Fiat sfuma il piano Fabbrica Italia

 

Fiat, sfuma il piano Fabbrica Italia. Marchionne Vs tutti

altQuello che era stato presentato 2 anni fa come il progetto Fabbrica Italia supponeva, a detta dell’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, una crescita dell’azienda con un investimento di 20 miliardi di euro -che avrebbe mantenuto la produzione in Italia e dato lavoro- passando attraverso la deroga e la decostruzione dello Statuto dei lavoratori. Quello che venne definito il ricatto di Marchionne, consisteva nell’eliminazione delle RSU, trasformate in RSA, con la possibilità di eleggere solo rappresentanti sindacali collaborazionisti (firmatari degli accordi) come Cisl, Uil e Ugl, ecludendo così Fiom e sindacati di base dall’attività sindacale dentro le fabbriche, e ancora, la riduzione delle pause, della malattia, ecc. L’alternativa, e qui il ricatto, era chiudere gli stabilimenti. Si passò quindi al referendum -dapprima nello stabilimento di Pomigliano e poi esteso ad altri- vinti con una maggioranza risicata.

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Il bandito Passamani

La mattina del 27 agosto la questura di Trento ha condotto un’operazione che ha portato all’arresto degli anarchici Massimo Passamani e Daniela Battisti. Passamani è stato condotto al carcere di Tolmezzo e la compagna relegata agli arresti domiciliari. Altre 43 persone risultano indagate.

I media mainstream hanno fedelmente riportato le veline della Digos (la polizia politica) e hanno parlato di anarco-insurrezionalisti. Questa la nuova etichetta omnicomprensiva che ha preso il posto di quella ormai stantia di black-block. L’accusa è quella di aver costituito un’associazione sovversiva contro l’ordine costituito. Capiamoci, un’associazione tutta particolare, una fattispecie di associazione costruita ad hoc al di fuori della normale giurisdizione. Infatti per rientrare in questo tipo di associazione non è necessario che gli inquisiti si conoscano, non è necessario aver preso decisioni insieme, non è necessario che ci siano stati contatti, è sufficiente pensarla allo stesso modo.

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TARANTO: TRA LAVORO E SALUTE DEI CITTADINI

TARANTO: TRA LAVORO E SALUTE DEI CITTADINI

Tensione alle stelle a Taranto per i possibili provvedimenti giudiziari nei confronti dell’ di Taranto. Nelle prossime ore dovrebbero essere noti i provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica che vede cinque persone dei vertici societari e aziendali indagati per il reato di disastro ambientale colposo e doloso. Nel capoluogo ionico da giorni circolano voci di un imminente sequestro degli impianti che potrebbe essere disposto dalla magistratura a seguito dei risultati delle perizie sull’inquinamento ambientale provocato dalle diossine emesse dall’azienda.

Nel mirino dei giudici sarebbero le aree del siderurgico che, in base alle indagini e alle perizie, provocano il maggior inquinamento con riflessi diretti sulle condizioni di salute dei lavoratori siderurgici e dei cittadini di Taranto. I settori in questione sono l’area a caldo dell’Ilva, dove ci sono le cokerie, la linea di agglomerazione e i parchi minerali dove arrivano e vengono stoccati ingenti quantitativi di materie prime poi impiegate nel ciclo di fusione e produzione dell’acciaio

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ILVA DI TARANTO: SCIOPERO FINO A DOMANI POI MOBILITAZIONE GENERALE IL 2 AGOSTO

ILVA DI TARANTO: SCIOPERO FINO A DOMANI POI MOBILITAZIONE GENERALE IL 2 AGOSTO

Continua lo   all’ di Taranto, deciso stamattina nell’assemblea dei lavoratori che si è svolta  all’esterno dello stabilimento. I sindacalisti confederali di categoria chiedono l’intervento del presidente Mario Monti sulla vicenda. Blocchi davanti allo stabilimento e sulle statali Taranto-Bari, la 106 jonica, la  Taranto-Statte e nella città vecchia. Il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, ha spiegato i motivi che hanno portato a chiedere ed ottenere il sequestro per l’ di Taranto. “Una decisione sofferta, ma anche senza alternative” ha detto il magistrato, aggiungendo che “l’ di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava”.  Ma per i lavoratori tra morire di fame e morire di cancro un’alternativa ci sarebbe: rendere pubblica l’azienda e investire in un serio piano di bonifica: questa l’idea di Giorgio Cremaschi, già presidente del comitato politico fiom. Ascolta

Nell’incontro del pomeriggio tra sindacata e azienda è uscito un impegno da parte dell’azienda a non prendere decisioni unilaterali, come ci racconta Donato Stefanelli, segretario Fiom Taranto. Ascolta