DALLA FINE DELLA 2 GUERRA MONDIALE ALLA PRESIDENZA KENNEDY

Subito dopo la fine della guerra con gli accordi di Bretton Woods e la stesura della Carta Atlantica, per il mondo si prefigurava un nuovo periodo di benessere e pace su cui si fondavano i principi di autodeterminazione, della libertà degli scambi commerciali e soprattutto della sicurezza collettiva globale. I finanziamenti per la ricostruzione provenienti dall’america avevano lo scopo di aiutare un’interdipendenza che era a vantaggio degli Stati Uniti ma che era anche utile a diffondere nel mondo stabilità e benessere e in maggior misura a prevenire che i mercati esteri fossero inglobati sotto l’influenza comunista dell’Unione Sovietica e con la conseguente formazione di aree planetari strategicamente pericolose. Gli Stati Uniti erano convinti che per garantire la sicurezza nazionale e planetaria dal ritorno di un grande disegno di potenza nella zona euro-asiatica, come lo era stato in precedenza il patto tripartito, era necessario un ferreo controllo sulle Americhe, la supremazia negli oceani, una fitta rete di basi strategiche in Europa e Asia e soprattutto il monopolio nucleare. La presidenza Truman, che guidò l’America subito dopo la fine della guerra, si diceva pronta a intessere rapporti diplomatici con la Russia fin tanto che quest’ultima si fosse mostrata disponibile ad accettare e a convivere con queste regole e soprattutto con questo rapporto di forza ma ben presto si dovette ricredere nello scoprire che la propria potenza non si traduceva matematicamente in un’influenza decisiva per i negoziati. La chiusura politica e commerciale che Stalin applicò in Europa Orientale, era vista dagli americani non tanto con timore ma più che altro con frustrazione convinti che questo fosse il risultato che scaturiva dalla scarsa considerazione che l’URSS aveva per le minacce dell’America e soprattutto vedeva che il mondo non pareva conformarsi automaticamente ai suoi ideali che tanto aveva enfatizzato negli anni della guerra e successivi. La preoccupazione più grande per gli Stati Uniti era quella che oramai la potenza Sovietica aveva raggiunto ragguardevoli standard in campo politico e militare, e visto che Stalin voleva usare la potenza “rossa” unilateralmente, ciò avrebbe portato a ripercussioni certamente ampie e gravi. Negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra infatti, il futuro della Germania era incerto e la povertà in cui versava l’Europa era emblematica: in Francia e Italia la situazione politica era complessa e non ancora ben definita, in Grecia infuriava la guerra civile mentre la Gran Bretagna, sull’orlo della bancarotta, non riusciva più ad esercitare la propria influenza sul bacino del mediterraneo; ma quel che era più importante era che tutti gli stati che furono stremati economicamente della guerra attuarono un ferreo controllo protezionistico e nazionalista delle proprie scarse risorse interne. In Oriente la potenza cinese era minacciata da un forte movimento comunista, la potenza giapponese era scomparsa e in India e Indocina i domini coloniali di Inghilterra, Francia e Olanda erano in crisi per via dell’onda indipendentista che si era formata ed era dilagata dopo la fine della guerra. L’attuale situazione delineava un sistema di relazioni internazionali altamente ingovernabile e instabile, nell’ambito del quale l’URSS avrebbe potuto ampliare le sue aree di influenza a discapito degli USA, soprattutto in Europa dove un accrescimento della potenza sovietica era inaccettabile per le regole della sicurezza mondiale dettate dagli americani. In questa situazione che si andava delineando, i segnali di distensione e moderazione che venivano da Mosca passarono inosservati a Washington che aveva ormai intrapreso la strada per arginare ogni ulteriore espansione dell’influenza della Russia. Il nuovo atteggiamento degli americani nei confronti dei sovietici, prese forma tra il ’46 e il ’47 per opera di George F. Kennan, diplomatico esperto della Russia e di stanza a Mosca e poi a Washington, e venne teorizzato nella formula del “Containment”.

Kennan diceva che il regime di Mosca era poco incline ad ogni tipo di rapporto diplomatico e invece era molto più sensibile alle ragioni della forza; quindi secondo il diplomatico statunitense l’America doveva abbandonare la linea politica roosveltiana in campo internazionale e organizzarsi invece per una azione di fermo contenimento. Anche se la teoria del contenimento fu formulata in chiave politica ed economica, ben presto venne interpretata in chiave militare che portò a conseguenze quali la rivalità globale, ad alleanze contrapposte e soprattutto alla corsa agli armamenti. La teoria del contenimento però, delineò un profilo del mondo drammaticamente e seccamente diviso e diede vita a “due sistemi di vita alternativi” come Truman li definì nel ’47. la cooperazione con la Russia era archiviata, e il punto cardine della politica internazionale americana era quella che ogni minaccia di espansione da parte dei sovietici andava fermata, e ciò diveniva il punto fondamentale su cui ricostruire l’Europa, che lasciata a se stessa avrebbe comportato rischi economici e strategici eccessivi, sotto un attivo controllo da parte degli USA. Con la riorganizzazione dell’Europa occidentale a egemonia americana si sarebbero lasciati intatti l’interdipendenza liberista tra i vari stati e anche stabilizzato i governi delle nazioni democratiche e amiche, e di conseguenza si sarebbe racchiuso l’Unione Sovietica nei confini del suo vasto impero raggiungendo a livello mondiale una situazione favorevole. Il progetto di aiuti economici proposto dal segretario di stato Gen. George Marshall, era lo strumento fondamentale per attuare questa strategia. Il piano consisteva nell’elargire gratuitamente, alle nazioni europee che avessero collaborato in Europa per liberalizzare i mercati e di conseguenza aumentarne la produttività, una serie di beni necessari ad alimentare la ripresa dell’Europa.

Con questo progetto la potenza economica americana si proiettava prepotentemente sul vecchio continente, riorganizzandone la metà occidentale sullo stile di netto anti-comunismo e forse la crescita economica avrebbe potuto attirare anche paesi satelliti dell’URSS. Per contrastare la mossa americana, Stalin impedì ai paesi dell’Est di aderire al piano Marshall, e di conseguenza le loro economie furono inglobate in quella sovietica. Nei paesi dove il piano americano operava i partiti comunisti furono sospinti dalla Russia verso una contestazione del progetto, ma questa linea politica li rilegò definitivamente all’opposizione. Dunque ora l’Unione Sovietica pareva efficacemente vincolata all’interno dei sui confini, anche se però la sua potenza militare non era di certo diminuita, anche grazie al fatto che l’America deteneva ancora il monopolio nucleare e che questo deterrente era il fulcro del potere USA. L’ottimismo che regnava a Washington però divenne ben presto inquietudine quando si venne a sapere, nel settembre del ’49, che anche i sovietici aveva testato la loro prima bomba atomica. Successivamente anche la Cina era diventata comunista, Repubblica Popolare Cinese (1° Ottobre 1949), e di conseguenza l’area di influenza della Russia si allargava sempre di più in un continente agitato da forti tensioni anticoloniali e di conseguenza anti-americane. Il primo scontro tra le due superpotenze si ebbe con la guerra di Corea (1950-1953) quando le truppe comuniste del nord invasero, il 25 Giugno, la regione sud situata sotto il 38° parallelo.

Lo stesso Stalin appoggiò l’invasione per sondare la reazione americana a una avanzata comunista, mentre per Truman si trattava di una sfida che l’America non poteva non raccogliere, pena il crollo della sua credibilità internazionale perché la minacciosa avanzata del comunismo a livello globale andava fermata in Corea quanto prima. L’America combatteva sotto la bandiera delle Nazioni Unite e nel breve volgere di pochi mesi, ottobre, riuscì ad invertire le sorti del conflitto e le truppe del glorioso Generale MacArthur (ricordate la guerra nel pacifico?) riuscirono a penetrare perfino nel nord del paese, sapendo di per certo che la Russia avrebbe evitato lo scontro diretto. Truman allora ordinò che la parte Nord del paese venisse liberata dall’oppressore comunista ma il massiccio intervento dell’esercito cinese, supportato dietro le quinte da quello sovietico, respinse le truppe americane fino al confine del 38° parallelo e visto che era oramai chiaro che il conflitto si sarebbe esteso, l’esercito delle Nazioni Unite si limitò a controllare militarmente il sud del paese e nel 1953 un armistizio ristabilì le posizioni antecedenti la guerra.

Successivamente la fine del conflitto si ebbero ben chiari due punti della condotta futura delle due superpotenze nella guerra fredda: il primo che le grandi potenze non avrebbero più tentato di violare le reciproche zone di influenza e che sicuramente avrebbe evitato anche lo scontro diretto, il secondo fu che per precauzioni si innescò il riarmo anche dell’Europa Occidentale. Nell’ultimo caso fu istituito un organismo militare integrato al Patto Atlantico chiamato NATO, che aveva il compito di garantire la difesa collettiva in caso di aggressione contro uno dei paesi aderenti. L’organismo, suggerito in un primo momento da Winston Churcill (primo ministro inglese) e subito condiviso dagli americani, aveva lo scopo di contenere l’Unione Sovietica nei confini del suo impero e anche di prevenire un’eventuale risorgere della potenza militare tedesca. Dal canto loro i sovietici risposero a questo accorpamento di stati sotto un’unica bandiera con il Patto di Varsavia del 1955; d’ora in avanti le due alleanze si fronteggeranno in un’Europa fortemente militarizzata e di conseguenza la logica del Containment venne estesa anche al di fuori del vecchio continente. In questo caso il Giappone acquisiva un valore economico e strategico fondamentale dal momento che gli Stati Uniti con il trattato di pace del 1951 aumentarono gli investimenti per aumentare la crescita produttiva del “sol levante” e soprattutto per ottenere basi strategiche permanenti sul suolo nipponico assicurando disponibilità di materie prime e mantenendo la stabilità anti-comunista nell’area del Sud-Est Asiatico: in particolare finanziando la resistenza della Francia coloniale contro il movimento nazionalista vietnamita guidato dai comunisti di Ho Chi Minh.

Il successore di Truman, il Generale Dwight D. Eisenhower candidato per i repubblicani (1953-1960), si trovò quindi a guidare un vasto impero americano, anche se era un po’ inconsueto visto che inglobava al suo interno gran parte del mondo non comunista mediante un rete di scambi commerciali e di alleanze sempre però sotto la loro guida. Nonostante le alleanze però per assicurarsi regimi amici in zone del mondo che risultavano strategicamente cruciali, gli USA non esitarono a ricorre a metodi non troppo ortodossi come i due colpi di stato che la CIA (Central Intelligence Agency) orchestrò abilmente in Iran e Guatemala fra il ’53 e il ’54, e anche se i valori di libertà e autodeterminazione dei popoli restavano sempre la bandiera ideologica di questa potenza, gli USA davanti a rilevanti interessi economici e geopolitici cedevano il passo a una più tradizionale affermazione di potenza allo stato puro che più si addice alla storia di questo paese. Verso la fine degli anni ’50 dunque, gli Stati Uniti avevano oramai chiuso ogni varco per un ulteriore possibile avanzata del comunismo anche in zone marginali del mondo, ma ciò comportava estendere ulteriormente la portata dell’impegno assunto di stabilizzazione politico-militare ed economica. Anche in Vietnam, dopo la ritirata dei francesi messi in fuga dai Vietcong, il governo americano appoggiò il sistema filo-dittatoriale che si era instaurato nella regione del sud dopo la divisione del ’54 con capitale a Saigon. La grande rivalità del dopoguerra stava cominciando ad attenuarsi in una coesistenza bipolare che dipendeva però da una irrefrenabile corsa agli armamenti nucleari, di conseguenza i l ruolo esteso del controllo imperiale americano comportava ingenti spese e costi sempre più crescenti che andavano contro anche ai valori essenziali della cultura americana ed è anche con questi problemi che si dovette confrontare il successore di Eisenhower.

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