Passo dopo passo…

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La giunta regionale siciliana di Crocetta ha approvato questa estate la legge sul diritto allo studio. “La Sicilia ha finalmente la possibilità di tutelare e valorizzare il diritto allo studio, ai saperi e alle conoscenze di tutti i ragazzi della nostra terra” hanno proclamato ai primi di agosto il presidente della Regione e l’assessore all’Istruzione e alla formazione professionale, Nelli Scilabra.

UNA SVOLTA STORICA”, “UN CAMBIO DI PASSO IMPORTANTE E STRAORDINARIO” a proposito di passi alla renziana maniera ” che finalmente consente alla Sicilia di non essere più l’unica regione d’Italia a non possedere una legge sul diritto allo studio. Gli alunni di tutte le età, dai più piccoli ai ragazzi delle scuole superiori finalmente avranno una legge che salvaguarderà i loro diritti…La Sicilia deve lasciarsi alle spalle il record nazionale del 25.8% di giovani che abbandonano prematuramente gli studi e ha il dovere di tutelare tutti i giovani che intendono studiare pur non avendo, in molti casi, i mezzi per poterlo fare…”

Ma che belle parole scritte sulla carta!, perchè questo è il punto che RIMANGONO APPUNTO SULLA CARTA!

IL DIRITTO ALLO STUDIO, di cui Crocetta e la sua intoccabile Scilabra si riempiono tanto la bocca, anche quest’anno, alle porte dell’apertura dell’anno scolastico, rischia di essere un DIRITTO A META’ di cui in Sicilia potrà beneficiare, sin dall’inizio in cui suoneranno le campanelle nelle scuole, solo una fetta di studenti mentre un’altra fetta rischia ancora una volta di rimanere illegittimamamente al palo!

Stiamo parlando, purtroppo, ANCORA UNA VOLTA! DEGLI STUDENTI DISABILI, 1200 nelle scuole superiori solo nella provincia o per meglio dire ex provincia di Palermo per non parlare delle altre province siciliane, la cui frequenza a scuola è strettamente legata alla ripartenza dei servizi di assistenza igienico-personale, del trasporto, e dell’ assistenza alla comunicazione.

Servizi di assistenza ESSENZIALI COME LI DEFINISCE TUTTA LA LEGGE VIGENTE, A PARTIRE DALLA COSTITUZIONE, … essenziali per tutelare il diritto allo studio e all’integrazione scolastica dei ragazzi disabili, per i quali a tutt’oggi LE ISTITUZIONI CON IN PRIMIS LA REGIONE DI CROCETTA/SCILABRA cosi’ “solleciti” SOLO A PAROLE! NON HANNO FATTO NULLA DI SERIAMENTE CONCRETO CIRCA LO STANZIAMENTO DELLE RISORSE NECESSARIE PER L’ANNO SCOLASTICO, mentre nel palazzo della ex Provincia si latita in attesa di “UN MIRACOLO”!

E in questo non vediamo nessuna differenza tra governo locale e governo nazionale! Mentre in questi giorni la notizia della “BUONA SCUOLA” del governo RENZI/GIANNINI impazza su tutti i mass media con l’annuncio di una nuova “rivoluzione” che si vuole mettere in campo scolastico denunciamo con forza “SAREBBE QUESTA LA VOSTRA BUONA SCUOLA??? QUELLA IN CUI ANCORA UNA VOLTA SI CONFERMA CHE IN QUESTA SOCIETA’ CAPITALISTA LE DISUGUAGLIANZE E LE DISCRIMINAZIONI SONO UNA NORMA E CHE DIRITTI BASILARI PER LA NOSTRA CONDIZIONE DI VITA, DIRITTO ALLO STUDIO, AL LAVORO… VENGONO SISTEMATICAMENTE ATTACCATI, MENTRE I VOSTRI “DIRITTI” ALLE POLTRONE DEL POTERE, AGLI STIPENDI D’ORO, ALLE RUBERIE, AL MALAFFARE SAREBBERO INTOCCABILI ???

MA LA SOLA DENUNCIA NON BASTA!

NECESSARIA E’SOPRATTUTTO LA LOTTA per resistere agli attacchi e difendere diritti che sono a base

dell’esistenza e della dignità di vita, E PER QUESTO GIA’ DA DOMANI RISCENDEREMO IN CAMPO,

ma con la consapevolezza che la lotta contro il sistema che produce tutto questo è e deve essere ben più ampia.

Precari Coop Sociali – Assistenti igienico-personale agli studenti disabili organizzati nello Slai cobas per il sindacato di classe Palermo

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Verona Tosi: vietato dar da mangiare ai clochard

Sapete chi è Flavio Tosi? Il vicesegretario della Lega Nord nonchè sindaco di Verona, le posizioni della Lega sono note a tutti da tempo, un partito che affonda le sue radici nella xenofobia, nel razzismo,  animando per meri scopi di propaganda guerre fra i poveri, tra gli ultimi,etichettando come delinquente chi sfugge dalla fame e dalle guerre.

Il leghista doc Tosi al secondo mandato come sindaco di Verona, ha spesso fatto parlare i media per aver messo in pratica politiche razziste e discriminanti, questa volta si è superato : dopo le ormai note panchine anti chochard che già aveva fatto installare  nei parchi della Verona bene, quelli del centro dove la povertà non deve essere vista, dove i bambini delle mamme che hanno telefonato al sindaco non devono vedere in che condizioni si puo’ ritrovare un uomo.image_11654

 

 

 

Pensare di negare una panchina come letto a chi è costretto a vivere per strada, giorno dopo giorno, è un atto fuori da ogni logica di società civile, di comunità, di solidarietà, ma al peggio non c’è mai fine e il sindaco sceriffo Veronese  spinto dalle anime belle delle segnalazioni di “civiltà” e decoro urbano  non sono ancora soddisfatte e in tempi di campagna elettorale  la panza dei cittadini va ascoltata,Tosi risponde celermente con un’ordinanza che vieta di dare da mangiare alle persone, come se fossero piccioni o animali molesti, proibisce alle associazioni e ai privati cittadini di portare cibo ai senzatetto e per chi trasgredisce, multe tra 25 e 500 euro.

Insomma privati del loro unico letto e affamati in una sorta di selezione naturale che dovrebbe quindi liberare le vie del centro dei perbenisti da presenze sgradite. La povertà, la sofferenza, il disagio ci sono, ma l’importante è che non si vedano, che non infastidiscano i turisti venuti a visitare la città di Giulietta eRomeo.

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Come potrà il sindaco Tosi a  continuare placidamente ad addormentarsi la sera nel suo letto  sapendo che uomini e donne più sfortunati sono costretti a cercarsi un giaciglio di fortuna, non lo capiremo mai e sinceramente non ci interessa nemmeno provare a farlo.

Il riformismo di”sinistra”: ecco chi ha distrutto il mercato del lavoro

collage12014 da piu’di un lustro stiamo assistendo all’ennesima crisi globale,le contraddizioni del sistema d’accumulazione capitalista si ripropongono ormai da un secolo e le risposte date nel corso degli anni sono sempre state le stesse,colpire e torchiare i lavoratori dipendenti,a colpi di leggi e accordi corporativisti.
I politici di sinistra ed il sindacato che li avrebbero dovuti tutelare sono invece i responsabili delle condizioni devastanti nelle quali versano il mercato del lavoro e le condizioni sociali di chi deve svendere forza-lavoro.
Dagli anni 60/70 periodo storico di lotte e conquiste dei lavoratori e del proletariato,si inizia a registrare nel nostro paese con il tanto decantato “Statuto dei lavoratori” l’istituzionalizzazione dei rapporti di forza tra le classi,tentando di tradurre in norme scritte, quindi concordate-contrattate,tutte le conquiste che il proletariato stava strappando fuori da ogni contrattazione possibile.
Un salto di qualità apparentemente a favore dei lavoratori,ma che invece dietro alle parole“Autonomia del sindacato” nasconde l’attacco frontale a tutto il proletariato,alle sue lotte ed ai suoi interessi,una subordinazione dell’autonomia di classe che diventa”rappresentante”
al tavolo delle trattative nel gioco concertativo fra quelle che chiameranno parti sociali.
Una svolta corporativista che vedrà nei partiti riformisti della sinistra,nei sindacati confederali,i piu’grandi sostenitori della borghesia capitalista,del diktat mercato-merci-accumulazione,dello sfruttamento bieco e senza limiti della forza-lavoro che diventerà nel corso degli anni,il pozzo senza fine dove attingere per porre pezze ai fallimenti del regime economico-finanziario.
Possiamo dubitare del decreto di Sanvalentino e dell’abrogazione della scala mobile ? Di fatto abbiamo degli indicatori economici come in questo caso l’aumento dell’inflazione,che come abbiamo potuto analizzare nel corso degli anni,sono solo cifre e numeri calcolati da quegli stessi economisti-giuslavoristi al servizio degli interessi economici speculativi della borghesia,delle multinazionali,delle banche d’affari,
di quel manipolo di uomini che detiene nelle mani potere di vita e di morte dell’intera popolazione.
Di fatto il valore dei salari rispetto al potere d’acquisto è andato sempre peggio e solo dal 2000 il costo della vita è salito oltre il 30%
mentre i salari sono addirittura scesi.
Come proseguire ad erodere profitto e speculazione dai lavoratori ?
Basta inventarsi nuove formule,nuove regole,nuove concertazioni ed arriviamo all’inizio del delirio degli anni 1995-1997 quando il Ministro del Lavoro Tiziano Treu,in nome di una flessibilità (a senso unico)
del lavoratore,legalizza il tirocinio e introduce il lavoro interinale sopprimendo la LEGGE 23 ottobre 1960, n.1369 che vietava   l’intermediazione ed l’interposizione in prestazioni di lavoro e impiego di manodopera.
Una speculazione di forza-lavoro che non ha precedenti, in pratica due soggetti drenano plusvalore e succhiano linfa dal lavoro salariato,una
rapina legalizzata dallo Stato che farebbe sobbalzare Marx nella tomba,come non fosse bastato lo sfruttamento uomo su uomo,la sinistra raddoppia il furto,con il solito benestare delle parti sociali e quei sindacati che addirittura si infilano a gestire le fiorenti agenzie di lavoro somministrato,senza alcuna dignità,anzi senza nessuna vergogna.
Ma la flessibilità ha ancora spazi di manovra,si puo’ancora intervenire sulla contrattazione su altre forme,tipologie,collaborazioni,
prestazioni ed arriva l’ennesimo Patto sociale,questa volta addirittura il Libro Bianco,una sorta di nuovo statuto dei lavori,si dei lavori perchè a questo punto la figura del lavoratore,la classe sociale storica del proletariato,non ha neanche piu’ un’identità,non ha piu’alcuna
garanzia,in nome della flessibilità e per le leggi del mercato si è scesi nel girone infernale della precarietà,dove i diritti non dei lavoratori,ma i diritti umani sono sospesi,un uomo senza lavoro e come vedremo senza alcun ammortizzatore sociale,è un uomo che non è in salute,un uomo senza reddito è una persona senza un presente,senza un futuro.
Quante sono le forme e le tipologie che i riformisti hanno inventato ? Forse non lo sanno nemmeno piu’ i professionisti della burocrazia,dal
co.co.pro,alla somministrazione,all’apprendistato,al lavoro d’inserimento, al contratto di lavoro ripartito, al lavoro intermittente,al lavoro accessorio, al lavoro occasionale,lavoro parasubordinato,telelavoro…
Ovviamente con questi tipi di contratto l’azienda può assumere lavoratori di tipologia flessibile in base ad un “progetto” in cui indica lo scopo della prestazione e la durata.L’abuso di tali contratti in cui non sono previsti periodi di prova,percorsi professionali che portino all’assunzione a tempo determinato o indeterminato lascia il lavoratore in una situazione psicologico-lavorativa grave,un precariato “cronico” che non ha accesso alla formazione, perde ogni fiducia dalla progettualità di vita come chiedere un prestito.,fare un mutuo e non parliamo di ferie,tredicesime,maternità.malattia,permessi,trattamento di fine rapporto.
A queste riforme contrattuali che hanno portato il mercato del lavoro ed i lavoratori allo stato attuale con una disoccupazione giovanile al 40%, dobbiamo ricordare le altre manovre compiute dai riformisti sull’avanzamento dell’età pensionabile e nuove normative che si sono susseguite negli anni fino al disastro compiuto dalla ministra Fornero ,che dalla giungla di regole e riforme scritte lascia migliaia di lavoratori esodati,ovvero fuori dal mondo del lavoro perchè accompagnati da accordi alla pensione,senza accorgersi (non sappiamo se errore tecnico o addirittura calcolato) che le modifiche fatte ai requisiti,lasciavano questi senza lavoro e senza alcun reddito.
E’gravissimo inoltre che in Italia  a tutte queste precarizzazioni croniche del lavoro,non è seguita alcuna modifica o introduzione di ammortizzatori sociali come succede in quasi tutti gli stati,non abbiamo una vera indennità di disoccupazione perchè quell’elemosina che l’INPS elargisce è anche questa normata da regole folli, in pratica viene pagata ai lavoratori che hanno perso il posto o gli sia scaduto il contratto,quindi che abbiano lavorato tot.settimane nell’anno precedente,è facile comprendere che le persone giovani  nella maggioranza dei casi non hanno mai avuto accesso al mondo del lavoro,non hanno alcun diritto e nessun sostegno.
Mentre per i soliti interessi economici si sono pagati decine di anni di cassa integrazione a grandi aziende che hanno sempre incassato gli utili e scaricato sulla socialità le perdite,inutile dire che su questo la FIAT ha fatto storia,purtroppo è un sistema che ancora in vita, sostenuto solidamente dagli intrecci di potere,corruzione,mafia,voti di scambio.

Aka (Gb)

Nuovo blitz di Militant nella sede di FIM e UILM

Questa mattina una ventina di precari, disoccupati e lavoratori a nero hanno accolto i continui inviti di padroni e governo ad essere meno choosy nella scelta del lavoro e si sono reinventati come interior designer della sede romana di FIM e UILM. Visto l’amore per il giallo padronale di Bonanni ed Angeletti i militanti hanno dato un tocco di colore a dei locali altrimenti cupi aggiungendo delle nuance di giallo uovo e giallo vernice e qualche tocco di rosso kaki.

 

Due suicidi:la crisi uccide ancora

L’accanimento del mondo politico contro la scuola statale e in particolare contro i precari, umiliati, dopo i tagli feroci, da un concorso grottesco, e minacciati di definitivo licenziamento dall’ipotesi di aumento a 24 ore dell’orario di cattedra, avanzata nel decreto di “stabilità”, in spregio alla contrattazione democratica, ha generato un senso di avvilimento e di prostrazione cui la classe docente, offesa nelle sue prerogative e delusa nelle sue aspettative, sta reagendo con fermezza.

Purtroppo a volte la solidarietà e la consapevolezza di lottare per la salvaguardia di principi costituzionali irrinunciabili non bastano ad esorcizzare l’angoscia.
Carmine Cerbera, insegnante precario napoletano di 48 anni e padre di due figli, è tra quegli eterni supplenti mortificati ed esasperati che si sono lasciati sopraffare dallo sgomento e dal senso di impotenza che attanagliano in questo momento la Scuola, aggredita e vessata dallo sprezzante governo “tecnico” e vittima, per di più, delle speculazioni elettoralistiche di quei partiti che ne stanno ignobilmente avallando le inique deliberazioni (PD, PDL, UDC).

Questo nostro caro e sensibile collega ieri si è tolto la vita, lasciando nella costernazione i parenti e i compagni con cui lottava per il diritto ad un lavoro stabile e dignitoso. E’ stato il gesto di un uomo in preda ad una disperazione giustificabile e ben nota a chi è condannato alla precarietà, una disperazione imputabile a tutte quelle forze politiche che, sorde alla denuncia e alle richieste dei docenti, si trastullano con consultazioni stucchevoli e confronti narcisistici tra aspiranti leader del nulla, che incarnano un disperante vuoto di idee e di ideali, professando ipocritamente una finta partecipazione alla rabbia e al dolore di chi rischia l’estromissione dal mondo del lavoro dopo decenni di attesa e di formazione (mentre intanto danno il loro benestare a un piano anticrisi che stronca i precari e premia gli evasori!) e propinano ai cittadinI la stessa ricetta neoliberista che ha portato il paese sull’orlo del tracollo e che impone la fine dello stato sociale, la soppressione dei diritti, la cancellazione delle tutele conquistate con fatica e sacrificio.

La morte paradossale di Carmine, docente precarizzato di Storia dell’Arte indotto al suicidio nel paese che detiene il 70% del patrimonio artistico e archeologico mondiale, è il più eloquente segnale della decadenza civile e culturale d’Italia, ed è il contrassegno più evidente del fallimento della politica dei tagli selvaggi, che riduce drammaticamente gli orizzonti di migliaia di docenti coscienziosi e impegnati, indegnamente rappresentati e trattati, dal governo dei “professori-tecnici” e dei partiti che li sostengono, come manovalanza inutile e parassitaria.

I Precari Uniti contro i Tagli, profondamente scossi ma nient’affatto sorpresi dal gesto estremo ed emblematico del loro Collega, defunzionalizzato a partire dalla riduzione drastica delle ore destinate alle discipline che con passione insegnava, dopo essersi brillantemente laureato all’Accademia di Belle Arti, comprendono appieno, pur non potendo emotivamente ed umanamente approvarlo, il messaggio trasmesso da Carmine, che ha voluto rimarcare e additare l’interdipendenza di vita e dignità professionale, equiparando la negazione del lavoro stabile e garantito alla rapina dei presupposti essenziali del vivere stesso.

Nel nome e in memoria del Collega, ucciso dall’estenuazione, dal lento logorio mentale e coscienziale che consuma il lavoratore privo di certezze, i Precari Uniti, nel chiedere nuovamente le dimissioni del ministro Profumo e del governo tutto, dichiarano che proseguiranno con rinnovata forza la loro azione di protesta contro provvedimenti insopportabilmente punitivi e ulteriormente penalizzanti, e annunciano che porteranno in tutte le piazze il loro grido di rabbia anche per quest’assurda ed evitabile morte, rivendicando il diritto al lavoro, rimarcando la centralità dell’istruzione pubblica e riconquistando per sé e per gli studenti, tra cui ci sono anche i figli di Carmine, oggi straziati dal dolore, la speranza di un domani plausibile, in un paese finalmente “normalizzato”.

PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA —
Per maggiori informazioni visita il blog: http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com

 SUICIDIO DI UN OPERAIO DELLA MAC DI BRESCIA, AZIENDA IN CRISI.

ieri, domenica 4 novembre, di Olivo, operaio di 46 anni alla , azienda in profondissima crisi nell’area dell’Iveco di Brescia.Secondo la madre e gli amici la tragica scelta è collegata anche al rischio di perdita del posto di , rischio che stanno vivendo in queste settimane i lavoratori della Mac, una novantina.

Sentiamo Silvana, cittadina di Caino, dove abitava anche Olivo. Ascolta

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da radio onda d’urto

Cassa depositi e prestiti dove non arrivano le banche

C’è un banca, in Italia, che ha una rete di

14mila sportelli

Dove vanno a finire i soldi versati alle Poste sui libretti e sui buoni fruttiferi da 24 milioni di pensionati, giovani e famiglie? Se li prende la Cdp, la Cassa Depositi e prestiti. Che animale è la Cdp? Loro si sentono un centauro pubblico-privato, che investe soldi dei risparmiatori ma con finalità pubbliche. Può essere il mutuo di 30mila euro al piccolo comune per sistemare la strada interpoderale piuttosto che l’assegno da 1 miliardo per rilevare quote di aziende di Finmeccanica, al fine di salvaguardarne “l’italianità”. O ancora, 18 miliardi la Cdp li ha girati alle banche per bypassare la strozzatura del credito e ne hanno beneficiato finora 53 mila piccole medie imprese. Ma c’è ancora spazio per aumentare i suoi impieghi e per forzare il passo allo sviluppo del Paese, che ne avrebbe tanto bisogno: dalla banda larga ai servizi pubblici locali, all’energia. La Cassa ha un arsenale di 224 miliardi e per i ministri del Tesoro che l’hanno voluta così com’è oggi, da Tremonti a Grilli, la Cdp è l’arma non convenzionale adatta ai tempi. Basti pensare che le sue mosse non vanno ad aumentare il debito pubblico, per cui è l’ideale per i nostri politici sempre affamati di infrastrutture e desiderosi di salvare aziende, anche se il debito è solo spostato in un angolo sotto il tappetino. Allo stato attuale la Cassa è sana e il risparmio postale è al calduccio, anche perché il rimborso è garantito dallo Stato, ma fuori girano personaggi che ad ogni piè sospinto propongono: “facciamolo fare alla Cdp!”, mentre dentro la Cassa ci sono personaggi influenti, impegnati a disegnare “l’economia sociale di mercato”. E chi decide che cos’è per lo sviluppo? Dal presidente Franco Bassanini, all’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, ai singoli consiglieri e amministratori dei Fondi, vediamo chi sono gli uomini che governano i 224 miliardi del risparmio degli Italiani, chi li ha messi al comando e a quali logiche rispondono e con quali risultati. C’è anche il rischio che il risparmio postale venga usato per garantire affari ai soliti noti, perché la “finalità sociale” chi la controlla e come si misura?

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LA CLASSE OPERAIA È VIVA

Corradino Mineo aveva preannunziato stamane la diretta su Rainew24 della manifestazione della FIOM. La manifestazione non è stata soltanto dei metalmeccanici ma ha trascinato con se tanta parte del mondo del lavoro a cominciare dai professori e dai disoccupati e dell’intellighenzia italiana turbata dal declino e dall’incupimento del nostro Paese, intellighenzia che è stata svillaneggiata, come oggi purtroppo si usa fare, da un esponente del PD, un tale Boccia sconfitto da Niki Vendola in Puglia e da allora con il dente avvelenato per tutto quello che sta alla sua sinistra.
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Dai lavoratori dell’Alfa di Arese: no allo scippo del tfr

L’assemblea dei lavoratori di tutta l’area dell’Alfa di Arese dice NO ALLO SCIPPO DEL TFR e ALLE SPECULAZIONI SULL’AREA e DECIDE SCIOPERI e BLOCCHI DELLE PORTINERIE:
LAVORO SUBITO AD ARESE!

Nella giornata di oggi tutti i lavoratori dei reparti Fiat ancora in attività, unitamente ai cassintegrati della Fiat Carrozzeria e Fiat Powertrain e ai lavoratori delle altre aziende insediate sul sito di Arese, hanno dato vita ad una affollata assemblea indetta dallo Slai Cobas per discutere e prendere iniziative sulla grave situazione occupazionale di Arese sia riguardo ai lavoratori che vi operano sia per quanto riguarda i cassintegrati che da quattro anni sono in cassa integrazione e che adesso dalla Regione Lombardia e dalle istituzioni, invece di vedersi un progetto di rioccupazione, al contrario si vedono buttare in faccia un controprogetto per trasformare l’area da uso industriale ad uso commerciale e residenziale. Continua a leggere

DOVE VANNO I SOLDI DEL TFR?

DOVE VANNO I SOLDI DEL TFR? A GUERRA E PADRONI!

Una attenta lettura degli articoli della Legge Finanziaria relativi al TFR (Trattamento di Fine Rapporto) fa scoprire cosa intenda fare il Governo di questi soldi.
Sappiamo che con la regola scandalosa del silenzio/assenso il TFR di quei lavoratori che non faranno nessuna scelta andrà a finire nei famigerati Fondi Pensione gestiti da banche, assicurazioni e società vicine a cgil, cisl, uil. Questa eventualità è sicuramente la più scandalosa e pericolosa per i lavoratori perché i Fondi Pensione useranno questi soldi per "giocare in borsa" con il serio rischio di perdere il capitale investito e comunque, per bene che vada, non garantiscono il rendimento che ha attualmente il TFR.

Da Report (rai 3)

GIORNALISTA: …Un ultimo dubbio. Ma se invece di tante promesse di guadagni facili in Borsa ci garantissero almeno quel misero e tanto bistrattato rendimento del Tfr?
Io le do i soldi e l’accordo è: mi dai lo 0,75% dell’inflazione più l’1,5. Lei ci sta?…

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