Cure mediche ai terroristi ISIS negli ospedali Turchi

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FONTE :  http://on.rt.com/7crj
Terroristi ISIS feriti sul campo di battaglia siriano regolarmente viaggio in Turchia per cure mediche complesse e costose, in base alle telefonate intercettazioni apparentemente ignorate dalle forze di sicurezza di Ankara, e consegnato ai media da deputato dell’opposizione Erem Erdem.

Le trascrizioni di registrazioni telefoniche che sono state ottenute dalle conversazioni dei media internazionali con Ilhami Bali, una figura di ‘spicco’ all’interno dello Stato Islamico (IS, ex ISIS / ISIL) gruppo terroristico, che ha una taglia di 1,3 milioni di dollari sulla sua testa, gettano ulteriore luce sulla lucroso business dei trattamenti medici apparentemente offerto da strutture mediche turchi ai combattenti jihadisti.

photo File: Un esperto di bombe disposizione cammina vicino corpi delle vittime coperti con striscioni e bandiere, presso il sito di gemelli esplosioni vicino alla stazione ferroviaria centrale nella capitale della Turchia Ankara, il 10 ottobre, 2015. © Adem Altan

Secondo le informazioni in precedenza reso pubblico da Erdem, militanti ISIS e le loro famiglie regolarmente vengono scortati avanti e indietro attraverso il confine siriano-turco con l’aiuto di intermediari locali e la mancanza di contromisure da parte delle autorità.

Mentre Ankara strenuamente nega di offrire eventuali rifugi sicuri per i membri ISIS feriti, o di qualsiasi legame con il gruppo terroristico di sorta, numerose intercettazioni indicano il contrario, facendo eco numerose segnalazioni precedenti legami accoglienti del gruppo del terrore con la Turchia.

Alcuni di coloro che ritornano dalla Siria sono spesso bisogno di assistenza medica urgente, secondo le conversazioni intercettate. Se tutto va liscio e contrabbandieri non sono detenuti da parte delle autorità turche, i militanti feriti ottenere costosi, vitto e sottoposti a procedure mediche complicate che a volte ammonta a migliaia di dollari, mentre le fatture vengono poi curati da Stato islamico.

discussioni fatturazione medici hanno avuto luogo tra Bali e due uomini, uno dei quali si chiama Savas, che è presumibilmente responsabile per l’organizzazione di cure mediche in uno degli ospedali turchi, e un altro uomo senza nome, che avrebbe organizza il pagamento da effettuare a strutture mediche.

In una conversazione telefonica tra Bali e Savas viene rivelato che un certo numero di combattenti ISIS hanno fatto con successo in Turchia. Tutti loro sono stati operati, ma un uomo in particolare richiesto un costoso intervento chirurgico a seguito di una amputazione della gamba in ritardo.

“Sì sono venuti. Essi sono stati operati, “Savas ha risposto alla domanda di Bali dell’esistenza o meno di più” malati “ha fatto in ospedale dopo la loro precedente conversazione. Savas poi spiega che un’operazione complessa per “Muhammad Emine” e la sua cura in ospedale spinto i costi di $ 32.000, e che una fattura dettagliata di tutte le procedure mediche era in viaggio a Bali.

“Fratello, è uno dei migliori componenti protesiche [], perché avevano bisogno di amputare la gamba. E ‘stato qui per due o tre mesi, perché non vuole amputare la gamba, “l’uomo spiega a Bali, che sta cercando di capire il costo del trattamento per i combattenti jihadisti.

“Abbiamo fatto un sacco di affari insieme. Ci siamo seduti e mangiato insieme. Quindi non c’è nessun problema, fratello. Abbiamo fatto un accordo su $ 40,000 “, risponde Bali.

Discutendo i numeri ulteriormente Savas, che sembra essere sul lato turco del confine, offre una spiegazione più dettagliata della fattura.

“Così ho fatto una lista di tutto dopo che abbiamo parlato. Come hanno fatto quello che hanno fatto, ecc io non voglio una cosa pacchetto, ma ci sono tre persone che ottengono funzionamento medico, “Savas dice Bali.” C’è solo una persona che ha fatto problemi. Il suo Muhammed Emin. Solo il suo trattamento medico costa $ 18.000 e che è davvero basso prezzo. Farò una lista di tutte le cose che hanno fatto. Potete chiedere a tutti gli ospedali. “

Bali poi a quanto pare ha chiamato un altro uomo per capire la composizione del disegno di legge ospedale. Andando oltre la fattura, le conversazioni rivelano un disegno di legge ulteriormente, il cui prezzo è anche oggetto di dibattito tra gli uomini ISIS.

“Ho fatto uno sconto da $ 48.000 a $ 35.000 per voi. Ma questi sono solo i costi della struttura ospedaliera. Se includo il costo per l’alloggiamento di $ 11.000 in esso, si fa $ 46.000, fratello, “l’uomo dice a Bali.

“Dollaro $ 11.000 per quello ?,” chiede Bali, alla quale ottiene una risposta che i soldi erano stati spesi per il cibo, l’alloggio, l’elettricità, i costi di acqua. “Farò uno sconto per tutto questo. Solo per voi, “l’uomo rassicura Bali.

“C’è una lista dei quante volte procurarsi il cibo. E ‘sulla lista. C’è una lista di questo “, dice l’uomo, sostenendo che ogni pasto presso l’impianto costa $ 5 e che nel corso del ciclo di fatturazione sono stati pari a $ 6.000.” E hanno usato un sacco di energia elettrica. Hanno usato l’aria condizionata per tutto il tempo “, spiega.” Non ho messo queste cose nella quantità. Realizzato uno sconto e più sconto “.

Mentre Bali sembra essere d’accordo alla rincorsa del trattamento suoi combattenti ‘, l’uomo sulla linea ha ancora voglia di fare di più per il suo partner e offre più sconti, fino a quando Bali dispone il denaro.

“Li ho convinto a fare uno sconto dal conto dell’ospedale … Voglio che tu mi faccia un favore. Non importa se si invia $ 43.000 o $ 42.000, ma inviare qualcosa. Saranno tagliare la nostra energia elettrica … “

 

In un’altra conversazione telefonica tracciata dai servizi di sicurezza di Ankara come proveniente da Sanliurfa a Sakarya nel sud-est della Turchia, Bali racconta uno degli operai che non invierà i feriti in un ospedale particolare più, perché una volta ha contribuito a un combattente azero “Mehmet Ali” per ottenere trattati lì, ea quanto pare ci fosse una certa confusione circa il trattamento ricevuto e denaro versato.

“Fratello, voglio chiederti una cosa. Hai informazioni su questo ospedale? Si dice che la società ha molti debiti in questo ospedale. Qualcosa su $ 40-50.000, “l’uomo chiede a Bali.” Abbiamo pagato tutto questo denaro “, ha risposto Bali.

Mentre RT continua a spulciare le intercettazioni conversazione telefonica, trapelato ai media da parte di un deputato dell’opposizione del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), Eren Erdem rimane sotto la stretta coperchio del governo turco.

Erdem ha già un’indagine tradimento in corso contro di lui, dopo che ha affermato in una intervista esclusiva con RT a dicembre che i jihadisti Stato islamico avevano consegnato gas sarin mortale alla Siria attraverso la Turchia. L’ultima fuga avrebbe potuto atterrare a più problemi, come il governo sta conducendo una crociata contro la libertà di parola e di politici che sono critici del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua politica.

 

Coloro che si oppongono al governo presa di posizione sulla repressione dei curdi nel sud-est del paese o giornalisti che stanno cercando di esporre il lato oscuro della presunta connessione Ankara-ISIS, ottenere perseguitati e spesso incarcerati.

Attualmente il Parlamento turco sta cercando di far passare un emendamento costituzionale, che potrebbe aprire la strada per il processo dei legislatori per accuse legate al terrorismo. Se la legge è passata e parlamentari “terrorista-collaboranti” vengono spogliati della loro immunità, Erdem potrebbe affrontare una pena detentiva lunga.

Turkey’s Two-Front War

Ankara is now squeezed between the fight against IS in Syria and the fight against the PKK at home.

Un povero mondo di pochi ricchi


Davos-2015-infografica_1-300x300Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.

Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.

Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

“Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”

“Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”

Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.

Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:

  1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
  2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
  3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
  4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
  5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
  6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
  7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.

Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.

Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.

I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.

Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.


GRAVISSIMA AGGRESSIONE DI CASA POUND OGGI AL RIONE ALTO

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GRAVISSIMA AGGRESSIONE DI CASA POUND OGGI AL RIONE ALTO: STUDENTI PRESI A MARTELLATE! E’ TENTATO OMICIDIO!

Liceo Elio Vittorini, orario d’ingresso scolastico. Una decina di militanti di Casa Pound, esterni alla scuola e di età superiore a 20 anni, si presentano con il chiaro intento di intimidire alcuni studenti della scuola riconosciuti come di “sinistra”. Uno studente di 15 anni viene prima accerchiato e poi colpito violentemente da un pugno sferratogli dietro la testa che gli fa perdere i sensi immediatamente. Dopo aver aggredito C. e alcuni suoi amici, i fascisti iniziano a distribuire volantini di Blocco Studentesco, organizzazione legata a Casa Pound, promettendo agli studenti un’ulteriore aggressione all’uscita da scuola se avessero parlato.

I giovani studenti non si perdono d’animo, la notizia inizia a circolare tra le aule, i ragazzi ricevono solidarietà e vicinanza dai loro compagni, si decide di esporre uno striscione davanti la scuola: “Vittorini Antifascista”. All’uscita di scuola i militanti di Casapound non si fanno vedere. Ma, mentre alcuni studenti che erano andati a portare solidarietà e vicinanza a C. stanno tornando a casa percorrendo la strada per la metro più vicina, spuntano fuori. Nei pressi della stazione di Rione Alto trovano ad aspettarli 3 figure, armati di manganelli e martelli, che prima iniziano a lanciare bottiglie di vetro, poi si scagliano contro gli studenti, colpendoli ripetutamente al volto e alla testa con mazze e martelli, e recuperando addirittura oggetti contundenti dalla vetrina di un negozio!

Un atto pianificato di incredibile follia e ferocia, avvenuto in pieno giorno, in una strada affollatissima!
Basta guardare le foto per capire che siamo davanti a un tentato omicidio!

A quel punto le tante persone presenti intervengono per dare man forte agli studenti, riconoscono gli uomini travisati come “i fascisti” del quartiere, mettendoli in fuga frettolosamente! Due ragazzi vengono soccorsi e portati in ospedale: i referti medici parlano chiaro rispetto alla violenza con cui è stata condotta l’aggressione: due traumi cranico facciali, ferite e contusioni al volto e sulla testa per un totale di quasi 20 punti di sutura, e sospette fratture in attesa dei risultati della Tac a cui sono stati sottoposti.

Ci chiediamo se sia normale che personaggi come questi, una quindicina di persone ben nota alle forze dell’ordine, che in città non ha alcun intervento e consenso politico, possano agire indisturbati e compiere ben due aggressioni in una sola giornata!

OGGI POMERIGGIO – ORE 18.30 – CONFERENZA STAMPA. SARANNO PRESENTI I RAGAZZI AGGREDITI!
ALL’EX OPG – JE SO’ PAZZO. Via Imbriani 218, Materdei

Terrorismo: concetti….

il “Terrorismo“, una parola che fa paura, anche se spesso non se ne conosce l’esatto significato o una giusta valutazione per questo termine. Ad ogni buon conto tutte le definizioni sono concordi nel definire con questo termine un insieme di atti di violenza commessi da un’organizzazione. Il suo significato, invece, cambia a seconda dei dizionari: il Larousse lo definisce come «ricatto ad un governo» e «soddisfacimento di un odio», il Petit Robert come quello di «impressionare un paese», l’enciclopedia Universalis, invece, aggiunge «la ricerca di un impatto psicologico» e la «creazione di un clima di insicurezza».

Poi ci sono le differenze tra terrorismo armato, ossia atti guerriglia e movimenti minori privi di guerriglia. Le prime sono da considerarsi guerre di persecuzione perseguite da gruppi clandestini.

Le più note sono quelle del FARC (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia), del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) o del LTTE (Tigri della liberazione del Tamil Eelam) altri movimenti terroristici ai quali i media fanno riferimento di frequente sono l’IRA (Irish Republican Army), l’ETA (Euskadi ta askatasuna, Paesi Baschi e libertà), i diversi movimenti independetisti corsi, il FPLP (Fronte popolare di liberazione della Palestina), e naturalmente Al Qaeda  e vari altri gruppi che a questa si rifanno o riferiscono. Andrebbero menzionati vari altri movimenti rivoluzionari Africani, che sono solitamente ignorati dai media, ma estremamente violenti e solitamente di carattere tribale.

Tra le diverse forme di terrorismo va considerata la diversità delle cause rivendicate fatte di varie ragioni e sfumature, economiche, religiose, politiche ecc… per cui non sempre esse sono coincidenti, ad esempio in genere per le autorità europee, il terrorismo e Islam sono per lo più coincidenti.

Un assunto che l’ha fatta da padrone soprattutto dopo l‘11 settembre 2001. Prima di quella data fatidica, solo sei paesi dell’Unione Europea disponevano di normative specifiche in materia di terrorismo (Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia e Portogallo).

I fatti dell‘11 settembre hanno portato ad un’armonizzazione delle legislazioni nazionali, creando una base comune di pene e sanzioni (otto anni di prigionia per i partecipanti ad un progetto terrorista, 15 per leadership di un gruppo terrorista) e ad una definizione comune del concetto di terrorismo: «Struttura composta da più di due persone, costituita già da tempo, che agisce secondo modalità concertate per commettere atti terroristici», senza tuttavia precisare cosa sia davvero un atto terroristico.

I paesi si sono adattati alla dimensione internazionalista del terrorismo islamico creando nuovi capi d’imputazione, un maggiore controllo sui movimenti degli stranieri provenienti da zone sensibili e una più accorta sorveglianza sulle forme associative dei popoli islamici (moschee, scuole coraniche e associazioni varie non da ultimo quelle di carità…). Gli stati, per reagire alle critiche mosse contro le loro politiche di sicurezza, legittimano le loro decisioni proponendosi come difensori delle libertà individuali, giustificando in tal modo la necessità di politiche preventive,  che mascherano spesso operati repressivi, violando se ritenuto le libertà individuali e  palese violazione della praivasi

Terrorismo, resistenza e repressione.

Piuttosto che restare intrappolati in questa psicosi collettiva, perché non tentare di indagare sulle motivazioni per cui un ideale (e la sua salvaguardia) portano verso la violenza?

Dostoevskij ha scritto ne “I demoni“: «Partendo dalla libertà assoluta, arrivo al dispotismo assoluto». La realizzazione di un ideale implica, dunque, una forma di violenza? Nella sua pièce “Le mani sporche” (1948), lo scrittore e filosofo Jean Paul Sartre  diceva: «Io ho le mani sporche. Fino ai gomiti. Le ho tuffate nel sangue e nella merda. E ora? Come fai a illuderti che si possa governare senza essere violenti?».
«Potremmo dire che Il vero terrorista sia lo stato?»  È così? L’esercizio del potere può essere considerato una sorta di terrorismo? A seguito di un intervento di Raymond Aubrac, uno dei protagonisti della resistenza francese al regime di Vichy, che rivendicava la definizione di terroristi per sé e per il gruppo di cui ha fatto parte, Jean Pierre Valabrega, psicanalista e scrittore, ha ricordato quale sia la causa prima del terrorismo: la resistenza al terrorismo dello stato.

Tutto comincia dagli stati e da chi detiene ed esercita il potere. Di conseguenza, le ideologie, i credi e le religioni contrapposte, la destra e le sinistre, portano inevitabilmente avanti il regno del terrore. In questo regime dittatoriale fatto dal terrorismo di stato, nascono e si organizzano delle resistenze che si oppongono l’una all’altra. Una lotta che si deve qualificare non come terrorismo ma come anti o contro-terrorismo. La resistenza all’infezione non è un’infezione. La resistenza all’oppressione non è un’oppressione.

Ecco di cosa si dovrebbe discutere: chi sono i terroristi? Chi i contro-terroristi? I movimenti islamici contemporanei si rifanno alla jihad e all’islamismo, ma allo stesso tempo sono contro il consumismo, l’imperialismo e i costumi considerati libertini del mondo occidentale Resta comunque la certezza che i detentori del potere, qualsiasi esso sia, considera terrorista chiunque vi si opponga, e per tale ragione legifera o adotta sistemi repressivi anche tal volta violenti, adducendo un modo tale che “il fine giustifichi sempre i mezzi”.

Assalto al Charlie Hebdo

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PARIGI – Cinque minuti di terrore, 12 vittime e 8 feriti, di cui 5 gravissimi. Sono queste le cifre dell’attacco messo a segno oggi da tre uomini contro la sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, a Parigi. Killer incappucciati e armati hanno fatto irruzione nella sede del giornale aprendo il fuoco con dei kalashnikov. Tra le persone che hanno perso la vita, 8 giornalisti, due agenti assegnati alla protezione del direttore, un ospite che era stato invitato alla riunione di redazione e il portiere dello stabile. Fra loro il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e i tre più importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Nell’attentato è rimasto ucciso anche l’economista Bernard Maris, azionista della testata parigina e collaboratore di France Inter. Si tratta di un gravissimo “attacco alla libertà di stampa”, il più grave della storia del periodico, più volte finito sotto tiro per i contenuti pubblicati. Sulla copertina di Charlie Hebdo oggi campeggia una foto dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi “Sottomissione“, che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico e nel numero odierno è pubblicata una recensione molto positiva dell’editorialista Maris.  Lo scrittore Michel Houellebecq, dopo l’attacco, è stato posto sotto protezione della polizia e i locali della casa editrice Flammarion, che hanno pubblicato il suo ultimo romanzo, sono stati evacuati per motivi di sicurezza.

bilancio dell’attentato è stato confermato dalla Prefettura di Parigi. Quindici minuti prima dell’attacco, il settimanale satirico aveva pubblicato sul profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato islamico (Is). Gli assalitori, stando al racconto di alcuni testimoni, hanno aperto il fuoco gridando: “Vendicheremo il Profeta” e “Allah u Akbar” (Allah è grande)

 

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Dopo l’attacco nella redazione di Charlie Hebdo, gli assalitori in fuga inseguono e poi uccidono un agente sul marciapiede.

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Deciso l’immediato aumento del livello di allerta attentati terroristici in tutta l’Ile-de-France. Polizia e gendarmi sono stati schierati davanti a scuole, edifici pubblici e redazioni di giornali. Subito dopo l’attentato sono arrivate da ogni parte manifestazioni di cordoglio.

Massima allerta in Italia. Sale il livello di allerta a Roma dopo l’assalto a Parigi. Sono stati potenziati i servizi di vigilanza agli obiettivi sensibili nella capitale e c’è una “particolare attenzione” verso le redazioni giornalistiche. Ma l’attenzione cresce in tutto il Paese: il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha convocato il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Il Comitato, composto da tutti gli esperti di antiterrorismo delle Forze dell’Ordine e dell’Intelligence, deve esaminare con grande attenzione la minaccia terroristica. E in serata a Porta a Porta ha detto:
“Il livello di allerta è elevatissimo benchè non ci siano tracce concrete di segnali specifici di organizzazioni di eventuali attentati in Italia”.

Assalitori in fuga. Il ministero dell’Interno ha confermato che gli attentatori sono tre: dopo l’attacco sono fuggiti, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto. Posti di blocco sono organizzati in tutta Parigi. Durante la fuga, i killer hanno investito un pedone a porte de Pantin, nel 19esimo arrondissement nella zona nord di Parigi. L’auto è stata ritrovata poco dopo per strada, a Rue de Meaux. I tre pare abbiano continuato la fuga con un’altra auto. Al momento, è in corso la caccia all’uomo, a cui partecipano anche unità speciali delle forze di sicurezza.

 

Ballots or Bullets: Democracy and World Power

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Ballots or Bullets:

Democracy and World Power

The principal reason why Washington engages in military wars, sanctions and clandestine operations to secure power abroad is because its chosen clients cannot, and do not, win free and open elections.

A brief survey of recent election outcomes testify to the electoral unattractiveness of Washington-backed clients. The majority of democratic electorates rejects candidates and parties which back the US global agenda: neo-liberal economic policies; a highly militarized foreign policy; Israeli colonization and annexation of Palestine; the concentration of wealth in the financial sector; the military escalation against China and Russia. While the US policy attempts to re-impose the pillage and dominance of the 1990s via recycled client regimes the democratic electorates want to move on toward less bellicose, more inclusive governments, which restore labor and welfare rights.

The US seeks to impose the unipolar world, of the Bush Sr. and Clinton era, failing to recognize the vast changes in the world economy, including the rise of China and Russia as world powers, the emergence of the BRIC and other regional organizations and above all the growth of popular democratic consciousness.

Failing to convince electorates by reason or manipulation, Washington has opted to intervene by force, and to finance organizations to subvert the democratic electoral process. The frequent resort to bullets and economic coercion when ballots fail to produce the “appropriate outcome” testifies to the profoundly reactionary nature of US foreign policy. Reactionary in the double sense of ends and means.

Pragmatically, the imperial centered socio-economic policies deepen inequalities and depress living standards. The means to achieve power, the instruments of policy, include wars, intervention, covert operations, are more akin to extremists, quasi-fascist, far right regimes.

Free Elections and the Rejection of US Clients

US-backed electoral parties and candidates have suffered defeats throughout most of the world, despite generous financial backing and international mass media propaganda campaigns. What is striking about the negative voting outcomes is the fact that the vast majority of adversaries are neither anti-capitalist nor ‘socialist’. What is equally striking is that all of the US clients are rightist or far-rightist parties and leaders. In other words, the polarization is usually between center-left and rightist parties; the choice is between reform or reaction, between an independent or satellite foreign policy.

Washington and Latin America: Masters of Defeats

Over the past decade, Washington has backed losing neo-liberal candidates throughout Latin America and then sought to subvert the democratic outcome.

Bolivia

Since 2005, Evo Morales, the center left leader favoring social reforms and an independent foreign policy, has won three Presidential elections against Washington backed rightist parties, each time by a greater margin. In 2008, he ousted the US ambassador for intervening, expelled the Drug Enforcement Agency (DEA) in 2008, USAID in 2013 and the Military Mission after foiling an aborted coup in Santa Cruz.

Venezuela

The United Socialist Party of Venezuela (PSUV) and its predecessor have won every Presidential and Congressional election (over a dozen) except one over the past 15 years despite US multi-million dollar funding of neo-liberal opposition parties. Unable to defeat the Chavez-led radical-reform government, Washington backed a violent coup (2002), a boss’s lockout (2002/3), and decade’s long paramilitary attacks of pro-democracy leaders and activists.

Ecuador

The US has opposed the center-left government of President Correa for ousting it from the military base in Manta, renegotiating and repudiating some of its foreign debt and backing regional pacts which exclude the US. As a result Washington backed an abortive police led coup in 2010 that was quickly defeated.

Honduras

During democratically elected President Manual Zelaya’s tenure in office, a center-left President, Honduras sought to pursue closer relations with Venezuela in order to receive greater economic aid and to shed its reputation as a US dominated “banana republic”. Washington, unable to defeat him at the ballot box, responded by supporting a military coup (2009) which ousted Zelaya and returned Honduras to the US fold. Since the coup Honduras has experienced more killings of popular leaders-200- than any country in Latin America.

Brazil

The center-left Workers Party has won four straight elections against US backed neo-liberal candidates beginning in 2002 and continuing through the 2014 elections. The US propaganda machine, including NSA’s spying on President Rousseff and the strategic state petrol company, Petrobras, and the international financial press went all out to discredit the reformist center-left government. To no avail! The voters preferred an ‘inclusive’ social liberal regime pursuing an independent foreign policy to an opposition embedded in the discredited socially regressive neo-liberal politics of the Cardoso regime (1994-2002). In the run-up to the 2014 elections Brazilian and US financial speculators attempted to strike fear in the electorate by betting against the currency (real) and driving the stock market into a precipitous fall.

To no avail. Rousseff won with 52% of the vote.

Argentina

In Argentina a massive popular revolt overthrew the US backed neo-liberal regime of De la Rua in 2001. Subsequently, the electorate elected the center-left Kirchner government over the rightist, US backed Menem candidacy in 2003. Kirchner pursued a reformist agenda imposing a moratorium on the debt and combining high economic growth with large scale social expenditures and an independent foreign policy. US opposition escalated with the election of his wife Cristina Fernandez. Financial elites, Wall Street, the US judiciary and Treasury intervened to destabilize the government, after failing to defeat Fernandez’s re-election. Extra-parliamentary financial pressures were matched by political and economic support for rightist politicians in preparation for the 2015 elections.

Earlier, in 1976, the US backed the military coup and political terror that led to the murder of 30,000 activists and militants. In 2014 the US backed a “financial coup” as a federal judge sided with vulture funds, sowing financial terror in international markets against a democratically elected government.

Paraguay

President Fernando Lugo was a moderate former Bishop who pursued a watered-down center-left agenda. Nevertheless, he raised issues that conflicted with Washington’s extremist agenda, including Paraguay’s membership in regional organizations that excluded the US (MERCOSUR). He appealed to the landless rural workers and he retained ties to other Latin American center-left regimes. He was deposed by Congress in 2012 in a highly dubious ‘institutional coup’, quickly supported by the White House and replaced by a straight-line neo-liberal, Federico Franco with tight links to Washington and hostile to Venezuela.

Globalizing US Threats to Democracy

US subversion of democracy when center-left political formations compete for power is not confined to Latin America – it has gone ‘global’.

Ukraine

The most egregious example is the Ukraine, where the US spent over $6 billion in over a decade and a half. Washington financed, organized, and promoted pro NATO shock troops to seize power against an elected regime (Viktor Yanukovych) which tried to balance ties between the West and Russia. In February 2014, an armed uprising and mob action led to the overthrow of the elected government and the imposition of a puppet regime totally beholden to the US. The violent putschists met resistance from a large swathe of pro-democracy activists in the Eastern region. The Kiev junta led by oligarch Petro Poroshenko dispatched air and ground troops to repress the popular resistance with the unanimous backing of the US and EU. When the rightist regime in Kiev moved to impose its rule over the Crimea and to break its military base treaty with Russia, the Crimean citizens voted, by a large margin (85%), to separate and merge with Russia.

In both the Ukraine and Crimea, US policy was directed toward imposing by force, the subordination of democracy to NATO’s drive to encircle Russia and undermine its democratically elected government.

Russia

Following the election of Vladimir Putin to the Presidency, the US organized and financed a large number of opposition “think tanks”, and NGO’s, to destabilize the government. Large scale demonstrations by well-funded NGO’s were given wide play by all the Western mass media.

Failing to secure an electoral majority and after suffering electoral defeats in the executive and legislative elections, Washington and the EU, using the pretext of Russian “intervention” in the Ukraine, launched a full scale economic war on Russia. Economic sanctions were enforced in the hopes of provoking economic collapse and a popular upheaval. Nothing of the sort occurred. Putin gained greater popularity and stature in Russia and consolidated its ties with China and the other BRIC countries.

In sum in the Ukraine, Crimea and Russia, facing independent elected governments, Washington resorted to a mob uprising, military encirclement and an escalation of economic sanctions.

Iran

Iran has periodic elections in which pro and anti-western parties compete. Iran has drawn the wrath of Washington because of its support for Palestinian liberation from the Israeli yoke; its opposition to the Gulf absolutist states; and its ties to Syria, Lebanon (Hezbollah) and post- Saddam Hussain Iraq. As a result, the US has imposed economic sanctions to cripple its economy and finances and has funded pro-Western neo-liberal opposition NGO’s and political factions. Unable to defeat the Islamist power elite electorally, it chooses to destabilize via sanctions in order to disrupt its economy and assassinations of scientists and cyber warfare.

Egypt

Washington backed the Hosni Mubarak dictatorship for over three decades. Following the popular uprising in 2011, which overthrew the regime, Washington retained and strengthened its ties to the Mubarak police, military and intelligence apparatus. While promoting an alliance between the military and the newly elected President Mohammed Morsi, Washington funded NGO’s, who acted to subvert the government through mass demonstrations. The military, under the leadership of US client General Abdel Fattah el-Sisi, seized power, outlawed the Moslem Brotherhood and abolished democratic freedoms.

Washington quickly renewed military and economic aid to the Sisi dictatorship and strengthened its ties with the authoritarian regime. In line with US and Israeli policy, General Sisi tightened the blockade of Gaza, allied with Saudi Arabia and the Gulf despots, strengthened its ties with the IMF and implemented a regressive neo-liberal program by eliminating fuel and food subsidies and lowering taxes on big business.

The US backed coup and restoration of dictatorship was the only way Washington could secure a loyal client relationship in North Africa.

Libya

The US and NATO and Gulf allies launched a war (2011) against the independent, nationalist Libyan government, as the only way to oust the popular, welfare government of Colonel Gaddafi. Unable to defeat him via internal subversion, unable to destabilize the economy, Washington and its NATO partners launched hundreds of bombing missions accompanied by arms transfers to local Islamic satraps, tribal, clans and other violent authoritarian groups. The subsequent ‘electoral process” lacking the most basic political guarantees, fraught by corruption, violence and chaos, led to several competing power centers. Washington’s decision to undermine democratic procedures led to a violent Hobbesian world, replacing a popular welfare regime with chaos and terrorism.

Palestine

Washington has pursued a policy of backing Israeli seizures and colonization of Palestinian territory, savage bombings and the mass destruction of Gaza. Israel, determined to destroy the democratically elected Hamas government, has received unconditional US backing. The Israeli colonial regime has imposed racist, armed colonies throughout the West Bank, financed by the US government, private investors and US Zionist donors. Faced with the choice between a democratically elected nationalist regime, Hamas, and a brutal militarist regime, Israel, US policymakers have never failed to back Israel in its quest to destroy the Palestinian mini-state.

Lebanon

The US, along with Saudi Arabia and Israel, has opposed the freely elected Hezbollah led coalition government formed in 2011. The US backed the Israeli invasion in 2006, which was defeated by the Hezbollah militias. Washington backed the right wing Hariri-led coalition (2008 – 2011) which was marginalized in 2011. It sought to destabilize the society by backing Sunni extremists especially in Northern Lebanon. Lacking popular electoral support to convert Lebanon into a US client state, Washington relies on Israeli military incursions and Syrian based terrorists to destabilize Lebanon’s democratically elected government.

Syria

Syria’s Bashar Assad regime has been the target of US, EU, Saudi and Israeli enmity because of its support for Palestine, its ties with Iraq, Iran, Russia and Hezbollah. Its opposition to the Gulf despotism and its refusal to become a US client state (like Jordan and Egypt) has been another source of NATO hostility. Under pressure from its internal democratic opposition and its external allies, Russia and Iran , the Bashar Assad regime convoked a conference of non-violent opposition parties, leaders and groups to find an electoral solution to the ongoing conflict. Washington and its NATO allies rejected a democratic electoral road to reconciliation. They and their Turkish and Gulf allies financed and armed thousands of Islamic extremists who invaded the country. Over a million refugees and 200,000 dead Syrians were a direct result of Washington’s decision to pursue “regime change” via armed conflict.

China

China has become the world’s largest economy. It has become a leading investment and trading country in the world. It has replaced the US and the EU in Asian, African and Latin American markets. Faced with peaceful economic competition and offers of mutually beneficial free trade agreements, Washington has chosen to pursue a policy of military encirclement, internal destabilization and Pan Pacific integration agreements that excludes China. The US has expanded military deployments and bases in Japan, Australia and the Philippines. It has heightened naval and air force surveillance just beyond China’s limits. It has fanned rival maritime claims of China’s neighbors, encroaching on vital Chinese waterways.

The US has supported violent Uighur separatists, Tibetan terrorists and protests in Hong Kong in order to fragment and discredit China’s rule over its sovereign territory. Fomenting separation via violent means results in harsh repression, which in turn can alienate a domestic constituency and provide grist for the Western media mills. The key to the US countering China’s economic ascent is political: fomenting domestic divisions and weakening central authority. The democratization which Chinese citizens favor has little resonance with US financed ‘democracy’ charades in Hong Kong or separatist violence in the provinces.

Washington’s effort to exclude China from major trade and investment agreements in Asia and elsewhere has been a laughable failure. The principle US “partners”, Japan and Australia are heavily dependent on the Chinese market. Washington’s (free trade) allies in Latin America, namely Colombia, Peru, Chile and Mexico are eager to increase trade with China. India and Russia are signing off on multi-billion dollar trade and investment deals with China! Washington’s policy of economic exclusion miscarried in the first month!

In sum, Washington’s decision to pursue confrontation over conciliation and partnership; military encirclement over co-operation; exclusion over inclusion, goes counter to a democratic foreign policy designed to promote democracy in China and elsewhere. An authoritarian choice in pursuit of unachievable Asian supremacy is not a virtue; it is a sign of weakness and decay.

Conclusion

In our global survey of US policy toward democracy, center-left governments and free elections we find overwhelming evidence of systematic US hostility and opposition. The political essence of the “war on terrorism” is Washington’s world-wide long-term pernicious assault on independent governments, especially center-left democratic regimes engaged in serious efforts to reduce poverty and inequality.

Washington’s methods of choice range from financing rightist political parties via USAID and NGO’s, to supporting violent military coups; from backing street mobs engaged in destabilization campaigns to air and ground invasions. Washington’s animus to democratic processes is not confined to any region, religious, ethnic or racial group. The US has bombed black Africans in Libya; organized coups in Latin America against Indians and Christians in Bolivia; supported wars against Muslims in Iraq, Palestine and Syria; financed neo-fascist “battalions”and armed assaults against Orthodox Christians in the Eastern Ukraine; denounced atheists in China and Russia.

Washington subsidizes and backs elections only when neo-liberal client regimes win. It consistently destabilizes center-left governments which oppose US imperial policies.

None of the targets of US aggression are strictly speaking anti-capitalist. Bolivia, Ecuador, Brazil, Argentina are capitalist regimes which attempt to regulate tax and reduce disparities of wealth via moderate welfare reforms.

Throughout the world, Washington always supports extremist political groups engaged in violent and unconstitutional activity that have victimized democratic leaders and supporters. The coup regime in Honduras has murdered hundreds of rank and file democratic activists, farm workers,and poor peasants.

The US armed Islamic jihadist and ex-pat allies in Libya have fallen out with their NATO mentors and are at war among themselves, engaging in mutual bloodletting.

Throughout the Middle East, South Asia, North Africa, Central America and the Caucuses wherever US intervention has taken place, extreme right-wing groups have served, at least for a time, as Washington and Brussels’ principal allies.

Pro EU-NATO allies in the Ukraine include a strong contingent of neo-Nazis, paramilitary thugs and “mainstream” military forces given to bombing civilian neighborhoods with cluster bombs.

In Venezuela, Washington bankrolls terrorist paramilitary forces and political extremists who murdered a socialist congressional leader and dozens of leftists.

In Mexico the US has advised, finances and backs rightist regimes whose military, paramilitary and nacro-terrorist forces recently murdered and burned alive 43 teachers’ college students, and are deeply implicated in the killing of 100,000 “other” Mexicans, in less than a decade.

Over the past eleven years the US has pumped over $6 billion dollars in military aid to Colombia, funding its seven military bases and several thousand special operations forces and doubling the size of the Colombian military. As a result thousands of civil society and human rights activists, journalists, trade union leaders and peasants, have been murdered. Over 3 million small land -holders have been dispossessed.

The mass media cover up the US option for right wing extremism by describing ruling mass murderers as “center-right regimes” or  as“moderates”: linguistic perversions and grotesque euphemisms are as bizarre as the barbarous activities, perpetrated by the White House.

In the drive for world power, no crime is left undone; no democracy that opposes it is tolerated. Countries as small and marginal as Honduran or Somalia or as great and powerful as Russia and China cannot escape the wrath and covert destabilization efforts of the White House.

The quest for world domination is driven by the subjective belief in the “triumph of the will”. Global supremacy depends entirely on force and violence: ravaging country after country, from carpet bombing of Yugoslavia, Iraq, Afghanistan and Libya to proxy wars in Somalia, Yemen, Ukraine to mass killings in Colombia, Mexico and Syria.

Yet there are limits to the spread of the “killing fields”. Democratic processes are defended by robust citizens’ movements in Venezuela, Ecuador and Bolivia. The spread of imperial backed terrorist seizures of power are stymied by emergence of global powers, China in in the Far East and Russia in Crimea and eastern Ukraine have taken bold steps to limit US imperial expansion.

In the United Nations, the President of the United States and his delegate Samantha Powers rant and rave, in a fit of pure insanity, against Russia as “the greatest world terrorist state” for resisting military encirclement and the violent annexation of the Ukraine.

Extremism, authoritarianism and political insanity know no frontiers. The massive growth of the secret political police, the National Security Agency, the shredding of constitutional guarantees, the conversion of electoral processes into elite controlled multi-billion dollar charades, the growing impunity of police involved in civilian murders, speaks to an emerging totalitarian police – state inside the US as a counterpart to the violent pursuit of world power.

Citizens’ movements, consequential center-left parties and governments, organized workers, in Latin America, Asia and Europe have demonstrated that authoritarian extremist proxies of Washington can be defeated. That disastrous neo-liberal policies can be reverted. That welfare states, reductions in poverty, unemployment and inequalities can be legislated despite imperial efforts to the contrary.

The vast majority of the Americans, here and now, are strongly opposed to Wall Street, big business and the financial sector. The Presidency and the Congress are despised by three quarters of the American public. Overseas wars are rejected. The US public, for its own reasons and interests, shares with the pro-democracy movement’s world-wide, a common enmity toward Washington’s quest for world power. Here and now in the United States of America we must learn and build our own powerful democratic political instruments.

We must, through the force of reason, contain and defeat “the reason of force”: the political insanity that informs Washington’s ‘will to power’. We must degrade the empire to rebuild the republic. We must turn from intervening against democracy abroad to building a democratic welfa

FREE PALESTINE !!!

Nulla da aggiungere…

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Marwan Barghouti

 

 

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ROJAVA : SYRIA’S SECRET REVOLUTION

Is the Middle East’s newest country a territory called “Rojava”? Out of the chaos of Syria’s civil war, mainly Kurdish leftists have forged an egalitarian, multi-ethnic mini-state run on communal lines. But with ISIS Jihadists attacking them at every opportunity — especially around the beleaguered city of Kobane, how long can this idealistic social experiment last? From the frontlines to the refugee camps, Our World has gained exclusive access to Rojava, and a revealing snapshot of Syria’s secret revolution.

Di Politica, razzismo, storie vere …

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Di: Gb☭☆
                                    
 In questo paese dove sfortunatamente il microfono è sempre in mano alle teste di cazzo si susseguono inarrestabili parole che ripetere sarebbe assolutamente oltraggioso. E allora capita di ascoltare i fascio-leghisti riversare puro odio e razzismo sull’ “immigrato di turno”. Ma voi, merde d’uomini, pensate veramente di non dovere nulla a queste popolazioni?
Vi tenete stretto il vostro benessere come se fosse tutto merito vostro. Lo pensate davvero? Eppure noi abbiamo sfruttato per anni il terzo mondo, siamo arrivati li e  li  abbiamo messi a lavorare sulle loro terre per estrarre quello che ci piaceva di più, li abbiamo sottopagati e poi ci siamo portati via i frutti. Diamanti, petrolio, oro terre e donne.
Tutto per soddisfare la nostra sfacciata mania di possesso e di ricchezza. Dove siamo passati abbiamo lasciato aridità, fame, miseria e qualche  tonnellata di scorie malsane . 
Gli USA hanno deportato milioni di autoctoni su navi, che non avevano nulla da invidiare ai treni della deportazione nazisti, per portarli a lavorare nei campi di cotone. Sempre la stessa illuminata democrazia occidentale mandava spie ad uccidere i capi di una delle due fazioni in lotta facendo ricadere la colpa sull’altra fazione in modo da scatenare l’ennesima guerra civile ad appannaggio delle malefiche industrie belliche tanto americane quanto europee. Nonostante tutti questi crimini non siamo ancora appagati ed ancora la “grande industria petrolifera” di casa nostra devasta la zona del delta del Niger con il petrolio, inquinando il fiume e rendendo impossibile la pesca agli abitanti. Ancora gli americani sganciano bombe chiamate “libertà” su paesi il cui unico crimine è possedere petrolio, distruggono tutto e tutti con le bombe intelligenti e poi appaltano la ricostruzione a ditte del loro paese. Proviamo per sfizio a fare un conto di tutti i soldi che dobbiamo al terzo mondo e restituiamoli, scommettiamo che il flusso migratorio avrà un’improvvisa inversione?
Quando vi comprate un diamante guardate dentro a tutte le sue cazzo di facce e ci vedrete uno dei tanti disgraziati annegati nel canale di Sicilia. Smettetela di credere che il solo fatto di essere fuori di prigione basti a considerarvi innocenti e quando guardate i vostri figli provate a vederveli  scomparire sotto gli occhi…perché se foste nati “nell’altra parte” quei vostri ragazzi obesi con l’iphone  non sarebbero probabilmente arrivati a vent’anni e quindi voi forse non sareste vissuti abbastanza per concepirli….alla faccia di altre centinaia di migliaia di bambini che crepano ogni anno e delle quali morti, soprattutto voi razzisti di merda, vi rendete complici compiacenti. Quando vi si mette davanti all’ oggettiva realtà e non avete argomenti per il contradditorio affidate la vostra falsa pietas all’ immaginetta strappa lacrime o alla donazione onlus. Al massimo  incolpate i vostri governi….Dimenticando che li scegliete voi, i vostri rappresentanti, quelli che danno voce ai concetti che anche VOI esprimete e di cui siete portatori sani. Quindi, razzisti dei miei coglioni, spero che gli immigrati che tanto odiate vi restituiscano almeno in parte ciò che avete direttamente od indirettamente, fatto passare  loro…..anche se so che sono troppo occupati a salvarsi la pelle per badare a delle merde come voi e non lo faranno.
 
“In qualsiasi modo si svolga la storia degli uomini, sono gli uomini che la fanno, perseguendo ognuno i suoi propri fini consapevolmente voluti, e sono precisamente i risultati di queste numerose volontà operanti in diverse direzioni, i risultati delle loro svariati ripercussioni sul mondo esteriore, che costituiscono la storia.”

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 Morale della favola.

L’attacco continuo alle  condizioni di vita e di quel poco “lavoro” che rimane, i tagli alla sanità, alla scuola, il restringimento dei diritti, non solo ci fa tornare indietro di cento anni, ma sta trasformando la società in una grande caserma. Uffici e fabbriche (Fiat in testa), in campi di concentramento in cui l’unica legge applicata è quella del padrone, senza alcuna mediazione e non per nulla si è persino discusso (udite, udite) di impiegare sistemi di sorveglianza per controllare i lavoratori.

 Per secoli la cultura dominante ha insegnato alle classi sottomesse la rassegnazione, a inchinarsi e accettare le sofferenze con cristiana o altra religiosa pazienza, come se il potere dei potenti di turno fosse frutto di una volontà divina e non degli uomini di una determinata classe sociale che difende i suoi interessi. Ora ai nostri giorni, tenta di plagiarla (ed in parte ci riesce benissimo) con l’ informazione pilotata dai media mainstream di regime. Allo stesso tempo, per naturale osmosi,  si è cercato in tutti i modi di soffocare qualsiasi moto di ribellione attentasse all’ incolumità della sacre istituzioni. Le sacre istituzioni come  il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il WTO, la BCE che tutelano e difendono gli interessi della borghesia; “borghesia”, una vecchia parola ormai in disuso degli anni ’70, che rappresenta una delle classi sociali nelle quali viene tipicamente suddivisa la società capitalista e riguarda colui o coloro  che possiedono i capitali. Il pensiero predominante in chi li possiede è quello di arrogarsi diritti su tutto e su tutti e di dare continuità intrinseca a questi diritti trasformandoli in leggi creando, di fatto, una democrazia delegata e questo al di là dalle forme di governo e degli schieramenti politici. La crisi della democrazia italiana ha raggiunto gli aspetti di una farsa, di una commedia che sarebbe esilarante se non fossero in gioco i destini di milioni di cittadini e lavoratori, ai quali le forze politiche di governo non riescono e non possono offrire soluzioni per il miglioramento delle loro condizioni di vita sempre più precarie. La dirigenza del Partito Democratico, nonostante la confusione imperante al suo interno, sembra essere entrata sempre più nell’orbita di quei poteri capitalistici italiani ed internazionali che vorrebbero modificare la Costituzione antifascista nel nome della governabilità e degli interessi delle grandi imprese e delle banche ed anche se il sig.Renzi cerca di incantare il vas
to pubblico con i giochi di prestigio, la realtà ed il suo prospettarsi sul futuro non sembra godere delle stesse illusioni. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile oltre il 12%, mentre quello giovanile raggiunge il 40%; continua ad essere elevato il numero di ore di cassa integrazione; la povertà relativa supera il 12%, quella assoluta quasi il 7%; le imprese continuano a chiudere ad un ritmo impressionante; i contratti del pubblico impiego sono ancora bloccati.
 
I partiti e i movimenti della pseudosinistra, a fronte di questi dati, elaborano le più disparate teorie come, ad esempio, quelle di discutere  vari progetti di trasformazione della società cercando nuovi modelli di sviluppo piu equo fondato sulla lotta ai privilegi. Oppure, altri ancora, facendo in modo di attribuire allo Stato un ruolo di direzione economica ancorato a due fondamentali criteri: quello di favorire uno sviluppo produttivo fondato sul soddisfacimento dei bisogni reali dei cittadini e sulla sostenibilità ambientale; quello della promozione di uno sviluppo tecnologico che garantisca al tempo stesso la piena occupazione e il miglioramento generale degli stili di vita.
 
Questo potrebbe  benissimo avvenire attraverso il parlamento e con il partito borghese che meglio sappia rappresentarlo…. Ma in quest’epoca  non possono esistere partiti comunisti che esercitano praticamente gli interessi del proletariato e al tempo stesso praticano la lotta parlamentare ….sarebbe  corruzione economica e culturale, complotto simil-mafioso. La crisi, la disoccupazione, lo sfruttamento non si risolvono né con le riforme istituzionali e costituzionali, né con le lotte sindacali, pure importanti. Il capitalismo, per noi Comunisti, va abbattuto, fatevene una ragione!
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