedere che il nemico sarà presto distrutto, e che essi vinceranno.
“La svolta nella seconda guerra mondiale” (12 ottobre 1942), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Se esso (il Kuomintang) ci tiene proprio a battersi, noi l’annienteremo definitivamente. Ecco come si
prospettano le cose: esso ci attacca, noi lo distruggiamo, ed eccolo soddisfatto; soddisfatto in parte se lo
distruggiamo in parte, più soddisfatto se noi lo distruggiamo di più, e interamente soddisfatto se lo
distruggeremo interamente. I problemi della Cina sono complessi ed è bene che anche noi coltiviamo una
certa complessità nel cervello. Se qualcuno viene qui per battersi, noi ci batteremo. Ci batteremo per
conquistare la pace.
“Sui negoziati di Chungking” (17 ottobre 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. 1V.
In caso d’attacco da parte del nemico, nella misura in cui le condizioni consentano di batterlo, il nostro
Partito si metterà per certo nella posizione della legittima difesa per annientarlo risolutamente, radicalmente,
integralmente, totalmente (non ingaggiamo lotte alla leggera, non battiamoci se non quando siamo sicuri di
vincere). In nessun modo dobbiamo lasciarci intimidire dall’aspetto terrificante dei reazionari.
“Circolare del comitato centrale del Partito comunista cinese sui negoziati di pace con il Kuomintang” (26
agosto 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Nella misura in cui quello che conta sono i nostri desideri, noi non chiediamo di batterci, nemmeno un sol
giorno. Ma se le circostanze ci costringono a batterci, noi siamo in grado di batterci fino in fondo.
“Intervista con la giornalista americana Anna Louise Strong” (agosto 1946), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
Noi siamo per la pace. Ma fintanto che l’imperialismo americano non rinuncia alle sue arbitrarie e insensate
esigenze e alle sue macchinazioni volte ad estendere l’aggressione, il popolo cinese non può avere che una
scelta, quella di continuare nella sua lotta al fianco del popolo coreano. Non che noi siamo bellicosi; noi siamo
disposti a interrompere immediatamente le ostilità e a regolare le altre questioni in seguito. Ma
l’imperialismo americano non vuole. E dunque: che la guerra continui! Noi siamo pronti a batterei contro
l’imperialismo americano per tutti gli anni che vorrà, fino al momento in cui non potrà più continuare, fino
alla vittoria completa dei popoli cinese e coreano.
Discorso alla IV sessione del I Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del Popolo cinese (7
febbraio 1953).
Dobbiamo bandire dai nostri ranghi ogni ideologia fatta di debolezza e d’impotenza. Ogni punto di vista che
sopravvaluta la forza del nemico e che sottovaluta la forza del popolo è falso.
“La situazione attuale e i nostri compiti” (25 dicembre 1947), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
I popoli oppressi e le nazioni oppresse non devono assolutamente contare, per la loro emancipazione, sulla
“saggezza” dell’imperialismo e dei suoi lacchè. Questi popoli e queste nazioni potranno trionfare soltanto
rafforzando la loro unità e perseverando nella lotta.
“Dichiarazione contro l’aggressione al Vietnam del Sud e i massacri della popolazione sudvietnamita da parte
della cricca USA-Ngo Dinh Diem” (29 agosto 1963).
Qualunque possa essere il momento in cui scoppierà la guerra civile su scala nazionale, noi dobbiamo essere
pronti. Nel caso in cui essa dovesse scoppiare presto, poniamo domani mattina, anche in questo caso
dobbiamo essere pronti. Questo è il primo punto. Data l’attuale situazione internazionale e interna, è possibile
che per un certo periodo la guerra civile rimanga circoscritta e che conservi provvisoriamente un carattere
locale. Questo è il secondo punto. Il punto uno è quello a cui noi ci prepariamo; il punto due è ciò che esiste da
tempo. In breve: teniamoci pronti. Essendo pronti, potremo fronteggiare come si deve tutte le situazioni, per
quanto complesse esse siano.
“La situazione e la nostra politica dopo la vittoria nella guerra di resistenza contro il Giappone” (13 agosto 1945),
Opere scelte di Mao Tsetung. vol. IV.
VIII. La guerra popolare
Poiché la guerra rivoluzionaria è la guerra delle masse popolari, è possibile condurla soltanto se si mobilitano
le masse popolari, soltanto se ci si appoggia sulle masse popolari.
“Maggior sollecitudine per la vita del popolo, maggior attenzione ai metodi di lavoro” (27 gennaio 1934),
Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. I.
Che cosa costituisce una vera muraglia insuperabile? Il popolo, le immense masse di popolo che sostengono
con tutto il cuore e tutti i pensieri la rivoluzione. E’ questa una vera muraglia insuperabile, che non cadrà
mai, che nessuna forza potrà abbattere. La controrivoluzione non ci abbatterà, saremo noi ad abbatterla.
Dopo aver raggruppato le masse popolari attorno al governo rivoluzionario e dato nuovo impulso alla nostra
guerra rivoluzionaria, noi sapremo distruggere completamente la controrivoluzione, sapremo liberare tutta la
Cina.
“Maggior sollecitudine per la vita del popolo, maggior attenzione ai metodi di lavoro” (27 gennaio 1934),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Le grandi forze della guerra hanno le loro sorgenti profonde nelle masse popolari. E’ soprattutto perché le
masse del popolo cinese sono disorganizzate che il Giappone si è sentito incoraggiato ad aggredirci. Basta che
noi rimediamo a. questa insufficienza, e l’invasore giapponese, di fronte alle centinaia di milioni di uomini del
popolo cinese sollevati, si troverà come il bufalo selvaggio di fronte a una barriera di fuoco: ci basterà
emettere un grido nella sua direzione perché esso, per il terrore, si getti nel fuoco e sia bruciato vivo.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Gli imperialisti commettono tali vessazioni contro di noi che occorre prendere serie misure nei loro confronti.
Non soltanto ci occorre un potente esercito regolare, ma è anche necessario allestire divisioni della milizia
popolare. Così ‘, se volesse invadere il nostro paese, l’imperialismo si vedrà privato di ogni libertà d’azione.
Intervista con un giornalista della Agenzia Hsinhua (29 settembre 1955).
Dal punto di vista della guerra popolare considerata nel suo insieme, la guerra popolare di partigiani e le
operazioni dell’Esercito rosso quali forze principali si completano a vicenda come le due mani dell’uomo.
Avere soltanto le forze principali costituite dall’Esercito rosso, senza la guerra popolare dei partigiani,
sarebbe come combattere con una mano sola. In termini concreti, e in particolare dal punto di vista delle
operazioni militari, quando parliamo della popolazione delle basi d’appoggio come di uno degli elementi della
guerra, parliamo del popolo in armi. E’ questa la ragione principale del fatto che l’avversario considera
pericoloso avventurarsi tra le nostre basi d’appoggio.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
Indubbiamente l’esito della guerra è determinato soprattutto dalle condizioni militari, politiche, economiche e
naturali nelle quali si trovano le parti belligeranti. Ma ciò non è tutto. L’esito della guerra è determinato
anche dalla capacità soggettiva dei comandanti. Il capo militare non può cercare di conseguire la vittoria
uscendo dai limiti posti dalle condizioni materiali, ma la può e la deve conquistare entro questi limiti. Sebbene
il campo di attività del capo militare sia limitato da condizioni materiali oggettive, in questo campo egli può
impostare azioni vive, brillanti, di un’epica grandezza.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
La guerra non ha altro scopo se non quello di “conservare le proprie forze e distruggere quelle del nemico”
(distruggere le forze del nemico significa disarmarle, “privarle di ogni capacità di resistenza,” e non
distruggerle tutte fisicamente). Nell’antichità, per fare la guerra ci si serviva di lance e di scudi: la lancia
serviva ad attaccare e a distruggere il nemico, lo scudo a difendere e a conservare se stessi. Fino ai giorni
nostri, dallo sviluppo di questi due tipi di armi derivano tutti gli altri sviluppi. I bombardieri, le
mitragliatrici, l’artiglieria a lunga gittata, i gas sono sviluppi della lancia, mentre le trincee, i caschi d’acciaio,
le fortificazioni di cemento armato, le maschere antigas, sviluppi dello scudo. I carri d’assalto costituiscono
un’arma nuova, in cui si combinano la lancia e lo scudo. L’attacco è il mezzo principale per distruggere le
forze del nemico, ma non è possibile prescindere dalla difesa. L’attacco mira a distruggere direttamente le
forze del nemico, e nello stesso tempo a conservare le proprie forze, poiché se non si distrugge il nemico, sarà
il nemico a distruggere voi. La difesa serve direttamente alla conservazione delle forze, ma è nello stesso
tempo un mezzo ausiliario d’attacco o un mezzo atto a preparare il passaggio all’attacco. La ritirata è in
rapporto con la difesa, ne costituisce una continuazione, mentre l’inseguimento costituisce una continuazione
dell’attacco. Va notato che tra gli scopi della guerra, la distruzione delle forze del nemico è lo scopo
principale, e la conservazione delle proprie forze lo scopo secondario, poiché non è possibile garantire
efficacemente la conservazione delle proprie forze se non distruggendo in massa le forze del nemico. Da ciò
consegue che l’attacco, in questo mezzo fondamentale per distruggere le forze del nemico, svolge il ruolo
principale e che la difesa, in quanto mezzo ausiliario per distruggere le forze del nemico e in quanto è uno tra
i mezzi per conservare le proprie forze, svolge un ruolo secondario. Sebbene in pratica si ricorra in numerose
situazioni soprattutto alla difesa e, in altre, soprattutto all’attacco, quest’ultimo resta tuttavia il mezzo
principale; ciò se si considera lo sviluppo della guerra nel suo insieme.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung. vol. II.
Tutti i principi direttivi delle operazioni militari derivano senza eccezione da un principio fondamentale,
quello di cercare fin dove è possibile di conservare le proprie forze e di distruggere quelle del nemico… Posto
ciò, come possiamo giustificare l’esaltazione che facciamo del sacrificio degli eroi? Ogni guerra esige il suo
prezzo, talvolta un prezzo altissimo. Ma ciò non è in contraddizione con il principio di conservare le proprie
forze? In realtà non c’è affatto contraddizione, o per essere più precisi, c’è unità degli opposti. Perché tale
sacrificio è indispensabile non solo per distruggere il nemico ma anche per conservare le proprie forze – la
“non conservazione” (sacrificarsi e pagare il prezzo) è necessaria in senso parziale e temporaneo per
conservare le proprie forze in senso assoluto e permanente. Da questo principio fondamentale consegue una
serie di principi che governano tutte le operazioni militari; dai principi del comportamento in battaglia
(copertura e sfruttamento della potenza di fuoco, la prima per conservare le proprie forze e il secondo per
distruggere il nemico), ai principi strategici, che sono tutti improntati a questo principio fondamentale. Tutti i
principi riguardanti l’addestramento militare, la tattica, le campagne militari e la strategia forniscono le
condizioni per l’applicazione di questo principio fondamentale. Il principio di conservare le proprie forze e di
distruggere quelle del nemico è alla base di tutta l’arte militare.
” Problemi strategici della guerra partigiana antigiapponese” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Ecco i nostri principi militari:
1. Attaccare dapprima le forze nemiche disperse e isolate, e successivamente le forze nemiche concentrate e
potenti.
2. Impadronirsi dapprima delle Città piccole e medie e delle vaste regioni rurali, e successivamente delle
grandi città.
3. Fissare come obiettivo principale l’annientamento delle forze vive del nemico, e non la difesa o la conquista
di una città o di un territorio. La possibilità di conservare o di conquistare una città o un territorio risulta
dall’annientamento delle forze vive del nemico, e spesso una città o un territorio non possono venir conservati
o conquistati definitivamente se non dopo che sono passati numerose volte da una mano nell’altra.
4. Per ogni battaglia, concentrare forze di una superiorità assoluta (due, tre, quattro e talora persino cinque o
sei volte quelle del nemico), accerchiare completamente le forze nemiche, sforzandosi di annientarle
totalmente, senza dar loro la possibilità di sfuggire dalla rete. In certi casi particolari, infliggere al nemico
colpi micidiali, vale a dire: concentrare tutte le nostre forze per un attacco frontale e per un attacco su uno
dei fianchi del nemico o sui due, annientare una parte delle sue truppe e mettere in rotta il resto, allo scopo di
permettere al nostro esercito di spostare rapidamente le sue forze per schiacciare altre truppe nemiche.
Sforzarsi di evitare le battaglie di logoramento, in cui i guadagni sono inferiori alle perdite oppure le coprono
appena. Cosi, benché nell’insieme siamo (numericamente parlando) in stato d’inferiorità, godiamo di una
superiorità assoluta in ogni determinato settore, in ogni battaglia, il che ci garantisce la vittoria sul piano
delle operazioni. Con l’andar del tempo, noi otterremo la superiorità d’insieme e alla fine annienteremo tutte
le forze nemiche.
5. Non ingaggiare battaglia senza preparazione, né ingaggiare una battaglia di cui l’esito vittorioso non sia
sicuro. Compiere i massimi sforzi per prepararsi bene ad ogni scontro e per garantirsi la vittoria in un dato
rapporto di condizioni stabilito tra il nemico e noi.
6. Applicare pienamente il nostro stile di combattimento bravura, spirito di sacrificio, sprezzo della
stanchezza e tenacia nei combattimenti continui (scontri successivi scatenati in un breve lasso di tempo e
senza riposo alcuno).
7. Sforzarsi di annientare il nemico ricorrendo alla guerra di movimento. Nello stesso tempo, attribuire la
dovuta importanza alla tattica d’attacco delle posizioni, allo scopo di impadronirsi dei punti fortificati e delle
città del nemico.
8. Per quanto riguarda l’attacco alle città, impadronirsi risolutamente di tutti i punti fortificati e di tutte le
città debolmente difese dal nemico. Impadronirsi nel momento propizio di tutti i punti fortificati e di tutte le
città che il nemico difende moderatamente, a condizione che le circostanze lo permettano. Quanto ai punti
fortificati e alle città che il nemico difende potentemente, aspettare che le condizioni siano mature, e poi
impadronirsene.
9. Integrare le nostre forze con l’aiuto di tutte le armi e della massima parte degli effettivi sottratti al nemico.
Le fonti principali di uomini e di materiale per il nostro esercito sono al fronte.
10. Saper mettere a profitto l’intervallo tra due campagne per riposare, per istruire e per consolidare le
nostre truppe. I periodi di riposo, d’istruzione e di consolidamento non devono essere, in generale, molto
lunghi, e, nella misura del possibile, non si deve lasciare al nemico il tempo necessario per riprendere fiato.
Questi sono i metodi principali applicati dall’Esercito popolare di liberazione per battere Ciang Kaishek. Essi
sono stati elaborati dall’Esercito popolare di liberazione nel corso di lunghi annidi combattimenti contro i
nemici interni ed esterni, e si addicono perfettamente alle nostre attuali condizioni… La nostra strategia e la
nostra tattica si fondano sulla guerra popolare; nessun esercito che si opponga al popolo può utilizzare la
nostra strategia e la nostra tattica.
“La situazione attuale e i nostri compiti” (25 dicembre 1947), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vl. IV.
Senza preparazione, la superiorità delle forze non è una effettiva superiorità, né è possibile avere l’iniziativa.
Se si comprende questa verità, determinate truppe, inferiori di forze ma preparate, possono spesso, con un
attacco a sorpresa, battere un nemico superiore.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
IX. L’esercito popolare
Senza esercito popolare, il popolo non avrebbe niente
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Questo esercito è forte perché di esso fanno parte uomini coscienti e disciplinati che si sono uniti e
combattono, non nell’interesse di un piccolo gruppo di persone o di una qualsiasi cricca ristretta, ma
nell’interesse di larghe masse, nell’interesse di tutta la nazione. Stringere compatte le proprie file attorno alle
masse popolari cinesi, servire con tutto il cuore il popolo cinese: questa è l’unica aspirazione che muove il
nostro esercito.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945>, Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
L’Esercito rosso cinese e una organizzazione armata fatta per affrontare i compiti politici posti dalla
rivoluzione. Specialmente oggi l’Esercito rosso non può assolutamente limitarsi soltanto a combattere; oltre al
compito di combattere per distruggere le forze armate del nemico, sono ad esso affidati altri importanti
compiti nel campo della propaganda fra le masse, della loro organizzazione, del loro armamento, dell’aiuto da
prestare loro per la creazione del potere rivoluzionario e anche per la creazione di organizzazioni del Partito
comunista. La guerra che l’Esercito rosso conduce non è una guerra fatta per amore della guerra, ma per
sviluppare la propaganda fra le masse, per organizzarle, per armarle, per aiutarle a creare il potere
rivoluzionario; se si rinunciasse a questi compiti la guerra non avrebbe più senso e l’esistenza stessa
dell’Esercito rosso perderebbe ogni ragione d’essere.
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I.
L’Esercito popolare di liberazione sarà sempre una forza combattente. Anche dopo la vittoria sul piano
nazionale, durante il periodo storico in cui le classi non saranno ancora state soppresse nel nostro paese e in
cui il sistema imperialista continuerà ad esistere nel mondo, il nostro esercito resterà una forza combattente.
Su questo punto non deve sorgere alcun malinteso, né manifestarsi alcuna incertezza.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del Comitato centrale uscito dal VII Congresso del Partito
comunista cinese” (5 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Noi abbiamo un esercito che combatte e un esercito del lavoro. Il nostro esercito combattente è costituito dalla
VIII Armata di marcia e dalla Nuova IV Armata. Ma l’esercito combattente viene impiegato in due direzioni:
esso combatte e si dedica all’attività produttiva.
Avendo due eserciti quali l’esercito combattente e l’esercito del lavoro, e quando l’esercito che combatte è
capace sia di condurre la guerra che di lavorare nella produzione e, inoltre, di svolgere il lavoro tra le masse,
noi possiamo superare tutte le difficoltà, possiamo sconfiggere gli imperialisti giapponesi.
“Organizziamoci!” (29 novembre 1943>, Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
La nostra difesa nazionale verrà rafforzata e noi non permetteremo agli imperialisti, chiunque essi siano, di
invadere di nuovo il nostro territorio. Le nostre forze armate popolari devono essere mantenute e devono
svilupparsi sulla base dell’eroico Esercito popolare di liberazione, che è passato attraverso tutte le sue prove.
Avremo, non soltanto un potente esercito di terra, ma anche una potente aviazione e una potente marina da
guerra.
Discorso inaugurale alla I sessione plenaria della Conferenza consultiva politica del Popolo cinese (21
settembre 1949).
Il nostro principio è: il Partito comanda ai fucili, mentre è inammissibile che i fucili comandino al Partito.
“La guerra e i problemi della strategia” (6 novembre 1931), Opere scelte di ‘Mao Tse-tung, vol. II.
Tutti i nostri ufficiali e i nostri soldati devono sempre tener presente che noi siamo il grande Esercito
popolare di liberazione, le truppe dirette dal grande Partito comunista cinese. A condizione di osservare
costantemente le direttive del Partito, possiamo essere sicuri della vittoria.
“Manifesto dell’Esercito popolare di liberazione cinese” (ottobre 1947), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
X. Il ruolo dirigente dei comitati di Partito
Il sistema del comitato del Partito è un’importante istituzione del Partito volta a garantire la direzione
collegiale e a impedire che una singola persona si accaparri la direzione del lavoro. Ora, di recente s’è
constatato che in certuni dei nostri organi dirigenti (evidentemente non in tutti) è uso corrente che una
singola persona si accaparri la direzione del lavoro e prenda le decisioni in merito ai problemi d’importanza.
Non la riunione del comitato del Partito decide le soluzioni da dare ai problemi importanti, bensì una singola
persona, mentre i membri del comitato del Partito sono li soltanto per la forma. Le divergenze d’opinione tra
i membri del comitato non possono venir risolte e vengono lasciate a lungo in sospeso. I membri del comitato
del Partito mantengono tra loro soltanto un’unità formale e non di fondo. Occorre modificare questo stato di
cose. E’ ormai necessario che ovunque si stabilisca un buon sistema di riunioni del comitato del Partito, dagli
uffici del Comitato centrale ai comitati provinciali, dai comitati del fronte ai comitati di brigata e alle regioni
militari (sottocommissioni della Commissione militare rivoluzionaria del Partito o gruppi di dirigenti) e,
inoltre, di gruppi dirigenti del Partito negli organi governativi e nelle organizzazioni popolari, e all’agenzia
d’informazione e ai giornali. Tutti i problemi importanti (non, evidentemente, le questioni prive d’importanza
o i problemi la cui soluzione, discussa in riunione, è già stata oggetto di una decisione che richieda
semplicemente di essere applicata) devono essere sottoposti a discussione in seno al comitato; bisogna che i
membri presenti esprimano i loro punti di vista senza riserve e che giungano a decisioni precise, la cui
applicazione sarà garantita rispettivamente dai membri interessati… Le riunioni di un comitato del Partito
devono essere di due specie: riunione del comitato permanente e riunioni in seduta plenaria; esse non vanno
confuse. Inoltre, teniamo presente quanto segue: la direzione collegiale e la responsabilità personale sono in
ugual misura indispensabili; non bisogna trascurare né l’una né l’altra. Nell’esercito, durante le operazioni o
quando le circostanze lo esigono, i capi responsabili hanno il diritto di prendere decisioni d’urgenza.
“Rafforzare il sistema dei comitato dei Partito” (20 settembre 1948), Opcre scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Il segretario di un comitato del Partito deve saper essere un buon “caposquadra.” Un comitato del Partito
conta da dieci a venti membri; esso è paragonabile a una squadra nell’esercito, e il segretario è paragonabile
al “caposquadra.” Certamente, dirigere bene questa squadra non è facile. In questo momento, ogni ufficio e
ogni ufficio regionale del Comitato centrale ha sotto la propria direzione una regione vasta e deve assumersi
compiti assai ardui. Dirigere non significa semplicemente determinare l’orientamento generale e le misure
particolari di una politica, ma anche elaborare giusti metodi di lavoro. Anche se l’orientamento generale e le
misure particolari sono giuste, se non si presta sufficientemente attenzione ai metodi di lavoro possono
insorgere problemi. Per svolgere il proprio compito, che è quello di dirigere, un comitato del Partito deve
contare sugli uomini della “squadra” e metterli in condizione di svolgere a fondo il loro ruolo. Per essere un
buon “caposquadra,” occorre che il segretario studi senza tregua ed esamini a fondo le questioni. Un
segretario o un segretario aggiunto difficilmente riusciranno a dirigere come si deve gli uomini della loro
“squadra” se non adotteranno la precauzione di fare tra loro un certo lavoro di propaganda e di
organizzazione, se non sanno mantenere buoni rapporti tra i membri del comitato o se non studiano i mezzi
atti a dirigere con successo una riuni one. Se tutti gli uomini della “squadra” non camminano allo stesso
passo, non possono presumere di poter dirigere milioni di persone nella lotta e nella edificazione. Beninteso, le
relazioni tra il segretario e i membri del comitato sono tali per cui la minoranza deve sottomettersi alla
maggioranza: sono perciò diverse dalle relazioni esistenti tra un caposquadra e i suoi uomini. Ma qui
abbiamo parlato soltanto per analogia.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Gettate i problemi sul tappeto. Questo devono fare, non soltanto il “caposquadra,” ma anche i membri del
comitato. Non formulate critiche dietro la schiena. Appena si pone un problema, convocate una riunione,
gettatelo sul tappeto, discutetelo, prendete delle decisioni, e il problema sarà risolto. Se esistono problemi, ma
non vengono gettati sul tappeto, questi problemi rimarranno a lungo privi di una soluzione, e rischieranno di
trascinarsi per anni. Il “caposquadra” e i membri del comitato devono mostrarsi comprensivi nelle loro
reciproche relazioni. Non c’è nulla di più importante della comprensione, del sostegno e dell’amicizia tra il
segretario e i membri del comitato, tra il Comitato centrale e i suoi uffici, e così ‘ tra gli uffici del Comitato
centrale e i comitati territoriali del Partito.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
“Scambiatevi informazioni.” In altri termini: i membri di un comitato del Partito devono tenersi
vicendevolmente al corrente e devono scambiarsi i loro punti di vista sulle cose che sono giunte a loro
conoscenza. Ciò è molto importante al fine di trovare un linguaggio comune. Ora, certuni non lo fanno e,
come diceva Lao-tse, “non si frequentano in vita, benché i galli che cantano e i cani che abbaiano presso i
primi possano essere sentiti dagli altri.” Ne deriva che manca loro un linguaggio comune.
“Metodi di lavoro dei Comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Consultate i compagni dei gradi inferiori in merito a ciò che non capite o a ciò che non conoscete, e non
esprimete alla leggera la vostra approvazione o la vostra disapprovazione… Non bisogna mai pretendere di
conoscere ciò che non si conosce e “non bisogna vergognarsi di consultare i propri subalterni,” bisogna bensì
saper prestare orecchio ai pareri dei quadri dei gradi inferiori. Siate allievi prima di essere maestri; prima di
promulgare ordini, consultate i quadri dei gradi inferiori. … In ciò che i quadri dei gradi inferiori affermano
c’è del giusto e c’è del falso; è nostro compito attuarne l’analisi. Le idee giuste, noi dobbiamo ascoltarle e
seguirle. Anche i giudizi errati che vengono dal basso, noi dobbiamo ascoltarli; sarebbe un errore non
ascoltarli, ma invece di adottarli, occorre criticarli.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Imparate a “suonare il pianoforte.” Per suonare il pianoforte, occorre muovere le dieci dita; è impossibile
farlo con poche dita soltanto, lasciando immobili le altre. Tuttavia, se si premono le dieci dita tutte in una
volta, non si dà melodia. Per fare della buona musica, occorre che i movimenti delle dita siano ritmati e
coordinati. Un comitato del Partito deve afferrare bene il suo compito centrale e contemporaneamente,
attorno a questo compito centrale, deve sviluppare il suo lavoro in altri campi di attività. In questo momento
dobbiamo occuparci di numerosi ambiti: dobbiamo vigilare sul lavoro in tutte le regioni, in tutte le unità
armate e in tutti gli organismi; non dobbiamo dedicare la nostra attenzione soltanto ad alcuni problemi,
escludendo gli altri. Ovunque si ponga un problema, occorre premere sul tasto; è, questo, un metodo in cui
dobbiamo acquisire una certa maestria. Certuni suonano bene il pianoforte, altri lo suonano male, e la
differenza tra le melodie che ne traggono è enorme. I compagni dei comitati del Partito devono imparare a
“suonare bene il pianoforte.”
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
“Prendete in mano fermamente le vostre incombenze.” Intendiamo dire con ciò che un comitato del Partito,
non soltanto deve “prendere in mano” le sue incombenze principali, ma anche che deve prenderle in mano
“fermamente.” Non è possibile tenere bene una cosa se non prendendola solidamente in mano, senza mai
allargare le dita, nemmeno di un po’. Non prendere in mano una cosa solidamente equivale a non prenderla
in mano affatto. Naturalmente, non è possibile afferrare una cosa con la mano aperta. E quando si chiude la
mano, ma senza stringere forte, si dà l’impressione di tenere una cosa, e invece la cosa non e stata veramente
afferrata. Alcuni dei nostri compagni, certo, prendono in mano le loro incombenze principali, ma siccome
non le prendono in mano solidamente, non sono in grado di svolgere un buon lavoro. Le cose non andranno
per il loro verso se non prenderete in mano le vostre incombenze; ma le cose non andranno per il loro verso
neppure se non le prenderete in mano fermamente.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Cercate di avere in testa le “cifre.” Ciò significa che noi dobbiamo prestare attenzione all’aspetto quantitativo
di una situazione o di un problema e farne un’analisi quantitativa di fondo. Ogni quantità si manifesta
tramite una quantità determinata, e senza quantità non può darsi qualità. Oggi ancora, numerosi tra i nostri
compagni non sanno che devono prestare attenzione all’aspetto quantitativo delle cose – alle statistiche
fondamentali, alle percentuali principali e ai limiti quantitativi che determinano la qualità delle cose; non
hanno affatto le “cifre” in testa; da ciò risulta che essi non possono evitare di commettere errori.
“Metodi di lavoro dei comitati dci Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
<Avviso alla popolazione.” Occorre annunciare le riunioni in anticipo, come se si affiggesse un avviso alla
popolazione, affinché ognuno sappia ciò di cui verrà discusso e quali sono i problemi da risolvere, e affinché
ognuno possa prepararsi in tempo. In certe zone vengono convocate riunioni di quadri senza che siano pronti
i rapporti e i progetti di soluzione; questi vengono improvvisati alla bell’e meglio quando i partecipanti sono
già presenti in aula; un simile stato di cose ricorda il detto: “Le truppe e i cavalli sono presenti, ma i viveri e il
foraggio non sono ancora pronti.” Questo modo di procedere non è buono. Non affrettatevi a convocare
riunioni se queste non sono ben preparate.
“Metodi di lavoro dei comitati del Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
“Meno truppe ma migliori, e semplificare l’amministrazione.” Le conversazioni, i discorsi, gli articoli e le
risoluzioni devono essere di tipo chiaro e conciso. Del pari, le riunioni non devono essere troppo lunghe.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Prestate attenzione alla collaborazione nell’unità con i compagni i cui punti di vista divergono dai vostri.
Negli organismi locali, come nell’esercito, occorre prestare attenzione a questo principio, che va ugualmente
applicato anche nelle nostre relazioni con le persone che sono estranee al Partito. Siamo venuti da tutti gli
angoli del paese e dobbiamo saper collaborare nell’unità, non soltanto coi compagni che condividono i nostri
punti di vista, ma anche con quelli che ne hanno altri.
“Metodi dl lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Evitate di essere orgogliosi. Si tratta di una questione di principio per tutti i dirigenti, ed anche di una
condizione importante per il mantenimento dell’unità. Anche coloro che non hanno commesso errori gravi e
che hanno ottenuto grandi successi nel loro lavoro non devono essere orgogliosi.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Tracciate due linee di demarcazione. Innanzitutto tra la rivoluzione e la controrivoluzione, tra Yenan e
Sian.1).
__________
1) Yenan fu la sede del comitato centrale del Partito comunista cinese dal gennaio 1937 al marzo 1947; Sian
fu il centro del dominio reazionario del Kuomintang nella Cina dei Nord-Ovest. Il compagno Mao Tse-tung le
cita come simboli della rlvoluzione e della controrivoluzione.
Alcuni non sanno che devono tracciare questa linea dì demarcazione. Per esempio: quando combattono la
burocrazia, parlano di Yenan come se a Yenan non ci fosse stato “niente di buono,” e non stabiliscono un
confronto tra la burocrazia a Yenan e la burocrazia a Sian. In questo modo commettono un errore
fondamentale. Inoltre, tra i ranghi della rivoluzione, è necessario tracciare una linea di demarcazione tra ciò
che è giusto e ciò che è falso, tra ciò che costituisce un successo e ciò che è mera insufficienza, e, ancora, è
necessario discernere quale di queste due cose prevale. Per esempio: i successi sono nell’ordine del 30 oppure
del 70 per cento? Evitare le sottovalutazioni e le sopravvalutazioni! Occorre valutare globalmente il lavoro di
una persona; e stabilire se i suoi successi sono del 30 per cento e i suoi errori del 70 per cento, o invece
l’inverso. Se i successi sono del 70 per cento, il lavoro di questa persona va approvato nelle sue linee essenziali.
E’ del tutto falso asserire che prevalgono gli errori quando invece prevalgono i successi. Nell’esame di un
problema, non dobbiamo mai dimenticare di tracciare queste due linee di demarcazione, quella che separa la
rivoluzione dalla controrivoluzione e quella che separa i successi dalle insufficienze. Teniamo presenti queste
due linee di demarcazione, e tutto andrà bene; in caso contrario confonderemo la natura dei problemi.
Naturalmente, per tracciare queste linee correttamente, è indispensabile compiere dapprima uno studio e
un’analisi minuziosa. Il nostro atteggiamento nei confronti di ogni persona e di ogni problema dev’essere
costituito dall’analisi e dallo studio.
“Metodi di lavoro dei comitati dei Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Dal punto di vista dell’organizzazione, occorre applicare con rigore il principio della via democratica sotto
una direzione centralizzata, e ciò secondo le seguenti indicazioni:
1) Gli organi dirigenti del Partito devono definire una giusta linea direttiva, devono trovare la soluzione dei
problemi che insorgono, ed erigersi cosi a centri di direzione.
2) Gli organismi superiori devono conoscere bene la situazione negli organismi inferiori e devono conoscere
bene la vita delle masse, allo scopo di avere una giusta base per una giusta direzione.
3) Gli organismi del Partito ai diversi gradi non devono risolvere i problemi alla leggera. Una volta presa la
decisione, essa deve venire applicata con fermezza.
4) Tutte le decisioni importanti degli organismi superiori del Partito devono essere portate rapidamente a
conoscenza degli organismi inferiori e della massa dei membri del Partito…
5) Gli organismi inferiori del Partito e la massa dei membri del Partito devono discutere dettagliatamente le
direttive degli organismi superiori, devono afferrarne interamente il senso e determinare i metodi appropriati
alla loro applicazione.
“Sradicare le concezioni errate nei Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I.
XI. La linea di massa
Il popolo, il popolo soltanto, è la forza motrice, il creatore della storia.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Bisogna comprendere che i veri protagonisti sono le masse, e noi siamo spesso ridicolmente infantili. Se non si
comprendono queste cose, non si può acquistare nemmeno un minimo di conoscenza.
“Prefazione e poscritto ai Materiali per lo studio delle campagne (marzo-aprile 1941), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Le masse popolari sono dotate di un potere creativo illimitato. Esse sono capaci di organizzarsi e di rivolgere i
loro sforzi in tutti i settori e in tutti i rami in cui esse sono in grado di investire la loro energia; esse possono
impegnarsi nei compiti produttivi, in larghezza come in profondità, e così creare un numero crescente di
opere utili al loro benessere.
Nota all’articolo “Una soluzione del problema della manodopera eccedente” (1955), Il grande balzo in avanti
del socialismo nelle campagne cinesi.
L’attuale balzo in avanti del movimento contadino acquista una grandissima importanza. Fra non molto in
tutte le province della Cina centrale, meridionale e settentrionale centinaia di milioni di contadini si
solleveranno; essi saranno impetuosi e irresistibili come un uragano, e nessuna forza potrà trattenerli;
spezzeranno le catene che li stringono e si lanceranno verso la liberazione; scaveranno la fossa a tutti gli
imperialisti, i signori della guerra, i funzionari dilapidatori e concussionari, i despoti locali e la piccola
nobiltà; metteranno alla prova tutti i partiti e i gruppi rivoluzionari, tutti i rivoluzionari, per accettarne
alcuni e respingere gli altri.
Mettersi alla loro testa e dirigerli? Rimanere in coda a braccia conserte e criticarli? O sbarrare loro la strada
e lottare contro di essi? Ogni cinese è libero di scegliere una di queste tre vie, e il corso degli eventi
costringerà ognuno di noi ad affrettare la sua scelta.
“A proposito di un’inchiesta sul movimento contadino nello Hunan” (marzo 1927), Opere scelte di Mao Tse-
tung. Vol.I I.
Nell’ora attuale, il balzo in avanti nella trasformazione sociale nelle campagne – il movimento di cooperazione
– si manifesta in certe regioni, e presto si estenderà a tutto il paese. Si tratta di un movimento rivoluzionario
socialista di grande ampiezza, che coinvolge una popolazione rurale di più di 500 milioni di uomini; la sua
portata internazionale è notevole. Noi dobbiamo dirigere questo movimento in modo attivo, entusiastico e
conformemente a un piano, e non cercare di farlo regredire in tutti i modi. In un simile movimento, certe
deviazioni sono inevitabili, e si capisce; del resto non è difficile rettificarle. I quadri e i contadini riusciranno a
rimediare alle loro insufficienze o a correggere i loro errori, a patto che noi li aiutiamo attivamente.
“Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
Le masse nutrono un entusiasmo enorme per il socialismo. Coloro che, in un periodo rivoluzionario, non
sanno far altro che adottare la via della routine sono assolutamente incapaci di percepire questo entusiasmo.
Essi sono ciechi; vedono tutto nero. Talvolta, arrivano al punto di capovolgere i fatti di far passare il nero per
il bianco Non ne abbiamo forse visti abbastanza di personaggi di questo genere? Coloro che sanno soltanto
seguire le strade già battute sottovalutano sempre 1’entusiasmo del popolo. Quando compare una cosa nuova
non 1’approvano mai automaticamente vi si oppongono. Più tardi riconoscono il loro torto e pronunciano
qualche autocritica. Ma in seguito, in presenza di un’altra cosa nuova, si comportano nello stesso modo e
riadottano quei due atteggiamenti. E’ questo il modo in cui essi reagiscono di fronte a qualunque cosa che sia
nuova. Queste persone sono sempre in uno stato di passività. Nei momenti decisivi non avanzano mai. Per
fare un passo avanti, hanno sempre bisogno di un gran colpo nella schiena.
Nota all’articolo “Questo cantore ha realizzato la cooperazione agricola in due anni” (1955), Il grande balzo
in avanti del socialismo nelle campagne cinesi.
Da più di vent’anni, il nostro Partito persegue, giorno per giorno, un lavoro di massa e, da una dozzina di
anni, parla ogni giorno della linea di massa. Noi abbiamo sempre sostenuto che la rivoluzione deve
appoggiarsi alle masse popolari e contare sulla partecipazione di ciascuno, e ci siamo sempre opposti a che ci
si rifaccia esclusivamente a poche persone che impartiscono ordini. Tuttavia, certi compagni non applicano
ancora nel loro lavoro la linea di massa essi contano sempre soltanto su un piccolo numero di persone e
lavorano in un gelido isolamento. Una delle ragioni di questo stato di cose è che, qualunque cosa facciano, non
desiderano spiegarla chiaramente a coloro che sono chiamati a dirigere, e che non sanno come sviluppare
l’iniziativa e la forza creativa di questi ultimi. Soggettivamente, desiderano che ciascuno prenda parte al
lavoro, ma si guardano bene dal far conoscere agli altri ciò che c’è da fare e come va fatto. In questo modo,
come volete che ciascuno affronti il proprio lavoro e che il lavoro sia fatto bene? Per risolvere questo
problema, il mezzo essenziale è evidentemente quello di impartire un’educazione ideologica sulla linea di
massa, ma nello stesso tempo occorre insegnare a questi compagni numerosi metodi concreti di lavoro.
“Conversazione per i redattori del Quotidiano dello Shansi-suiyuan” (2 aprile 1948), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
I ventiquattro anni di esistenza del nostro Partito hanno mostrato che la formulazione dei compiti, le direttive
politiche e lo stile di lavoro sono giusti solo quando corrispondono alle esigenze del popolo, in quel
determinato momento ed in quelle condizioni, e si fondano sul collegamento con le masse; mentre, se la
formulazione dei compiti, le direttive politiche e lo stile di lavoro sono contrari alle esigenze del popolo in quel
determinato momento e in quelle condizioni, essi sono errati. Fenomeni pericolosi come il dogmatismo,
l’empirismo, l’autoritarismo, il codismo, il settarismo, il burocratismo, la boria sono sempre dannosi nel
lavoro e sono inammissibili precisamente perché questi fenomeni dimostrano che ci si allontana dalle masse; e
proprio per questa ragione coloro che ne sono preda devono liberarsene.
“Sul governo dl coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Per stabilire uno stretto contatto con le masse occorre conoscere le loro esigenze ed i loro desideri. In ogni
lavoro con le masse occorre partire dalla conoscenza delle loro esigenze e non da moventi puramente
personali anche se lodevoli. Spesso avviene che nelle masse l’esigenza di determinate trasformazioni esista già
oggettivamente, ma la consapevolezza soggettiva di questa necessità non è ancora maturata in loro; esse non
sono ancora decise, né provano alcun desiderio di mettere in atto queste trasformazioni: allora noi dobbiamo
attendere pazientemente; e solo quando, come risultato del nostro lavoro, le masse nella loro maggioranza
avranno piena coscienza della necessità di realizzare decisamente e volontariamente determinate
trasformazioni, solo allora bisognerà attuarle, altrimenti si corre il rischio di allontanarsi dalle masse. Ogni
genere di lavoro in cui la partecipazione delle masse è necessaria si trasformerà in una vuota formalità, e
fallirà totalmente, se le masse non saranno consapevoli della necessità di questo lavoro e non avranno
manifestato il desiderio di parteciparvi volontariamente. … In questo caso agiscono due principi: il principio
delle esigenze reali delle masse e non di quelle immaginarie, esistenti soltanto nelle nostre menti, ed il
principio della volontà delle masse, della decisione manifestata dalle masse stesse, e non di quella che noi
manifestiamo per loro.
“Il fronte unico nel lavoro culturale” (30 ottobre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. III.
Il nostro congresso deve fare appello a tutto il Partito perché badi attentamente, instancabilmente’ a che
nessun compagno, qualunque sia il lavoro che egli compie, si allontani dalle masse. Occorre insegnare a tutti i
compagni ad amare profondamente le masse popolari, ad ascoltare con attenzione la loro voce; occorre
insegnare ad ogni compagno, ovunque egli si trovi, a legarsi con le masse, a non mettersi al di sopra delle
masse, ma ad andare tra le masse stesse; occorre insegnargli, tenuto conto del grado di coscienza raggiunto
dalle masse, a sviluppare ed elevare questo livello, ad aiutare le masse ad organizzarsi a poco a poco sulla
base del libero consenso ed a realizzare a poco a poco quelle forme di lotta necessarie, che sono consentite
dalle condizioni esterne ed interne del momento.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Se noi cercassimo di passare all’offensiva nel momento in cui le masse non hanno ancora preso coscienza,
cadremmo nell’avventurismo. Se noi volessimo a tutti i costi indurre le masse a fare qualche cosa contro la
propria volontà, sbaglieremmo infallibilmente. Se non avanzassimo, mentre le masse chiedono di avanzare,
cadremmo nell’opportunismo di destra.
“Conversazione per i redattori del Quotidiano detto Shansi-suiyuan” (2 aprile 1948), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
L’autoritarismo è un metodo pericoloso in ogni lavoro, poiché non considera fino a quale punto sono coscienti
le masse, e viola il principio del libero consenso; è la manifestazione della malattia che si chiama fretta
eccessiva. I nostri compagni non devono credere che tutto quello che per loro è comprensibile sia
comprensibile anche per le larghe masse. Se questa o quell’idea risulti comprensibile per le masse, se esse
siano pronte a metterla in atto, è una cosa che si può apprendere solo andando a controllarla in seno alle
masse stesse. Agendo in questo modo, possiamo evitare l’autoritarismo. In ogni lavoro il codismo è un errore,
perché esso significa rimanere indietro rispetto alla coscienza delle masse, perché viola il principio secondo
cui è chi dirige che deve spingere in avanti le masse. Il codismo è manifestazione di inerzia e lentezza. I nostri
compagni non devono credere che se qualcosa non è per loro comprensibile, esso non sia comprensibile per le
masse. Spesse volte accade che le masse ci superano ed esigono con insistenza che il movimento avanzi mentre
i nostri compagni sono incapaci di guidarle; anzi, riflettendo l’atteggiamento di alcuni elementi arretrati e
scambiando erroneamente quest’atteggiamento sbagliato per l’atteggiamento delle larghe masse, questi
compagni seguono quegli elementi.
“Sul governo di coalizione” (24 apri1e 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Raccogliere e concentrare le opinioni delle masse, portarle di nuovo tra le masse, affinché le masse le
sostengano, e, in tal modo, elaborare giuste direttive; questo è il metodo fondamentale di direzione.
“Sui metodi di direzione” (i giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
In tutta l’attività pratica del nostro Partito una giusta opera di direzione deve sempre fondarsi su questo
principio: attingere alle masse e dare alle masse. Questo significa: raccogliere le opinioni delle masse (sparse e
disordinate) e portarle di nuovo (generalizzate e sistemate in seguito ad uno studio) tra le masse,
propagandarle e spiegarle, farle diventare idee delle masse stesse, affinché le masse sostengano queste idee e
le traducano in azione; e, in pari tempo, controllare attraverso l’azione delle masse la giustezza di queste idee.
Quindi, bisogna di nuovo concentrare le opinioni delle masse e portarle di nuovo tra le masse, affinché queste
le sostengano, e -. cosi via. Ogni volta, queste idee diventeranno più giuste, più vitali, più razionali. Questo
insegna la teoria marxista della conoscenza.
“Sui metodi di direzione” (1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Noi dobbiamo andare tra le masse, imparare dalle masse, generalizzare la loro esperienza e dedurre da essa
regole di vita e metodi d’azione ancora migliori, ancora più perfetti, per poi portarli di nuovo tra le masse
(mediante la propaganda), chiamare le masse ad applicarli, risolvere i problemi che hanno un’importanza
vitale per le masse, affinché le masse giungano alla liberazione e alla felicità.
“Organizziamoci!” (29 novembre 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
III.
In certe zone, alcuni membri dei nostri organi dirigenti ritengono sufficiente che i soli dirigenti conoscano la
politica del Partito e che non sia necessario farla conoscere alle masse. Ecco una delle ragioni fondamentali
del fatto che una parte del nostro lavoro non ha potuto essere ben eseguita.
“Conversazione per i redattori del Quotidiano detto Shansi-suiyuau” (2 aprile 1948), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
In tutti i movimenti di massa, dobbiamo eseguire una ricerca e un’analisi di fondo per conoscere il numero
dei partigiani attivi, degli oppositori e di coloro che si tengono su posizioni intermedie; le nostre decisioni non
devono venire prese senza fondamento e in modo soggettivo.
“Metodi di lavoro dei comitati del Partito” (13 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Là dove esistono masse, di regola si possono distinguere tre generi di elementi: elementi più attivi, uomini che
svolgono un’attività media e uomini relativamente passivi. Per questo i dirigenti devono unire in modo
intelligente un piccolo numero di attivisti in un gruppo dirigente e, appoggiandosi ad esso, elevare l’attività
del gruppo medio e far partecipare al lavoro gli elementi passivi.
“Sui metodi di direzione” <1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Saper far passare la politica del Partito nell’azione delle masse, saper portare non soltanto i quadri dirigenti
ma anche le larghe masse della popolazione a capire e a ben condurre ciascuno dei nostri movimenti e
ciascuna delle nostre lotte, tutto ciò deriva dall’arte marxista-leninista di dirigere. La stessa cosa ci permette
di stabilire se commettiamo o meno degli errori nel nostro lavoro.
“Conversazione per i redattori del Quotidiano dello Shansi-suiyuan” (2 aprile 1948), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Un’attività del solo gruppo dirigente, che non fosse coordinata con l’attività delle larghe masse, si
trasformerebbe in uno sforzo vano di un piccolo nucleo di persone. Però la stessa attività delle larghe masse,
quando è priva di un forte gruppo dirigente che la organizzi come si deve, non può a sua volta protrarsi a
lungo né svilupparsi nella direzione giusta e raggiungere un livello più elevato.
“Sui metodi di direzione” (1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
L’attività produttiva delle masse, i loro interessi, la loro esperienza e il loro stato d’animo – ecco ciò a cui i
quadri dirigenti devono prestare una costante attenzione.
Slogan per la Mostra delle realizzazioni degli organismi dipendenti direttamente dal Comitato centrale dei
Partito e dal comando supremo dell’VIII Armata di marcia, Jiefang Ribao di Yenan, 24 novembre 1943.
Dobbiamo prestare una seria attenzione ai problemi relativi alla vita delle masse, dai problemi della terra e
del lavoro a quelli pertinenti l’approvvigionamento in combustibili, riso, olio e sale… Tutti questi problemi,
che riguardano la vita delle masse, vanno messi all’ordine del giorno. Occorre discuterne, prendere delle
decisioni, applicarle e controllarne l’esecuzione. Occorre far comprendere alle masse che noi rappresentiamo
i loro interessi, che noi facciamo la loro vita. Occorre che, partendo da questa base, esse giungano a
comprendere i compiti ancora più elevati che noi abbiamo loro proposto, i compiti della guerra
rivoluzionaria, in modo che esse sostengano la rivoluzione e l’estendano a tutto il paese, che facciano proprie
le nostre parole d’ordine politiche e lottino fino alla vittoria finale della rivoluzione.
“Maggior sollecitudine per la vita del popolo, maggior attenzione ai metodi di lavoro” (27 gennaio 1934), Opere scelte di
Mao Tse-tung, vol. I.
XII. Il lavoro politico
Nell’armata (durante la prima guerra civile rivoluzionaria tra il 1924 e il 1927, N.d.R) fu istituito il sistema
dei commissari del Partito e delle sezioni politiche sistema fino a quel momento sconosciuto nella storia della
Cina e che conferì a questa armata una fisionomia completamente nuova Dopo il 1927 l’Esercito rosso e oggi
la VIII Armata di marcia hanno adottato questo sistema e l’hanno sviluppato
“Intervista concessa al corrispondente inglese James Beriram” (25 ottobre 1937), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. II.
Fondandosi sulla guerra popolare e sui principi dell’unità tra l’esercito e il popolo, dell’unità tra i comandanti
e i combattenti e su quello della disgregazione delle truppe nemiche, l’Esercito popolare di Liberazione ha
sviluppato un poderoso lavoro politico rivoluzionario, e ciò costituisce un importante fattore della nostra
vittoria.
“La situazione attuale e i nostri compiti” (25 dicembre 1947), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Questo esercito ha creato un sistema di lavoro politico indispensabile alla guerra popolare, mirante inoltre a
promuovere la lotta per la coesione tra i suoi ranghi, l’unione con le truppe amiche, l’unione con la
popolazione, la disgregazione dell’esercito nemico e la vittoria in ogni battaglia.
“Su] governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, Vol. III.
Il lavoro politico è vitale per tutto il nostro lavoro nel campo economico, e ciò a maggior ragione nel periodo
della trasformazione radicale del regime socio-economico.
Nota all’articolo “Una severa lezione” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo
nelle campagne cinesi.
Se l’Esercito rosso ha potuto combattere in condizioni difficilissime, senza tuttavia sfaldarsi, una delle ragioni
fondamentali è il principio per cui “la cellula del Partito è organizzata sulla base della compagnia.”
“La lotta nel chingkansbar” (25 novembre 1928), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Il lavoro politico dell’VIII Armata di marcia si basa su tre principi fondamentali. Innanzitutto, il principio
dell’unità degli ufficiali e dei soldati, il quale implica la soppressione delle pratiche feudali nell’esercito, la
proibizione delle punizioni corporali e delle ingiurie, l’instaurazione di una disciplina osservata in modo
cosciente e la creazione di un genere di vita in virtù del quale gli ufficiali e i soldati condividono le loro gioie e
i loro dolori, talché l’esercito è strettamente unito. In secondo luogo, il principio dell’unità dell’esercito e del
topolo. Esso implica che la disciplina non tollera violazione alcuna degli interessi delle masse, che l’esercito fa
propaganda in seno alle masse stesse, che le organizza e le arma, che alleggerisce i loro oneri finanziari e che
punisce i traditori della nazione, i quali sono nocivi al popolo come all’esercito; in questo modo l’esercito è
unito al popolo ed è bene accolto ovunque. In terzo luogo, il principio della disgregazione delle forze nemiche
e della clemenza nei confronti dei prigionieri di guerra. La nostra vittoria non dipende soltanto dalle
operazioni delle nostre truppe, ma anche dalla disgregazione delle forze dell’avversario.
“Intervista concessa al corrispondente inglese James Bertram” (25 ottobre 1937), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. II.
Le nostre truppe devono attenersi ai giusti principi che regolano i rapporti con la popolazione, con gli uffici
pubblici, con le organizzazioni del Partito, nei rapporti tra comandanti e militari, nel coordinare il lavoro
militare con quello politico, nei rapporti reciproci tra i comandanti; in nessun caso deve lasciarsi contaminare
dallo spirito militarista. I comandanti devono aver cura dei combattenti, non trattarli con indifferenza, non
ricorrere alla violenza. L’esercito deve aver cura della popolazione, non deve danneggiare gli interessi della
popolazione. L’esercito deve rispettare gli organismi governativi e quelli del Partito, e non deve reclamare a
tutti i costi l’indipendenza.
“Organizziamoci!” (29 novembre 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
La nostra politica nei confronti dei prigionieri delle truppe nemiche, delle truppe giapponesi, delle truppe dei
governi fantoccio o delle truppe anticomuniste, con l’eccezione di coloro che sono giustificatamente e
fortemente odiati dal popolo e che non meritano altro che la pena capitale, e le cui sentenze di morte siano
approvate dalle autorità superiori, dev’essere quella di rimetterli in libertà. Dobbiamo portare nelle nostre
file la maggior parte possibile di quei prigionieri che sono stati costretti ad arruolarsi con la forza e che sono
più o meno rivoluzionari; gli altri, dobbiamo rilasciarli e rilasciarli anche se li catturiamo una seconda volta;
non dobbiamo insultarli, non dobbiamo togliere loro i propri effetti personali o estorcere loro confessioni, ma
trattarli con sincerità e gentilezza. E’ nostro dovere adottare verso di loro questa politica, che siano o non
siano reazionari. Ciò avrà grande efficacia al fine di isolare il campo reazionario.
“La nostra politica” (25 dicembre 1945>, Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Le armi sono un fattore importante, ma non decisivo, della guerra. Il fattore decisivo è l’uomo, non il
materiale. Il rapporto delle forze è determinato non soltanto dal rapporto tra le potenze militari ed
economiche, ma anche dal rapporto delle risorse umane e delle forze morali. E’ l’uomo a disporre delle forze
militari ed economiche.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse.tung, vol. ‘I.
La bomba atomica è una tigre di carta di cui i reazionari americani si servono per far paura alla gente. Ha un
aspetto terribile, ma di fatto non è terribile. Certamente, la bomba atomica è un’arma che può provocare
massacri immensi, ma soltanto il popolo decide l’esito di una guerra, e non una o due armi nuove.
“Intervista con la giornalista americana Anna Louise Strong” (agosto 1946), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
La base dell’esercito è il soldato. Senza infondere alle truppe uno spirito politico progressista, senza eseguire a
questo scopo un lavoro politico progressista, non è possibile conseguire una vera unità degli ufficiali e dei
soldati, suscitare in loro il massimo entusiasmo per la guerra di resistenza e, quindi, dare alla nostra tecnica e
alla nostra tattica la base più adatta a renderle efficaci.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
In una parte dei compagni dell’Esercito rosso è largamente diffusa la mentalità puramente militarista. Le sue
manifestazioni sono le seguenti:
1. Si contrappongono gli affari militari alla politica e non si vuole ammettere che essi sono soltanto uno
strumento per l’attuazione dei compiti politici. Alcuni affermano persino che “quando le faccende militari
vanno bene, vanno certamente bene anche quelle politiche; quando invece le faccende militari vanno male
anche quelle politiche non possono andare bene”; con ciò sottolineano ancora di più l’idea che, rispetto alla
politica, gli affari militari sono preminenti…
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I.
Dedicarsi all’educazione ideologica è perciò il compito fondamentale per il nostro Partito se vuole diventare
un tutto unico e cosi condurre la sua grande lotta politica. Se questo compito non verrà assolto, noi non
potremo assolvere neppure gli altri compiti politici che si pongono al nostro Partito.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
In questi ultimi tempi si è constatata una certa flessione nel lavoro ideologico e politico tra gli studenti e gli
intellettuali e si sono manifestate certe deviazioni. Esistono persone le quali pensano, a quanto pare, di non
aver bisogno di preoccuparsi di politica dell’avvenire del loro paese e degli ideali dell’umanità. Ai loro occhi,
il marxismo è andato di moda per un certo periodo, mentre adesso non va più un gran che. Data questa
situazione, e ormai necessario rafforzare il nostro lavoro ideologico e politico. Gli studenti e gli intellettuali
devono applicarsi nello studio Pur lavorando nell’ambito della loro specializzazione, devono anche compiere
progressi sul piano ideologico e sul piano politico, e, a questo scopo, devono studiare il marxismo, le questioni
politiche e i problemi di attualità. Senza un giusto punto di vista politico, ci si trova come senz’anima… Tutti
gli organismi e tutte le organizzazioni devono assumersi la responsabilità del lavoro ideologico e politico. E
questo compito incombe al Partito comunista, alla Lega della gioventù, agli organi governativi direttamente
interessati, e, a maggior ragione, ai direttori e agli insegnanti delle istituzioni scolastiche.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Grazie al lavoro svolto per l’educazione politica, i soldati dell’Esercito rosso hanno una coscienza di classe,
comprendono la necessità di distribuire le terre, di creare organi di potere, di armare gli operai e i contadini;
essi sanno che combattono per se stessi, per gli operai e per i contadini; perciò, nonostante le difficili
condizioni della lotta, non si lamentano. Nelle compagnie, nei battaglioni e nei reggimenti vi sono comitati di
soldati che rappresentano gli interessi dei soldati e svolgono un lavoro politico nei propri reparti e fra le
masse popolari.
“La lotta nel Chingkansnan” (25 novembre 1928), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Dirigendo correttamente il movimento di denuncia (denuncia delle sofferenze inflitte alle masse lavoratrici
dalla vecchia società e dai reazionari) e delle tre verifiche (relative all’appartenenza di classe, al compimento
del lavoro e alla volontà di lotta), si è riusciti a sviluppare notevolmente la coscienza politica dei comandanti e
dei combattenti di tutto l’esercito nella loro lotta per l’emancipazione delle masse lavoratrici sfruttate, per la
realizzazione della riforma agraria in tutto il paese e per l’annientamento del nemico del popolo intero, la
banda di Ciang Kai-shek. Nello stesso tempo, questo movimento ha notevolmente rafforzato l’intima coesione
di tutti i comandanti e di tutti i combattenti sotto la direzione del Partito comunista. Su questa base, l’esercito
ha ulteriormente risanato i suoi ranghi, ha consolidato la disciplina, ha dato il via a un movimento di massa
per l’istruzione militare e ha continuato a sviluppare, sotto una ragionevole direzione e in buon ordine, la
propria democrazia politica, economica e militare Cosi oggi l’esercito è unito come un sol uomo, e ciascuno dà
il proprio contributo di idee e di energia; esso non teme nessun sacrificio, sa superare le difficoltà materiali e
dà prova di intrepido coraggio e di eroismo collettivi nella distruzione del nemico. Un esercito siffatto sarà
invincibile.
“La grande vittoria nel Nord-Ovest e il movimento di educazione ideologica di nuovo tipo nell’Esercito di
liberazione” (7 marzo 1948), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
In questi ultimi mesi, presso quasi tutte le unità dell’Esercito popolare di liberazione, gli intervalli tra le
battaglie sono stati utilizzati per un ampio lavoro di addestramento e di consolidamento. Questo lavoro è
stato condotto secondo il metodo democratico, e, nello stesso tempo, sotto una buona direzione e in un ordine
perfetto. In questo modo, si e riusciti a stimolare l’ardore rivoluzionario dei comandanti e dei combattenti
facendo loro chiaramente capire lo scopo della guerra; si è posto fine a certe tendenze ideologiche errate e a
certi spiacevoli fenomeni manifestatisi nell’esercito; si sono educati i quadri e i soldati e si è accresciuta
fortemente la capacita combattiva dell’esercito Dobbiamo continuare a sviluppare questo movimento di
educazione ideologica nell’esercito, un movimento democratico di massa di tipo nuovo.
“Discorso pronunciato a una conferenza dei quadri della regione liberata dello Shansisuivuan” (1 aprile
1948), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
L’insegnamento della Scuola militare e politica antigiapponese S’ispira ai seguenti principi: un orientamento
politico giusto e fermissimo, uno stile operativo fatto di laboriosità e di semplicità, una strategia e una tattica
flessibili e dinamiche. Questi tre principi sono indispensabili alla formazione di un soldato rivoluzionario
della resistenza antigiapponese. In funzione di questi tre principi il personale amministrativo e gli insegnanti
continuano nel loro lavoro e gli allievi nei loro studi.
“Essere attaccati dal nemico è un bene, non un male” (26 maggio 1939).
La nostra nazione ha sempre saputo sostenere ardue lotte; dobbiamo sviluppare questo stile di lavoro.
…..Anzi: il Partito comunista ha sempre promosso un orientamento politico giusto e fermissimo…
orientamento che è indissolubilmente legato a uno stile di lavoro fatto di ardue lotte; senza un orientamento
politico giusto e fermissimo, è impossibile promuovere questo stile di lavoro; e, senza quest’ultimo, è
impossibile seguire un orientamento politico giusto e fermissimo.
“Discorso al comizio celebrativo della Festa internazionale del lavoro a Yenao” (1
maggio 1939).
Unità, dinamismo, serietà e zelo.
Motto per la Scuola militare e politica antigiapponese.
Ciò che conta realmente nel mondo è il fatto di essere coscienziosi; a ciò, più che a ogni altra cosa, tiene il
Partito comunista.
Conversazione con alcuni studenti e borsisti cinesi a Mosca (17 novembre 1957)
XIII. I rapporti tra ufficiali e soldati
Il nostro esercito ha sempre seguito una duplice politica: da un lato siamo implacabili verso il nemico, lo
schiacciamo, lo annientiamo; dall’altro, siamo cortesi nei confronti dei nostri – del popolo, dei nostri
compagni, dei nostri superiori e dei nostri subalterni -; dobbiamo difendere la nostra unità.
Discorso al ricevimento offerto dal comitato centrale del Partito in onore degli attivisti dello studio inviati dal
Distaccamento delle forze di retrovia (18 settembre 1944).
Siamo convenuti in questo luogo dai più diversi punti del nostro paese, abbiamo serrato le nostre schiere in
nome di un obiettivo rivoluzionario comune… i quadri dirigenti devono aver cura di ogni combattente; tutti i
combattenti dell’esercito rivoluzionario devono aver cura gli uni degli altri, devono proteggersi e aiutarsi
reciprocamente.
“Al servizio del popolo” (8 settembre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
III.
In ogni unità dell’esercito, verrà lanciato un movimento detto di “aiuto ai quadri e di sollecitudine verso i
soldati.” I quadri verranno chiamati a mostrare affetto verso i soldati, e i soldati ad aiutare i quadri. Essi si
comunicheranno reciprocamente le loro insufficienze e i loro errori e li correggeranno con rapidità. In questo
modo, riusciranno a realizzare una perfetta unità tra le loro file.
“1 compiti del 1945” (15 dicembre 1944).
Molte persone immaginano che se non esistono buoni rapporti tra gli ufficiali e i soldati, tra l’esercito e il
popolo, ciò è dovuto a metodi cattivi: io ho sempre spiegato loro che qui si tratta di un atteggiamento di fondo
(o di un principio fondamentale), che consiste nel rispetto del soldato, nel rispetto del popolo. Da questo
atteggiamento derivano la politica, i metodi e le forme adeguate. Senza questo atteggiamento, la politica, i
metodi e le forme saranno necessariamente errati, e sarà assolutamente impossibile ottenere buoni rapporti
tra gli ufficiali e i soldati, tra l’esercito e il popolo. I tre grandi principi del nostro lavoro politico nell’esercito
sono: primo, l’unità tra gli ufficiali e i soldati; secondo, l’unità tra l’esercito e il popolo; terzo, la disgregazione
delle forze avversarie. Per mettere in pratica effettivamente questi tre principi, occorre procedere da questo
atteggiamento fondamentale, che è il rispetto del soldato, il rispetto del popolo e il rispetto della dignità dei
prigionieri che hanno deposto le armi. Coloro che ritengono trattarsi, non di un atteggiamento fondamentale,
ma di questioni di ordine puramente tecnico si sbagliano e devono correggere il loro errore.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
I comunisti, quando svolgono la loro attività presso i lavoratori, devono applicare i metodi democratici di
persuasione e di educazione, ed è assolutamente inammissibile ricorrere all’autoritarismo o alla coercizione. Il
Partito comunista cinese è fedele a questo principio marxista-leninista.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
I nostri compagni devono capire che la rieducazione ideologica è un’impresa a lungo respiro, che va condotta
pazientemente e minuziosamente; non bisogna sperare che qualche lezione e qualche riunione possano
trasformare un’ideologia che è venuta formandosi nel corso di una vita ormai fatta di numerosi decenni. Si
riesce a convincere mediante la persuasione soltanto, e non mediante la coercizione. La coercizione darrebbe
come unico risultato quello di sottomettere senza convincere. Cercare di sottomettere col ricorso alla forza è
inammissibile. Questo metodo può venire adottato nei confronti del nemico, ma in nessun modo nei confronti
dei compagni o degli amici.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Dobbiamo stabilire una chiara distinzione tra il nemico e i nostri, e non dobbiamo adottare una posizione
antagonistica nei confronti dei nostri compagni trattandoli come si tratta il nemico. I nostri scritti devono
essere intrisi dell’ardente desiderio di difendere la causa del popolo e di sollevare il suo livello di coscienza
politica; essi non devono né ridicolizzare né attaccare coloro ai quali sono indirizzati.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
XIV. I rapporti tra esercito e popolo
L’esercito dev’essere tutt’uno col popolo, affinché il popolo veda in esso il proprio esercito. Un simile esercito
sarà invincibile…
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Occorre far capire a ogni compagno che se ci appoggeremo sul popolo e crederemo fermamente nelle
inesauribili capacità creative delle masse, e perciò crederemo nel popolo e ci uniremo ad esso come un sol
uomo, noi riusciremo a superare ogni difficoltà e nessun nemico ci potrà sopraffare; anzi, qualsiasi nemico,
invece che sopraffarci, verrà schiacciato.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Ovunque vadano, i nostri compagni devono stabilire buoni rapporti con le masse, mostrarsi solleciti nei loro
confronti e aiutarle a superare le difficoltà. Dobbiamo far si che le masse popolari si uniscano a noi, e più vi
riusciremo, tanto meglio sarà.
“Sui negoziati di Chungking” (17 ottobre 1945). Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Nelle regioni liberate, l’esercito deve sostenere gli organi del potere e aver cura della popolazione; gli organi
del potere devono dal canto loro essere a capo del movimento della popolazione per sostenere l’esercito ed
aver cura delle famiglie dei militari che combattono contro gli invasori giapponesi, per far sì , in questo modo,
che i rapporti tra l’esercito e la popolazione migliorino ulteriormente.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao-Tse-tung, vol. III
Nell’esercito, dobbiamo realizzare un lavoro ideologico rivolto a tutti i comandanti e a tutti i combattenti allo
scopo di far loro capire l’importanza di sostenere gli organi di governo e di aver cura del popolo. Se l’esercito
saprà affrontare con successo questo compito, miglioreranno i rapporti tra le autorità locali e il popolo da
una parte e l’esercito dall’altra.
“L’orientamento del nostro lavoro nelle regioni liberate, per il 1946” (15 dicembre 1945), Opere scelte di Mao
Tse-tung, vol. IV.
Nel corso di queste due grandi campagne: “appoggio agli organi del potere e cura per la popolazione,” e
“appoggio all’esercito e cura per le famiglie dei combattenti della Resistenza,” si dovrà far completa luce sulle
deficienze e gli errori commessi nel 1943 da parte delle unità militari, delle organizzazioni locali di partito e
degli organi del potere, e rimediare decisamente a queste deficienze ed errori nel 1944. D’ora in poi, nel primo
mese di ogni anno lunare, occorrerà rilanciare ovunque queste campagne, rileggere ovunque diverse volte gli
impegni presi nei riguardi di entrambe; si procederà a una autocritica ampia e sincera, rilevando le deficienze
e gli errori verificatisi sul territorio della data base di appoggio e consistenti, per quanto riguarda i militari,
nell’aver nuociuto agli interessi degli organi locali del Partito, degli organi del potere e della popolazione, e,
per quanto riguarda gli organi locali del Partito e del potere e la popolazione, nell’aver manifestato
un’insufficiente sollecitudine verso le truppe, (ogni parte deve criticare soltanto se stessa e non l’altra parte);
poi si elimineranno radicalmente queste insufficienze e questi errori.
“Sviluppare nelle basi di appoggio i movimenti per la riduzione dei canoni d’affitto agricoli e l’aumento della
produzione, per appoggiare il governo e aver cura della popolazione” (1 ottobre 1943), Opere scelte di Mao
Tse-tung, vol. III.
XV. Le “tre democrazie”
La linea di condotta da seguire nel nostro lavoro politico presso l’esercito è quella di sviluppare appieno
l’attività dei soldati, dei comandanti e di tutto il personale in servizio attivo, allo scopo di conseguire,
attraverso un movimento democratico a direzione centralizzata, tre obiettivi principali, e cioè: un alto grado
di unità politica, un miglioramento delle condizioni di vita e un livello superiore della tecnica e della tattica
militari. Le “tre verifiche” e le “tre rettifiche,”1)
___________
1) Le “tre verifiche” e le “tre rettifiche” costituirono un movimento importante per il consolidamento del
Partito e il rafforzamento dell’educazione ideologica nell’esercito; esse furono realizzate dal nostro Partito in
connessione con la riforma agraria durante la guerra popolare di liberazione. Nelle organizzazioni locali del
Partito, le “tre verifiche” riguardavano l’appartenenza di classe, l’ideologia e lo stile di lavoro; nell’esercito,
esse riguardavano l’appartenenza di classe, il compimento del lavoro e la volontà di lotta. Le “tre rettifiche”
significavano un consolidamento dell’organizzazione, l’intensificazione dell’educazione ideologica e il
miglioramento dello stile di lavoro.
che in questo momento vengono applicate con entusiasmo nel nostro esercito, sono volte a conseguire i primi
due di questi obiettivi, mediante i metodi della democrazia in fatto di politica e di economia.
La democrazia in fatto di politica consiste nel garantire ai rappresentanti eletti dai soldati il diritto di
occuparsi dell’approvvigionamento alimentare e degli articoli di prima necessità, assistendo il comando della
compagnia (senza pertanto sottrarsi, evidentemente, alla sua autorità).
La democrazia in fatto di questioni militari consiste nel praticare, nei periodi d’istruzione, il metodo
dell’insegnamento reciproco tra ufficiali e soldati e tra i soldati stessi; e, nei periodi di combattimento,
nell’indurre le compagnie di prima linea a tenere riunioni, allargate o ristrette. Sotto la direzione del
comando della compagnia, i soldati devono venire incitati a discutere il modo di attaccare e di conquistare le
postazioni avversarie, oltre che il modo di compiere altre missioni di combattimento. Quando le operazioni
continuano per parecchi giorni, occorre indire parecchie riunioni. Questa forma di democrazia militare venne
praticata con grande successo durante la battaglia di Panlung nel nord dello Shensi e in quella di Ciuang,
nella regione dello Shansi-Chabar-Hopei. E’ stato cosi dimostrato che questa pratica presenta numerosi
vantaggi e nessun inconveniente.
“Il movimento democratico nell’esercito” (30 gennaio 1948), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Nella grande lotta in cui è impegnato, il Partito comunista cinese chiede a tutti i suoi organi dirigenti, a tutti i
suoi membri e ai suoi quadri, di dar prova di grande iniziativa, la sola cosa che possa garantire la vittoria.
Praticamente, questa iniziativa si manifesterà nella loro energia creativa, nel loro spirito di responsabilità,
nella capacità di lavoro, nel coraggio e nella facoltà di suscitare problemi, esprimere opinioni, criticare i
difetti, cosi come nel controllo, esercitato in pieno spirito di cameratismo, sugli organismi superiori e i
dirigenti. Altrimenti, il termine iniziativa non avrebbe senso. Ora, questa iniziativa si può sviluppare solo in
rapporto col grado di democrazia esistente all’interno del Partito. Non potrebbe svilupparsi senza una
sufficiente democrazia. Così , non è possibile formare un gruppo numeroso di u~ mini capaci se nel Partito
non regna la democrazia.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
A patto di non essere un elemento ostile e di non lanciare perfidi attacchi, chiunque può formulare il proprio
parere, anche se sbaglia; e i dirigenti di tutti i livelli hanno il dovere di ascoltare. Occorre applicare due
principi: 1) Non tacere nulla di ciò che sai, non tenerti per te quel che hai da dire; 2) Nessuno è colpevole di
aver parlato; a chi ascolta di trarne profitto. E’ impossibile far osservare il primo principio, a meno di
ammettere realmente, e non formalmente, che “nessuno è colpevole di aver parlato”.
“I compiti del 1945” (15 dicembre 1944).
Il Partito deve educare i suoi membri sulle questioni della democrazia, affinché essi comprendano che cos’è la
vita democratica, quali sono i rapporti tra la democrazia e il centralismo, e come si pratica il centralismo
democratico. Soltanto cosf potremo estendere realmente la democrazia in seno al Partito, pur evitando
l’ultrademocraticismo e quel lasciar perdere che distrugge la disciplina.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Nell’esercito, come nelle organizzazioni locali, la democrazia interna del Partito deve servire a rafforzare la
disciplina, ad accrescere la capacità combattiva, e non a indebolirla.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
E’ necessario, sul piano teorico, distruggere le radici dell’ultrademocraticismo. Innanzitutto è necessario
spiegare che l’ultrademocraticismo comporta il pericolo di un rilassamento nelle organizzazioni del Partito
che può spingersi fino alla loro completa disgregazione, il pericolo di un indebolimento e perfino della totale
distruzione della capacità combattiva del Partito, il che toglierebbe al Partito la possibilità di affrontare i suoi
compiti di lotta e, di conseguenza, porterebbe la rivoluzione alla sconfitta. Occorre poi spiegare che
l’ultrademocraticismo ha le sue radici nella indisciplina individualistica piccolo-borghese. Essa, infiltrandosi
nel Partito, alimenta le concezioni ultrademocratiche in politica e nelle questioni di organizzazione, concezioni
assolutamente incompatibili con i compiti di lotta del proletariato.
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
XVI. L’educazione e l’addestramento delle truppe
La nostra politica nel campo dell’educazione deve permettere a coloro che la ricevono di formarsi sul piano
morale, intellettuale e fisico, per diventare dei lavoratori preparati, muniti di una coscienza socialista.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Per l’educazione dei quadri in servizio, come per l’insegnamento nelle scuole destinate ai quadri, stabilire il
principio per cui gli studi devono essere centrati sulle questioni pratiche della rivoluzione cinese e guidati dai
principi fondamentali del marxismo-leninismo; abbandonare il metodo che consiste in uno studio fatto da un
punto di vista statico, e tendente a cogliere le cose isolatamente, del marxismo-leninismo.
“Riorganizziamo il nostro studio” (maggio 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Per una scuola militare, i problemi più importanti sono la scelta del direttore e dei professori e la definizione
dei principi d’insegnamento.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
Se in una scuola di un centinaio di persone non esiste un gruppo dirigente costituito in funzione della
situazione (e non formato arbitrariamente) e composto da alcuni, talora poco più di una decina, tra gli
elementi più attivi, più retti e più capaci, scelti tra gli insegnanti, gli impiegati e gli allievi, questa scuola
funzionerà certamente male.
“Sui metodi di direzione” (1 giugno 1943) Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Tutti gli ufficiali e i soldati del nostro esercito devono perfezionarsi nell’arte militare, avanzare arditamente
in una guerra in cui la nostra vittoria è sicura, e devono annientare tutti i nostri nemici: risolutamente,
radicalmente, integralmente, totalmente.
“Manifesto dell ‘Esercito popolare di liberazione cinese” (ottobre 1947), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Occorre dare importanza all’aspetto militare quanto all’aspetto politico del programma d’istruzione e di
consolidamento appena avviato, e che durerà un anno; inoltre occorre combinare i due aspetti. All’inizio,
bisogna mettere l’accento sull’aspetto politico, impegnandosi soprattutto nel migliorare i rapporti tra gli
ufficiali e i soldati, nel rafforzare l’unità interna e nell’utilizzare l’estremo ardore dei quadri e della massa dei
combattenti; allora soltanto si potranno attuare senza difficoltà e con risultati migliori l’istruzione e il
consolidamento sui piano militare.
“I compiti del 1945” (15 dicembre 1944).
Quanto al metodo d’istruzione, noi dobbiamo sviluppare il movimento di massa, nel corso del quale gli
ufficiali istruiscono i soldati, i soldati istruiscono gli ufficiali e i soldati si istruiscono a vicenda.
“L’orientamento del nostro lavoro nelle regioni liberate, per il 1946” (15 dicembre 1945), Opere scelte di Mao
Tse-tung, vol. IV.
La nostra parola d’ordine nell’addestramento delle truppe è la seguente: “gli ufficiali istruiscono i soldati, i
soldati istruiscono gli ufficiali e i soldati s’istruiscono a vicenda.” I soldati hanno una grande esperienza
pratica di combattimento. Gli ufficiali hanno molto da imparare da loro, e saranno tanto più capaci quanto
più avranno assimilato l’esperienza altrui.
“Conversazione per i redattori del Quotidiano dello Shansi-suiyuan” (2 aprile 1948), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Quanto alle materie dell’addestramento, il nostro scopo rimane in primo luogo quello di incrementare il
livello tecnico del tiro, del combattimento alla baionetta, del lancio delle granate, ecc.; in secondo luogo quello
di incrementare il livello tattico; una particolare importanza verrà assegnata all’addestramento per le
operazioni notturne.
“L’orientamento del nostro lavoro nelle regioni liberate, per il 1946” (15 dicembre 1945), Opere scelte di Mao
Tse-tung, vol. IV.
XVII Al servizio del popolo
Dobbiamo essere modesti e prudenti, dobbiamo evitare ogni presunzione e ogni fretta soverchia, e dobbiamo
servire con tutto il nostro cuore il popolo cinese…
“I due destini della Cina” (23 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Servire il popolo con tutto il nostro cuore senza mai staccarci, nemmeno per un solo istante dalle masse, in
ogni cosa, partire dagli interessi del popolo e non da quelli dell’individuo o di un piccolo gruppo; identificare
la nostra responsabilità di fronte al popolo con la nostra responsabilità di fronte agli organi dirigenti del
Partito – ecco i principi che ispirano le nostre azioni.
“Sul governo di coalizione” (24 Aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Gli organismi dello Stato praticano il centralismo democratico; essi devono appoggiarsi alle masse popolari, e
i loro funzionari devono servire il popolo.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957)
Lo spirito del compagno Bethune, completo oblio di se stesso e dedizione agli altri, si manifestava nel suo
profondo senso di responsabilità nei confronti del suo lavoro e nel suo illimitato affetto per i compagni, per il
popolo. Ogni comunista deve prenderlo a esempio…
…Noi tutti dobbiamo imparare da lui questo perfetto spirito di abnegazione. In questo modo, ognuno può
rendersi molto utile al popolo. Grandi o piccole che siano le capacità, basta possedere questo spirito per
essere un uomo di sentimenti nobili, integro, un uomo di elevata moralità, lontano dagli interessi volgari, un
uomo utile al popolo.
“In memoria di Norman Bethune” (21 dicembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Il nostro Partito comunista, come la VIII Armata di marcia e la Nuova IV Armata che esso dirige, sono le
legioni della rivoluzione. Le nostre legioni sono totalmente votate alla liberazione del popolo e lavorano
esclusivamente nel suo interesse.
“Al servizio del popolo” (8 settembre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Ciascuno dei nostri quadri, qualunque sia il suo rango, è un servitore del popolo. Tutto ciò che noi facciamo è
al servizio del popolo; dunque: di quale difetto non riusciremo a liberarci?
“I compili del 1945” (15 dicembre 1944).
Il nostro dovere è di essere responsabili nei confronti del popolo. Ogni nostra parola, ogni nostro atto e ogni
nostra misura politica devono rispondere agli interessi del popolo, e se si commettono degli errori, questi
errori andranno corretti; è questo che si chiama essere responsabili nei confronti del popolo.
“La situazione e la nostra politica dopo la vittoria nella guerra di resistenza contro il Giappone” (13 agosto
1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Dire lotta è come dire sacrificio, e la morte è cosa frequente. Poiché ci stanno a cuore gli interessi del popolo,
le sofferenze della grande maggioranza della popolazione, morire per il popolo significa dare alla nostra
morte il suo significato. Tuttavia, dobbiamo ridurre al minimo i sacrifici inutili.
“Al servizio del popolo” (1 settembre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Ogni uomo, un giorno, deve morire, ma non tutte le morti hanno lo stesso significato. Uno scrittore dell’antica
Cina, Sema Tsien, diceva: “Certo, gli uomini sono mortali; ma la morte di alcuni ha più peso del monte
Taichan, quella di altri meno di una piuma.” Morire per gli interessi del popolo ha più peso del monte
Taichan, ma buttarsi al servizio dei fascisti e morire per gli sfruttatori e gli oppressori ne ha meno di una
piuma.
“Al servizio del popolo” (8 settembre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
XVIII. Il patriottismo e l’internazionalismo
Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota? Noi pensiamo che non
soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche determinano il contenuto concreto del
patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed esiste il “patriottismo” degli aggressori giapponesi e quello di
Hitler, al quale i comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono favorevoli
alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla sconfitta degli aggressori giapponesi
e di Hitler è nell’interesse dei loro popoli, e quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. …
Poiché queste guerre scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro paesi
quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è vittima dell’aggressione.
Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo all’internazionalismo. Noi siamo
contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la nostra parola d’ordine è di lottare per la difesa della
patria contro l’invasore. Per noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è
un dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria consente di vincere
gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione rende possibile l’emancipazione del
proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto
per i popoli degli altri paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un’applicazione
dell’internazionalismo.
“Il ruolo del Partilo comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Ed ecco uno straniero che, senza minimamente essere spinto dall’interesse personale, ha fatta sua la causa
della liberazione del popolo cinese. Quale spirito l’ha indotto a ciò? Lo spirito dell’internazionalismo, del
comunismo, quello che ogni comunista cinese deve assimilare. …Dobbiamo unirci al proletariato di tutti i
paesi capitalisti, del Giappone, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti, dell’Italia, ecc., perché sia possibile
abbattere l’imperialismo e pervenire alla liberazione del nostro paese e del nostro popolo, dei paesi e dei
popoli del mondo intero. Tale è il nostro internazionalismo, quello che noi contrapponiamo al nazionalismo e
al patriottismo gretto.
“In memoria di Norman Bethune” (21 cicembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
II.
Per arrivare a una completa emancipazione, i popoli oppressi devono contare innanzitutto sulla propria lotta,
e soltanto in seconda istanza sull’aiuto internazionale. I popoli la cui rivoluzione ha trionfato devono aiutare
quelli che lottano per la loro liberazione. E’ questo il nostro dovere internazionalista.
Conversazione con alcuni amici africani (8 agosto 1963).
Gli Stati socialisti rientrano in un tipo completamente nuovo; le classi sfruttatrici sono state rovesciate e il
popolo lavoratore ha preso il potere. Nelle relazioni tra questi Stati, viene applicato il principio dell’unione
dell’internazionalismo e del patriottismo. Noi siamo strettamente legati da interessi e da un ideale comune.
“Intervento alla riunione del Soviet supremo dell’URSS per la celebrazione dei 49′ anniversario della grande
Rivoluzione socialista di ottobre” (6 novembre 1957).
I popoli del campo socialista devono unirsi, devono unirsi i popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina,
devono unirsi i popoli di tutti i continenti, tutti i paesi amanti della pace e tutti i paesi vittime dell’aggressione,
della spoliazione, dell’intervento e delle vessazioni degli Stati Uniti devono unirsi, allo scopo di formare il
fronte unito più largo possibile contro la politica di aggressione e di guerra dell’imperialismo americano e per
la difesa della pace mondiale.
“Dichiarazione a sostegno della giusta lotta patriottica dei popolo panamense contro l’imperialismo
americano” (12 gennaio 1964).
Le cose evolvono senza tregua. Sono passati quarantacinque anni appena dalla rivoluzione del 1911, e oggi
l’aspetto della Cina è completamente diverso. Altri quarantacinque anni ancora e, nell’anno 2001, che
segnerà l’inizio del XXI secolo, la Cina avrà visto altri e più importanti cambiamenti. Sarà diventata un
potente paese socialista industrializzato. E ciò è necessario perché, con la sua superficie di 9.600.000
chilometri quadrati e i suoi 600 milioni di abitanti, la Cina ha il dovere di dare un maggior contributo
all’umanità. Per molto tempo, il nostro contributo è stato minimo, e ciò è da deplorare.
Tuttavia, dobbiamo essere modesti. Non soltanto ora, ma anche tra quarantacinque anni, e sempre. Nelle
relazioni internazionali, noi cinesi dobbiamo liquidare ogni sciovinismo di grande potenza, risolutamente,
radicalmente, integralmente, totalmente.
“In memoria dei dottor Sun Yat-sen” (novembre 1956).
Evitiamo sempre di nutrire il minimo orgoglio ispirato da sciovinismo di grande potenza, di farci presuntuosi
in seguito al nostro trionfo nella rivoluzione e per certi successi ottenuti nell’edificazione. Grande o piccola
che sia, ogni nazione ha i suoi punti forti e i suoi punti deboli.
“Discorso inaugurale all’ VIII congresso dei Partito comunista cinese” (15 settembre
1956).
XIX. L’eroismo rivoluzionario
Questo esercito avanza sempre, intrepido e deciso a trionfare di qualunque nemico. Non si lascerà mai
umiliare. Quali che siano le circostanze, e per quanto difficili possano essere, questo esercito si batterà fino
all’ultimo uomo.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. III.
Applicare appieno il nostro stile di combattimento – valore, spirito di sacrificio, sprezzo della fatica e tenacia
nei combattimenti continui (scontri successivi in un breve periodo di tempo e senza riposo).
“La situazione attuale e i nostri compiti” (25 dicembre 1947), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. IV.
Migliaia e migliaia di martiri hanno dato eroicamente la loro vita per gli interessi del popolo. Teniamo alta la
loro bandiera, avanziamo sulla via tracciata dal loro sangue!
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scette di Mao Tse-tung, vol. III.
Prendere le proprie decisioni, non indietreggiare di fronte a qualsiasi sacrificio, superare tutte le difficoltà per
strappare la vittoria.
“Come Yu Kung spostò le montagne” (11 giugno 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. III
….in un momento critico della spedizione del nord, il fronte unito nazionale del Kuomintang, del Partito
comunista cinese e di tutti gli strati della popolazione, costituito nell’interesse della causa della liberazione del
popolo cinese, nonché tutte le direttive politiche di questo fronte unito, fu distrutto in seguito all’attuazione,
da parte delle autorità del Kuomintang, di una politica antinazionale di tradimento che si tradusse
nell’epurazione del Partito e in misure di sanguinoso terrore.
…E invece dell’unità del popolo si ebbe la guerra civile, invece della democrazia la dittatura, invece della luce
le tenebre. Ma non si riusci né a spaventare, né a domare, né a sterminare il Partito comunista ed il popolo
cinese, che si rimisero in piedi, si ripulirono del sangue, seppellirono i compagni caduti, ripresero la lotta. Essi
levarono ancora più alto il vessillo della rivoluzione e si diedero alla resistenza armata. In vaste regioni della
Cina essi crearono gli organi del potere popolare, realizzarono la trasformazione del sistema agrario,
costituirono l’esercito popolare – l’Esercito rosso cinese – e conserrarono e moltiplicarono le forze
rivoluzionarie del popolo cinese.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Voi avete molte qualità e avete grandi meriti; ma evitate ogni presunzione. Tutti vi rispettano, e voi lo
meritate, ma appunto questa può essere per voi una ragione di boria. Se diventerete presuntuosi – se sarete
meno esigenti nei vostri confronti, non farete più sforzi per migliorarvi, non prenderete in considerazione
l’opinione degli altri, non prenderete in considerazione l’opinione dei quadri e delle masse, non meriterete più
l’appellativo di eroi del lavoro e di lavoratori modello. Ciò è già accaduto ad alcuni di voi in passato, ma è da
sperare che voi non seguirete quelle orme.
“Imparare a dirigere il lavoro economico” (10 gennaio 1945), Opere scette di Mao Tse-tung, vol. III.
Nella lotta per liquidare il nemico, per aumentare e sviluppare la produzione industriale ed agricola, voi avete
superato numerose difficoltà, dimostrando un coraggio, una saggezza e un entusiasmo ammirevoli. Voi siete
dei modelli per l’intera nazione cinese, siete l’avanguardia che fa progredire vittoriosamente la causa del
popolo nei vari ambiti, un supporto sicuro del governo popolare e un ponte che lo congiunge con le larghe
masse.
Messaggio di felicitazione, in nome del comitato centrale del Partito comunista Cinese, alla conferenza
nazionale dei delegati degli Eroi combattenti e dei Lavoratori modello (25 settembre 1950).
Noi, che formiamo la nazione cinese, siamo pronti a combattere il nemico fino all’ultima goccia di sangue,
siamo decisi a ricuperare coi nostri sforzi ciò che abbiamo perduto e siamo capaci di tenere il notro posto nel
novero delle nazioni.
“La tattica della lotta contro l’imperialismo giapponese” (27 dicembre 1935), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. I.
XX Edificare il paese con diligenza ed economia
Occorre che i quadri, come il popolo, tengano sempre presente che la Cina è un grande paese socialista e,
nello stesso tempo, un paese povero, economicamente arretrato – è, questa, una grande contraddizione.
Affinché il nostro paese diventi prospero e potente, sono ancora necessari molti decenni di sforzi tenaci, e, tra
questi sforzi, l’applicazione di una politica di diligenza e di economia nell’edificazione del paese, politica che
implica una stretta economia e la lotta contro lo spreco.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nei popolo” (27 febbraio 1957).
La diligenza e l’economia devono essere osservate in ogni settore, nella gestione delle fabbriche, dei negozi,
delle imprese di Stato e nelle cooperative, come in ogni altro lavoro. Il principio della stretta economia è uno
dei principi fondamentali dell’economia socialista. La Cina è un grande paese e tuttavia ancora molto povero;
e occorreranno ancora namerosi decenni perché diventi prospero. E anche allora, il principio di diligenza e di
economia dovrà sempre essere applicato. E’ appunto durante queste poche decine di anni e nel corso dei piani
quinquennali futuri che bisognerà propagandare in modo particolare la diligenza e l’economia, e, soprattutto,
praticare una stretta economia.
Nota all’articolo “Diligenza ed economia nella gestione delle cooperative” (1955), Il grande balzo in avanti del
socialismo nelle campagne cinesi.
Ovunque e in tutti i modi, occorre aver cura delle risorse in uomini e in materiali; è impossibile vivere
soltanto alla giornata, e abbandonarci alla prodigalità e allo spreco. In qualsiasi posto ci troviamo, sin dal
primo anno di lavoro, occorre rammentare che si devono fare i calcoli per molti anni a venire, che la guerra
durerà ancora a lungo, che bisogna pensare alla controffensiva, e alla ricostruzione, che comincerà
immediatamente dopo la cacciata del nemico. Evitiamo la prodigalità e lo spreco, e incrementiamo
attivamente la produzione. In passato, alcune regioni dovettero pagare caro il fatto che i funzionari non
sapevano fare i calcoli per un lungo periodo di tempo a venire, non si preoccupavano dell’economia, delle
risorse in uomini ed in materiali, né dello sviluppo della produzione. Da ciò dobbiamo ricavare il debito
insegnamento.
“Imparare a dirigere il lavoro economico” (19 gennaio 1945), Opere scelte dl Mao Tse-
tung, vol. III.
Allo scopo di aumentare e di incrementare rapidamente la produzione agricola a la produzione industriale
nei piccoli centri, lungo la nostra lotta per la liquidazione del sistema feudale, dobbiamo compiere tutti gli
sforzi possibili per conservare i mezzi di produzione e i beni di consumo utilizzabili, adottando severe misure
nei confronti di chiunque li distrugga o li sprechi, opponendoci alle baldorie e alle gozzoviglie e puntando su
una stretta economia.
“Discorso pronunciato a una conferenza dei quadri della regione liberata dello Sbansisuiyuan” (1 aprile
1948), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Per quanto riguarda le nostre spese di bilancio, dobbiamo adottare il principio dell’economia. Occorre che
tutti i funzionari degli organismi governativi capiscano che la corruzione e lo spreco sono delitti
estremamente gravi. La lotta contro questi mali ha già dato qualche risultato, ma è indispensabile continuare
in questo sforzo. Economizzare ogni soldo per i bisogni della guerra e della rivoluzione, per l’edificazione
della nostra economia: tale dev’essere il principio della nostra contabilità.
“La nostra politica economica” (23 gennaio 1934), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Tendenze pericolose si sviluppano tra numerosi nostri quadri che si mostrano restii a condividere con le
masse le gioie e i dolori e desiderosi di fama e di profitti personali. E’ male. Nel corso del movimento per
l’incremento della produzione e la realizzazione di economie, dobbiamo semplificare i nostri organismi
amministrativi, trasferire certi quadri a gradi inferiori, affinché molti dei nostri quadri tornino alla
produzione; è, questo, uno dei metodi per superare queste pericolose tendenze.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
L’autorifornimento dell’esercito per mezzo dello sviluppo della produzione, non solo migliora le sue
condizioni materiali di vita, allevia gli oneri che pesano sulla popolazione, dando così la possibilità di
aumentare i contingenti dell’esercito, ma dà anche immediatamente risultati positivi, come per esempio:
1) il miglioramento delle relazioni tra comandanti e combattenti: lavorando in comune, essi si avvicinano gli
uni agli altri come fratelli;
2) il rafforzamento dell’amore per il lavoro. …L’attività produttiva consolida l’amore per il lavoro e
contribuisce a eliminare le abitudini proprie dei fannulloni;
3) il rafforzamento della disciplina. L’introduzione della disciplina sul lavoro nel processo dell’attività
produttiva, non solo non indebolisce la disciplina militare e la disciplina dei militari nella vita quotidiana, ma
al contrario la rafforza;
4) il miglioramento dei rapporti tra l’esercito e la popolazione. Poiché le truppe hanno una propria economia,
si fanno sempre meno frequenti, o spariscono del tutto, i tentativi di impadronirsi dei beni della popolazione.
Nel processo produttivo, esercito e popolazione si aiutano a vicenda, il che consolida ancora di più l’amicizia
tra di loro;
5) le truppe manifestano più raramente malcontento nei confronti degli organi del potere; migliorano le
relazioni tra le truppe e gli organi del potere;
6) si stimola un ampio movimento della popolazione per lo sviluppo della produzione. Quando l’esercito si
occupa della produzione, si fa sempre più chiara anche per gli uffici la necessità di occuparsi della stessa, ed è
certo che quanto più energicamente essi se ne occupano, tanto più chiara appare anche a tutta la popolazione
la necessità di un ampio sviluppo della produzione, e tanto più energicamente essa se ne occupa.
“Sull’autorifornimento dell’esercito e sull’importanza del movimento per sviluppare la produzione e per
correggere lo stile dl lavoro” (27 aprile 1945), Opere scette di Mao Tse-tung, , vol. III.
Alcuni sostengono che se le unità militari partecipano alla produzione, esse non possono combattere ed
occuparsi di esercitazioni o di altro lavoro, e che se le amministrazioni si occupano della produzione, non
possono fare il loro dovere. Ciò è falso. Negli ultimi anni le unità militari della regione di confine hanno svolto
una larga attività produttiva, assicurandosi una quantità sufficiente di viveri e di indumenti, e,
contemporaneamente, si sono occupate, con successo ancora maggiore di prima, delle esercitazioni e
dell’istruzione generale e politica. Jn questo periodo, la coesione interna dell’esercito e l’armonia fra l’esercito
e la popolazione sono aumentate. Nelle regioni di confine, durante tutto l’anno scorso, si è esteso largamente il
movimento per lo sviluppo della produzione; nello stesso tempo sono stati ottenuti grandissimi successi nel
settore delle operazioni militari e dappertutto si è sviluppata l’istruzione delle truppe. Le condizioni di vita
degli impiegati dei vari organismi sono migliorate grazie alla loro attività produttiva; le preoccupazioni sono
diminuite, la produttività del lavoro è più efficace. Ciò vale sia per la regione di confine, sia per le regioni
vicine al fronte.
“Imparare a dirigere il lavoro economico” (10 gennaio 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
XXI. Contare sulle proprie forze e lottare con tenacia
Su quale base deve fondarsi la nostra politica? Sulla nostra forza: è quel che si dice contare sulle proprie
forze. Certo, noi non siamo soli: tutti i paesi e tutti i popoli del mondo in lotta contro l’imperialismo sono
nostri amici. Tuttavia, noi insistiamo sulla necessità di contare sulle nostre forze. Appoggiandoci alle forze
che noi stessi abbiamo organizzato, noi possiamo vincere tutti i reazionari cinesi e stranieri.
“La situazione e la nostra politica dopo la vittoria nella guerra di resistenza Contro il Giappone” (13 agosto
1945), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. IV
Noi sosteniamo che bisogna contare sulle proprie forze. Noi speriamo di ricevere un aiuto dall’esterno, ma
non dobbiamo farcene dipendenti; noi contiamo sui nostri sforzi, sulla forza creativa di tutto il nostro
esercito, di tutto il nostro popolo.
“Imparare a dirigere il lavoro economico” (IO gennaio 1945), Opere scelte dl Mao Tse- tung, vol. III
Il conseguimento della vittoria in tutto il paese è soltanto il primo passo di una lunga marcia di diecimila
leghe. …La rivoluzione cinese è una grande rivoluzione, ma dopo la sua vittoria, la strada da percorrere sarà
molto più lunga, il nostro compito più grandioso e più arduo. E’, questo, un punto che va illustrato fin d’ora
nel Partito, affinché i compagni si conservino modesti, prudenti, perché non siano né presuntuosi né impulsivi
nel loro stile di lavoro, e affinché insistano nel loro stile di vita semplice e di lotta ardua.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del comitato centrale uscito dal VII congresso del Partito comunista
cinese” (5 marzo 1949), Opera scelte dl Mao Tse-tung. vol. IV.
Dobbiamo togliere completamente dalla testa ai nostri quadri l’idea che possiamo ottenere facili vittorie
grazie a felici occorrenze, senza dover lottare duramente e senza pagarle col nostro sudore e il nostro sangue.
“Costituire solide basi di appoggio nel Nord-Est” (29 dicembre 1945), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. IV.
Per aiutare il popolo ad aver fiducia nella vittoria, dobbiamo costantemente tenerlo al corrente dei progressi
del mondo e mostrargli il suo luminoso avvenire. Nello stesso tempo, dobbiamo dire al popolo e ai nostri
compagni che il nostro cammino sarà tortuoso. Sulla via della rivoluzione esistono ancora molti ostacoli e
molte difficoltà. Il VII Congresso del nostro Partito ha previste le numerose difficoltà che noi avremmo
incontrato. Noi preferiamo immaginare che siano più numerose di quel che sono. Certi compagni
preferiscono non pensarci seriamente. Ma esse sono una realtà; noi dobbiamo riconoscere tutte le difficoltà
che ci sono e non metterci nell’atteggiamento del “non volerle riconoscere.” Occorre riconoscerle, analizzarle
e combatterle. Nel mondo non esiste una retta via; dobbiamo essere pronti a seguirne una tortuosa, senza
cercare di ottenere le cose a poco prezzo. Non bisogna immaginare che un bel giorno tutti i reazionari cadano
in ginocchio di propria spontanea volontà. In breve: l’avvenire è radioso, ma il nostro cammino è tortuoso.
Abbiamo di fronte a noi ancora molte difficoltà, che non vanno trascurate. Unendoci al popolo intero in uno
sforzo comune, potremo certamente superarle tutte e conseguire la vittoria.
“Sui negoziati dl Chungking” (17 Ottobre 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV
Colui che vede soltanto il lato luminoso delle cose e non si avvede delle difficoltà non potrà lottare con
successo per l’adempimento dei compiti che s’impongono al Partito.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Le ricchezze della società sono create dagli operai, dai contadini, dagli intellettuali lavoratori. Se essi
prendono in mano il proprio destino, e seguono una linea marxista-leninista, e si applicano a una rapida
soluzione dei problemi invece di eluderli, potranno sempre venire a capo di qualunque difficoltà.
Nota all’articolo “Il segretario del Partito assume i suoi compiti e tutti i membri del Partito partecipano alla
creazione delle cooperative” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo nelle campagne cinesi.
I compagni del Partito devono tenere pienamente conto di tutte le difficoltà e devono essere pronti a superarle
sistematicamente con una volontà indomabile. Le forze reazionarie hanno le loro difficoltà, e noi abbiamo le
nostre. Ma quelle delle forze reazionarie sono insuperabili, perché queste forze si avviano verso la morte,
senza alcuna altra prospettiva. Le nostre possono essere superate, perché noi siamo forze giovani, in ascesa,
con un avvenire luminoso.
“Per salutare il nuovo grande balzo in avanti della rivoluzione Cinese” (1 febbraio 1947), Opere scelte dl Mao
Tse-tung, vol. IV.
Nei momenti difficili, i nostri compagni non perdano di vista i nostri successi, cerchino di vedere il nostro
luminoso avvenire e di raddoppiare il loro coraggio.
“Al servizio del popolo” (8 settembre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Il nuovo si genera in mezzo alle difficoltà e alle vicissitudini. Sarebbe pura illusione credere che, sulla via del
socialismo, si possano evitare le difficoltà e le vie traverse, che si possa evitare di compiere un massimo di
sforzi, che basti lasciarsi spingere dal vento e che il successo si ottenga facilmente.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nei popolo” (27 febbraio 1957).
In certi momenti della lotta rivoluzionaria, le difficoltà hanno la meglio sulle condizioni favorevoli; in questi
casi, le difficoltà costituiscono l’aspetto principale della contraddizione e le condizioni favorevoli l’aspetto
secondario. Tuttavia, i rivoluzionari riescono grazie ai loro sforzi a superare progressivamente le difficoltà, a
creare condizioni nuove, favorevoli; allora la situazione sfavorevole viene sostituita da una situazione
favorevole.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Cosa significa lavorare? Lavorare significa lottare. Ecco, laggiù ci sono difficoltà e problemi che siamo
chiamati a risolvere. Per vincere queste difficoltà andiamo laggiù a lavorare e a lottare. Un buon compagno è
quello che ci tiene ad andare là dove le difficoltà sono maggiori.
“Sui negoziati di Chungking” (17 ottobre 1945), Opere scelte dl Mao Tse-tung, vol. IV.
Esiste una vecchia favola cinese, il cui titolo è:
“Come Yu Kung spostò le montagne.” In essa si narra che, in tempi remoti, nella Cina settentrionale viveva
un vecchio che si chiamava: Yu Kung dei Monti del Nord. La sua casa dava a sud, su due grandi montagne:
Taihangscian e Wangwuscian, che ne sbarravano gli accessi. Yu Kung decise di spianare queste montagne,
insieme coi figli, servendosi di zappe. Un altro vecchio, che si chiamava Gi So, quando li vide scoppiò in una
risata e disse: “Lavorate per niente: non è possibile che riusciate a spianare due montagne così grandi.” Yu
Kung gli rispose: “Io morrò, ma resteranno i miei figli; morranno i miei figli, ma resteranno i nipoti, e così le
generazioni si seguiranno le une alle altre incessantemente. Le montagne sono alte, ma non possono diventare
ancora più alte, quanto più lavoreremo, tanto più esse diminuiranno; perché non potremmo spianarle?”
Smentita con queste parole la conclusione errata cui era giunto Gi So, senza esitare un istante Yu Kung
cominciò a scavare giorno per giorno le montagne. Ciò impietosì il Cielo, il quale inviò sulla terra due angeli,
che portarono via le montagne. Anche oggi due grandi montagne opprimono con tutta la loro pesantezza il
popolo cinese: una di esse si chiama imperialismo, l’altra feudalesimo. Il Partito comunista cinese ha, già da
lungo tempo, deciso di spianare queste due montagne. Noi dobbiamo mettere in atto con perseveranza le
nostre decisioni, dobbiamo lavorare indefessamente, e noi pure commuoveremo il Cielo: e questo Cielo non è
altro che il popolo cinese. E se tutto il popolo si solleverà insieme con noi per spianare le montagne, è mai
possibile che non riusciamo ad abbatterle?
“Come Yu Kung spostò le montagne” (11 giugno 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
XXII Metodi di lavoro e di pensiero.
La storia dell’umanità è un costante movimento dal regno della necessità verso il regno della libertà. Il
processo è senza fine. In una società in cui sussistono le classi, la lotta di classe non può finire; e la lotta tra il
nuovo e il vecchio, tra il vero e il falso nella società senza classi continuerà indefinitamente. Negli ambiti della
lotta per la produzione e della sperimentazione scientifica, l’umanità non smetterà mai di progredire e la
natura di evolvere; esse non si fermeranno mai a un certo livello. Così , l’uomo deve fare costantemente il
bilancio della propria esperienza, scoprire, inventare, creare e progredire. I punti di vista ispirati
dall’immobilismo, dal pessimismo, dal sentimento d’impotenza, dall’orgoglio e dalla presunzione sono errati.
E ciò, perché non corrispondono alla realtà storica dello sviluppo della società umana da circa un milione di
anni, né alla realtà storica della natura quale finora la conosciamo (per esempio la natura quale si riflette
nella storia dei corpi celesti, della terra, della vita e delle altre scienze della natura).
Citato in “Rapporto sui lavori del governo presentato dal primo ministro Chou En-lai alla I sessione dalla III
Assemblea popolare nazionale” (21-22 dicembre 1964).
Gli uomini si servono delle scienze della natura come di un’arma nella lotta per la libertà. Alla fine di
conquistare la loro libertà sul piano sociale, si servono delle scienze sociali per comprendere la società, per
trasformarla e por mano alla rivoluzione sociale. Al fine di conquistarsi la libertà nella natura, si servono
delle scienze della natura per studiarla, per domarla e trasformarla, e così otterranno la libertà dalla stessa
natura.
Discorso alla cerimonia per la fondazione della Società di studi sulle scienze della natura della regione di
confine (5 febbraio 1940).
La filosofia marxista – il materialismo dialettico- presenta due evidenti particolarità. la prima è il suo
carattere di classe: essa afferma apertamente che il materialismo dialettico serve il proletariato; la seconda è
il suo carattere pratico: essa pone l’accento sul fatto che la teoria dipende dalla pratica, che la teoria si fonda
sulla pratica e, a sua volta, serve la pratica.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
La filosofia marxista considera che l’essenziale non è tanto di capire le leggi del mondo oggettivo per essere in
grado di spiegarlo, ma di utilizzare la conoscenza di queste leggi per trasformare attivamente il mondo.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tuog, vol. I.
Da dove provengono le idee giuste? Cadono dal cielo? No. Sono innate? No. Esse non possono venire che dalla
pratica sociale, da tre specie di pratica sociale: la lotta per la produzione, la lotta di classe e la
sperimentazione scienti
“Da dove provengono le idee giuste?” (maggio 1963).
L’esistenza sociale degli uomini determina il loro pensiero. E le idee giuste specifiche di una classe di
avanguardia diventano, appena si diffondono tra le masse, una forza materiale capace di trasformare la
società e il mondo.
“Da dove provengono le idee giuste?” (maggio 1963).
Impegnati in lotte varie, nel corso della loro pratica sociale, gli uomini acquistano una ricca esperienza, che
traggono dai loro successi come dalle loro sconfitte. Innumerevoli fenomeni del mondo oggettivo si riflettono
nel cervello attraverso il canale dei cinque organi di senso – la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto; così si
costituisce, inizialmente, la conoscenza sensibile. Quando è avvenuta una sufficiente accumulazione di questi
dati sensibili, avviene un salto in virtù del quale essi si trasformano in conoscenze razionali, cioè in idee. E’,
questo, un processo della conoscenza. E’ il primo grado del processo generale della conoscenza, il grado del
passaggio dalla materia, che è oggettiva, alla mente, che è soggettiva, dall’essere al pensiero. A questo grado,
non è ancora dimostrato che la mente o il pensiero (e quindi le teorie, la politica, i progetti, i mezzi scelti per
l’azione) riflettano correttamente le leggi del mondo oggettivo; non è ancora lecito stabilire se sono giuste o
no. Interviene allora il secondo grado del processo conoscitivo, il grado del passaggio dallo spirito alla
materia, dal pensiero all’essere: si tratta allora di applicare nella pratica sociale la conoscenza acquisita nel
corso del primo grado, per verificare se le teorie, la politica, i progetti, i mezzi d’azione, ecc. producono i
risultati previsti. In generale, è giusto ciò che riesce, è falso ciò che fallisce; e ciò è vero soprattutto della lotta
degli uomini contro la natura. Nella lotta sociale, le forze che rappresentano la classe d’avanguardia
subiscono talora delle sconfitte, non perché abbiano idee false, ma perché, nel rapporto delle forze che si
affrontano, esse sono temporaneamente meno potenti delle forze della reazione; da ciò derivano le loro
provvisorie sconfitte, ma esse finiscono sempre per trionfare. Passando al vaglio della pratica, la conoscenza
umana compie dunque un altro salto, ancora più significativo del precedente. Infatti, soltanto questo salto
permette di verificare il valore del primo, cioè di accertare se le idee, le teorie, la politica, i progetti, i mezzi
d’azione, ecc. elaborati nel corso del processo di riflessione sul mondo oggettivo sono giusti o falsi; non esiste
altro mezzo per controllare la verità.
“Da dove provengono le idee giuste?” (maggio 1963).
Affinché il movimento che porta a una giusta conoscenza si compia, occorrono spesso numerose ripetizioni,
che consistono nel passare dalla materia allo spirito, poi dallo spirito alla materia, cioè dalla pratica alla
conoscenza, poi dalla conoscenza alla pratica. Tale è la teoria marxista della conoscenza, la teoria
materialistico-dialettica della conoscenza.
“Da dove provengono le idee giuste?” (maggio 1963).
Chiunque voglia conoscere un fenomeno non vi riuscirà senza mettersi in contatto con esso, cioè senza vivere
(dedicandosi alla pratica) nel centro stesso di questo fenomeno. …Se si vogliono acquistare conoscenze,
occorre partecipare alla pratica che trasforma la realtà. Se si vuole conoscere il sapore di una pera bisogna
trasformarla mangiandola. … Se si vogliono conoscere la teoria e i metodi della rivoluzione, occorre
partecipare alla rivoluzione. Tutte le conoscenze autentiche derivano dall’esperienza immediata.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
La conoscenza comincia con la pratica; quando, attraverso la pratica, si sono acquistate conoscenze teoriche,
occorre tornare alla pratica. Il ruolo attivo della conoscenza non si esprime soltanto nel salto attivo dalla
conoscenza sensibile alla conoscenza razionale, ma, cosa ancora più importante, deve anche esprimersi nel
salto dalla conoscenza razionale alla pratica rivoluzionaria.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung. vol. I.
Nessuno ignora che, a qualunque cosa ci si accinga, è impossibile conoscere le leggi che la governano, sapere
come realizzarla e condurla in porto senza comprenderne le condizioni, il carattere e i rapporti con le altre
cose.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
Se si vogliono conseguire successi nel proprio lavoro, se si vogliono cioè ottenere i risultati previsti, bisogna
fare in modo che le proprie idee corrispondano alle leggi del mondo oggettivo; se ciò non avviene, nella
pratica si fallisce. Dopo aver subito uno scacco, bisogna trarne una lezione e modificare le proprie idee’ in
modo tale da farle corrispondere alle leggi del mondo esterno, e così si potrà trasformare lo scacco in un
successo; è quel che è espresso dalle massime: “la sconfitta è la madre del successo” e: “ogni insuccesso ci
rende più cauti.”
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung vol. I.
Noi siamo marxisti e il marxismo ci insegna che, per affrontare un problema, occorre partire non da
definizioni astratte, bensì dai fatti oggettivi e determinare per mezzo dell’analisi di questi fatti il nostro
orientamento, la nostra politica, i nostri metodi.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942), Opere scelte
di Mao Tse-tung, vol. III.
Il metodo di lavoro fondamentale, che dev’essere ben chiaro alla mente di tutti i comunisti, consiste nel
determinare la linea da seguire in base alle condizioni reali. L’esame degli errori commessi dimostra che sono
tutti dovuti al fatto che in un dato momento e in un dato punto ci siamo allontanati dalla realtà, e che
abbiamo scelto in modo soggettivo la linea da seguire nel nostro lavoro
“Discorso pronunciato a una conferenza dei quadri della regione liberata dello Shansisoiyuan” (1 aprile
1948) Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Non c’è al mondo nulla di più comodo che l’atteggiamento idealistico e metafisico, poiché esso permette di
asserire qualunque cosa, senza tener conto della realtà oggettiva e senza sottoporsi alla verifica da parte della
stessa. Al contrario, il materialismo e la dialettica esigono sforzi; esigono che si parta dalla realtà oggettiva,
che ci si sottoponga al suo controllo. Se non si compiono sforzi, si rischia di scivolare nell’idealismo e nella
metafisica.
Nota sui “Documenti a proposito del gruppo controrivoluzionario di Ho Feng” (maggio
1955)
Ogni cosa, dobbiamo coglierla nella sua sostanza e dobbiamo considerarne le manifestazioni esterne soltanto
come la strada che conduce alla porta di cui occorre oltrepassare la soglia per penetrare veramente la
sostanza della cosa. E’ questo l’unico metodo di analisi che sia sicuro e scientifico.
“Una scintilla può provocare l’incendio” (5 gennaio 1930), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. I.
La causa fondamentale dell’evoluzione delle cose e dei fenomeni non è esterna, bensì ‘ interna; essa sta nelle
contraddizioni interne delle cose e dei fenomeni stessi. Ogni cosa, ogni fenomeno implica certe contraddizioni,
da cui procedono il suo movimento e la sua evoluzione. Queste contraddizioni, che ineriscono alle cose e ai
fenomeni, sono la causa fondamentale della loro evoluzione, mentre il loro reciproco legame e la loro azione
reciproca ne sono soltanto le cause seconde.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
La dialettica materialista ritiene che le cause esterne costituiscono la condizione delle trasformazioni, che le
cause interne ne sono la base, e che le cause esterne operano tramite le cause interne. Un uovo posto in
condizioni adatte di temperatura si trasforma in un pulcino, ma il calore non può trasformare in pulcino una
pietra, poiché hanno basi diverse.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
La filosofia marxista ritiene che la legge dell’unità dei contrari è la legge fondamentale dell’universo. Questa
legge agisce universalmente, nella natura come nella società umana e nel pensiero umano. Tra i termini
opposti della contraddizione c’è insieme unità e lotta; anzi è proprio questo che spinge le cose e i fenomeni a
muoversi e a trasformarsi. L’esistenza delle contraddizioni è universale, ma esse presentano un carattere
diverso a seconda del carattere delle cose e dei fenomeni. Per ogni cosa o fenomeno concreto, l’unità dei
contrari è condizionata, temporanea, transitoria e, per questa ragione, relativa, mentre la lotta dei contrari è
assoluta.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Il metodo analitico è il metodo dialettico. Per analisi s’intende l’analisi delle contraddizioni che ineri0scono
alle cose e ai fenomeni. Se non si conosce bene la realtà della vita, se non si comprendono veramente le
contraddizioni in causa, è impossibile eseguire un’analisi ragionevole.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
L’analisi concreta di una situazione concreta, ha detto Lenin, “è la sostanza stessa, l’anima vivente del
marxismo.” Parecchi, tra i nostri compagni che mancano di spirito analitico, non cercano di analizzare e
studiare le questioni complesse, ripetutamente e in modo approfondito, e preferiscono trarre conclusioni
semplicistiche, assolutamente affermative o assolutamente negative. … Occorre ormai porre rimedio a questo
stato di cose.
“Il nostro studio e la presente situazione” (12 aprile 1944), Opere Scelte di Mao Tse-tung, voI. III.
Il modo in cui certi compagni considerano le cose non è giusto. Essi non considerano l’essenziale, il fattore
predominante, e insistono su questioni inessenziali, secondarie. Io non dico che queste vadano trascurate:
vanno risolte a una a una. Ma non dobbiamo confonderle con ciò che è essenziale, predominante, perché
allora rischiamo di disorientarci.
“Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
In questo mondo, le cose sono complesse e numerosi fattori contribuiscono a determinarle. Dobbiamo
esaminare un problema da diversi punti di vista, non da uno solo.
“Sui negoziati di Chungking” (17 ottobre 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Soltanto le persone che hanno un angolo di visuale soggettivo, unilaterale e superficiale, non appena arrivano
in un luogo nuovo, s’impicciano presuntuosamente di impartire ordini o istruzioni, senza informarsi sulla
situazione, senza cercare di vedere le cose nel loro insieme (la loro storia e il loro stato attuale considerati
come un tutto) né di penetrarne l’essenza (il loro carattere e il loro interno legame); è inevitabile che simili
persone finiscano per inciampare.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Nello studio di un problema, bisogna evitare di essere soggettivi, di compierne un esame unilaterale e di
essere superficiali. Essere soggettivisti significa non saper considerare una questione oggettivamente, cioè da
un punto di vista materialista. Di ciò ho già parlato in A proposito della pratica. L’esame unilaterale consiste
nel non saper considerare i problemi in tutti i loro aspetti,… oppure nel vedere la parte e non il tutto, gli
alberi e non la foresta. Se così ‘ si procede, è impossibile trovare il metodo per risolvere le contraddizioni,
impossibile adempiere ai compiti della rivoluzione, impossibile condurre in porto il proprio lavoro,
impossibile sviluppare correttamente la lotta ideologica nel Partito. Quanto Sun Tse, trattando d’arte
militare, diceva: “Conosci il tuo avversario e conosci te stesso, allora potrai rischiare di combattere cento
battaglie,” parlava delle due parti contendenti. Wei Cheng, sotto la dinastia dei Tang, si rendeva conto a sua
volta dell’errore di un esame unilaterale della situazione quando affermava: “Chi ascolta le due parti avrà la
mente illuminata, chi ascolta una parte sola rimarrà nelle tenebre.” Ma i nostri compagni vedono spesso i
problemi in modo unilaterale, e cosf capita loro spesso di prendere delle cantonate. …Lenin dice: “Per
conoscere realmente un oggetto, occorre abbracciare e studiare tutti i suoi aspetti, tutte le sue relazioni e
mediazioni. Non ci riusciremo mai integralmente, ma la necessità di considerare tutti gli aspetti ci mette al
riparo dagli errori e dagli abbagli.” Dobbiamo tenere presenti queste parole. Essere superficiali significa non
tenere conto delle particolarità della contraddizione nel suo insieme, né delle particolarità di ciascuno dei suoi
aspetti, negare la necessità di andare in fondo alle cose e di studiare minuziosamente le particolarità della
contraddizione, accontentarsi di guardare da lontano e, dopo un’osservazione approssimativa di qualche
aspetto superficiale della contraddizione, tentare immediatamente di risolverla (di rispondere a una
domanda, di risolvere una vertenza, di mettere a posto una faccenda, di dirigere un’operazione militare). Un
simile modo di procedere comporta sempre conseguenze dannose. …Considerare le cose in modo superficiale
è ancora soggettivismo, poiché nel loro essere oggettivo, le cose sono di fatto legate le une alle altre e
possiedono leggi interne; ora, esistono persone che, invece di riguardare le cose quali sono, le considerano in
modo unilaterale o superficiale, senza conoscere i loro reciproci legami e le loro leggi interne; un simile
metodo è quindi soggettivo.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Guardare le cose da un lato solo significa pensare in termini di assoluto, considerare i problemi in modo
metafisico. Quando si tratta di valutare il nostro lavoro, approvarlo interamente come condannarlo in blocco
equivale ad adottare un punto di vista unilaterale. …Approvare tutto significa vedere soltanto i lati buoni e
non quelli cattivi, significa ammettere soltanto le lodi e non le critiche. Sostenere che nel nostro lavoro tutto
va bene non può corrispondere alla realtà. Di fatto, non tutto procede come si vorrebbe e si danno ancora
insufficienze ed errori. E’ dunque necessaria un’analisi. Condannare tutto significa ritenere, estranei a
qualsiasi spirito analitico, che tutto va male, che nulla è degno di lode in un’impresa grandiosa quale
l’edificazione socialista, in questa grande lotta sostenuta da milioni di persone, ritenere che tutto è guasto.
Certamente, non bisogna confondere i numerosi sostenitori di questi punti di vista con gli elementi ostili al
regime socialista, e tuttavia, le loro opinioni sono del tutto errate ed estremamente nocive: non possono che
scoraggiarci. Per valutare il nostro lavoro, l’approvazione esclusiva è falsa quanto l’esclusiva negazione.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Nell’esame di un problema, il marxismo deve considerare il tutto quanto le parti. Una rana dentro un pozzo
diceva che “il cielo non è più grande della bocca di un pozzo.” Ciò è inesatto, perché il cielo non si limita alle
dimensioni della bocca del pozzo. Se la rana avesse detto: “una parte del cielo ha le dimensioni della bocca del
pozzo,” avrebbe detto il vero, poiché ciò è conforme alla realtà.
“La tattica della lotta contro l’imperialismo giapponese” (27 dicembre 1935), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. I.
Dobbiamo imparare a considerare i problemi in tutti i loro aspetti, a vedere non soltanto la facciata ma anche
il rovescio delle cose e dei fenomeni. In determinate condizioni, un fattore negativo può produrre buoni
risultati e, a sua volta, un fattore positivo può produrre risultati cattivi.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nei popolo” (27 febbraio 1957).
Pur riconoscendo che nel corso generale dello sviluppo storico ciò che è materiale determina lo spirituale,
l’essere sociale determina la coscienza sociale, riconosciamo anche e dobbiamo riconoscere l’azione di ritorno
dello spirituale sul materiale, della coscienza sociale sull’essere sociale, della sovrastruttura sulla base
economica. Facendo questo, non contraddiciamo il materiale, bensì , evitando di cadere nel materialismo
meccanicistico, ci atteniamo fermamente al materialismo dialettico.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937,Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Coloro che dirigono la guerra non possono pretendere di vincere senza tenere conto dei limiti imposti dalle
condizioni oggettive, ma entro questi limiti possono e devono tendere alla vittoria attraverso un’azione
consapevole. La scelta sulla quale svolgono la loro azione è costruita sulle condizioni oggettive ma, su questa
scena, essi possono dirigere molti drammi di un’epica grandezza.
“Sulla guerra di lunga durata” (maggio 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Le idee degli uomini devono adattarsi ai cambiamenti delle circostanze. Evidentemente non bisogna dar
libero corso a idee senza fondamento, elaborare piani d’azione che vadano al di là delle condizioni oggettive e
tentare di intraprendere ciò che è impossibile di fatto. Ma il problema che si pone oggi è sempre quello
dell’azione nefasta delle idee conservatrici di destra che in molti campi impediscono di adattare il lavoro allo
sviluppo delle condizioni oggettive. Attualmente il problema è che molta gente considera impossibile
realizzare ciò che potrebbe invece essere realizzato con qualche sforzo.
Prefazione a ” Il grande balzo in avanti del Socialismo nelle campagne cinesi ” (27
dicembre 1955)
Dobbiamo usare bene la nostra testa e costringerla a riflettere a fondo su ogni cosa. Un proverbio dice:
“Basta che corrughi la fronte e dalla testa nasce un piano.” In altre parole: la riflessione genera la saggezza.
Al fine di disfarsi dell’abitudine diffusa nel nostro Partito di agire ciecamente, bisogna adoperarsi perché la
gente pensi, bisogna impossessarsi del metodo di analizzare le cose e i fenomeni, bisogna coltivare l’abitudine
all’analisi.
“Il nostro studio e la presente attuazione” (12 aprile 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. III.
Se un processo comporta numerose contraddizioni, ce n’è sempre tuttavia una principale, che ha funzione
determinante, decisiva, mentre le altre hanno una posizione secondaria e subordinata. E’ quindi necessario
nello studio di ogni processo complesso, che contenga più di due contraddizioni, ricercare la contraddizione
principale. Determinata questa contraddizione principale è facile risolvere tutti i problemi.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung. voI. I.
Dei due aspetti contraddittori, uno è necessariamente principale, l’altro secondario. Principale è quello che
svolge la funzione determinante nella contraddizione. Il carattere delle cose e dei fenomeni è soprattutto
determinato da questo aspetto principale della contraddizione, aspetto che occupa una posizione dominante.
Ma questa posizione non è statica. Gli aspetti di una contraddizione, quello principale e quello secondario, si
convertono l’uno nell’altro e di conseguenza il carattere dei fenomeni si modifica.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung. vol. I.
Non basta fissare i compiti, bisogna anche risolvere il problema dei metodi che permettono di realizzarli.
Supponiamo che il nostro compito sia di attraversare un fiume; non lo realizzeremo senza ponti né barche;
fino a quando la questione del ponte o delle barche non sia risolta, a cosa serve parlare di attraversare il
fiume? Fino a quando la questione dei metodi non sia risolta, discorrere sui compiti non è che un
chiacchierare inutile.
“Maggior sollecitudine per la vita del popolo, maggior attenzione ai metodi di lavoro” (27 gennaio 1934),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I
Se non si lancia un appello generale è impossibile mobilitare le larghe masse per raggiungere gli obiettivi che
ci proponiamo. Ma se i dirigenti si limitano agli appelli generali, se non svolgono personalmente, in certe
organizzazioni, un lavoro concreto e profondo di direzione, per i compiti che intendono realizzare in modo
che, dopo aver ottenuto un primo successo e aver fatto una certa esperienza, possano sfruttarla per dirigere il
lavoro in altre organizzazioni essi non potranno vedere se sono giusti o meno gli appelli generali che hanno
lanciato né potranno dare a questi appelli un contenuto concreto; e potrà allora accadere che questi appelli
non conducano a nulla.
“Sui metodi di direzione” (1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Nessun dirigente può assumere la direzione generale degli uffici che gli sono affidati se non acquista una
esperienza concreta di lavoro nei singoli uffici, con i singoli funzionari, per le singole questioni. Questo
metodo va popolarizzato su larga scala affinché i dirigenti ai vari livelli imparino ad applicarlo.
“Sui metodi di direzione” (1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
In una stessa regione non si possono realizzare contemporaneamente vari compiti di grande importanza; in
un certo periodo di tempo se ne può realizzare soltanto uno, completato da altri di secondo o di terzo ordine;
per questo il responsabile generale della regione, tenendo conto della storia e delle circostanze della lotta nella
regione, deve dare ad ogni aspetto del lavoro il posto adeguato, e non agire senza un piano, passando da un
compito all’altro man mano che le istruzioni gli arrivano, creando così una infinità di “compiti importanti,” e
una grande confusione. Le istanze superiori, da parte loro, non devono assegnare contemporaneamente ai
dirigenti inferiori una intera serie di “compiti,” senza operare una distinzione, secondo il loro grado di
importanza e il termine entro il quale devono essere realizzati; e senza sottolineare quali sono i principali;
perché ciò disorganizza il lavoro e non permette ai dirigenti inferiori di raggiungere i risultati previsti. Il
funzionario dirigente deve, in conformità con le condizioni storiche e le condizioni presenti createsi in quella
regione, e tenendo conto della situazione generale, definire in modo esatto qual è il compito più importante, e
il termine entro il quale deve esser realizzato, applicando quindi con perseveranza la decisione presa, e
adoperandosi per ottenere in ogni modo i risultati previsti.
“Sui metodi di direzione” (1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, – vol. III.
Bisogna sempre tenersi al corrente di come va il lavoro, scambiare le esperienze e correggere gli errori; non
bisogna aspettare diversi mesi, un semestre o un anno per fare, nelle riunioni, una somma degli errori e una
rettifica generale. L’attesa comporterebbe gravi danni, mentre si riducono gli effetti negativi se gli errori sono
corretti man mano che si verificano.
“Sulla politica dell’industria e del commercio” (27 febbraio 1948), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Non aspettate, per risolverli, che i problemi s’accumulino e generino multiple complicazioni. I dirigenti
devono mettersi alla testa del movimento, non farsi trascinare.
Nota all’articolo “Il lavoro stagionale a Cottimo” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo nelle
campagne cinesi.
Ciò che ci occorre è uno stato d’animo entusiastico ma calmo, e un’attività intensa ma ordinata.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
XXIII Indagini e ricerche
Tutti coloro che sono impegnati nel lavoro pratico debbono indagare attentamente la situazione alla base. E
quanto a coloro che capiscono soltanto la teoria, ma non capiscono la situazione reale, ebbene, per loro questo
lavoro di ricerca è ancor più necessario, altrimenti non riusciranno a collegare la teoria con la pratica. “Chi
non ha studiato la situazione non ha diritto di parlare!” Questa asserzione, derisa da certi come
manifestazione di “gretto empirismo,” io non mi son mai pentito d’averla fatta; e non solo non la rinnego, ma
anzi persisto nel sostenere che senza avere indagato a fondo la situazione non si può pretendere di avere il
diritto di parlare. Ce ne sono molti che, “appena balzano giù dal carro,” si sfiatano, arringano, trinciano
giudizi su tutto, dan pareri, criticano e condannano tutto e tutti; all’atto pratico, poi, di questa gente, su dieci
che si agitano, dieci falliscono. Perché i loro giudizi e le loro critiche, non fondati su un’indagine accurata, non
sono altro che chiacchiere. Il danno arrecato al nostro Partito da questi “inviati imperiali” è incalcolabile; e
questi’ “inviati imperiali” sono onnipresenti, se ne trovano quasi dappertutto. Dice giustamente Stalin che “la
teoria diventa priva di oggetto, se non viene collegata con la pratica rivoluzionaria.” Naturalmente, ha
ragione anche quando dice che “la pratica diventa cieca se la sua strada non è rischiarata dalla teoria
rivoluzionaria.” L’accusa di “gretto empirismo” la si faccia dunque soltanto a questi, ai praticisti ciechi che
non hanno né prospettive né previdenza.
“Prefazione e poscritto ai Materiali per lo studio delle campagne (marzo-aprile 1941), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Un tale atteggiamento consiste nel ricercare la verità nei fatti. I fatti sono le cose e i fenomeni che esistono
oggettivamente; la verità è il nesso intrinseco di queste cose e fenomeni, cioè la legge che li regola; “ricercare”
vuol dire studiare. Noi dobbiamo partire dalla situazione reale che esiste all’interno e fuori del paese, della
provincia, del distretto, del circondano, dedurre dalla situazione reale le leggi che le sono proprie e non le
leggi che sono frutto della nostra immaginazione, dobbiamo cioè trovare negli avvenimenti che si succedono
intorno a noi il loro nesso intrinseco. E per fare questo ci dobbiamo fondare non sulla nostra immaginazione
soggettiva, non sull’euforia del momento, non sulla conoscenza libresca, ma sui fatti quali oggettivamente
esistono, dobbiamo prendere conoscenza con cura dei materiali e, ispirandoci ai principi generali del
marxismo-leninismo, trarne giuste conclusioni.
“Riorganizziamo il nostro studio” (maggio 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Nel nostro partito, molti compagni hanno ancora un pessimo stile di lavoro, diametralmente opposto allo
spirito stesso del marxismo-leninismo; fanno come chi tenta di “acchiappare un passero ad occhi bendati,” o
come “il cieco che cerca di prendere i pesci,” affrontano le cose in modo superficiale, senza addentrarsi nei
particolari, fanno chiacchiere pretenziose, si accontentano di briciole di conoscenze male assimilate. Marx,
Engels, Lenin, Stalin ci insegnano che si deve studiare scrupolosamente la situazione, partendo dalla realtà
oggettiva, e non dai nostri desideri soggettivi. Purtroppo, molti compagni agiscono in senso diametralmente
opposto a questo principio.
“Riorganizziamo il nostro studio” (maggio 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Non riuscite a risolvere un problema? Ebbene, andate ad indagare sul suo stato attuale e sui suoi precedenti!
Quando un’indagine esauriente vi avrà fatto capire come stanno le cose, avrete anche i mezzi per risolvere
quel problema. Le conclusioni si tirano alla fine dell’indagine e non all’inizio. Solo gli idioti, con ardue
elucubrazioni, da soli o in molti “escogitano sistemi” e “scoprono idee,” senza fare indagini. Dovete sapere
che così ‘ non si arriva a nessuna soluzione valida e non si ha neppure nessuna buona idea.
“Contro la mentalità libresca” (maggio 1930).
Compiere indagini è un po’ come “portare il feto per dieci lune” e la soluzione del problema è come il “giorno
del parto.” Indagare su un problema significa risolverlo.
“Contro la mentalità libresca” (maggio 1930).
Dobbiamo procedere a indagini e ricerche sistematiche e minuziose sulla realtà circostante, applicando la
teoria e il metodo marxista-leninista. Nel nostro lavoro, non affidiamoci soltanto all’entusia smo, ma agiamo,
come dice Stalin, unendo slancio rivoluzionario e senso pratico.
“Riorganizziamo il nostro studio” (maggio 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
L’unico metodo che permette di conoscere una situazione è lo studio della società, lo studio della realtà viva
delle classi sociali. Chi vorrà assumersi un lavoro direttivo, dovrà consacrarsi, secondo un piano ben definito,
a poche città, pochi villaggi ed effettuarvi una serie di ricerche minuziose, applicando il punto di vista
essenziale del marxismo-leninismo, cioè l’analisi delle classi. Ecco il metodo fondamentale per conoscere una
situazione. Soltanto cosi riusciremo a comprendere i dati essenziali delle questioni della società cinese.
“Prefazione e poscritto ai Materiali per lo studio delle campagne (marzo-aprite 1941), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Non è affatto necessario invitare molte persone a una riunione di ricerca: basta invitare tre o quattro, al
massimo sette o otto. A ognuna di queste riunioni occorre dedicare il tempo necessario, preparare un
questionario, porre personalmente le domande e annotarsi le risposte, entrare in discussione con i presenti. Se
non si ha molto entusiasmo, se non si vuole volgere lo sguardo verso la base, se non si è assetati di conoscenza,
se non si ha il coraggio di umiliare il proprio orgoglio e di mettersi sinceramente nei panni dell’allievo, o non
si può affatto svolgere questo lavoro, o lo si svolge male.
“Prefazione e poscritto ai Materiali per lo studio delle campagne (marzo-aprile 1941), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Un giusto schieramento delle truppe dipende da una giusta decisione del comandante, una decisione giusta
deriva da una giusta valutazione della situazione e una giusta valutazione della situazione si fonda su
un’accurata ricognizione e un attento studio sistematico di tutti i dati da essa forniti. Il comandante si vale di
tutti i mezzi possibili e necessari di informazione per procurarsi dati sul nemico, studia le notizie ottenute
separando la pula dal grano, sceverando il falso dal vero, passando per gradi da una cosa all’altra, dal
superficiale all’essenziale, poi paragona questi dati con la propria situazione, studia il rapporto e la
correlazione fra le sue forze e quelle del nemico, si forma un giudizio, prende la sua decisione ed elabora il
piano. Si tratta di un intero processo conoscitivo, che mira a penetrare nella situazione, e permette al
comandante di stabilire il piano strategico, operativo e tattico.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol,
I.
XXIV. L’autoeducazione ideologica
Anche se il nostro lavoro è coronato dai più grandi successi, non c’è nessuna ragione per menare vanto e
farsene belli. Si progredisce solo quando si è modesti; l’orgoglio invece fa fare passi indietro: teniamola
sempre presente, questa verità.
“Discorso inaugurale dell’VIlI congresso del Partito comunista cinese” (15 settembre
1956).
Con la vittoria, certi stati d’animo possono farsi strada nel Partito: la superbia, la pretesa d’essersi acquistati
dei meriti, l’inerzia e la ripugnanza ad andare avanti, una smania di godimenti e il rifiuto di continuare a
condurre una vita difficile. Con la vittoria, il popolo ci sarà riconoscente e la borghesia verrà ad adularci.
Con la forza delle armi il nemico non ci può vincere, ne abbiamo avuto la prova. E tuttavia, le lusinghe della
borghesia possono far presa su certa gente di poca volontà che è nelle nostre file. Può darsi che comunisti che
il nemico in armi non è mai riuscito a sconfiggere e che di fronte al nemico si comportavano da eroi degni di
questo nome, ora siano incapaci di resistere a pallottole rivestite di zucchero, e cadano sotto siffatti colpi. Un
tale stato di cose lo dobbiamo assolutamente prevenire.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del comitato centrale uscito dal VII congresso del Partito comunista
cinese” (5 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Vi sono molte cose che, se affrontate ciecamente, in modo incosciente, possono trasformarsi per noi in un
peso, in un fardello. Per esempio, può accadere che qualcuno, avendo commesso un errore, disperi delle sue
capacità e si senta demoralizzato; mentre un altro, non avendo commesso alcun errore, si consideri per
questa ragione infallibile e cominci ad insuperbirsi. L’insuccesso nel lavoro può provocare il pessimismo e la
demoralizzazione, mentre il successo può generare la superbia e l’arroganza. Avviene così che compagni con
ancora poca esperienza della lotta rivoluzionaria cerchino talora di evitare di assumersi responsabilità; e che
dei veterani invece, a causa del loro lungo passato di lotta, vi si incaponiscano. L’operaio o il contadino, fiero
della sua gloriosa origine, può guardare l’intellettuale dall’alto in basso; mentre l’intellettuale, fiero delle
quattro cose che sa, può tenere un atteggiamento sdegnoso verso gli operai e i contadini. Una qualificazione
professionale può diventare una forma di capitale privato e produrre arroganza e disprezzo per gli altri.
Persino l’età può essere un motivo di boria: il giovane, considerandosi intelligente e capace, guarda con
disprezzo i vecchi, mentre un vecchio, orgoglioso della sua ricca esperienza di vita, può guardare i giovani con
disprezzo. Se non si affrontano tutte queste questioni con coscienza critica, esse possono diventare un fardello,
un peso.
“Il nostro studio e la presente Situazione” (12 aprile 1944), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
…certi compagni che lavorano nell’esercito si sono lasciati contaminare da una certa arroganza, si
comportano in modo intollerabile verso i combattenti, verso la popolazione, verso il governo e il Partito. Essi
incolpano i compagni che svolgono il lavoro locale di tutte le cose che non vanno; loro si sentono superiori ad
ogni rimprovero, vedono soltanto i propri successi, ma non le proprie deficienze; amano soltanto le lodi e non
sopportano nessuna critica. … l’esercito deve applicarsi seriamente a vincere questi difetti.
“Organizziamoci!” (29 novembre 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Un duro lavoro è come un fardello che ci stia davanti e ci sfidi a prenderlo in spalla. Ci sono fardelli pesanti e
fardelli leggeri. C’è chi preferisce i fardelli leggeri, e perciò si sceglie i leggeri e lascia agli altri i pesanti. Altri
compagni si comportano diversamente; lasciano i vantaggi agli altri, e i carichi pesanti li portano loro; sono i
primi ad affrontare le prove, gli ultimi a godere del benessere. Sono buoni compagni. Dobbiamo tutti
prendere esempio dal loro spirito comunista.
“Sui negoziati di Chungking” (17 ottobre 1945), Opere scelte di Mao Tse-tuug, vol. IV
Non è difficile trovare gente a cui manchi il senso di responsabilità nei confronti del lavoro; scelgono i compiti
più facili e sfuggono alle fatiche, lasciando agli altri il fardello più pesante e prendendo per sé il carico più
leggero. In ogni cosa, prima pensano a se stessi, e poi agli altri. Appena hanno compiuto qualche sforzo, per
tema che gli altri non se ne accorgano, se ne vantano e si gonfiano di orgoglio. Non provano alcun sentimento
affettuoso nei confronti dei compagni e del popolo, anzi dimostrano solo freddezza, indifferenza e
insensibilità. In verità, costoro non sono affatto dei comunisti o, per lo meno, non possono essere considerati
come veri comunisti.
“In memoria di Norman Bethune” (21 dlcembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Il malinteso spirito “d’indipendenza” é, di solito, inseparabile della tendenza a mettere il proprio “io” in
primo piano. I suoi esponenti di solito affrontano in modo sbagliato la questione dei rapporti tra l’individuo e
il Partito. A parole, anch’essi rispettano il Partito, ma nella realtà essi pongono la loro persona in primo piano
e il Partito in secondo. Il compagno Liu Sciao-ci ha detto di certa gente che hanno le mani particolarmente
lunghe, sanno benissimo pensare a se stessi, ma per gli interessi degli altri e del Partito in generale si
comportano secondo la regola “Quel che è mio, è mio, e quel che è tuo è pure mio” (ilarità generale). A che
cosa mirano con tanto affanno costoro? Mirano alla fama, alla posizione, a far bella figura. Quando viene
affidata loro la direzione di un qualche settore di lavoro, essi reclamano subito l’indipendenza.” A questo
scopo essi si legano con gli uni, danno l’ostracismo agli altri e, ricorrendo agli intrighi e alle malignità tra i
membri del Partito, trapiantano nel Partito comunista il filisteismo dei partiti borghesi. La loro disonestà li
rovina. Io ritengo che dobbiamo lavorare con onestà. Altrimenti, è assolutamente impossibile far qualcosa di
buono al mondo.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
I comunisti debbono capire questa verità: è indispensabile subordinare i bisogni della parte a quelli del tutto.
Se una proposta corrisponde esclusivamente ad una particolare situazione, e non alla situazione generale, va
subordinata la parte al tutto. Lo stesso succede nel caso inverso: se una proposta non corrisponde ad una
situazione particolare, ma alla situazione generale, bisogna ugualmente subordinare la parte al tutto. Ecco
cosa vuoi dire tenere conto della situazione generale.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
La dolce vita. Nell’Esercito rosso sono numerosi coloro nei quali l’individualismo si manifesta come gusto per
la dolce vita. Vorrebbero sempre che le nostre truppe si dirigessero verso grandi città, non per amore del
lavoro, ma solo per smania di piaceri. Soprattutto spiace a Costoro lavorare nelle regioni rosse, dove esistono
condizioni di vita difficili.
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I.
Occorre lottare contro il particolarismo che consiste nel tenere conto soltanto degli interessi del proprio
settore e nell’ignorare gli interessi degli altri. Essere indifferenti verso le difficoltà degli altri, respingere la
loro richiesta di quadri qualificati, oppure scegliere per loro quadri poco capaci, “considerare il campo del
vicino come terreno di scarico per la propria merda,” ignorare gli interessi di un’altra unità, di un’altra zona,
di un altro reparto; questo è, appunto, particolarismo. Comportarsi così significa aver completamente
perduto lo spirito del comunista. Non tener conto degli interessi generali, essere indifferente verso le altre
unità, zone, reparti; questi sono i tratti caratteristici del particolarismo. Su questa gente bisogna condurre un
intenso lavoro educativo; bisogna far loro comprendere che la loro è una tendenza settaria che, se la si
lasciasse sviluppare, diventerebbe molto pericolosa.
“Per un Corretto stile dl lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III
Il liberalismo si manifesta in vari modi:
Si sa che qualcuno è in torto, ma perché è una vecchia amicizia, o perché è un compaesano, o un amico di
scuola, o un caro e amato compagno, o un antico collega o un ex subordinato, non si sente il bisogno di
discutere con lui sulla base dei principi, e si lascia correre per conservare la pace e l’amicizia. Oppure si tratta
la questione di sfuggita, senza approfondirne seriamente gli aspetti, sempre per conservare l’armonia. Come
risultato, si danneggia l’organizzazione e l’individuo stesso. Questo è il primo tipo di liberalismo.
Indulgere in un irresponsabile criticismo in privato, invece di dare suggerimenti alla organizzazione. Non dire
le cose in faccia alla gente, ma mormorare alle sue spalle; stare zitti nelle riunioni, ma chiacchierare dopo.
Burlarsi del principio della vita collettiva, far solo di propria testa. Questo è il secondo tipo.
Non prendere in considerazione le cose che non hanno un interesse personale; parlare il meno possibile di
cose di cui si sa bene che sono sbagliate; restare al riparo e badare soltanto a scansare le grane. Questo è il
terzo tipo.
Disubbidire agli ordini e porre le proprie opinioni al di sopra di ogni cosa. Chiedere alle organizzazioni
facilitazioni speciali e respingerne la disciplina. Questo è il quarto tipo.
Impegnare dispute e questioni contro i punti di vista sbagliati, non per amore della compattezza, per far
progredire e migliorare il lavoro, ma per portare attacchi personali, per sfogarsi, per rifarsi di torti subiti e
vendicarsi. Questo è il quinto tipo.
Ascoltare opinioni errate e non discuterle, lasciar passare persino opinioni controrivoluzionarie e non
denunciarle, ma tollerarle placidamente come se niente fosse. Questo è il sesto tipo.
Stare fra le masse, ma non fare propaganda, né agitazione, non prendere la parola, non informarsi, non far
domande, non aver interesse per il benessere del popolo, restare indifferenti; dimenticare di essere comunista
e non un individuo qualsiasi. Questo è il settimo tipo.
Non indignarsi di fronte ad azioni che vanno a detrimento delle masse, né dissuadere o fermare chi è
responsabile di tali azioni, né cercare di insegnargli la via giusta, ma lasciarlo perseverare nell’errore. Questo
è l’ottavo tipo.
Lavorare senza serietà, ma solo per la forma, senza piano né orientazione definita; lavorare con negligenza e
lasciar andare le cose alla deriva. “Finché sarò bonzo, suonerò le campane.” Questo è il nono tipo.
Pensare di aver ben meritato della rivoluzione per i servizi prestati e darsi arie da veterano; essere incapace
di fare grandi cose ma disdegnare i piccoli compiti; essere trascurato nel lavoro e distratto nello studio.
Questo è il decimo tipo.
Essere conscio dei propri errori ma non cercare di correggerli, e peccare di liberalismo verso se stessi. Questo
è l’undicesimo tipo.
“Contro il ‘liberalismo”‘ (7 settembre 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Nelle collettività rivoluzionarie il liberalismo è estremamente dannoso. E’ un corrosivo che distrugge l’unità,
che mina la solidarietà, che induce alla passività e crea disaccordo. Esso priva le file rivoluzionarie di
compattezza nell’organizzazione e di severità nella disciplina, si oppone a che le nostre direttive politiche
siano integralmente applicate e separa le organizzazioni del partito dalle masse che esse dirigono. E’ una
tendenza estremamente pericolosa.
“Contro il ‘liberalismo”‘ (7 settetnbne 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
I liberali considerano i principi del marxismo come dogmi astratti. Li approvano, magari, ma non sono
disposti a metterli in pratica o almeno non integralmente; essi non sono capaci di sostituire il loro liberalismo
col marxismo. Queste persone hanno magari fatto provvista di marxismo e di liberalismo in eguale misura;
ma di marxismo parlano e il liberalismo lo praticano; applicano il marxismo agli altri e il liberalismo a se
stessi. Hanno a disposizione l’una e l’altra merce, e trovano modo di usarne ciascuna a proprio modo. Così
lavora la mente di certe persone.
“Contro il ‘liberalismo”‘ (7 settembre 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Lo Stato popolare protegge il popolo. Solo disponendo di un simile Stato, il popolo può democraticamente
educarsi e riformarsi su scala nazionale e, grazie alla partecipazione di tutti, liberarsi dall’influsso dei
reazionari interni e stranieri (influsso ancor oggi grandissimo, che sussisterà a lungo e non potrà esser
debellato tanto presto), disfarsi delle abitudini e delle idee nefaste acquisite nella vecchia società, evitare di
lasciarsi trascinare in una direzione falsa dai reazionari e continuare ad avanzare verso la società socialista e
la società comunista.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
Non è difficile per un uomo fare qualche buona azione; il difficile è agir bene tutta la vita, senza mai far nulla
di male. Combattere duramente per molti decenni, come fossero una sola ed unica giornata, e sempre
nell’interesse delle grandi masse, dei giovani e della rivoluzione, è questa la cosa più difficile!
“Felicitazioni al compagno Wu Yu-chang in occasione del suo sessantesimo compleanno” (15 gennaio 1940).
XXV. L’unità
L’unificazione del nostro paese, l’unità del nostro popolo e l’unione di tutte le nostre nazionalità sono le
garanzie fondamentali per la sicura vittoria della nostra causa.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Soltanto attraverso l’unità del Partito comunista si può ottenere l’unità di tutta la classe e di tutta la nazione;
soltanto con l’unità di tutta la classe e di tutta la nazione si può vincere il nemico e portare a termine la
rivoluzione nazionale e democratica.
“Lottare per attirare milioni di uomini nel fronte unico nazionale antigiapponese” (7 maggio 1937), Opere
scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Uniamo saldamente tutte le forze del nostro Partito sulla base dei principi organizzativi e della disciplina del
centralismo democratico. Dobbiamo raggiungere l’unità di tutti i compagni, purché essi siano pronti ad
osservare il programma, lo statuto e le risoluzioni del Partito.
“Sul governo dì coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Questo procedimento democratico destinato a risolvere le contraddizioni in seno al popolo, noi l’abbiamo
riassunto nel 1942 nella formula: “Unità – critica – unità.” Più esplicitamente, ciò vuol dire partire dal
desiderio di unità e arrivare, risolvendo le contraddizioni con la critica o la lotta, ad una nuova unità fondata
su una base nuova. Abbiamo potuto constatare per esperienza personale che è questo un metodo corretto per
risolvere le contraddizioni in seno al popolo.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Il nostro esercito possiede una magnifica compattezza nei suoi rapporti interni e in quelli esterni. All’interno:
coesione tra i comandanti e i combattenti, tra i capi ed i subalterni, tra lavoro propriamente militare, lavoro
politico e servizi dell’intendenza; all’esterno: coesione dell’esercito con il popolo, dell’esercito con gli organi
del potere, delle nostre truppe con le truppe dei paesi nostri alleati. Tutto quello che nuoce a questa coesione
deve essere eliminato.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
XXVI. La disciplina
In seno al popolo, la democrazia è correlativa al centralismo, alla libertà e alla disciplina. Sono due aspetti
contraddittori di un tutto unico; sono in contraddizione, ma nello stesso tempo uniti, e noi non dobbiamo
sottolineare unilateralmente uno degli aspetti e negare l’altro. In seno al popolo, non si può fare a meno di
libertà, ma neanche fare a meno di disciplina; non si può fare a meno di democrazia, ma neanche si può fare
a meno di centralismo. Questa unità della democrazia e del centralismo, della libertà e della disciplina
costituisce il nostro centralismo democratico. Sotto un tale regime, il popolo gode di una democrazia e di una
libertà ampie, ma nello stesso tempo deve stare nei limiti della disciplina socialista.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Bisogna riaffermare la disciplina del Partito, e cioè:
1. sottomissione dell’individuo all’organizzazione;
2. 2) sottomissione della minoranza alla maggioranza;
3. 3) sottomissione del grado inferiore al grado superiore;
4. 4) sottomissione dell’insieme del Partito al Comitato centrale. Chiunque viola queste regole di
disciplina sabota l’unità del Partito.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Una delle basi della disciplina di partito è la sottomissione della minoranza alla maggioranza. La minoranza,
se il suo punto di vista è respinto, ha l’obbligo di conformarsi alla decisione presa dalla maggioranza. In caso
di necessità il problema potrà essere ripresentato alla prossima riunione, ma non è ammissibile nessuna
azione che sia in contrasto con la decisione presa.
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I.
Le tre grandi regole di disciplina sono le seguenti:
1) Obbedite agli ordini ricevuti, in tutti i vostri atti.
2) Non portate via alle masse né un solo ago, né un solo pezzo di filo.
3) Restituite l’intero bottino alle autorità.
Le otto raccomandazioni sono le seguenti:
1) Parlate educatamente.
2) Pagate onestamente quel che comprate
3) Restituite tutto ciò che prendete in prestito.
4) Pagate o sostituite tutto quello che danneggiate.
5) Non picchiate e non ingiuriate la gente.
6) Non causate danni ai raccolti.
7) Non prendetevi libertà con le donne.
8) Non maltrattate i prigionieri.
“Istruzioni del comando supremo dell’Esercito popolare di liberazione in occasione di una nuova
proclamazione delle Tre grandi regole di disciplina e delle otto raccomandazioni” (10 ottobre 1947), Opere
scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Tutti gli ufficiali e i soldati del nostro esercito debbono rafforzare lo spirito di disciplina ed eseguire
risolutamente gli ordini, applicare la nostra politica, mettere in pratica le tre grandi regole di disciplina e le
otto raccomandazioni, realizzare l’unità tra esercito e popolo, l’unità tra esercito e governo, l’unità tra
ufficiali e soldati e l’unità di tutto l’esercito; non sarà tollerata nessuna infrazione della disciplina.
“Manifesto dell’Esercito popolare di liberazione cinese” (ottobre 1947), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
XXVII. La critica e l’autocritica
Il Partito comunista non teme la critica, perché noi siamo marxisti e la verità è dalla nostra parte, e le masse
fondamentali – gli operai e i contadini – stanno dalla nostra parte.
“Intervento alla Conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
I materialisti conseguenti sono uomini che non conoscono cosa sia la paura. Noi speriamo che tutti i nostri
compagni di lotta si assumeranno coraggiosamente le loro responsabilità e supereranno le difficoltà, non
avranno timore di sconfitte né di dileggi e non esiteranno a fare a noi, a noialtri comunisti, critiche e
suggerimenti. “Chi non teme di venire crivellato di colpi di spada, ha il coraggio di disarcionare
l’imperatore”: spirito intrepido dobbiamo avere nel combattere per il socialismo e il comunismo.
Intervento alla Conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Abbiamo in mano l’arma marxista-leninista della critica e dell’autocritica. Siamo capaci di disfarci di un
erroneo stile di lavoro e di conservare quello buono.
“Rapporto alla seconda sessione plenaria del Comitato centrale uscito dal VII Congresso del Partito
comunista cinese” (5 marzo 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
C’è un tratto fondamentale, che distingue noi dagli altri partiti: la pratica coscienziosa dell’autocritica.
Abbiamo già detto: una stanza va scopata tutti i giorni, altrimenti la polvere si accumulerà; la faccia va
lavata regolarmente, se no si coprirà di sporcizia. Nelle menti dei nostri compagni e nel lavoro del nostro
Partito può accumularsi polvere e perciò occorre scoparli e lavarli. Il proverbio: “L’acqua corrente non
imputridisce, i tarli non rodono i cardini delle porte,” significa che il movimento permanente ostacola l’azione
corrosiva dei microbi e dei parassiti. Verificare sempre il proprio lavoro, introdurre largamente in questa
verifica lo stile democratico di lavoro, non aver paura della critica né dell’autocritica, seguire le massime cosi
istruttive del popolo cinese, come per esempio: “Dì tutto quello che sai e dillo senza riserve”; “Non biasimare
colui che parla, ma fa profitto di quel che ascolti”; “Se hai dei difetti, correggiti; se non ne hai sta’ in
guardia”; ecco il miglior mezzo per evitare che ogni genere di sporcizia politica e di microbi politici intacchi
lo spirito dei nostri compagni e l’organismo del nostro Partito.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Opposizione e lotta tra concezioni diverse si manifestano costantemente in seno al Partito; sono il riflesso, nel
Partito, delle contraddizioni di classe e delle contraddizioni tra il nuovo e il vecchio che esistono nella società.
Se non ci fossero contraddizioni nel Partito, e lotte ideologiche per risolverle, la vita del Partito si esaurirebbe.
“A proposito della contraddizione” (agosto 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Noi siamo per la lotta ideologica, perché essa è l’arma che garantisce l’unità all’interno del Partito e delle
organizzazioni rivoluzionarie nell’interesse della nostra causa. Ogni comunista e ogni rivoluzionario deve
impugnare quest’arma. Il “liberalismo” nega invece la lotta ideologica ed è per una pace senza principi;
nasce da ciò uno stile di lavoro decadente e ipocrita, che nel Partito e nei gruppi rivoluzionari conduce certi
organismi e certi membri alla degenerazione politica.
“Contro il ‘liberalismo”‘ (7 settembre 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Nella nostra lotta contro il soggettivismo, il settarismo e lo schematismo non dobbiamo perdere di vista due
principi; primo: “esaminare il passato per trarne insegnamento per il futuro” e secondo: “curare la malattia
per salvare il malato.” E’ necessario assolutamente scoprire gli errori commessi nel passato, senza badare alle
persone, analizzare scientificamente e sottoporre ad un esame critico tutto ciò che vi è stato di negativo nel
passato, onde agire, d’ora in poi, con maggiore accortezza e lavorare meglio; ecco che cosa significa il
principio: “esaminare il passato per trarne insegnamento per il futuro.” Individuando gli errori e
condannando le deficienze, noi perseguiamo lo stesso fine che il medico persegue quando cura il paziente:
salvargli la vita e non farlo morire. Se qualcuno si ammala di appendicite, il medico asporta l’appendice e gli
salva la vita. Chi, dopo aver compiuto un errore, non si sottrarrà alla cura e non insisterà nell’errore al punto
di trovarsi, in definitiva, in uno stato incurabile; chi manifesterà un onesto e sincero desiderio di curarsi, di
correggersi, noi saremo felici di guarirlo affinché diventi un buon membro del Partito. Ma non riusciremo ad
adempiere felicemente questo compito se, accecati dall’ira, colpiremo senza pietà. Nella cura delle malattie
politiche e ideologiche bisogna evitare la brutalità: l’unico metodo giusto ed efficace è quello di “curare la
malattia per salvare il malato.”
“Per un corretto stile dl lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse tung, vol. III.
A proposito del problema della critica in seno al Partito, occorre rilevare ancora una circostanza: accade che
alcuni compagni, nella loro critica, non badino alle cose importanti, ma soltanto alle inezie. Essi non
comprendono che il compito principale della critica è quello di individuare gli errori politici ed organizzativi
dei compagni. Quanto ai difetti personali, se non portano ad errori politici o organizzativi, non è il caso di
criticarli troppo severamente per non far sì che i compagni, nel loro lavoro, perdano la fiducia in se stessi.
Basta poi permettere che una siffatta critica si sviluppi perché le organizzazioni di partito concentrino la loro
attenzione esclusivamente sulle piccole lacune, e gli uomini si trasformino in pedanti che si perdono in
piccolezze, dimenticando i compiti politici del Partito, il che è molto pericoloso.
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Nella critica in seno al Partito mettere in guardia i compagni contro i giudizi soggettivi, arbitrari, e la critica
banale; gli interventi devono essere fondati e le critiche avere un senso politico preciso.
“Sradicare le concezioni errate nel Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
La critica all’interno del Partito è uno strumento che serve a consolidare l’organizzazione di partito e ad
elevarne la capacità combattiva. Tuttavia nelle organizzazioni di partito dell’Esercito rosso la critica assume
talvolta un carattere diverso, si trasforma in attacco personale. Ciò è pernicioso non soltanto per i singoli
compagni ma anche per le organizzazioni di partito. E’ questa una manifestazione di individualismo piccolo-
borghese. Per rimediare a questo stato di cose è necessario far si che i membri del Partito comprendano che
scopo della critica è di rafforzare la capacità combattiva del Partito per renderlo atto a conseguire la vittoria
nella lotta di classe, e non permettano pertanto che la critica sia sfruttata per motivi personali.
“Sradicare le concezioni errate nei Partito” (dicembre 1929), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Siamo al servizio del popolo, perciò non abbiamo mai paura quando gli altri notano e criticano le nostre
manchevolezze. Siamo pronti ad accettare la critica dei nostri difetti da chiunque. Se hanno ragione loro, ci
correggeremo. Ogni proposta diretta a migliorare il benessere del popolo sarà da noi accettata.
“Al servizio del popolo” (8 settembre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Noi comunisti cinesi, che prendiamo per punto di partenza l’interesse supremo della grande massa del popolo
cinese, che abbiamo fiducia nella assoluta giustezza della nostra causa, non abbiamo timore di sacrificare, in
nome di questa causa, tutto quello che possediamo di personale, e siamo sempre pronti a dare per essa la
nostra vita. Quali idee, vedute, opinioni, metodi non siamo capaci di abbandonare, ove non corrispondano
alle esigenze del popolo? Potremmo mai sopportare che sporcizia politica o microbi politici insozzino il nostro
volto pulito o avvelenino il nostro organismo sano? Il ricordo dei combattenti per la rivoluzione, che hanno
sacrificato la loro vita in nome degli interessi del popolo, riempie di cordoglio il cuore dei vivi. Esistono forse
interessi personali che noi non possiamo sacrificare, difetti che noi non possiamo rinnegare?
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Non dobbiamo accontentarci dei primi successi. Dobbiamo umiliare la nostra alterigia, criticare
costantemente i nostri difetti, così come ogni giorno ci laviamo la faccia e scopiamo il pavimento per togliere
la polvere.
“Organizziamoci!” (29 novembre 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
La critica va fatta a tempo; bisogna disfarsi del brutto vizio di criticare dopo.
“Sul problema della cooperazione agricola” (31 luglio 1955).
Fatti accorti dagli errori e dalle batoste, siamo cresciuti in saggezza e il nostro lavoro se ne è avvantaggiato.
Per qualsiasi partito, per qualsiasi individuo, è difficile evitare gli sbagli. Noi chiediamo solo che se ne
facciano meno. Quando si commette un errore, vogliamo che venga corretto: prima e più radicalmente si
farà, meglio sarà.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giugno 1949), Opere scelte di Mao Tse.tung , vol. IV.
XXVIII. I Comunisti
Un comunista deve essere franco e schietto, devoto e attivo, considerare gli interessi della rivoluzione al di
sopra della propria vita e subordinare i suoi interessi personali a quelli della rivoluzione. Deve rimaner
fedele, sempre ed ovunque, ai principi giusti e condurre una lotta instancabile contro tutte le idee e le azioni
sbagliate, in modo da consolidare la vita collettiva del Partito e rafforzare i legami tra il Partito e le masse.
Deve infine preoccuparsi più del Partito e delle masse che dell’individuo, più degli altri che di se stesso. Solo
così ‘ meriterà il nome di comunista.
“Contro il ‘liberalismo”‘ (7 settembre 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Ogni compagno deve rendersi conto che per un comunista il criterio più alto di giudizio è la misura in cui le
sue parole ed azioni corrispondono agli interessi supremi del popolo, e in cui esse sono sostenute dalle masse
più larghe.
“Sul governo di coalizione” (24 aprile 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Mai, in nessun momento, in nessun luogo, un comunista deve mettere in primo piano i propri interessi
personali; deve invece subordinarli sempre agli interessi della nazione e delle masse popolari.
E’ per questo che l’egoismo, la pigrizia nel lavoro, la corruzione, l’ostentazione, eccetera, meritano il più
grande disprezzo, mentre il disinteresse, l’ardore nel lavoro, la devozione per la cosa pubblica, lo sforzo
assiduo e accanito esigono rispetto.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Il comunista deve essere sempre pronto a difendere fermamente la verità, perché la verità sempre concorda
con gli interessi del popolo. E sarà sempre pronto a correggere i propri errori, perché l’errore va sempre
contro gli interessi del popolo.
“Sul govervo di coalizione” (24 aprile 1945); Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
In ogni cosa, un comunista deve sempre domandarsi il perché; deve riflettere con ponderazione e maturità
intellettuale, vedere se tutto è conforme alla realtà e fondato sulla verità. In nessun caso, deve seguire
ciecamente gli altri e incitare alla sottomissione servile all’opinione altrui.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbralo 1942), Opere scelte di Mao Tse-
ung, vol. III.
Bisogna incoraggiare ogni compagno a tenere conto degli interessi generali. Ogni membro del Partito, il
lavoro in ogni settore, ogni parola o atto, tutto deve ispirarsi agli interessi generali del Partito. Non
tollereremo la minima infrazione a questo principio.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
I comunisti debbono essere modelli di senso pratico e di previdenza. Giacché solo il senso pratico permetterà
loro di assolvere i compiti ad essi assegnati e solo la previdenza gli impedirà di deviare dal cammino del
progresso.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
I comunisti debbono dimostrare grande lungimiranza, abnegazione, fermezza e la capacità di comprendere la
situazione senza preconcetti, appoggiarsi sulla maggioranza delle masse e guadagnarsene l’appoggio.
“I compiti dei Partito comunista cinese nel periodo della guerra antigiapponese” (3 maggio 1937), Opere
scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
I comunisti devono essere di esempio anche nello studio; giorno per giorno si istruiranno a contatto con le
masse, educandole.
“Il ruolo dei Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
In un movimento di massa, un comunista si comporterà da amico delle masse e non da superiore, da maestro
che istruisce instancabilmente e non da burocrate della politica.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
I comunisti non debbono mai tagliarsi fuori dalla maggioranza del popolo e, dimenticandosi di essa, andare
alla ventura capeggiando qualche minoranza avanzata; ma staranno attenti a stabilire stretti legami tra gli
elementi avanzati e la grande massa del popolo. Ecco cosa vuol dire pensare alla maggioranza.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Noialtri comunisti, siamo come la semente e il popolo è come la terra. Dovunque andiamo, dobbiamo unirci al
popolo, radicarci e fiorire in mezzo al popolo.
“Sui negoziati di Cbungking” (17 ottobre 1945), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. IV.
Noi comunisti dobbiamo saper fare qualsiasi cosa in stretta unione con le masse. Come potrebbero i membri
del nostro Partito, se rimanessero chiusi per tutta la vita tra quattro mura fuggendo le tempeste e staccati
dalla vita reale, essere di qualche utilità al popolo cinese? Non abbiamo bisogno di gente simile nel nostro
Partito. Noi comunisti dobbiamo andare incontro alle tempeste, dobbiamo guardare in faccia il mondo, le
grandi tempeste e il mondo grandioso della lotta delle masse.
“Organizziamoci!” (29 novembre 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Il ruolo d’avanguardia sostenuto dai comunisti e l’esempio che essi danno sono di estrema importanza. Con il
loro ardimento di combattenti, eseguendo gli ordini, scrupolosamente osservando la disciplina, assolvendo il
lavoro politico e rafforzando l’unità interna, i comunisti debbono dare l’esempio in seno alla VIII Armata di
marcia e alla Nuova IV Armata.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Un comunista non deve mai considerarsi infallibile, darsi arie, pensare che da noi tutto è bene e che tra gli
altri tutto è male. Non deve chiudersi nel proprio guscio, fare il presuntuoso, comportarsi da tiranno.
“Discorso pronunciato al Consiglio consultivo della zona di confine dello Shensi-KansuNinghsia” (21
novembre 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
I comunisti hanno il dovere di ascoltare l’opinione dei non-comunisti, hanno il dovere di permettere agli altri
di pronunciarsi. Se quel che loro dicono è giusto, noi applaudiremo e accetteremo tutto ciò che vi è di positivo.
Se dicono cose non giuste, noi dobbiamo ugualmente permettergli di esprimersi, e poi gli spiegheremo
pazientemente in che cosa hanno torto
“Discorso pronunciato al Consiplio consultivo della zona di confine dello Shensi-Kansu-Ningbsia” (21
novembre 1941), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
I comunisti non devono mettere in disparte coloro che hanno commesso errori nel loro lavoro, a meno
proprio che si tratti di incorreggibili; useranno invece la persuasione, per aiutare chi ha sbagliato a
correggersi e a trasformarsi.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
I comunisti non debbono né sdegnare né disprezzare le persone politicamente arretrate, ma trattarle
cordialmente, cercare di tirarle a sé, convincerle e incoraggiarle a fare dei passi avanti.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
XXIX. I quadri
Per essere certi che il nostro Partito e il nostro paese non cambieranno colore, dobbiamo non soltanto avere
una linea e una politica giuste, ma educare e formare milioni di continuatori della causa rivoluzionaria del
proletariato.
In ultima analisi, formare coloro che daranno il cambio ai vecchi nella difesa della causa rivoluzionaria del
proletariato consiste nel sapere se esiste una generazione giovane capace di portare avanti la causa
rivoluzionaria marxista-leninista intrapresa dalla vecchia generazione di rivoluzionari proletari, se la
direzione del nostro Partito e del nostro paese resterà sempre nelle mani dei rivoluzionari proletari, se i nostri
discendenti continueranno ad avanzare sulla buona strada tracciata dal marxismo-leninismo, se riusciamo ad
impedire ad un revisionismo alla Kruscev di manifestarsi in Cina. Insomma, la questione è d’importanza
estrema, è una questione di vita o di morte per il nostro Partito e per il nostro Stato. E interessa la causa
rivoluzionaria del proletariato per un periodo di cento, mille o diecimila anni. I cambiamenti avvenuti
nell’Unione Sovietica hanno indotto i profeti imperialisti a riporre le loro speranze di “evoluzione pacifica”
nella terza o quarta generazione del Partito cinese. Dobbiamo far risultare menzognera questa profezia
imperialista. Le nostre organizzazioni, ovunque, dai gradi superiori a quelli inferiori, debbono dedicare
un’ininterrotta attenzione all’educazione e alla formazione dei continuatori della causa rivoluzionaria.
Quali sono le condizioni richieste per essere degni continuatori della causa rivoluzionaria del proletariato?
Debbono essere autentici marxisti-leninisti e non, come Kruscèv, revisionisti che si fanno belli con le penne
del marxismo-leninismo.
Debbono essere rivoluzionari che si dedicano corpo ed anima al servizio della schiacciante maggioranza della
popolazione della Cina e del mondo, e non agire come Kruscev che serve gli interessi di un pugno di persone,
il ceto borghese privilegiato del suo paese, oltreché gli interessi degli imperialisti e dei reazionari del mondo
intero.
Debbono essere uomini politici del proletariato capaci di unirsi alla schiacciante maggioranza e lavorare di
concerto con essa. Debbono non solamente unirsi a coloro che condividono le loro idee, ma anche sapersi
unire a chi non le condivide, con coloro con cui erano prima in contrasto ma che hanno visto i propri errori
dimostrati dalla pratica. Però, debbono essere particolarmente vigili nei confronti degli arrivisti e dei
cospiratori tipo Kruscev e impedire loro di usurpare la direzione del Partito e dello Stato a qualunque grado
o livello.
Debbono dare il buon esempio nell’applicazione del centralismo democratico del Partito, conoscere bene il
metodo di direzione basato sul principio di “venire dalle masse e ritornare alle masse” e coltivare uno stile di
lavoro democratico che li renda capaci di capire le masse. Non debbono, come ha fatto Kruscèv, sabotare il
centralismo democratico del Partito, arrogarsi un potere autocratico, aggredire i compagni alla sprovvista,
rifiutare di capire e agire da dittatori.
Debbono essere modesti e prudenti, guardarsi da ogni presunzione e da ogni precipitazione, essere capaci di
praticare l’autocritica ed avere il coraggio di correggere le insufficienze e gli errori nel proprio lavoro. Non
debbono in nessun caso nascondere i propri errori, attribuirsi tutti i meriti e scaricare le colpe sugli altri,
secondo l’esempio di Kruscev.
E’ nelle lotte di massa che si formano i continuatori della causa rivoluzionaria del proletariato; è in mezzo alle
grandi tempeste rivoluzionarie che essi si forgiano e crescono. Bisogna saper saggiare e valutare cosa valgono
realmente i quadri, scegliere e formare i nostri continuatori nel corso delle lotte di massa di lunga durata.
Citato in “Lo pseudo-comunismo di Kruscev e le lezioni storiche che esso impartisce al mondo” (14 luglio
1964).
Il nostro Partito deve abbracciare con le sue organizzazioni tutto il paese, noi abbiamo bisogno di formare,
sistematicamente, molte migliaia di militanti, abbiamo bisogno di centinaia di ottimi dirigenti di massa.
Abbiamo bisogno che i quadri e i dirigenti di partito assimilino bene il marxismo-leninismo, che siano
politicamente perspicaci, competenti nel loro campo, animati da spirito di abnegazione, capaci di risolvere i
problemi da soli, incrollabili di fronte alle difficoltà e lavorino fedelmente per il bene della nazione, della
propria classe e del Partito. Solo mediante questi uomini, il Partito manterrà i legami con la base e le masse e,
solo grazie alla loro capacità di dirigere con polso fermo le masse, potrà battere il nemico. Debbono essere
alieni dall’egoismo e dalla cupidigia, dall’ambizione e dal carrierismo, dalla negligenza e dalla passività, dal
borioso settarismo. Essi debbono essere gli eroi disinteressati, pieni di abnegazione, della propria nazione,
della propria classe. Queste sono le qualità e lo stile di lavoro necessari ai militanti di partito, ai quadri e ai
dirigenti.
“Lottare per attirare milioni di uomini neI fronte unico nazionale antigiapponese” (7 maggio 1937), Opere
scelte di MaoTsetung, vol. I.
I quadri hanno una parte importante, una volta definita la linea politica. Il nostro compito di combattimento
è dunque di formare, secondo un piano stabilito, un grande numero di nuovi quadri.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II
Nella politica dei quadri, il Partito comunista adotterà i seguenti criteri: rigida applicazione della linea del
Partito, sottomissione alla sua disciplina, stretto legame con le masse, capacità di lavorare in completa
autonomia, ardore realizzativo e disinteresse: ecco in cosa consiste la politica di “nomina dei quadri in base al
merito.”
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Dobbiamo attenerci al sistema della partecipazione dei quadri al lavoro produttivo collettivo. I quadri del
nostro Partito e del nostro Stato sono lavoratori come tutti gli altri; non signorotti che gravano con tutto il
loro peso sul popolo. Prendendo parte al lavoro produttivo collettivo, i quadri mantengono nel modo più
ampio legami costanti e stretti con il popolo lavoratore. E una misura importante, fondamentale, in regime
socialista, che contribuisce a sconfiggere la burocrazia e ad impedire il revisionismo e il dogmatismo.
Citato in “Lo pseudo-comunismo dl Kroscev e le lezioni storiche che esso impartisce al mondo” (14 luglio
1964).
Dobbiamo essere capaci di giudicare i quadri. Non basiamo la nostra valutazione solo su un fatto isolato in un
dato momento della vita di un quadro, ma consideriamo l’insieme del suo passato e del suo lavoro. Ecco il
metodo essenziale per giudicare un quadro.
“Il ruolo del Partito comunista cinese rella guerra nazionale” (ottobre 1938>, Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. III.
Dobbiamo anche saperli adoperare, i quadri. Il dovere di un dirigente si identifica essenzialmente nell’avere
idee nuove e sapere impiegare i quadri. Elaborare un piano, prendere una decisione, lanciare un ordine, dare
una direttiva, eccetera, significa “avere idee nuove.” Per tradurre le idee nella pratica, bisogna unire i quadri
e incitarli all’azione; questo si chiama “saper impiegare i quadri.”
“Il ruolo del Partito comunista cinese retta guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Dobbiamo aver cura dei quadri. A questo scopo, disponiamo dei seguenti mezzi: primo, orientarli, cioè, pur
lasciandoli lavorare liberamente perché abbiano il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, dobbiamo
dar loro, a tempo opportuno, delle direttive, in modo che possano, guidati dalla linea politica del Partito, far
valere il loro spirito creativo. Secondo, elevare il loro livello, cioè dar loro la possibilità di imparare ed
educarli affinché possano arricchire le proprie conoscenze teoriche e qualificarsi di più. Terzo, verificare il
loro lavoro, aiutarli a fare il bilancio della propria esperienza, a moltiplicare i propri successi e a correggere i
propri sbagli. Assegnare un compito senza poi verificarne l’esecuzione o prestarvi attenzione soltanto quando
siano stati commessi gravi errori, non vuoi dire aver cura dei quadri. Quarto, usare, in generale, la
persuasione nei confronti dei quadri che hanno commesso degli errori, onde aiutarli a correggersi, e ricorrere
al metodo della lotta soltanto contro coloro che sono colpevoli di errori gravi e rifiutano di lasciarsi guidare.
La pazienza è, in questo campo, di rigore. E’ sbagliato incolpare alla leggera la gente di “opportunismo” o
“partire lancia in resta” contro qualcuno sconsideratamente. Quinto, venire in aiuto dei quadri che si
trovano in difficoltà. Quando si ammalano, o hanno preoccupazioni materiali, familiari o altre, dobbiamo
aiutarli nella misura del possibile. Ecco come si ha cura dei quadri.
“Il ruolo dei Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Un gruppo dirigente, veramente unito e legato con le masse, deve formarsi gradualmente, nel corso della lotta
stessa delle masse popolari, non può tenersene fuori. Nella maggioranza dei casi un gruppo dirigente non deve
e non può rimanere invariato nella sua composizione dall’inizio alla fine di una grande lotta; bisogna
promuovere continuamente gli elementi attivi emersi dalla lotta e sostituirli a quei membri del gruppo
dirigente che non si sono dimostrati all’altezza delle circostanze, non hanno retto alla prova o si sono corrotti.
“Sul metodo di direzione” (1 giugno 1943), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Se nel nostro Partito non esiste completa collaborazione tra la grande massa dei quadri giovani e i vecchi
quadri, la nostra causa può fallire a metà strada. Per questo tutti i vecchi quadri devono accogliere con la
massima cordialità i giovani quadri e aver cura di loro. E’ vero che anche i nuovi quadri hanno i loro difetti:
hanno cominciato a partecipare alla rivoluzione soltanto di recente, non hanno abbastanza esperienza, molti
di loro portano con sé gli strascichi della perniciosa ideologia della vecchia società, cioè i residui della
psicologia piccolo-borghese individualistica. Però, man mano che essi si educano e si formano come
rivoluzionari, questi difetti possono essere gradualmente superati. I tratti positivi dei giovani quadri
consistono, come ha detto Stalin, nel fatto che essi hanno un senso acuto del nuovo, e già in partenza danno
prova di grande entusiasmo, di grande attività, qualità queste che mancano a certi vecchi quadri. I nuovi e i
vecchi quadri si devono rispettare a vicenda, devono imparare gli uni dagli altri, acquistare gli uni dagli altri
le qualità positive per unirsi in un tutto unico in nome della causa comune e per evitare il sorgere di tendenze
settarie.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Dobbiamo occuparci non soltanto dei quadri membri del Partito, ma anche dei quadri non comunisti. Esiste,
in effetti, fuori del Partito molta gente capace, e il Partito non la deve ignorare. Bisogna che ogni comunista si
liberi di qualsiasi atteggiamento altezzoso e scostante e sappia collaborare con i quadri non comunisti, li aiuti
sinceramente, adotti nei loro confronti un atteggiamento di caldo cameratismo e orienti la loro attività verso
la grande causa della resistenza antigiapponese e dell’edificazione del paese: questo è il dovere di ogni
comunista.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 8938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
XXX. I giovani
Il mondo è vostro quanto nostro, ma, in fin dei conti, è a voi che appartiene. Voi giovani siete dinamici, in
piena espansione, come il sole alle otto o alle. nove del mattino. In voi risiede la speranza…
…Il mondo appartiene a voi. A voi appartiene l’avvenire della Cina.
Conversazione con alcuni studenti e borsisti cinesi a Mosca (17 novembre 1957).
Dobbiamo far capire a tutta la gioventù che il nostro è ancora un paese molto povero, che non è possibile
modificare radicalmente questa situazione in poco tempo, che soltanto con i loro sforzi la gioventù e il popolo
tutto potranno creare, con le loro proprie mani, uno Stato ricco e potente nello spazio di pochi decenni. Il
regime socialista ci ha aperto la strada verso la società ideale di domani, ma perché essa diventi una realtà,
dobbiamo lavorare duro.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Un buon numero di giovani, per mancanza d’esperienza politica e di esperienza della vita sociale, non sanno
fare un confronto tra la vecchia Cina e la nuova; faticano a capire bene quali lotte e quanto
straordinariamente difficili e penose il nostro popolo ha dovuto sostenere per riuscire a liberarsi del giogo
dell’imperialismo e dei reazionari del Kuomintang e che lungo periodo di sforzi accaniti è necessario per
costruire la bella società socialista. Perciò occorre perseguire incessantemente tra le masse una educazione
politica viva ed efficace, dir loro sempre la verità sulle difficoltà che sorgono e studiare insieme i mezzi atti a
superarle.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nei popolo” (27 febbraio 1957).
I giovani costituiscono la forza più attiva, più dinamica della nostra società. Sono i più appassionati allo
studio, i meno aggrappati a idee conservatrici, e così è soprattutto nell’epoca del socialismo. Noi ci auguriamo
che tutte le organizzazioni del Partito, d’accordo con le organizzazioni della Lega della gioventù, studino con
cura i mezzi per fare pienamente valere la forza dei giovani: ma si guardino bene dal trascurarne le
caratteristiche più specifiche, trattandoli come gli altri. Naturalmente, i giovani debbono imparare dai vecchi
e dagli adulti e assicurarsene, per quanto è possibile, il consenso, prima di intraprendere qualsiasi utile
attività.
Nota all’articolo “La brigata d’assalto della Cooperativa agricola dl produzione N. 9 del cantone dl Sinping,
distretto di Chungsban” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo nelle campagne cinesi.
Quale criterio altrimenti si può adottare per giudicare se un giovane è o no rivoluzionario? Come possiamo
riconoscerlo? C’è un solo criterio: quello di vedere se è disposto, in teoria e in pratica, a unirsi e a diventare
una cosa sola con le grandi masse operaie e contadine, e se lo fa. Chi è pronto, in teoria e in pratica, a unirsi
con gli operai e i contadini, èun rivoluzionario; altrimenti è un non-rivoluzionario o un controrivoluzionario.
Chi si unisce oggi con le masse operaie e contadine, è oggi un rivoluzionario; ma se si ritira domani da questa
unione, o comincia a opprimere il popolo, si trasforma allora in non-rivoluzionario o in controrivoluzionario.
“Orientamenti del movimento giovanile” (4 maggio 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Prima di identificarsi con la lotta rivoluzionaria del popolo e risolversi a servire gli interessi delle masse e a
far tutt’uno con le masse, capita spesso che gli intellettuali tendano al soggettivismo e all’individualismo, siano
pieni di idee sterili e poco risoluti nell’azione. Perciò, sebbene moltissimi intellettuali rivoluzionari cinesi
abbiano un ruolo d’avanguardia, non tutti sanno mantenere saldamente il proprio posto nella rivoluzione.
Una parte degli intellettuali abbandona talvolta le file della rivoluzione nei momenti critici e si lascia andare
alla passività; qualcuno diventa addirittura un nemico della rivoluzione. Solo dopo esser passati attraverso un
lungo periodo di lotta di massa, gli intellettuali avranno ragione di questi loro difetti.
“La rivoluzione cinese e il Partito comunista cinese” (dicembre 1939), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Pur continuando a coordinare le proprie attività con il compito centrale del Partito, la Lega della gioventù
deve condurre un lavoro indipendente, in conformità con le caratteristiche dei giovani. La Cina nuova deve
badare agli interessi della sua gioventù, prendere a cuore la formazione della generazione giovane. I giovani
debbono studiare, lavorare; ma, siccome sono in periodo di crescita, bisogna dedicare molta attenzione non
solo al loro lavoro e ai loro studi, ma anche ai loro divertimenti, alle loro attività sportive e ricreative.
Istruzioni in occasione dl un ricevimento offerto al Presidium del II congresso della Lega della gioventù (30
giugno 1953).
XXXI. Le donne
Comunemente in Cina gli uomini si trovano sottoposti a tre sistemi (il potere politico, il potere di clan, il
potere religioso – N.d.R.). .. Oltre che a questi poteri, la donna è sottoposta al potere dell’uomo (potestà
maritale). Questi quattro poteri: politico, di clan, religioso e maritale, rispecchiano l’insieme dell’ideologia e
del sistema feudale-patriarcale e sono le quattro grosse corde che tengono avvinto il popolo cinese, e in
particolare i contadini. Abbiamo già descritto in quale maniera i contadini hanno abbattuto nelle campagne il
potere dei grandi proprietari fondiari. Questo potere è il pilastro sul quale poggiano tutte le forze che
abbiamo enumerato; con il suo abbattimento, anche il potere di clan, il potere religioso e la potestà maritale
sono stati scossi… Per quanto riguarda la potestà maritale, essa nelle famiglie povere non è mai stata molto
forte, dato che le donne erano costrette dalle condizioni economiche a lavorare per mantenere la famiglia in
misura maggiore che non le donne delle classi abbienti, e in casa avevano quindi diritto di parola e spesso di
decisione. Negli ultimi anni, con la crescente rovina dell’agricoltura, è stata scalzata la base stessa della
sottomissione della donna all’uomo. Ultimamente, con il sorgere del movimento contadino, le donne hanno
creato in molte località leghe di contadine; è giunto anche per le donne il giorno di alzare la testa, e la potestà
del marito va via via sempre più indebolendosi. In una parola, con lo svilupparsi del potere dei contadini sono
stati scossi sia l’ideologia che il sistema feudale-patriarcale.
“A proposito di una inchiesta sul movimento contadino dello Hunan” (marzo 1927) Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. I
Unitevi, partecipate alla produzione e alle attività politiche e migliorate la situazione economica e politica
della donna.
Per la rivista Donne della Cina nuova, a. I, n.1, 20 luglio 1949.
Difendere gli interessi dei giovani, delle donne e dei bambini; soccorrere gli studenti profughi; aiutare i
giovani e le donne ad organizzarsi e a partecipare, di pieno diritto, ad ogni attività utile alla guerra di
resistenza antigiapponese e al progresso sociale; assicurare la libertà del matrimonio e l’eguaglianza dei sessi;
dare ai giovani e ai bambini un insegnamento utile.
“Sul governo di coalizione” (24 aprite 1945>, Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Il nostro compito essenziale nel campo della produzione agricola consiste nel disciplinare l’utilizzazione della
manodopera e nell’inserire le donne nella produzione agricola.
“La nostra politica economica” (23 gennaio 1934), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
E’ di primaria importanza per l’edificazione della grande società socialista inserire in massa le donne nelle
attività produttive. Il principio “a eguale lavoro uguale salario” deve essere applicato nella produzione. Una
vera eguaglianza tra l’uomo e la donna è realizzabile solo nel corso del processo di trasformazione socialista
di tutta’ la società.
Nota all’articolo “Le donne si uniscono al fronte del lavoro” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo
nelle campagne cinesi.
Come conseguenza del movimento di cooperazione agricola, un grande numero di cooperative si trovano a
mancare di manodopera e nella necessità di trascinare in massa sul fronte del lavoro le donne che finora non
partecipavano ai lavori dei campi… Le donne costituiscono in Cina una importante fonte di manodopera. E
una forza che va valorizzata nella lotta per l’edificazione di un grande paese socialista.
Nota all’articolo “La mobilitazione delle donne per la produzione ha ovviato alla scarsezza di manodopera”
(1955), Il grande balzo in avanti del socialismo nelle compagne cinesi.
Occorre che tutta la manodopera femminile prenda il suo posto sul fronte del lavoro, dove verrà applicato il
principio “a eguale lavoro eguale salario,” e ciò deve essere realizzato nel tempo più breve.
Nota all’articolo “Programma della federazione democratica femminile del distretto di Hsing-tai per il lavoro
tra le donne nel corso del movimento di cooperazione agricola” (1955), Il grande balzo in avanti del socialismo
nelle campagne cinesi.
XXXII. La cultura e l’arte
Nel mondo contemporaneo ogni cultura, ogni letteratura e ogni arte appartiene a una classe determinata e si
rifà ad una ben definita linea politica. L’arte per l’arte, l’arte al di sopra delle classi, l’arte che si sviluppa
fuori della politica e indipendentemente da essa, nella realtà non esiste. La letteratura e l’arte proletarie sono
parte di tutta l’azione rivoluzionaria del proletariato, o, come ha detto Lenin, sono “una rotella e una vitina”
del meccanismo generale della rivoluzione.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
La cultura rivoluzionaria è per le masse popolari una potente arma della rivoluzione. Prima della rivoluzione,
la prepara ideologicamente; durante la rivoluzione, costituisce un settore importante, indispensabile del
fronte generale della rivoluzione.
“La nuova democrazia” (gennaio 1940), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.
Sia la nostra letteratura, sia la nostra arte servono alla grande massa del popolo, e in primo luogo agli operai,
ai contadini e ai soldati; sono create per loro e da loro utilizzate.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Occorre che i nostri scrittori e i nostri artisti adempiano a questo compito: mutare di posizione e
gradualmente passare dalla parte del proletariato, dalla parte degli operai, dei contadini e dei soldati,
andando tra loro, gettandosi in pieno nella lotta pratica, studiando il marxismo e la società. Solo cosi noi
avremo una letteratura e un’arte che possano servire realmente agli operai, ai contadini e ai soldati, una
letteratura e un’arte autenticamente proletarie.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
Dobbiamo fare in modo che la letteratura e l’arte si integrino perfettamente nel meccanismo generale della
rivoluzione, diventino un’arma potente per unire e educare il popolo, per colpire e annientare il nemico, e per
aiutare il popolo a lottare contro il nemico con un cuore solo e una sola volontà.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
La critica letteraria e artistica comporta due criteri: politico e artistico… ma in che rapporto sono tra loro?
Tra la politica e l’arte non si può mettere il segno dell’uguale, così come non lo si può mettere tra una
concezione generale del mondo e metodi della creazione e della critica artistica. Noi neghiamo non soltanto
l’esistenza di un criterio politico astratto e immutabile, ma anche d’un criterio artistico astratto e immutabile;
ogni classe, in ogni società di classe, ha il suo criterio particolare, politico e artistico. Però qualsiasi classe, in
qualsiasi società di classe, pone sempre il criterio politico in primo piano, e quello artistico in secondo piano…
Noi invece esigiamo unità tra politica e arte, unità tra contenuto e forma, unità tra contenuto politico
rivoluzionario e una forma artistica il più possibile perfetta. Le opere che mancano di valore artistico, per
quanto possano essere avanzate politicamente, restano inefficaci. Per questo, noi siamo contro le opere d’arte
che esprimono opinioni politiche erronee e nello stesso tempo siamo contro la tendenza a produrre opere in
“stile da slogan o da manifesto,” in cui le opinioni politiche sono giuste, ma che mancano di forza espressiva
artistica. In letteratura e in arte dobbiamo condurre la lotta su due fronti.
“Interventi alle conversazioni sulle questioni della letteratura e dell’arte a Yenan” (maggio 1942),
Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
La politica che si richiama al precetto “Sboccino cento fiori, rivaleggino cento scuole” mira a stimolare non
solo il rigoglio dell’arte e il progresso della scienza ma anche lo sboccio della cultura socialista nel nostro
paese. Nelle arti, forme diverse e stili diversi possono svilupparsi liberamente, nelle scienze scuole diverse
liberamente affrontarsi. Sarebbe, a nostro avviso, pregiudizievole allo sviluppo dell’arte e della scienza
ricorrere a misure amministrative per imporre questo o quello stile, questa o quella scuola e interdire il tal
altro stile o la tal altra scuola. Il vero e il falso in arte e nella scienza è questione che va risolta con la libera
discussione negli ambienti artistici e scientifici, con la pratica dell’arte e della scienza, e non con metodi
semplicistici.
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
Un esercito senza cultura è un esercito ignorante, ed un esercito ignorante non può vincere.
“Il fronte unico nel lavoro culturale” (30 ottobre 1944), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. III.
XXXIII. Lo studio
Ci sono due modi d’imparare. Uno, dogmatico, consiste nell’essere ricettivi a tutto, convenga o non convenga
al nostro paese. Non è un buon modo. L’altro consiste nel far lavorare il cervello e imparare ciò che
corrisponde alle condizioni del nostro paese, cioè assimilare l’esperienza che ci può esser utile. Questo è il
modo che dobbiamo adottare noì .
“Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo” (27 febbraio 1957).
La teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin ha un valore universale. Non va considerata come un dogma, ma
come una guida per l’azione. Non bisogna accontentarsi di imparare la terminologia e la fraseologia marxista-
leninista, ma studiare il marxismo-leninismo in quanto scienza della rivoluzione. Non bisogna soltanto capire
le leggi generali, stabilite da Marx, Engels, Lenin e Stalin basandosi sul loro studio ampio e profondo della
vita reale e dell’esperienza della rivoluzione, bisogna anche studiare che posizione e che metodo essi adottano
per esaminare e risolvere i problemi.
“Il ruolo del Partito Comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Se, arrivati ad una teoria giusta, ci si accontenta di farne argomento di conversazione, per poi lasciarla da
parte senza metterla in pratica, questa teoria, per quanto bella possa essere, è priva d’ogni significato.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Bisogna assimilare la teoria marxista e saperla applicare; occorre assimilarla soltanto per applicarla. Se
riuscite, adottando il metodo marxista-leninista, a spiegare un paio di problemi pratici, meritate dei
complimenti, si dirà che avete ottenuto qualche successo. Quanto più numerose saranno le questioni che
spiegherete, quanto più complete e profonde saranno le vostre spiegazioni, tanto più notevoli saranno i vostri
successi.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Come legare la teoria marxista-leninista con la pratica della rivoluzione cinese? Bisogna, come s’usa dire,
“lanciare la freccia mirando al bersaglio.” Il marxismo-leninismo sta alla rivoluzione cinese come la freccia al
bersaglio. Ma certi compagni “lanciano la freccia senza mirare al bersaglio,” tirano a caso. Compagni simili
rischiano di mandare a monte la rivoluzione.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung, vol. III.
Coloro, invece, che hanno un’esperienza di lavoro pratico, devono fare uno studio teorico e lavorare come si
deve sui libri, e soltanto allora essi potranno sistematizzare la loro esperienza, sintetizzarla ed elevarla a
livello della teoria; eviteranno cosi di scambiare la loro esperienza limitata per verità universale, e potranno
evitare errori di ordine empirico.
“Per un corretto stile di lavoro nel partito” (1 febbraio 1942), Opere scelte di Mao Tse-
tung. vol. III.
Imparare sui libri è studio; studio è anche l’applicazione pratica di quanto si è imparato, e ne è una forma
ancor più importante. Il nostro metodo principale è di imparare a fare la guerra facendola. Anche coloro che
non hanno la possibilità di entrare in una scuola possono imparare a fare la guerra, appunto combattendo.
La guerra rivoluzionaria è cosa del popolo; in questa guerra spesso un uomo combatte prima ancora d’avere
imparato a farlo, si incomincia a combattere e poi s’impara: perché combattere significa imparare.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina” (dicembre 1936), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
Fra il civile e il soldato c’è una certa distanza, ma non esiste tra di loro alcuna muraglia cinese e la distanza
che li separa può rapidamente essere superata. Fare la rivoluzione, fare la guerra: questo è il mezzo per
superare quella distanza. Quando diciamo che non è facile studiare e applicare nella pratica quanto si è
appreso, intendiamo dire che non è facile studiare qualcosa a fondo e applicarlo alla perfezione. Quando
diciamo che un “civile” puo rapidamente trasformarsi in un soldato, intendiamo dire che non è affatto
difficile accingervisi. Per riassumere queste due affermazioni, vale la pena di ricordare il vecchio proverbio
cinese: “Nulla è difficile al mondo per chi ci si mette d’impegno.” Iniziarsi all’arte militare non è difficile ed è
possibile anche perfezionarsi, ci vuole solo impegno e sapere imparare.
“Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in cina” (dicembre 1936), Opere Scelte di Mao Tse-tung, vol.
I.
Dobbiamo imparare da tutti coloro che se ne intendono (chiunque essi siano) a lavorare nel campo
economico. Dobbiamo farne i nostri maestri, imparare da loro umilmente, coscienziosamente. Quando uno
non sa, confessa la propria ignoranza; non bisogna darsi delle arie a sproposito.
“Sulla dittatura democratica popolare” (30 giuguo 1949), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. IV.
Le conoscenze sono la scienza, e la scienza non può ammettere neanche la minima ipocrisia, la minima
presunzione; essa esige anzi esattamente il contrario: onestà e modestia.
“A proposito della pratica” (luglio 1937), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. I.
Il nostro peggiore nemico nello studio è la sicumera; chiunque voglia realmente imparare cominci con il
liberarsene. “Istruirsi e non ritenersi mai soddisfatti” e “insegnare senza stancarsi mai”, tale deve esser il
nostro atteggiamento.
“Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale” (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung,
vol. II.
Certi si credono saputi perché hanno letto qualche libro marxista, ma le loro letture non penetrano, non
radicano nel loro spirito; non sanno farne uso e i loro sentimenti di classe restano immutati. Altri sono pieni
di boria; basta che abbiano letto un pochino, e subito si credono chissà chi, si gonfiano d’orgoglio. Ma appena
attacca a soffiare la tempesta, la loro posizione si rivela diversissima da quella degli operai e della maggior
parte dei contadini lavoratori: è vacillante, mentre questa è salda, è equivoca, mentre questa è chiara e netta.
“Intervento alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sui lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
Per apprendere il marxismo, non basta studiarlo sui libri; è soprattutto con la lotta delle classi, col lavoro
pratico e i contatti con le masse operaie e contadine che si arriva ad appropriarselo realmente. Se, dopo aver
letto qualche opera marxista, i nostri intellettuali acquisissero anche qualche comprensione del marxismo a
contatto delle masse operaie e contadine e nel loro lavoro pratico, allora parleremmo tutti lo stesso
linguaggio, non solo il linguaggio del patriottismo e del socialismo, ma probabilmente anche il linguaggio
della concezione comunista del mondo, e il lavoro di noi tutti se ne avvantaggerebbe di sicuro.
“Intervento alla conferenza nazionale dei Partito comunista cinese sui lavoro di propaganda” (12 marzo
1957).
IL LIBRO DELLE GUARDIE ROSSE – IL LIBRETTO ROSSO
INDICE
I. Il Partito comunista
II. Le classi e la lotta di classe
III. Il socialismo e il comunismo
IV. La giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo
V. La guerra e la pace
VI. L’imperialismo e tutti i reazionari sono tigri di carta
VII. Avere il coraggio di lottare, avere il coraggio di vincere
VIII. La guerra popolare
IX. L’esercito popolare
X. Il ruolo dirigente dei comitati di Partito
XI. La linea di massa
XII. Il lavoro politico
XIII. I rapporti tra ufficiali e soldati
XIV. I rapporti tra esercito e popolo
XV. Le “tre democrazie”
XVI. L’educazione e l’addestramento delle truppe
XVII. Al servizio del popolo
XVIII. Il patriottismo e l’internazionalismo
XIX. L’eroismo rivoluzionario
XX Edificare il paese con diligenza ed economia
XXI. Contare sulle proprie forze e lottare con tenacia
XXII. Metodi di pensiero e di lavoro
XXIII. Indagini e ricerche
XXIV. L’autoeducazione ideologica
XXV. L’unità
XXVI. La disciplina
XXVII. La critica e l’autocritica
XXVIII. I comunisti
XXIX. I quadri
XXX. I giovani
XXXI. Le donne
XXXII. La cultura e l’arte
XXXIII. Lo studio
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(edizione Feltrinelli, 1969)
Finito di stampare il 10 dicembre 1969 da “La Tipografica Varese”
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