LA CARTA UFFICIALE DEI GILET GIALLI

LA CARTA UFFICIALE DEI GILET GIALLI

Di seguito la traduzione della “Carta ufficiale dei gilet gialli” pubblicata pochi giorni fa dall’omonima pagina FB (linkata in calce al post).

Rispetto all’elenco circolato precedentemente, con cui ha quasi tutto in comune, salta agli occhi la richiesta esplicita di uscita dall’Unione Europea e dall’euro e quella di interrompere immediatamente le politiche colonialiste francesi in Africa, tra cui il franco CFA.

Ecco la traduzione dei 25 punti (riportata anche nell’immagine):

I – ECONOMIA/LAVORO

1 – STATI GENERALI della fiscalità. Inserire nella Costituzione l’impossibilità per lo Stato di prelevare oltre il 25% della ricchezza dei cittadini.
2 – AUMENTO immediato del 40% dello SMIC (il salario minimo), delle pensioni e dei sussidi sociali.
3 – ASSUNZIONI DI MASSA di funzionari per garantire la qualità dei servizi pubblici come prima della RGPP (revisione generale delle politiche pubbliche): stazioni, ospedali, scuole, poste, ecc.
4 – CASE: piano di costruzione di 5 milioni di HLM (alloggi ad affitto controllato) per ridurre il canone, le imposte e rivitalizzare l’economia con nuove assunzioni. Punire i sindaci e i prefetti che lasciano dormire all’addiaccio i senza tetto.
5 – BANCHE: ridimensionarle per tutelarci dalle crisi, spezzare i monopoli, separare le banche d’affari da quelle commerciali e vietare i salvataggi pubblici delle banche.
6 – CANCELLARE IL DEBITO: non ha nessuna ragione di essere, è già stato ripagato più volte.

II POLITICA

7 – COSTITUENTE: riscrivere una Costituzione del popolo e per gli interessi del popolo sovrano. Istituzione di referendum di iniziativa popolare.
8 – DIVIETO DELLE LOBBY e di altri gruppi di influenza. Esclusione permanente dalla vita politica di chiunque abbia una fedina penale sporca, porre fine al cumulo dei mandati.
9 – FREXIT: uscita dall’Unione Europea per ricuperare la sovranità politica monetaria ed economica (nel rispetto del referendum del 2005), riguadagnare il diritto di battere moneta ricusando l’articolo 123 del trattato di Lisbona (50 miliardi di euro di economia l’anno).
10 – EVASIONE FISCALE: ricuperare gli 80 miliardi di euro abbandonati dallo Stato ogni anno al CAC 40 (borsa).
11 – CESSAZIONE IMMEDIATA DELLE PRIVATIZZAZIONI e ricupero dei beni pubblici: autostrade, aeroporti, parcheggi, ferrovie, ecc.
12 – AUTOVELOX E MULTE: ritiro degli autovelox e delle videocamere per le multe che sono solo delle tasse travestite.
13 – ISTRUZIONE: escludere qualsiasi ideologia dal ministero ed escludere le tecniche educative distruttive (metodo globale).
14 – GIUSTIZIA: quadruplicarne il bilancio e limitare per legge la durata dei procedimenti. Semplificare e rendere totalmente gratuita e accessibile a tutti la giustizia.
15 – MEDIA: rompere i monopoli e i clientelismi politici. Rendere i media accessibili ai cittadini e garantire la pluralità di opinione. Porre fine alla propaganda degli editori. Ritirare le sovvenzioni pubbliche dai media (2 miliardi l’anno) così come le esenzioni fiscali dei giornalisti.
16 – GARANTIRE LA LIBERTÀ dei cittadini e inserire in Costituzione il divieto di ingerenza dello Stato nell’insegnamento, nell’educazione, nella salute, nella famiglia.

III SALUTE/ECOLOGIA

17 – OBSOLESCENZA PROGRAMMATA: allungare le garanzie dei costruttori ad almeno 10 anni garantendo l’offerta di pezzi di ricambio.
18 – PLASTICA: vietare quanto prima la commercializzazione di bottiglie di plastica, bicchieri e altri imballaggi inquinanti.
19 – CASE FARMACEUTICHE: ridurne l’influenza, stati generali della salute e degli ospedali.
20 – AGRICOLTURA: divieto di OGM, dei pesticidi cancerogeni, degli interferenti endocrini e delle monoculture.
21 – REINDUSTRIALIZZAZIONE della Francia per ridurre importazioni e inquinamento.

IV GEOPOLITICA

22 – NATO: uscita immediata dal Patto Atlantico e divieto per l’esercito francese di partecipare a qualsiasi guerra di aggressione.
23 – FRANCIAFRICA: cessare il saccheggio e le ingerenze politiche e militari. Restituire i soldi dei dittatori e i beni depredati ai loro popoli. Rimpatriare immediatamente tutti i soldati francesi. Porre fine al sistema del franco CFA che mantiene l’Africa nella povertà. Stringere rapporti paritetici con gli Stati africani.
24 – IMMIGRAZIONE: impedire i flussi migratori impossibili da accogliere e da integrare alla luce della crisi di civilizzazione che stiamo vivendo.
25 – POLITICA ESTERA: rispetto scrupoloso del diritto internazionale e degli impegni presi:
testo e lavoro di Gilberto Trombetta

fonte: https://goo.gl/7aRgdd

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“Articoli 18” e battaglie tra fazioni borghesi

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Il lavoro salariato è stato nel tempo ingabbiato da vincoli contrattuali e legali. Ma il rapporto fra salariato e capitalista mal sopporta di sottostare a regole fisse. La forza-lavoro è una merce: in un mercato mutevole, essa dev’essere liberamente disponibile. Il capitalista ha il diritto di utilizzarla come vuole dopo averla comprata, è sua. D’altra parte anche il lavoratore ha il diritto di venderla sul mercato alle condizioni che preferisce: finché non l’ha ancora venduta è sua. E non la vende una volta per tutte come lo schiavo, la vende giorno per giorno, poco per volta. Lo Stato fa da mediatore, ma è uno strumento in mano alla classe dominante. Per questo, da sempre, i comunisti dicono che fra due diritti contrapposti può decidere soltanto la forza.

La tradizione sindacale comunista è sempre stata estranea ai contratti a scadenza fissa, alle troppe leggi per i “diritti” dei lavoratori, ai meccanismi automatici di contrattazione, ai protocolli d’intesa per il rilancio dell’economia ecc. ecc. I comunisti hanno rivendicato una legislazione specifica solo in alcuni casi come per la durata della giornata lavorativa o per il salario minimo garantito a occupati e disoccupati. L’esistenza di troppi vincoli obbliga ad un rigido rispetto del contratto e alla fine i capitalisti con il loro Stato hanno sempre il coltello dalla parte del manico. La lotta proletaria non deve mai essere né regolamentata né preannunciata.

E’ ovvio che da parte borghese si tenti più che mai di evitarla del tutto: le potenzialità di lotta del proletariato moderno sono troppo grandi per essere lasciate senza controllo. Ecco perché si tenta di instaurare una contrattazione perenne in margine ad automatismi prestabiliti per legge… salvo denunciarli quando non fanno più comodo. Fin dai tempi del sindacalismo corporativo fascista la borghesia vuole ingabbiare la lotta di classe con leggi e vincoli, incanalare nella “legalità” tutto il movimento sindacale e farne un dipartimento del ministero del lavoro.

I sindacati si sono adattati a questa esigenza e ormai non hanno più una vitalità propria; sono come vogliono essere: una forza di governo sociale. Hanno un atteggiamento “difesista”, rattoppatore di falle, piagnucoloso. Invece di prendere l’iniziativa corrono dietro a temi imposti dall’avversario. Sono stati a volte persino servili, come nel caso del Protocollo a sostegno della produzione del ’93. Questo sindacalismo avvocatesco, presto copiato anche da frange minori che si credono estremiste, ha frenato la capacità di attacco del proletariato. Lo ha ridotto a lottare esclusivamente in risposta a chi non rispetta le regole, lamentando un eterno “attacco padronale”.

Il sindacalismo corporativo e le politiche del welfare sono nati contemporaneamente. Essi dichiarano apertamente di essere uno strumento per prevenire moti rivoluzionari. Per questo, proprio perché l’inquadramento organizzativo proletario a livello economico è estremamente importante riguardo a ogni sviluppo della lotta di classe, diventa necessaria l’autonomia sindacale. Ma come la si conquista? Se il sindacalismo odierno è integrato nello Stato e per di più questo fenomeno è ormai storico, cioè irreversibile, come si potrà mai rovesciare la situazione?

Evidentemente non è un problema di sindacato, intendendo con questo termine le organizzazioni che conosciamo. Sotto una pressione autentica e indipendente di masse proletarie decise a raggiungere un risultato, nessun sindacato potrebbe resistere: la storia c’insegna che, se entra con esse in conflitto, o è distrutto o è stravolto e costretto a far sue le istanze di base. La chiave del problema è dunque in ciò che fanno la classe e la sua direzione. E’ assurdo assecondare la proliferazione delle istanze sindacali, fotocopie in piccolo di quelle ufficiali, in una mostruosa solidarietà corporativa che in realtà non esce dai limiti istituzionali. Più tragico ancora è l’utilizzo congiunto della forza proletaria per la lotta partigiana contro il Berlusconi di turno a favore di altri borghesi.

Che senso avrebbe la difesa impotente di articoli 18, di contratti pluriennali, di scartoffie su diritti virtuali, di protocolli che legano mani e piedi ai proletari, se essi fossero ben organizzati in un grande movimento e la smettessero di seguire i piagnucolii insopportabili di capi corrotti dall’ideologia del Capitale? Se si ponessero con forza in posizione d’attacco per loro obiettivi indipendenti sotto la direzione di un programma di classe?

“n+1”, rivista sul movimento reale che abolisce lo stato di cose presente

[tratto da www.quinterna.org]

Passo dopo passo…

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La giunta regionale siciliana di Crocetta ha approvato questa estate la legge sul diritto allo studio. “La Sicilia ha finalmente la possibilità di tutelare e valorizzare il diritto allo studio, ai saperi e alle conoscenze di tutti i ragazzi della nostra terra” hanno proclamato ai primi di agosto il presidente della Regione e l’assessore all’Istruzione e alla formazione professionale, Nelli Scilabra.

UNA SVOLTA STORICA”, “UN CAMBIO DI PASSO IMPORTANTE E STRAORDINARIO” a proposito di passi alla renziana maniera ” che finalmente consente alla Sicilia di non essere più l’unica regione d’Italia a non possedere una legge sul diritto allo studio. Gli alunni di tutte le età, dai più piccoli ai ragazzi delle scuole superiori finalmente avranno una legge che salvaguarderà i loro diritti…La Sicilia deve lasciarsi alle spalle il record nazionale del 25.8% di giovani che abbandonano prematuramente gli studi e ha il dovere di tutelare tutti i giovani che intendono studiare pur non avendo, in molti casi, i mezzi per poterlo fare…”

Ma che belle parole scritte sulla carta!, perchè questo è il punto che RIMANGONO APPUNTO SULLA CARTA!

IL DIRITTO ALLO STUDIO, di cui Crocetta e la sua intoccabile Scilabra si riempiono tanto la bocca, anche quest’anno, alle porte dell’apertura dell’anno scolastico, rischia di essere un DIRITTO A META’ di cui in Sicilia potrà beneficiare, sin dall’inizio in cui suoneranno le campanelle nelle scuole, solo una fetta di studenti mentre un’altra fetta rischia ancora una volta di rimanere illegittimamamente al palo!

Stiamo parlando, purtroppo, ANCORA UNA VOLTA! DEGLI STUDENTI DISABILI, 1200 nelle scuole superiori solo nella provincia o per meglio dire ex provincia di Palermo per non parlare delle altre province siciliane, la cui frequenza a scuola è strettamente legata alla ripartenza dei servizi di assistenza igienico-personale, del trasporto, e dell’ assistenza alla comunicazione.

Servizi di assistenza ESSENZIALI COME LI DEFINISCE TUTTA LA LEGGE VIGENTE, A PARTIRE DALLA COSTITUZIONE, … essenziali per tutelare il diritto allo studio e all’integrazione scolastica dei ragazzi disabili, per i quali a tutt’oggi LE ISTITUZIONI CON IN PRIMIS LA REGIONE DI CROCETTA/SCILABRA cosi’ “solleciti” SOLO A PAROLE! NON HANNO FATTO NULLA DI SERIAMENTE CONCRETO CIRCA LO STANZIAMENTO DELLE RISORSE NECESSARIE PER L’ANNO SCOLASTICO, mentre nel palazzo della ex Provincia si latita in attesa di “UN MIRACOLO”!

E in questo non vediamo nessuna differenza tra governo locale e governo nazionale! Mentre in questi giorni la notizia della “BUONA SCUOLA” del governo RENZI/GIANNINI impazza su tutti i mass media con l’annuncio di una nuova “rivoluzione” che si vuole mettere in campo scolastico denunciamo con forza “SAREBBE QUESTA LA VOSTRA BUONA SCUOLA??? QUELLA IN CUI ANCORA UNA VOLTA SI CONFERMA CHE IN QUESTA SOCIETA’ CAPITALISTA LE DISUGUAGLIANZE E LE DISCRIMINAZIONI SONO UNA NORMA E CHE DIRITTI BASILARI PER LA NOSTRA CONDIZIONE DI VITA, DIRITTO ALLO STUDIO, AL LAVORO… VENGONO SISTEMATICAMENTE ATTACCATI, MENTRE I VOSTRI “DIRITTI” ALLE POLTRONE DEL POTERE, AGLI STIPENDI D’ORO, ALLE RUBERIE, AL MALAFFARE SAREBBERO INTOCCABILI ???

MA LA SOLA DENUNCIA NON BASTA!

NECESSARIA E’SOPRATTUTTO LA LOTTA per resistere agli attacchi e difendere diritti che sono a base

dell’esistenza e della dignità di vita, E PER QUESTO GIA’ DA DOMANI RISCENDEREMO IN CAMPO,

ma con la consapevolezza che la lotta contro il sistema che produce tutto questo è e deve essere ben più ampia.

Precari Coop Sociali – Assistenti igienico-personale agli studenti disabili organizzati nello Slai cobas per il sindacato di classe Palermo

3277660110 – 3408429376

Comunicato Banda Bassotti

Italian Version:

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COMUNICATO DELLA BANDA BASSOTTI

Ci rivolgiamo alla nostra grande Famiglia, a tutti i Banditi senza Tempo, agli Antifascisti, alla Classe Operaia, ai lavoratori, ai disoccupati e agli sfruttati. Dovunque essi siano.
Da molti mesi assistiamo ad una politica del silenzio. In tutta europa non trapelano notizie di quello che il governo nazista di Kiev sta facendo nel Donbass ed in tutta l’Ukraina. La stampa italiana ed europea e’ completamente asservita all’Unione Europea ed alla politica degli Stati Uniti d’America. Nessuna notizia riguardante i bombardamenti sui civili, le persecuzioni di Russi, di comunisti e di chiunque possa sembrare un Partigiano delle milizie Popolari; nessun cenno al fatto che l’”europea” Ukraina sia il più grande laboratorio per il neonazismo internazionale.
Stanchi di questo, in completo accordo con le Milizie Popolari della Novarossija stiamo organizzando una carovana antifascista con raccolta di fondi, portando nelle terre del Donbass la nostra solidarietà antifascista e un concerto. Come già abbiamo fatto in Nicaragua nel 1984, in Salvador nel 1994, in Palestina nel 2004 siamo pronti per questo viaggio. Dal 26 al 30 settembre 2014 saremo nelle terre che resistono all’attacco dei nazisti, visiteremo Novarossija. Il nostro programma prevede un concerto a Rostov on Don, la città che ospita un immenso campo profughi e un concerto in Novarossija. Non possiamo dire dove, impossibile visti i bombardamenti, ma faremo il possibile. A tutti gli antifascisti chiediamo un aiuto economico per il viaggio e per portare materiale alle popolazioni del Donbass. Sappiamo di contare su una grande Famiglia.
Come già in Spagna nel 1936 dove migliaia di Internazionalisti hanno combattuto a fianco della Repubblica di Spagna: NO PASARAN

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English Version: (VIDEO)

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BANDA BASSOTTI STATEMENT

We are addressing this speech to our big Family, to all the timeless Banditos, to the antifascists, to the working class, to all the workers in the world, to the unemployed and to the exploited.
Wherever they are.
In the last few months we have been witnessing a Policy of Silent.
Everywhere in Europe you won’t hear any information about what the fascist government in Kiev is doing in Donbass and in Ukraine. Italian and European press are totally subdued by European Union and United States.
No news on bombing civilians, on persecution of Russians, communists and anybody who appears to be a partisan of the popular Militia; not a word on the fact that the “European” Ukraine is the biggest Workshop of International neo-nazism.
We are tired of all that and, with Novarossjian popular Militia, we are organising a fund rising antifascist Expedition.
We will bringing our antifascist solidarity to Donbass territory with a concert.
As previously done in 1984 in Nicaragua, in 1994 in Salvador, in 2004 in Palestine we are now ready for another journey.
From 26th until 30th September 2014 we will be in that lands who are resisting Nazis attacks. We will visit Novarossija. Our programme is to set up a concert in Rostov on Don, the city who shelters a huge refugee camp, and one in Novarosija. We still don’t know where this will take place due to the bombings, but we will do our best. We are asking all antifascist an economic support to sustain travel expenses and to bring supplies to the Donbass population.
We know we can count on the support of our big Family.
As it happened in Spain in 1936 where thousands of Internationalists fought side by side with the Republic of Spain: NO PASARAN!

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Spanish Version: (VIDEO)

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COMUNICADO DE BANDA BASSOTTI

Este comunicado va dirigido a nuestra gran Familia, a todos los “Banditi senza Tempo”, a los Antifascistas, a la Clase Obrera, a los trabajadores, a los parados y a los explotados de donde quieran que sean.
Hace mucho tiempo que asistimos a una politica de silencio. En ninguna parte de Europa se esta informando sobre lo que el gobierno nazista de Kiev esta llevando a cabo en Donbass y en toda Ukrania. La prensa italiana y europea está completamente al servicio de la Unión Europea y de la politica de los EEUU. Ninguna noticia sobre los bombardeos sobre la poblacion civil, ni sobre la persecucion de rusos, de comunistas ni de cualquiera que pueda parecerse a un Partisano de la milicia Popular; ningun comentario sobre el hecho de que la Ukrania “europea” se haya convertido en el mayor laboratorio para el neonazismo internacional.
Cansados de todo esto y de acuerdo con las Milicias Populares de la Novarossija, estamos organizando una caravana antifascista con la recogida de fondos para llevar a las tierras de Donbass nuestra solidaridad antifascista en forma de concierto.
Como ya lo hicieramos en Nicaragua en 1984, en el Salvador en 1994, en Palestina en 2004, estamos preparados para este nuevo destino. Del 26 al 30 del proximo septiembre estaremos en las tierras que resisten el ataque nazista visitando Novarossija. En nuestro programa esta previstos un concierto en Rostov on Don, ciudad que acoge un inmenso campo de refugiados, y un concierto en Novarossija. No podemos concretar aun dónde será, debido a los continuos bombardeos, pero haremos lo posible. Solicitamos a todos los atifascistas una donacion economica para el desplazamiento y en envio de material a la poblacion de Donbass. Sabemos que contamos con una gran Familia.
Como ya sucediera en Espana en 1936 donde millares de internacionalistas estubieron combatiendo junto al bando repubblicano NO PASARAN!

Euskera Version:

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BASSOTTI BANDAREN MEZUA

Denbora gehiegi daramagu isiltasun politika batean murgilduta. Europako toki oro isiltasuna da nagusi, Kiev-eko gobernu nazistak Donbass eta Ukrania osoan daraman politika ezkutatuz. Italia eta Europa osoko prentsa guztia Europear Batasun eta Estatu Batuen politikaren serbitzari ditugu. Inolako berririk populazio zibilaren aurka gauzatutako bonbardaketei buruz, errusiarren kontrako zapalkuntzei buruz edo eta Herri Miliziaren Partisano antza duen edozeinen aurka egindakoei buruz. Hitz bakar bat ere ez nazioarteko Neonazismoaren mintegi bihurtzen ari de “europer” Ukraniari buruz.
Honetaz ahiturik eta Novarossijako Herri Gudaritzarekin bat eginaz, karabana antifaxista bat eratzen ari gara. Jasotako dirulaguntza Donbasseko lurraldeetara eraman nahi dugu gure helkartasun antifaxista kontzertu moduan adieraziaz.
1984ean Nikaraguan, 1994ean El Salbadorren eta 2004en Palestinan bezala, prest gaude halabehar honi aurre egiteko. Datorren Iraileko 26a-30a bitartean eraso faxistari aurre egiten ari den Novarossija lurretan izango gara. Gure egitarauan, bi ekitaldi: lehena, errefuxiatuen landa erraldoi bihurtu den Rostov on Don hirian emango den kontzertua; bigarrena,Narossijan izango dena. Oraingoz tokiak zehazteke daude, etengabeko bonbardaketek eragotzita.
Antifaxista guztiei diru laguntza ezkertuko genieke desplazamendu eta Donbass-eko bizilagunei eramango materialen kostuari aurre eginteko.
Jakin, badakigu zein zabala den inguruan dugun Familia.
1936ean Espainian gertatu bezala, non milaka internazionalistek Errepublikaren alde burrukatu ziren, EZ DUTE AURRE EGINGO!

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Russian Version: (VIDEO)

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Обращение музыкальной группы “Banda Bassotti”.

Мы обращаемся к нашей большой Семье, к нашим Коллегам, к рабочиму классу, к трудящимся, к безработным и к эксплуатируему классу. Везде, где они есть.
Уже много месяцев как мы наблюдаем политику молчания. По всей Европе не просачиваются новости о том, что делает нацистское правительство Киева в Донбассе и во всей Украине. Итальянская и европейская пресса полностью подвластны Европейскому Союзу и политике Соединенных Штатов Америки. Вомбёжки мирных жителей, преследованиe русских, коммунистов и любого, кто может показаться сторонником Народного ополчения…
Уставшие от всего этого и, в полном согласии с Народным Ополчением Новороссии, мы организуем Антифашистский Караван со сбором средств, неся на земли Донбасса нашу антифашистскую солидарность и благотворительный концерт. Как уже мы сделали это в Никарагуа в 1984 году, в Сальвадоре в 1994 году и в Палестине в 2004 году, мы готовы к этой поездке. С 26 по 30 сентября 2014 года мы будем на землях, которые сопротивляются атаке фашистов, посетим Новороссию. Наша программа включает в себя концерт в Ростове на Дону, в городе, который является домом для огромного лагеря беженцев и концерт в Новороссии. Мы не можем сказать где, это, с учетом бомбардировки невозможно, но мы сделаем всё возможное для его реализации. Просим всех антифашистов поддержать экономически нашу поездку и для передачи необходимого материалa людям Донбасса. Мы знаем, что можем рассчитывать на большую Семью.
Как и в Испании в 1936 году, где тысячи интернационалистов, воевавали вместе в поддержку Испанской Респуплики: NO PASARAN!!

Per Info:
Facebook: https://www.facebook.com/bandabassottiband
Twitter: https://www.twitter.com/banda_bassotti
Email: bassottixdonbass@gmail.com

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Per non dimenti Carlo

 

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La ricostruzione, le immagini, i filmati e le controinchieste che smentiscono completamente le conclusioni di PM e GIP sui fatti di Piazza Alimonda

Il 5 maggio la gip Elena Daloiso ha deciso: archiviazione per Mario Placanica, il carabiniere accusato dell’omicidio di Carlo Giuliani. E non solo in nome della “legittima difesa”, come aveva chiesto il pm Silvio Franz: Daloiso va oltre e assolve Placanica in virtu’ dell’articolo 53 del codice penale, quello che prevede “l’uso legittimo delle armi”. Un precedente pericoloso: a sentire la Procura di Genova, un agente che ti spara addosso in fondo fa solo il suo dovere. Un precedente gia’ visto molte volte nel nostro paese, ma non per questo meno disgustoso.
La decisione del gip (giudice per le indagini preliminari) Daloiso significa che non ci sara’ un processo per i fatti di piazza Alimonda. I termini dell’assoluzione di Placanica sono agghiaccianti: Daloiso assume in toto i risultati delle perizie, “sulla correttezza delle cui metodologie non vi e’ in atto alcun elemento per dubitare”. Ma Daloiso ha mai fatto due ricerche sulla storia di questi periti?
La gip accoglie la tesi del calcinaccio assassino ed assume per provato che “Placanica ha sparato verso l’alto”. Ma e’ stato davvero il carabiniere di leva a sparare a Carlo Giuliani? Daloiso proscioglie anche Filippo Cavataio, che per due volte ha investito con il defender Carlo Giuliani: in fondo, scrive la gip, gli avrebbe inferto solo “lesioni lievi”. La prova? Un’autopsia che lo stesso pubblico ministero aveva definito “superficiale”.
E’ semplice e imbarazzante la verita’ su piazza Alimonda come la racconta la Procura di Genova: neanche un dubbio, a fronte di mille ombre e contraddizioni emerse dall’inchiesta.
E Placanica? “Sara’ un ottimo carabiniere”, si rallegra il suo avvocato; d’altronde, nonostante le menzogne e le reticenze di fronte al Parlamento e alla Procura, nessuno degli alti ufficiali coinvolti ha perso il posto. Anzi, sono stati cosi’ bravi a Genova che li mandano in Iraq.
L’archiviazione di Placanica non chiude solo l’inchiesta sull’omicidio Giuliani, ma cerca di cancellare le responsabilita’ di chi ha gestito l’ordine pubblico in piazza Alimonda  e dai palazzi del potere. Con il rischio molto concreto che questa sentenza diventi la pietra di paragone per gli altri procedimenti su Genova. Ma non sarà un atto giudiziario indecente a chiudere questo capitolo: Genova non si chiude qui e il lavoro di controinchiesta va avanti. Vogliamo la verita’ e non avremo pace fino a quel momento. Non avrete pace, senza giustizia.

Inchiesta di (((i))) indymedia italia che ricordiamo aveva allestito nella scuola Pascoli il media center che venne distrutto con sequestro di computer e hard disk, segui’ nell’edificio di fronte la mattanza della Diaz.

Parte 1)

Parte 2)

Parte 3)

DOMENICA 20 LUGLIO 2014 dalle ore 14.30 Piazza Alimonda

PER NON DIMENTICARLO

MUSICA E INTERVENTI DAL PALCO CON:

Luca Lanzi, Alessio Lega, Marco Rovelli con Jovica Jovic, Renato Franchi e l’Orchestrina del suonatore Jones, Malasuerte FI SUD, LRB Liberdade, Kaosforcause, Pierugo&Marika

Organizza: Comitato Piazza Carlo Giulianiwww.piazzacarlogiuliani.org

Sera: cena presso il Centro Sociale Pinelli, via Fossato Cicala
Prenotazioni: pernondimenticarlogenova@yahoo.it

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“Panebianco cuorenero”…

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Questa mattina alle 13.30 siamo tornati davanti alla porta dell’ufficio del barone Angelo Panebianco nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna per constatare l’ennesimo sperpero di denaro pubblico: i nostri soldi sono stati spesi nel ripulirla dalla vernice rossa generosamente versata in gennaio, quando la potente testa d’uovo del Corriere della Sera invocava una selezione razziale dei lavoratori migranti. Oggi abbiamo murato con cemento, malta e filo spinato quella porta dietro a cui si nasconde il ben pagato servitore dei signori della crisi e della guerra. È un muro che simboleggia quello costruito in Palestina e alle porte dell’Europa, i tanti muri che seminano morte per proteggere i ricchi dai poveri. Un muro che dice basta al razzismo e agli scienziati del massacro sociale.

L’ennesima occasione il barone nero l’ha offerta con il solito editoriale pubblicato domenica sul Corriere, in cui dà degli amichevoli consigli a Renzi, suo socio di affari nelle politiche neoliberali e di austerity: devi fare ancora uno sforzo per diventare un nuovo Blair o una nuova Thatcher, devi calpestare ancora di più diritti e qualità della vita, devi armarti e partire alla guerra. Da un lato, Renzi deve abbassare la pressione fiscale, ma per Panebianco significa una cosa sola: con ancora più decisione, togliere ai poveri per dare ai ricchi. Quello che il barone nero non dice, infatti, è che oggi la fiscalità è uno strumento di concentrazione di ricchezza e rendita nelle mani di pochi, di ulteriore prelievo forzoso dello scarno reddito dei settori sociali più duramente colpiti dalla crisi. Per noi le tasse che vanno combattute sono quelle che strangolano i ceti medi impoveriti, i lavoratori autonomi precarizzati, chi cerca di sfangarsi da vivere con una qualsiasi attività e non riesce ad arrivare alla fine del mese. Combattere le tasse per riappropriarsi del reddito, non per finanziare imprese, speculatori e grandi opere come vorrebbero Panebianco e soci.

Blitz Panebianco (foto Hobo)Dall’altro, il barone nero consiglia caldamente Renzi di affogare gli immigrati nel Mediterraneo, molto di più di quello che già con impegno l’attuale governo – al pari di quelli precedenti – sta facendo. Tutto ciò nel nome della nazione e della razza, ovvero della casta dei potenti. Contro il fantasma dei califfati che bussano alle porte dell’Europa, il barone nero invoca la guerra santa contro gli immigrati, semina islamofobia e predica una nuova crociata neoliberista. Scrive questo, non a caso, nei giorni in cui ancora una volta lo Stato di Israele – di cui il barone nero è notoriamente un acceso tifoso – sta portando avanti il genocidio della popolazione palestinese. Come tutti gli avvoltoi, i Panebianco si alimentano di cadaveri.

Per questo oggi portavamo sui nostri volti le kefiah, divenute simbolo della resistenza palestinese, bandiera della lotta contro l’oppressione. A “incendiare i territori europei” non sono le guerre più o meno sante, ma la povertà e il rifiuto di voler continuare a pagare i costi della crisi creata dai padroni di Panebianco. Quello di cui devono iniziare ad aver paura è l’intifada dei precari, dei disoccupati, dei lavoratori impoveriti. A “tracciare una linea di confine tra ‘noi’ e ‘loro’” ci abbiamo pensato noi: tra noi che paghiamo la crisi e loro che l’hanno creata.

Immaginiamo già il coro che da destra a sinistra si leverà, come in occasione del precedente escrache: grave attacco alla libertà di espressione. Ebbene sì, noi non riconosciamo libertà di espressione a chi ogni giorno calpesta e invita a cancellare – dalle ben remunerate cattedre dell’università e dalle pagine dei giornali dei potenti – la libertà di milioni di persone. L’unica libertà che riconosciamo ai baroni alla Panebianco è di tacere. L’impunità per loro è finita: l’invasione che tanto teme non arriva da improbabili califfati, ma è quella di student@ e precar@ che entrano dalla porta senza chiedere permesso e gli chiedono conto della sua prepotente arroganza.

Hobo – Laboratorio dei saperi comuni

Piombino: come l’acciaio resiste la città

piombino Fer­mare l’altoforno è un atto cri­mi­nale. Testo chiaro e sin­te­tico, quello dei volan­tini che a cen­ti­naia pas­sano di mano, durante il blocco pome­ri­diano dell’unica strada di accesso alla città. A distri­buirlo ai pas­santi e alle auto ferme in coda, com­presi i vacan­zieri che devono imbar­carsi per l’Elba, sono gli ope­rai delle Accia­ie­rie.

Dopo il funerale che Grillo ha celebrato alcuni giorni fa, tra i fischi e le contestazioni degli operai della Lucchini, addirittura ad una manifestante che esprimeva dissenso sulla presenza propragandista del leader genovese, i penstallati – noti per la loro democrazia –  strappano il cartellone… Ma il comizio continua e  come sempre il comico carica di populismo e insulti il suo show, dalla peste rossa che li ha inebetiti per anni, arriva a sostenere che avere un lavoro dignitoso è un ricatto imposto dalla politica, per chiudere con la proposta rivoluzionaria del suo movimento, ovvero dare a tutti un reddito di cittadinanza di  circa 800 euro, peccato non dica dove troverebbe i miliardi di euro per farlo (visto che il governo attuale stenta a trovare 80 euro al mese per una parte molto inferiore di lavoratori).

Succede pero’ che i metalmeccanici di Piombino hanno una dignità e ci piace pensare che sia un rilancio della coscienza di classe, un messaggio forte e chiaro per i politicanti: vogliamo avere un lavoro e non un sussidio, vogliamo uno stipendio pieno e non le briciole, vogliamo continuare a produrre quell’acciaio che è l’unico nel paese per fare rotaie. Come puo’ un paese schiacciato dall’ennesima crisi del modo di produzione capitalista, da un capitalismo senza capitali che ha sempre instascato utili e socializzato le perdite, continuare a chiudere i nodi strategici  dell’industria? Ovviamente si ragiona sempre e solo nei termini dettati dalle leggi del mercato, del valore e profitto come totem invalicabili, dal possesso padronale dei mezzi di produzione, tutto deve girare attorno a delle regole che sono scientificamente la causa del problema, ma provare a percorrere vie alternative  allo sfruttamento è impensabile, improponibile, forse non la ricordano neanche gli operai questa via.

Cosa potrebbe fare uno stato davanti all’ennesimo fallimento  di un’azienda di queste proporzioni ? Continuare ad aiutare chi l’ha portata in quella condizioni? Chiuderla come è successo con molte altre ? Continuare ad erogare ammortizzatori sociali come la cassa integrazione?  Se invece provasse invertendo la tendenza a dichiarare il fallimento dei responsabili, con una “statalizzazione” dei mezzi di produzione, per consegnarli  nelle mani dei lavoratori, con un sistema non fondato sul saggio di profitto, sull’accumulazione di capitale, ma con una redistribuzioni degli utili in investimenti per innovazione,ricerca e nuovi posti di lavoro?

Ovviamente allo stato attuale questa ultima considerazione di dare l’opportunità ai lavoratori di gestirsi la propria azienda è un sogno difficilmente realizzabile in una società che misura tutto con denaro, potere, spettacolo,immagine, ma noi pensando alla resistenza degli operai metalmeccanici di Piombino, vogliamo crederci e  continuare a pensare un altro mondo possibile

akaGb

La lotta di classe non si arresta! Liberi tutti!

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Partiamo dalla fine, dalla risposta collettiva e di piazza. Ieri oltre 5mila persone hanno sfilato nel centro di Roma per ribadire la vicinanza e la solidarietà ai 17 compagni sottoposti, con diversa intensità, a misure restrittive delle proprie libertà per i fatti dello scorso 31 ottobre quando, a seguito dell’onda lunga nata dopo il 19 ottobre e in occasione della conferenza Stato-Regioni che discuteva le politiche abitative di questo Paese, diverse migliaia di persone presero parola con determinazione sfidando il blocco delle forze dell’ordine in via del Tritone. Il corteo di ieri ha deciso di toccare nuovamente i punti simbolo di quell’ottobre non poi così lontano: partenza da Porta Pia, passaggio a via del Tritone e poi dritti fino alla Prefettura. La riposta, dicevamo, è stata immediata. E non solo romana. In molte città italiane già dal pomeriggio di ieri ci sono stati presidi e cortei di solidarietà; un segno di unità e solidale militanza che lascia ben sperare per le nuove sfide che ci porrà di fronte la prossima primavera. Non si possono tuttavia ignorare alcuni fatti sui quali, dal nostro punto di vista, è bene riflettere avendo chiare quali sono le partite che si giocheranno (in Italia e in Europa) nell’immediato futuro.

La regia, la puntualità, la deterrenza.
Gli arresti comminati ieri a Roma sono solo una parte di una più vasta operazione di polizia messa in piedi sul piano nazionale. Nelle stesse ore in cui la Digos di Roma bussava alle porte dei compagni, a Napoli ed Acerra veniva messa in atto una farsa ai limiti del grottesco. 25 misure cautelari sono state emesse ai danni di esponenti del movimento Precari Bros, per fatti accaduti in diverse manifestazioni che vanno dal 2010 ad oggi, ultima (ma non per importanza) delle quali l’occupazione simbolica della sede nazionale del PD. L’accusa che pesa sul capo di questi compagni è di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di delitti contro l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico e la pubblica amministrazione. In particolare viene loro contestata “l’estorsione di lavoro”, in riferimento all’azione alla sede del PD e al Ministero del Lavoro. Nelle ore in cui il balletto tra Letta e Renzi svuota ulteriormente di significato ogni ipotesi elettoralista in un paese che si fa dettare la linea da Bruxelles, i movimenti che rispondono con le lotte quotidiane per la riconquista e la difesa di diritti sociali e politici vengono perseguiti e criminalizzati come associazioni delinquenti, oscurando di fatto le ragioni della protesta e del dissenso. La regia PD, nonostante il cambio di guardia che verrà definito in queste prossime ore, prosegue saldamente nel tentativo di sradicare – tramite la repressione d’apparato – le opzioni di lotta che si schierano (non solo a parole) fuori dal piano di compatibilità proposto. Le operazioni di ieri fanno dunque il paio con le sanzioni contro il Movimento No Tav (sempre nelle agende della magistratura) e con gli 11 obblighi di firma comminati ai militanti di Giugliano impegnati nella lotta contro l’inceneritore. Allo stesso tempo, però, è possibile leggere queste misure come un segnale che la controparte ha lanciato in vista delle prossime scadenze di movimento. A partire da domani, quando a Roma ci sarà un importante corteo per ribadire la volontà di chiudere i CIE; in vista del prossimo 22 febbraio, quando sull’intero territorio nazionale è prevista una giornata di mobilitazione lanciata dalla Val Susa e raccolta in ogni città d’Italia da “tutte quelle realtà che resistono e si battono contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione del territorio, per il diritto alla casa, per un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente remunerato”. Un segnale emesso a mo’ di deterrente, per impaurire, per mostrare che il braccio meccanico della repressione è sempre ben oliato. Un segnale, inoltre, che prova a sgonfiare l’attesa sia per il prossimo 15 marzo, quando ci sarà il corteo nazionale contro le politiche repressive , sia per il prossimo 12 aprile, quando si dovrà provare a costruire una grande giornata di lotta contro l’Unione Europea, la controparte irriformabile che va combattuta in una dimensione sociale e politica che sia capace di travalicare i confini nazionali.

Ai 17 compagni romani e ai/alle 25 compagni/e di Napoli ribadiamo la nostra solidarietà, la nostra vicinanza, la nostra complicità nelle lotte.

LIBERARE TUTTI VUOL DIRE LOTTARE ANCORA!

Rete Nazionale Noi Saremo Tutto