TTIP altro che Schengen

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Che cos’è il TTIP?
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ossia con l’intento dichiarato di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano

 

L’idea sembrerebbe buona. Perché qualcuno lo definisce “pericoloso”?
Condividiamo la definizione perché, in realtà questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.

I soliti “tecnici” che “rubano” il potere alla politica.
Infatti. Il Trattato prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.

Le aziende citerebbero gli Stati in tribunale.
Non solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è già possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – sta creando un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l’ingiustizia è servita.

Una giustizia “privatizzata”, insomma.
Non è l’unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.

Per chi è allora vantaggioso il TTIP?
Il ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d’impatto mirata all’Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell’arco di tre anni dall’entrata in vigore dell’accordo: il 2018, al più presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell’export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po’ meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L’Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma è la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE – Sintesi Rapporto 2012-2013: “L’Italia nell’economia internazionale”). Secondo l’ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell’Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virtù dell’austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L’Italia è dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna né nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che né la ricerca condotta da Prometeia né il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.

È vero che, nonostante l’enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?
Il Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione – come richiede il Trattato di Lisbona – potrà soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione può rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avrà diritto di voto finale “prendi o lascia”, quando il negoziato sarà completato. Nel frattempo non ha diritto né di accesso né di intervento sul testo. I Governi stessi dell’Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno – a quanto sembra al momento – accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicità e complessità dei testi negoziali.

Quali effetti potrà produrre l’accordo se verrà approvato nella sua forma attuale?
Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.

Il TTIP produrrà dei rischi per i cittadini?
Tom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell’incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro più basso e il comportamento delle imprese nazionali più disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se più irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei più recenti accordi di liberalizzazione siglati dall’UE, ci sarà un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metterà in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e società civile d’ambo le regioni.

È il primo caso del genere? O c’è qualche “antenato”?
Un meccanismo simile è entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l’Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si è sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell’analogo organo creato per monitorare la sostenibilità sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinché avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta . Perché dovremmo pensare che gli USA, molto più potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell’ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?

Il TTIP può produrre danni per la salute?
Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio. Sarà una coincidenza, ma in un documento congiunto dell’ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due più potenti lobby d’impresa delle due sponde dell’oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una “cooperazione sui meccanismi di regolazione”, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura

Esistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall’attuale crisi economica?
Da molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l’attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali più attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente più abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunità umane, ma allo stesso commercio che è in contrazione dal 2009 e non si sta più espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non è riuscita più a sostenere il paradigma della crescita infinita che si è rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d’occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre più ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunità di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po’ di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilità ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e più efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire

Video del Movimento cinque stelle

https://www.facebook.com/LauraFerraraM5S/videos/1056460797732913/

 

Understanding the NWO Agenda

 

 

Understanding the NWO Agenda…. There is a very substantial reason behind the whole New World Order agenda, a reason that is of such extreme importance that it should be the subject of every headline of every news outlet and should head every debate, discussion, forum, think tank and also be the dinner table topic in every household, as it challenges the very future of our existence as a species and it’s urgency couldn’t be greater. Read the following very carefully, then read it again and again until you REALLY and TRULY comprehend what it means… It took ALL OF HUMAN HISTORY until 1830 for the population to reach 1 billion. The 2nd billion was achieved in under 100 years. The 3rd billion was reached in less than 30 years and the fourth billion in less than 15 years. We have a current world population of about 6 billion! At this rate of growth there is NO WAY the earths resources can support humanity for very much longer. If you were to graph human existence over a 1,000 year time frame starting at 1600ad and calculate on that graph; 1)fossil fuels 2)environmental decline 3)pollution 4)deforestation 5)species extinctions etc. etc. you would see they would all start, peak and END within a very, very small sector of that graph… which represents – NOW! This issue needs to be addressed by everyone, because at the moment it is only being addressed by a few… and their solution has much to be desired to say the least. They plan to exterminate 90% of us leaving a fully controllable and sustainable global population of under 500 million to be ruled over, controlled and governed by THE NEW WORLD ORDER ‘ELITES’. Please don’t just take my word for it… research anything and everything for yourself. Knowledge is power, and ignorance is not going to be bliss for very much longer.

                                  « We’re Anonymous. We’re legion. We don’t forgive. We don’t forget. Expect us! »

” TerrorISmo ”

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                                              Terrorismo. Inanzitutto diamone una definizione. 
” Metodo e strumento di lotta politica – volto a sovvertire e destabilizzare una struttura di potere, ma anche a restaurarla o stabilizzarla – che, per imporsi, fa uso di atti di estrema violenza, come attentati e sabotaggi, anche nei confronti di persone innocenti.”Compiere attentati contro civili, in modo da creare un clima di paura, e poi imputarli ai propri avversari politici per screditarli è una vecchia ricetta dei servizi segreti nostrani e anglosassoni  Questa tecnica di destabilizzazione, adattata alla globalizzazione, è sempre attuale.
Nel 2007 cinquanta esperti provenienti da una dozzina di paesi si sono riuniti a Parigi per studiare la similitudine tra la “strategia della tensione”, iniziata durante la Guerra Fredda, e  la “guerra contro il terrorismo”, scattata sulla scia degli attentati dell’11 settembre 2001.
Film documentario con prove indiscutibili sull’inganno globale 11 settembre   

N.A.T.O. : da Gladio ai voli segreti della CIA         

Dalla “strategia della tensione” alla “guerra contro  il terrorismo”. Una semplice carrellata storica è sufficiente a  convincersi della continuità, se non della corrispondenza, di queste due  operazioni, non fosse altro per i suoi mandanti e i luoghi di  applicazione. E a porre la questione della “riattivazione” della rete  “stay-behind” in Europa occidentale.Creata dopo la seconda guerra mondiale, lo stay-behind  (letteralmente: gli uomini lasciati sul territorio dietro la linea del  fronte) doveva costituire in anticipo una rete di resistenza in caso  d’invasione sovietica in Europa occidentale. Indirettamente frutto degli  accordi di Yalta e di Postdam, questa rete era diretta dalla CIA  statunitense e dal MI6 britannico per essere installata in tutta l’Europa occidentale (ossia nella zona d’influenza anglosassone). Essa fu ben presto incorporata nella NATO focus400-38-682dd

Ciononostante, essa non tardò a oltrepassare la sua missione  originale per prevenire qualsiasi influenza comunista nelle democrazie  occidentali. Si specializzò allora nel truccare le elezioni, negli  assassini politici e negli attentati .Ciò è avvenuto principalmente in Italia, dove lo stragismo infiamma gli animi : piazza Fontana, piazza della Loggia, l’ Italicus, l’attentato alla stazione di Bologna nel maggio 1980 .
Lungi dall’arrestarsi alla frontiera italiana, l’azione dello  stay-behind si è estesa a tutti gli stati membri della NATO, compresa la  Francia ( con l’eccezione, ovviamente, degli Stati Uniti, del Canada e  del Regno Unito) 
Molto spesso all’insaputa dei governi degli stati in cui operava.
Ufficialmente disciolta dopo il crollo dell’Unione sovietica, la rete  stay-behind, la cui esistenza sotto il nome di “Gladio” è stata  rivelata solo nel 1990 dal primo ministro italiano Giulio Andreotti , continua oggi la sua attività estendendola a nuovi stati in misura  dell’ampliamento della NATO. Se alcune nazioni, come l’Italia ed il Belgio, hanno condotto alcune inchieste e, in questo ultimo caso, è  previsto un controllo parlamentare al fine di evitare che situazioni del  genere possano ripetersi, nella maggior parte degli stati europei  queste rivelazioni sono passate sotto silenzio. Senza prendere alcuna misura significativa per contrastare questa  organizzazione criminale. Analogamente, sono rimaste nel loro stato di  torpore all’annuncio della scoperta delle prigioni segrete della CIA nel  2005.
     La “strategia della tensione” si è trasformata in “lotta contro il terrorismo”?   
Tale è il punto di vista dello storico svizzero Daniele Ganser,  autore de “L’esercito segreto della NATO” il quale ha condotto  un’inchiesta attraverso l’Europa intera per riannodare i fili di Gladio e  scrivere questa opera unica su questo soggetto. Uno specialista per il quale la “guerra contro il terrorismo” è oggi un  analogo strumento di manipolazione dei popoli occidentali, nel senso  che essa indica dei nuovi falsi responsabili di atti terroristici – i  musulmani – non più per contrastare la “minaccia sovietica” ma per  giustificare la guerra per le risorse condotta dagli Stati Uniti.
Questo punto di vista è stato accreditato dall’ex colonnello  dell’esercito degli Stati Uniti, Oswald Le Winter, che è stato per più  di un decennio il n. 2 della CIA in Europa e il co-presidente del  Comitato clandestino della NATO .  
Egli ha confermato che il suo servizio aveva infiltrato gruppi di estrema sinistra europei e contemporaneamente aveva  reclutato mercenari anti-comunisti di estrema destra; infine,  aveva organizzato  diversi attentati facendoli eseguire dall’estrema destra, ma attribuiti  all’estrema sinistra o da essa rivendicati.
Egli ha altresì dichiarato che la NATO aveva dato ordine di  assassinare il generale francese René Audran, direttore degli Affari  Internazionali del Ministero della Difesa (ossia incaricato di  esportazione di armi), quando fu scoperto che era la fonte delle  informazioni divulgate qualche anno prima dal giornalista italiano Mino  Pecorelli, ’omicidio attribuito ad Action Directe di cui cinque membri furono condannati all’ergastolo gladiob
Proseguendo con la sua tesi, il colonnello LeWinter ha affermato di  aver partecipato, nell’ambito della CIA affiancata dal MI6, alla creazione di Al Qaeda sul modello di Gladio. Sarebbero stati infiltrati alcuni gruppi islamici; dei mercenari sarebbero stati reclutati in altri  ambienti musulmani; e delle operazioni finanziate dai servizi segreti anglosassoni sarebbe state attribuite ai primi ancorché eseguite dai  secondi. Tuttavia, a differenza dei gruppi europei degli anni ’70 e ’80, tutti i gruppi islamici di facciata sarebbero stati riuniti sotto  l’unica etichetta di Al Qaeda. 
Il colonnello LeWinter ha affermato di aver avuto un ultimo contatto  con Osama Bin Laden nel 2003; un episodio che all’epoca aveva avuto eco  nella stampa portoghese.
Lo storico statunitense Webster G. Tarpley, che ha partecipato  telefonicamente da Washington alla riunione, è tornato sull’assassinio del primo ministro italiano Aldo Moro.Tarpley, che all’epoca  viveva a Roma, era stato il primo a rivelare i dettagli del complotto  atlantico che mirava ad impedire la creazione di un governo di unità  nazionale con l’inclusione dei comunisti. Egli ha osservato che le  inchieste successive hanno confermato i suoi lavori, con l’eccezione  dell’individuazione di una società segreta che egli aveva per errore  ricondotta all’Ordine di Malta, laddove si trattava del Grande Oriente  d’Italia (la famosa loggia Propaganda Due detta “P2”, scoperta in  seguito)
Per l’italiano Giulietto Chiesa, ex parlamentare europeo, filosofo e giornalista, la situazione è oggi molto più grave di quello che fosse  durante la Guerra Fredda. In effetti, se nel contesto dello scontro  ideologico tra gli anglo-americani e l’URSS gli uomini di stay-behind  potevano credere di violare le regole democratiche per proteggere le  democrazie, essi oggi non possono che servire gli interessi  anglo-americani ai danni dei loro alleati.
Il 5 ottobre 2001, meno di un mese dopo gli attentati a NewYork e  Washington, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno informato il  Consiglio atlantico della riattivazione di stay-behind contro il “nemico  terrorista” . Essi hanno reclamato la collaborazione degli stati membri  in virtù della mutua assistenza prevista dall’art. 5 della Carta della  NATO in caso di attacco ad un alleato. In seguito, hanno concordato  con l’Unione europea la libertà d’azione di cui avevano bisogno .Infine, hanno negoziato bilateralmente le riforme legislative che  permettessero agli agenti della CIA e del MI6 di agire clandestinamente  in ciascuno degli stati membri.
Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma  unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la  Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico  senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a  giochi fatti.
Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma  unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la  Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico  senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a  giochi fatti.
 
Gli Stati Uniti, primi finanziatori mondiali del terrorismo      
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Dopo la guerra in Afghanistan contro i sovietici, molti autori hanno  messo in evidenza il ruolo degli Stati Uniti come finanziatori del  terrorismo internazionale. Tuttavia, fino ad ora si trattava solo di  azioni segrete, di cui finora Washington non si era assunta la  paternità. Un passo decisivo è stato compiuto con la Siria: il Congresso  ha approvato il finanziamento e l’armamento di due organizzazioni  rappresentative di Al-Qa’ida. 
 ( In violazione delle risoluzioni 1267 e 1373 del Consiglio di  sicurezza,  Il Congresso degli Stati Uniti ha votato il finanziamento e  l’armamento  del Fronte al-Nusra e dell’Emirato islamico dell’Iraq e del  Levante,  due importanti organizzazioni di Al-Qa’ida e classificate come   “terroriste” dalle Nazioni Unite. Questa decisione sarà valida fino al   30 settembre 2014.)
Ciò che era in precedenza il segreto di Pulcinella ora è diventato la politica ufficiale del “Paese della  libertà”: il terrorismo.
 
La prima settimana della Conferenza di Pace di Ginevra 2 è stata piuttosto movimentata. Purtroppo, l’opinione pubblica occidentale non è stata propriamente informata, vittima delle continue censure che la opprimono.
Questo è davvero il paradosso principale di questa guerra: le immagini sono esattamente il contrario della realtà. Secondo i media  internazionali, il conflitto oppone, da un lato, degli Stati raccoltisi intorno a Washington,e Riyadh, intenti a difendere la democrazia e condurre la lotta mondiale contro il terrorismo, dall’altra la Siria e i suoi alleati russi, che risultano impediti a forza di essere diffamati  come dittature che manipolano il terrorismo.
Se tutti sono ben consapevoli del fatto che l’Arabia Saudita non è  una democrazia, bensì una monarchia assoluta, laddove la tirannia di una famiglia e di una setta controlla un intero popolo, gli Stati Uniti  godono dell’immagine di un democrazia e meglio ancora di “Paese della  libertà”.
Tuttavia, l’informazione principale della settimana è stata censurata  in tutti gli stati membri della NATO: il Congresso degli Stati Uniti si  è riunito segretamente per votare il finanziamento e l’armamento dei  “ribelli in Siria” fino al 30 settembre 2014. Sì, avete letto bene. Il  Congresso tiene incontri segreti che la stampa non può menzionare. Ecco  perché la notizia,originariamente pubblicata dall’agenzia di stampa  britannica Reuters , è stata scrupolosamente ignorata dalla stampa e dai media negli Stati Uniti e dalla maggior parte dei media in Europa occidentale e nel Golfo. Solo gli abitanti del “resto del mondo” avevano il diritto di conoscere  la verità.
La libertà di espressione e il diritto dei cittadini all’informazione  sono ancora i presupposti per la democrazia. Sono meglio rispettati in Siria e Russia che in Occidente.
Poiché nessuno ha letto la legge approvata dal Congresso, non si sa  che cosa essa stabilisca esattamente. Tuttavia, è chiaro che i “ribelli ” in questione non mirano a rovesciare il governo siriano – ci hanno  rinunciato – ma piuttosto a “insanguinarlo”. Ecco perché non si comportano come soldati, ma come terroristi. Sì, di nuovo, avete letto  bene: gli Stati Uniti, presunte vittime di Al-Qa’ida in data 11  Settembre 2001, e poi leader della “guerra globale al terrorismo”,  finanziano il principale focolaio terroristico internazionale in cui  agiscono due organizzazioni ufficialmente subordinate ad Al-Qa’ida (Al-  Nusra e l’Emirato Islamico dell’Iraq e del Levante). Non si tratta più  di una manovra oscura dei servizi segreti, ma piuttosto di una legge,  pienamente assunta, ancorché approvata a porte chiuse per non  contraddire la propaganda.
D’altra parte, ci si chiede in che modo la stampa occidentale – che  da 13 anni imputa ad Al-Qa’ida di essere l’autore degli attentati  dell’11 settembre ignorando la destituzione del presidente George W.  Bush in quel giorno da parte dei militari – potrebbe mai spiegare  all’opinione pubblica la sua decisione. Infatti, la procedura  statunitense di “Continuità di Governo” (CoG) è protetta anch’essa dalla  censura. È anche per questo che, gli occidentali non hanno mai saputo  che, nel corso di quell’11 settembre, il potere era stato trasferito dai  civili ai militari, dalle 10 del mattino fino a sera, e durante tutto  quel giorno gli Stati Uniti erano governati da un’autorità segreta, in  violazione delle loro leggi e della loro costituzione.
Durante la Guerra Fredda, la CIA finanziava lo scrittore George  Orwell affinché immaginasse la dittatura del futuro. Washington ha  creduto così di svegliare le coscienze di fronte alla minaccia  sovietica. 
Ma in realtà, l’URSS non ha mai assomigliato all’incubo di  “1984”, intanto  gli Stati Uniti ne sono diventati l’incarnazione.
Il discorso annuale di Barack Obama sullo stato dell’Unione si è  trasformato in un eccezionale esercizio di menzogne. Davanti ai 538  membri del Congresso che sin dall’inizio lo applaudivano, il presidente  ha dichiarato : “Una cosa non cambierà: la nostra determinazione a non  permettere ai terroristi di lanciare altri attacchi contro il nostro  paese. E ancora: “In Siria, sosterremo l’opposizione che respinge il  programma delle reti terroristiche”.
Eppure, quando la delegazione siriana a Ginevra 2 ha sottoposto – a  quella che s’intendeva rappresentare come la sua “opposizione” – una  mozione, esclusivamente basata sulle risoluzioni 1267 e 1373 del  Consiglio di sicurezza, a condanna del terrorismo, questa è stata  respinta senza causare alcuna protesta da parte di Washington. E per una  buona ragione: il terrorismo sono gli Stati Uniti, e la delegazione  “dell’opposizione” riceve i suoi ordini direttamente dall’ambasciatore  Robert S. Ford, presente in loco.
Robert S. Ford, l’ex assistente di John Negroponte in Iraq. Nei primi  anni ’80, Negroponte, aveva contrastato la rivoluzione nicaraguense  arruolando migliaia di mercenari e alcuni collaboratori locali,  costituendo i cosiddetti “Contras”. La Corte internazionale di  giustizia, vale a dire il tribunale interno delle Nazioni Unite, ha  condannato Washington per questa ingerenza che non osava pronunciare il  proprio nome. Poi, negli anni duemila, Negroponte e Ford riproposero lo  stesso scenario in Iraq. Questa volta però l’intento era di annientare  la resistenza nazionalista facendola combattere da Al Qa’ida.
Mentre i siriani e la delegazione dell’«opposizione» discutevano a  Ginevra, a Washington il presidente, applaudito meccanicamente dal  Congresso, ha continuato il suo esercizio di ipocrisia: “Noi lottiamo  contro il terrorismo non grazie all’intelligence e alle operazioni  militari, ma anche rimanendo fedeli agli ideali della nostra  Costituzione e restando un esempio per il mondo intero(… ). E  continueremo a lavorare con la comunità internazionale per dare al  popolo siriano il futuro che merita: un futuro senza dittatura, senza  terrore e senza paura. “
La guerra condotta dalla NATO e il CCG in Siria ha già causato più di  130mila morti,secondo i dati del MI6, diffusi dall’Osservatorio siriano  per i diritti umani, dove i carnefici attribuiscono la responsabilità  al popolo che osa contrastarli e al suo presidente, Bashar el-Assad.
Le liste nere dei “nemici del bene”
Voglio chiudere questo breve escursus storico, su come l’uso distorto del termine terrorismo in uso da chi regge le fila del potere e dei media al loro servizio, abbiano infamato, perseguitato, incarcerato, torturato, ucciso uomini e donne di ogni paese che per opporsi al regime non hanno esitato a imbracciare le armi.
Dai nostri Partigiani alle formazioni di estrema sinistra negli anni della strategia della tensione e nel corso delle crisi economiche a :
Emiliano Zapata                          (rivoluzionario messicano)
Nelson  Mandela                           ( MK sud Africa Nobel pace)
Ernesto Guevara                           ( rivoluzione Cubana )
José Alberto “Pepe” Mujica     ( Tupamaros Presidente Uruguay)
Yāsser ʿArafāt                                  (OLP Nobel pace)
Subcomandante Marcos             (Eznl messico)
Manuel Marulanda                         (Farc Colombia) 
Abdullah Öcalan                               (PKK Turchia curdo)
questi sono alcuni nomi di persone comuni di varie zone del mondo e di organizzazzioni che come ho già scritto erano considerate terroristiche mentre il loro contributo per l’emancipazione e le lotte per i diritti umani è stato, è , e sarà sempre fondamentale .
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LINK UTILI :  Gladio B fonte 1

                             GladioB.fonte 2

Storify del collettivo Wuming:

 

“Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro

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L’Avana, 1°set (Prensa Latina) La stampa cubana pubblica oggi un articolo del leader storico della Rivoluzione, Fidel Castro Ruz

La società mondiale non conosce tregua negli ultimi anni, particolarmente da quando la Comunità Economica Europea, sotto la direzione ferrea ed incondizionata degli Stati Uniti, ha considerato che era arrivata l’ora di saldare i conti con quello che restava di due grandi nazioni che, ispirate nelle idee di Marx, avevano portato a termine la prodezza di mettere fine all’ordine coloniale ed imperialista imposto al mondo dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Nell’antica Russia è esplosa una rivoluzione che ha commosso il mondo.

Si aspettava che la prima gran rivoluzione socialista si sarebbe sviluppata nei paesi più industrializzati dell’Europa, come Inghilterra, Francia, Germania e l’Impero Austro-Ungarico. Questa, tuttavia, ha avuto luogo in Russia il cui territorio si estendeva in Asia, dal nord dell’Europa fino al Sud dell’Alaska che era anche stato territorio zarista, venduto per alcuni dollari al paese che sarebbe posteriormente il più interessato nell’attaccare e distruggere la rivoluzione ed il paese che l’ha generata.

La maggiore prodezza del nuovo Stato è stato creare un’Unione capace di raggruppare le sue risorse e condividere la sua tecnologia con gran numero di nazioni deboli e meno sviluppate, vittime inevitabili dello sfruttamento coloniale. Sarebbe o no conveniente nel mondo attuale una vera società di nazioni che rispettasse diritti, credenze, cultura, tecnologie e risorse di luoghi accessibili del pianeta apprezzati da tanti esseri umani, che vorrebbero conoscerli? E non sarebbe molto più giusto che tutte le persone che oggi, in frazioni di secondo, comunicano da un estremo ad un altro del pianeta, vedano negli altri un amico od un fratello e non un nemico disposto a sterminarlo coi mezzi che è stata capace di creare la conoscenza umana?

Per credere che gli esseri umani potrebbero essere capaci di albergare tali obiettivi, penso che non esiste nessun diritto per distruggere città, assassinare bambini, polverizzare abitazioni, a seminare da tutte le parti terrore, fame e morte. In che angolo del mondo potrebbero giustificarsi tali fatti? Se si ricorda che alla fine del massacro dell’ultima contesa mondiale il mondo si illuse con la creazione delle Nazioni Unite, è perché gran parte dell’umanità le ha immaginate con tali prospettive, benché non fossero definiti perfettamente i suoi obiettivi. Un inganno colossale è quello che si  percepisce oggi quando sorgono problemi che insinuano la possibile esplosione di una guerra con l’impiego di armi che potrebbero porre fine all’esistenza umana.

Esistono individui negligenti, apparentemente non pochi, che considerano un merito la loro disposizione a morire, ma soprattutto ad ammazzare per difendere privilegi vergognosi.

Molte persone si meravigliano ascoltando le dichiarazioni di alcuni portavoci europei della NATO quando si esprimono con lo stile ed il volto delle SS naziste. In occasioni perfino si vestono con abiti oscuri in piena estate.

Noi abbiamo un avversario abbastanza poderoso come lo è il nostro vicino più prossimo: gli Stati Uniti. Gli abbiamo avvertiti che avremmo resistito al bloqueo, benché questo potesse implicare un costo molto elevato per il nostro paese. Non c’è peggiore prezzo che capitolare di fronte al nemico che ti aggredisce senza ragione né diritto. Era il sentimento di un popolo piccolo ed isolato. Il resto dei governi di questo emisfero, con rare eccezioni, si erano sommati al poderoso ed influente impero. Non si trattava da parte nostra di un atteggiamento personale, era il sentimento di una piccola nazione che era una proprietà dagli inizi del secolo non solo politica, ma anche economica degli Stati Uniti. La Spagna c’aveva ceduto a questo paese dopo avere sofferto quasi cinque secoli di colonialismo e di un incalcolabile numero di morti e perdite materiali nella lotta per l’indipendenza.

L’impero si è arrogato il diritto di intervenire militarmente a Cuba in virtù di un perfido emendamento costituzionale che ha imposto ad un Congresso impotente ed incapace di resistere. A parte di essere i padroni di quasi tutto a Cuba: abbondanti terre, le maggiori centrali di canna da zucchero, le miniere, le banche e perfino la prerogativa di stampare il nostro denaro, ci proibiva di produrre leguminose sufficienti per alimentare la popolazione.

Quando l’URSS si è disintegrata ed è anche sparito il Campo Socialista, abbiamo continuato a resistere, ed insieme, lo Stato ed il popolo rivoluzionario, proseguiamo la nostra marcia indipendente.

Non desidero, tuttavia, drammatizzare questa storia modesta. Preferisco piuttosto sottolineare che la politica dell’impero è tanto drammaticamente ridicola che non tarderà molto nel passare nell’immondezzaio della storia. L’impero di Adolf Hitler, ispirato nell’avidità, è passato alla storia senza più gloria che l’alito apportato ai governi borghesi ed aggressivi della NATO che li converte nello zimbello dell’Europa e del mondo, col suo euro, che come il dollaro, non tarderà a trasformarsi in carta straccia, chiamata a dipendere dallo yuan ed anche dai rubli, davanti alla vigorosa economia cinese strettamente unita all’enorme potenziale economico e tecnico della Russia.

Qualcosa che si è trasformato in un simbolo della politica imperiale è il cinismo.

Come si conosce, John McCain è stato il candidato repubblicano alle elezioni del 2008. Il personaggio è uscito alla luce pubblica quando nella sua condizione di pilota è stato abbattuto mentre il suo aeroplano bombardava la popolosa città di Hanoi. Un missile vietnamita l’ha raggiunto in pieno volo ed aereo e pilota sono caduti in un lago ubicato nelle vicinanze dalla capitale, attiguo alla città.

Un antico soldato vietnamita già ritirato che si guadagnava la vita lavorando nelle prossimità, vedendo cadere l’aeroplano ed un pilota ferito che tentava di salvarsi si è mosso per soccorrerlo; mentre il vecchio soldato prestava questo aiuto, un gruppo della popolazione di Hanoi che soffriva gli attacchi dell’aviazione, correva per saldare i conti con l’assassino. Lo stesso soldato ha persuaso il popolo a non farlo, perché era già un prigioniero e la sua vita si doveva rispettare. Le stesse autorità yankee hanno dialogato col Governo pregando non agisse contro questo pilota.

A parte le norme del Governo vietnamita di rispetto ai prigionieri, il pilota era figlio di un Ammiraglio dell’Armata degli Stati Uniti che aveva svolto un ruolo riconosciuto nella Seconda Guerra Mondiale e stava ancora occupando un importante incarico.

I vietnamiti avevano catturato un pezzo grosso in questo bombardamento e come è logico, pensando alle conversazioni inevitabili di pace che dovevano mettere fine alla guerra ingiusta che avevano imposto, hanno sviluppato un’amicizia con lui che era molto felice di trarre tutto il vantaggio possibile da questa avventura. Questo, naturalmente, non me l’ha raccontato nessun vietnamita, né io non l’avrei mai domandato. L’ho letto e si adatta completamente a determinati dettagli che ho conosciuto più tardi. Ho anche letto che un giorno Mister McCain aveva scritto che essendo prigioniero in Vietnam, mentre era torturato, ha ascoltato voci in spagnolo che suggerivano ai torturatori che cosa dovevano fare e come farlo. Erano voci di cubani, secondo McCain. Cuba non è mai stata consulente in Vietnam e i militari vietnamiti sapevano benissimo come affrontare la guerra.

Il Generale Giap è stato uno dei capi più brillanti della nostra epoca che in Dien Bien Phu è stato capace di ubicare i cannoni in selve intricate e ripide, fatto che i militari yankee ed europei consideravano impossibile. Con questi cannoni sparavano da un punto tanto prossimo che era impossibile neutralizzarli senza che le bombe nucleari colpissero anche gli invasori. Gli altri passi pertinenti, tutti difficili e complessi, sono stati usati per imporre alle forze circondate europee una resa vergognosa.

La volpe di McCain ha tratto tutto il vantaggio possibile dalle sconfitte militari degli invasori yankee ed europei. Nixon non ha potuto persuadere il suo consigliere di Sicurezza Nazionale Henry Kissinger, neanche quando in momenti di rilassamento gli diceva perché non gli lanciamo una di quelle bombe Henry? La vera bomba è arrivata quando gli uomini del Presidente hanno tentato di spiare gli avversari del partito opposto. Questo sì che non si poteva tollerare!

Nonostante ciò, l’attuazione più cinica del Sig. McCain è stata quella nel Vicino Oriente. Il senatore McCain è l’alleato più incondizionato di Israele nei grovigli del Mossad, qualcosa che né i peggiori avversari sarebbero stati capaci di immaginare. McCain ha partecipato insieme a questo servizio segreto alla creazione dello Stato Islamico che si è impadronito di una parte considerabile e vitale dell’Iraq, come dicono, di un terzo del territorio della Siria. Tale Stato conta già con entrate miliardarie e minaccia Arabia Saudita ed altri Stati di questa complessa regione che gestiscono la parte più importante del petrolio,maggior combustibile al mondo

Non sarebbe preferibile, lottare per produrre più alimenti e prodotti industriali, costruire ospedali e scuole per le migliaia di milioni di esseri umani che ne hanno bisogno disperatamente, promuovere l’arte e la cultura, lottare contro malattie di massa che portano alla morte oltre la metà dei malati, ricercatori scientifici e tecnici che, come sembra, potrebbero eliminare finalmente malattie come , l’ebola, la malaria, la dengue, la chikungunya, il diabete ed altre che colpiscono le funzioni vitali degli esseri umani?

Se oggi risulta possibile prolungare la vita, la salute ed il tempo utile delle persone, se è perfettamente possibile pianificare lo sviluppo della popolazione in virtù della produttività crescente, la cultura e lo sviluppo dei valori umani, che aspettano a farlo?

Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro.

Fidel Castro Ruz

31 agosto 2014

 

 

Comunicato Banda Bassotti

Italian Version:

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COMUNICATO DELLA BANDA BASSOTTI

Ci rivolgiamo alla nostra grande Famiglia, a tutti i Banditi senza Tempo, agli Antifascisti, alla Classe Operaia, ai lavoratori, ai disoccupati e agli sfruttati. Dovunque essi siano.
Da molti mesi assistiamo ad una politica del silenzio. In tutta europa non trapelano notizie di quello che il governo nazista di Kiev sta facendo nel Donbass ed in tutta l’Ukraina. La stampa italiana ed europea e’ completamente asservita all’Unione Europea ed alla politica degli Stati Uniti d’America. Nessuna notizia riguardante i bombardamenti sui civili, le persecuzioni di Russi, di comunisti e di chiunque possa sembrare un Partigiano delle milizie Popolari; nessun cenno al fatto che l’”europea” Ukraina sia il più grande laboratorio per il neonazismo internazionale.
Stanchi di questo, in completo accordo con le Milizie Popolari della Novarossija stiamo organizzando una carovana antifascista con raccolta di fondi, portando nelle terre del Donbass la nostra solidarietà antifascista e un concerto. Come già abbiamo fatto in Nicaragua nel 1984, in Salvador nel 1994, in Palestina nel 2004 siamo pronti per questo viaggio. Dal 26 al 30 settembre 2014 saremo nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti, visiteremo Novarossija. Il nostro programma prevede un concerto a Rostov on Don, la città che ospita un immenso campo profughi e un concerto in Novarossija. Non possiamo dire dove, impossibile visti i bombardamenti, ma faremo il possibile. A tutti gli antifascisti chiediamo un aiuto economico per il viaggio e per portare materiale alle popolazioni del Donbass. Sappiamo di contare su una grande Famiglia.
Come già in Spagna nel 1936 dove migliaia di Internazionalisti hanno combattuto a fianco della Repubblica di Spagna: NO PASARAN

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English Version: (VIDEO)

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BANDA BASSOTTI STATEMENT

We are addressing this speech to our big Family, to all the timeless Banditos, to the antifascists, to the working class, to all the workers in the world, to the unemployed and to the exploited.
Wherever they are.
In the last few months we have been witnessing a Policy of Silent.
Everywhere in Europe you won’t hear any information about what the fascist government in Kiev is doing in Donbass and in Ukraine. Italian and European press are totally subdued by European Union and United States.
No news on bombing civilians, on persecution of Russians, communists and anybody who appears to be a partisan of the popular Militia; not a word on the fact that the “European” Ukraine is the biggest Workshop of International neo-nazism.
We are tired of all that and, with Novarossjian popular Militia, we are organising a fund rising antifascist Expedition.
We will bringing our antifascist solidarity to Donbass territory with a concert.
As previously done in 1984 in Nicaragua, in 1994 in Salvador, in 2004 in Palestine we are now ready for another journey.
From 26th until 30th September 2014 we will be in that lands who are resisting Nazis attacks. We will visit Novarossija. Our programme is to set up a concert in Rostov on Don, the city who shelters a huge refugee camp, and one in Novarosija. We still don’t know where this will take place due to the bombings, but we will do our best. We are asking all antifascist an economic support to sustain travel expenses and to bring supplies to the Donbass population.
We know we can count on the support of our big Family.
As it happened in Spain in 1936 where thousands of Internationalists fought side by side with the Republic of Spain: NO PASARAN!

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Spanish Version: (VIDEO)

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COMUNICADO DE BANDA BASSOTTI

Este comunicado va dirigido a nuestra gran Familia, a todos los “Banditi senza Tempo”, a los Antifascistas, a la Clase Obrera, a los trabajadores, a los parados y a los explotados de donde quieran que sean.
Hace mucho tiempo que asistimos a una politica de silencio. En ninguna parte de Europa se esta informando sobre lo que el gobierno nazista de Kiev esta llevando a cabo en Donbass y en toda Ukrania. La prensa italiana y europea está completamente al servicio de la Unión Europea y de la politica de los EEUU. Ninguna noticia sobre los bombardeos sobre la poblacion civil, ni sobre la persecucion de rusos, de comunistas ni de cualquiera que pueda parecerse a un Partisano de la milicia Popular; ningun comentario sobre el hecho de que la Ukrania “europea” se haya convertido en el mayor laboratorio para el neonazismo internacional.
Cansados de todo esto y de acuerdo con las Milicias Populares de la Novarossija, estamos organizando una caravana antifascista con la recogida de fondos para llevar a las tierras de Donbass nuestra solidaridad antifascista en forma de concierto.
Como ya lo hicieramos en Nicaragua en 1984, en el Salvador en 1994, en Palestina en 2004, estamos preparados para este nuevo destino. Del 26 al 30 del proximo septiembre estaremos en las tierras que resisten el ataque nazista visitando Novarossija. En nuestro programa esta previstos un concierto en Rostov on Don, ciudad que acoge un inmenso campo de refugiados, y un concierto en Novarossija. No podemos concretar aun dónde será, debido a los continuos bombardeos, pero haremos lo posible. Solicitamos a todos los atifascistas una donacion economica para el desplazamiento y en envio de material a la poblacion de Donbass. Sabemos que contamos con una gran Familia.
Como ya sucediera en Espana en 1936 donde millares de internacionalistas estubieron combatiendo junto al bando repubblicano NO PASARAN!

Euskera Version:

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BASSOTTI BANDAREN MEZUA

Denbora gehiegi daramagu isiltasun politika batean murgilduta. Europako toki oro isiltasuna da nagusi, Kiev-eko gobernu nazistak Donbass eta Ukrania osoan daraman politika ezkutatuz. Italia eta Europa osoko prentsa guztia Europear Batasun eta Estatu Batuen politikaren serbitzari ditugu. Inolako berririk populazio zibilaren aurka gauzatutako bonbardaketei buruz, errusiarren kontrako zapalkuntzei buruz edo eta Herri Miliziaren Partisano antza duen edozeinen aurka egindakoei buruz. Hitz bakar bat ere ez nazioarteko Neonazismoaren mintegi bihurtzen ari de “europer” Ukraniari buruz.
Honetaz ahiturik eta Novarossijako Herri Gudaritzarekin bat eginaz, karabana antifaxista bat eratzen ari gara. Jasotako dirulaguntza Donbasseko lurraldeetara eraman nahi dugu gure helkartasun antifaxista kontzertu moduan adieraziaz.
1984ean Nikaraguan, 1994ean El Salbadorren eta 2004en Palestinan bezala, prest gaude halabehar honi aurre egiteko. Datorren Iraileko 26a-30a bitartean eraso faxistari aurre egiten ari den Novarossija lurretan izango gara. Gure egitarauan, bi ekitaldi: lehena, errefuxiatuen landa erraldoi bihurtu den Rostov on Don hirian emango den kontzertua; bigarrena,Narossijan izango dena. Oraingoz tokiak zehazteke daude, etengabeko bonbardaketek eragotzita.
Antifaxista guztiei diru laguntza ezkertuko genieke desplazamendu eta Donbass-eko bizilagunei eramango materialen kostuari aurre eginteko.
Jakin, badakigu zein zabala den inguruan dugun Familia.
1936ean Espainian gertatu bezala, non milaka internazionalistek Errepublikaren alde burrukatu ziren, EZ DUTE AURRE EGINGO!

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Russian Version: (VIDEO)

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Обращение музыкальной группы “Banda Bassotti”.

Мы обращаемся к нашей большой Семье, к нашим Коллегам, к рабочиму классу, к трудящимся, к безработным и к эксплуатируему классу. Везде, где они есть.
Уже много месяцев как мы наблюдаем политику молчания. По всей Европе не просачиваются новости о том, что делает нацистское правительство Киева в Донбассе и во всей Украине. Итальянская и европейская пресса полностью подвластны Европейскому Союзу и политике Соединенных Штатов Америки. Вомбёжки мирных жителей, преследованиe русских, коммунистов и любого, кто может показаться сторонником Народного ополчения…
Уставшие от всего этого и, в полном согласии с Народным Ополчением Новороссии, мы организуем Антифашистский Караван со сбором средств, неся на земли Донбасса нашу антифашистскую солидарность и благотворительный концерт. Как уже мы сделали это в Никарагуа в 1984 году, в Сальвадоре в 1994 году и в Палестине в 2004 году, мы готовы к этой поездке. С 26 по 30 сентября 2014 года мы будем на землях, которые сопротивляются атаке фашистов, посетим Новороссию. Наша программа включает в себя концерт в Ростове на Дону, в городе, который является домом для огромного лагеря беженцев и концерт в Новороссии. Мы не можем сказать где, это, с учетом бомбардировки невозможно, но мы сделаем всё возможное для его реализации. Просим всех антифашистов поддержать экономически нашу поездку и для передачи необходимого материалa людям Донбасса. Мы знаем, что можем рассчитывать на большую Семью.
Как и в Испании в 1936 году, где тысячи интернационалистов, воевавали вместе в поддержку Испанской Респуплики: NO PASARAN!!

Per Info:
Facebook: https://www.facebook.com/bandabassottiband
Twitter: https://www.twitter.com/banda_bassotti
Email: bassottixdonbass@gmail.com

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È meglio morire in piedi che vivere in ginocchio: addio Subcomandante Marcos,

marcosQuesto testo che segue è secondo me uno dei migliori insegnamenti di cosa significa essere un leader politico, l’uscita di scena del  Subcomandante Marcos da oltre 20 anni al comando dell ‘ EZLN (Ejército Zapatista de Liberación Nacional)  movimento rivoluzionario marxista, libertario e indigenista, formato sostanzialmente da indios discendenti dei Maya che lottano da secoli per i diritti delle popolazioni native che abitano le terre colonizzate dai conquistadores, il leader carimastico uccide il suo personaggio, perchè non è piu’ necessario “ora esiste una generazione che poteva guardarci, ascoltarci e parlarci senza bisogno di guida o leadership, né pretendere obbedienza”. Allora, ha detto, “Marcos, il personaggio, non era più necessario. La nuova tappa della lotta zapatista era pronta.

 

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L’uscita di scena è all’altezza della profondità e della leggerezza del personaggio che ha raccontato la più bella e incredibile delle ribellioni della storia contemporanea. Perché possa vivere Galeano, è necessario che uno di noi muoia, abbiamo deciso debba essere il Subcomandante Marcos.Quelli che hanno amato e odiato il  SupMarcos, scrive nell’ultimo straordinario messaggio, adesso devono sapere che hanno amato e odiato un ologramma. I loro amori e i loro odi sono stati inutili, sterili, vuoti. Non ci sarà alcuna casa-museo o targa di metallo dove sono nato e cresciuto. Nessuno vivrà dell’essere stato il Subcomandante Marcos. Non si erediterà il suo nome né il suo incarico. Niente viaggi per tenere conferenze all’estero. Non ci saranno trasferimenti né cure in ospedali di lusso. Non ci saranno vedove né eredi. Nessun funerale, né onoreficenze, né statue, né musei, né premi, niente di quello che fa il sistema per promuovere il culto dell’individuo e sminuire quel che fa il collettivo. Il personaggio è stato creato e adesso noi, i suoi creatori, gli zapatisti e le zapatiste, lo distruggiamo. Chi saprà comprendere questa lezione dei nostri compagni e delle nostre compagne, avrà compreso uno dei fondamenti dello zapatismo

Alle 2.08 dell’alba di oggi, 25 maggio, il Subcomandante Marcos ha annunciato che a partire da quel momento smetterà di esistere. In una conferenza stampa con i media liberi che partecipavano all’omaggio a Galeano, lo zapatista assassinato nella comunità di La Realidad, il capo militare dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), ha detto: “Se dovessi definire Marcos, il personaggio, vi direi senza alcun dubbio che è stata una pagliacciata”.

Dopo più di 20 anni alla guida dell’organizzazione politico-militare che si è levata in armi il primo gennaio del 1994, Marcos ha annunciato il passaggio di testimone. Ha detto che dopo i corsi della Escuelita Zapatista dell’anno scorso e dell’inizio di questo, “ci siamo resi conto che oramai c’era già una generazione che poteva guardarci, ascoltarci e parlarci senza bisogno di guida o leadership, né pretendere obbedienza”. Allora, ha detto, “Marcos, il personaggio, non era più necessario. La nuova tappa della lotta zapatista era pronta”.

Nella comunità di La Realidad, la stessa in cui il 2 maggio scorso un gruppo di paramilitari della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), ha assassinato la base di appoggio zapatista Galeano, ilsubcomandante Marcos è apparso di buon mattino di fronte ai rappresentanti dei media liberi accompagnato da sei comandantes e comandantas del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno e del Subcomandante Insurgente Moisés, al quale nel dicembre scorso aveva trasferito il comando.

“È nostra convinzione e nostra pratica che per rivelarsi e lottare non sono necessari né leader né capi, né messia né salvatori; per lottare c’è bisogno solo di un po’ di vergogna, una certa dignità e molta organizzazione, il resto o serve al collettivo o non serve”, ha detto Marcos.

Con una benda nera col disegno di un teschio da pirata che copriva l’occhio destro, il finora portavoce zapatista ha ricordato l’alba del primo gennaio 1994, quando “un esercito di giganti, cioè, di indigeni ribelli, scese in città per scuotere il mondo. Solo qualche giorno dopo, col sangue dei nostri caduti ancora fresco per le strade, ci rendemmo conto che quelli di fuori non ci vedevano. Abituati a guardare gli indigeni dall’alto, non alzavano lo sguardo per guardarci; abituati a vederci umiliati, il loro cuore non comprendeva la nostra degna ribellione. Il loro sguardo si era fermato sull’unico meticcio che videro con un passamontagna, cioè, non vedevano. I nostri capi e cape allora dissero: ‘vedono solo la loro piccolezza, inventiamo qualcuno piccolo come loro, cosicché lo vedano e che attraverso di lui ci vedano’ “.

Così è nato Marcos, frutto di “una complessa manovra di distrazione, un trucco di magia terribile e meraviglioso, un gioco malizioso del nostro cuore indigeno; la saggezza indigena sfidava la modernità in uno dei suoi bastioni: i mezzi di comunicazione”.

La cronaca della conferenza, firmata dai “mezzi liberi, alternativi, autonomi o come si chiamino”, diffusa su diversi portali di comunicazione alternativa come Radio Pozol, Promedios e Reporting on Resistences, riproduce un clima di applausi ed evviva all’EZLN dopo l’annuncio della Comandancia.

La figura del subcomandante Marcos ha fatto il girò del mondo fin dalle prime ore del primo gennaio 1994. L’immagine di un uomo armato con cartucciere rosse ed un R-15, con indosso una divisa color caffè e nera coperto da un chuj di lana degli Altos del Chiapas, con il volto coperto da un passamontagna che fumava la pipa, era sulle prime pagine dei giornali più importanti del pianeta. Nei giorni e settimane successive arrivavano i suoi comunicati carichi di ironia ed umorismo, provocatori ed irriverenti. Qualche foglio bianco scritto a macchina da scrivere letteralmente raffazzonati per la stampa nazionale e internazionale. Venti anni e quattro mesi dopo, Marcos annuncia la fine di questa tappa.

“Difficile credere che venti anni dopo quel ´niente per noi´ non fosse uno slogan, una frase buona per striscioni e canzoni, ma una realtà, La Realidad”, ha detto Marcos. Ed ha aggiunto: “Se essere coerente è un fallimento, allora l’incoerenza è la strada per il successo, per il potere. Ma noi non vogliamo prendere quella strada, non ci interessa. Su queste basi, preferiamo fallire che vincere.”

“Pensiamo”, ha detto, “che è necessario che uno di noi muoia affinché Galeano Viva. Quindi abbiamo deciso che Marcos oggi deve morire”.

“Alle 2.10 il Subcomandante Insurgente Marcos è sceso per sempre dal palco, si sono spente le luci ed è partita un’ondata di applausi degli e delle aderenti della Sexta, seguita da un’ondata ancora più grande di applausi delle basi di appoggio zapatiste, miliziani ed insurgentes“, hanno riferito dalla Realidad.

Fedele al suo stile ironico ed ai suoi tradizionali post scritti, il personaggio di Marcos ha concluso: P.S. 1 Game Over. 2. – Scaccomatto. 3. – Touché. 4. – Così Mhhh, è questo l’inferno? 5. – Cioè, senza l maschera posso andarmene in giro nudo? 6. – Qui è buio, ho bisogno di una torcia…”

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Di seguito, la lettera completa dell’ addio del Subcomandante Insurgente Marcos (in spagnolo): http://desinformemonos.org/

Traduzione Comitato Maribel Chiapas http://chiapasbg.com/

 

 

Monika Ertl: la donna che giustiziò l’uomo che tagliò le mani al Che

Mónica-Ertl

traduzione di Ida Garberi

Ad Amburgo, in Germania, erano le dieci meno venti della mattina del 1° aprile 1971. Una bella ed elegante donna dai profondi occhi color del cielo entra nell’ufficio del console della Bolivia e, aspetta pazientemente di essere ricevuta.

Mentre fa anticamera, guarda indifferente i quadri che adornano l’ufficio. Roberto Quintanilla, console boliviano, vestito elegantemente con un abito oscuro di lana, appare nell’ufficio e saluta, colpito dalla bellezza di quella donna che dice di essere australiana, e che pochi giorni prima gli aveva chiesto un’intervista.

Per un istante fugace, i due si trovano di fronte, uno all’altra. La vendetta appare incarnata in un viso femminile molto attraente. La donna, di bellezza esuberante, lo guarda fissamente negli occhi e senza dire nulla estrae un pistola e spara tre volte. Non ci fu resistenza, né lotta. Le pallottole hanno centrato il bersaglio. Nella sua fuga, lasciò dietro di sé una parrucca, la sua borsetta, la sua Colt Cobra 38 Special, ed un pezzo di carta dove si leggeva: “Vittoria o morte. ELN”.

Chi era questa audace donna e perché avrebbe assassinato “Toto” Quintanilla?

Nella milizia guevarista c’era una donna che si faceva chiamare Imilla, il cui significato in lingua quechua ed aymara è Niña o giovane indigena. il suo nome di battesimo: Monica (Monika) Ertl. Tedesca di nascita, che aveva realizzato un viaggio di undici mila chilometri dalla Bolivia persa, con l’unico proposito di giustiziare un uomo, il personaggio più odiato dalla sinistra mondiale: Roberto Quintanilla Pereira.

Lei, a partire da quello momento, si trasformò nella donna più ricercata del mondo. Accaparrò le facciate dei giornali di tutta l’America. Ma quali erano le sue ragioni e quali le sue origini?

Ritorniamo al 3 marzo 1950, data in cui Monica era arrivata in Bolivia con Hans Ertl –suo padre–attraverso quello che sarebbe stata conosciuta come la rotta dei topi, cammino che facilitò la fuga di membri del regime nazista verso il Sud-America, terminato il conflitto armato più grande e sanguinante della storia universale: la II Guerra Mondiale.

La storia di Monica si conosce grazie all’investigazione di Jürgen Schreiber. Quello che io vi presento è appena una piccola parte di questa appassionante storia che include molti sentimenti e personaggi.

Hans Ertl (Germania, 1908-Bolivia, 2000) alpinista, innovatore di tecniche sottomarine, esploratore, scrittore, inventore e materializzatore di sogni, agricoltore, ideologico convertito, cineasta, antropologo ed etnografo affezionato. Molto presto ha raggiunto la notorietà ritraendo i dirigenti del partito nazionalsocialista quando filmava la maestosità, l’estetica corporale e le destrezze atletiche dei partecipanti nei Giochi Olimpici di Berlino (1936), con la direzione della cineasta Leni Riefenstahl, che glorificò i nazisti.

Tuttavia, ebbe l’infortunio di essere riconosciuto dalla storia (e la sua posteriore disgrazia), come il fotografo di Adolfo Hitler, benché l’iconografo ufficiale del Führer sia stato Heinrich Hoffman dello squadrone di difesa. Citano alcune fonti che Hans era assegnato per documentare le zone di azione del reggimento del famoso maresciallo di campo, soprannominato la “Volpe del Deserto” Erwin Rommel, nella sua traversata per Tobruk, in Africa.

Come dato curioso, Hans non appartenne al partito nazista però, malgrado odiasse la guerra, esibiva con orgoglio la giacca progettata da Hugo Boss per l’esercito tedesco, come simbolo delle sue gesta in altri tempi, ed il suo garbo ariano. Detestava che lo chiamassero “nazista”, non aveva nulla contro di loro, ma neanche contro gli ebrei. Per ironico che sembri fu un’altra vittima della Schutzstaffel.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, quando il Terzo Reich precipitò, i gerarchi, collaboratori e parenti del regime nazista fuggirono dalla giustizia europea rifugiandosi in diversi paesi, tra cui, quelli del continente americano, col beneplacito dei loro rispettivi governi e l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti. Si dice che era una persona molto pacifica e non aveva nemici, cosicché optò per rimanere in Germania per un periodo, lavorando in assegnazioni minori al suo status, fino a che emigrò con la sua famiglia. Prima di tutto in Cile, nell’arcipelago australe di Juan Fernandez, “affascinante paradiso perso”, dove realizzò il documentale Robinson (1950), prima di altri progetti.

Dopo un lungo viaggio, Ertl si stabilisce nel 1951 a Chiquitania, a 100 chilometri della città di Santa Cruz. Fino a lì arrivò per stabilirsi nelle prospere e vergini terre come un conquistatore del XV secolo, tra la spessa ed intricata vegetazione brasiliano-boliviana. Una proprietà di 3.000 ettari dove avrebbe costruito con le sue proprie mani e con materia autoctona quella che è stata la sua casa fino ai suoi ultimi giorni; “La Dolorida.”

Il vagabondo della montagna, come era conosciuto dagli esploratori e scientifici, deambulava col suo passato in spalla, nell’immensa natura con la visione avida di sviscerare e catturare con la sua lente tutto quello percepito nel suo ambiente magico in Bolivia, mentre cominciava una nuova vita accompagnato da sua moglie e le sue figlie. La maggiore si chiamava Monica, aveva 15 anni quando è incominciato l’esilio e, qui incomincia la sua storia…

Monica aveva vissuto la sua infanzia in mezzo all’effervescenza dei nazismi della Germania e quando emigrarono in Bolivia imparò l’arte di suo padre, fatto che le è servito per lavorare poi col documentarista boliviano Jorge Ruiz. Hans realizzò in Bolivia vari film (Paitití e Hito Hito) e trasmise a Monica la passione per la fotografia. Certamente possiamo considerare Monica come una pioniera, la prima donna a realizzare documentari nella storia del cinema.

Monica è cresciuta in un circolo tanto chiuso come razzista, nel quale brillavano tanto suo padre come un altro sinistro personaggio al quale ella si abituò a chiamare affettuosamente “Lo zio Klaus”. Un impresario germanico (pseudonimo di Klaus Barbie (1913-1991) ed ex capo della Gestapo a Lyon, in Francia) meglio conosciuto come il “Macellaio di Lyon.”

Klaus Barbie, cambierebbe il suo cognome per “Altmann” prima di invischiarsi con la famiglia Ertl. Nello stretto circolo di personalità a La Paz, dove questo uomo guadagnò sufficiente fiducia in modo che, lo stesso padre di Monica, è riuscito a fargli ottenere il suo primo impiego in Bolivia come cittadino Ebreo Tedesco, che poi si dedicò ad essere assessore delle dittature sud-americane.

La celebre protagonista di questa storia, si sposò con un altro tedesco a La Paz e visse vicino alle miniere di rame nel nord del Cile ma, dopo dieci anni, il suo matrimonio fallì ed ella si trasformò in una politica attiva che appoggiò cause nobili. Tra le altre cose aiutò a fondare una casa per orfani a La Paz, ora convertito in ospedale.

Visse in un mondo estremo circondata di vecchi lupi torturatori nazisti. Qualunque indizio perturbatore non gli risultava strano. Tuttavia, la morte del guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara nella selva boliviana (ottobre del 1967) aveva significato per lei lo spintone finale per i suoi ideali. Monica –secondo sua sorella Beatriz–“adorava il “Che” come se fosse un Dio.”

A causa di questo, la relazione padre e figlia fu difficile per questa combinazione: un fanatismo aderito ad un spirito sovversivo; chissà fattori detonanti che generarono una posizione combattiva, idealistica, perseverante. Suo padre fu il più sorpreso e, con il cuore rotto, la cacciò dalla tenuta. Forse questa sfida produsse in lui una certa metamorfosi ideologica negli anni 60, fino a trasformarlo in un collaboratore e difensore indiretto della Sinistra in Sud-America.

“Monica fu sua figlia favorita, mio padre era molto freddo verso di noi e lei sembrava essere l’unica che amava. Mio padre nacque come risultato di una violazione, mia nonna non gli mostrò mai affetto e questo lo segnò per sempre. L’unico affetto che mostrò fu per Monika”, ha detto Beatriz in un’intervista per la BBC News.

Alla fine degli anni sessanta, tutto cambiò con la morte del Che Guevara, Monica ruppe con le sue radici e diede un drastico cambio per entrare in pieno nella milizia con la Guerriglia di Ñancahuazú, come aveva fatto il suo eroe in vita, per combattere la disuguaglianza sociale.

Monica smise di essere quella ragazza appassionata per la macchina fotografica per convertirsi in “Imilla la rivoluzionaria” rifugiata in un accampamento delle colline boliviane. Man mano che sparivano dalla faccia della Terra la maggior parte dei suoi membri, il suo dolore si trasformò in forza per reclamare giustizia, trasformandosi in una chiave operativa per l’ELN.

Durante i quattro anni che rimase reclusa nell’accampamento scrisse a suo padre, solamente una volta all’anno, per dire testualmente; non si preoccupino per me… sto bene. Tristemente, non l’ha potuta vedere mai più; né viva, né morta.

Nel 1971 attraversa l’Atlantico e torna alla sua Germania natale, ed ad Amburgo uccide personalmente il console boliviano, il colonnello Roberto Quintanilla Pereira, responsabile diretto dell’oltraggio finale a Guevara: l’amputazione delle sue mani, dopo la sua fucilazione a La Higuera. Con quella profanazione firmò la sua sentenza di morte e, da allora, la fedele “Imilla” si propose una missione di alto rischio: giurò che avrebbe vendicato il Che Guevara.

Dopo avere compiuto il suo obiettivo cominciò una battuta di caccia che attraversò paesi e mari e che solo trovò la sua fine quando Monica cadde morta nell’anno 1973, in un’imboscata che secondo alcune fonti fedeli gli tese il suo traditore “zio” Klaus Barbie.

Dopo la sua morte, Hans Erlt continuò a vivere ed a filmare documentari in Bolivia, dove morì all’età di 92 anni (anno 2000) nella sua tenuta ora convertita in museo grazie all’aiuto di alcuni istituzioni della Spagna e della Bolivia. Lì rimane sepolto, accompagnato dalla sua vecchia giacca militare tedesca, la sua fedele compagna degli ultimi anni. Il suo sepolcro rimane tra due pini e terra della sua Bavaria natale. Lui stesso si incaricò di prepararlo e sua figlia Heidi di rendere realtà il suo desiderio. Hans aveva espresso in un’intervista concessa all’agenzia Reuters:

“Non voglio ritornare al mio paese. Voglio, perfino da morto, rimanere in questo nuova mia terra”.

In un cimitero di La Paz, si dice che riposano “simbolicamente” i resti di Monica Ertl. In realtà non sono mai stati consegnati a suo padre. I suoi appelli furono ignorati dalle autorità. Questi rimangono in qualche posto sconosciuto del paese boliviano. Giacciono in una fossa comune, senza una croce, senza un nome, senza una benedizione di suo padre.

Così fu la vita di questa donna che in un periodo, secondo la destra fascista di quegli anni, praticava “il comunismo” e per conseguenza “il terrorismo” in Europa. Per alcuni il suo nome rimane inciso nei giardini della memoria come guerrigliera, assassina o chissà terrorista, per altri come una donna coraggiosa, che ha compiuto una missione.

Secondo me, è una parte femminile di una rivoluzione che lottò per le utopie della sua epoca, e che alla luce dei nostri occhi c’obbliga a riflettere, un’altra volta su questa frase: “Non sottovaluti mai il valore di una donna.”

di Nina Ramon

 

Terroristi di vecchia data ripetono attacchi contro Cuba dagli USA

CIAMonitosda Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

La detenzione in Cuba di un commando proveniente dagli Stati Uniti che pretendeva realizzare atti violenti sull’isola, evidenzia la doppia morale di Washington nella sua allegata guerra contro il terrorismo.

Il Ministero dell’Interno ha annunciato la detenzione a Cuba di quattro cittadini di origine cubana e residenti a Miami che hanno riconosciuto che pretendevano attaccare installazioni militari cubane.L’arresto è stato fatto il 26 aprile e gli accusati sono Josè Ortega Amador, Obdulio Rodriguez Gonzalez, Raibel Pacheco Santos e Felix Monzon Alvarez.

Secondo l’informazione ufficiale, gli imputati hanno confessato che tali piani si sono organizzati con la direzione di Santiago Alvarez Fernandez Magriñà, Osvaldo Mitat e Manuel Alzugaray, residenti a Miami e con una lunga storia di azioni violente contro Cuba.I capoccia del complotto hanno stretti vincoli con il famoso terrorista Luis Posada Carriles, la cui estradizione è reclamata agli Stati Uniti da parte del Venezuela e di Cuba.

Carriles è uno dei principali responsabili dello scoppio di un aeroplano dell’ Aviazione Cubana nel 1976 e della morte dei suoi 73 occupanti, tra passeggeri ed equipaggio.

Cuba ha detto che si realizzeranno le gestioni pertinenti con le autorità statunitensi competenti per investigare questi fatti ed evitare opportunamente che l’attuazione di elementi ed organizzazioni terroristiche radicate in questo paese mettano in pericolo la vita di persone e la sicurezza di entrambe le nazioni.Tuttavia, la storia è testimone dell’impunità che godono negli Stati Uniti questi personaggi, molti di loro vincolati all’Agenzia Centrale di Intelligenza (CIA).

Mentre gli Stati Uniti mantengono tre dei Cinque cubani dietro le sbarre, compiendo lunghe condanne per monitorare questi attentati contro l’isola, Posada Carriles è stato esonerato dalla giustizia statunitense e Fernandez e Mitat hanno scontato una breve sentenza nel 2009 per aver immagazzinato centinaia di armi e di munizioni nel sud della Florida.

La Procura decise di non presentare accusa di terrorismo contro i due imputati in cambio della consegna di 30 mitragliatrici automatiche e semiautomatiche, un lanciarazzi, varie granate, 200 libbre di dinamite, 14 libbre dell’esplosivo C-4 e quattro mila piedi di cavo per detonazioni, che mantenevano nascosti per le loro aggressioni a Cuba.

“Questa corte riconosce che l’obiettivo finale dei signori Alvarez e Mitat è stato sempre una Cuba libera e democratica”, ha detto il giudice federale James Cohn prima di dettare la sentenza.Entrambi hanno fatto parte dell’equipaggio dell’imbarcazione, El Santrina, che ha portato illegalmente Luis Posada Carriles fino al sud della Florida agli inizi del 2005.

Nel giudizio celebrato quell’anno si sono rifiutati ad offrire testimonianze contro Posada, per paura di che le autorità li accusassero di aiutare un terrorista ad entrare illegalmente negli Stati Uniti. Un accusa di questa indole implica una possibile sentenza di 35 anni di prigione.

Al contrario, Gerardo Hernandez, uno dei Cinque cubani, è stato condannato precisamente a due ergastoli più 15 anni per tentare di ostacolare le azioni violente contro Cuba che Posada e Fernandez organizzano nel territorio degli Stati Uniti.

Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero, dietro le sbarre, integrano insieme a Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez il gruppo internazionalmente conosciuto come i Cinque cubani, condannati in un giudizio dove i veri terroristi agivano come complici della procura.

Fernando e Renè sono ritornati a Cuba dopo aver scontato anni di prigione, ma hanno detto che non si sentiranno davvero liberi finché i loro compagni non saranno scarcerati e restituiti al loro popolo.

Che paradosso, Fernandez Magriña gode della sua residenza legale negli Stati Uniti, dove è stato uno dei fondatori dell’organizzazione terrorista, Alfa 66. Dirigendo questa organizzazione ha attaccato nel 2001 un piccolo villaggio della provincia di Villa Clara, nel centro dell’isola.

Quello stesso anno ha partecipato al mitragliamento della località costiera di Boca de Samà, al nord della provincia orientale di Holguin, attacco nel quale sono morti due civili ed una bambina cubana gravemente ferita  è rimasta lesa per tutta la vita.E’ stato anche un importante complice di Posada Carriles nell’attentato fallito contro il presidente Fidel Castro durante il X Vertice Ibero-americano in Panama nel 2000, fatto denunciato dallo stesso capo di Stato cubano nella capitale istmica.

Però, neanche questo fatto è stato considerato dal l’Ufficio Federale di Investigazioni, né da altre agenzie federali tanto preoccupate della sicurezza nazionale statunitense e del combattimento al terrorismo, che ora ritorna a ripetersi contro Cuba.

Comandanta Laura Villa delle FARC-EP: per produrre cambiamenti fondamentali bisogna prendere decisioni radicali

lauravilla

foto di Prensa Latina

testo di Ida Garberi

“La nostra lotta rivoluzionaria è giusta ed improrogabile,
e pertanto impossibile da sconfiggere”.
Manuel Marulanda Velez 

Il fatto di vivere a Cuba e soprattutto a L’Avana mi ha dato, più di una volta, il privilegio di conoscere persone molto speciali che stanno scrivendo le pagine della storia dell’America Latina.

Questa volta sono i compagni e le compagne, guerriglieri e guerrigliere delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP), impegnati nella capitale cubana negli accordi di pace per Colombia, un paese afflitto da una guerra civile dal lontano 1948, quando l’assassinio fascista di Jorge Eliecer Gaitan ha diviso il popolo colombiano in due grandi fronti e che dopo quasi 66 anni continua a macchiare di sangue il suo territorio.

Dopo l’orrendo omicidio, incominciò una lotta armata nel paese, dove nel 1964, si fondarono ufficialmente le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo, un gruppo di uomini e donne che, come canta Fito Paez, quando tutti pensavano che tutto fosse già perso, sono venuti ad offrire i loro cuori.

Sì, perché come disse il Che Guevara, le FARC-EP sono “persone conseguenti con tutti ed ognuno di loro paga puntualmente la sua quota di sacrificio cosciente di ricevere il premio nella soddisfazione del dovere compiuto, coscienti di avanzare con tutti verso l’Uomo Nuovo che si scorge all’orizzonte”, e per questa ragione possono lottare armati con fucili nella selva colombiana, ma anche sedersi al tavolo della pace a L’Avana ed affrontare armati, solo con le parole, un’altra sfida molto difficile.

Nell’Hotel Palco della capitale, ho il gran onore di chiacchierare con la comandanta Laura Villa, una delle guerrigliere presenti nella delegazione delle FARC-EP per i dialoghi di pace.

“Prima di tutto, voglio inviare un saluto fraterno a te e per tutti i lettori della stampa alternativa che fa un lavoro molto importante per informare costruendo verità ed istruire ideologicamente i popoli del mondo”. Così Laura incomincia a rispondermi quando gli domando perché volle unirsi alle FARC-EP: “Sono entrata nella guerriglia perché sono colombiana, nacqui 30 anni fa in un paese dove da molto tempo hanno governato sempre la disuguaglianza e l’ingiustizia. Oggi stesso abbiamo 30 milioni di poveri, nefasti servizi di salute e di educazione ed un livello di disoccupazione spaventoso. Per me vedere il nostro popolo completamente schiavo dell’imperialismo nordamericano è qualcosa di molto doloroso. Io nacqui in una famiglia piccolo-borghese ed ho avuto la fortuna di frequentare l’università e finire i miei studi come medica chirurga. Quando finii il corso all’università, sono incominciati dei grandi dubbi dentro di me su come potevo aiutare Colombia affinché fosse un paese migliore, e subito sono stata sicura, e continuo ad esserlo, che ho scelto la strada giusta per una Colombia più equa per il mio popolo. Chiaro, ho dovuto sacrificare molte cose ma, tutto questo, mi rende una donna ed una persona migliore”.

“Pensai anche di dedicarmi semplicemente ad essere medica per i contadini, tra gente povera, ma mi resi conto che sarei stata una scientifica con le mani legate, perché per i poveri non ci sono medicine, non ci sono letti negli ospedali, la gente rimane prostrata nei servizi di urgenza dove la trattano come se fossero numeri senza volto o merci senza valore. Per ottenere dei cambiamenti fondamentali, bisogna prendere delle decisioni radicali, entrare nelle FARC-EP è stata la decisione più importante della mia vita e non mi pento di niente”.

“Una delle cose migliori di essere una guerrigliera delle FARC-EP è studiare per superarsi, bisogna apprendere conoscenze politiche e militari, a parte di continuare a migliorare nella tua carriera di studi ed imparare ad essere una medica efficiente vivendo nella natura. La selva è un ambiente molto sano, pieno di ossigeno, dove si trovano medicine naturali. Io mi dedico anche ad istruire il popolo affinché possa curarsi, non solo sono medica, bensì anche maestra, abilito infermiere ed infermieri, tecnici e tecniche, è bello vedere come la gente impara ad essere indipendente”.

“Chi come me è medico, deve sapere organizzare la salute per i più di 80 fronti e le distinte compagnie della guerriglia, non si fanno soli interventi di urgenza, bensì cicli programmati per curare varici o ernie, si fanno sverminazioni,… noi non vogliamo rubare allo stato la sua funzione, semplicemente il sistema di salute non esiste per i poveri, non appare da nessuna parte. Le FARC-EP non sono solamente fucili e battaglie, ci preoccupiamo integralmente per gli umili. Per noi, i guerriglieri, è fondamentale non andare all’ospedale, è un luogo molto pericoloso che serve per farci arrestare, non per curarci: sappiamo perfettamente che nelle prigioni colombiane sono più di 8000 i prigionieri politici in condizioni deplorevoli ed il presidente Santos non permette la visita delle organizzazioni dei diritti umani per alleviare le situazioni”.

Parlando della doppia morale di Santos, ricordo a Laura che quando arrivò a Cuba nell’aprile del 2013, col guerrigliero Ignacio Ibañez, Uribe consegnò le coordinate del punto della selva dove loro si sarebbero incontrati con la Croce Rossa per poi volare a L’Avana, arrischiando le loro vite. Questo è solo un piccolo esempio di quello che fa Santos, che dice di cercare la pace e non ha mai concesso un cessate il fuoco per dimostrare la sua vera volontà di abbandonare le armi.

“Io non ho saputo nulla di quello che era successo fino a quando non sono arrivata a Cuba. Uribe consegnò le coordinate ad un alto comando militare dell’esercito creando una situazione ambigua e contraddittoria. Santos aveva detto che non sapeva niente e che avrebbe castigato i colpevoli e fino al giorno di oggi è stata solo una menzogna in più, tutto è caduto nella dimenticanza. L’atteggiamento del presidente Santos è più elettorale che di pace, un’altra incongruenza è il referendum sui dialoghi di pace che ha deciso senza consultarci. È molto duro per noi sviluppare i dialoghi di pace mentre la guerra continua feroce ed i compagni e le compagne muoiono, noi siamo stati gli unici a concedere un cessate il fuoco; ed inoltre si continuano a perseguire le manifestazioni e gli scioperi del popolo, in Colombia l’impunità è totale per chi governa”.

Le FARC-EP hanno ottenuto da poco che lo stato colombiano togliesse l’ordine di cattura di Julian Conrado, guerrigliero che si trovava in Venezuela e che ha potuto volare a L’Avana per incorporarsi ai dialoghi di pace: domando a Laura se questo è un segno positivo per raggiungere l’arrivo a L’Avana di un altro prigioniero politico delle FARC-EP, Simon Trinidad.

“Noi l’aspettiamo con molta fiducia, Simon Trinidad è un delegato plenipotenziario nei dialoghi di pace. Lottiamo fino all’impossibile per vederlo arrivare qui. La lotta che Simon sta facendo nelle prigioni dell’impero nordamericano è impressionante, è in un isolamento inumano perché è un esempio di resistenza rivoluzionaria, tutto quello che facciamo per chiedere la sua libertà è molto poco in confronto al suo valore umano. Julian Conrado sarà un assessore del processo, però prima dovrà risolvere i suoi problemi di salute”.

Come giornalista, io credo che la stampa tradizionale in Colombia è molto ipocrita, non si preoccupa di denunciare la situazione dei prigionieri politici nei carceri, è uno strumento di guerra (nel II Vertice della CELAC a L’Avana, il presidente Rafael Correa definì le multinazionali della stampa come armi di distruzione di massa della verità), si dedica a campagne di discredito, a ripetere 1000 volte una bugia affinché sia una verità: poco tempo fa ha cercato di screditare Laura dicendo che non era medica, che non era qualificata per stare nel tavolo di pace ed ha pubblicato una sua foto con Ivan Marquez e Jesus Santrich su un catamarano, come se stessero villeggiando a L’Avana.

Domando a Laura se si sentì male per tutto questo e lei mi risponde che “non mi preoccupa quello che dice lo stato fascista della Colombia, il momento della foto era un recesso dei dialoghi e c’invitarono, se una stampa ingannevole dice bugie su di noi, dimostra solo quello che è veramente. Io sono orgogliosa di quello che dice il popolo colombiano e dell’energia che ha per fare manifestazioni, in questo momento, contro lo stato, mi permette di continuare con molto coraggio. Hai fatto caso che la stampa fascista elogia le donne della delegazione dello stato, grandi complimenti per loro e noi siamo le fallite, le incompetenti. Le guerrigliere sono quasi la metà della delegazione e tutte abbiamo già dimostrato che siamo disposte a sacrificare la vita per il popolo colombiano”.

È vero quello che dice Laura, inoltre io credo che per nascondere il carattere maschilista e patriarcale dello stato fascista della Colombia dopo l’inizio dei dialoghi, Santos è stato costretto ad incorporare due donne nella sua delegazione… quasi obbligato per la sorprendente presenza di donne tra le FARC-EP.

Laura mi ricorda la triste situazione della donna in Colombia che molte volte come capo di famiglia deve lavorare per mantenere i figli, ricevere salari più bassi degli uomini e lottare senza fermarsi per riuscire a far valere i suoi diritti.

“Noi, le guerrigliere abbiamo un blog, http://www.mujerfariana.co, dove scriviamo articoli sulla realtà nazionale, con uno sguardo femminile e lottatore, raccontiamo le nostre esperienze nella selva, pubblichiamo libri e poemi. Cerchiamo che si faccia coscienza nel paese che la donna è l’attrice principale in tutti i processi, per esempio, è fondamentale per potere ottenere la pace, ed inoltre, la donna è stata e sarà sempre il cuore di ogni Rivoluzione per liberare i popoli, e non lo dico io, ce lo insegna la Storia”.

Nell’ultima domanda, trattiamo il tema del sindaco di Bogotà, Gustavo Petro, che è stato sospeso dal procuratore generale per presunte illegalità.

“Qui tu puoi renderti conto che in Colombia non esiste la democrazia: come può un procuratore generale, funzionario eletto dalle alte sfere dello stato, mettersi al di sopra della volontà del popolo, che ha scelto il sindaco?
Per ciò, il punto della partecipazione politica nei dialoghi di pace è fondamentale e chiave per ottenere armonia e democrazia, è vitale un’assemblea costituente in Colombia per una riforma elettorale, una riforma della giustizia, una riforma delle strutture militari affinché sia una vera pace, con rispetto per la vita e per l’opposizione”.

Congressisti favorevoli al dialogo senza condizioni tra USA e Cuba

congrsistasUSAda Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi:

Quattro congressisti statunitensi si sono incontrati a L’Avana, dove esistono le condizioni per avanzare in negoziazioni dirette e senza condizioni, che permettano di normalizzare le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba.

Dopo dialogare con funzionari nordamericani e cubani, i legislatori hanno affermato che esiste una disposizione di entrambe le parti per sedersi a conversare su qualsiasi tema, con chiarezza ed in un clima di rispetto mutuo.

Il gruppo di rappresentanti, tutti del Partito Democratico, è integrato da Barbara Lee e Sam Farr, entrambi legislatori per la California, poi da Enmanuel Cleaver (Missouri) e Gregory W. Meeks (New York).

In una conferenza stampa nell’hotel Saratoga, i congressisti hanno affermato che la loro visita cerca di appoggiare le possibili negoziazioni per la liberazione del cittadino nordamericano Alan Gross, con i tre dei Cinque cubani prigionieri politici in carceri nordamericani.

Gross, subappaltatore dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (Usaid), è stato fermato, arrestato e condannato nel 2009 per aver violato le leggi cubane, implementando un programma sovversivo finanziato da Washington, mediante lo stanziamento di sistemi di comunicazioni illegali e segreti, con l’uso di tecnologia non commerciale.

Gerardo Hernandez, Ramon Labañino ed Antonio Guerrero, integranti del gruppo conosciuto nel mondo come i Cinque, rimangono incarcerati dal 1998 dopo un giudizio parziale a Miami, come sostengono anche giuristi ed organizzazioni di difesa dei diritti civili in tutto l’universo.

Renè Gonzalez e Fernando Gonzalez, già ritornati a Cuba dopo aver scontato integralmente le loro sentenze, hanno fatto parte di un gruppo che monitorava individui violenti che dal sud della Florida e con totale impunità hanno eseguito azioni terroristiche contro il popolo cubano.

Il passato 9 aprile, Cuba ha confermato la sua disposizione per cercare una soluzione accettabile per entrambe le parti, che contempli le preoccupazioni umanitarie su Gross e sui tre cubani che continuano ingiustamente imprigionati negli Stati Uniti da più di 15 anni, ha indicato una nota del Ministero di Relazioni Esteriori (Minrex).

La congressista Lee ha assicurato che utilizzeranno la conoscenza acquisita in varie visite e contatti con la realtà cubana per, in seguito, dalle loro posizioni, in distinti comitati della Camera dei Rappresentanti, spingere il dialogo tra Washington e L’Avana.

Vorremmo anche avanzare nell’eliminazione delle restrizioni dei viaggi degli statunitensi verso Cuba e nel sollevamento del bloqueo, ha affermato.

Il rappresentante Cleaver, da parte sua, ha deplorato azioni recenti sviluppate dal suo Governo, come il programma illegale per creare un Twitter cubano e l’inclusione di Cuba nella lista dei paesi patrocinatori del terrorismo, respinta da L’Avana.

Tali azioni cospirano contro il clima di fiducia necessario per spingere le negoziazioni, ha riconosciuto, e precisamente siamo qui per trattare che la comunicazione sia la più fluida possibile ed ottenere intendimenti tra entrambe le parti, ha concluso il legislatore per il Missouri.