j have a dream…

don-gallo-papa

di Bert Roug :

Papa Benedetto XVI aveva ragione: il marxismo non è più utile! Certo, quel marxismo che molti nella Chiesa Cattolica considerano come una ideologia atea che giustificava qualche sorta di crimine. Ma accettare  che il marxismo come lo intende Ratzinger sia lo stesso marxismo che intendeva Marx sarebbe come identificare il cattolicesimo con l’Inquisizione. Si potrebbe allora dire: il cattolicesimo non è più utile. Perché non si può giustificare il mandare al rogo donne considerate streghe o torturare i sospetti di eresia. Ora, fortunatamente il cattolicesimo non può essere identificato con l’Inquisizione, né con la pedofilia di preti e vescovi.
Allo stesso modo, il marxismo non si può confondere con i marxisti che lo hanno usato per diffondere l’ idea di “Stato egemone e Padrone”. Dobbiamo tornare a Marx per sapere cosa è il marxismo, così come dobbiamo ritornare al Vangelo e a Gesù per sapere che cos’è il cristianesimo e a Francesco d’Assisi per sapere cosa è il cattolicesimo. Il Marxismo non è un ideologia, il marxismo è una teoria, un metodo di analisi della realtà.E la realtà, oltre a quella appena enunciata sopra,è che nel corso della storia, in nome delle parole più belle, sono stati commessi i crimini più efferati. In nome della democrazia, gli USA si sono impadroniti di Porto Rico e della base cubana di Guantanamo. In nome del progresso, i paesi dell’Europa occidentale hanno colonizzato i popoli africani e hanno lasciato lì una scia di miseria, di fame, di guerre. In nome della libertà, la regina Vittoria ha promosso in Cina la devastante guerra dell’oppio .
In nome della pace, la Casa Bianca ha commesso il più illegittimo e genocida atto terroristico della storia: le bombe atomiche sopra le popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. In nome della libertà, gli Stati Uniti hanno instaurato in quasi tutta l’America Latina, dittature sanguinose.Oggi, il capitalismo è egemone nel mondo. E dei sette miliardi di persone che abitano il pianeta, quattro miliardi vivono al di sotto della soglia di povertà e 1,2 miliardi soffrono di fame cronica.Il capitalismo ha fallito per i due terzi dell’umanità, che non hanno accesso ad una vita degna.
Dove il cristianesimo e il marxismo parlano di solidarietà, il capitalismo ha introdotto la competizione; dove parlano di cooperazione, ha introdotto la concorrenza; dove parlano di rispetto per la sovranità dei popoli, ha introdotto il globocolonialismo. La religione non è un metodo di analisi della realtà. Il marxismo non è una religione. La luce che la fede getta sulla realtà è, piaccia o no al Vaticano, sempre mediata da una ideologia. L’ideologia neoliberista, che identifica il capitalismo e la democrazia, prevale oggi nella coscienza di molti cristiani e impedisce loro di rendersi conto che il capitalismo è intrinsecamente malvagio. L’arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx (l’ironia nel cognome), ha lanciato nel 2011 un libro intitolato “Il Capitale – un patrimonio per l’umanità”. La copertina contiene gli stessi colori e caratteri grafici della prima edizione del Capitale di Karl Marx, pubblicato ad Amburgo nel 1867.
“Marx non è morto ed è necessario prenderlo sul serio”, ha detto il prelato in occasione del lancio del libro. “Dobbiamo confrontarci con l’opera di Karl Marx, che ci aiuta a comprendere le teorie dell’accumulazione capitalistica e del mercamtilismo”.Ora è provato che il capitalismo non garantisce un futuro dignitoso per l’umanità e lo stesso Benedetto XVI lo ha ammesso nell’affermare che “…Dobbiamo cercare nuovi modelli”.
Il marxismo, con l’analizzare le contraddizioni e le carenze del capitalismo, apre una porta di speranza per una società che i cattolici, nella celebrazione eucaristica, caratterizzano come il mondo in cui tutti potranno “condividere la ricchezza della terra e dei frutti del lavoro umano “.
Questo Marx lo chiamava socialismo.
Annunci

“Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro

fidel-castro-librokat_02-58

L’Avana, 1°set (Prensa Latina) La stampa cubana pubblica oggi un articolo del leader storico della Rivoluzione, Fidel Castro Ruz

La società mondiale non conosce tregua negli ultimi anni, particolarmente da quando la Comunità Economica Europea, sotto la direzione ferrea ed incondizionata degli Stati Uniti, ha considerato che era arrivata l’ora di saldare i conti con quello che restava di due grandi nazioni che, ispirate nelle idee di Marx, avevano portato a termine la prodezza di mettere fine all’ordine coloniale ed imperialista imposto al mondo dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Nell’antica Russia è esplosa una rivoluzione che ha commosso il mondo.

Si aspettava che la prima gran rivoluzione socialista si sarebbe sviluppata nei paesi più industrializzati dell’Europa, come Inghilterra, Francia, Germania e l’Impero Austro-Ungarico. Questa, tuttavia, ha avuto luogo in Russia il cui territorio si estendeva in Asia, dal nord dell’Europa fino al Sud dell’Alaska che era anche stato territorio zarista, venduto per alcuni dollari al paese che sarebbe posteriormente il più interessato nell’attaccare e distruggere la rivoluzione ed il paese che l’ha generata.

La maggiore prodezza del nuovo Stato è stato creare un’Unione capace di raggruppare le sue risorse e condividere la sua tecnologia con gran numero di nazioni deboli e meno sviluppate, vittime inevitabili dello sfruttamento coloniale. Sarebbe o no conveniente nel mondo attuale una vera società di nazioni che rispettasse diritti, credenze, cultura, tecnologie e risorse di luoghi accessibili del pianeta apprezzati da tanti esseri umani, che vorrebbero conoscerli? E non sarebbe molto più giusto che tutte le persone che oggi, in frazioni di secondo, comunicano da un estremo ad un altro del pianeta, vedano negli altri un amico od un fratello e non un nemico disposto a sterminarlo coi mezzi che è stata capace di creare la conoscenza umana?

Per credere che gli esseri umani potrebbero essere capaci di albergare tali obiettivi, penso che non esiste nessun diritto per distruggere città, assassinare bambini, polverizzare abitazioni, a seminare da tutte le parti terrore, fame e morte. In che angolo del mondo potrebbero giustificarsi tali fatti? Se si ricorda che alla fine del massacro dell’ultima contesa mondiale il mondo si illuse con la creazione delle Nazioni Unite, è perché gran parte dell’umanità le ha immaginate con tali prospettive, benché non fossero definiti perfettamente i suoi obiettivi. Un inganno colossale è quello che si  percepisce oggi quando sorgono problemi che insinuano la possibile esplosione di una guerra con l’impiego di armi che potrebbero porre fine all’esistenza umana.

Esistono individui negligenti, apparentemente non pochi, che considerano un merito la loro disposizione a morire, ma soprattutto ad ammazzare per difendere privilegi vergognosi.

Molte persone si meravigliano ascoltando le dichiarazioni di alcuni portavoci europei della NATO quando si esprimono con lo stile ed il volto delle SS naziste. In occasioni perfino si vestono con abiti oscuri in piena estate.

Noi abbiamo un avversario abbastanza poderoso come lo è il nostro vicino più prossimo: gli Stati Uniti. Gli abbiamo avvertiti che avremmo resistito al bloqueo, benché questo potesse implicare un costo molto elevato per il nostro paese. Non c’è peggiore prezzo che capitolare di fronte al nemico che ti aggredisce senza ragione né diritto. Era il sentimento di un popolo piccolo ed isolato. Il resto dei governi di questo emisfero, con rare eccezioni, si erano sommati al poderoso ed influente impero. Non si trattava da parte nostra di un atteggiamento personale, era il sentimento di una piccola nazione che era una proprietà dagli inizi del secolo non solo politica, ma anche economica degli Stati Uniti. La Spagna c’aveva ceduto a questo paese dopo avere sofferto quasi cinque secoli di colonialismo e di un incalcolabile numero di morti e perdite materiali nella lotta per l’indipendenza.

L’impero si è arrogato il diritto di intervenire militarmente a Cuba in virtù di un perfido emendamento costituzionale che ha imposto ad un Congresso impotente ed incapace di resistere. A parte di essere i padroni di quasi tutto a Cuba: abbondanti terre, le maggiori centrali di canna da zucchero, le miniere, le banche e perfino la prerogativa di stampare il nostro denaro, ci proibiva di produrre leguminose sufficienti per alimentare la popolazione.

Quando l’URSS si è disintegrata ed è anche sparito il Campo Socialista, abbiamo continuato a resistere, ed insieme, lo Stato ed il popolo rivoluzionario, proseguiamo la nostra marcia indipendente.

Non desidero, tuttavia, drammatizzare questa storia modesta. Preferisco piuttosto sottolineare che la politica dell’impero è tanto drammaticamente ridicola che non tarderà molto nel passare nell’immondezzaio della storia. L’impero di Adolf Hitler, ispirato nell’avidità, è passato alla storia senza più gloria che l’alito apportato ai governi borghesi ed aggressivi della NATO che li converte nello zimbello dell’Europa e del mondo, col suo euro, che come il dollaro, non tarderà a trasformarsi in carta straccia, chiamata a dipendere dallo yuan ed anche dai rubli, davanti alla vigorosa economia cinese strettamente unita all’enorme potenziale economico e tecnico della Russia.

Qualcosa che si è trasformato in un simbolo della politica imperiale è il cinismo.

Come si conosce, John McCain è stato il candidato repubblicano alle elezioni del 2008. Il personaggio è uscito alla luce pubblica quando nella sua condizione di pilota è stato abbattuto mentre il suo aeroplano bombardava la popolosa città di Hanoi. Un missile vietnamita l’ha raggiunto in pieno volo ed aereo e pilota sono caduti in un lago ubicato nelle vicinanze dalla capitale, attiguo alla città.

Un antico soldato vietnamita già ritirato che si guadagnava la vita lavorando nelle prossimità, vedendo cadere l’aeroplano ed un pilota ferito che tentava di salvarsi si è mosso per soccorrerlo; mentre il vecchio soldato prestava questo aiuto, un gruppo della popolazione di Hanoi che soffriva gli attacchi dell’aviazione, correva per saldare i conti con l’assassino. Lo stesso soldato ha persuaso il popolo a non farlo, perché era già un prigioniero e la sua vita si doveva rispettare. Le stesse autorità yankee hanno dialogato col Governo pregando non agisse contro questo pilota.

A parte le norme del Governo vietnamita di rispetto ai prigionieri, il pilota era figlio di un Ammiraglio dell’Armata degli Stati Uniti che aveva svolto un ruolo riconosciuto nella Seconda Guerra Mondiale e stava ancora occupando un importante incarico.

I vietnamiti avevano catturato un pezzo grosso in questo bombardamento e come è logico, pensando alle conversazioni inevitabili di pace che dovevano mettere fine alla guerra ingiusta che avevano imposto, hanno sviluppato un’amicizia con lui che era molto felice di trarre tutto il vantaggio possibile da questa avventura. Questo, naturalmente, non me l’ha raccontato nessun vietnamita, né io non l’avrei mai domandato. L’ho letto e si adatta completamente a determinati dettagli che ho conosciuto più tardi. Ho anche letto che un giorno Mister McCain aveva scritto che essendo prigioniero in Vietnam, mentre era torturato, ha ascoltato voci in spagnolo che suggerivano ai torturatori che cosa dovevano fare e come farlo. Erano voci di cubani, secondo McCain. Cuba non è mai stata consulente in Vietnam e i militari vietnamiti sapevano benissimo come affrontare la guerra.

Il Generale Giap è stato uno dei capi più brillanti della nostra epoca che in Dien Bien Phu è stato capace di ubicare i cannoni in selve intricate e ripide, fatto che i militari yankee ed europei consideravano impossibile. Con questi cannoni sparavano da un punto tanto prossimo che era impossibile neutralizzarli senza che le bombe nucleari colpissero anche gli invasori. Gli altri passi pertinenti, tutti difficili e complessi, sono stati usati per imporre alle forze circondate europee una resa vergognosa.

La volpe di McCain ha tratto tutto il vantaggio possibile dalle sconfitte militari degli invasori yankee ed europei. Nixon non ha potuto persuadere il suo consigliere di Sicurezza Nazionale Henry Kissinger, neanche quando in momenti di rilassamento gli diceva perché non gli lanciamo una di quelle bombe Henry? La vera bomba è arrivata quando gli uomini del Presidente hanno tentato di spiare gli avversari del partito opposto. Questo sì che non si poteva tollerare!

Nonostante ciò, l’attuazione più cinica del Sig. McCain è stata quella nel Vicino Oriente. Il senatore McCain è l’alleato più incondizionato di Israele nei grovigli del Mossad, qualcosa che né i peggiori avversari sarebbero stati capaci di immaginare. McCain ha partecipato insieme a questo servizio segreto alla creazione dello Stato Islamico che si è impadronito di una parte considerabile e vitale dell’Iraq, come dicono, di un terzo del territorio della Siria. Tale Stato conta già con entrate miliardarie e minaccia Arabia Saudita ed altri Stati di questa complessa regione che gestiscono la parte più importante del petrolio,maggior combustibile al mondo

Non sarebbe preferibile, lottare per produrre più alimenti e prodotti industriali, costruire ospedali e scuole per le migliaia di milioni di esseri umani che ne hanno bisogno disperatamente, promuovere l’arte e la cultura, lottare contro malattie di massa che portano alla morte oltre la metà dei malati, ricercatori scientifici e tecnici che, come sembra, potrebbero eliminare finalmente malattie come , l’ebola, la malaria, la dengue, la chikungunya, il diabete ed altre che colpiscono le funzioni vitali degli esseri umani?

Se oggi risulta possibile prolungare la vita, la salute ed il tempo utile delle persone, se è perfettamente possibile pianificare lo sviluppo della popolazione in virtù della produttività crescente, la cultura e lo sviluppo dei valori umani, che aspettano a farlo?

Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro.

Fidel Castro Ruz

31 agosto 2014

 

 

“VLADIMIR ILIC LENIN. Al Partito comunista russo” (di V. Majakovskij)


 

LA STORIA PERDUTA

lenin micio[…]

Ho incontrato un operaio analfabeta.
Non sillabava neppure una parola.
Ma aveva sentito la voce di Lenin
ed egli sapeva tutto.

Ho ascoltato
il racconto d’un contadino siberiano:
espropriarono le terre, le difesero con le baionette
e come un paradiso diventò il villaggio.
Essi mai avevano letto Lenin
né ascoltata la sua parola,
ed erano leninisti.

Ho visto montagne senza erbe né fiori.
Soltanto le nuvole pesavano sulle rocce
e nello spazio di cento chilometri
c’era un solo montanaro,
ma sopra il petto, sul vestito di stracci,
gli scintillava il simbolo di Lenin.

[…]

Quando d’un tratto, dietro la Neva,
dalla stazione di Finlandia,
attraverso il quartiere di Vyborg,
sulla città che già nuota in un velo di ghiaccio
rombò un treno blindato
e di nuovo il gelido vento impetuoso
sollevò le schiumose onde
della rivoluzione.
Camicie e berretti invasero la via Liteiny:
“Lenin è con noi, viva Lenin!”

View original post 1.208 altre parole

Comandanta Laura Villa delle FARC-EP: per produrre cambiamenti fondamentali bisogna prendere decisioni radicali

lauravilla

foto di Prensa Latina

testo di Ida Garberi

“La nostra lotta rivoluzionaria è giusta ed improrogabile,
e pertanto impossibile da sconfiggere”.
Manuel Marulanda Velez 

Il fatto di vivere a Cuba e soprattutto a L’Avana mi ha dato, più di una volta, il privilegio di conoscere persone molto speciali che stanno scrivendo le pagine della storia dell’America Latina.

Questa volta sono i compagni e le compagne, guerriglieri e guerrigliere delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP), impegnati nella capitale cubana negli accordi di pace per Colombia, un paese afflitto da una guerra civile dal lontano 1948, quando l’assassinio fascista di Jorge Eliecer Gaitan ha diviso il popolo colombiano in due grandi fronti e che dopo quasi 66 anni continua a macchiare di sangue il suo territorio.

Dopo l’orrendo omicidio, incominciò una lotta armata nel paese, dove nel 1964, si fondarono ufficialmente le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo, un gruppo di uomini e donne che, come canta Fito Paez, quando tutti pensavano che tutto fosse già perso, sono venuti ad offrire i loro cuori.

Sì, perché come disse il Che Guevara, le FARC-EP sono “persone conseguenti con tutti ed ognuno di loro paga puntualmente la sua quota di sacrificio cosciente di ricevere il premio nella soddisfazione del dovere compiuto, coscienti di avanzare con tutti verso l’Uomo Nuovo che si scorge all’orizzonte”, e per questa ragione possono lottare armati con fucili nella selva colombiana, ma anche sedersi al tavolo della pace a L’Avana ed affrontare armati, solo con le parole, un’altra sfida molto difficile.

Nell’Hotel Palco della capitale, ho il gran onore di chiacchierare con la comandanta Laura Villa, una delle guerrigliere presenti nella delegazione delle FARC-EP per i dialoghi di pace.

“Prima di tutto, voglio inviare un saluto fraterno a te e per tutti i lettori della stampa alternativa che fa un lavoro molto importante per informare costruendo verità ed istruire ideologicamente i popoli del mondo”. Così Laura incomincia a rispondermi quando gli domando perché volle unirsi alle FARC-EP: “Sono entrata nella guerriglia perché sono colombiana, nacqui 30 anni fa in un paese dove da molto tempo hanno governato sempre la disuguaglianza e l’ingiustizia. Oggi stesso abbiamo 30 milioni di poveri, nefasti servizi di salute e di educazione ed un livello di disoccupazione spaventoso. Per me vedere il nostro popolo completamente schiavo dell’imperialismo nordamericano è qualcosa di molto doloroso. Io nacqui in una famiglia piccolo-borghese ed ho avuto la fortuna di frequentare l’università e finire i miei studi come medica chirurga. Quando finii il corso all’università, sono incominciati dei grandi dubbi dentro di me su come potevo aiutare Colombia affinché fosse un paese migliore, e subito sono stata sicura, e continuo ad esserlo, che ho scelto la strada giusta per una Colombia più equa per il mio popolo. Chiaro, ho dovuto sacrificare molte cose ma, tutto questo, mi rende una donna ed una persona migliore”.

“Pensai anche di dedicarmi semplicemente ad essere medica per i contadini, tra gente povera, ma mi resi conto che sarei stata una scientifica con le mani legate, perché per i poveri non ci sono medicine, non ci sono letti negli ospedali, la gente rimane prostrata nei servizi di urgenza dove la trattano come se fossero numeri senza volto o merci senza valore. Per ottenere dei cambiamenti fondamentali, bisogna prendere delle decisioni radicali, entrare nelle FARC-EP è stata la decisione più importante della mia vita e non mi pento di niente”.

“Una delle cose migliori di essere una guerrigliera delle FARC-EP è studiare per superarsi, bisogna apprendere conoscenze politiche e militari, a parte di continuare a migliorare nella tua carriera di studi ed imparare ad essere una medica efficiente vivendo nella natura. La selva è un ambiente molto sano, pieno di ossigeno, dove si trovano medicine naturali. Io mi dedico anche ad istruire il popolo affinché possa curarsi, non solo sono medica, bensì anche maestra, abilito infermiere ed infermieri, tecnici e tecniche, è bello vedere come la gente impara ad essere indipendente”.

“Chi come me è medico, deve sapere organizzare la salute per i più di 80 fronti e le distinte compagnie della guerriglia, non si fanno soli interventi di urgenza, bensì cicli programmati per curare varici o ernie, si fanno sverminazioni,… noi non vogliamo rubare allo stato la sua funzione, semplicemente il sistema di salute non esiste per i poveri, non appare da nessuna parte. Le FARC-EP non sono solamente fucili e battaglie, ci preoccupiamo integralmente per gli umili. Per noi, i guerriglieri, è fondamentale non andare all’ospedale, è un luogo molto pericoloso che serve per farci arrestare, non per curarci: sappiamo perfettamente che nelle prigioni colombiane sono più di 8000 i prigionieri politici in condizioni deplorevoli ed il presidente Santos non permette la visita delle organizzazioni dei diritti umani per alleviare le situazioni”.

Parlando della doppia morale di Santos, ricordo a Laura che quando arrivò a Cuba nell’aprile del 2013, col guerrigliero Ignacio Ibañez, Uribe consegnò le coordinate del punto della selva dove loro si sarebbero incontrati con la Croce Rossa per poi volare a L’Avana, arrischiando le loro vite. Questo è solo un piccolo esempio di quello che fa Santos, che dice di cercare la pace e non ha mai concesso un cessate il fuoco per dimostrare la sua vera volontà di abbandonare le armi.

“Io non ho saputo nulla di quello che era successo fino a quando non sono arrivata a Cuba. Uribe consegnò le coordinate ad un alto comando militare dell’esercito creando una situazione ambigua e contraddittoria. Santos aveva detto che non sapeva niente e che avrebbe castigato i colpevoli e fino al giorno di oggi è stata solo una menzogna in più, tutto è caduto nella dimenticanza. L’atteggiamento del presidente Santos è più elettorale che di pace, un’altra incongruenza è il referendum sui dialoghi di pace che ha deciso senza consultarci. È molto duro per noi sviluppare i dialoghi di pace mentre la guerra continua feroce ed i compagni e le compagne muoiono, noi siamo stati gli unici a concedere un cessate il fuoco; ed inoltre si continuano a perseguire le manifestazioni e gli scioperi del popolo, in Colombia l’impunità è totale per chi governa”.

Le FARC-EP hanno ottenuto da poco che lo stato colombiano togliesse l’ordine di cattura di Julian Conrado, guerrigliero che si trovava in Venezuela e che ha potuto volare a L’Avana per incorporarsi ai dialoghi di pace: domando a Laura se questo è un segno positivo per raggiungere l’arrivo a L’Avana di un altro prigioniero politico delle FARC-EP, Simon Trinidad.

“Noi l’aspettiamo con molta fiducia, Simon Trinidad è un delegato plenipotenziario nei dialoghi di pace. Lottiamo fino all’impossibile per vederlo arrivare qui. La lotta che Simon sta facendo nelle prigioni dell’impero nordamericano è impressionante, è in un isolamento inumano perché è un esempio di resistenza rivoluzionaria, tutto quello che facciamo per chiedere la sua libertà è molto poco in confronto al suo valore umano. Julian Conrado sarà un assessore del processo, però prima dovrà risolvere i suoi problemi di salute”.

Come giornalista, io credo che la stampa tradizionale in Colombia è molto ipocrita, non si preoccupa di denunciare la situazione dei prigionieri politici nei carceri, è uno strumento di guerra (nel II Vertice della CELAC a L’Avana, il presidente Rafael Correa definì le multinazionali della stampa come armi di distruzione di massa della verità), si dedica a campagne di discredito, a ripetere 1000 volte una bugia affinché sia una verità: poco tempo fa ha cercato di screditare Laura dicendo che non era medica, che non era qualificata per stare nel tavolo di pace ed ha pubblicato una sua foto con Ivan Marquez e Jesus Santrich su un catamarano, come se stessero villeggiando a L’Avana.

Domando a Laura se si sentì male per tutto questo e lei mi risponde che “non mi preoccupa quello che dice lo stato fascista della Colombia, il momento della foto era un recesso dei dialoghi e c’invitarono, se una stampa ingannevole dice bugie su di noi, dimostra solo quello che è veramente. Io sono orgogliosa di quello che dice il popolo colombiano e dell’energia che ha per fare manifestazioni, in questo momento, contro lo stato, mi permette di continuare con molto coraggio. Hai fatto caso che la stampa fascista elogia le donne della delegazione dello stato, grandi complimenti per loro e noi siamo le fallite, le incompetenti. Le guerrigliere sono quasi la metà della delegazione e tutte abbiamo già dimostrato che siamo disposte a sacrificare la vita per il popolo colombiano”.

È vero quello che dice Laura, inoltre io credo che per nascondere il carattere maschilista e patriarcale dello stato fascista della Colombia dopo l’inizio dei dialoghi, Santos è stato costretto ad incorporare due donne nella sua delegazione… quasi obbligato per la sorprendente presenza di donne tra le FARC-EP.

Laura mi ricorda la triste situazione della donna in Colombia che molte volte come capo di famiglia deve lavorare per mantenere i figli, ricevere salari più bassi degli uomini e lottare senza fermarsi per riuscire a far valere i suoi diritti.

“Noi, le guerrigliere abbiamo un blog, http://www.mujerfariana.co, dove scriviamo articoli sulla realtà nazionale, con uno sguardo femminile e lottatore, raccontiamo le nostre esperienze nella selva, pubblichiamo libri e poemi. Cerchiamo che si faccia coscienza nel paese che la donna è l’attrice principale in tutti i processi, per esempio, è fondamentale per potere ottenere la pace, ed inoltre, la donna è stata e sarà sempre il cuore di ogni Rivoluzione per liberare i popoli, e non lo dico io, ce lo insegna la Storia”.

Nell’ultima domanda, trattiamo il tema del sindaco di Bogotà, Gustavo Petro, che è stato sospeso dal procuratore generale per presunte illegalità.

“Qui tu puoi renderti conto che in Colombia non esiste la democrazia: come può un procuratore generale, funzionario eletto dalle alte sfere dello stato, mettersi al di sopra della volontà del popolo, che ha scelto il sindaco?
Per ciò, il punto della partecipazione politica nei dialoghi di pace è fondamentale e chiave per ottenere armonia e democrazia, è vitale un’assemblea costituente in Colombia per una riforma elettorale, una riforma della giustizia, una riforma delle strutture militari affinché sia una vera pace, con rispetto per la vita e per l’opposizione”.

Venezuela, la repubblica degli accattoni

adelantecomandante

Il liberalismo è l’ideologia più letale della storia, perché è versipelle. Finge di interessarsi della democrazia, ma in realtà ha a cuore solo il mantenimento di un sistema economico e di comando. Quando questo è minacciato, è pronto a cedere il manganello a versioni di se stesso più brutali. Il fascismo, il nazismo, il militarismo, lo sciovinismo, oppure il semplice autoritarismo. Sotto quei panni, o anche senza mascheramenti, uccide impunito. Ogni giorno, sotto gli occhi di tutti.

E’ il sistema che usava la Chiesa ai tempi dell’Inquisizione. Direttamente non uccideva. Passava la mano al “braccio secolare” (la giustizia civile), che provvedeva ad applicare le sentenze del tribunale ecclesiastico. Formalmente la Chiesa non ha mai bruciato eretici, streghe, ebrei. Non ha mai torturato nessuno. Ci pensava il “braccio secolare”. I De Tormentis dell’epoca (dal nomignolo di Nicola Cocia, capo di una squadretta del ministero degli Interni incaricata di torturare brigatisti veri o presunti, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta del ‘900) facevano tutto ciò che l’istituzione non si sarebbe permessa di eseguire a volto scoperto.

Cosa c’entra questo con il Venezuela? Il paese demoniaco per antonomasia, agli occhi degli USA e anche della UE, non ha mai violato le regole della democrazia politica. L’assetto attuale ha resistito a ben 18 elezioni, certificate come limpide dai più autorevoli osservatori internazionali. L’ultima è stata quella amministrativa del dicembre scorso. Maggioranza indiscutibile alle forze che si richiamano a Nicolás Maduro, continuatore del programma impostato dal defunto Hugo Chávez. Opzione privilegiata per i poveri, gli sfruttati, gli esclusi da sempre. Limiti allo strapotere del capitale individuale. Nazionalizzazione di ciò che era stato privatizzato. Spese sociali in istruzione, sanità, alloggio, impiego. Formule magari non risolutive, ma per chi abbia conoscenza di prima mano dell’America Latina e delle sue disparità di classe, quasi una rivoluzione. Resa più solida da forme di interscambio continentale (Alba, Mercosur, Petrocaribe, ecc.) capace di prescindere da FMI, Banca Mondiale, Trattati di libero commercio.

Hugo Chávez ha reso autonomo come mai in passato un continente che era sempre vissuto nella più totale subordinazione. Ciò a colpi non di cannone, ma di elezioni vinte. E’ riuscito dove Salvador Allende aveva fallito. La sua arma? Coinvolgere le masse popolari, strappandole all’anonimato e a una vita ai margini. Farle figurare in liste di elettori da cui erano assenti, quando non erano trascurate persino dai censimenti. Porle al centro dei programmi di sviluppo. Ed ecco scuole gratuite, assistenza medica gratuita (chiunque passeggi per una strada messicana resta colpito dal gran numero di storpi, dovuto al costo delle cure), programmi impressionanti di edilizia popolare (mezzo milione di nuovi alloggi), costruzione di università, assegnazione di terre coltivabili, diffusione capillare dell’informatica. I proventi del petrolio usati a beneficio della popolazione, e non delle multinazionali.

Nel 1917 Mario Missiroli, direttore de “Il Resto del Carlino”, scrisse un pamphlet. Si intitolava La repubblica degli accattoni. Denunciava ciò che il socialista Giuseppe Massarenti era riuscito a fare nella sua Molinella. Un quinto del bilancio comunale – che scandalo! – a sostegno dei poveri. Ambulatori gratis, mense gratis, scuole gratis, turnazioni di lavoro per i disoccupati, opere pubbliche concesse alle cooperative. Un enorme spreco di denaro.

Oggi, in riferimento al Venezuela, i Missiroli (divenuto poi fascista, sia pure critico, e firmatario del Manifesto sulla razza), si sprecano. Si chiamano Ciai, Mastrantonio, Morlino, Cotroneo. Detestano la nuova “repubblica degli accattoni”, ribelle al neoliberismo e al nuovo ordine occidentale. Ne condannano l’assistenzialismo, la mania di nazionalizzare i beni di interesse pubblico che erano stati ceduti ai privati, l’insofferenza verso le costrizioni del capitale globale. E, per suggellare la scomunica, chiamano in campo l’autoritarismo. Di Chávez, ma ancor più di Maduro. Non si aspettavano che, morto il loro spauracchio, un altro chavista avrebbe vinto e rivinto. Un ex lavoratore dei trasporti. Per definizione confuso, pasticcione, impreparato in economia.

Non se lo aspettava nemmeno l’opposizione venezuelana. Vista sfumare l’ultima possibilità di rovesciare il governo per via legale ha scelto di rendergli la vita impossibile, in due diverse maniere. La prima economica, con aggiotaggio, accaparramento dei beni, disagi alimentati ad arte, blocchi della distribuzione. Quando Maduro, dopo avere cercato invano il dialogo, ha abbassato per legge il ricarico sul prezzo delle merci dal 1000% al 30% del loro valore monetario, la rabbia è esplosa ed è divenuta violenza di strada, nei quartieri residenziali della capitale e nelle province in mano alla destra. Braccio armato (il “braccio secolare” di cui dicevo), gli studenti delle università private. Loro bersaglio, tutti i simboli dell’assistenzialismo governativo: ambulatori per i poveri, spacci a prezzo politico, case popolari in costruzione, camion per il rifornimento di beni alimentari. Ci sono stati 19 morti, di cui solo quattro attribuibili a uomini in divisa, finiti sotto inchiesta. Gli ultimi due assassinati: un poliziotto e quello che diremmo un pony express, freddati da cecchini. L’agente scortava un autocarro della nettezza urbana che cercava di liberare le strade di un quartiere residenziale bloccato dagli abitanti. Il giovane dava una mano per poter fare il suo lavoro.

Eppure, i media occidentali, nella loro stragrande maggioranza, non amplificano che le voci di una destra pochissimo presentabile, che denuncia “torture” (documentate a furia di rozzi collages: vedi qui), “miseria” (in realtà l’ultima delle preoccupazioni dei ceti privilegiati, tanto è vero che i loro figli devastano per prima cosa i supermercati con prezzi controllati), “repressione” (gli arrestati vengono regolarmente rimessi in libertà, a parte il sobillatore Leopoldo López, legato al Tea Party statunitense) e, naturalmente, “dittatura” (sebbene tutti i quotidiani del paese siano in mano all’opposizione). L’intento sembra essere quello di “fare come in Ucraina” o di provocare un intervento esterno. Peccato che ne manchino completamente le condizioni.

Resisterà la repubblica degli accattoni all’offensiva dei Missiroli del XXI secolo? Certo, la sua colpa è grave. Ha rifiutato il neoliberalismo, questa magica ideologia che, come chiunque può vedere ogni giorno, crea ricchezza a fiumi, occupazione, benessere diffuso in ogni parte del mondo. Chissà come mai gli accattoni, invece di pentirsi e di sottomettersi alla giusta punizione squadristica, paiono affezionati al loro modello obsoleto e inefficace, incentrato sui bisogni.

Forse la masnada è ancora condizionata da colui che Oliver Stone, nel documentario che presentiamo qui sotto (in spagnolo), ha il coraggio di chiamare “Il mio amico”.

di Valerio Evangelisti

Diego Fusaro, convegno su Marx a Casapound!!

casapound

Il mondo è pieno di imbecilli, è vero. Ma non è proprio necessario diventarlo anche noi. Ci sono molte cose – fatti, non parole – che permettono di capire cos’è giusto e cosa sbagliato, cos’è rivoluzionario e cosa il contrario.

Diciamo che i rapporti con i fascisti sono una discriminante senza ritorno. Come dicevano i partigiani, “con i fascisti non si parla, li si combatte”. Poi ci sono le considerazioni di opportunità, per cui il “combattimento” è più sul piano ideale che non militare (anche se qualche cazzotto, ogni tanto, può far bene alla salute). Ma, appunto, sul piano culturale non ci possono essere mai mediazioni, perché “è gratis”.

La notizia del giorno è la solita banalità: un convegno organizzato da Casapound per discutere di “ciò che è vivo e ciò che è morto in Marx”. Merda secca, per definizione. Come se un circolo comunista chiamasse la gente a discutere si “ciò che è vivo e ciò che è morto in Mussolini e dintorni”.

Lasciamo stare Marx (chi ne vuol discutere seriamente sa come trovarci, è noto). Parliamo dell'”ospite illustre” di questa serata che s’annuncia come apoteosi dell’inciucio rosso-bruno. Chi è che stavolta ha accettato di “parlare con i fascisti” nientepopodimeno che di Marx? Morto Costanzo Preve, l’unico nome dotato di risonanza mediatica era quello di Diego Fusaro…

Tana! Proprio lui… ‘Un ci si crede, direbbero in Toscana…

Diciamo che tracciamo a questo punto un fossato invalicabile, a futura memoria e per tutti gli anni che ci capiterà di vivere: chi accetta d’ora in poi di “parlare” con Diego Fusaro non parlerà mai più con noi, né nel movimento di classe, né col sindacalismo conflittuale.

Non è più tempo di giocare  à la Bertinotti o à la Vendola….

da Contropiano

Rivoltare il golpe bianco di Napolitano

carc_400

Lettera aperta al Movimento 5 Stelle

All’ombra del golpe bianco con cui Napolitano ha “congelato” le funzioni e il ruolo del Parlamento e ha unilateralmente sospeso l’iter per la formazione di un nuovo governo (che in ogni evidenza, alle condizioni create dalle elezioni di febbraio, non avrebbe potuto essere il governo di cui i vertici della Repubblica Pontificia hanno bisogno), si svolgono le grandi manovre occulte (leggi: tentativi di inciucio) che dovrebbero portare all’elezione di un Presidente della Repubblica che faccia contenti tutti i caporioni del teatrino della politica borghese (leggi: non hanno ancora stabilito chi dovrà soccombere e in cambio di cosa). A lui il compito, poi, di definire i tempi e soprattutto i modi per cercare di “uscire dall’impasse”: governo di larghe intese, nuove elezioni, governo di minoranza, governo tecnico… cioè uno o l’altra delle misure che si riveleranno inutili a fronteggiare la crisi politica e che, anzi, ne aggraveranno il decorso.

L’unica misura possibile per fare fronte alla crisi politica (e a quella economica e ambientale) è la costituzione, qui e subito, di un governo di emergenza popolare. E’ esattamente quello che, con giri, rigiri, colpi di mano, raggiri, tatticismi e inciuci, i vertici della Repubblica Pontificia stanno cercando di evitare.
A quasi 50 giorni di vacanza del governo e di intossicazioni dell’opinione pubblica che arrivano da tutte le parti, la situazione di ingovernabilità e di stallo sta producendo molti e ingestibili problemi e contraddizioni nella classe dominante: sono i vertici della Repubblica Pontificia (industriali, banchieri, affaristi, cardinali e grandi criminali) che suggerendo (o imponendo) a Napolitano di congelare la situazione la stanno tirando per le lunghe fra scontri, regolamenti di conti e “divergenze” su quale sia la forma migliore per fare del prossimo governo lo strumento adeguato a sottomettere o esautorare il Parlamento (che con 163 eletti del M5S è molto meno malleabile del previsto) per attuare le ricette alla crisi di FMI, BCE, UE, USA, Vaticano, ecc. Mentre il “Paese reale” va allo sfascio, le aziende chiudono, si moltiplicano i disoccupati, finiscono i soldi per gli ammortizzatori sociali, vengono smantellati e decadono le strutture pubbliche e i servizi, il sistema sanitario viene saccheggiato e distrutto, la gente si ammazza.
Nello sfascio totale sono i vertici della Repubblica Pontificia che alimentano la campagna di terrorismo dell’opinione pubblica secondo cui “un governo è urgente e necessario, qualunque governo sia” utile a preparare il terreno per gli inciuci e le “larghe intese”.
Ma un qualunque governo che sia espressione loro e che opera su loro mandato, indipendentemente da come si accorderanno (con o senza Berlusconi in primo piano, con o senza Renzi, con o senza un PD unito, ecc.) avrà necessariamente il mandato di applicare il loro programma, quello che conosciamo con i nomi di “salva Italia” e “cresci Italia” che la classe di secchioni di Monti ha propinato con la complicità dei sindacati di regime e con l’ausilio della destra moderata fino a 50 giorni fa.
Noi abbiamo bisogno, i lavoratori hanno bisogno, ne hanno bisogno i disoccupati e i cassintegrati, le centinaia di migliaia di partite IVA, i piccoli artigiani, le piccole aziende, i giovani, le donne e i pensionati, i lavoratori di tutti i settori del pubblico e del privato, abbiamo tutti bisogno di un governo che operi su mandato e per conto di quella parte organizzata (nelle organizzazioni operaie e popolari) delle masse popolari che resistono agli effetti della crisi ed elaborano, in modo sparso e disorganico, le misure urgenti per farvi fronte (e allo stesso tempo per costruire una alternativa di società). Possibile? Mai come oggi. Difficile? Nemmeno più di tanto. Il processo per costruire questo governo non è per nulla lineare, non “fila via liscio”, al contrario è un percorso ad ostacoli fatto di tentativi, prove, esperimenti, avanzamenti e arretramenti, contraddizioni. Ma questo è il solo e unico “nuovo” che ha le gambe per marciare e che, per la sua natura e il suo ruolo, può affermarsi e svilupparsi.
Non elencheremo qui di seguito le mille forze sparse per il paese che hanno un ruolo determinante alla costruzione del governo di emergenza popolare.
Per approfondimenti rimandiamo qui, qui e qui.

Ci concentriamo invece sul fatto che, esattamente come avevamo previsto e in una certa misura abbiamo contribuito a realizzare, la presenza di 163 parlamentari del M5S ha il valore di un macigno sulla zattera piena di falle che teneva a galla la Repubblica Pontificia. Parliamoci chiaro: il M5S ha fatto poco (coscientemente e scientificamente) di quello che potrebbe fare con i suoi eletti. Ma quel poco che ha fatto ha mandato in tilt le istituzioni della Repubblica Pontificia. Le “occupazioni” più o meno simboliche del Parlamento contro il golpe bianco di Napolitano sono, contemporaneamente, la dimostrazione dei limiti attuali del M5S (inteso come il gruppo degli eletti, che comunque non è un monolite) e delle sue potenzialità.
Il limite sta nel fatto che le proteste e le iniziative che ha intrapreso rientrano volontariamente nel solco del rispetto della legalità borghese… non sono iniziative di rottura, sono iniziative di “pressione”, in certi casi riuscite, in altri meno (tanto che la stampa filo-governativa – del governo che verrà – ha fatto degli eletti del M5S degli zimbelli velleitari). E sono iniziative che mobilitano giusto gli eletti, ma non mirano ancora a mobilitare in alcun modo le masse popolari. Insomma, sembra che la volontà di protestare ci sia, ma fino a dove e come i vertici della Repubblica Pontificia lo consentono. Quando si metteranno a mobilitare e sviluppare l’organizzazione e il protagonismo delle masse popolari organizzate, la musica cambierà e l’attuale preoccupazione che serpeggia nelle stanze del potere si trasformerà in panico!
Le potenzialità stanno nel fatto che la trasformazione dei 163 parlamentari del M5S (o il grosso di essi) negli agenti delle organizzazioni operaie e popolari nel Parlamento che si sono candidati ad essere (la loro formula è “portavoce dei cittadini”) sta in ultima istanza proprio nell’azione e nella capacità delle organizzazioni operaie e popolari di richiamarli ad assumere quel ruolo in modo attivo, propositivo e di rottura con il marcio della Repubblica Pontificia.
Commissioni parlamentari. Il balletto sulla convocazione o meno delle Commissioni Parlamentari che ha animato il dibattito politico dei giorni scorsi (e che è una manifestazione del golpe bianco di Napolitano, sorretto dal democratico Grasso a capo del Senato) deve finire subito e può finire subito se i gruppi del M5S a Camera e Senato convocano Commissioni popolari per l’elaborazione di proposte di legge e chiamano a partecipare la miriade di organizzazioni operaie e popolari, la sinistra sindacale, i sindacati di base, i movimenti… e gli altri gruppi parlamentari (SEL) e gli altri singoli parlamentari che sostengono (a parole) di essere d’accordo con la convocazione delle Commissioni parlamentari anche in assenza della formazione del governo.
Ora, subito, adesso: convocare commissioni popolari in Piazza Navona e in Piazza Montecitorio per elaborare i disegni di legge che devono essere approvati dal movimento popolare (annullamento immediato del finanziamento F35, decreto ILVA, TAV, MUOS, eliminazione IMU per le masse popolari, riforme del lavoro e del SSN…). Il criterio è che indipendentemente che sia un iter “legale” è certamente un iter legittimo! Le leggi, gli iter, le norme attuali e vigenti sono “legali” solo nel senso che sono espressione della legalità della banda di affaristi e criminali che ha governato e governa il nostro Paese, nella maggior parte dei casi sono palesemente anticostituzionali e, soprattutto, sono illegittime: chi le promuove sta portando il paese allo sfascio.

Il governo di emergenza popolare non nascerà da elezioni e tantomeno nascerà dal mandato che gli accorderanno i vertici della Repubblica Pontificia. Nascerà sulla base del fatto che un embrione, un Comitato di Salvezza Nazionale (o Comitato di Liberazione Nazionale), inizi a operare come governo ombra, inizi a coinvolgere le forze sane del paese (che ci sono e sono tante…non facciamo qui l’elenco). Un embrione che stimola, spinge e costringe alla mobilitazione anche chi oggi è incerto, che trascina milioni di persone a partecipare attivamente alla rinascita, economica, sociale e morale del nostro Paese.

Costruire il Comitato di Salvezza Nazionale, il governo ombra, l’embrione del Governo di emergenza popolare: è questo il compito di cui il M5S si è trovato a farsi carico seppure non ne fosse consapevole e cosciente. E’ questo l’unica via per essere fedele al mandato che ha chiesto alle masse popolari. E’ l’unico concreto ruolo positivo che può avere per le masse popolari, ed è anche l’unico modo per non finire risucchiato nella cloaca della Repubblica Pontificia e delle sue denigrazioni, provocazioni, sabotaggi e lusinghe.

dal sito  www.carc.it

Venezuela. La destra tenta il golpe. Attivato il Fronte Popolare

Escalation di aggressioni della destra venezuelana.Si attiva il Fronte Popolare

per la Difesa della Rivoluzione e della Pace.La Rete dei Comunisti a sovenezuelastegno della vittoria di Maduro

 I morti confermati sono diventati sette nelle città di Zulia, Táchira y Caracas, lo ha confermato il magistrato Luisa Ortega Díaz. In nove degli stati federali del Venezuela si registrano aggressioni di vario tipo, un dato che dimostra la vocazione fascista dell’opposizione la quale 4cerca di replicare il medesimo scenario del 2002 con il colpo di stato e quello del 2003 con lo “sciopero petrolifero”.

In seguito all’appello del candidato della destra Capriles a non riconoscere i risultati elettorali e a realizzare dei semplici cacerolados “per drenare le tensioni”, gruppi dell’opposizione hanno scatenato diversi tipi di aggressione, contro le sedi, i centri clinici ma anche le abitazioni di militanti chavisti, della stessa presidente della Commissione elettorale Tibisay Lucena, dell’ex vice-cancelliere William Izarra, dell’ex governatore Luis Reyes Reyes. Perfino contro alcuni artisti impegnati nella rivoluzione bolivariana come Winston Vallenilla, il cantante Fiorentino Primera o la giornalista Jessica Sosa,

Intanto più di duecento organizzazioni hanno attivato il Fronte Popolare per la Difesa della Rivoluzione e della Pace, uno spazio per l’unità rivoluzionaria con l’obiettivo di affrontare la battaglia di fronte all’evidenza di un golpe che intende disconoscere la vittoria di Nicolas Maduro nelle elezioni presidenziali di domenica. Le organizzazioni popolari in un comunicato hanno esortato il popolo a costituire in ogni territorio i comitati e un comando di difesa della Rivoluzione “per garantire la pace, l’allegria e la continuità del processo rivoluzionario per decisione della maggioranza”.

I giovani comunisti, i compagni del PCV e militanti bolivariani in corteo hanno cacciato i fascisti che avevano occupato la sede della Commissione Elettorale, guardate il video:

Qui di seguito un comunicato della Rete dei Comunisti sugli eventi in Venezuela

Nicolas Maduro è il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela! Per l’ennesima volta consecutiva il PSUV si conferma alla guida del paese in queste elezioni “straordinarie” convocate a pochi giorni dalla scomparsa prematura del Comandante Chavez. Quattordici anni che hanno cambiato il volto del Venezuela e dell’America Latina e che stanno influendo sulle relazioni internazionali e nello scontro tra le classi a livello internazionale.

Il Presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), Tibisay Lucena, ha annunciato la vittoria del compagno Nicolas Maduro con il 50,7% dei voti contro il 49% ottenuti da Henrique Capriles, il candidato della destra golpista che per queste elezioni ha adottato da un lato un linguaggio “populista” e dell’altro le provocazioni più o meno aperte contro la democrazia.

Secondo i dati diffusi dal CNE la vittoria di Maduro sarebbe netta, con un vantaggio di circa l’1,7% dei voti, ma questo non è bastato a Capriles che sta invece avviando una nuova e violenta campagna tesa a scatenare la tensione nel paese. A queste minacce avevano già risposto nei giorni scorsi in maniera unanime le massime istituzioni della Repubblica, dal CNE, alla Consulta Costituzionale, ai Vice Presidenti Arreaza e Giordani e un fermo richiamo alla difesa dello Stato dalle ingerenze interne ed esterne era venuto dai Ministri della Difesa e degli Interni. Lo stesso Maduro nei giorni scorsi aveva più volte richiamato l’opposizione a rispettare il voto popolare e la Repubblica parlamentare anche nel caso di una sua vittoria, e di non sottoporre il paese a un clima di esasperazione e violenza.

Nel corso di questi quattordici intensi anni, l’azione del governo bolivariano ha ristabilito l’ordine democratico nel paese, attraverso le riforme del sistema elettorale, dando trasparenza alle istituzioni parlamentari, e soprattutto rivitalizzando la democrazia reale con la partecipazione e il protagonismo di ampi settori popolari dei giovani e delle donne. Questa è la reale risposta del fronte popolare che sostiene il governo del PSUV ed il neo eletto Presidente Nicolas Maduro alle forze del blocco reazionario di Capriles. La destra guidata da una borghesia compradora ha fondato le sue fortune sul patto con le multinazionali e sulla rapina delle ricchezze del paese. Si tratta di un’oligarchia che ha guidato la piramide sociale utilizzando la corruzione della società e la passività delle masse. Un ordine tipico politico comune, fin a pochi anni fa, a molti paesi latino americani, interrotto dalla vittoria del movimento bolivariano che irruppe nella scena politica del paese, così come negli altri paesi rivoluzioni dell’ALBA le forze progressiste e rivoluzionarie, grazie al quale il popolo degli esclusi, degli sfruttati e dei vessati dalle politiche del FMI ha cominciato a riscrivere la storia.

L’azione della rivoluzione bolivariana e del PSUV è stata tenacemente indirizzata a costruire il potere popolare basato sul blocco sociale che fino ad allora era stato marginalizzato, un blocco ampio composto da contadini senza terra, masse urbane proletarie e sottoproletarie, lavoratori, piccoli commercianti, professionisti, tecnici, intellettuali, militari che si rifiutavano di puntare le armi contro il popolo.

La rivoluzione venezuelana non ha mai smesso di combattere il nemico interno e a costruire il socialismo, prova ne è la realizzazione delle missioni che stanziano fondi per la sanità, la costruzione di case e l’istruzione, la nazionalizzazione del settore petrolifero, la promozione del SUCRE e del Banco SUR. Impegni fondamentali che sono invece costantemente contrastati dagli apparati in mano alla destra.

Visti i trascorsi golpisti, le dissennate affermazioni di Capriles e le azioni degli apparati reazionari suonano come inquietanti minacce, tanto più che in questi giorni esercito e servizi di sicurezza hanno sventato tentativi di infiltrazioni terroristiche.

Attacchi netti al processo rivoluzionario in Venezuela e a tutti quelli dell’ALBA, che tragicamente ripropongono la sanguinosa stagione dei golpe, che non si è mai chiusa, finanziati e sostenuti dalle amministrazioni USA. Ricordiamo come negli ultimi quattro anni il governo statunitense, in concerto con l’UE ed il FMI, ha sostenuto diversi tentativi di colpo di Stato, alcuni sventati come in Bolivia e in Ecuador, anche grazie al sostegno di Chavez, altri purtroppo riusciti come in Honduras e Paraguay.

La decisa condanna delle minacciose affermazioni dell’opposizione si è levata unanime da tutto il Sud America e gli organi elettorali venezuelani sono stati nettamente chiari: il Presidente della commissione elettorale dell’UNASUR e il CNE hanno invitato Capriles ha riconoscere la sconfitta, i Presidenti di Argentina, Brasile, Uruguay, Bolivia, Ecuador e delle massime autorità di Cuba hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla chiara vittoria di Maduro.

Maduro ha inequivocabilmente vinto, spetta a lui, al PSUV, a tutti i partiti e movimenti sociali che lo sostengono iniziare fin da subito il lavoro di prosecuzione dell’opera di Chavez e di continuare nella costruzione del Socialismo del e nel XXI Secolo in Venezuela.

Nei prossimi giorni la rivoluzione socialista bolivariana attraverserà una fase importante che dobbiamo sostenere, ci sentiamo chiamati in causa dall’appello all’appoggio rivoluzionario lanciato dal Presidente Maduro, dal PSUV e dal PCV.

Il professor Luciano Vasapollo e la dottoressa Rita Martufi della delegazione della Rete dei Comunisti, stanno continuando in queste ore gli incontri con importanti membri del Governo venezuelano, dai quali emerge chiaramente l’assoluta unità del Governo, del popolo, e delle Forze Armate a difendere la volontà popolare espressa nella chiara vittoria del Presidente Maduro.

venezuela