Cure mediche ai terroristi ISIS negli ospedali Turchi

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FONTE :  http://on.rt.com/7crj
Terroristi ISIS feriti sul campo di battaglia siriano regolarmente viaggio in Turchia per cure mediche complesse e costose, in base alle telefonate intercettazioni apparentemente ignorate dalle forze di sicurezza di Ankara, e consegnato ai media da deputato dell’opposizione Erem Erdem.

Le trascrizioni di registrazioni telefoniche che sono state ottenute dalle conversazioni dei media internazionali con Ilhami Bali, una figura di ‘spicco’ all’interno dello Stato Islamico (IS, ex ISIS / ISIL) gruppo terroristico, che ha una taglia di 1,3 milioni di dollari sulla sua testa, gettano ulteriore luce sulla lucroso business dei trattamenti medici apparentemente offerto da strutture mediche turchi ai combattenti jihadisti.

photo File: Un esperto di bombe disposizione cammina vicino corpi delle vittime coperti con striscioni e bandiere, presso il sito di gemelli esplosioni vicino alla stazione ferroviaria centrale nella capitale della Turchia Ankara, il 10 ottobre, 2015. © Adem Altan

Secondo le informazioni in precedenza reso pubblico da Erdem, militanti ISIS e le loro famiglie regolarmente vengono scortati avanti e indietro attraverso il confine siriano-turco con l’aiuto di intermediari locali e la mancanza di contromisure da parte delle autorità.

Mentre Ankara strenuamente nega di offrire eventuali rifugi sicuri per i membri ISIS feriti, o di qualsiasi legame con il gruppo terroristico di sorta, numerose intercettazioni indicano il contrario, facendo eco numerose segnalazioni precedenti legami accoglienti del gruppo del terrore con la Turchia.

Alcuni di coloro che ritornano dalla Siria sono spesso bisogno di assistenza medica urgente, secondo le conversazioni intercettate. Se tutto va liscio e contrabbandieri non sono detenuti da parte delle autorità turche, i militanti feriti ottenere costosi, vitto e sottoposti a procedure mediche complicate che a volte ammonta a migliaia di dollari, mentre le fatture vengono poi curati da Stato islamico.

discussioni fatturazione medici hanno avuto luogo tra Bali e due uomini, uno dei quali si chiama Savas, che è presumibilmente responsabile per l’organizzazione di cure mediche in uno degli ospedali turchi, e un altro uomo senza nome, che avrebbe organizza il pagamento da effettuare a strutture mediche.

In una conversazione telefonica tra Bali e Savas viene rivelato che un certo numero di combattenti ISIS hanno fatto con successo in Turchia. Tutti loro sono stati operati, ma un uomo in particolare richiesto un costoso intervento chirurgico a seguito di una amputazione della gamba in ritardo.

“Sì sono venuti. Essi sono stati operati, “Savas ha risposto alla domanda di Bali dell’esistenza o meno di più” malati “ha fatto in ospedale dopo la loro precedente conversazione. Savas poi spiega che un’operazione complessa per “Muhammad Emine” e la sua cura in ospedale spinto i costi di $ 32.000, e che una fattura dettagliata di tutte le procedure mediche era in viaggio a Bali.

“Fratello, è uno dei migliori componenti protesiche [], perché avevano bisogno di amputare la gamba. E ‘stato qui per due o tre mesi, perché non vuole amputare la gamba, “l’uomo spiega a Bali, che sta cercando di capire il costo del trattamento per i combattenti jihadisti.

“Abbiamo fatto un sacco di affari insieme. Ci siamo seduti e mangiato insieme. Quindi non c’è nessun problema, fratello. Abbiamo fatto un accordo su $ 40,000 “, risponde Bali.

Discutendo i numeri ulteriormente Savas, che sembra essere sul lato turco del confine, offre una spiegazione più dettagliata della fattura.

“Così ho fatto una lista di tutto dopo che abbiamo parlato. Come hanno fatto quello che hanno fatto, ecc io non voglio una cosa pacchetto, ma ci sono tre persone che ottengono funzionamento medico, “Savas dice Bali.” C’è solo una persona che ha fatto problemi. Il suo Muhammed Emin. Solo il suo trattamento medico costa $ 18.000 e che è davvero basso prezzo. Farò una lista di tutte le cose che hanno fatto. Potete chiedere a tutti gli ospedali. “

Bali poi a quanto pare ha chiamato un altro uomo per capire la composizione del disegno di legge ospedale. Andando oltre la fattura, le conversazioni rivelano un disegno di legge ulteriormente, il cui prezzo è anche oggetto di dibattito tra gli uomini ISIS.

“Ho fatto uno sconto da $ 48.000 a $ 35.000 per voi. Ma questi sono solo i costi della struttura ospedaliera. Se includo il costo per l’alloggiamento di $ 11.000 in esso, si fa $ 46.000, fratello, “l’uomo dice a Bali.

“Dollaro $ 11.000 per quello ?,” chiede Bali, alla quale ottiene una risposta che i soldi erano stati spesi per il cibo, l’alloggio, l’elettricità, i costi di acqua. “Farò uno sconto per tutto questo. Solo per voi, “l’uomo rassicura Bali.

“C’è una lista dei quante volte procurarsi il cibo. E ‘sulla lista. C’è una lista di questo “, dice l’uomo, sostenendo che ogni pasto presso l’impianto costa $ 5 e che nel corso del ciclo di fatturazione sono stati pari a $ 6.000.” E hanno usato un sacco di energia elettrica. Hanno usato l’aria condizionata per tutto il tempo “, spiega.” Non ho messo queste cose nella quantità. Realizzato uno sconto e più sconto “.

Mentre Bali sembra essere d’accordo alla rincorsa del trattamento suoi combattenti ‘, l’uomo sulla linea ha ancora voglia di fare di più per il suo partner e offre più sconti, fino a quando Bali dispone il denaro.

“Li ho convinto a fare uno sconto dal conto dell’ospedale … Voglio che tu mi faccia un favore. Non importa se si invia $ 43.000 o $ 42.000, ma inviare qualcosa. Saranno tagliare la nostra energia elettrica … “

 

In un’altra conversazione telefonica tracciata dai servizi di sicurezza di Ankara come proveniente da Sanliurfa a Sakarya nel sud-est della Turchia, Bali racconta uno degli operai che non invierà i feriti in un ospedale particolare più, perché una volta ha contribuito a un combattente azero “Mehmet Ali” per ottenere trattati lì, ea quanto pare ci fosse una certa confusione circa il trattamento ricevuto e denaro versato.

“Fratello, voglio chiederti una cosa. Hai informazioni su questo ospedale? Si dice che la società ha molti debiti in questo ospedale. Qualcosa su $ 40-50.000, “l’uomo chiede a Bali.” Abbiamo pagato tutto questo denaro “, ha risposto Bali.

Mentre RT continua a spulciare le intercettazioni conversazione telefonica, trapelato ai media da parte di un deputato dell’opposizione del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), Eren Erdem rimane sotto la stretta coperchio del governo turco.

Erdem ha già un’indagine tradimento in corso contro di lui, dopo che ha affermato in una intervista esclusiva con RT a dicembre che i jihadisti Stato islamico avevano consegnato gas sarin mortale alla Siria attraverso la Turchia. L’ultima fuga avrebbe potuto atterrare a più problemi, come il governo sta conducendo una crociata contro la libertà di parola e di politici che sono critici del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua politica.

 

Coloro che si oppongono al governo presa di posizione sulla repressione dei curdi nel sud-est del paese o giornalisti che stanno cercando di esporre il lato oscuro della presunta connessione Ankara-ISIS, ottenere perseguitati e spesso incarcerati.

Attualmente il Parlamento turco sta cercando di far passare un emendamento costituzionale, che potrebbe aprire la strada per il processo dei legislatori per accuse legate al terrorismo. Se la legge è passata e parlamentari “terrorista-collaboranti” vengono spogliati della loro immunità, Erdem potrebbe affrontare una pena detentiva lunga.

Un povero mondo di pochi ricchi


Davos-2015-infografica_1-300x300Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.

Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.

Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

“Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”

“Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”

Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.

Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:

  1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
  2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
  3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
  4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
  5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
  6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
  7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.

Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.

Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.

I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.

Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.


La poesia Dedicato alle donne curde

 

                           Buon 8 Marzo

 

kobani-meres-kurdes-batillon-17-08-2014

La poesia

Abdulla Goran (Poeta curdo 1904 -1962)
Dedicato alle donne curde
Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano,
tutte le porte.
Io vado… madre…
Se non torno,
la mia anima sarà parola…
per tutti i poeti.
Le donne curde combattono eroicamente per impedire che Kobane finisca definitivamente nelle mani dei terroristi islamici dell’Isis. Mentre la vicina Turchia li tradisce e il mondo intero volta le spalle, i curdi ci danno una storica lezione di eroismo vero.

Ballots or Bullets: Democracy and World Power

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Ballots or Bullets:

Democracy and World Power

The principal reason why Washington engages in military wars, sanctions and clandestine operations to secure power abroad is because its chosen clients cannot, and do not, win free and open elections.

A brief survey of recent election outcomes testify to the electoral unattractiveness of Washington-backed clients. The majority of democratic electorates rejects candidates and parties which back the US global agenda: neo-liberal economic policies; a highly militarized foreign policy; Israeli colonization and annexation of Palestine; the concentration of wealth in the financial sector; the military escalation against China and Russia. While the US policy attempts to re-impose the pillage and dominance of the 1990s via recycled client regimes the democratic electorates want to move on toward less bellicose, more inclusive governments, which restore labor and welfare rights.

The US seeks to impose the unipolar world, of the Bush Sr. and Clinton era, failing to recognize the vast changes in the world economy, including the rise of China and Russia as world powers, the emergence of the BRIC and other regional organizations and above all the growth of popular democratic consciousness.

Failing to convince electorates by reason or manipulation, Washington has opted to intervene by force, and to finance organizations to subvert the democratic electoral process. The frequent resort to bullets and economic coercion when ballots fail to produce the “appropriate outcome” testifies to the profoundly reactionary nature of US foreign policy. Reactionary in the double sense of ends and means.

Pragmatically, the imperial centered socio-economic policies deepen inequalities and depress living standards. The means to achieve power, the instruments of policy, include wars, intervention, covert operations, are more akin to extremists, quasi-fascist, far right regimes.

Free Elections and the Rejection of US Clients

US-backed electoral parties and candidates have suffered defeats throughout most of the world, despite generous financial backing and international mass media propaganda campaigns. What is striking about the negative voting outcomes is the fact that the vast majority of adversaries are neither anti-capitalist nor ‘socialist’. What is equally striking is that all of the US clients are rightist or far-rightist parties and leaders. In other words, the polarization is usually between center-left and rightist parties; the choice is between reform or reaction, between an independent or satellite foreign policy.

Washington and Latin America: Masters of Defeats

Over the past decade, Washington has backed losing neo-liberal candidates throughout Latin America and then sought to subvert the democratic outcome.

Bolivia

Since 2005, Evo Morales, the center left leader favoring social reforms and an independent foreign policy, has won three Presidential elections against Washington backed rightist parties, each time by a greater margin. In 2008, he ousted the US ambassador for intervening, expelled the Drug Enforcement Agency (DEA) in 2008, USAID in 2013 and the Military Mission after foiling an aborted coup in Santa Cruz.

Venezuela

The United Socialist Party of Venezuela (PSUV) and its predecessor have won every Presidential and Congressional election (over a dozen) except one over the past 15 years despite US multi-million dollar funding of neo-liberal opposition parties. Unable to defeat the Chavez-led radical-reform government, Washington backed a violent coup (2002), a boss’s lockout (2002/3), and decade’s long paramilitary attacks of pro-democracy leaders and activists.

Ecuador

The US has opposed the center-left government of President Correa for ousting it from the military base in Manta, renegotiating and repudiating some of its foreign debt and backing regional pacts which exclude the US. As a result Washington backed an abortive police led coup in 2010 that was quickly defeated.

Honduras

During democratically elected President Manual Zelaya’s tenure in office, a center-left President, Honduras sought to pursue closer relations with Venezuela in order to receive greater economic aid and to shed its reputation as a US dominated “banana republic”. Washington, unable to defeat him at the ballot box, responded by supporting a military coup (2009) which ousted Zelaya and returned Honduras to the US fold. Since the coup Honduras has experienced more killings of popular leaders-200- than any country in Latin America.

Brazil

The center-left Workers Party has won four straight elections against US backed neo-liberal candidates beginning in 2002 and continuing through the 2014 elections. The US propaganda machine, including NSA’s spying on President Rousseff and the strategic state petrol company, Petrobras, and the international financial press went all out to discredit the reformist center-left government. To no avail! The voters preferred an ‘inclusive’ social liberal regime pursuing an independent foreign policy to an opposition embedded in the discredited socially regressive neo-liberal politics of the Cardoso regime (1994-2002). In the run-up to the 2014 elections Brazilian and US financial speculators attempted to strike fear in the electorate by betting against the currency (real) and driving the stock market into a precipitous fall.

To no avail. Rousseff won with 52% of the vote.

Argentina

In Argentina a massive popular revolt overthrew the US backed neo-liberal regime of De la Rua in 2001. Subsequently, the electorate elected the center-left Kirchner government over the rightist, US backed Menem candidacy in 2003. Kirchner pursued a reformist agenda imposing a moratorium on the debt and combining high economic growth with large scale social expenditures and an independent foreign policy. US opposition escalated with the election of his wife Cristina Fernandez. Financial elites, Wall Street, the US judiciary and Treasury intervened to destabilize the government, after failing to defeat Fernandez’s re-election. Extra-parliamentary financial pressures were matched by political and economic support for rightist politicians in preparation for the 2015 elections.

Earlier, in 1976, the US backed the military coup and political terror that led to the murder of 30,000 activists and militants. In 2014 the US backed a “financial coup” as a federal judge sided with vulture funds, sowing financial terror in international markets against a democratically elected government.

Paraguay

President Fernando Lugo was a moderate former Bishop who pursued a watered-down center-left agenda. Nevertheless, he raised issues that conflicted with Washington’s extremist agenda, including Paraguay’s membership in regional organizations that excluded the US (MERCOSUR). He appealed to the landless rural workers and he retained ties to other Latin American center-left regimes. He was deposed by Congress in 2012 in a highly dubious ‘institutional coup’, quickly supported by the White House and replaced by a straight-line neo-liberal, Federico Franco with tight links to Washington and hostile to Venezuela.

Globalizing US Threats to Democracy

US subversion of democracy when center-left political formations compete for power is not confined to Latin America – it has gone ‘global’.

Ukraine

The most egregious example is the Ukraine, where the US spent over $6 billion in over a decade and a half. Washington financed, organized, and promoted pro NATO shock troops to seize power against an elected regime (Viktor Yanukovych) which tried to balance ties between the West and Russia. In February 2014, an armed uprising and mob action led to the overthrow of the elected government and the imposition of a puppet regime totally beholden to the US. The violent putschists met resistance from a large swathe of pro-democracy activists in the Eastern region. The Kiev junta led by oligarch Petro Poroshenko dispatched air and ground troops to repress the popular resistance with the unanimous backing of the US and EU. When the rightist regime in Kiev moved to impose its rule over the Crimea and to break its military base treaty with Russia, the Crimean citizens voted, by a large margin (85%), to separate and merge with Russia.

In both the Ukraine and Crimea, US policy was directed toward imposing by force, the subordination of democracy to NATO’s drive to encircle Russia and undermine its democratically elected government.

Russia

Following the election of Vladimir Putin to the Presidency, the US organized and financed a large number of opposition “think tanks”, and NGO’s, to destabilize the government. Large scale demonstrations by well-funded NGO’s were given wide play by all the Western mass media.

Failing to secure an electoral majority and after suffering electoral defeats in the executive and legislative elections, Washington and the EU, using the pretext of Russian “intervention” in the Ukraine, launched a full scale economic war on Russia. Economic sanctions were enforced in the hopes of provoking economic collapse and a popular upheaval. Nothing of the sort occurred. Putin gained greater popularity and stature in Russia and consolidated its ties with China and the other BRIC countries.

In sum in the Ukraine, Crimea and Russia, facing independent elected governments, Washington resorted to a mob uprising, military encirclement and an escalation of economic sanctions.

Iran

Iran has periodic elections in which pro and anti-western parties compete. Iran has drawn the wrath of Washington because of its support for Palestinian liberation from the Israeli yoke; its opposition to the Gulf absolutist states; and its ties to Syria, Lebanon (Hezbollah) and post- Saddam Hussain Iraq. As a result, the US has imposed economic sanctions to cripple its economy and finances and has funded pro-Western neo-liberal opposition NGO’s and political factions. Unable to defeat the Islamist power elite electorally, it chooses to destabilize via sanctions in order to disrupt its economy and assassinations of scientists and cyber warfare.

Egypt

Washington backed the Hosni Mubarak dictatorship for over three decades. Following the popular uprising in 2011, which overthrew the regime, Washington retained and strengthened its ties to the Mubarak police, military and intelligence apparatus. While promoting an alliance between the military and the newly elected President Mohammed Morsi, Washington funded NGO’s, who acted to subvert the government through mass demonstrations. The military, under the leadership of US client General Abdel Fattah el-Sisi, seized power, outlawed the Moslem Brotherhood and abolished democratic freedoms.

Washington quickly renewed military and economic aid to the Sisi dictatorship and strengthened its ties with the authoritarian regime. In line with US and Israeli policy, General Sisi tightened the blockade of Gaza, allied with Saudi Arabia and the Gulf despots, strengthened its ties with the IMF and implemented a regressive neo-liberal program by eliminating fuel and food subsidies and lowering taxes on big business.

The US backed coup and restoration of dictatorship was the only way Washington could secure a loyal client relationship in North Africa.

Libya

The US and NATO and Gulf allies launched a war (2011) against the independent, nationalist Libyan government, as the only way to oust the popular, welfare government of Colonel Gaddafi. Unable to defeat him via internal subversion, unable to destabilize the economy, Washington and its NATO partners launched hundreds of bombing missions accompanied by arms transfers to local Islamic satraps, tribal, clans and other violent authoritarian groups. The subsequent ‘electoral process” lacking the most basic political guarantees, fraught by corruption, violence and chaos, led to several competing power centers. Washington’s decision to undermine democratic procedures led to a violent Hobbesian world, replacing a popular welfare regime with chaos and terrorism.

Palestine

Washington has pursued a policy of backing Israeli seizures and colonization of Palestinian territory, savage bombings and the mass destruction of Gaza. Israel, determined to destroy the democratically elected Hamas government, has received unconditional US backing. The Israeli colonial regime has imposed racist, armed colonies throughout the West Bank, financed by the US government, private investors and US Zionist donors. Faced with the choice between a democratically elected nationalist regime, Hamas, and a brutal militarist regime, Israel, US policymakers have never failed to back Israel in its quest to destroy the Palestinian mini-state.

Lebanon

The US, along with Saudi Arabia and Israel, has opposed the freely elected Hezbollah led coalition government formed in 2011. The US backed the Israeli invasion in 2006, which was defeated by the Hezbollah militias. Washington backed the right wing Hariri-led coalition (2008 – 2011) which was marginalized in 2011. It sought to destabilize the society by backing Sunni extremists especially in Northern Lebanon. Lacking popular electoral support to convert Lebanon into a US client state, Washington relies on Israeli military incursions and Syrian based terrorists to destabilize Lebanon’s democratically elected government.

Syria

Syria’s Bashar Assad regime has been the target of US, EU, Saudi and Israeli enmity because of its support for Palestine, its ties with Iraq, Iran, Russia and Hezbollah. Its opposition to the Gulf despotism and its refusal to become a US client state (like Jordan and Egypt) has been another source of NATO hostility. Under pressure from its internal democratic opposition and its external allies, Russia and Iran , the Bashar Assad regime convoked a conference of non-violent opposition parties, leaders and groups to find an electoral solution to the ongoing conflict. Washington and its NATO allies rejected a democratic electoral road to reconciliation. They and their Turkish and Gulf allies financed and armed thousands of Islamic extremists who invaded the country. Over a million refugees and 200,000 dead Syrians were a direct result of Washington’s decision to pursue “regime change” via armed conflict.

China

China has become the world’s largest economy. It has become a leading investment and trading country in the world. It has replaced the US and the EU in Asian, African and Latin American markets. Faced with peaceful economic competition and offers of mutually beneficial free trade agreements, Washington has chosen to pursue a policy of military encirclement, internal destabilization and Pan Pacific integration agreements that excludes China. The US has expanded military deployments and bases in Japan, Australia and the Philippines. It has heightened naval and air force surveillance just beyond China’s limits. It has fanned rival maritime claims of China’s neighbors, encroaching on vital Chinese waterways.

The US has supported violent Uighur separatists, Tibetan terrorists and protests in Hong Kong in order to fragment and discredit China’s rule over its sovereign territory. Fomenting separation via violent means results in harsh repression, which in turn can alienate a domestic constituency and provide grist for the Western media mills. The key to the US countering China’s economic ascent is political: fomenting domestic divisions and weakening central authority. The democratization which Chinese citizens favor has little resonance with US financed ‘democracy’ charades in Hong Kong or separatist violence in the provinces.

Washington’s effort to exclude China from major trade and investment agreements in Asia and elsewhere has been a laughable failure. The principle US “partners”, Japan and Australia are heavily dependent on the Chinese market. Washington’s (free trade) allies in Latin America, namely Colombia, Peru, Chile and Mexico are eager to increase trade with China. India and Russia are signing off on multi-billion dollar trade and investment deals with China! Washington’s policy of economic exclusion miscarried in the first month!

In sum, Washington’s decision to pursue confrontation over conciliation and partnership; military encirclement over co-operation; exclusion over inclusion, goes counter to a democratic foreign policy designed to promote democracy in China and elsewhere. An authoritarian choice in pursuit of unachievable Asian supremacy is not a virtue; it is a sign of weakness and decay.

Conclusion

In our global survey of US policy toward democracy, center-left governments and free elections we find overwhelming evidence of systematic US hostility and opposition. The political essence of the “war on terrorism” is Washington’s world-wide long-term pernicious assault on independent governments, especially center-left democratic regimes engaged in serious efforts to reduce poverty and inequality.

Washington’s methods of choice range from financing rightist political parties via USAID and NGO’s, to supporting violent military coups; from backing street mobs engaged in destabilization campaigns to air and ground invasions. Washington’s animus to democratic processes is not confined to any region, religious, ethnic or racial group. The US has bombed black Africans in Libya; organized coups in Latin America against Indians and Christians in Bolivia; supported wars against Muslims in Iraq, Palestine and Syria; financed neo-fascist “battalions”and armed assaults against Orthodox Christians in the Eastern Ukraine; denounced atheists in China and Russia.

Washington subsidizes and backs elections only when neo-liberal client regimes win. It consistently destabilizes center-left governments which oppose US imperial policies.

None of the targets of US aggression are strictly speaking anti-capitalist. Bolivia, Ecuador, Brazil, Argentina are capitalist regimes which attempt to regulate tax and reduce disparities of wealth via moderate welfare reforms.

Throughout the world, Washington always supports extremist political groups engaged in violent and unconstitutional activity that have victimized democratic leaders and supporters. The coup regime in Honduras has murdered hundreds of rank and file democratic activists, farm workers,and poor peasants.

The US armed Islamic jihadist and ex-pat allies in Libya have fallen out with their NATO mentors and are at war among themselves, engaging in mutual bloodletting.

Throughout the Middle East, South Asia, North Africa, Central America and the Caucuses wherever US intervention has taken place, extreme right-wing groups have served, at least for a time, as Washington and Brussels’ principal allies.

Pro EU-NATO allies in the Ukraine include a strong contingent of neo-Nazis, paramilitary thugs and “mainstream” military forces given to bombing civilian neighborhoods with cluster bombs.

In Venezuela, Washington bankrolls terrorist paramilitary forces and political extremists who murdered a socialist congressional leader and dozens of leftists.

In Mexico the US has advised, finances and backs rightist regimes whose military, paramilitary and nacro-terrorist forces recently murdered and burned alive 43 teachers’ college students, and are deeply implicated in the killing of 100,000 “other” Mexicans, in less than a decade.

Over the past eleven years the US has pumped over $6 billion dollars in military aid to Colombia, funding its seven military bases and several thousand special operations forces and doubling the size of the Colombian military. As a result thousands of civil society and human rights activists, journalists, trade union leaders and peasants, have been murdered. Over 3 million small land -holders have been dispossessed.

The mass media cover up the US option for right wing extremism by describing ruling mass murderers as “center-right regimes” or  as“moderates”: linguistic perversions and grotesque euphemisms are as bizarre as the barbarous activities, perpetrated by the White House.

In the drive for world power, no crime is left undone; no democracy that opposes it is tolerated. Countries as small and marginal as Honduran or Somalia or as great and powerful as Russia and China cannot escape the wrath and covert destabilization efforts of the White House.

The quest for world domination is driven by the subjective belief in the “triumph of the will”. Global supremacy depends entirely on force and violence: ravaging country after country, from carpet bombing of Yugoslavia, Iraq, Afghanistan and Libya to proxy wars in Somalia, Yemen, Ukraine to mass killings in Colombia, Mexico and Syria.

Yet there are limits to the spread of the “killing fields”. Democratic processes are defended by robust citizens’ movements in Venezuela, Ecuador and Bolivia. The spread of imperial backed terrorist seizures of power are stymied by emergence of global powers, China in in the Far East and Russia in Crimea and eastern Ukraine have taken bold steps to limit US imperial expansion.

In the United Nations, the President of the United States and his delegate Samantha Powers rant and rave, in a fit of pure insanity, against Russia as “the greatest world terrorist state” for resisting military encirclement and the violent annexation of the Ukraine.

Extremism, authoritarianism and political insanity know no frontiers. The massive growth of the secret political police, the National Security Agency, the shredding of constitutional guarantees, the conversion of electoral processes into elite controlled multi-billion dollar charades, the growing impunity of police involved in civilian murders, speaks to an emerging totalitarian police – state inside the US as a counterpart to the violent pursuit of world power.

Citizens’ movements, consequential center-left parties and governments, organized workers, in Latin America, Asia and Europe have demonstrated that authoritarian extremist proxies of Washington can be defeated. That disastrous neo-liberal policies can be reverted. That welfare states, reductions in poverty, unemployment and inequalities can be legislated despite imperial efforts to the contrary.

The vast majority of the Americans, here and now, are strongly opposed to Wall Street, big business and the financial sector. The Presidency and the Congress are despised by three quarters of the American public. Overseas wars are rejected. The US public, for its own reasons and interests, shares with the pro-democracy movement’s world-wide, a common enmity toward Washington’s quest for world power. Here and now in the United States of America we must learn and build our own powerful democratic political instruments.

We must, through the force of reason, contain and defeat “the reason of force”: the political insanity that informs Washington’s ‘will to power’. We must degrade the empire to rebuild the republic. We must turn from intervening against democracy abroad to building a democratic welfa

Di Politica, razzismo, storie vere …

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Di: Gb☭☆
                                    
 In questo paese dove sfortunatamente il microfono è sempre in mano alle teste di cazzo si susseguono inarrestabili parole che ripetere sarebbe assolutamente oltraggioso. E allora capita di ascoltare i fascio-leghisti riversare puro odio e razzismo sull’ “immigrato di turno”. Ma voi, merde d’uomini, pensate veramente di non dovere nulla a queste popolazioni?
Vi tenete stretto il vostro benessere come se fosse tutto merito vostro. Lo pensate davvero? Eppure noi abbiamo sfruttato per anni il terzo mondo, siamo arrivati li e  li  abbiamo messi a lavorare sulle loro terre per estrarre quello che ci piaceva di più, li abbiamo sottopagati e poi ci siamo portati via i frutti. Diamanti, petrolio, oro terre e donne.
Tutto per soddisfare la nostra sfacciata mania di possesso e di ricchezza. Dove siamo passati abbiamo lasciato aridità, fame, miseria e qualche  tonnellata di scorie malsane . 
Gli USA hanno deportato milioni di autoctoni su navi, che non avevano nulla da invidiare ai treni della deportazione nazisti, per portarli a lavorare nei campi di cotone. Sempre la stessa illuminata democrazia occidentale mandava spie ad uccidere i capi di una delle due fazioni in lotta facendo ricadere la colpa sull’altra fazione in modo da scatenare l’ennesima guerra civile ad appannaggio delle malefiche industrie belliche tanto americane quanto europee. Nonostante tutti questi crimini non siamo ancora appagati ed ancora la “grande industria petrolifera” di casa nostra devasta la zona del delta del Niger con il petrolio, inquinando il fiume e rendendo impossibile la pesca agli abitanti. Ancora gli americani sganciano bombe chiamate “libertà” su paesi il cui unico crimine è possedere petrolio, distruggono tutto e tutti con le bombe intelligenti e poi appaltano la ricostruzione a ditte del loro paese. Proviamo per sfizio a fare un conto di tutti i soldi che dobbiamo al terzo mondo e restituiamoli, scommettiamo che il flusso migratorio avrà un’improvvisa inversione?
Quando vi comprate un diamante guardate dentro a tutte le sue cazzo di facce e ci vedrete uno dei tanti disgraziati annegati nel canale di Sicilia. Smettetela di credere che il solo fatto di essere fuori di prigione basti a considerarvi innocenti e quando guardate i vostri figli provate a vederveli  scomparire sotto gli occhi…perché se foste nati “nell’altra parte” quei vostri ragazzi obesi con l’iphone  non sarebbero probabilmente arrivati a vent’anni e quindi voi forse non sareste vissuti abbastanza per concepirli….alla faccia di altre centinaia di migliaia di bambini che crepano ogni anno e delle quali morti, soprattutto voi razzisti di merda, vi rendete complici compiacenti. Quando vi si mette davanti all’ oggettiva realtà e non avete argomenti per il contradditorio affidate la vostra falsa pietas all’ immaginetta strappa lacrime o alla donazione onlus. Al massimo  incolpate i vostri governi….Dimenticando che li scegliete voi, i vostri rappresentanti, quelli che danno voce ai concetti che anche VOI esprimete e di cui siete portatori sani. Quindi, razzisti dei miei coglioni, spero che gli immigrati che tanto odiate vi restituiscano almeno in parte ciò che avete direttamente od indirettamente, fatto passare  loro…..anche se so che sono troppo occupati a salvarsi la pelle per badare a delle merde come voi e non lo faranno.
 
“In qualsiasi modo si svolga la storia degli uomini, sono gli uomini che la fanno, perseguendo ognuno i suoi propri fini consapevolmente voluti, e sono precisamente i risultati di queste numerose volontà operanti in diverse direzioni, i risultati delle loro svariati ripercussioni sul mondo esteriore, che costituiscono la storia.”

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 Morale della favola.

L’attacco continuo alle  condizioni di vita e di quel poco “lavoro” che rimane, i tagli alla sanità, alla scuola, il restringimento dei diritti, non solo ci fa tornare indietro di cento anni, ma sta trasformando la società in una grande caserma. Uffici e fabbriche (Fiat in testa), in campi di concentramento in cui l’unica legge applicata è quella del padrone, senza alcuna mediazione e non per nulla si è persino discusso (udite, udite) di impiegare sistemi di sorveglianza per controllare i lavoratori.

 Per secoli la cultura dominante ha insegnato alle classi sottomesse la rassegnazione, a inchinarsi e accettare le sofferenze con cristiana o altra religiosa pazienza, come se il potere dei potenti di turno fosse frutto di una volontà divina e non degli uomini di una determinata classe sociale che difende i suoi interessi. Ora ai nostri giorni, tenta di plagiarla (ed in parte ci riesce benissimo) con l’ informazione pilotata dai media mainstream di regime. Allo stesso tempo, per naturale osmosi,  si è cercato in tutti i modi di soffocare qualsiasi moto di ribellione attentasse all’ incolumità della sacre istituzioni. Le sacre istituzioni come  il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il WTO, la BCE che tutelano e difendono gli interessi della borghesia; “borghesia”, una vecchia parola ormai in disuso degli anni ’70, che rappresenta una delle classi sociali nelle quali viene tipicamente suddivisa la società capitalista e riguarda colui o coloro  che possiedono i capitali. Il pensiero predominante in chi li possiede è quello di arrogarsi diritti su tutto e su tutti e di dare continuità intrinseca a questi diritti trasformandoli in leggi creando, di fatto, una democrazia delegata e questo al di là dalle forme di governo e degli schieramenti politici. La crisi della democrazia italiana ha raggiunto gli aspetti di una farsa, di una commedia che sarebbe esilarante se non fossero in gioco i destini di milioni di cittadini e lavoratori, ai quali le forze politiche di governo non riescono e non possono offrire soluzioni per il miglioramento delle loro condizioni di vita sempre più precarie. La dirigenza del Partito Democratico, nonostante la confusione imperante al suo interno, sembra essere entrata sempre più nell’orbita di quei poteri capitalistici italiani ed internazionali che vorrebbero modificare la Costituzione antifascista nel nome della governabilità e degli interessi delle grandi imprese e delle banche ed anche se il sig.Renzi cerca di incantare il vas
to pubblico con i giochi di prestigio, la realtà ed il suo prospettarsi sul futuro non sembra godere delle stesse illusioni. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile oltre il 12%, mentre quello giovanile raggiunge il 40%; continua ad essere elevato il numero di ore di cassa integrazione; la povertà relativa supera il 12%, quella assoluta quasi il 7%; le imprese continuano a chiudere ad un ritmo impressionante; i contratti del pubblico impiego sono ancora bloccati.
 
I partiti e i movimenti della pseudosinistra, a fronte di questi dati, elaborano le più disparate teorie come, ad esempio, quelle di discutere  vari progetti di trasformazione della società cercando nuovi modelli di sviluppo piu equo fondato sulla lotta ai privilegi. Oppure, altri ancora, facendo in modo di attribuire allo Stato un ruolo di direzione economica ancorato a due fondamentali criteri: quello di favorire uno sviluppo produttivo fondato sul soddisfacimento dei bisogni reali dei cittadini e sulla sostenibilità ambientale; quello della promozione di uno sviluppo tecnologico che garantisca al tempo stesso la piena occupazione e il miglioramento generale degli stili di vita.
 
Questo potrebbe  benissimo avvenire attraverso il parlamento e con il partito borghese che meglio sappia rappresentarlo…. Ma in quest’epoca  non possono esistere partiti comunisti che esercitano praticamente gli interessi del proletariato e al tempo stesso praticano la lotta parlamentare ….sarebbe  corruzione economica e culturale, complotto simil-mafioso. La crisi, la disoccupazione, lo sfruttamento non si risolvono né con le riforme istituzionali e costituzionali, né con le lotte sindacali, pure importanti. Il capitalismo, per noi Comunisti, va abbattuto, fatevene una ragione!
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Sostegno al Pkk, indagati 40 compagni

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Nonostante l’indignazione e il gran parlare in questi giorni sugli attentati degli integralisti islamici dell’Isis, il PKK che si sta battendo contro gli integralisti islamici viene considerato dalla “comunità internazionale” organizzazione terroristica e qualunque movimento, associazione o singoli che esprimono solidarietà ai guerriglieri curdi possono essere accusati di terrorismo. In Italia sono indagati 40 compagni

Un altro appello (clicca qui) riguarda invece la rimozione del Pkk dalle liste internazionali dei cosiddetti “terroristi”, un controsenso storico e una forzatura filo-Ankara che rischia di costare caro a una quarantina di persone di origine curda, residenti tra la Lombardia, la Toscana e il Lazio, tutte indagate per “terrorismo internazionale” in un’inchiesta, da poco chiusa, della Procura di Milano.

Secondo quanto riferisce l’Ansa, i curdi sono accusati di aver raccolto fondi per finanziare il Pkk, partito dei lavoratori kurdi in Turchia, proprio perchè quest’ultimo è inserito dalla Turchia e dalle compiacenti potenze occidentali nella “black list” dei presunti terroristi.

Il servizio con l’avvocato Gilberto Pagani, legale di gran parte degli indagati.

Democracy in action

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” TerrorISmo ”

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                                              Terrorismo. Inanzitutto diamone una definizione. 
” Metodo e strumento di lotta politica – volto a sovvertire e destabilizzare una struttura di potere, ma anche a restaurarla o stabilizzarla – che, per imporsi, fa uso di atti di estrema violenza, come attentati e sabotaggi, anche nei confronti di persone innocenti.”Compiere attentati contro civili, in modo da creare un clima di paura, e poi imputarli ai propri avversari politici per screditarli è una vecchia ricetta dei servizi segreti nostrani e anglosassoni  Questa tecnica di destabilizzazione, adattata alla globalizzazione, è sempre attuale.
Nel 2007 cinquanta esperti provenienti da una dozzina di paesi si sono riuniti a Parigi per studiare la similitudine tra la “strategia della tensione”, iniziata durante la Guerra Fredda, e  la “guerra contro il terrorismo”, scattata sulla scia degli attentati dell’11 settembre 2001.
Film documentario con prove indiscutibili sull’inganno globale 11 settembre   

N.A.T.O. : da Gladio ai voli segreti della CIA         

Dalla “strategia della tensione” alla “guerra contro  il terrorismo”. Una semplice carrellata storica è sufficiente a  convincersi della continuità, se non della corrispondenza, di queste due  operazioni, non fosse altro per i suoi mandanti e i luoghi di  applicazione. E a porre la questione della “riattivazione” della rete  “stay-behind” in Europa occidentale.Creata dopo la seconda guerra mondiale, lo stay-behind  (letteralmente: gli uomini lasciati sul territorio dietro la linea del  fronte) doveva costituire in anticipo una rete di resistenza in caso  d’invasione sovietica in Europa occidentale. Indirettamente frutto degli  accordi di Yalta e di Postdam, questa rete era diretta dalla CIA  statunitense e dal MI6 britannico per essere installata in tutta l’Europa occidentale (ossia nella zona d’influenza anglosassone). Essa fu ben presto incorporata nella NATO focus400-38-682dd

Ciononostante, essa non tardò a oltrepassare la sua missione  originale per prevenire qualsiasi influenza comunista nelle democrazie  occidentali. Si specializzò allora nel truccare le elezioni, negli  assassini politici e negli attentati .Ciò è avvenuto principalmente in Italia, dove lo stragismo infiamma gli animi : piazza Fontana, piazza della Loggia, l’ Italicus, l’attentato alla stazione di Bologna nel maggio 1980 .
Lungi dall’arrestarsi alla frontiera italiana, l’azione dello  stay-behind si è estesa a tutti gli stati membri della NATO, compresa la  Francia ( con l’eccezione, ovviamente, degli Stati Uniti, del Canada e  del Regno Unito) 
Molto spesso all’insaputa dei governi degli stati in cui operava.
Ufficialmente disciolta dopo il crollo dell’Unione sovietica, la rete  stay-behind, la cui esistenza sotto il nome di “Gladio” è stata  rivelata solo nel 1990 dal primo ministro italiano Giulio Andreotti , continua oggi la sua attività estendendola a nuovi stati in misura  dell’ampliamento della NATO. Se alcune nazioni, come l’Italia ed il Belgio, hanno condotto alcune inchieste e, in questo ultimo caso, è  previsto un controllo parlamentare al fine di evitare che situazioni del  genere possano ripetersi, nella maggior parte degli stati europei  queste rivelazioni sono passate sotto silenzio. Senza prendere alcuna misura significativa per contrastare questa  organizzazione criminale. Analogamente, sono rimaste nel loro stato di  torpore all’annuncio della scoperta delle prigioni segrete della CIA nel  2005.
     La “strategia della tensione” si è trasformata in “lotta contro il terrorismo”?   
Tale è il punto di vista dello storico svizzero Daniele Ganser,  autore de “L’esercito segreto della NATO” il quale ha condotto  un’inchiesta attraverso l’Europa intera per riannodare i fili di Gladio e  scrivere questa opera unica su questo soggetto. Uno specialista per il quale la “guerra contro il terrorismo” è oggi un  analogo strumento di manipolazione dei popoli occidentali, nel senso  che essa indica dei nuovi falsi responsabili di atti terroristici – i  musulmani – non più per contrastare la “minaccia sovietica” ma per  giustificare la guerra per le risorse condotta dagli Stati Uniti.
Questo punto di vista è stato accreditato dall’ex colonnello  dell’esercito degli Stati Uniti, Oswald Le Winter, che è stato per più  di un decennio il n. 2 della CIA in Europa e il co-presidente del  Comitato clandestino della NATO .  
Egli ha confermato che il suo servizio aveva infiltrato gruppi di estrema sinistra europei e contemporaneamente aveva  reclutato mercenari anti-comunisti di estrema destra; infine,  aveva organizzato  diversi attentati facendoli eseguire dall’estrema destra, ma attribuiti  all’estrema sinistra o da essa rivendicati.
Egli ha altresì dichiarato che la NATO aveva dato ordine di  assassinare il generale francese René Audran, direttore degli Affari  Internazionali del Ministero della Difesa (ossia incaricato di  esportazione di armi), quando fu scoperto che era la fonte delle  informazioni divulgate qualche anno prima dal giornalista italiano Mino  Pecorelli, ’omicidio attribuito ad Action Directe di cui cinque membri furono condannati all’ergastolo gladiob
Proseguendo con la sua tesi, il colonnello LeWinter ha affermato di  aver partecipato, nell’ambito della CIA affiancata dal MI6, alla creazione di Al Qaeda sul modello di Gladio. Sarebbero stati infiltrati alcuni gruppi islamici; dei mercenari sarebbero stati reclutati in altri  ambienti musulmani; e delle operazioni finanziate dai servizi segreti anglosassoni sarebbe state attribuite ai primi ancorché eseguite dai  secondi. Tuttavia, a differenza dei gruppi europei degli anni ’70 e ’80, tutti i gruppi islamici di facciata sarebbero stati riuniti sotto  l’unica etichetta di Al Qaeda. 
Il colonnello LeWinter ha affermato di aver avuto un ultimo contatto  con Osama Bin Laden nel 2003; un episodio che all’epoca aveva avuto eco  nella stampa portoghese.
Lo storico statunitense Webster G. Tarpley, che ha partecipato  telefonicamente da Washington alla riunione, è tornato sull’assassinio del primo ministro italiano Aldo Moro.Tarpley, che all’epoca  viveva a Roma, era stato il primo a rivelare i dettagli del complotto  atlantico che mirava ad impedire la creazione di un governo di unità  nazionale con l’inclusione dei comunisti. Egli ha osservato che le  inchieste successive hanno confermato i suoi lavori, con l’eccezione  dell’individuazione di una società segreta che egli aveva per errore  ricondotta all’Ordine di Malta, laddove si trattava del Grande Oriente  d’Italia (la famosa loggia Propaganda Due detta “P2”, scoperta in  seguito)
Per l’italiano Giulietto Chiesa, ex parlamentare europeo, filosofo e giornalista, la situazione è oggi molto più grave di quello che fosse  durante la Guerra Fredda. In effetti, se nel contesto dello scontro  ideologico tra gli anglo-americani e l’URSS gli uomini di stay-behind  potevano credere di violare le regole democratiche per proteggere le  democrazie, essi oggi non possono che servire gli interessi  anglo-americani ai danni dei loro alleati.
Il 5 ottobre 2001, meno di un mese dopo gli attentati a NewYork e  Washington, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno informato il  Consiglio atlantico della riattivazione di stay-behind contro il “nemico  terrorista” . Essi hanno reclamato la collaborazione degli stati membri  in virtù della mutua assistenza prevista dall’art. 5 della Carta della  NATO in caso di attacco ad un alleato. In seguito, hanno concordato  con l’Unione europea la libertà d’azione di cui avevano bisogno .Infine, hanno negoziato bilateralmente le riforme legislative che  permettessero agli agenti della CIA e del MI6 di agire clandestinamente  in ciascuno degli stati membri.
Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma  unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la  Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico  senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a  giochi fatti.
Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma  unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la  Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico  senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a  giochi fatti.
 
Gli Stati Uniti, primi finanziatori mondiali del terrorismo      
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Dopo la guerra in Afghanistan contro i sovietici, molti autori hanno  messo in evidenza il ruolo degli Stati Uniti come finanziatori del  terrorismo internazionale. Tuttavia, fino ad ora si trattava solo di  azioni segrete, di cui finora Washington non si era assunta la  paternità. Un passo decisivo è stato compiuto con la Siria: il Congresso  ha approvato il finanziamento e l’armamento di due organizzazioni  rappresentative di Al-Qa’ida. 
 ( In violazione delle risoluzioni 1267 e 1373 del Consiglio di  sicurezza,  Il Congresso degli Stati Uniti ha votato il finanziamento e  l’armamento  del Fronte al-Nusra e dell’Emirato islamico dell’Iraq e del  Levante,  due importanti organizzazioni di Al-Qa’ida e classificate come   “terroriste” dalle Nazioni Unite. Questa decisione sarà valida fino al   30 settembre 2014.)
Ciò che era in precedenza il segreto di Pulcinella ora è diventato la politica ufficiale del “Paese della  libertà”: il terrorismo.
 
La prima settimana della Conferenza di Pace di Ginevra 2 è stata piuttosto movimentata. Purtroppo, l’opinione pubblica occidentale non è stata propriamente informata, vittima delle continue censure che la opprimono.
Questo è davvero il paradosso principale di questa guerra: le immagini sono esattamente il contrario della realtà. Secondo i media  internazionali, il conflitto oppone, da un lato, degli Stati raccoltisi intorno a Washington,e Riyadh, intenti a difendere la democrazia e condurre la lotta mondiale contro il terrorismo, dall’altra la Siria e i suoi alleati russi, che risultano impediti a forza di essere diffamati  come dittature che manipolano il terrorismo.
Se tutti sono ben consapevoli del fatto che l’Arabia Saudita non è  una democrazia, bensì una monarchia assoluta, laddove la tirannia di una famiglia e di una setta controlla un intero popolo, gli Stati Uniti  godono dell’immagine di un democrazia e meglio ancora di “Paese della  libertà”.
Tuttavia, l’informazione principale della settimana è stata censurata  in tutti gli stati membri della NATO: il Congresso degli Stati Uniti si  è riunito segretamente per votare il finanziamento e l’armamento dei  “ribelli in Siria” fino al 30 settembre 2014. Sì, avete letto bene. Il  Congresso tiene incontri segreti che la stampa non può menzionare. Ecco  perché la notizia,originariamente pubblicata dall’agenzia di stampa  britannica Reuters , è stata scrupolosamente ignorata dalla stampa e dai media negli Stati Uniti e dalla maggior parte dei media in Europa occidentale e nel Golfo. Solo gli abitanti del “resto del mondo” avevano il diritto di conoscere  la verità.
La libertà di espressione e il diritto dei cittadini all’informazione  sono ancora i presupposti per la democrazia. Sono meglio rispettati in Siria e Russia che in Occidente.
Poiché nessuno ha letto la legge approvata dal Congresso, non si sa  che cosa essa stabilisca esattamente. Tuttavia, è chiaro che i “ribelli ” in questione non mirano a rovesciare il governo siriano – ci hanno  rinunciato – ma piuttosto a “insanguinarlo”. Ecco perché non si comportano come soldati, ma come terroristi. Sì, di nuovo, avete letto  bene: gli Stati Uniti, presunte vittime di Al-Qa’ida in data 11  Settembre 2001, e poi leader della “guerra globale al terrorismo”,  finanziano il principale focolaio terroristico internazionale in cui  agiscono due organizzazioni ufficialmente subordinate ad Al-Qa’ida (Al-  Nusra e l’Emirato Islamico dell’Iraq e del Levante). Non si tratta più  di una manovra oscura dei servizi segreti, ma piuttosto di una legge,  pienamente assunta, ancorché approvata a porte chiuse per non  contraddire la propaganda.
D’altra parte, ci si chiede in che modo la stampa occidentale – che  da 13 anni imputa ad Al-Qa’ida di essere l’autore degli attentati  dell’11 settembre ignorando la destituzione del presidente George W.  Bush in quel giorno da parte dei militari – potrebbe mai spiegare  all’opinione pubblica la sua decisione. Infatti, la procedura  statunitense di “Continuità di Governo” (CoG) è protetta anch’essa dalla  censura. È anche per questo che, gli occidentali non hanno mai saputo  che, nel corso di quell’11 settembre, il potere era stato trasferito dai  civili ai militari, dalle 10 del mattino fino a sera, e durante tutto  quel giorno gli Stati Uniti erano governati da un’autorità segreta, in  violazione delle loro leggi e della loro costituzione.
Durante la Guerra Fredda, la CIA finanziava lo scrittore George  Orwell affinché immaginasse la dittatura del futuro. Washington ha  creduto così di svegliare le coscienze di fronte alla minaccia  sovietica. 
Ma in realtà, l’URSS non ha mai assomigliato all’incubo di  “1984”, intanto  gli Stati Uniti ne sono diventati l’incarnazione.
Il discorso annuale di Barack Obama sullo stato dell’Unione si è  trasformato in un eccezionale esercizio di menzogne. Davanti ai 538  membri del Congresso che sin dall’inizio lo applaudivano, il presidente  ha dichiarato : “Una cosa non cambierà: la nostra determinazione a non  permettere ai terroristi di lanciare altri attacchi contro il nostro  paese. E ancora: “In Siria, sosterremo l’opposizione che respinge il  programma delle reti terroristiche”.
Eppure, quando la delegazione siriana a Ginevra 2 ha sottoposto – a  quella che s’intendeva rappresentare come la sua “opposizione” – una  mozione, esclusivamente basata sulle risoluzioni 1267 e 1373 del  Consiglio di sicurezza, a condanna del terrorismo, questa è stata  respinta senza causare alcuna protesta da parte di Washington. E per una  buona ragione: il terrorismo sono gli Stati Uniti, e la delegazione  “dell’opposizione” riceve i suoi ordini direttamente dall’ambasciatore  Robert S. Ford, presente in loco.
Robert S. Ford, l’ex assistente di John Negroponte in Iraq. Nei primi  anni ’80, Negroponte, aveva contrastato la rivoluzione nicaraguense  arruolando migliaia di mercenari e alcuni collaboratori locali,  costituendo i cosiddetti “Contras”. La Corte internazionale di  giustizia, vale a dire il tribunale interno delle Nazioni Unite, ha  condannato Washington per questa ingerenza che non osava pronunciare il  proprio nome. Poi, negli anni duemila, Negroponte e Ford riproposero lo  stesso scenario in Iraq. Questa volta però l’intento era di annientare  la resistenza nazionalista facendola combattere da Al Qa’ida.
Mentre i siriani e la delegazione dell’«opposizione» discutevano a  Ginevra, a Washington il presidente, applaudito meccanicamente dal  Congresso, ha continuato il suo esercizio di ipocrisia: “Noi lottiamo  contro il terrorismo non grazie all’intelligence e alle operazioni  militari, ma anche rimanendo fedeli agli ideali della nostra  Costituzione e restando un esempio per il mondo intero(… ). E  continueremo a lavorare con la comunità internazionale per dare al  popolo siriano il futuro che merita: un futuro senza dittatura, senza  terrore e senza paura. “
La guerra condotta dalla NATO e il CCG in Siria ha già causato più di  130mila morti,secondo i dati del MI6, diffusi dall’Osservatorio siriano  per i diritti umani, dove i carnefici attribuiscono la responsabilità  al popolo che osa contrastarli e al suo presidente, Bashar el-Assad.
Le liste nere dei “nemici del bene”
Voglio chiudere questo breve escursus storico, su come l’uso distorto del termine terrorismo in uso da chi regge le fila del potere e dei media al loro servizio, abbiano infamato, perseguitato, incarcerato, torturato, ucciso uomini e donne di ogni paese che per opporsi al regime non hanno esitato a imbracciare le armi.
Dai nostri Partigiani alle formazioni di estrema sinistra negli anni della strategia della tensione e nel corso delle crisi economiche a :
Emiliano Zapata                          (rivoluzionario messicano)
Nelson  Mandela                           ( MK sud Africa Nobel pace)
Ernesto Guevara                           ( rivoluzione Cubana )
José Alberto “Pepe” Mujica     ( Tupamaros Presidente Uruguay)
Yāsser ʿArafāt                                  (OLP Nobel pace)
Subcomandante Marcos             (Eznl messico)
Manuel Marulanda                         (Farc Colombia) 
Abdullah Öcalan                               (PKK Turchia curdo)
questi sono alcuni nomi di persone comuni di varie zone del mondo e di organizzazzioni che come ho già scritto erano considerate terroristiche mentre il loro contributo per l’emancipazione e le lotte per i diritti umani è stato, è , e sarà sempre fondamentale .
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LINK UTILI :  Gladio B fonte 1

                             GladioB.fonte 2

Storify del collettivo Wuming:

 

1 Maggio per non dimenticare

1_maggioRicordiamo il  Primo Maggio italiano che segno’ la storia del nostro Paese, nonostante tutto le ginestre erano in fiore !

 

La fine del regime fascista aveva segnato la ripresa di un’antica consuetudine che aveva avuto inizio negli ultimi anni del 1800, quando i braccianti e i contadini poveri di Piana dei greci e san Giuseppe Jato convenivano il 1 maggio sul pianoro di Portella delle ginestre, per ascoltare le parole di uno degli antesignani del socialismo in Sicilia. Quel 1 maggio 1947 sarebbe stata una grande festa poiché si doveva celebrare la grande vittoria del ‘blocco popolare’ alle elezioni del 20 aprile 1947. Il bandito Giuliano (che, in rapporto col capomafia Calogero Vizzini e coi notabili dc, aveva appoggiato il movimento autonomista nella circoscrizione di Montelepre) aveva dato appuntamento agli uomini della sua banda ai Cippi, alle porte di Montelepre la sera del 30 aprile per redistribuire le armi e le munizioni.

Giuliano tenne un discorso per dire che iniziava la lotta contro i comunisti. I vari gruppi della banda presero posizione sulle alture circostanti e piazzarono le armi, tra le quali una mitragliatrice. Il piano prevedeva anche la cattura di Girolamo Li Causi e la sua fucilazione esemplare, ma egli non partecipò alla festa.

Era appena iniziato il pomeriggio, sul palco il calzolaio Giacomo Schirò, segretario della sezione Psi di san Giuseppe Iato stava per iniziare il suo discorso, quando il palco e la folla dei manifestanti furono investiti dalle raffiche dei mitra e della mitragliatrice. La sparatoria andò avanti per oltre dieci minuti, sul terreno rimasero undici morti, ventisette feriti gravi e altri venti feriti più leggeri.

Intermediario tra gli Oss-Usa e i gruppi anticomunisti in Italia era Earl Brennan, massone, ex capo della Secret intelligence che in Italia, durante il fascismo, teneva il contatto con il Grande oriente. Prima dello sbarco Usa in Sicilia, nel 1943, Brennan cominciò a reclutare siciliani mafiosi per costituire un gruppo delle Oss e preparare lo sbarco. Reclutò Max Corvo e Victor Anfuso, avvocato di Brooklin e dirigente del Partito democratico con Victor Scamporino, che iniziarono ad infiltrarsi in Sicilia. Il governo Usa e le Oss, che nel 1947 diventeranno la Cia, arruolarono la mafia nei servizi, rendendola strumento essenziale per il proprio intervento politico in Italia.

Earl Brennan incaricò le Oss di prendere contatti con Lucky Luciano, capo della mafia Usa tramite George White, capo della narcotici e maggiore delle Oss il quale disse a Luciano che, in cambio della sua libertà, avrebbe dovuto tornare in Sicilia ad organizzare la rete di sostegno Usa. Gli uomini di Brennan, inviati in Sicilia nel dopoguerra, presero contatti con Giuliano, al quale fecero giungere le armi della divisione Anders, formata da ufficiali polacchi col tramite delle Oss di Max Corvo. Armi che verranno usate da Giuliano nella strage di Portella delle ginestre.
Nel 1947, Giuliano riceverà ancora aiuti dalle Oss, poi Cia, per tramite di Frank Gigliotti, su disposizione del capo William Donovan.

Tra i mandanti della strage, venne indicato il principe Giovanni Alliata di Monreale, massone che passerà alla P2, mafioso, fascista. Alliata fu fautore della scissione della destra della massoneria italiana, che si raccolse in via Lombardia a Roma attorno al Supremo consiglio della Serenissima gran loggia degli Alam. Questa scissione rientrerà sotto il controllo della massoneria Usa, in Palazzo Giustiniani, nell’ambito della riunificazione della massoneria italiana voluta dalla massoneria Usa. Alliata, deputato monarchico, sostenitore di Tambroni, venne inquisito per il golpe Borghese e dal giudice Tamburrino nell’ambito della Rosa dei venti, essendo stato direttore del periodico Opinione pubblica, emanazione del movimento capeggiato dal gen.Nardella, inquisito per la Rosa dei venti. Alliata di Monreale fu anche patrocinatore del rientro dei fascisti nelle logge e del riavvicinamento con quelli già presenti, tramite Elio Sciubba, funzionario del ministero del Tesoro.

 Portella, c’era chi sapeva

La strage di Portella è stata preparata con cura. E non in totale segreto. Tant’è vero – e ormai questo è assodato – che tanti esponenti politici ne erano a conoscenza già nei giorni precedenti. Democristiani, comunisti e socialisti. E’ noto, infatti, che alcuni dirigenti politici che la mattina dell’1 maggio avrebbero dovuto trovarsi a Portella, guarda caso, non si fecero vedere.

Inutile andare a rivangare i nomi dei politici che quella mattina non si recarono a Portella delle Ginestre. A distanza di tutti questi anni non servirebbe a nulla. Ma due cose, lo ripetiamo, sono certe. Primo: la strage venne preparata con cura. Secondo: una parte del mondo politico sapeva che quella mattina, a Portella, sarebbe successo ‘qualcosa’.

C’è, poi, il ruolo degli americani. Che in quella fase storica svolgevano in Sicilia un ruolo centrale. Stavano costruendo gli ‘equilibri’, funzione diretta degli accordi di Yalta, che avrebbero retto fino alla caduta del muro di Berlino, cioè sino alla fine degli anni ‘80. E’ difficile che gli americani non abbiamo esercitato un certo ruolo nella strage. Bisognerebbe provare a capire per quale scopo. A questo cercheremo di dare una risposta esaminando gli altri due elementi: la mafia siciliana e la banda Giuliano.

Sul ruolo della mafia e della banda Giuliano nei fatti di Portella, una chiave di lettura la forniscono gli atti del processo di Viterbo. Sono documenti che andrebbero studiati attentamente. Perché la magistratura giudicante, quasi sempre, oltre alla verità processuale – che può essere opinabile – dà anche elementi che possono invece risultare, come in questo caso, oggettivi.

I colpi mortali (ma anche quelli che hanno provocato feriti) sparati a Portella delle Ginestre l’1 maggio del 1947 sono tutti radenti. In pratica, sono stati sparati da qualcuno che si trovava in mezzo alla folla, possibilmente nascosto. Non sono stati sparati da chi – come gli uomini della banda Giuliano – si trovavano sulle alture che sovrastano Portella delle Ginestre. Questo, molto semplicemente, significa che quella mattina ‘qualcuno’ spedisce la banda Giuliano a Portella per coprire un’operazione stragista. Nell’esaminare questo particolare – colpi radenti e non sparati dall’alto – i giudici di Viterbo parlano di “grave negligenza”, con riferimento a chi, ovviamente, ha tralasciato tale ‘dettaglio’.

Questo non assolve la banda Giuliano da altre responsabilità. Anche contro esponenti della sinistra che, in quei giorni, il bandito – forse spinto da ‘qualcuno’ – provava ad uccidere. C’è un rapporto diretto tra il ‘qualcuno’ che ha organizzato la strage di Portella e il ‘qualcuno’ che spingeva Giuliano a sparare contro i dirigenti della sinistra di quegli anni? In ogni caso, sui fatti di Portella delle Ginestre le responsabilità – e gli esecutori della strage – vanno cercati altrove. E qui il cerchio si chiude: americani e mafia.

Resta da capire perché è stata compiuta questa strage. Su un elemento non ci dovrebbero essere dubbi: quella di Portella è stata una strage per il ‘centrismo’. Nel momento in cui si decide di sparare a Portella, con molta probabilità, americani e mafia hanno già individuato nel sistema dei partiti allora nascente – e segnatamente nella Dc – l’interlocutore con cui trattare.

La storia – che in Italia non sempre è scritta bene – ci ha consegnato una strage di Portella pensata per intimidire il movimento della sinistra siciliana. Tesi vera solo in parte. E’ vera perché nel 1947, nel primo parlamento siciliano della nascente Autonomia, Pci e Psi avevano la maggioranza relativa. E’ vera solo in parte perché questa tesi non tiene conto di due elementi. Il primo elemento lo abbiamo già sottolineato: tanti esponenti della sinistra siciliana – del Pci e del Psi – sapevano che, quella mattina, sarebbe accaduto ‘qualcosa’. Magari non sapevano cosa di preciso: ma ‘qualcosa’ sapevano. Tant’è vero che, come già ricordato, non si presentarono a Portella. Questo è un fatto oggettivo che non può essere smentito.

Secondo elemento: in quel momento, in Sicilia, il sistema dei partiti, piuttosto fragile, doveva vedersela con un movimento di popolo che era, invece, organizzato e determinato: i separatisti. Sia chiaro: nel movimento separatista della Sicilia convivevano varie ‘anime’. C’era un separatismo agrario e reazionario che orbitava attorno a grandi proprietari terrieri. Alcuni di questi erano in buona fede, altri erano legati ad ambienti monarchici e neo fascisti. Poi c’era parte del separatismo legata direttamente ad ambienti neo-fascisti e, forse, anche a settori dei servizi segreti americani. Infine c’erano le ‘anime’ del vero separatismo, non legate ad alcun potentato: pensiamo ad Attilio Castrogiovanni, a Concetto Gallo e, soprattutto, ad Antonio Canepa Teniamo fuori volutamente Andrea Finocchiaro Aprile perché il personaggio è, per alcuni versi, controverso.

 

                          Delegittimare il separatismo
Di fatto, la strage di Portella – le cui responsabilità, per lunghi anni, verranno ascritte ai separatisti e alla banda Giuliano – servirà ai partiti del cosiddetto ‘Arco Costituzionale’ per legittimarsi e, soprattutto, per delegittimare l’anima nobile del separatismo siciliano: che era, poi, quella che faceva più paura al sistema dei partiti. Canepa verrà ammazzato insieme a due suoi compagni nelle campagne di Randazzo in circostanze mai chiarite, mentre gli altri esponenti dell’anima nobile del separatismo – per esempio, Attilio Castrogiovanni e Concetto Gallo – vedranno svanire prima il sogno di una Sicilia libera e poi l’opportunità offerta alla Sicilia dalla ‘conquista’ dell’Autonomia, che i partiti dell’Arco Costituzionale ‘macineranno’ nel corso degli anni successivi, tradendo lo Statuto siciliano all’insegna del più bieco ‘ascarismo’ (non tutti i politici siciliani si venderanno a Roma per il classico piatto di lenticche: Giuseppe Alessi 

– di certo il più importante e serio esponente della storia dell’Autonomia siciliana – si dimetterà da presidente quando, alla fine degli anni ‘50, la Corte Costituzionale, con una sentenza truffaldina, ‘assorbirà’ le competenze dell’Alta Corte per la Sicilia, che, però, non verrà mai abrogata con una legge costituzionale).

Ma se le anime ‘nobili’ del separatismo siciliano verranno travolte, anche grazie a un uso strumentale della strage di Portella, le altre ‘anime’ meno nobili rimarranno vive e vegete, anche se sotto mentite spoglie. Gli agrari dopo una breve ‘sosta’ tra i monarchici, passeranno, armi e bagagli, nella Dc. Lo stesso faranno i mafiosi che si erano intrufolati sotto le bandiere separatiste: in buona parte proveranno a farsi spazio nella Dc, ricattando e costringendo al silenzio quei dirigenti della stessa Democrazia cristiana, legati a don Luigi Sturzo e ad Alessi, che si opponevano, spesso anche con determinazione, all’arrivo dei mafiosi (uno di questi, Pasquale Almerico, verrà ammazzato: ma non sarà l’unico).

La parte ‘nera’ del separatismo siciliano continuerà invece ad operare in un’area indefinita, talvolta politica, qualche altra volta in ambienti ‘strani’. Personaggi che appariranno e scomparirano in occasioni di fatti oscuri della storia della nostra Repubblica.

 

                            Il ruolo di Antonino Varvaro
Lo stemperarsi di questi separatisti – non proprio idealisti – nel sistema dei partiti non coinvolgerà soltanto la Dc. Ne ritroveremo, per lunghi anni, tracce in altri schieramenti politici. Un personaggio che è stato poco studiato – e che invece meriterebbe un capitolo a sé, proprio per il ruolo che ha esercitato negli anni bui subito successivi al secondo dopoguerra – è l’avvocato Antonino Varvaro, separatista e poi, per lunghi anni, esponente del Pci siciliano. Varvaro fu anche deputato regionale del gruppo comunista. Ma, ripetiamo, come tanti altri personaggi che proiettano la sinistra siciliana in storie non esattamente cristalline, non abbiamo, ancora oggi, grandi testimonianze. Reticenza, insomma.

L’ultimo viaggio di Ilaria e Miran

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Un anno d’inchiesta “vecchio stile”, cercando conferme, incrociando fonti, analizzando migliaia di documenti. Un archivio di Gladio che si apre, con nuove esplosive piste su alcuni misteri d’Italia, ad iniziare dall’omicidio Alpi-Hrovatin. Il Fatto quotidiano ricostruisce oggi in esclusiva la presenza a Bosaso, in Somalia, di alcuni reparti “informali” della nostra intelligence il 14 marzo del 1994, quando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin stavano preparando l’ultima loro inchiesta. Un messaggio inedito partito dal comando carabinieri presso il Sios della Marina militare di La Spezia definiva i due giornalisti “presenze anomale”, ordinando un “possibile intervento”. I giornalisti Andrea Palladino e Luciano Scalettari hanno scoperto nuovi scenari sull’agguato costato la vita a Ilaria e Miran.

L’ultimo viaggio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia e quell’ombra di Gladio

Parole in codice, presenze anomale e ‘possibili interventi’: in alcuni messaggi inediti partiti dal comando carabinieri presso il Sios della Marina militare di La Spezia, nuovi scenari sull’agguato costato la vita alla reporter del Tg3 e al suo operatore, uccisi a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994

Un anno d’inchiesta “vecchio stile”, cercando conferme, incrociando fonti, analizzando migliaia di documenti. Un archivio di Gladio che si apre, con nuove esplosive piste su alcuni misteri d’Italia, ad iniziare dall’omicidio Alpi-Hrovatin. Il Fatto quotidiano ricostruisce oggi in esclusiva la presenza a Bosaso, in Somalia, di alcuni reparti “informali” della nostra intelligence il 14 marzo del 1994, quando Ilaria Alpi e Miran Hrovatin stavano preparando l’ultima loro inchiesta. Un messaggio inedito partito dal comando carabinieri presso il Sios della Marina militare di La Spezia definiva i due giornalisti “presenze anomale”, ordinando un “possibile intervento”.

Ilaria Alpi, l’ombra di Gladio


Sono le tre del pomeriggio a Bosaso, porto strategico del nord della Somalia. E’ un martedì di un mese di marzo che rimarrà scolpito nella storia italiana. E’ il 1994, anno indimenticabile. Il nostro esercito a Mogadiscio stava preparando la smobilitazione, lasciando al proprio destino il Paese che aveva dominato per anni. Prima come colonia, poi come protettorato, quindi come zona di influenza silenziosa, infine con l’Operazione Ibis, inserita nel più ampio intervento Onu “Restore Hope“, riportare la speranza. Mancavano pochi giorni alla fine di una guerra mascherata dall’etichetta dell’intervento umanitario, che per due anni ha accompagnato il periodo più oscuro del nostro Paese, stretto tra le stragi e le trattative sotterranee con il potere mafioso, con l’apparato politico ed economico messo sotto scacco dalle inchieste e dagli arresti. Solo quattro mesi prima di quel marzo del 1994 il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro aveva parlato di “un gioco al massacro”. Stragi, massacri, esecuzioni. Parole che hanno segnato gli anni oscuri della Repubblica, in un momento dove riappare l’ombra delle strutture riservate dei servizi, derivate – secondo alcuni documenti inediti – direttamente da Gladio.

Alle tre del pomeriggio del 15 marzo Ilaria Miran erano seduti in un albergo non distante dal porto, registrando una delle ultime interviste della loro vita, al Sultano di Bosaso. “Perché questo è un caso particolare”, aveva annotato la giovane reporter del Tg3 su uno dei pochi block notesarrivati in Italia dopo la sua morte a Mogadiscio. Nei pochi minuti rimasti di quella intervista Ilaria parla di navi, chiede di un battello rapito, incalza il sultano cercando di capire i legami tra i traffici somali e l’Italia. Che stava accadendo in quel luogo, sperduto ma strategico? E’ la domanda chiave che potrebbe spiegare l’agguato mortale del 20 marzo 1994, quando i due giornalisti furono uccisi nelle strade di Mogadiscio.

Diciotto anni dopo, forse il muro impenetrabile che ha impedito di capire cosa rappresentava la Somalia per l’Italia nel 1994 inizia a mostrare qualche piccola breccia. Un documento ineditoracconta una storia parallela, una trama che potrebbe incrociarsi con quel viaggio a Bosaso di Ilaria e Miran. E’ un messaggio dattiloscritto su un modulo militare, partito il 14 marzo del 1994 dal comando carabinieri del Sios di La Spezia, il servizio segreto della Marina militare sciolto nel 1997 e confluito prima nel Sismi e poi nell’Aise. Una comunicazione diretta a un maggiore in servizio a Balad, sei giorni prima dell’ammaina bandiera e dell’evacuazione delle nostre truppe: “Causa presenze  anomale in zona Bos/Lasko (Bosaso Las Korey, nda) ordinasi Jupiter rientro immediato base I Mog”. Presenze anomale, a Bosaso. Quel 14 marzo Ilaria AlpiMiran Hrovatin erano appena arrivati nella città al Nord della Somalia, zona dove i due giornalisti non potevano passare inosservati. E’ di loro che si sta parlando? Con ogni probabilità sì, è difficile formulare altre ipotesi.“Ordinasi spostamento tattico Condor zona operativa Bravo possibile intervento”, prosegue il messaggio. Che stava accadendo in quella città il giorno dell’arrivo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin? Chi è Jupiter? E chi è Condor? E poi, perché l’intelligence italiana ha sempre assicurato di non avere nulla a che fare con la città di Bosaso?

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DOCUMENTO: GLI ORDINI DEI SERVIZI A “JUPITER”

Il generale Carmine Fiore è stato l’ultimo alto ufficiale a guidare l’operazione Ibis in Somalia. Era lui al comando in quei giorni, quando i nostri reparti si preparavano a ritornare in Italia. Osserva a lungo il documento partito dal Sios. Legge e rilegge quegli ordini, intuendo chi potesse essere quel maggiore che riceve il messaggio, il cui nome è parzialmente coperto da un omissis. “Non ho mai visto questo ordine, nessuno me ne ha mai parlato”, spiega. E aggiunge: “Se questo documento è vero vuol dire che esisteva una struttura occulta, non nota al comando del contingente”. Un gruppo particolare, in grado di svolgere operazioni coperte.

I tanti militari e agenti del Sismi interpellati per capire meglio il senso del messaggio partito da La Spezia non hanno contestato l’autenticità. Qualcuno – chiedendo l’anonimato – si è chiuso dietro l’obbligo del segreto al solo sentir parlare di Somalia. Per tutti appariva chiaro un dato di contesto: quel linguaggio, quel tipo di comunicazione e le strutture coinvolte hanno un marchio di fabbrica ben noto, Gladio, o meglio SB, cioè Stay Behind, come ufficialmente veniva chiamata. Un’organizzazione che nel 1994 in teoria non esisteva più, ma che per un ex agente della Struttura SB (che chiede l’anonimato per ragioni di incolumità personale) ha continuato a operare, cambiando semplicemente nome.

Una storia che non sorprende Felice Casson, oggi senatore del Pd, che da magistrato ha condotto due importanti indagini sul traffico internazionale di armi e su Gladio: “Ricordo che a cavallo di quelle due inchieste mi venne a trovare Ilaria Alpi, voleva più informazioni – racconta – le avevo promesso che ci saremmo rivisti. Avevo conservato il suo biglietto”. Per l’ex magistrato il messaggio sulle “presenze anomale” è sicuramente un documento importante: “Non posso affermare o escludere l’autenticità, servirebbe una perizia, ma posso dire che è compatibile con la struttura Gladio”.

La Somalia di Jupiter
C’è un riscontro immediato e importante del messaggio partito dal comando carabinieri del Sios di La Spezia. Jupiter è l’alias di un italiano, un civile, Giuseppe Cammisa. Era il braccio destro diFrancesco Cardella, il guru della comunità Saman, morto lo scorso 7 agosto a Managua, dove si era rifugiato da diversi anni per sfuggire alla giustizia italiana. Cammisa era sicuramente in quella zona, come dimostrano alcuni documenti ritrovati nell’archivio milanese di Saman. C’è una fotocopia del suo passaporto, con il visto per Gibuti; c’è la prenotazione del viaggio aereo, con partenza da Milano il 5 marzo 1994; e c’è un documento molto importante, la lettera di accreditamento per il viaggio fino a Bosaso con un aereo Unosom, il comando Onu della missione Ibis/Restore Hope. Un volo fondamentale per la ricostruzione degli ultimi giorni del viaggio dei due reporter della Rai: quell’aereo, partito da Gibuti il 16 marzo, è lo stesso che avrebbe dovuto riportare a Mogadiscio Ilaria e Miran. I due giornalisti persero quell’opportunità, forse perché secondo fonti della nostra stessa intelligence presente in Somalia, minacciati e trattenuti per il tempo sufficiente a far perdere loro il volo. Un altro dato sicuro è il soprannome di Cammisa, il nomignolo che ancora oggi usa: Jupiter, Giove.

Anche il servizio interno, il Sisde, si era occupato della strana missione di Jupiter nella zona di Bosaso. Un appunto datato 12 marzo 1994, diretto alla “segreteria speciale” del ministero dell’Interno, descrive nei dettagli quanto stava avvenendo nei giorni che precedono l’arrivo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: “Come da espressa richiesta, si conferma nelle aree adiacenti il villaggio somalo di Las Quorey, un vasto perimetro recintato già in uso per la lavorazione di prodotti ittici e derivati e adoperato in precedenza dalla Stasi/DDR (il servizio segreto dell’allora Germania orientale, ndr) per operazioni militari non convenzionali nel territorio somalo. In detta area peraltro riutilizzata tutt’oggi da personale italiano è stata notata senza dubbio alcuno nei giorni scorsi la presenza di detto ‘Jupiter’ appartenente alla ben nota struttura della Gladio trapanese”. Jupiter, dunque, era noto come membro di Gladio anche per il Sisde, che – andando oltre i compiti istituzionali – monitorava quanto stava avvenendo in quei giorni attorno alla città di Bosaso.

IL DOCUMENTO DEL SISDE DEL 12 MARZO 1994

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Secondo la versione ufficiale di Saman, quella missione di Cammisa e del medico somalo Omar Herzi (che in quel periodo collaboarava all’organizzazione di Cardella) serviva a creare un ospedale a Las Korey (nome di un villaggio a cento chilometri da Bosaso, richiamato nel messaggio del 14 marzo). Così lo ricorda Francesco Cardella, intervistato via email pochi giorni prima della sua morte a Managua: “L’idea di base – discussa con il giornalista e profondo conoscitore della Somalia  (nonché caro amico mio) Pietro Petrucci – era di produrre una missione umanitaria nella zona dell’ex Somalia britannica. Con questo scopo andammo a Las Korey io, lo stesso Petrucci e il dottor Hersi”. Un primo viaggio realizzato alla fine del 1993. Prosegue il racconto: “Mandai Cammisa e Hersi prima a Dubai – dove avrebbero acquistato un fuoristrada ed altre attrezzature necessarie ad un primo intervento e dove avrebbero ricevuto medicinali inviati da Milano – e da lì – via Gibuti – nella zona di Las Korey”. Dunque la presenza di Cammisa, alias Jupiter, a Bosaso quella settimana prima dell’agguato di Mogadiscio è confermata da più fonti.

C’è di più. Uno degli attuali dirigenti di Saman, Gianni Di Malta, ricorda con precisione un episodio molto importante: “Quando Cammisa tornò dalla Somalia mi raccontò di aver incontrato Ilaria Alpi, in un albergo di Bosaso”. Parole che oggi Jupiter smentisce, assicurando di non aver mai incontrato la giornalista rimasta uccisa a Mogadiscio diciotto anni fa. Per poi aggiungere: “E poi, non so neanche cosa sia questa Gladio”.

Giuseppe Cammisa è uno dei pochi che oggi potrebbe spiegare quello che stava avvenendo a Bosaso in quei giorni, visto che quasi tutti i protagonisti di quella missione di Saman sono morti. Tutti meno uno, l’ex giornalista Pietro Petrucci, esperto fin dagli anni ’80 di questioni somale, che, secondo Francesco Cardella, fu uno degli ideatori del presunto progetto sanitario di Saman. Oggi vive in Francia, dopo aver lavorato per anni come esperto della commissione europea. Di quella vicenda, però, non vuole parlare. Ha evitato di citare il progetto Saman anche davanti a due commissioni parlamentari d’inchiesta, quella sulla cooperazione della fine degli anni ’90 e quella diretta da Carlo Taormina sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Per ben due volte confermò la sua presenza a Bosaso alla fine del 1993, senza però raccontare nulla, neanche un cenno, del progetto Saman. Nulla disse, poi, del viaggio di Cammisa/Jupiter e di Herzi – suo amico – nel marzo del 1994.

Lo stesso Sismi – in una nota del 10 novembre 1997, firmata dall’allora direttore del servizioGianfranco Battelli – non credeva alla versione ufficiale della missione umanitaria di Saman: “Nulla, invece, è noto circa il suo impegno nella costruzione di un ospedale o di altra struttura a Bosaso”. Un progetto sanitario avviato mentre era in corso un intervento massiccio del nostro esercito, sconosciuto alla nostra intelligence: qualcosa decisamente non torna. Una cosa è in ogni caso sicura: troppi omissis impediscono ancora oggi di ricostruire la verità sull’agguato del 20 marzo 1994, quando un commando uccise Ilaria e Miran, appena tornati da Bosaso.

Quello strano centro Scorpione a Trapani


C’è un secondo messaggio del Sios di La Spezia che cita Jupiter. E’ datato marzo 1989, diretto questa volta ad una struttura di Gladio, il Cas Scorpione di Trapani. Annuncia la visita di un onorevole – il nome non è chiaramente leggibile sulla copia consultata – e chiede la disponibilità di Jupiter e di Vicari, ovvero il nome in codice di Vincenzo Li Causi, l’agente del Sismi che all’epoca dirigeva il centro Scorpione. E’ un passaggio importante, visto che quella base di Gladio utilizzava il campo volo di Trapani Milo, pista dismessa distante appena quattro chilometri dalla comunitàSaman, dove Cammisa lavorava come uomo di fiducia di Francesco Cardella; la stessa pista dove di nascosto il giornalista e sociologo Mauro Rostagno, nell’estate del 1988 (una paio di mesi prima di essere assassinato), aveva filmato il caricamento di casse di armi dirette in Somalia su un aereo militare.

Vincenzo Li Causi non era un agente qualsiasi. Maresciallo dell’esercito, era stato addestrato per anni per compiere missioni difficili e riservate, dalla liberazione di Dozier fino a operazioni sotto copertura in Perù. Secondo alcuni fonti aveva conosciuto Ilaria Alpi durante un corso di lingua araba in una scuola di Tunisi. Un nome che riporta di nuovo alla Somalia, terra dove Li Causi verrà ucciso il 12 novembre 1993, quattro mesi prima dell’agguato di Mogadiscio, durante una missione a Balad. Ancora oggi su quella morte rimangono molti dubbi non risolti: un unico colpo lo raggiunse sotto il giubbotto antiproiettile, mentre rientrava verso la base degli incursori. Secondo l’ex appartenente a Stay Behind, Vincenzo Li Causi sarebbe stata la fonte di Ilaria Alpi, che ben sapeva cosa stava avvenendo a Bosaso.

Sul centro Scorpione si sono concentrate diverse inchieste, senza mai definire con chiarezza quale fosse il vero scopo di una base di Gladio in Sicilia. Secondo le deposizioni raccolte dai magistrati l’unico rapporto che sarebbe stato prodotto dagli agenti di Stay Behind tra il 1987 e il 1990 (periodo di funzionamento del gruppo di Trapani) avrebbe riguardato proprio la Saman. Era proprio così? Alcuni documenti provenienti dall’archivio Gladio parlano di operazioni legate al traffico di armi e di esercitazioni con esplosivo e mute di sommozzatori nel giugno del 1989. Ovvero nei giorni del fallito attentato dell’Addaura, che tanto inquietò Giovanni Falcone. Forse solo suggestioni, forse coincidenze, peraltro rimaste racchiuse nei cassetti dei servizi segreti italiani, negando alla magistratura la possibilità di analizzare tutte le piste possibili.

L’omicidio di Ilaria Alpi Miran Hrovatin potrebbe dunque nascondere qualcosa che va al di là di ogni ipotesi immaginata fino ad oggi, traffici che hanno visto il coinvolgimento di apparati dello Stato, coperti per diciotto anni, grazie a silenzi e depistaggi.

 

Mistral Air: le deportazioni di Poste Italiane

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Questa mattina un gruppo di solidali con le lotte dei reclusi del Cie ha dato vita a tre presidi-lampo di fronte ad altrettanti uffici postali di Porta Palazzo e della Barriera di Milano. Manifesti sulle vetrine, volantini e interventi al megafono per segnalare a clienti e impiegati che PosteItaliane, attraverso la loro controllata MistralAir, collaborano con le deportazioni dei senza-documenti. Una piccola contestazione, che però ha fatto andare in confusione gli impiegati di Porta Palazzo, che si sono barricati nell’ufficio lasciando fuori alcuni clienti e che hanno riaperto solo all’arrivo di una volante della polizia – rimasta poi di piantone fino all’orario di chiusura.

Eccovi qui sotto i volantini distribuiti. Se aveta anche voi qualcosa da dire a PosteItaliane a proposito della loro partecipazione alla macchina delle espulsioni potete scaricarli in alta definizione da qui,

 

mistralair_a5mistralair_a4Fonte Macerie   e storie da Torino