WW3: Pentagono si prepara per il confronto con la Russia e la Cina

Di Bill Van Auke

Fonte in inglese: http://yournewswire.com/ww3-pentagon-prepares-for-confrontation-with-russia-china/

Le truppe USA-NATO devono essere posizionati vicino ai confini della Russia. E per mantenere l’egemonia degli Stati Uniti in cui vive la metà della popolazione mondiale, la Cina viene messo sotto pressione militare e economica perno strategico di Obama in Asia.

Il movimento socialista mondiale riconosce la minaccia di una guerra nucleare e chiede alla classe operaia di effettuare una rivoluzione socialista mondiale prima che la classe dirigente capitalista distrugge il mondo.

WSWS rapporti:

Il discorso di segretario alla Difesa Ashton Carter Martedì l’anteprima del budget del Pentagono per l’anno fiscale 2017 precisato i preparativi avanzati di Washington per scontri militari con seconda e terza più grande potenze nucleari del mondo, Russia e Cina.

Consegnato al Club economico di Washington, DC, un pubblico riconoscente cui sponsor includere i principali bracci produttori Boeing e Northrop Grumman e giganti finanziari come Bank of America e Goldman Sachs, il discorso del segretario alla difesa ha presentato una dichiarazione imperturbabile delle intenzioni di Washington di far valere la sua egemonia sui mercati e le risorse del mondo con qualsiasi mezzo necessario, fino ad includere un olocausto nucleare.

La presentazione fatta da Carter, un tecnocrate di lunga data di complesso industriale militare americana, fornisce una potente rivendicazione delle avvertenze formulate dal Comitato Internazionale della Quarta Internazionale e la World Socialist Web Site che la crisi degli Stati Uniti di approfondimento e capitalismo globale sta proponendo un vero e proprio e crescente pericolo di una terza guerra mondiale.

Il più grande aumento proposto nel bilancio del Pentagono è il quadruplicamento dei finanziamenti per la formazione militare degli Stati Uniti contro la Russia in Europa dovrebbe aumentare da $ 800 milioni a $ 3.4 miliardi di dollari. Oltre ai 65.000 soldati Washington presidi già sul continente europeo, l’aumento di finanziamento pagherà per il “tallone alla punta” rotazione completa brigate corazzati da combattimento nelle ex repubbliche baltiche, alle porte della Russia, così come altri paesi dell’Europa orientale.

Questa proposta rappresenta una flagrante e provocatoria violazione degli accordi raggiunti con Mosca sulla scia dello scioglimento della burocrazia stalinista dell’Unione Sovietica non a stazioni gran numero di truppe della NATO ai confini della Russia.

Inoltre, grandi quantità di materiale militare, tra cui carri armati, artiglieria, veicoli da combattimento di fanteria e altre armi, devono essere stoccate in stretta distanza notevole in Russia per consentire l’intervento rapido di ulteriori brigate da combattimento degli Stati Uniti da Estonia, Lettonia e Lituania alla Polonia Bulgaria e Romania.

Il presidente Barack Obama ha rilasciato una dichiarazione Martedì dichiarando che l’aumento del 400 per cento dei finanziamenti a circondare la Russia “consentirà agli Stati Uniti di rafforzare la nostra solida postura militare in Europa e migliorare la nostra capacità di sostenere il nostro articolo 5 impegni per i membri della NATO”. Invocando l’articolo 5, che richiede la NATO a difendere militarmente qualsiasi membro contro l’attacco, Obama è stato ribadendo il voto ha fatto nel 2014 che gli Stati Uniti avrebbero messo “stivali sul terreno” per difendere le repubbliche baltiche, rendendo in tal modo il loro diritto-ala e violentemente anti-russo regimi il filo viaggio per una guerra che avrebbe conseguenze incalcolabili.

L’altro obiettivo importante del discorso di Carter e del sé bilancio proposto è l’accumulo di pressione militare degli Stati Uniti contro la Cina sotto la bandiera del “pivot in Asia”, con particolare attenzione per l’ammodernamento della flotta da guerra degli Stati Uniti per gli scontri nel sud della Cina Mare.

Carter non ha mezzi termini circa gli obiettivi di Washington, che devono usare la forza militare per mantenere l’egemonia statunitense in Asia e reprimere qualsiasi minaccia alla sua posizione dominante dal crescente potere economico della Cina, subordinare la Cina per interessi economici e strategici degli Stati Uniti e riducendola a un semi-colonia dell’imperialismo degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, il segretario della difesa ha detto, avrebbe agito per “mantenere la stabilità nella regione che abbiamo sottoscritto per 70 anni”, avvertendo la Cina che “per interrompere l’ambiente di sicurezza in cui la metà dell’umanità vive e la metà del comportamento economico dell’umanità non è un buona idea.”

Washington, ha proseguito, stava effettuando il suo riarmo militare per essere in grado “di imporre costi inaccettabili su un aggressore avanzata che o dissuaderli dal prendere azione provocatoria o renderli profondamente dispiaciuto che se lo fanno.”

Utilizzando il linguaggio della guerra totale, Carter ha aggiunto: “In questo contesto, la Russia e la Cina sono i nostri concorrenti più stressanti.”

Tutte queste proposte a crescere scontri militari che portano in direzione di catastrofe globale sono stati fatti senza neppure la parvenza di un dibattito pubblico, non importa il sostegno del popolo americano, che hanno ripetutamente dimostrato la loro ostilità verso il militarismo e la guerra. La spinta verso la terza guerra mondiale si sta svolgendo in gran parte alle spalle del pubblico, con i media aziendali e le due maggiori partiti che mostrano alcun interesse nel fare le implicazioni agghiaccianti di preparati del Pentagono noto per la popolazione. Pentagono

Per quanto riguarda Obama, il presidente Nobel per la Pace vincitore del premio, il suo ruolo di un timbro di gomma per l’apparato militare e di intelligence degli Stati Uniti è stato brevemente notato nelle osservazioni di Carter martedì. Alla domanda se ci sarebbe stato un ulteriore aumento del numero di truppe statunitensi dispiegate in Iraq e in Siria, dove i finanziamenti per le operazioni militari viene anche aumentata del 50 per cento a $ 7.5 miliardi ha risposto affermativamente, aggiungendo: “Ogni volta che il presidente [ del Joint Chiefs of Staff] e ho chiesto al presidente per più capacità di farlo, ha detto sì, e mi aspetto che continuerà “.

La spesa enorme sulla preparativi di guerra deve essere pagato tramite gli attacchi sempre più draconiane sulle condizioni di vita, di lavoro e le condizioni sociali delle grandi masse di persone che lavorano. L’entità della deviazione di risorse sociali al militarismo può essere visto nella proposta del Pentagono ad aumentare la spesa in ricerca e sviluppo per la produzione di armi nuove e più letali a quasi $ 72 miliardi di dollari. Questo importo supera da solo tutto il bilancio federale degli Stati Uniti per l’istruzione nel 2015, per non parlare delle migliaia di miliardi più che devono essere spesi nei prossimi anni per le nuove generazioni di sottomarini nucleari, bombardieri e missili balistici intercontinentali.

Nel mese di luglio 2014, il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale (CIQI) ha emesso un comunicato dal titolo ” Il socialismo e la lotta contro la guerra imperialista .” La dichiarazione tirò fuori le dinamiche fondamentali della spinta verso la guerra mondiale che trovano espressione nel discorso di Carter e il Pentagono di bilancio proposto. E ha dichiarato:

“Il pericolo di una nuova guerra mondiale nasce da contraddizioni fondamentali del sistema-capitalistico tra lo sviluppo di una economia globale e la sua divisione in Stati nazionali antagoniste, in cui si radica la proprietà privata dei mezzi di produzione. Ciò trova la sua espressione più acuta nel drive dell’imperialismo degli Stati Uniti di dominare il continente eurasiatico, sopra tutte quelle aree da cui è stato escluso per decenni dalle rivoluzioni russa e cinese. In Occidente, gli Stati Uniti, in combutta con la Germania, ha orchestrato un colpo di stato fascista guidato per portare l’Ucraina sotto il suo controllo. Ma le sue ambizioni non si fermano qui. L’obiettivo finale è quello di smembrare la Federazione Russa, riducendola a una serie di semi-colonie di aprire la strada al saccheggio delle sue vaste risorse naturali. A est, snodo dell’amministrazione Obama in Asia si rivolge a circondare la Cina e trasformandola in una semi-colonia. Qui, l’obiettivo è quello di garantire il dominio della manodopera a basso costo che è una delle principali fonti globali del plusvalore estratto dalla classe operaia e la linfa vitale dell’economia capitalista. “

Il ICFI ha continuato a spiegare che le radici oggettive degli Stati Uniti di auto per il dominio del mondo in modo che una guerra imperialista mondiale è inevitabile al di fuori dell’intervento rivoluzionaria della classe operaia internazionale per porre fine al sistema capitalista e instaurare il socialismo. Ha sottolineato che le stesse contraddizioni che sono le forze trainanti per la guerra di fornire l’impulso obiettivo per la rivoluzione socialista.

Durante l’anno e mezzo da quando il ICFI ha pubblicato la sua dichiarazione, queste contraddizioni hanno affilato solo, intensificando le guerre esistenti e aumentando il pericolo di nuovi dal Medio Oriente, in Europa orientale, al Mar della Cina meridionale, mentre allo stesso tempo di guida la classe operaia in lotte sempre più aspre contro l’austerità e di sfruttamento.

La questione storica affrontare l’umanità è la necessità per la classe operaia per effettuare la rivoluzione socialista mondiale prima che la classe dirigente capitalista può completare la sua discesa in una guerra che minaccia l’estinzione nucleare. Questo pone la massima urgenza il compito politico di costruire la Quarta Internazionale come la direzione rivoluzionaria della classe operaia mondiale.

Ucraina: Semenchenko vola a Washington

boia

Il boia Semenchenko vola a Washington per chiedere aiuto agli Americani

Semen Semenchenko, comandante del nazi-battaglione “Donbass” delle truppe golpiste Ucraine, fa parte della delegazione della giunta ucraina che si è recata a Washington per piangere miseria dai loro nuovi padroni. Il criminale Semenchenko vuole chiedere sostegno militare per l’Ucraina ed in particolare per il suo battaglione terroristico.

Come ha scritto lo stesso Semenchenko sulla sua pagina Facebook “entro un paio di giorni la delegazione dovrà trasmettere al Congresso e al Senato degli Stati Uniti informazioni sull’Ucraina e negoziare a West Point per la formazione di futuri ufficiali dai gruppi di volontari”.

http://novorossia.su/ru/node/6609

Terroristi di vecchia data ripetono attacchi contro Cuba dagli USA

CIAMonitosda Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

La detenzione in Cuba di un commando proveniente dagli Stati Uniti che pretendeva realizzare atti violenti sull’isola, evidenzia la doppia morale di Washington nella sua allegata guerra contro il terrorismo.

Il Ministero dell’Interno ha annunciato la detenzione a Cuba di quattro cittadini di origine cubana e residenti a Miami che hanno riconosciuto che pretendevano attaccare installazioni militari cubane.L’arresto è stato fatto il 26 aprile e gli accusati sono Josè Ortega Amador, Obdulio Rodriguez Gonzalez, Raibel Pacheco Santos e Felix Monzon Alvarez.

Secondo l’informazione ufficiale, gli imputati hanno confessato che tali piani si sono organizzati con la direzione di Santiago Alvarez Fernandez Magriñà, Osvaldo Mitat e Manuel Alzugaray, residenti a Miami e con una lunga storia di azioni violente contro Cuba.I capoccia del complotto hanno stretti vincoli con il famoso terrorista Luis Posada Carriles, la cui estradizione è reclamata agli Stati Uniti da parte del Venezuela e di Cuba.

Carriles è uno dei principali responsabili dello scoppio di un aeroplano dell’ Aviazione Cubana nel 1976 e della morte dei suoi 73 occupanti, tra passeggeri ed equipaggio.

Cuba ha detto che si realizzeranno le gestioni pertinenti con le autorità statunitensi competenti per investigare questi fatti ed evitare opportunamente che l’attuazione di elementi ed organizzazioni terroristiche radicate in questo paese mettano in pericolo la vita di persone e la sicurezza di entrambe le nazioni.Tuttavia, la storia è testimone dell’impunità che godono negli Stati Uniti questi personaggi, molti di loro vincolati all’Agenzia Centrale di Intelligenza (CIA).

Mentre gli Stati Uniti mantengono tre dei Cinque cubani dietro le sbarre, compiendo lunghe condanne per monitorare questi attentati contro l’isola, Posada Carriles è stato esonerato dalla giustizia statunitense e Fernandez e Mitat hanno scontato una breve sentenza nel 2009 per aver immagazzinato centinaia di armi e di munizioni nel sud della Florida.

La Procura decise di non presentare accusa di terrorismo contro i due imputati in cambio della consegna di 30 mitragliatrici automatiche e semiautomatiche, un lanciarazzi, varie granate, 200 libbre di dinamite, 14 libbre dell’esplosivo C-4 e quattro mila piedi di cavo per detonazioni, che mantenevano nascosti per le loro aggressioni a Cuba.

“Questa corte riconosce che l’obiettivo finale dei signori Alvarez e Mitat è stato sempre una Cuba libera e democratica”, ha detto il giudice federale James Cohn prima di dettare la sentenza.Entrambi hanno fatto parte dell’equipaggio dell’imbarcazione, El Santrina, che ha portato illegalmente Luis Posada Carriles fino al sud della Florida agli inizi del 2005.

Nel giudizio celebrato quell’anno si sono rifiutati ad offrire testimonianze contro Posada, per paura di che le autorità li accusassero di aiutare un terrorista ad entrare illegalmente negli Stati Uniti. Un accusa di questa indole implica una possibile sentenza di 35 anni di prigione.

Al contrario, Gerardo Hernandez, uno dei Cinque cubani, è stato condannato precisamente a due ergastoli più 15 anni per tentare di ostacolare le azioni violente contro Cuba che Posada e Fernandez organizzano nel territorio degli Stati Uniti.

Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero, dietro le sbarre, integrano insieme a Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez il gruppo internazionalmente conosciuto come i Cinque cubani, condannati in un giudizio dove i veri terroristi agivano come complici della procura.

Fernando e Renè sono ritornati a Cuba dopo aver scontato anni di prigione, ma hanno detto che non si sentiranno davvero liberi finché i loro compagni non saranno scarcerati e restituiti al loro popolo.

Che paradosso, Fernandez Magriña gode della sua residenza legale negli Stati Uniti, dove è stato uno dei fondatori dell’organizzazione terrorista, Alfa 66. Dirigendo questa organizzazione ha attaccato nel 2001 un piccolo villaggio della provincia di Villa Clara, nel centro dell’isola.

Quello stesso anno ha partecipato al mitragliamento della località costiera di Boca de Samà, al nord della provincia orientale di Holguin, attacco nel quale sono morti due civili ed una bambina cubana gravemente ferita  è rimasta lesa per tutta la vita.E’ stato anche un importante complice di Posada Carriles nell’attentato fallito contro il presidente Fidel Castro durante il X Vertice Ibero-americano in Panama nel 2000, fatto denunciato dallo stesso capo di Stato cubano nella capitale istmica.

Però, neanche questo fatto è stato considerato dal l’Ufficio Federale di Investigazioni, né da altre agenzie federali tanto preoccupate della sicurezza nazionale statunitense e del combattimento al terrorismo, che ora ritorna a ripetersi contro Cuba.

Congressisti favorevoli al dialogo senza condizioni tra USA e Cuba

congrsistasUSAda Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi:

Quattro congressisti statunitensi si sono incontrati a L’Avana, dove esistono le condizioni per avanzare in negoziazioni dirette e senza condizioni, che permettano di normalizzare le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba.

Dopo dialogare con funzionari nordamericani e cubani, i legislatori hanno affermato che esiste una disposizione di entrambe le parti per sedersi a conversare su qualsiasi tema, con chiarezza ed in un clima di rispetto mutuo.

Il gruppo di rappresentanti, tutti del Partito Democratico, è integrato da Barbara Lee e Sam Farr, entrambi legislatori per la California, poi da Enmanuel Cleaver (Missouri) e Gregory W. Meeks (New York).

In una conferenza stampa nell’hotel Saratoga, i congressisti hanno affermato che la loro visita cerca di appoggiare le possibili negoziazioni per la liberazione del cittadino nordamericano Alan Gross, con i tre dei Cinque cubani prigionieri politici in carceri nordamericani.

Gross, subappaltatore dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (Usaid), è stato fermato, arrestato e condannato nel 2009 per aver violato le leggi cubane, implementando un programma sovversivo finanziato da Washington, mediante lo stanziamento di sistemi di comunicazioni illegali e segreti, con l’uso di tecnologia non commerciale.

Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero, integranti del gruppo conosciuto nel mondo come i Cinque, rimangono incarcerati dal 1998 dopo un giudizio parziale a Miami, come sostengono anche giuristi ed organizzazioni di difesa dei diritti civili in tutto l’universo.

Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez, già ritornati a Cuba dopo aver scontato integralmente le loro sentenze, hanno fatto parte di un gruppo che monitorava individui violenti che dal sud della Florida e con totale impunità hanno eseguito azioni terroristiche contro il popolo cubano.

Il passato 9 aprile, Cuba ha confermato la sua disposizione per cercare una soluzione accettabile per entrambe le parti, che contempli le preoccupazioni umanitarie su Gross e sui tre cubani che continuano ingiustamente imprigionati negli Stati Uniti da più di 15 anni, ha indicato una nota del Ministero di Relazioni Esteriori (Minrex).

La congressista Lee ha assicurato che utilizzeranno la conoscenza acquisita in varie visite e contatti con la realtà cubana per, in seguito, dalle loro posizioni, in distinti comitati della Camera dei Rappresentanti, spingere il dialogo tra Washington e L’Avana.

Vorremmo anche avanzare nell’eliminazione delle restrizioni dei viaggi degli statunitensi verso Cuba e nel sollevamento del bloqueo, ha affermato.

Il rappresentante Cleaver, da parte sua, ha deplorato azioni recenti sviluppate dal suo Governo, come il programma illegale per creare un Twitter cubano e l’inclusione di Cuba nella lista dei paesi patrocinatori del terrorismo, respinta da L’Avana.

Tali azioni cospirano contro il clima di fiducia necessario per spingere le negoziazioni, ha riconosciuto, e precisamente siamo qui per trattare che la comunicazione sia la più fluida possibile ed ottenere intendimenti tra entrambe le parti, ha concluso il legislatore per il Missouri.

 

Venezuela, la repubblica degli accattoni

adelantecomandante

Il liberalismo è l’ideologia più letale della storia, perché è versipelle. Finge di interessarsi della democrazia, ma in realtà ha a cuore solo il mantenimento di un sistema economico e di comando. Quando questo è minacciato, è pronto a cedere il manganello a versioni di se stesso più brutali. Il fascismo, il nazismo, il militarismo, lo sciovinismo, oppure il semplice autoritarismo. Sotto quei panni, o anche senza mascheramenti, uccide impunito. Ogni giorno, sotto gli occhi di tutti.

E’ il sistema che usava la Chiesa ai tempi dell’Inquisizione. Direttamente non uccideva. Passava la mano al “braccio secolare” (la giustizia civile), che provvedeva ad applicare le sentenze del tribunale ecclesiastico. Formalmente la Chiesa non ha mai bruciato eretici, streghe, ebrei. Non ha mai torturato nessuno. Ci pensava il “braccio secolare”. I De Tormentis dell’epoca (dal nomignolo di Nicola Cocia, capo di una squadretta del ministero degli Interni incaricata di torturare brigatisti veri o presunti, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta del ‘900) facevano tutto ciò che l’istituzione non si sarebbe permessa di eseguire a volto scoperto.

Cosa c’entra questo con il Venezuela? Il paese demoniaco per antonomasia, agli occhi degli USA e anche della UE, non ha mai violato le regole della democrazia politica. L’assetto attuale ha resistito a ben 18 elezioni, certificate come limpide dai più autorevoli osservatori internazionali. L’ultima è stata quella amministrativa del dicembre scorso. Maggioranza indiscutibile alle forze che si richiamano a Nicolás Maduro, continuatore del programma impostato dal defunto Hugo Chávez. Opzione privilegiata per i poveri, gli sfruttati, gli esclusi da sempre. Limiti allo strapotere del capitale individuale. Nazionalizzazione di ciò che era stato privatizzato. Spese sociali in istruzione, sanità, alloggio, impiego. Formule magari non risolutive, ma per chi abbia conoscenza di prima mano dell’America Latina e delle sue disparità di classe, quasi una rivoluzione. Resa più solida da forme di interscambio continentale (Alba, Mercosur, Petrocaribe, ecc.) capace di prescindere da FMI, Banca Mondiale, Trattati di libero commercio.

Hugo Chávez ha reso autonomo come mai in passato un continente che era sempre vissuto nella più totale subordinazione. Ciò a colpi non di cannone, ma di elezioni vinte. E’ riuscito dove Salvador Allende aveva fallito. La sua arma? Coinvolgere le masse popolari, strappandole all’anonimato e a una vita ai margini. Farle figurare in liste di elettori da cui erano assenti, quando non erano trascurate persino dai censimenti. Porle al centro dei programmi di sviluppo. Ed ecco scuole gratuite, assistenza medica gratuita (chiunque passeggi per una strada messicana resta colpito dal gran numero di storpi, dovuto al costo delle cure), programmi impressionanti di edilizia popolare (mezzo milione di nuovi alloggi), costruzione di università, assegnazione di terre coltivabili, diffusione capillare dell’informatica. I proventi del petrolio usati a beneficio della popolazione, e non delle multinazionali.

Nel 1917 Mario Missiroli, direttore de “Il Resto del Carlino”, scrisse un pamphlet. Si intitolava La repubblica degli accattoni. Denunciava ciò che il socialista Giuseppe Massarenti era riuscito a fare nella sua Molinella. Un quinto del bilancio comunale – che scandalo! – a sostegno dei poveri. Ambulatori gratis, mense gratis, scuole gratis, turnazioni di lavoro per i disoccupati, opere pubbliche concesse alle cooperative. Un enorme spreco di denaro.

Oggi, in riferimento al Venezuela, i Missiroli (divenuto poi fascista, sia pure critico, e firmatario del Manifesto sulla razza), si sprecano. Si chiamano Ciai, Mastrantonio, Morlino, Cotroneo. Detestano la nuova “repubblica degli accattoni”, ribelle al neoliberismo e al nuovo ordine occidentale. Ne condannano l’assistenzialismo, la mania di nazionalizzare i beni di interesse pubblico che erano stati ceduti ai privati, l’insofferenza verso le costrizioni del capitale globale. E, per suggellare la scomunica, chiamano in campo l’autoritarismo. Di Chávez, ma ancor più di Maduro. Non si aspettavano che, morto il loro spauracchio, un altro chavista avrebbe vinto e rivinto. Un ex lavoratore dei trasporti. Per definizione confuso, pasticcione, impreparato in economia.

Non se lo aspettava nemmeno l’opposizione venezuelana. Vista sfumare l’ultima possibilità di rovesciare il governo per via legale ha scelto di rendergli la vita impossibile, in due diverse maniere. La prima economica, con aggiotaggio, accaparramento dei beni, disagi alimentati ad arte, blocchi della distribuzione. Quando Maduro, dopo avere cercato invano il dialogo, ha abbassato per legge il ricarico sul prezzo delle merci dal 1000% al 30% del loro valore monetario, la rabbia è esplosa ed è divenuta violenza di strada, nei quartieri residenziali della capitale e nelle province in mano alla destra. Braccio armato (il “braccio secolare” di cui dicevo), gli studenti delle università private. Loro bersaglio, tutti i simboli dell’assistenzialismo governativo: ambulatori per i poveri, spacci a prezzo politico, case popolari in costruzione, camion per il rifornimento di beni alimentari. Ci sono stati 19 morti, di cui solo quattro attribuibili a uomini in divisa, finiti sotto inchiesta. Gli ultimi due assassinati: un poliziotto e quello che diremmo un pony express, freddati da cecchini. L’agente scortava un autocarro della nettezza urbana che cercava di liberare le strade di un quartiere residenziale bloccato dagli abitanti. Il giovane dava una mano per poter fare il suo lavoro.

Eppure, i media occidentali, nella loro stragrande maggioranza, non amplificano che le voci di una destra pochissimo presentabile, che denuncia “torture” (documentate a furia di rozzi collages: vedi qui), “miseria” (in realtà l’ultima delle preoccupazioni dei ceti privilegiati, tanto è vero che i loro figli devastano per prima cosa i supermercati con prezzi controllati), “repressione” (gli arrestati vengono regolarmente rimessi in libertà, a parte il sobillatore Leopoldo López, legato al Tea Party statunitense) e, naturalmente, “dittatura” (sebbene tutti i quotidiani del paese siano in mano all’opposizione). L’intento sembra essere quello di “fare come in Ucraina” o di provocare un intervento esterno. Peccato che ne manchino completamente le condizioni.

Resisterà la repubblica degli accattoni all’offensiva dei Missiroli del XXI secolo? Certo, la sua colpa è grave. Ha rifiutato il neoliberalismo, questa magica ideologia che, come chiunque può vedere ogni giorno, crea ricchezza a fiumi, occupazione, benessere diffuso in ogni parte del mondo. Chissà come mai gli accattoni, invece di pentirsi e di sottomettersi alla giusta punizione squadristica, paiono affezionati al loro modello obsoleto e inefficace, incentrato sui bisogni.

Forse la masnada è ancora condizionata da colui che Oliver Stone, nel documentario che presentiamo qui sotto (in spagnolo), ha il coraggio di chiamare “Il mio amico”.

di Valerio Evangelisti

Venezuela. La destra tenta il golpe. Attivato il Fronte Popolare

Escalation di aggressioni della destra venezuelana.Si attiva il Fronte Popolare

per la Difesa della Rivoluzione e della Pace.La Rete dei Comunisti a sovenezuelastegno della vittoria di Maduro

 I morti confermati sono diventati sette nelle città di Zulia, Táchira y Caracas, lo ha confermato il magistrato Luisa Ortega Díaz. In nove degli stati federali del Venezuela si registrano aggressioni di vario tipo, un dato che dimostra la vocazione fascista dell’opposizione la quale 4cerca di replicare il medesimo scenario del 2002 con il colpo di stato e quello del 2003 con lo “sciopero petrolifero”.

In seguito all’appello del candidato della destra Capriles a non riconoscere i risultati elettorali e a realizzare dei semplici cacerolados “per drenare le tensioni”, gruppi dell’opposizione hanno scatenato diversi tipi di aggressione, contro le sedi, i centri clinici ma anche le abitazioni di militanti chavisti, della stessa presidente della Commissione elettorale Tibisay Lucena, dell’ex vice-cancelliere William Izarra, dell’ex governatore Luis Reyes Reyes. Perfino contro alcuni artisti impegnati nella rivoluzione bolivariana come Winston Vallenilla, il cantante Fiorentino Primera o la giornalista Jessica Sosa,

Intanto più di duecento organizzazioni hanno attivato il Fronte Popolare per la Difesa della Rivoluzione e della Pace, uno spazio per l’unità rivoluzionaria con l’obiettivo di affrontare la battaglia di fronte all’evidenza di un golpe che intende disconoscere la vittoria di Nicolas Maduro nelle elezioni presidenziali di domenica. Le organizzazioni popolari in un comunicato hanno esortato il popolo a costituire in ogni territorio i comitati e un comando di difesa della Rivoluzione “per garantire la pace, l’allegria e la continuità del processo rivoluzionario per decisione della maggioranza”.

I giovani comunisti, i compagni del PCV e militanti bolivariani in corteo hanno cacciato i fascisti che avevano occupato la sede della Commissione Elettorale, guardate il video:

Qui di seguito un comunicato della Rete dei Comunisti sugli eventi in Venezuela

Nicolas Maduro è il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela! Per l’ennesima volta consecutiva il PSUV si conferma alla guida del paese in queste elezioni “straordinarie” convocate a pochi giorni dalla scomparsa prematura del Comandante Chavez. Quattordici anni che hanno cambiato il volto del Venezuela e dell’America Latina e che stanno influendo sulle relazioni internazionali e nello scontro tra le classi a livello internazionale.

Il Presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Tibisay Lucena, ha annunciato la vittoria del compagno Nicolas Maduro con il 50,7% dei voti contro il 49% ottenuti da Henrique Capriles, il candidato della destra golpista che per queste elezioni ha adottato da un lato un linguaggio “populista” e dell’altro le provocazioni più o meno aperte contro la democrazia.

Secondo i dati diffusi dal CNE la vittoria di Maduro sarebbe netta, con un vantaggio di circa l’1,7% dei voti, ma questo non è bastato a Capriles che sta invece avviando una nuova e violenta campagna tesa a scatenare la tensione nel paese. A queste minacce avevano già risposto nei giorni scorsi in maniera unanime le massime istituzioni della Repubblica, dal CNE, alla Consulta Costituzionale, ai Vice Presidenti Arreaza e Giordani e un fermo richiamo alla difesa dello Stato dalle ingerenze interne ed esterne era venuto dai Ministri della Difesa e degli Interni. Lo stesso Maduro nei giorni scorsi aveva più volte richiamato l’opposizione a rispettare il voto popolare e la Repubblica parlamentare anche nel caso di una sua vittoria, e di non sottoporre il paese a un clima di esasperazione e violenza.

Nel corso di questi quattordici intensi anni, l’azione del governo bolivariano ha ristabilito l’ordine democratico nel paese, attraverso le riforme del sistema elettorale, dando trasparenza alle istituzioni parlamentari, e soprattutto rivitalizzando la democrazia reale con la partecipazione e il protagonismo di ampi settori popolari dei giovani e delle donne. Questa è la reale risposta del fronte popolare che sostiene il governo del PSUV ed il neo eletto Presidente Nicolas Maduro alle forze del blocco reazionario di Capriles. La destra guidata da una borghesia compradora ha fondato le sue fortune sul patto con le multinazionali e sulla rapina delle ricchezze del paese. Si tratta di un’oligarchia che ha guidato la piramide sociale utilizzando la corruzione della società e la passività delle masse. Un ordine tipico politico comune, fin a pochi anni fa, a molti paesi latino americani, interrotto dalla vittoria del movimento bolivariano che irruppe nella scena politica del paese, così come negli altri paesi rivoluzioni dell’ALBA le forze progressiste e rivoluzionarie, grazie al quale il popolo degli esclusi, degli sfruttati e dei vessati dalle politiche del FMI ha cominciato a riscrivere la storia.

L’azione della rivoluzione bolivariana e del PSUV è stata tenacemente indirizzata a costruire il potere popolare basato sul blocco sociale che fino ad allora era stato marginalizzato, un blocco ampio composto da contadini senza terra, masse urbane proletarie e sottoproletarie, lavoratori, piccoli commercianti, professionisti, tecnici, intellettuali, militari che si rifiutavano di puntare le armi contro il popolo.

La rivoluzione venezuelana non ha mai smesso di combattere il nemico interno e a costruire il socialismo, prova ne è la realizzazione delle missioni che stanziano fondi per la sanità, la costruzione di case e l’istruzione, la nazionalizzazione del settore petrolifero, la promozione del SUCRE e del Banco SUR. Impegni fondamentali che sono invece costantemente contrastati dagli apparati in mano alla destra.

Visti i trascorsi golpisti, le dissennate affermazioni di Capriles e le azioni degli apparati reazionari suonano come inquietanti minacce, tanto più che in questi giorni esercito e servizi di sicurezza hanno sventato tentativi di infiltrazioni terroristiche.

Attacchi netti al processo rivoluzionario in Venezuela e a tutti quelli dell’ALBA, che tragicamente ripropongono la sanguinosa stagione dei golpe, che non si è mai chiusa, finanziati e sostenuti dalle amministrazioni USA. Ricordiamo come negli ultimi quattro anni il governo statunitense, in concerto con l’UE ed il FMI, ha sostenuto diversi tentativi di colpo di Stato, alcuni sventati come in Bolivia e in Ecuador, anche grazie al sostegno di Chavez, altri purtroppo riusciti come in Honduras e Paraguay.

La decisa condanna delle minacciose affermazioni dell’opposizione si è levata unanime da tutto il Sud America e gli organi elettorali venezuelani sono stati nettamente chiari: il Presidente della commissione elettorale dell’UNASUR e il CNE hanno invitato Capriles ha riconoscere la sconfitta, i Presidenti di Argentina, Brasile, Uruguay, Bolivia, Ecuador e delle massime autorità di Cuba hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla chiara vittoria di Maduro.

Maduro ha inequivocabilmente vinto, spetta a lui, al PSUV, a tutti i partiti e movimenti sociali che lo sostengono iniziare fin da subito il lavoro di prosecuzione dell’opera di Chavez e di continuare nella costruzione del Socialismo del e nel XXI Secolo in Venezuela.

Nei prossimi giorni la rivoluzione socialista bolivariana attraverserà una fase importante che dobbiamo sostenere, ci sentiamo chiamati in causa dall’appello all’appoggio rivoluzionario lanciato dal Presidente Maduro, dal PSUV e dal PCV.

Il professor Luciano Vasapollo e la dottoressa Rita Martufi della delegazione della Rete dei Comunisti, stanno continuando in queste ore gli incontri con importanti membri del Governo venezuelano, dai quali emerge chiaramente l’assoluta unità del Governo, del popolo, e delle Forze Armate a difendere la volontà popolare espressa nella chiara vittoria del Presidente Maduro.

venezuela

E’ morto il Comandante Hugo Chavez

chavez

La notizia che giunge dal Venezuela conferma alle 16.25 di oggi la morte del compagno, del rivoluzionario, del Presidente Hugo Chavez. Un giorno di dolore per i popoli della Nuestra America e i rivoluzionari di tutto il mondo.

Il Vicepresidente del Venezuela Nicolàs Maduro ha annunciato nelle televisioni nazionali la morte del Presidente Chavez.
Oggi, martedi 5 marzo 2013, dopo aver seguito la riunione con la direzione politico militare della Rivoluzione, il vicepresidente Nicolas Maduro ha informato che il Presidente del Venezuela Hugo Chavez è deceduto alle 16.25 del pomeriggio.

“In questa tragedia storica chiamiamo gli uomini e le donne ad essere vigilanti della pace e del rispetto della nostra patria. Noi civili e militari assumiamo la sua eredità, le sue sfide, il suo progetto, insieme all’accompagnamento e l’appoggio di tutto il popolo le sue bandiere saranno sollevate con dignità. Grazie, mille volte grazie”.
Che non ci sia violenza nè odio, ma amore, pace, unità e disciplina. Unità, battaglia e vittoria, con l’unità del popolo e della Fanb.
Nelle prossime ore verranno annunciati i dettagli del funerale.

Il video nel quale il Vicepresidente Nicolas Maduro annuncia la morte del Comandante Chavez :

fonte : contropiano