Terrorismo: concetti….

il “Terrorismo“, una parola che fa paura, anche se spesso non se ne conosce l’esatto significato o una giusta valutazione per questo termine. Ad ogni buon conto tutte le definizioni sono concordi nel definire con questo termine un insieme di atti di violenza commessi da un’organizzazione. Il suo significato, invece, cambia a seconda dei dizionari: il Larousse lo definisce come «ricatto ad un governo» e «soddisfacimento di un odio», il Petit Robert come quello di «impressionare un paese», l’enciclopedia Universalis, invece, aggiunge «la ricerca di un impatto psicologico» e la «creazione di un clima di insicurezza».

Poi ci sono le differenze tra terrorismo armato, ossia atti guerriglia e movimenti minori privi di guerriglia. Le prime sono da considerarsi guerre di persecuzione perseguite da gruppi clandestini.

Le più note sono quelle del FARC (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia), del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) o del LTTE (Tigri della liberazione del Tamil Eelam) altri movimenti terroristici ai quali i media fanno riferimento di frequente sono l’IRA (Irish Republican Army), l’ETA (Euskadi ta askatasuna, Paesi Baschi e libertà), i diversi movimenti independetisti corsi, il FPLP (Fronte popolare di liberazione della Palestina), e naturalmente Al Qaeda  e vari altri gruppi che a questa si rifanno o riferiscono. Andrebbero menzionati vari altri movimenti rivoluzionari Africani, che sono solitamente ignorati dai media, ma estremamente violenti e solitamente di carattere tribale.

Tra le diverse forme di terrorismo va considerata la diversità delle cause rivendicate fatte di varie ragioni e sfumature, economiche, religiose, politiche ecc… per cui non sempre esse sono coincidenti, ad esempio in genere per le autorità europee, il terrorismo e Islam sono per lo più coincidenti.

Un assunto che l’ha fatta da padrone soprattutto dopo l‘11 settembre 2001. Prima di quella data fatidica, solo sei paesi dell’Unione Europea disponevano di normative specifiche in materia di terrorismo (Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia e Portogallo).

I fatti dell‘11 settembre hanno portato ad un’armonizzazione delle legislazioni nazionali, creando una base comune di pene e sanzioni (otto anni di prigionia per i partecipanti ad un progetto terrorista, 15 per leadership di un gruppo terrorista) e ad una definizione comune del concetto di terrorismo: «Struttura composta da più di due persone, costituita già da tempo, che agisce secondo modalità concertate per commettere atti terroristici», senza tuttavia precisare cosa sia davvero un atto terroristico.

I paesi si sono adattati alla dimensione internazionalista del terrorismo islamico creando nuovi capi d’imputazione, un maggiore controllo sui movimenti degli stranieri provenienti da zone sensibili e una più accorta sorveglianza sulle forme associative dei popoli islamici (moschee, scuole coraniche e associazioni varie non da ultimo quelle di carità…). Gli stati, per reagire alle critiche mosse contro le loro politiche di sicurezza, legittimano le loro decisioni proponendosi come difensori delle libertà individuali, giustificando in tal modo la necessità di politiche preventive,  che mascherano spesso operati repressivi, violando se ritenuto le libertà individuali e  palese violazione della praivasi

Terrorismo, resistenza e repressione.

Piuttosto che restare intrappolati in questa psicosi collettiva, perché non tentare di indagare sulle motivazioni per cui un ideale (e la sua salvaguardia) portano verso la violenza?

Dostoevskij ha scritto ne “I demoni“: «Partendo dalla libertà assoluta, arrivo al dispotismo assoluto». La realizzazione di un ideale implica, dunque, una forma di violenza? Nella sua pièce “Le mani sporche” (1948), lo scrittore e filosofo Jean Paul Sartre  diceva: «Io ho le mani sporche. Fino ai gomiti. Le ho tuffate nel sangue e nella merda. E ora? Come fai a illuderti che si possa governare senza essere violenti?».
«Potremmo dire che Il vero terrorista sia lo stato?»  È così? L’esercizio del potere può essere considerato una sorta di terrorismo? A seguito di un intervento di Raymond Aubrac, uno dei protagonisti della resistenza francese al regime di Vichy, che rivendicava la definizione di terroristi per sé e per il gruppo di cui ha fatto parte, Jean Pierre Valabrega, psicanalista e scrittore, ha ricordato quale sia la causa prima del terrorismo: la resistenza al terrorismo dello stato.

Tutto comincia dagli stati e da chi detiene ed esercita il potere. Di conseguenza, le ideologie, i credi e le religioni contrapposte, la destra e le sinistre, portano inevitabilmente avanti il regno del terrore. In questo regime dittatoriale fatto dal terrorismo di stato, nascono e si organizzano delle resistenze che si oppongono l’una all’altra. Una lotta che si deve qualificare non come terrorismo ma come anti o contro-terrorismo. La resistenza all’infezione non è un’infezione. La resistenza all’oppressione non è un’oppressione.

Ecco di cosa si dovrebbe discutere: chi sono i terroristi? Chi i contro-terroristi? I movimenti islamici contemporanei si rifanno alla jihad e all’islamismo, ma allo stesso tempo sono contro il consumismo, l’imperialismo e i costumi considerati libertini del mondo occidentale Resta comunque la certezza che i detentori del potere, qualsiasi esso sia, considera terrorista chiunque vi si opponga, e per tale ragione legifera o adotta sistemi repressivi anche tal volta violenti, adducendo un modo tale che “il fine giustifichi sempre i mezzi”.

I sedicenti comunisti “del complotto” e del “voto tattico”: i CARC e non solo

stalin

 

Sul web – tra le più variegate e ridondanti teorie “complottiste” – quelladella “dittatura mondiale della Corte pontificia” (basta visitare ildelirante sito del nPCI, e non solo) è tra le più “accreditate”.

Da ridere certo (e a crepapelle!) se non ci fosse da piangere. Soprattutto quando a farsi fautori di simili deliri sono sedicenti “comunisti”, davanti ai quali ribadisco la mia parola d’ordine: che Marx li fulmini!

Mi riferisco in particolare alla recente “indicazione di voto” per le prossime elezioni europee (di maggio 2014) pronunciata dai CARC a favore del M5S, con motivazioni che vi sarà possibile “approfondire” – dopo esservi ben dotati di “protettore gastrico” molto potente, quantomeno se comunisti davvero siete… – alla pagina presente sul loro sito (http://www.carc.it/) e nella loro rivista “Resistenza n. 4/2014”, di cui a malincuore sono costretto a fornirvi il link.

 

E la più complottistica delle loro tesi è questa “santa alleanza” tra laborghesia imperialistica (non più “classe” ma ridotta al rango di vera epropria «Comunità dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti»)e “il suo clero”, suo alleato, qualificato col rango di “Corte”:santa alleanza in virtù della quale sarebbero addirittura «i vertici dellaRepubblica Pontificia che hanno consegnato la sovranità nazionale esercitatadallo Stato ai grandi capitalisti italiani e stranieri».
Insomma, il clero domina la borghesia, la Corte domina sul suo Re, il servo ha piùpotere del suo stesso padrone: splendida e accurata analisi marxiana,non c’è che dire.

 

In questa sede i nostri insipienti di turno si limitano a parlare di semplice “RepubblicaPontificia”: è già un volere attutire forse – a parer loro s’intende – il “mortale einquietante” pericolo in toga bianca e cappuccio porpora.
Auspicando alla fine – manco a dirlo – il solito novello “blocco popolare” daessi definito Governo d’emergenza di blocco popolare (GBP) o Comitato diSalvezza Nazionale (CSN); da altri come il MPL (fautore però dell’uscita”tattica” dall’euro) – non ci crederete lo so, lo so… – definitoesplicitamente come nuovo CLN (non ci fosse bastato e avanzato il primo…)… sìsì proprio quello della “Sacra Resistenza” in occasione del secondo conflitto mondiale.

 

Per il resto che aggiungere?
Solo qualche sarcastica riflessione.

 

Leggere l’ennesimo minestrone – rigorosamente “di sinistra” – dei piùsquallidi luoghi comuni (“comuni” persino a destra dello schieramento borghese)è stata anche per me una fatica immane.
E d’accordo che occorre “conoscere” il proprio nemico politico, ma …. c’è un limite a tutto caspita! Soprattutto alla pazienza e al disgusto, sinceramente parlando.

Manco a dirlo è l’affermazione del «fare una politica di principio (ma che vuol piffero dire??!?!?) per noi comunisti … per fare dell’Italia un nuovo paese socialista econtribuire così alla nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale» -Amen! – quella sicuramente più di cattivo gusto, diciamo così.
Parolonealtisonanti senza capo né coda, che non fanno che seminare altra confusionealla confusione e allo smarrimento già dilaganti.
Comunisti loro? Ma con qualialtre indescrivibili e immani difficoltà saremo costretti lavorare nella classenoi che con lo stesso nome ci definiamo?
Al contrario ho trovato a dir poco esilarante (e comico moooolto più diGrillo) l’accostare “storicamente”– si fa per dire eh! – il ruolo del M5S a quello del «pope Gapon lo fu per Lenin e i suoi compagni». Qui le lacrime agliocchi non erano di dolore, ma dal ridere. Una vera e propria nuova edizione dell’Odissea omerica, insomma in versione buffonesca ovviamente.

 

Per non parlare della “analisi” (anche qui si fa per dire) del fenomenoM5S come «elemento di esplosione nel ventre del vecchio mondo» dal cui«successo dipenderà la realizzazione del nostro piano d’azione» (ma qualepiano?!?!) che «incoraggerà le masse popolari a organizzarsi, a scuotersi didosso la cappa di rassegnazione e a rompere l’incubo d’impotenza alimentati dalla sinistra borghese e che invece getterà nel panico (addirittura!!!caspita!) i vertici della Repubblica Pontificia».

 

E, dulcis in fundo, la solita rossobrunissima identificazione del «camponemico (da) indebolire e affondare» nelle «forze e partiti che sono espressione degli imperialisti UE e USA»(senza ovviamente dimenticare – mai sia! – il sionismo del demone israeliano),per cui nessun altro imperialismo esisterebbe o quantomeno minaccerebbe ilpianeta, ops scusate: il futuro mondo socialista. Il tutto condito dalla solita fetida salsina della “sacra Costituzione” calpestata nei suoi “ideali eobiettivi”.

 

Sorvolare sul resto – pseudo analisi della crisi, delle sue originie dei suoi effetti – è d’obbligo. Lo squallore qui prevale su tutto: lepolitiche di austerità e sacrifici avrebbero “determinato” la crisi, anzichéessere la risposta alla crisi.

 

Ancora una volta a “prevalere” è la fetida logica del male minore(quale, peraltro, non è dato comprendere), e dunque del fare “pur di farequalcosa” (il «“fare sul serio” e “reagire per davvero”» o «piano d’azionerealistico» che dir si voglia, di cui si ciarla) distraendo energie preziosissime, se adeguatamente indirizzate, dal vero obiettivo prioritario di chi intenda definirsi (e poi conseguentemente essere)comunista:

la preparazione politica e l’opera immane di creazione erafforzamento dell’avanguardia di classe – e il suo necessario radicamento nella classe secondo quanto consentito dalle sue forze e dalle condizionioggettive – perché al momento giusto essa possa essere al posto giusto.
Nonché dall’altrettanto immane compito di chiarire e diffondere il programmapolitico comunista – tanto radicalmente alternativo (anticapitalista toutcourt) e necessariamente rivoluzionario, quanto chiaro ed intransigente – inquanto unico capace di scardinare l’inferno capitalistico dalle sue fondamenta.E non invece aggredendo i suoi “effetti” (come è ormai consuetudine scambiatiper cause), pretendendo di curare un albero malato semplicemente potandone irami secchi.

Ma tant’è: il fetore di simili fecce – perdonate l'”enfasi” (sarà forse il contagio di tanto squallido parolare? – mi chiedo angosciato…) – si fa semprepiù insistente e nauseante.

Anche esso noi comunisti (veri però, quelli che a Marx si riferiscono, per intenderci) saremo costretti a fronteggiare, colcoraggio, la cocciutaggine e la convinzione che devono contraddistinguerci,ricordando anche quanto da sempre i veri rivoluzionari (Marx in testa) hanno dovuto fare in tal senso.

Ad affrontare e fronteggiare non tanto e non solo (figurarsi!) su unweb virtuale, ma nelle lotte concrete in cui ci troveremo ad agire, e nelle quali ciritroveremo davanti, e in abbondanza purtroppo, simili personaggi.

Dunque, io direi,iniziamo a far pratica argomentativa da ora 😉

Del resto, ossia della degna e “definitiva” sepoltura di questizombie si occuperà – io credo fermamente – la storia e i suoi stessi prossimi edrammatici avvenimenti. Ma che la nostra fatica si aggravi di nuovi necessari sforzi è quantomeno inevitabile.

Farmaci il cartello Roche-Novartis

Una costosa campagna per sabotare 
un collirio da 15 euro e imporne uno che ne costa 1400. Facendoci spendere 600 milioni in più di medicinali alle casse dello Stato 

ladri

Big Pharma pensa a incassare miliardi, non a guarire i malati. Due colossi mondiali del farmaco, Roche e Novartis, si sono messi d’accordo per spartirsi i miliardi dalla vendita di due farmaci identici ma con nomi diversi (Avastin e Lucentis) e soprattutto a prezzi diversi. A danno dei malati, del servizio sanitario pubblico, delle assicurazioni private. A danno di tutti gli altri, insomma. Uno scandalo che ora l’Antitrust italiano ha sanzionato con una multa esemplare: 180 milioni di euro.

All’inizio c’è la scoperta di uno scienziato italiano, Napoleone Ferrara, che nei laboratori della California della Genentech (prima che questa venisse rilevata al 100% dalla Roche) individua un principio che blocca il fattore della crescita dei vasi sanguigni. Un principio attivo che con Avastin serve, senza però portare risultati, per la cura di alcuni tumori molti gravi, mentre con Lucentis serve per guarire dalla degenerazione maculare senile, malattia che conduce alla cecità e che nei Paesi industrializzati minaccia un over 60 su tre. Il farmaco è lo stesso ma mentre una dose di Avastin ha un prezzo tra i 15 e gli 80 euro, Lucentis costa più di 900 euro a dose. Cosa fanno Roche e Novartis? Si mettono d’accordo per spartirsi il mercato. La Roche (che controlla Genentech) non registra il farmaco per la cura della malattia agli occhi e incassa alte royalties dalla Novartis per la commercializzazione del Lucentis. E siccome Novartis controlla oltre il 33% del capitale di Roche incassa, oltre ai proventi dalle vendite, la propria quota di utili.

Uno scandalo senza esclusione di colpi: le due multinazionali (ci sono incontri, scambi di mail, telefonate collusive che lo documentano) si sono spartite i compiti per creare l’allarme presso i pazienti sull’uso di Avastin nelle cure oftalmiche, e per  sabotare il valore di ricerche indipendenti che dimostrano invece l’assoluta equivalenza terapeutica dei due farmaci. Poi c’è il lavoro di lobby sulla stampa specializzata, sulle commissioni parlamentari, sugli organismi del ministero. Per il servizio sanitario nazionale tutto questo si è tradotto, per il solo 2012, in una maggiore spesa di 45 milioni di euro. La Regione Emilia Romagna ha calcolato che con il costo sostenuto per acquistare dosi di Lucentis avrebbe potuto assumere 69 medici, oppure 155 infermieri, oppure 193 ausiliari, oppure, infine, effettuare 243.183 visite specialistiche. E ancora: secondo la Società oftalmologica italiana (Soi) ci sono circa 100 mila pazienti che, a causa dei costi elevatissimi di Lucentis spesso non compatibili con i budget dei singoli ospedali, non riescono ad avere accesso alla cura.

Se Avastin dovesse essere del tutto sostituito da Lucentis il costo potenziale per il servizio sanitario pubblico sarebbe, per il 2014, di 678,6 milioni contro i 63,5 stimati in mancanza di sostituzione. La Francia, Paese simile all’Italia, ha adottato esclusivamente il Lucentis e il costo per le casse pubbliche è stato non inferiore ai 700 milioni di euro. Queste sono le regole di Big Pharma. Che però, per una volta, potrebbe non farla franca.

 

Stralci di un ‘inchiesta per Report di Paolo Barnard


 

Il sindacato della licenza di uccidere

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Ci sembra il caso di riportare unicamente il testo dell’Ansa, senza i commenti che ognuno di voi saprà fare con altrettanta indignazione.

Circa cinque minuti di applausi e delegati in piedi alla sessione pomeridiana del Congresso nazionale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia, per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte del 18enne Federico Aldrovandi durante un controllo il 25 settembre del 2005 a Ferrara: Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani.

I tre agenti presenti al congresso del Sap, sono stati condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno del 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall’indulto. Oltre ai tre poliziotti presenti al congresso riminese, nel caso Aldrovandi era coinvolta anche un’altra poliziotta, Monica Segatto. I quattro hanno trascorso alcuni mesi in carcere.

“Mi si rivolta lo stomaco. E’ terrificante”, reagisce Patrizia Moretti, madre di Federico. “Cosa significa? Che si sostiene chi uccide un ragazzo in strada? Chi ammazza i nostri figli? E’ estremamente pericoloso”.

Il capo della polizia Alessandro Pansa aveva da poco lasciato la sala dopo aver parlato delle “nuove regole d’ingaggio” in ordine pubblico che si rendono necessarie dopo gli abusi documentati in occasione degli incidenti dello scorso 12 aprile a Roma.

Nuovo regolamento AGCOM: ennesimo, reiterato pastrocchio censorio all’italiana

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Entra dal 1/4/2014  in vigore il nuovo regolamento Agcom (varato lo scorso 12 dicembre) sulla tutela del diritto d’autore online, dopo l’imprimatur con riserva del commissario dell’UE responsabile per il mercato unico Barnier. Un provvedimento che conferisce all’authority capeggiata dal bocconiano Angelo Marcello Cardani (paracadutato d’ufficio nel ruolo dal governo Monti) il potere di inibire l’accesso ai siti ospitanti qualsiasi tipo di materiale (o parti di esso) coperto dal diritto d’autore – avvenuto peraltro senza dibattito parlamentare né contraddittorio in commissione Cultura, Scienza e Istruzione.

Il processo avviene tramite la piattaforma telematica del portale ddaonline.it messa a punto dalla Fondazione Ugo Bordoni – misconosciuta referente del Ministero dello Sviluppo Economico. Il cui sontuoso appalto di 533.958,88 di euro in tre anni (oltre alle spese dell’authority) si riduce alla predisposizione di un modulo di segnalazione online, in cui qualsiasi “autore” o suo delegato con una casella di posta certificata a disposizione sarebbe titolato a segnalare una violazione. In questo modo non viene peraltro escluso di principio il ricorso alla magistratura ordinaria; ma, ponendolo come esclusivo rispetto alla procedura telematica (potenzialmente molto più veloce ed efficace per il segnalatore), lo renderebbe estremamente oneroso e sconveniente. L’Ufficio diritti digitali della Direzione servizi media di Agcom infatti avvierebbe d’ufficio la procedura di valutazione, della durata di un periodo compreso tra i 12 ed i 35 giorni, con l’oscuramento parziale o completo (automatico quest’ultimo nel caso di pagine su server ubicati all’estero) del sito incriminato a seguire.

Già in passato giuristi come Guido Scorza ed intellettuali come Noam Chomsky si sono espressi contro lo smodato potere che verrebbe ad assumere l’authority: quello di controllo effettivo sul web, per un’agenzia nei fatti di nomina politica (esecutivo e parlamento). Che andrebbe a scavalcare il potere giudiziario (in maniera sgradita a Bruxelles ed alle associazioni dei provider e dei pubblicisti) sanzionando in via amministrativa illeciti già previsti dai codici penale e civile. In maniera parallela alla Turchia di Erdogan, in cui con la legge 5651 viene stabilita la possibilità per la TIB (corrispettiva locale dell’Agcom) di bloccare impunemente l’accesso a qualsiasi sito web – cosa avvenuta in seguito alla condivisione su social network e portali video di materiale compromettente per l’esecutivo.

Il provvedimento presenta infatti diversi punti oscuri. Ad esempio, secondo l’avvocato Fulvio Sarzana, uploaders (chi carica un contenuto coperto da diritto d’autore), gestori dei siti e provider potrebbero non essere avvertiti della procedura di inibizione del sito in oggetto se “non rintracciabili” (con tutta la discrezionalità che porta in sé una simile dicitura).

Non solo, diviene possibile bypassare le normali procedure di notice and take down messe a disposizione dai portali di condivisione online: è pensabile che canali come YouTube o Facebook possano sobbarcarsi gli oneri di rendere operativa la moderazione globale dei propri contenuti, nei tempi e nei termini richiesti da Agcom? Di converso, uno degli aspetti che potrebbero verosimilmente affossare la delibera è rappresentato propriodalle (fumose) modalità della sua implemenzione rispetto alle richieste di soggetti esteri; sia per le risorse da impiegare nella loro analisi che per l’effetto dirompente di stravolgimento del diritto interno ed internazionale. Come Sarzana incalza, con un efficace paragone:

“Immaginiamo per un attimo che le regole stabilite da Agcom valessero nel Paese di Obama. Cioè che l’organo amministrativo Americano permettesse alla corrispondente della SIAE delle Isole Tonga o della Russia, o della Corea del Nord, di ottenere in pochi giorni, senza l’ordine di un giudice Americano o l’avallo del Congresso, un ordine di inibizione  di provider ed operatori statunitensi e, che, in barba al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti,  ai cittadini a stelle e strisce  fosse impedito l’accesso attraverso un blocco amministrativo a beneficio di soggetti esteri. Il Presidente di un’Autorità amministrativa che facesse una cosa di questo tipo,  non avrebbe nemmeno il tempo di fare gli scatoloni e portarsi via dall’ufficio gli effetti personali. Grazie all’utilità e alla praticità del sistema informatico pensato dalla Fub-Agcom tutti i soggetti esteri che non hanno sedi stabili in Italia, che non pagano le tasse nel nostro Paese e che non portano benefici e lavoro all’Italia, saranno “allegramente” in grado di determinare rimozioni selettive nel nostro Paese o blocchi di siti.”

Insomma, i bachi di questa ennesima sortita delle vecchie lobby dei contenuti (e di loro referenti istituzionali sempre più megalomani e maldestri) nell’annoso conflitto con i nuovi intermediari di rete sono tanti e tali da comprometterne potenzialmente l’operatività. Resta da vedere che posizione prenderà in merito il governo Renzi, al bivio tra il maggiore controllo sulla rete – che, con tutti i limiti di cui sopra, prevede una semplificazione del diritto ed una maggiore discrezionalità in merito dell’esecutivo, in linea con le promesse di quest’ultimo – e le sicure pressioni dei suoi alleati d’oltreoceano e della sinistra liberale, di respiro molto più strategico. E qualora, nonostante tutto, il regolamento andasse avanti, non mancheranno gli adeguati strumenti di cultura digitale popolare – dai filesharing parties alla diffusione delle VPN, dal cambio dei DNS al possibile rifiorire del Peer-to-peer,i cui canali di fatto sono alieni al nuovo regolamento – a rendergli la vita difficile.

 

da Infoaut

Di Battista ,la fatica del pianista

il pianista

Ad ogni suo intervento il cittadino democraticamente eletto come rappresentante-portavoce del movimento a 5 stelle  Alessando Di Battista, ci ricordava che stare seduto su quelle poltrone in mezzo agli squali massoni,mafiosi,lobbysti,ecc ecc… era una guerra, una guerra terribile per non essere minimamente paragonabili -accostabili  a quella classe di mestieranti,che andavano mandati a casa in massa.

Un grosso rischio quindi frequentare quelle aule e di fatto lo abbiamo visto impegnato in alcune performance memorabili, su tutte ricordiamo quella con il piddino capogruppo alla Camera Speranza, un’interpretazione da vero artista navigato della società dello spettacolo, si perchè del movimento grillino bisogna ammettere che ha adottato un’ ottima tattica nell’uso progressivo di tutte le armi di distrazione di massa, strategia su cui il movimento si fonda e le agenzie di marketing della Casaleggio-Grillo ne dettano i tempi, o pensate che Grillo ha attraversato lo stretto di Messina a nuoto per sport ?

Dunque passano i mesi e le strategie di comunicazione cambiano, in questo momento il movimento sta usando tutta la potenza di fuoco dei media, chiedendo trasparenza e streaming quando decidono l’uso della gogna mediatica, che sia per le farse delle consultazioni (Bersani e Renzi) o quando devono democraticamente espellere i portavoce che avanzano critiche alla linea politica, mentre quando devono incontrarsi con il loro leader vanno in qualche sperduto agriturismo e il circo mediatico rimane alla finestra.

palle2——–>Mentre prepara la palla di carta

 

Capita pero’ che di spada ferisce di spada perisce…di fatto ieri l’aula della Camera era impegnata nel terribile lavoro di voto agli emendamenti sulla proposta di legge elettorale ( sulla quale andiamo oltre) e il cittadino-portavoce del movimento 5 stelle Alessandro Di Battista  con il suo 77.78% di presenze in aula , stanco delle molte ore di poltrona, accende il suo personal computer Apple e giustamente si distrae un attimo, guardando una bella partita di calcio online. Ma questo lo vogliamo passare all’onorevole, suvvia non siamo mica cosi’ bacchettoni, capiamo lo sfinimento psicologico a reggere ore d’interventi e parole,parole…Agli spettacoli poco edificanti dei parlamentari ci si era un po’ abituati, abbiam visto mangiare mortadella e stappare champagne,insomma un bel repertorio che ha creato quel contesto per cui il movimento a 5 stelle prende milioni di voti.

palletaggate

    Mentre infila la palla nel box —————–>

 

Guarda il Video

Vi ricordate i consumati pianisti della prima o seconda repubblica ? Quelli che si sdraiavano e si allungavano come tiramolla per premere il pulsante del collega assente, che vergogna per uno Stato, che esempio per i cittadini, che roba sporca la politica,vabbè accogliamo la repubblica 3.0…Lo spettacolo è cambiato, si l’evoluzione ha portato innovamento,ora non leggono piu’ i giornali, hanno il computer o lo smartphone, sono tutti intenti a digitare, a messaggiare, a twittare , quando parlano si coprono la bocca perchè parlare all’orecchio è maleducazione.  Ma i pianisti ? Superati …ce lo insegna Di Battista che stanco di avere la mano impegnata se ne libera inserendo una palla di carta nella fessura dove i deputati inseriscono la mano per votare, così da avere entrambe le mani libere. …

 

Made in Italy (The great beatiful)

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Oggi qui ci sarebbe potuta essere una recensione de ”La Grande Bellezza”, ma non ho retto, mi sono addormentata dopo la prima mezz’ora, al centesimo stereotipo pseudofelliniano riciclato.
Ormai la patacca agli americani gliel’abbiamo appiccicata, possiamo smettere di fingere che sia un buon film. Possiamo anche smettere di fingere che sia un film.
Gli americani in fondo sono ingenui. Hanno persino creduto cbe Putin si sarebbe lasciato portare via l’Ucraina sotto il naso senza reagire.
Il genio italico invece non si smentisce: anziché abolire le elezioni come un dittatore qualsiasi, o truccarle come un presidente qualunque, Renzi e Berlusconi hanno fatto cartello come Roche e Novartis e inventato una legge elettorale che rende le elezioni definitivamente inutili, perché allo stato attuale può produrre solo un altro parlamento schizofrenico e ingovernabile, e di conseguenza l’ennesimo governissimo di larghe intese.
Il Cotechinum è persino peggiore del Porcellum di Calderoli: Renzi ha battuto un altro record.
‘L’educazione è il futuro dell’Italia” ha detto questa settimana, ma intendeva ”education”, cioè l’istruzione. Il suo spin doctor gli rivende gli slogan di Obama tradotti con Google Translate.
Il suo programma di riforme costituzionali concordato con Berlusconi prevede l’eliminazione delle province, e la castrazione del senato, che – casualmente – sono fra i pochi punti del Piano di Rinascita Democratica non ancora realizzati.
Il suo programma economico prevede temporali.
Dai mercati è arrivata una reazione tiepida e sonnolenta come una pisciata notturna. Dall’Europa è arrivato il solito cazziatone: il Rigore potrebbe uccidere l’economia italiana, ma non c’è ancora riuscito, quindi ce ne vuole un’altra dose.
Intanto nel Grande FraGrillo continuano le eliminazioni strappalacrime, e le polemiche con la stoica conduttrice Boldrini. Da quando sono stati autorizzati a frequentare i talk show, abbiamo scoperto il tratto comune a tutti i capoclasse del M5S: la spocchia. Il fatto che in realtà non contino un cazzo, e siano anche loro, come gli espulsi che disprezzano, appesi ai capricci padronali della ditta proprietaria del marchio M5S, rende la loro boria petulante particolarmente ridicola.
La grillata della settimana è stata la secessione. Il ghost writer di Grillo gli rivende gli slogan di Bossi tradotti con Babelfish.
A sinistra del PD, sempre più naufraghi s’aggrappano alla scialuppa di Tsipras rischiando di rovesciarla come la Costa Concordia. È comprensibile quindi che Tsipras in Italia abbia sempre un po’ la faccia del trentenne che ha dato una festa per qualche amico coetaneo, e s’è ritrovato l’appartamento invaso da imbucati sessantenni che bevono, litigano, e vomitano sul tappeto.
È la democrazia Made in Italy.
Per quanto tutto questo oggi possa sembrarci patetico e insensato, fra qualche anno, filmato e condito con due tette, due suore, e quattro cartoline, agli americani piacerà.

di   Alessandra Daniele

Letta dream

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Il progetto Renzi avanza …siamo nelle mani di Alfano, una bella prospettiva per il paese reale . Sicuramente con questa manovra il PD  palesa di aver paura del voto e come sempre il confine della partitocrazia è labile e in sintesi la Destra resuscitata per ennesima volta dal PD è nei sondaggi la coalizione vincente.

 

Dal Porcellum al Cotechinum

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Fuori dal governo, fuori dal parlamento, Berlusconi sembrava in difficoltà. Niente paura però, come tutte le altre volte, gli è bastato schiacciare il pulsante del suo Salvamilculo Beghelli, perché il segretario del PD si precipitasse in suo soccorso.
La biscaggina di salvataggio è sempre la stessa: la riforma della legge elettorale (ex Porcellum). Dopo D’Alema e Veltroni, ora la pilota Renzi.
Ripescare Berlusconi è il principale compito del segretario del PD. Ed è anche l’unico che riesca a svolgere con successo.Il segretario del PD è tradizionalmente un completo fallimento in qualsiasi altro campo, ma a salvare Berlusconi è bravissimo.
Perfino Bersani a modo suo c’è riuscito, nel 2011, rinunciando a elezioni che rischiava di vincere contro un PdL allo sbando, per obbedire ciecamente all’ordine BCE di grosso-coalizzarcisi, e sostenere Monti.

Adesso anche Renzi sta puntualmente svolgendo il suo compito.

La sopravvivenza di Berlusconi è vitale per il PD, perché senza il suo zampino, anzi, zampone, il PD si estinguerebbe.Da vent’anni Berlusconi è lo spauracchio perfetto che consente ogni volta ai leader PD di ricattare i loro elettori, spingendoli a tapparsi il naso e rivotarli, nonostante tutte le porcate di cui si sono resi responsabili, perchè quello che c’è dall’altra parte è comunque peggiore.
Questo rapporto simbiotico-parassitario è ormai talmente evidente che Renzi non sente più neanche il bisogno di dissimularlo. E con la spocchia stizzosa che lo caratterizza, se ne vanta, trattando da umarell rompicoglioni chiunque osi discutere il suo Cantiere delle Riforme.
Quello che rimane inspiegabile è perchè gli elettori del PD non abbiamo ancora capito che farebbero prima a votare direttamente Berlusconi.

Il PD è devoto alla sua sopravvivenza ancora di piu della stessa Forza Italia, com’è evidente da questa proposta di legge elettorale, il Cotechinum renziano tagliato su misura delle esigenze berlusconiane, dalle liste bloccate, da riempire di maggiordomi e fidanzate, al premio di coalizione per rimangiarsi le lenticchie alfaniane disperse, al premio di maggioranza che gli consentirebbe di tornare al governo con la minoranza di voti rimastagli .

Per continuare a servire come spauracchio deve restare una minaccia credibile, deve poter vincere.
Che poi finisca per vincere sul serio è un rischio che ogni vero leader PD è disposto a correre, pur di salvare il suo partito dall’estinzione.

E soprattutto, pur di scipparlo a tutti gli altri aspiranti leader PD.

Renzusconi il nuovo che avanza

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Renzi e Berlusconi vanno d’accordo su tutto. Ma la differenza, questa volta, è che – almeno apparentemente – il gioco lo fa il segretario del Pd e non il Cavaliere. L’agenda la detta lui, il sindaco di Firenze. La “profonda sintonia” con la quale il leader democratico descrive l’esito dell’incontro fiume con Berlusconi (oltre due ore e mezza) nella sede del Nazareno si concretizza in verità su tutte le proposte di Renzi: una riforma elettorale “che favorisca la governabilità, il bipolarismo ed elimini il potere di ricatto dei partiti più piccoli”, la riforma del Titolo V della Costituzione (con tanto di riduzione delle indennità nelle Regioni) e abolizione del Senato e trasformazione in Camera delle Autonomie, anche qui senza indennità, senza elezione diretta dei suoi componenti e si modifichi il bicameralismo perfetto con l’intesa che il Senato non voti la fiducia al governo.

La linea Renzi passa integralmente, insomma. Almeno con Berlusconi che a questo punto è parso l’ostacolo meno difficile. E quello che è più importante è che ora anche gli alleati di governo – che tanto can can hanno fatto negli ultimi giorni, minacciando più volte la crisi di governo – siano pronti a rivedere le proprie opinioni e inizino a discutere proprio sulla piattaforma tra i due principali partiti che hanno scelto il dialogo sulle riforme istituzionali e dell’architettura dello Stato (il terzo, il Movimento Cinque Stelle, si è tirato fuori da tempo dalla partita). Scelta Civica, tanto per fare un esempio, già dice che il sistema “spagnolo” potrebbe andare bene. E fonti delle agenzie di stampa raccontano che anche Alfano e i suoi potrebbero discuterne. Il tempo delle barricate era ieri e oggi pare lontano secoli. E il resto del Pd? Renzi si fa forte con la decisione che arriverà con il voto di lunedì 20 nella direzione che già a pieni voti (oltre 140 su circa 180) gli ha dato il mandato per le consultazioni con gli altri partiti (Forza Italia compresa) in modo da organizzare un dialogo che sia il più ampio possibile.

Molti lo vivevano come il timbro sulla fine del governo. C’era chi diceva che il presidente del Consiglio Enrico Letta fosse già sui blocchi di partenza, pronto a partire verso il Quirinale dove rassegnare le dimissioni. Stefano Fassina e Fabrizio Cicchitto sembravano andare d’accordo (per l’unica volta nella loro vita). Invece ora l’unico dubbio che resta è se davvero Renzi abbia vinto 3-0 o se sia l’ennesima trappola del Caimano. O, peggio, se l’imboscata arrivi in Parlamento. Ma non da Forza Italia o dai Cinque Stelle. Piuttosto dagli stessi parlamentari del Pd. I 101 sono tutti ancora al proprio posto.

Da Il Fatto quotidiano online

Grecia i nazisti di Alba Dorata.

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In Grecia sabato 28 settembre gli organi repressivi dello Stato hanno arrestato i capi del partito nazista Alba Dorata e una ventina di suoi deputati accusati di associazione a delinquere, reato per cui in Grecia i parlamentari non godono di immunità. Per il partito nazista è un enorme successo: è la consacrazione su grande scala, a livello nazionale e internazionale, fatta dalle autorità statali greche, del suo ruolo di oppositore principale alla politica di miseria e abbrutimento e di devastazione e svendita del paese che il governo Samaras (Nuova Democrazia) – Venizelos (Partito Socialista) sta imponendo alle masse popolari greche. Il governo Samaras-Venizelos è il governo di larghe intese imposto dalla Troika e dalla Comunità Internazionale (CI) dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti alle masse popolari greche ed è il modello dei governi che Troika e CI cercano di imporre anche ad altri paesi dell’Unione Europea. Alba Dorata è il modello dei gruppi promotori della mobilitazione reazionaria delle masse popolari che Troika e CI stanno suscitando e sponsorizzando in Italia e nel resto dei paesi europei. Non lasciamoci trarre in inganno dalla retata di arresti di sabato scorso. I nazisti di Alba Dorata già godono della connivenza e della collaborazione di parti importanti dell’apparato statale greco. Quanto alle classi dominanti greche, esse non ne sono entusiaste e aperte sostenitrici, ma vi sono tutte le premesse perché esse, la Troika e la CI cerchino di dare il potere ad Alba Dorata se non riusciranno a tenere la situazione in mano usando Alba Dorata solo come minaccia e spauracchio nell’ambito della propaganda contro gli “opposti estremismi” e della loro “lotta contro il terrorismo” (vedi già oggi da noi in Val di Susa): per ora lo lasciano prosperare e lo gonfiano dell’aura di oppositori radicali al corso delle cose, un corso che non lascia scampo alla massa della popolazione. I nazisti sono quelli che portano il corso attuale delle cose alle sue conseguenze estreme, sono gli equivalenti di Marchionne in politica (“siamo in guerra!”). Ma quando gli attuali oppressori delle masse popolari perseguitano i nazisti, l’idea che i nazisti forse sono effettivamente contro il corso attuale delle cose e che lo sono sul serio (a differenza degli equivalenti greci dei nostri Landini, Cremaschi, Rodotà, De Magistris & Co) entra nel senso comune della parte più abbrutita delle masse popolari le cui file sono costantemente ingrossate dalla crisi del capitalismo. Il governo di Alba Dorata diventerà ad un certo punto inevitabile, l’unica soluzione nazionale possibile per le classi dominanti, se tra le masse popolari greche la mobilitazione rivoluzionaria non avanzerà più rapidamente della mobilitazione reazionaria fino a imporsi.

Non facciamoci abbagliare dal carcere e dagli arresti: scioccano i perbenisti e i legalitari, ma agli occhi delle masse popolari disperate circondano di gloria capi arrestati e perseguitati (dai loro padrini: ma questo non si vede) che non fuggono di fronte alla repressione, che non si fermano di fronte alle intimidazioni. Il governo che imponeva la miseria al popolo tedesco, nel 1923 arrestò Hitler e i suoi soci dopo il fallito colpo di mano lanciato dai nazisti a Monaco. Ma essere arrestati da autorità che affamavano la popolazione fu la consacrazione di Hitler e dei suoi criminali seguaci come irriducibili oppositori del corso delle cose. Di fronte all’incapacità del Partito comunista tedesco di prendere in  mano la situazione e portare alla vittoria la rivoluzione socialista, le file dei nazisti ingrossarono tra le masse popolari al punto che la borghesia e il clero nel 1933 posero nelle mani di Hitler il potere che non potevano tenere con altre mani.

Tutti i paesi europei, non solo la Grecia, si trovano di fronte a prospettive analoghe: dall’Austria alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dal Portogallo all’Ungheria. Il nostro paese non sfugge alla regola. L’aiuto principale che noi possiamo dare oltre che a noi stessi anche ai compagni greci e a quelli degli altri paesi, è trovare la strada per sviluppare su grande scala, fino alla vittoria, la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari nel nostro paese. Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari del resto del mondo.

Tutto il mondo, ognuno dei nostri paesi è sconvolto e travolto dalla crisi generale del capitalismo: l’Italia non sfugge alla regola. Anche da noi le strade percorribili nei prossimi mesi sono solo due: mobilitazione rivoluzionaria o mobilitazione reazionaria. Gran parte delle masse popolari che si mobilitano nelle prossime settimane, si mobilitano ancora sotto la bandiera di lotte rivendicative e promotori di queste lotte sono esponenti della sinistra borghese e compagni influenzati da essa: dirigenti che non sanno dove andare. Dopo ogni manifestazione e protesta, si chiedono: e ora cosa facciamo? Facciamo un lista unitaria per le prossime elezioni (europee, politiche anticipate o amministrative) dicono alcuni, prepariamo una manifestazione più grande, più unitaria, con una piattaforma più radicale dicono altri.

Gli spari sopra…

SPARI P.CHIGI: AFFISSI VOLANTINI PRO-PREITI IN VALLE SUSA

Un’altra vittima della crisi. Un muratore perde il lavoro e si impicca a Salerno

Sono tante, troppe le vittime di questa crisi. Troppe persone che non riescono a sopportare il peso della disoccupazione, della povertà, di uno stato assente. E allora anche oggi un’altra vittima. Un uomo di 62 anni, N. C., si è tolto la vita impiccandosi nella propria abitazione situata a Matinella di Albanella, nel Cilento (Salerno). Lo hanno ritrovato i familiari, una corda legata a una trave del soffitto ha messo la parola fine alla sua vita.

Il motivo scritto in una lettera: lamancanza di un lavoro. L’impresa edile per la quale lavorara l’aveva licenziato l’anno scorso. Ha provato a cercato vanamente un nuovo lavoro ma era riuscito al massimo a rimediare qualche ora di lavoro in qualità
di muratore. L’uomo lascia moglie e tre figli.
Fonte: http://tinyurl.com/btcxvwc

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Gli spari sopra sono per voi

Se Luigi Preiti si fosse suicidato, impiccandosi nella cantina di casa dei suoi (casa sua non l’aveva neanche più), sarebbe stato semplicemente un numero in più in una statistica che tende settimana dopo settimana ad aumentare: quella dei disperati che consegnano al gesto ultimo l’impossibilità di procacciarsi un reddito con cui campare, stretti tra un senso di fallimento personale e l’anomia di una solitudine prodotta da una vita tutta dedicata al lavoro, mentre gli affetti sfuggono via e non si capisce più per cosa esattamente ci si dimena tanto.

Se si fosse immolato con la benzina e dato fuoco magari in quella stessa piazza dove ha scaricato il caricatore della sua pistola avrebbe forse suscitato un gran clamore e per 1 giorno e 1/2 si sarebbe parlato di lui: media e politici avrebbero proferito melense e ipocrite parole di cordoglio per un uomo “disperato”, invitando gli italiani a stringersi nel cordoglio, avrebbero forse addirittura accennato a qualche necessità di autocritica e di ripensamento, auto-invitandosi a condotte più sobrie per dare l’esempio mentre gli italiani e le italiane stringono lacinghia. (Le condizioni soggettive italiane non ci possono ancora faresperare in una reazione “alla tunisina”).

Ma Luigi Preiti non ha optato per nessuna di queste alternative e prima di metter fine alla sua vita (se è vero che questo sarebbe stato
l’epilogo – come ci informano i siti mainstream) intendeva tirare giù qualche Ministro… per sfogare tutta la sua rabbia, per dare un senso a un gesto tanto disperato,  dare un messaggio ultimo a tanti italiani che sono nelle sue stesse condizioni. Si possono fare tutte le considerazioni politiche che si vogliono sulla  inadeguatezza e erroneità di quel gesto ma, umanamente, è difficile non dirsi in qualche modo vicini a Luigi. Un qualunque sondaggio onesto proverebbe che percentuali imbarazzanti testimonierebbero un moto di simpatia e compassione per quell’uomo. E forse vale la pena cominciare a dire a gran voce che quest’uomo non dovrebbe stare in carcere (come non ci dovrebbe stare nessuno, certamente non quel 90% e oltre in gabbia per reati contro la proprietà, l’immigrazione clandestina o il consumo di sostanze stupefacenti).

Di una cosa possiamo davvero essere contenti: che Luigi Preiti non sia riuscito ad ammazzarsi e, così facendo, ha dato un nome alla propria rabbia: “volevo uccidere i politici” avrebbe detto ai Carabinieri che lo hanno immobilizzato dopo la sparatoria. Un po’ difficile farlo passare per uno “squilibrato”, vero Repubblica, Corriere, Stampa, Rai, Mediaset …? Si è allora passati alla descrizione lombrosiana: “un calabrese”… che però non aveva rapporti con la ‘ndrangheta (quando mai la ‘ndrangheta ha mai pensato e mai penserà di colpire le istituzioni centrali, si accontenta di mangiare attraverso quelle periferiche!).

Un”poveretto rovinatosi col video-poker”… peccato che il video-poker sia oggi una devastazione sociale di massa per i proletari, come lo è stata l’eroina negli anni ’80 (e non è detto che anche quella merda non tornerà, basta guardare la nuova diffusione di massa che si sta dando in Grecia). I media di regime lo sanno che nelle contrade in cui Luigi viveva (in quelle dove viviamo la maggiornza di noi) il panorama urbano è scandito da “ComproOro”, centri per il gioco d’azzardo macchinizzato eattività che chiudono in successione? No, loro non lo sanno perché vivono nei centri città, dove questi spettacoli tristi e miserabili non arrivano a deturpare il paesaggio che colgono col loro sguardo.

L’immagine di oggi è quella dei politici che sorridono e si danno pacche sulle spalle dopo l’ennesima e più scandalosa spartizione di poltrone che la storia ricordi mentre alcuni colpi rimbombano da fuori e un po’ di realtà vera inizia ad entrare anche nei loro palazzi…

Come dice la canzone:

È sempre stato facile fare delle Ingiustizie !
Prendere, Manipolare, Fare credere!……..ma adesso
State più attenti!
Perché ogni cosa è scritta!
E se si girano gli eserciti e spariscono gli Eroi
Se la guerra (poi adesso) cominciamo a farla noi
NON SORRIDETE……..GLI SPARI SOPRA…….SONO PER VOI!”