Di Politica, razzismo, storie vere …

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Di: Gb☭☆
                                    
 In questo paese dove sfortunatamente il microfono è sempre in mano alle teste di cazzo si susseguono inarrestabili parole che ripetere sarebbe assolutamente oltraggioso. E allora capita di ascoltare i fascio-leghisti riversare puro odio e razzismo sull’ “immigrato di turno”. Ma voi, merde d’uomini, pensate veramente di non dovere nulla a queste popolazioni?
Vi tenete stretto il vostro benessere come se fosse tutto merito vostro. Lo pensate davvero? Eppure noi abbiamo sfruttato per anni il terzo mondo, siamo arrivati li e  li  abbiamo messi a lavorare sulle loro terre per estrarre quello che ci piaceva di più, li abbiamo sottopagati e poi ci siamo portati via i frutti. Diamanti, petrolio, oro terre e donne.
Tutto per soddisfare la nostra sfacciata mania di possesso e di ricchezza. Dove siamo passati abbiamo lasciato aridità, fame, miseria e qualche  tonnellata di scorie malsane . 
Gli USA hanno deportato milioni di autoctoni su navi, che non avevano nulla da invidiare ai treni della deportazione nazisti, per portarli a lavorare nei campi di cotone. Sempre la stessa illuminata democrazia occidentale mandava spie ad uccidere i capi di una delle due fazioni in lotta facendo ricadere la colpa sull’altra fazione in modo da scatenare l’ennesima guerra civile ad appannaggio delle malefiche industrie belliche tanto americane quanto europee. Nonostante tutti questi crimini non siamo ancora appagati ed ancora la “grande industria petrolifera” di casa nostra devasta la zona del delta del Niger con il petrolio, inquinando il fiume e rendendo impossibile la pesca agli abitanti. Ancora gli americani sganciano bombe chiamate “libertà” su paesi il cui unico crimine è possedere petrolio, distruggono tutto e tutti con le bombe intelligenti e poi appaltano la ricostruzione a ditte del loro paese. Proviamo per sfizio a fare un conto di tutti i soldi che dobbiamo al terzo mondo e restituiamoli, scommettiamo che il flusso migratorio avrà un’improvvisa inversione?
Quando vi comprate un diamante guardate dentro a tutte le sue cazzo di facce e ci vedrete uno dei tanti disgraziati annegati nel canale di Sicilia. Smettetela di credere che il solo fatto di essere fuori di prigione basti a considerarvi innocenti e quando guardate i vostri figli provate a vederveli  scomparire sotto gli occhi…perché se foste nati “nell’altra parte” quei vostri ragazzi obesi con l’iphone  non sarebbero probabilmente arrivati a vent’anni e quindi voi forse non sareste vissuti abbastanza per concepirli….alla faccia di altre centinaia di migliaia di bambini che crepano ogni anno e delle quali morti, soprattutto voi razzisti di merda, vi rendete complici compiacenti. Quando vi si mette davanti all’ oggettiva realtà e non avete argomenti per il contradditorio affidate la vostra falsa pietas all’ immaginetta strappa lacrime o alla donazione onlus. Al massimo  incolpate i vostri governi….Dimenticando che li scegliete voi, i vostri rappresentanti, quelli che danno voce ai concetti che anche VOI esprimete e di cui siete portatori sani. Quindi, razzisti dei miei coglioni, spero che gli immigrati che tanto odiate vi restituiscano almeno in parte ciò che avete direttamente od indirettamente, fatto passare  loro…..anche se so che sono troppo occupati a salvarsi la pelle per badare a delle merde come voi e non lo faranno.
 
“In qualsiasi modo si svolga la storia degli uomini, sono gli uomini che la fanno, perseguendo ognuno i suoi propri fini consapevolmente voluti, e sono precisamente i risultati di queste numerose volontà operanti in diverse direzioni, i risultati delle loro svariati ripercussioni sul mondo esteriore, che costituiscono la storia.”

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 Morale della favola.

L’attacco continuo alle  condizioni di vita e di quel poco “lavoro” che rimane, i tagli alla sanità, alla scuola, il restringimento dei diritti, non solo ci fa tornare indietro di cento anni, ma sta trasformando la società in una grande caserma. Uffici e fabbriche (Fiat in testa), in campi di concentramento in cui l’unica legge applicata è quella del padrone, senza alcuna mediazione e non per nulla si è persino discusso (udite, udite) di impiegare sistemi di sorveglianza per controllare i lavoratori.

 Per secoli la cultura dominante ha insegnato alle classi sottomesse la rassegnazione, a inchinarsi e accettare le sofferenze con cristiana o altra religiosa pazienza, come se il potere dei potenti di turno fosse frutto di una volontà divina e non degli uomini di una determinata classe sociale che difende i suoi interessi. Ora ai nostri giorni, tenta di plagiarla (ed in parte ci riesce benissimo) con l’ informazione pilotata dai media mainstream di regime. Allo stesso tempo, per naturale osmosi,  si è cercato in tutti i modi di soffocare qualsiasi moto di ribellione attentasse all’ incolumità della sacre istituzioni. Le sacre istituzioni come  il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il WTO, la BCE che tutelano e difendono gli interessi della borghesia; “borghesia”, una vecchia parola ormai in disuso degli anni ’70, che rappresenta una delle classi sociali nelle quali viene tipicamente suddivisa la società capitalista e riguarda colui o coloro  che possiedono i capitali. Il pensiero predominante in chi li possiede è quello di arrogarsi diritti su tutto e su tutti e di dare continuità intrinseca a questi diritti trasformandoli in leggi creando, di fatto, una democrazia delegata e questo al di là dalle forme di governo e degli schieramenti politici. La crisi della democrazia italiana ha raggiunto gli aspetti di una farsa, di una commedia che sarebbe esilarante se non fossero in gioco i destini di milioni di cittadini e lavoratori, ai quali le forze politiche di governo non riescono e non possono offrire soluzioni per il miglioramento delle loro condizioni di vita sempre più precarie. La dirigenza del Partito Democratico, nonostante la confusione imperante al suo interno, sembra essere entrata sempre più nell’orbita di quei poteri capitalistici italiani ed internazionali che vorrebbero modificare la Costituzione antifascista nel nome della governabilità e degli interessi delle grandi imprese e delle banche ed anche se il sig.Renzi cerca di incantare il vas
to pubblico con i giochi di prestigio, la realtà ed il suo prospettarsi sul futuro non sembra godere delle stesse illusioni. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile oltre il 12%, mentre quello giovanile raggiunge il 40%; continua ad essere elevato il numero di ore di cassa integrazione; la povertà relativa supera il 12%, quella assoluta quasi il 7%; le imprese continuano a chiudere ad un ritmo impressionante; i contratti del pubblico impiego sono ancora bloccati.
 
I partiti e i movimenti della pseudosinistra, a fronte di questi dati, elaborano le più disparate teorie come, ad esempio, quelle di discutere  vari progetti di trasformazione della società cercando nuovi modelli di sviluppo piu equo fondato sulla lotta ai privilegi. Oppure, altri ancora, facendo in modo di attribuire allo Stato un ruolo di direzione economica ancorato a due fondamentali criteri: quello di favorire uno sviluppo produttivo fondato sul soddisfacimento dei bisogni reali dei cittadini e sulla sostenibilità ambientale; quello della promozione di uno sviluppo tecnologico che garantisca al tempo stesso la piena occupazione e il miglioramento generale degli stili di vita.
 
Questo potrebbe  benissimo avvenire attraverso il parlamento e con il partito borghese che meglio sappia rappresentarlo…. Ma in quest’epoca  non possono esistere partiti comunisti che esercitano praticamente gli interessi del proletariato e al tempo stesso praticano la lotta parlamentare ….sarebbe  corruzione economica e culturale, complotto simil-mafioso. La crisi, la disoccupazione, lo sfruttamento non si risolvono né con le riforme istituzionali e costituzionali, né con le lotte sindacali, pure importanti. Il capitalismo, per noi Comunisti, va abbattuto, fatevene una ragione!
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Passo dopo passo…

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La giunta regionale siciliana di Crocetta ha approvato questa estate la legge sul diritto allo studio. “La Sicilia ha finalmente la possibilità di tutelare e valorizzare il diritto allo studio, ai saperi e alle conoscenze di tutti i ragazzi della nostra terra” hanno proclamato ai primi di agosto il presidente della Regione e l’assessore all’Istruzione e alla formazione professionale, Nelli Scilabra.

UNA SVOLTA STORICA”, “UN CAMBIO DI PASSO IMPORTANTE E STRAORDINARIO” a proposito di passi alla renziana maniera ” che finalmente consente alla Sicilia di non essere più l’unica regione d’Italia a non possedere una legge sul diritto allo studio. Gli alunni di tutte le età, dai più piccoli ai ragazzi delle scuole superiori finalmente avranno una legge che salvaguarderà i loro diritti…La Sicilia deve lasciarsi alle spalle il record nazionale del 25.8% di giovani che abbandonano prematuramente gli studi e ha il dovere di tutelare tutti i giovani che intendono studiare pur non avendo, in molti casi, i mezzi per poterlo fare…”

Ma che belle parole scritte sulla carta!, perchè questo è il punto che RIMANGONO APPUNTO SULLA CARTA!

IL DIRITTO ALLO STUDIO, di cui Crocetta e la sua intoccabile Scilabra si riempiono tanto la bocca, anche quest’anno, alle porte dell’apertura dell’anno scolastico, rischia di essere un DIRITTO A META’ di cui in Sicilia potrà beneficiare, sin dall’inizio in cui suoneranno le campanelle nelle scuole, solo una fetta di studenti mentre un’altra fetta rischia ancora una volta di rimanere illegittimamamente al palo!

Stiamo parlando, purtroppo, ANCORA UNA VOLTA! DEGLI STUDENTI DISABILI, 1200 nelle scuole superiori solo nella provincia o per meglio dire ex provincia di Palermo per non parlare delle altre province siciliane, la cui frequenza a scuola è strettamente legata alla ripartenza dei servizi di assistenza igienico-personale, del trasporto, e dell’ assistenza alla comunicazione.

Servizi di assistenza ESSENZIALI COME LI DEFINISCE TUTTA LA LEGGE VIGENTE, A PARTIRE DALLA COSTITUZIONE, … essenziali per tutelare il diritto allo studio e all’integrazione scolastica dei ragazzi disabili, per i quali a tutt’oggi LE ISTITUZIONI CON IN PRIMIS LA REGIONE DI CROCETTA/SCILABRA cosi’ “solleciti” SOLO A PAROLE! NON HANNO FATTO NULLA DI SERIAMENTE CONCRETO CIRCA LO STANZIAMENTO DELLE RISORSE NECESSARIE PER L’ANNO SCOLASTICO, mentre nel palazzo della ex Provincia si latita in attesa di “UN MIRACOLO”!

E in questo non vediamo nessuna differenza tra governo locale e governo nazionale! Mentre in questi giorni la notizia della “BUONA SCUOLA” del governo RENZI/GIANNINI impazza su tutti i mass media con l’annuncio di una nuova “rivoluzione” che si vuole mettere in campo scolastico denunciamo con forza “SAREBBE QUESTA LA VOSTRA BUONA SCUOLA??? QUELLA IN CUI ANCORA UNA VOLTA SI CONFERMA CHE IN QUESTA SOCIETA’ CAPITALISTA LE DISUGUAGLIANZE E LE DISCRIMINAZIONI SONO UNA NORMA E CHE DIRITTI BASILARI PER LA NOSTRA CONDIZIONE DI VITA, DIRITTO ALLO STUDIO, AL LAVORO… VENGONO SISTEMATICAMENTE ATTACCATI, MENTRE I VOSTRI “DIRITTI” ALLE POLTRONE DEL POTERE, AGLI STIPENDI D’ORO, ALLE RUBERIE, AL MALAFFARE SAREBBERO INTOCCABILI ???

MA LA SOLA DENUNCIA NON BASTA!

NECESSARIA E’SOPRATTUTTO LA LOTTA per resistere agli attacchi e difendere diritti che sono a base

dell’esistenza e della dignità di vita, E PER QUESTO GIA’ DA DOMANI RISCENDEREMO IN CAMPO,

ma con la consapevolezza che la lotta contro il sistema che produce tutto questo è e deve essere ben più ampia.

Precari Coop Sociali – Assistenti igienico-personale agli studenti disabili organizzati nello Slai cobas per il sindacato di classe Palermo

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Comunicato Banda Bassotti

Italian Version:

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COMUNICATO DELLA BANDA BASSOTTI

Ci rivolgiamo alla nostra grande Famiglia, a tutti i Banditi senza Tempo, agli Antifascisti, alla Classe Operaia, ai lavoratori, ai disoccupati e agli sfruttati. Dovunque essi siano.
Da molti mesi assistiamo ad una politica del silenzio. In tutta europa non trapelano notizie di quello che il governo nazista di Kiev sta facendo nel Donbass ed in tutta l’Ukraina. La stampa italiana ed europea e’ completamente asservita all’Unione Europea ed alla politica degli Stati Uniti d’America. Nessuna notizia riguardante i bombardamenti sui civili, le persecuzioni di Russi, di comunisti e di chiunque possa sembrare un Partigiano delle milizie Popolari; nessun cenno al fatto che l’”europea” Ukraina sia il più grande laboratorio per il neonazismo internazionale.
Stanchi di questo, in completo accordo con le Milizie Popolari della Novarossija stiamo organizzando una carovana antifascista con raccolta di fondi, portando nelle terre del Donbass la nostra solidarietà antifascista e un concerto. Come già abbiamo fatto in Nicaragua nel 1984, in Salvador nel 1994, in Palestina nel 2004 siamo pronti per questo viaggio. Dal 26 al 30 settembre 2014 saremo nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti, visiteremo Novarossija. Il nostro programma prevede un concerto a Rostov on Don, la città che ospita un immenso campo profughi e un concerto in Novarossija. Non possiamo dire dove, impossibile visti i bombardamenti, ma faremo il possibile. A tutti gli antifascisti chiediamo un aiuto economico per il viaggio e per portare materiale alle popolazioni del Donbass. Sappiamo di contare su una grande Famiglia.
Come già in Spagna nel 1936 dove migliaia di Internazionalisti hanno combattuto a fianco della Repubblica di Spagna: NO PASARAN

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English Version: (VIDEO)

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BANDA BASSOTTI STATEMENT

We are addressing this speech to our big Family, to all the timeless Banditos, to the antifascists, to the working class, to all the workers in the world, to the unemployed and to the exploited.
Wherever they are.
In the last few months we have been witnessing a Policy of Silent.
Everywhere in Europe you won’t hear any information about what the fascist government in Kiev is doing in Donbass and in Ukraine. Italian and European press are totally subdued by European Union and United States.
No news on bombing civilians, on persecution of Russians, communists and anybody who appears to be a partisan of the popular Militia; not a word on the fact that the “European” Ukraine is the biggest Workshop of International neo-nazism.
We are tired of all that and, with Novarossjian popular Militia, we are organising a fund rising antifascist Expedition.
We will bringing our antifascist solidarity to Donbass territory with a concert.
As previously done in 1984 in Nicaragua, in 1994 in Salvador, in 2004 in Palestine we are now ready for another journey.
From 26th until 30th September 2014 we will be in that lands who are resisting Nazis attacks. We will visit Novarossija. Our programme is to set up a concert in Rostov on Don, the city who shelters a huge refugee camp, and one in Novarosija. We still don’t know where this will take place due to the bombings, but we will do our best. We are asking all antifascist an economic support to sustain travel expenses and to bring supplies to the Donbass population.
We know we can count on the support of our big Family.
As it happened in Spain in 1936 where thousands of Internationalists fought side by side with the Republic of Spain: NO PASARAN!

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Spanish Version: (VIDEO)

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COMUNICADO DE BANDA BASSOTTI

Este comunicado va dirigido a nuestra gran Familia, a todos los “Banditi senza Tempo”, a los Antifascistas, a la Clase Obrera, a los trabajadores, a los parados y a los explotados de donde quieran que sean.
Hace mucho tiempo que asistimos a una politica de silencio. En ninguna parte de Europa se esta informando sobre lo que el gobierno nazista de Kiev esta llevando a cabo en Donbass y en toda Ukrania. La prensa italiana y europea está completamente al servicio de la Unión Europea y de la politica de los EEUU. Ninguna noticia sobre los bombardeos sobre la poblacion civil, ni sobre la persecucion de rusos, de comunistas ni de cualquiera que pueda parecerse a un Partisano de la milicia Popular; ningun comentario sobre el hecho de que la Ukrania “europea” se haya convertido en el mayor laboratorio para el neonazismo internacional.
Cansados de todo esto y de acuerdo con las Milicias Populares de la Novarossija, estamos organizando una caravana antifascista con la recogida de fondos para llevar a las tierras de Donbass nuestra solidaridad antifascista en forma de concierto.
Como ya lo hicieramos en Nicaragua en 1984, en el Salvador en 1994, en Palestina en 2004, estamos preparados para este nuevo destino. Del 26 al 30 del proximo septiembre estaremos en las tierras que resisten el ataque nazista visitando Novarossija. En nuestro programa esta previstos un concierto en Rostov on Don, ciudad que acoge un inmenso campo de refugiados, y un concierto en Novarossija. No podemos concretar aun dónde será, debido a los continuos bombardeos, pero haremos lo posible. Solicitamos a todos los atifascistas una donacion economica para el desplazamiento y en envio de material a la poblacion de Donbass. Sabemos que contamos con una gran Familia.
Como ya sucediera en Espana en 1936 donde millares de internacionalistas estubieron combatiendo junto al bando repubblicano NO PASARAN!

Euskera Version:

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BASSOTTI BANDAREN MEZUA

Denbora gehiegi daramagu isiltasun politika batean murgilduta. Europako toki oro isiltasuna da nagusi, Kiev-eko gobernu nazistak Donbass eta Ukrania osoan daraman politika ezkutatuz. Italia eta Europa osoko prentsa guztia Europear Batasun eta Estatu Batuen politikaren serbitzari ditugu. Inolako berririk populazio zibilaren aurka gauzatutako bonbardaketei buruz, errusiarren kontrako zapalkuntzei buruz edo eta Herri Miliziaren Partisano antza duen edozeinen aurka egindakoei buruz. Hitz bakar bat ere ez nazioarteko Neonazismoaren mintegi bihurtzen ari de “europer” Ukraniari buruz.
Honetaz ahiturik eta Novarossijako Herri Gudaritzarekin bat eginaz, karabana antifaxista bat eratzen ari gara. Jasotako dirulaguntza Donbasseko lurraldeetara eraman nahi dugu gure helkartasun antifaxista kontzertu moduan adieraziaz.
1984ean Nikaraguan, 1994ean El Salbadorren eta 2004en Palestinan bezala, prest gaude halabehar honi aurre egiteko. Datorren Iraileko 26a-30a bitartean eraso faxistari aurre egiten ari den Novarossija lurretan izango gara. Gure egitarauan, bi ekitaldi: lehena, errefuxiatuen landa erraldoi bihurtu den Rostov on Don hirian emango den kontzertua; bigarrena,Narossijan izango dena. Oraingoz tokiak zehazteke daude, etengabeko bonbardaketek eragotzita.
Antifaxista guztiei diru laguntza ezkertuko genieke desplazamendu eta Donbass-eko bizilagunei eramango materialen kostuari aurre eginteko.
Jakin, badakigu zein zabala den inguruan dugun Familia.
1936ean Espainian gertatu bezala, non milaka internazionalistek Errepublikaren alde burrukatu ziren, EZ DUTE AURRE EGINGO!

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Russian Version: (VIDEO)

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Обращение музыкальной группы “Banda Bassotti”.

Мы обращаемся к нашей большой Семье, к нашим Коллегам, к рабочиму классу, к трудящимся, к безработным и к эксплуатируему классу. Везде, где они есть.
Уже много месяцев как мы наблюдаем политику молчания. По всей Европе не просачиваются новости о том, что делает нацистское правительство Киева в Донбассе и во всей Украине. Итальянская и европейская пресса полностью подвластны Европейскому Союзу и политике Соединенных Штатов Америки. Вомбёжки мирных жителей, преследованиe русских, коммунистов и любого, кто может показаться сторонником Народного ополчения…
Уставшие от всего этого и, в полном согласии с Народным Ополчением Новороссии, мы организуем Антифашистский Караван со сбором средств, неся на земли Донбасса нашу антифашистскую солидарность и благотворительный концерт. Как уже мы сделали это в Никарагуа в 1984 году, в Сальвадоре в 1994 году и в Палестине в 2004 году, мы готовы к этой поездке. С 26 по 30 сентября 2014 года мы будем на землях, которые сопротивляются атаке фашистов, посетим Новороссию. Наша программа включает в себя концерт в Ростове на Дону, в городе, который является домом для огромного лагеря беженцев и концерт в Новороссии. Мы не можем сказать где, это, с учетом бомбардировки невозможно, но мы сделаем всё возможное для его реализации. Просим всех антифашистов поддержать экономически нашу поездку и для передачи необходимого материалa людям Донбасса. Мы знаем, что можем рассчитывать на большую Семью.
Как и в Испании в 1936 году, где тысячи интернационалистов, воевавали вместе в поддержку Испанской Респуплики: NO PASARAN!!

Per Info:
Facebook: https://www.facebook.com/bandabassottiband
Twitter: https://www.twitter.com/banda_bassotti
Email: bassottixdonbass@gmail.com

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Il sindacato della licenza di uccidere

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Ci sembra il caso di riportare unicamente il testo dell’Ansa, senza i commenti che ognuno di voi saprà fare con altrettanta indignazione.

Circa cinque minuti di applausi e delegati in piedi alla sessione pomeridiana del Congresso nazionale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia, per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte del 18enne Federico Aldrovandi durante un controllo il 25 settembre del 2005 a Ferrara: Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani.

I tre agenti presenti al congresso del Sap, sono stati condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno del 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall’indulto. Oltre ai tre poliziotti presenti al congresso riminese, nel caso Aldrovandi era coinvolta anche un’altra poliziotta, Monica Segatto. I quattro hanno trascorso alcuni mesi in carcere.

“Mi si rivolta lo stomaco. E’ terrificante”, reagisce Patrizia Moretti, madre di Federico. “Cosa significa? Che si sostiene chi uccide un ragazzo in strada? Chi ammazza i nostri figli? E’ estremamente pericoloso”.

Il capo della polizia Alessandro Pansa aveva da poco lasciato la sala dopo aver parlato delle “nuove regole d’ingaggio” in ordine pubblico che si rendono necessarie dopo gli abusi documentati in occasione degli incidenti dello scorso 12 aprile a Roma.

La lotta di classe non si arresta! Liberi tutti!

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Partiamo dalla fine, dalla risposta collettiva e di piazza. Ieri oltre 5mila persone hanno sfilato nel centro di Roma per ribadire la vicinanza e la solidarietà ai 17 compagni sottoposti, con diversa intensità, a misure restrittive delle proprie libertà per i fatti dello scorso 31 ottobre quando, a seguito dell’onda lunga nata dopo il 19 ottobre e in occasione della conferenza Stato-Regioni che discuteva le politiche abitative di questo Paese, diverse migliaia di persone presero parola con determinazione sfidando il blocco delle forze dell’ordine in via del Tritone. Il corteo di ieri ha deciso di toccare nuovamente i punti simbolo di quell’ottobre non poi così lontano: partenza da Porta Pia, passaggio a via del Tritone e poi dritti fino alla Prefettura. La riposta, dicevamo, è stata immediata. E non solo romana. In molte città italiane già dal pomeriggio di ieri ci sono stati presidi e cortei di solidarietà; un segno di unità e solidale militanza che lascia ben sperare per le nuove sfide che ci porrà di fronte la prossima primavera. Non si possono tuttavia ignorare alcuni fatti sui quali, dal nostro punto di vista, è bene riflettere avendo chiare quali sono le partite che si giocheranno (in Italia e in Europa) nell’immediato futuro.

La regia, la puntualità, la deterrenza.
Gli arresti comminati ieri a Roma sono solo una parte di una più vasta operazione di polizia messa in piedi sul piano nazionale. Nelle stesse ore in cui la Digos di Roma bussava alle porte dei compagni, a Napoli ed Acerra veniva messa in atto una farsa ai limiti del grottesco. 25 misure cautelari sono state emesse ai danni di esponenti del movimento Precari Bros, per fatti accaduti in diverse manifestazioni che vanno dal 2010 ad oggi, ultima (ma non per importanza) delle quali l’occupazione simbolica della sede nazionale del PD. L’accusa che pesa sul capo di questi compagni è di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di delitti contro l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico e la pubblica amministrazione. In particolare viene loro contestata “l’estorsione di lavoro”, in riferimento all’azione alla sede del PD e al Ministero del Lavoro. Nelle ore in cui il balletto tra Letta e Renzi svuota ulteriormente di significato ogni ipotesi elettoralista in un paese che si fa dettare la linea da Bruxelles, i movimenti che rispondono con le lotte quotidiane per la riconquista e la difesa di diritti sociali e politici vengono perseguiti e criminalizzati come associazioni delinquenti, oscurando di fatto le ragioni della protesta e del dissenso. La regia PD, nonostante il cambio di guardia che verrà definito in queste prossime ore, prosegue saldamente nel tentativo di sradicare – tramite la repressione d’apparato – le opzioni di lotta che si schierano (non solo a parole) fuori dal piano di compatibilità proposto. Le operazioni di ieri fanno dunque il paio con le sanzioni contro il Movimento No Tav (sempre nelle agende della magistratura) e con gli 11 obblighi di firma comminati ai militanti di Giugliano impegnati nella lotta contro l’inceneritore. Allo stesso tempo, però, è possibile leggere queste misure come un segnale che la controparte ha lanciato in vista delle prossime scadenze di movimento. A partire da domani, quando a Roma ci sarà un importante corteo per ribadire la volontà di chiudere i CIE; in vista del prossimo 22 febbraio, quando sull’intero territorio nazionale è prevista una giornata di mobilitazione lanciata dalla Val Susa e raccolta in ogni città d’Italia da “tutte quelle realtà che resistono e si battono contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione del territorio, per il diritto alla casa, per un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente remunerato”. Un segnale emesso a mo’ di deterrente, per impaurire, per mostrare che il braccio meccanico della repressione è sempre ben oliato. Un segnale, inoltre, che prova a sgonfiare l’attesa sia per il prossimo 15 marzo, quando ci sarà il corteo nazionale contro le politiche repressive , sia per il prossimo 12 aprile, quando si dovrà provare a costruire una grande giornata di lotta contro l’Unione Europea, la controparte irriformabile che va combattuta in una dimensione sociale e politica che sia capace di travalicare i confini nazionali.

Ai 17 compagni romani e ai/alle 25 compagni/e di Napoli ribadiamo la nostra solidarietà, la nostra vicinanza, la nostra complicità nelle lotte.

LIBERARE TUTTI VUOL DIRE LOTTARE ANCORA!

Rete Nazionale Noi Saremo Tutto

#Via la divisa

fedeandro

Manifestazione Nazionale
Ferrara, 15 febbraio 2014
“Fin da bambino e da adolescente la violenza fisica mi ha sempre turbato; addirittura con una scena forte ma di finzione nei film alla tv, capitava che cambiassi canale. Provavo un senso di fastidio sapendo che erano cose che potevano succedere davvero. Non riuscivo a concepire il perché una persona arrivasse ad usare le sue mani, i suoi piedi, la sua ferocia per fare del male a un’altro essere vivente. Mi dicevo: “che senso ha?” Oggi io penso che chi usa la forza in maniera consapevole e provocando dolore senza pentirsene è una persona deviata e non si merita comprensione da nessuno. Mio fratello è morto a pugni, calci e manganellate per mano di 4 violenti in divisa non pentiti. Tali responsabili riprendono il loro lavoro dopo una condanna di omicidio. La domanda è sempre la stessa: che senso ha?”
Questo scriveva Stefano Aldrovandi qualche giorno fa.
Con questo spirito torniamo in piazza.
– per chiedere la destituzione dei 4 poliziotti condannati (per omicidio colposo) per la morte di Federico Aldrovandi;
– per chiedere l’introduzione del numero identificativo – per gli appartenenti delle forze dell’ordne;
– per chiedere l’introduzione del reato di tortura.
CORTEO
Ferrara, 15 febbraio 2014
ore 14 – concentramento via ippodromo
ore 15 – partenza
Percorso: via ippodromo-via bologna-via kennedy-piazza travaglio-porta reno-corso martiri-largo castello-ercole d’este-prefettura
Promuove l’Associazione “Federico Aldrovandi”
Scarica il volantino in formato pdf: volantinomanifestazione.pdf.

Come arrivare.

Per chi arriva in treno.

Dal piazzale della Stazione di Ferrara autobus 4c (circolare, direzione “stazione“) e dal piazzale opposto la Stazione autobus 11 (a/b direzione “Chiesuol del Fosso/Ospedale San Giorgio”) con fermata in Via Bologna Ippodromo (biglietti acquistabili nel punto Tper in Stazione, all’edicola della Stazione, o a bordo con leggero sovrapprezzo). A piedi circa 30/45 minuti.

Per il ritorno da Ercole d’Este a piedi via Corso Biagio Rossetti/Corso Porta Po in circa 20 minuti, oppure autobus 3c (circolare direzione “Stazione“) da Corso Porta Mare e autobus 9 (direzione “Stazione”) e 11 (a/b direzione “Santa Maria Maddalena/Via Vallelunga”) da Viale Cavour.

Per chi arriva in auto.

Dall’uscita Ferrara SUD consigliamo il parcheggio presso il parcheggio gratuito EX MOF ovvero nel parcheggio a pagamento Centro Storico (euro 0,80 l’ora; massimo euro 3,20) ambedue con ingresso in via Darsena e segnalati dalla cartellonistica su Via Bologna. Dai parcheggi Ex MOF/Centro Storico a Via Ippodromo a piedi in circa 20/10 minuti. Da ex MOF autobus 8 (direzione Rivana) da Via Ripagrande Piangipane e fermata in via Goretti Ippodromo (attraversando l’ippodromo dall’interno) o via Del Campo Poletti.
Ritorno da Ercole d’Este a piedi in circa 25/15 minuti, autobus 3c da Corso Biagio Rossetti sino a Piazzale Kennedy.

Dall’uscita Ferrara NORD consigliamo il parcheggio a pagamento Diamanti (per un’ora euro 0,50; tutto il giorno euro 2,00) a pochi passi da Via Ercole d’Este e comodo per il rientro. In alternativa i parcheggi Ex MOF e Centro Storico (vedi sopra). Dal parcheggio Diamanti linea 3c (biglietti disponibili anche a bordo) da Corso Biagio Rossetti direzione “Stazione”, fermata in Via Bologna Ippodromo.
Ritorno da Ercole d’Este a piedi in 5 minuti.

Mappa mezzi pubblici Tper: http://www.tper.it/sites/tper.it/files/SETT_2010_MappalineeFE_web_0.pdf
Info su linee mezzi pubblici e orari: http://www.tper.it/orari/linee

Info in tempo reale sulla disponibilità di posti nei parcheggi: http://www.ferraratua.com/it/

EX-LSU SCUOLA: 13 E 14 FEBBRAIO SCIOPERO NAZIONALE

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L’USB proclama il 13 e 14 febbraio lo sciopero nazionale degli ex-LSU ATA della Scuola con mobilitazioni in tutte le regioni.

“Urgono provvedimenti coraggiosi da parte del Governo nazionale, che impediscano una volta per tutte il vergognoso gioco in atto sulla pelle di oltre 11.000 ex-Lsu e che mettano in campo una vera stabilizzazione per questi lavoratori”, avverte Carmela Bonvino, dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato”.

Prosegue la dirigente sindacale: “Per quando finiranno le risorse straordinarie e aggiuntive stanziate dalla finanziaria per i mesi di gennaio e febbraio, le nuove aziende aggiudicatarie della Gara Consip hanno già messo in conto forti riduzioni orarie e part-time anche verticale, con fermo luglio e agosto senza retribuzione, e un indiscriminato aumento dei carichi di lavoro. Purtroppo lo stanno già subendo i lavoratori della Puglia o del Veneto e di recente anche quelli di Frosinone e Latina. Se il Governo non interviene cambiando passo, a fine mese stessa sorte toccherà a tutti i lavoratori di Lazio, Sardegna, Molise, Abruzzo, Marche, Umbria e a seguire a quelli di Calabria, Campania e Sicilia”.

Sottolinea Bonvino: “L’aggiudicazione della gran parte dei lotti della nuova gara Consip e il passaggio doloroso dei lavoratori alle nuove aziende nelle poche regioni apripista sta mettendo a nudo il bluff dell’esternalizzazione, della gara Consip e del sistema avallato e sostenuto in questi anni dai sindacati complici”.

“Bisogna farla finita con le logiche di sfruttamento dei lavoratori e garantire lavoro, dignità e reddito agli ex-LSU e qualità del servizio di pulizia nelle scuole. Con lo sciopero e la mobilitazione nazionale l’USB rivendica provvedimenti seri e urgenti, che evitino un disastro imminente mettendo finalmente al centro delle decisioni la difesa del lavoro, del salario e della qualità del servizio con l’assunzione diretta degli Ata”, conclude Bonvino.

Roma, 12 febbraio 2014

 

Amburgo: dichiarato lo ‘stato d’eccezione’, coprifuoco nella città

amburgoDopo le recenti manifestazioni ad Amburgo contro lo sgombero dello storico centro sociale Rote Flora, è stato dichiarato lo stato d’eccezione nella città tedesca. Da due giorni infatti, la polizia ha fatto irruzione nei quartieri centrali di Altona, San Puli e Sternschanze, dichiarandole “zone di pericolo” a tempo indeterminato.

Lo stato d’eccezione vigente infatti permette alla polizia di identificare e arrestare qualsiasi persona anche in assenza di sospetti concreti su di essa, adibendo autobus di linea a “questure mobili”, sulle quali le persone fermate vengono identificate. Attraverso numerosi controlli stradali e identificando arbitrariamente qualsiasi persona che incrociano per la strada, la polizia cerca quindi di intimorire, facendo vivere gli abitanti dei quartieri in questione, la prepotenza e l’abuso di potere che si sta esprimendo non solo attraverso i controlli aggressivi nei confronti della popolazione, ma anche con la ridicola quanto violenta, indizione del coprifuoco attraverso il quale i cittadini e le cittadine sono invitate a non uscire di casa dopo le 20, limitando così i diritti fondamentali e lasciando a briglia sciolta qualsiasi arresto arbitrario nella zona.

I fatti che hanno portato alla militarizzazione della città di Amburgo, risalgono al 21 dicembre, quando una manifestazione nei pressi del Centro Sociale Rote Flora, alla quale hanno partecipato più di 10mila persone, venne caricata selvaggiamente dalla polizia con idranti, spray al peperoncino e manganelli, cariche davanti alle quali i manifestanti hanno resistito, continuando a manifestare e rispondendo all’attacco della polizia.

A radice di questa dura repressione, numerose altre iniziative sono state svolte nelle settimane successive, sempre a difesa dello storico centro sociale. La polizia di Amburgo, nella sua evidente difficoltà di gestire la situazione, ha quindi deciso di attuare con la militarizzazione coatta dei quartieri. Ma a fare davvero paura, e questo lo dimostra l’atteggiamento della polizia, non è solo la reazione di un ipotetico sgombero del Rote Flora, bensì quello che lo sgombero dell’ennesimo centro sociale potrebbe scaturire. Il Rote Flora rappresenta infatti solo uno dei molti luoghi che attualmente riproducono il conflitto all’interno di una città notoriamente sovrastata, tra l’atro, da un lungo processo di gentrificazione.

Mobilitazioni d’autunno:

18e19ottobre

rendere il paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia e fare le prove generali per la costruzione del Governo di Salvezza Nazionale

Aderire e partecipare
alla manifestazione nazionale per “difendere e attuare la Costituzione” del 12 ottobre a Roma;
* allo sciopero generale del 18 ottobre e alla giornata di sollevazione e assedio del 19 ottobre a Roma contro il governo dell’austerità e i diktat dell’UE, per lavoro, reddito, pensione, casa, scuola, salute, beni comuni, diritti e democrazia partecipata;
* Alla mobilitazione in occasione delle udienze del 14 e del 17 ottobre a Roma del processo contro Davide Rosci, Mauro Gentile e gli altri inquisiti per i fatti del 15 ottobre 2011. La solidarietà e il sostegno, senza se e senza ma, a chi è colpito dalla repressione perché si ribella a un ordine sociale di miseria, devastazione e guerra è il primo ed elementare metro per misurare la coerenza, la serietà e la determinazione di chi chiama e partecipa alla mobilitazione per cambiare il corso delle cose, per “difendere e attuare la Costituzione”, “contro il governo delle politiche di austerità”, “per “lavoro, reddito, pensione, casa, scuola, salute, beni comuni, diritti e democrazia partecipata”.

  Il contesto politico
La strage di Lampedusa, il regime che Marchionne vuole imporre in FIAT, l’occupazione militare della Val di Susa, le missioni di guerra mostrano dove ci stanno portando i vertici della Repubblica Pontificia, i loro governi di centro-destra, di centro-sinistra o di larghe intese, la loro Comunità internazionale dei gruppi imperialisti USA, europei e sionisti.
Prima hanno fatto ricorso a un golpe bianco per installare al governo i partiti che avevano perso le elezioni di febbraio. Poi, con il voto di fiducia del 2 ottobre scorso, hanno resuscitato dalle sue stessi ceneri il governo Letta-Napolitano-Belusconi in nome della “stabilità politica”. Cioè per continuare a spremere soldi (che la chiamino Tares anziché Tarsu, Service Tax anziché IMU il risultato non cambia) e a privatizzare (alla faccia dei referendum del 2011 e con risultati di cui le recenti vicende di Telecom e Alitalia sono emblematici), a lasciar andare a pezzi l’apparato produttivo del paese (“sono le leggi del mercato”), a ridurre la spesa pubblica per sanità, istruzione, tutela del territorio, manutenzione delle infrastrutture e altri servizi utili alla collettività, per continuare con le grandi opere speculative, l’acquisto di ami e le missioni di guerra.
La sintesi più efficace è espressa odiosamente e tragicamente proprio a Lampedusa. Le politiche criminali promosse da tutti i governi che si sono alternati negli ultimi decenni stanno provocando la strage continua nel Mediterraneo: l’immagine delle bare dei morti nel naufragio di inizio ottobre, allineate, mantenute in un hangar pulito, allestito con i fiori e pronto ad accogliere telecamere e alti rappresentanti del governo e della UE, è il velo di ipocrisia e menzogna che trasuda da ogni angolo. Nel CIE, fra il fango, gli insetti, accampati e stipati come animali, vengono abbandonate e segregate migliaia di persone in nome della “legalità”. Da una parte le parate del Papa, Letta, Barroso e dall’altra miseria, degrado e morte.
E’ la stessa legalità che strangola i lavoratori e le famiglie delle masse popolari, è la stessa legalità in nome della quale si eseguono sfratti e si chiudono fabbriche, quella per cui si devastano i territori e si specula sulla salute e sulla sanità.
La strage di Lampedusa è il frutto avvelenato della Bossi-Fini approvata dal governo Berlusconi a cui la Turco-Napolitano del governo Prodi ha aperto la strada ed è il proseguimento dell’azione criminale con cui la Marina militare italiana affondò la Kater i Rades su ordine di Napolitano, allora ministro degli Interni del governo Prodi. E’ stato così in ogni campo! Il centro-sinistra ha preparato il terreno e aperto le porte alla banda Berlusconi, il meno peggio ha aperto le porte al peggio. E oggi le “larghe intese” che sorreggono apertamente il governo Letta-Napolitano-Berlusconi, e prima il governo Monti, hanno solo eliminato la finzione che copre da trent’anni la collaborazione tra centro-destra e centro-sinistra nell’attuare il “programma comune” dei poteri forti!
Nessuna salvezza, nessuna soluzione, nessuna via d’uscita positiva verrà da chi ci ha sprofondato nel disastro della crisi del capitalismo, dai loro complici e compari!

Passare dalla difesa all’attacco: puntare in alto, mirare a governare.
In questo contesto non basta, anzi è sbagliata e fuorviante, la parola d’ordine di scendere in piazza, mobilitarsi, anche con forme radicali e decise, per “chiedere al governo” o “pretendere dai padroni” che facciano qualcosa di diverso da ciò che fanno. Chiedere ai padroni, ai banchieri, al Papa di non fare il loro mestiere significa menare il can per l’aia e non ottenere quello che dobbiamo conquistare. Possiamo essere milioni a battere i piedi a terra e a lamentarci, non è il volume dei lamenti, delle proteste o delle rivendicazioni che qualifica il passaggio dalla difesa all’attacco.
Passare dalla difesa all’attacco e mirare in alto per davvero significa porsi l’obiettivo politico, lottare, combattere, per prendere il potere, per prendere in mano le sorti del paese, il proprio destino, il destino delle masse popolari. Non basta chiedere ai padroni, nemmeno con lotte dure oltre che con la concertazione (che tanto, a forza di chiedere, si sbatte la testa contro il fatto che i padroni concedono solo se sono terrorizzati da un movimento popolare in marcia per prendere il potere). Bisogna eliminare i padroni (come classe che dirige e domina la società ) e sostituirli con una nuova classe dirigente della società, le masse popolari organizzate. In questo senso non basta dare battaglia, bisogna osare vincere, governare il paese.
Ecco perché queste mobilitazioni di autunno devono diventare per chi le promuove e le organizza le “prove generali” della formazione di un Comitato di Salvezza Nazionale che rafforza le organizzazioni operaie e popolari e le chiama alla lotta senza tregua per cacciare il governo del golpe bianco Letta-Napolitano-Berlusconi e a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare.
Questo è l’obiettivo concreto, la prospettiva realistica, realizzabile, positiva che è all’ordine del giorno dei prossimi mesi per non disperdere in un vicolo cieco (“lotta, lotta, lotta” senza obiettivi realistici) la portata e il valore delle mobilitazioni di queste settimane.

Sul “che fare” dal 20 ottobre in avanti e il fantasma del 15 ottobre 2011.

Intorno alle manifestazioni del 18 e 19 ottobre aleggia il fantasma del 15 ottobre 2011. Alfano, Caselli e i media di regime hanno già lanciato su grande scala l’operazione “allarme terrorismo” contro il movimento NO TAV, per dividerlo, intaccare la forza del suo esempio (no all’opposizione di opinione: contro le misure antipopolari delle autorità si combatte prima per impedire che vengano decise e poi, se vengono comunque prese, per impedirne l’attuazione) e indebolire il ruolo, il sostegno e la solidarietà che ha conquistato a livello nazionale.
Tra i promotori della “via maestra” (Rodotà, Landini, ecc.) e gli esponenti degli organismi e degli aggregati a loro contigui, c’è chi ha già pronte nel cassetto le  “prese di distanze” e i distinguo (un esempio per tutti: i “se e i ma” di Rodotà sull’occupazione militare della Val di Susa), chi salomonicamente si tiene a distanza per non correre il rischio di “essere tirato in ballo” e chi cerca di mettere in connessione le due mobilitazioni (articolo di Alfonso Gianni su il manifesto del 2.10.13).
I promotori e gli organizzatori delle giornate del 18 e 19 ottobre si dividono invece tra chi (preoccupato) è proteso a prevenire un altro 15 ottobre, chi aizza all’assedio e non vuole fare il “cane da guardia” dei “ribelli” che scenderanno in piazza e chi dà un colpo al cerchio e uno alla botte.
Posizioni molto diverse, ma in ogni caso il nodo di fondo è lo stesso: qual è l’obiettivo delle manifestazioni e delle altre iniziative di cui sono promotori? Che fare dal 20 ottobre in poi?
Mettere a punto una lista per le prossime elezioni (gli elettoralisti)? Ma con il voto le masse popolari hanno già “detto” la loro su persone e gruppi che non fanno già ora quello che potrebbero fare e che promettono di fare dopo le elezioni: l’esito dell’esperienza Ingroia-Rivoluzione Civile-Cambiare si può da questo punto di vista parla chiaro!
Unire le lotte intorno a piattaforme rivendicative radicali, da imporre – senza dire come – a governo, padroni, troika… (gli economicisti)?Ma in questi anni di piattaforme rivendicative ne sono state sfornate una dopo l’altra e una più radicale dell’altra. Però senza l’obiettivo di creare un governo deciso e capace di attuarle restano richieste o rivendicazioni a chi non ha nessuna intenzione né interesse ad attuarle, quindi non mobilitano né unificano, esauriscono le nostre forze e alla lunga portano alla rassegnazione e alla disfatta.
Oppure creare le condizioni perché le masse popolari organizzate costituiscano e impongano ai vertici della Repubblica Pontificia e alla Troika un proprio governo che affronti da subito gli effetti più gravi della crisi con misure d’emergenza, misure di cui sono protagoniste determinanti le organizzazioni operaie e popolari perché implicano la rottura con le procedure, regole e leggi del sistema finanziario, bancario e monetario internazionale?
Detto in altri termini: i promotori e gli organizzatori delle mobilitazioni d’autunno devono costituirsi in Comitato di Salvezza Nazionale che nega ogni legittimità al governo Letta-Napolitano-Berlusconi, che si impegna a promuovere la mobilitazione delle masse popolari per affermare i loro interessi e promuove la moltiplicazione e il rafforzamento delle organizzazioni operaie e popolari in modo che formino un loro governo d’emergenza, come fece il CLN dal 9 settembre del 1943 dopo il collasso del fascismo e la fuga del Re.
Questo è il nodo attorno a cui girano (sono le responsabilità che non si assumono) sia i promotori della manifestazione del 12 ottobre sia quelli delle giornate del 18 e 19 ottobre e, in generale, i dirigenti della sinistra dei sindacati di regime e dei sindacati di base, gli esponenti democratici delle amministrazioni locali e della società civile, i portavoce della sinistra borghese e i parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Le titubanze e i tentennamenti a imboccare con decisione e iniziativa la strada della “guerra” contro i poteri forti nostrani e la loro comunità internazionale sono anche il motivo per cui la ribellione, l’indignazione e il malcontento crescenti non si incanalano ancora in attività costruttive, efficaci: l’appropriazione organizzata di beni e servizi (spese proletarie, “io non pago”, occupazione di case sfitte, sciopero dei biglietti, ecc.) che assicura a tutta la popolazione i beni e servizi a cui la crisi blocca l’accesso, il rifiuto di pagare imposte, ticket e mutui, costringere le banche a fare crediti alle fabbriche autogestite, ecc.
Ma da una parte scoppiano in gesti individuali di disperazione e dall’altra portano ad azioni “militanti” condotte senza criteri di classe, scoordinate tra loro e non inserite in un percorso di trasformazione generale del paese. Azioni che poi elettoralisti ed economicisti usano come pretesti per attribuire l’inconcludenza (nell’attuale contesto politico) delle loro iniziative non alla linea che adottano (parlare di “attuazione della Costituzione”, senza lavorare per costituire l’unico governo che può attuarla; parlare di “assedio” senza lavorare per l’unico vero assedio, cioè la mobilitazione capillare delle organizzazioni operaie e popolari a formare centri di iniziativa per costituire un loro governo d’emergenza) ma al fatto che le loro iniziative sono disturbate, travisate, deformate, deviate, oscurate, rese sterili dalle azioni “militanti”.

Rendere ingovernabile il paese ai vertici della Repubblica Pontificia

Nessuna contrapposizione tra “buoni”, “pacifici”, “democratici” e “cattivi”, “violenti”, “terroristi”! Gli unici e veri terroristi sono i responsabili della strage di Lampedusa e delle prove di fascismo, della disoccupazione e della precarietà dilaganti, dello scempio della scuola e della sanità pubblica, della devastazione dell’ambiente, della miseria e della disperazione crescenti. Gli unici e veri terroristi siedono al governo, in Vaticano, in Confindustria, nei consigli di amministrazione delle aziende, delle banche e delle società finanziarie, nel FMI, nell’UE, nella BCE.
Bisogna essere decisi e determinati perché non è più tempo di se e di ma, di prudenze, ipocrisie, dilazioni e delazioni. Siamo in guerra, una guerra che uccide milioni di persone per fame, freddo, miseria, per sfruttamento, malattie professionali, incidenti sul lavoro o disoccupazione, per missioni “di pace” e immigrazione, per depressione, alcool e droga, per inquinamento, grandi opere, sofisticazione degli alimenti e malattie curabili, per eventi naturali prevedibili e contenibili. In questa situazione rassegnarsi alle restrizioni e ai sacrifici che padroni, banchieri e speculatori vogliono imporre, sottomettersi alle leggi, alle regole, alle misure delle loro autorità è il comportamento più immorale, più contrario al progresso della società e all’interesse collettivo. E, nel nostro paese, è anche un comportamento “anticostituzionale”. Non è una sparata ad effetto, ma semplicemente prendere atto che le leggi, le regole, le procedure e gli accordi oggi in vigore nella stragrande maggioranza dei casi sono leggi, regole, procedure e accordi che violano la Costituzione. Chi è che applica l’art. 1 (“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”) e 41 (“L’iniziativa economica privata (…) non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana) della Costituzione: i padroni che chiudono e delocalizzano le aziende o gli operai che le occupano per tenerle o rimetterle in funzione, Marchionne o i cassintegrati che picchettano Pomigliano contro i sabati lavorativi comandati? Chi è che applica l’art. 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”): gli attivisti NO MUOS di Niscemi o le forze dell’ordine che li caricano, i tribunali che li inquisiscono e il governo Letta e la giunta Crocetta che, con l’abituale servilismo verso gli USA, vogliono imporre la costruzione di un’altra struttura per le missioni di guerra?
In questa situazione, è un dovere non solo dei comunisti, ma di chiunque abbia a cuore la vita e il benessere del 99% della popolazione, la civiltà e il progresso del paese trasformare l’oppressione in ribellione e moltiplicare nella forma più organizzata possibile l’insubordinazione e la disobbedienza.

Bisogna imparare ad essere costruttivi, imparare ad essere classe dirigente della società. Perché per mettere fine alla crisi del capitalismo e al disastro economico, politico, sociale, ambientale e culturale che essa porta con sé bisogna riorganizzare le attività economiche per produrre i beni e i servizi del tipo e nella quantità necessari alla vita dignitosa della popolazione e al livello di civiltà che l’umanità ha oggi raggiunto anziché per produrre profitti per i capitalisti, promuoverela partecipazione crescente della popolazione alle attività della conoscenza, della ricerca, dell’organizzazione, delle relazioni sociali, della cultura e dell’arte (“lavorare tutti, per lavorare meno”), costruire relazioni tra il nostro e gli altri paesi all’insegna della solidarietà e della collaborazione anziché della concorrenza e della competizione tra paesi e gruppi industriali e finanziari (che inevitabilmente prima o poi sfocia nella guerra). In questa ottica vanno estese e coordinate tutta una serie di iniziative costruttive con cui qua e là, spontaneamente e in ordine sparso sono in corso per far fronte anche solo provvisoriamente agli effetti economici, ecologici, sanitari, morali e intellettuali più devastanti della crisi generale del capitalismo: le decine di fabbriche autogestite e le altre iniziative per riaprire le aziende che i padroni hanno chiuso; tenere aperte quelle a rischio chiusura o ridimensionamento e per aprirne di nuove; le attività di produzione e distribuzione organizzate su base solidaristica locale come quelle che si sono sviluppate in Val di Susa e che sono state presentate agli Stati Generali del Lavoro; la mobilitazione di tecnici, scienziati e quanti hanno esperienza e capacità professionali perché collaborino a mettere a punto misure e provvedimenti alternativi a quelli del governo Letta-Napolitano-Berlusconi nei settori principali della vita del paese; le pressioni sulle amministrazioni locali perché si mettano realmente al “servizio dei cittadini” sviluppando azioni autonome dal governo centrale e usando le risorse, i poteri e i mezzi di cui dispongono prima di tutto per difendere e creare posti di lavoro.

La manifestazione del 12 ottobre indetta con la parola d’ordine “applicare la Costituzione” e le mobilitazioni del 18 ottobre (sciopero generale dei sindacati di base con manifestazione a Roma) e del 19 (sollevazione e assedio dei palazzi, promossa dal movimento per la casa e dai movimenti per i beni comuni, NO TAV, NO MUOS…) sono le principali “scadenze” di questo autunno. In particolare quella del 12 e quella del 18 sono promosse dai due principali aggregati che raccolgono il favore e la fiducia delle masse popolari: l’asse Landini-Rodotà da una parte e l’aggregato “movimentista e radicale” che da qualche anno promuove le mobilitazioni alternative, la nebulosa che gira attorno a Cremaschi e a certi settori dell’USB-Rete dei Comunisti (ieri Comitato NO Debito, oggi Ross@).
Due mobilitazioni e un fiume di parole per affermare o smentire che sono in contrapposizione. Ma lo sono? – leggi tutto (da Resistenza 10/13).

Questa è la strada per rendere il paese ingovernabile ai vertici della Repubblica Pontificia e per costruire una nuova e superiore governabilità ad opera delle masse popolari organizzate: estendere la disobbedienza e la ribellione ai provvedimenti, alle leggi, ai sacrifici che le autorità cercano di imporre nell’interesse di un pugno di capitalisti, di speculatori, di ricchi, formare a ogni livello nuove autorità (democratiche, popolari e contrapposte a quelle ufficiali) che mobilitano e organizzano le masse popolari a prendere in mano la direzione e la gestione di parti crescenti della vita economica, politica e sociale del paese.

Dal Periodico Resistenza Edizioni Rapporti Sociiali

Costruiamo l’assedio all’austerity e alla precarietà

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Sabato 28 settembre a La Sapienza si è svolta la prima assemblea nazionale in avvicinamento alla sollevazione generale del 19 Ottobre. L’aula 1 della facoltà di lettere ha ospitato più di trecento persone che hanno ascoltato e sono intervenute nel merito non solo della giornata di mobilitazione chiamata dall’Assemblea “Dalla valle alla metropoli” ma di tutto l’autunno e oltre.Gli interventi iniziali sono stati quelli delle lotte sociali che hanno animato questo paese in questi ultimi anni a partire da Abitare nella crisi che ha lanciato per la prima volta la data di mobilitazione del 19 Ottobre. I movimenti per il diritto all’abitare hanno ribadito la necessità di una sollevazione generale in questo paese di fronte a una crisi economica e politica che viene utilizzata come alibi per proseguire con la cancellazione di ogni intervento pubblico, con la privatizzazione del patrimonio e di interi pezzi di città a vantaggio della rendita.

L’unica risposta credibile alle migliaia di sfratti per morosità è la riappropriazione collettiva dell’enorme numero di case sfitte. L’assedio permanente dei movimenti al ministero dell’economia e delle infrastrutture, quindi,  porta con se anche la rivendicazione – irrinuciabile – del blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi, di un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica, della requisizione del patrimonio inutilizzato e sfitto.Anche la questione delle risorse è centrale: miliardi di euro vengono destinati a grandi opere e grandi eventi, alle banche e ai signori del cemento, mentre poche briciole vengono riservate a strumenti di tutela sempre più inutili e comunque sempre premiali verso le grandi proprietà immobiliari o le consorterie delle cooperative di costruzione.
Anche i No Muos hanno partecipato all’assemblea di ieri ricordando che contemporaneamente si stava svolgendo a Palermo la prima manifestazione nazionale contro il Muos. Infatti in Sicilia è già partito l’assedio ai palazzi, migliaia di persone hanno partecipato alla sollevazione generale contro la regione Sicilia, Crocetta e tutti i responsabili delle speculazioni sul territorio e sulla vita delle persone che lo abitano.
A seguire, il movimento No Tav, ha espresso l’importanza di scendere in piazza il 19 perchè le mobilitazioni contro il Tav tanto quelle contro l’austerity coincidono e se la valle ha avuto la capacità di far sentire la propria protesta come una causa di tutti, durante questo autunno è necessario che la piazza del 19 sia considerata la piazza dei no Tav, come degli studenti, come dei precari, dei no muos dei facchini della logistica e di tutti coloro che rifiutano questa austerity.
Il movimento no Tav rappresenta una delle più importanti espressioni di resistenza nel nostro paese agli attacchi di una classe politica impunita che ogni giorno affama e devasta i nostri territori. In questi giorni sta subendo dei duri attacchi mediatici nel tentativo di impaurire il movimento e di depotenziare le giornate autunnali.
L’unico terrorista è esclusivamente chi per i propri interessi impone la costruzione di grandi opere nocive per il territorio togliendo alle scuole, agli ospedali, alle case popolari quei soldi che andranno direttamente a finire nelle tasche delle ditte edili e di tutti coloro che trarranno profitto da un’opera inutile come il Tav. D’altronde la manifestazione indetta per il prossimo 19 ottobre ribadisce che l’unica grande opera che ci interessa e casa è reddito per tutt*!
Quello stesso reddito che viene sottratto ai precari, agli studenti e a tutto il soggetto giovanile che forse sconta più di tutti le conseguenze di questi anni di ristrutturazione di un modello economico, quello capitalista, e di un regime politico, quello democratico liberale. Quegli stessi giovani che ieri sono stati particolarmente presenti all’interno dell’assemblea: gli studenti de La Sapienza, di Napoli, di Bologna e tutti gli studenti che in questi ultimi anni hanno dato vita all’occupazione in tutta Italia di decine di studentati parteciperanno alla giornata del 19 cominciando già dalle prossime settimane la mobilitazione all’interno degli Atenei, ed assumendo la giornata del 15 Ottobre come data di avvicinamento da praticare in vari modi all’interno e ai margini dell’università.

Difatti nonostante i tagli già imposti nel passato quest’anno ulteriori tagli alla ricerca sono stati prodotti per destinarli a nuovi armamenti a causa di possibili scenari di guerra. Allo stesso modo la tassa sugli affitti, la Service Tax, va a ricadere ancora sugli studenti che per motivi economici non si iscrivono più all’università provocando un calo delle iscrizioni vertiginoso. Anche gli studenti delle scuole superiori hanno ribadito la loro partecipazione al 19 ricordando che il loro assedio all’austerità inizierà già dal 4 Ottobre, giornata in cui tutte le scuole nelle varie città del paese scenderanno in piazza per riappropriarsi delle strade e per prendere parola contro la corrotta casta di politici e banchieri.
Interessante anche il contributo della lotta dei lavoratori della logistica che hanno dimostrato la capacità di restituire alla lotta nei posti di lavoro una dignità nuova che racconta non solo di rivendicazioni e vertenze ottenute grazie all’unità dei facchini ma ad una solidarietà reale che oltrepassa i confini del singolo magazzino e della città ma parla a tutti i lavoratori e a tutti i settori in in mobilitazione. Il 27 infatti gli stessi facchini hanno appoggiato i picchetti alla fiat di Pomigliano e hanno partecipato alla manifestazione che si è svolta sempre nella giornata di ieri a Napoli.
Non per ultimi i rifugiati che parteciperanno alla costruzione del 19, attraverso il loro intervento, hanno sottolineato l’importanza della mobilitazione del 19 per tutti i migranti che a causa dei conflitti armati sono costretti ad andare via dalla loro terra e a cui anche nei territori di arrivo non vengono garantiti quei diritti che troppo spesso gli sono stati negati nei paesi dai quali provengono. Stanchi di essere invisibili hanno deciso anche loro di scendere in piazza ed alzare la testa.
I sindacati di base, invece saranno presenti già dal giorno prima in piazza con l’indizione di uno sciopero generale e di una manifestazione che terminerà proprio a piazza San Giovanni da dove partirà la manifestazione del 19 alle ore 14.30. I sindacati hanno invitato i lavoratori ad assediare la piazza fino al giorno dopo partecipando ad entrambe le giornate di mobilitazione e di lotta comune.

L’assemblea ha visto la partecipazione di tante realtà nazionali e soprattutto di tante lotte sociali che porteranno nella piazza del 19 una molteplicità di specificità, consapevoli del fatto che c’è un’unica origine ai problemi che viviamo e risiede nei palazzi che il 19 andremo ad assediare. Siamo consapevoli che il 19 Ottobre non sarà la fine, ma certamente neppure l’inizio di questo lungo autunno di lotte. Attraverseremo infatti la giornata del 4 Ottobre, al fianco degli studenti medi di tutta Italia che in questa giornata scenderanno in piazza. Passeremo poi per le mobilitazioni diffuse del 12 Ottobre in difesa dei territori e dei beni comuni. Daremo poi vita con gli studenti universitari ed ai giovani della maggior parte delle città italiane ad un 15 Ottobre di lotta in connessione con le realtà transnazionali. Insieme poi ci ritroveremo in piazza, quella del 19 sarà una piazza che non accetterà mediazioni sulle proprie vite che non accetterà altre bugie e nuovi governi pronti a gestire la perenne emergenza. Vogliamo praticare una rottura manifesta con questo sistema economico, con questa classe politica, con questo governo. Vogliamo assediare i palazzi del potere per esprimere questo rifiuto e tornare nei nostri territori per dargli continuità. L’assemblea del 28 non ha voluto mettere d’accordo tutti, ha individuato i responsabili di questo stato di cose, ha individuato ciò che deve essere allontanato per permetterci la costruzione di un presente ed un futuro radicalmente diversi e migliori.

E allora buona costruzione di un autunno di lotta verso il 19 e oltre a tutti, ci vediamo nelle strade!