Leak TTIP Greenpeace confermano i principali rischi per il clima, l’ambiente e la sicurezza dei consumatori

Planet3-bigopenspace-960x360px

Amsterdam, 1 maggio 2016 –
Greenpeace Olanda sta rilasciando un pacchetto di testi TTIP  trapelate il Lunedi mattina, alle ore 11 CET, per fornire la necessaria trasparenza e  innescare un dibattito informato su un trattato che minaccia di avere implicazioni di vasta portata per l’ambiente e le vite di quasi un miliardo di cittadini dell’UE e degli Stati Uniti. Questa è la prima volta che il pubblico avrà la possibilità di confrontare le posizioni negoziali dell’UE e degli USA.

“E ‘tempo di fare  luce su questi negoziati. Difficile il progresso ambientale viene barattato a porte chiuse. Questi documenti rivelano che la società civile ha il diritto di essere preoccupata TTIP. Dovremmo smettere i negoziati e avviare il dibattito “, ha detto Faiza Oulahsen, attivista di Greenpeace Olanda. “La versione completa e più recente del testo del trattato dovrebbe essere rilasciato in una sola volta, in modo che i cittadini ed i rappresentanti eletti hanno la possibilità di comprendere ciò che viene proposto nei loro nomi.”

Da un punto di vista dell’ambiente e dei consumatori quattro aspetti sono di seria preoccupazione:

Le protezioni ambientali in piedi sembrano essere cadute

Nessuno dei capitoli che abbiamo esaminato fa riferimento ad eccezioni della regola generale. Questo accordo  di circa 70-anni fa regola secondo l’accordo GATT dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), permette nazioni a disciplinare il commercio “per proteggere, la vita animale e vegetale umana o alla salute” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili” [ 1]. L’omissione di questo regolamento suggerisce entrambe le parti stanno creando un regime che pone il profitto davanti, la vita umana animale e vegetale e la salute.

La protezione del clima sarà più difficile sotto TTIP

L’accordo sul clima di Parigi rende un punto chiaro: Dobbiamo mantenere l’aumento della temperatura sotto 1,5 gradi per evitare una crisi climatica con effetti a miliardi di persone in tutto il mondo. Il commercio non dovrebbe essere escluso dalla azione per il clima. Ma nulla che indica la protezione del clima è scritto nei testi ottenuti. Peggio ancora, la possibilità di misure di mitigazione è limitata dalle disposizioni dei capitoli sulla cooperazione normativa o di accesso al mercato per i prodotti industriali. [2] Come esempio di queste proposte escluderei il regolamento nell’importazione di combustibili ad alta intensità di CO2, come l’olio da sabbie bituminose.

La fine del principio di precauzione

Il principio di precauzione, sancito dal trattato UE [3], non è menzionato nel capitolo sulla cooperazione normativa, né in alcun altro dei 12 capitoli ottenuti. D’altra parte la richiesta degli Stati Uniti per un approccio ‘basato sul rischio’ che ha lo scopo di gestire le sostanze pericolose, piuttosto che evitarle, trova la sua strada in vari capitoli. Questo approccio mina la capacità delle autorità di regolamentazione di adottare misure preventive, ad esempio per quanto riguarda le sostanze controversi come ormoni pe rturbare le sostanze chimiche.

L’apertura della porta per il cambio di gestione aziendale

Mentre le proposte minacciano la tutela dell’ambiente e dei consumatori, le grandi imprese otterranno ciò che vogliono. Le opportunità di partecipare al processo decisionale sono concesse alle società di intervenire anche  nelle prime fasi del processo decisionale.

Mentre la società civile ha avuto scarso accesso ai negoziati, ci sono molti casi in cui i documenti mostrano che all’industria è stata concessa una voce privilegiata nelle decisioni importanti. [4] I documenti trapelati indicano che l’UE non è stata aperta per l’elevato grado di influenza dell’industria. relazione pubblica recente dell’UE [5] ha una sola menzione minore input industriale , mentre i documenti trapelati ripetutamente parlarlano della necessità di ulteriori consultazioni con l’industria esplicitamente parlano di come input industriali sono stati raccolti.

Oulahsen: “Sia che vi preoccupate per questioni ambientali, di benessere degli animali, diritti del lavoro e privacy su Internet,  dovreste essere preoccupati per ciò che è trapelato in questi documenti Essi sottolineano le obiezioni forti della società civile e milioni di persone che in tutto il mondo hanno espresso: TTIP tratta  un enorme trasferimento di potere democratico da parte di persone alle grandi imprese. Chiediamo a tutti i rappresentanti eletti e le altre parti interessate a leggere questi documenti e partecipare al dibattito. “

I documenti   248 pagine di linguaggio giuridico complesso (13 consolidati capitoli TTIP + Nota – Stato tattica dei negoziati TTIP – marzo 2016). Greenpeace Olanda ha lavorato insieme su questo con il famoso network di ricerca tedesco di NDR, WDR e Süddeutscher Zeitung. Fino ad ora i rappresentanti eletti sono stati in grado di visualizzare tali documenti sotto scorta, in una stanza sicura, senza accesso alla consultazione di esperti, pur essendo proibito di discuterne il contenuto con chiunque altro

Con la pubblicazione di questi documenti Greenpeace sta dando a milioni di cittadini interessati la possibilità di sorvegliare le attività del loro governo e di discuterne con i loro rappresentanti eletti.

 

NOTE  

[1] La maggior parte degli accordi del WTO sono state il risultato del 1986-1994 dell’Uruguay Round dei negoziati commerciali. Alcuni, tra cui GATT del 1994, sono state revisioni di testi esistenti in precedenza.

[2] Nulla nei pertinenti articoli 10 (restrizioni all’importazione e all’esportazione) e 12 (importazione ed esportazione di licenza) del capitolo sul trattamento nazionale e di accesso al mercato per Merci mostra che necessarie misure commerciali per proteggere il clima sarebbe stato consentito come un mestiere restrizione ai sensi dell’articolo XX del GATT (vedi nota 1).

[3] “Il principio di precauzione è dettagliato nell’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (UE). Essa mira a garantire un elevato livello di protezione ambientale attraverso preventiva decisionale in caso di rischio. Http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=URISERV%3Al32042

[4] Ad esempio “Mentre gli Stati Uniti hanno mostrato un interesse, si affrettò a precisare che avrebbe bisogno di consultarsi con la sua industria per quanto riguarda alcuni dei prodotti” – Capitolo ‘tattico State of Play’, paragrafo 1.1, Agricoltura.

[5] ‘dodicesimo round dei negoziati per il commercio e gli investimenti partenariato transatlantico (TTIP)’ http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2016/march/tradoc_154391.pdf

Patrocinio della Regione Basilicata per i progetti Shell

banner-referendum-2

Con propria ordinanza il presidente della Regione Basilicata n. 30 del 23/2/2016,” vista la richiesta di concessione del patrocinio gratuito, acquisita al protocollo della Regione in data 12 febbraio 2016 inoltrata dal Dott. Marco Brun, Presidente ed Amministratore Delegato di Shell Italia E & P S.p.A di Roma per l’organizzazione e la realizzazione della 71′ Edizione di Progetto InventaGIOVANI – Anno 2016, considerato, considerato che l’iniziativa è stata selezionata dopo una attenta valutazione tramite uno studio di fattibilità che ha coinvolto interlocutori locali e che è stato svolto in autonomia da un
consulente che ha confermato la presenza in Basilicata delle caratteristiche essenziali per il buon esito del progetto, atteso che è stato chiesto per la stessa iniziativa il patrocinio dell’Unibas, la Regione ha concesso il patrocinio gratuito della Regione Basilicata alla Shell Italia E & P S.p.A. – autorizzando -are il Presidente e Amministratore Delegato di Shell Italia E & P S.p.A. Dott. Marco Brun, alla citazione del Patrocinio in tutte le forme consentite di divulgazione in occasione della “7A Edizione Progetto  InventaGIOVANI” – Anno 2016.

Un povero mondo di pochi ricchi


Davos-2015-infografica_1-300x300Secondo il Rapporto Grandi disuguaglianze crescono di Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supererà nel 2016 quella del restante 99%. Il fatto che questa disuguaglianza sia in continua e costante crescita rende necessarie misure dirette a invertire la tendenza.

Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, il Rapporto denuncia il fatto che l’esplosione della disuguaglianza frena la lotta alla povertà in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno, e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare.Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International, userà quest’anno tutta l’influenza che deriva dal suo ruolo di co-chair al Forum per chiedere un’azione urgente volta ad arginare la marea crescente della disuguaglianza, partendo da una proposta di contrasto reale all’elusione fiscale delle multinazionali e da una spinta verso l’adozione di un trattato globale di lotta ai cambiamenti climatici.

Grandi disuguaglianze crescono è il documento di analisi pubblicato oggi da Oxfam, da cui emerge che l’1% della popolazione ha visto la propria quota di ricchezza mondiale crescere dal 44% del 2009 al 48% del 2014 e che a questo ritmo si supererà il 50% nel 2016. Gli esponenti di questa elite avevano una media di 2,7 milioni di dollari pro capite nel 2014. Del rimanente 52% della ricchezza globale, quasi tutto era posseduto da un altro quinto della popolazione mondiale più agiata, mentre il residuale 5,5% rimaneva disponibile per l’80% del resto del mondo: vale a dire 3,851 dollari a testa, 700 volte meno della media detenuta dal ricchissimo 1%.

“Vogliamo davvero vivere in un mondo dove l’1% possiede più di tutti noi messi insieme?  – ha detto Winnie  Byanyima – La portata della disuguaglianza è semplicemente sconcertante e nonostante le molte questioni che affollano l’agenda globale, il divario tra i ricchissimi e il resto della popolazione mondiale rimane un totem, con ritmi di crescita preoccupanti.”

“Negli ultimi 12 mesi, i leader mondiali – dal Presidente Obama a Christine Lagarde – hanno più volte ribadito quanto necessario e importante sia affrontare il tema della grande disuguaglianza. Ma ancora poco è stato fatto in termini concreti ed è arrivato il momento per i nostri leader di prendersi carico degli interessi della stragrande maggioranza per intraprendere un cammino verso un mondo più giusto per tutti.”

“Se il quadro rimane quello attuale anche le elite ne pagheranno le conseguenze – afferma Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia – perché non affrontare il problema della disuguaglianza riporterà la lotta alla povertà indietro di decenni. I più poveri sono poi colpiti 2 volte: perché hanno accesso a una fetta più piccola della torta e perché in assoluto ci sarà sempre meno torta da spartirsi, visto che la disuguaglianza estrema impedisce la crescita.”

Lo scorso anno, Oxfam ha dominato la scena a Davos, rivelando che gli 85 paperon de’ paperoni del mondo detenevano la ricchezza del 50% della popolazione più povera (3,5 miliardi di persone). Quest’anno il numero è sceso a 80, una diminuzione impressionante dai 388 del 2010. La ricchezza di questi 80 è raddoppiata in termini di liquidità tra il 2009-2014.

Oxfam chiede ai governi di adottare un piano di sette punti per affrontare la disuguaglianza:

  1. contrasto all’elusione fiscale di multinazionali e individui miliardari;
  2. investimento in servizi pubblici gratuiti, come salute e istruzione;
  3. distribuzione equa del peso fiscale, spostando la tassazione da lavoro e consumi verso capitali e ricchezza;
  4. introduzione di salari minimi e graduale adozione di salari dignitosi per tutti i lavoratori;
  5. introduzione di una legislazione ispirata alla parità di retribuzione, e politiche economiche che prevedano una giusta quota per le donne;
  6. reti di protezione sociale per i più poveri, incluso un reddito minimo garantito;
  7. un obiettivo globale di lotta alla disuguaglianza.

Il documento di analisi di oggi, che arriva dopo il rapporto di ottobre Partire a pari merito: eliminare la disuguaglianza estrema per eliminare la povertà estrema, fa luce sul fatto che le grandi ricchezze siano passate alle generazioni successive e che le elite mobilitino ingenti risorse per piegare regole e leggi a loro favore. Più di un terzo dei 1.645 miliardari della classifica Forbes ha ereditato parte o tutta la ricchezza che detiene.

Il 20% dei miliardari ha interessi nei settori finanziario e assicurativo, un gruppo che ha visto la propria liquidità crescere dell’11% nei 12 mesi precedenti a marzo 2014. Questi settori hanno speso 550 milioni di dollari per fare lobby sui decisori politici a Washington e Bruxelles nel 2013. Nel 2012 negli Stati Uniti solo durante il ciclo elettorale, il settore finanziario ha speso 571 milioni di dollari in contributi per le campagne.

I miliardari che hanno interessi nei settori farmaceutico e sanitario hanno visto il loro patrimonio netto collettivo crescere del 47% in un solo anno. Questi settori, durante il 2013, hanno speso oltre 500 milioni di dollari in lobby a Washington e Bruxelles.

La preoccupazione di Oxfam è che il potere di lobby di questi settori possa essere un ostacolo alla riforma del sistema fiscale globale e all’adozione di regole sulla proprietà intellettuale che non precludano l’accesso dei più poveri a medicine salva-vita.

Come più volte ribadito da più parti, Fondo Monetario Internazionale in primis, la disuguaglianza estrema non è soltanto una pessima notizia per gli ultimi del mondo ma anche un danno enorme per la crescita economica.


Il consenso erdoganiano nel buio di rabbia e dolore

strageI salvati dalle viscere più buie di pece e fuoco, chi può respirare ma egualmente piange perché non si dà pace per i compagni sepolti in quel posto di lavoro che toglie la vita, in genere tacciono. Troppo tristi, troppo infuocato è l’animo nonostante i corpi sembrino robusti e ancora resistenti  allo scavo della silicosi. Però gli estrattori scampati dal turno maledetto non trattengono la rabbia e quel che covano da anni. Urlano, insultano i padroni della compagnìa del carbone che mascherava ispezioni e controlli. Inveiscono contro il partito del premier che gli concedeva quel lavoro. Rivelano che da Ankara burocrati compiacenti telefonavano all’azienda per annunciare le verifiche di sicurezza e solo in quella settimana certi protocolli venivano rispettati. Usciti gli ispettori nella Coal Mining Company di Soma tutto tornava come prima. Come alla Thyssenkrupp e all’Ilva dei Riva, come nelle statal-private aziende dei magnati cinesi, nelle fabbriche che restano in Occidente e in quelle che abbondano a Oriente. Ovunque il lodato liberismo magnifichi il suo sistema, distribuendo salari di fame e assicurando prematura morte. Si dice che l’azienda turca dell’area di Manisa avesse ridotto le spese estrattive per tonnellate di carbone da 140 a 30 dollari. Un risparmio notevolissimo evidentemente giocato sulla sicurezza e sulla pelle di chi sputava sangue nelle gallerie.

 

E’ il liberismo che ha donato per oltre un quindicennio un Pil turbo alla crescita turca. L’elargitore di scalate sociali che migliora la vita di ciascuno purché si trasformi in consensuale macinatore di consumi capaci d’arricchire l’esistenza di pochi. Meccanismo noto da due secoli, ma sempre reiterato e proposto da chi azzera tutele per incrementare profitti. Nel caso anatolico sposati col disegno di Erdoğan, creatore e difensore ormai d’un regime. Personalistico. Che s’avvale di bugie diffuse dalla tivù di Stato o da agenzie ufficiali come l’Anadolu, ieri intenta a citare le misure di sicurezza “rispettate” dalla compagnìa mineraria. Invece neppure un mese fa quell’azienda era al centro di un’interrogazione parlamentare dell’opposizione per verificare l’effettiva regolarità e i parametri ambientali. Un analista turco offre questo scorcio di quel dibattito: mentre il deputato interrogante si rivolgeva ad alcuni ministri dell’attuale governo costoro facevano capannello – colloquiando probabilmente d’altro – e qualcuno sorrideva. Anche questa è un’immagine globale, che si può notare in altre arroganti incarnazioni d’un ruolo che dovrebbe porsi al servizio della comunità e invece si serve di essa per i propri affari. Ma nel reiterare bugie, imbrogli, calunnie, diffamazioni il premier che vuole diventare presidente d’una propria Turchia, sembra non accorgersi delle crepe della sua creatura.

listeLa logica del consenso, elettoralmente tuttora elevato, può venir meno se il giocattolo della magnificenza nazionale interclassista che deve accontentare tutti s’inceppa. L’esempio dei capitalisti investitori nei settori più vari che devono addolcire il sistema erdoğaniano con contropartite in tangenti, offrendo in dono sacrificale propri media e giornali al grande accentratore (è accaduto a Kanaltürk, Bugün Tv, Habertürk e altri)  comincia a star stretto anche ai fruitori del businness. Se i manager dell’azienda di Soma si troveranno soli sui banchi degli imputati inizieranno a cantare tirandosi dietro il manipolo dei ministri ridanciani e assistenti picchiatori come Yusuf Yerkel. Un’ipotesi politicamente suicida per il governo sarebbe affossare inchieste e responsabilità. In quel caso l’ira che già circola fra la gente, mica solo i familiari delle vittime, monterebbe ancora. Già tanti attendono che l’anniversario di Gezi Park sollevi proteste ancora più tracimanti, perché nei dodici mesi trascorsi di cose ne sono accadute parecchie. Ma la breccia maggiore che deve preoccupare il sultano sono le riflessioni e ammissioni dei minatori stessi, che scoprono un’ovvietà peraltro diffusa: il voto di scambio. Lavoro in cambio d’una croce sulla scheda che gli uomini dell’Akp ricercavano anche sulle colline non distanti neppure 40 km dalla magnifica e storica Pergamo. Se quest’accordo, che dura da un decennio e ha portato il partito della Giustizia e Sviluppo a una maggioranza quasi assoluta, vede smarriti i due virtuosi riferimenti della denominazione i minatori, i loro padroni e le mille categorie arcaiche o ipertecnologiche del blocco sociale erdoğaniano abbandoneranno il presuntuoso leader al suo destino.

Ecuador vincoli finanziari di un giudice USA con Chevron

chevron-ecuador

da Prensa Latina

traduzione di Ida Garberi

 

Il giudice statunitense Lewis Kaplan che ha emesso una sentenza contro gli ecuadoriani colpiti dall’industria petrolifera Chevron in un recente giudizio a New York, ha vincoli finanziari con la multinazionale, assicurano i querelanti.

D’accordo con un comunicato divulgato qui dall’Unione dei Colpiti dall’industria petrolifera Texaco (filiale di Chevron), Kaplan ha delle azioni in almeno tre fondi dove possiede anche interessi la compagnia statunitense.

Il testo sottolinea che il giurista non ha mai menzionato queste relazioni finanziarie, e neanche ha applicato la legge federale di New York che esige ai giudici di ritirarsi da un caso in qualsiasi procedimento nel quale l’imparzialità possa essere ragionevolmente discussa.

I dati sul vincolo finanziario tra Kaplan e la compagnia sono stati ottenuti con dati incrociati da relazioni sugli investimenti che sono disponibili al pubblico, aggiunge il comunicato.

Kaplan ha determinato che la sentenza di un tribunale ecuadoriano che ha condannato Chevron a pagare nove mila 500 milioni di dollari a circa 30 mila colpiti dall’inquinamento causato da Texaco non potrà essere effettuata negli Stati Uniti.

La multinazionale non solo si rifiuta di pagare l’indennità, ma ha denunciato lo Stato ecuadoriano presso una corte internazionale di arbitraggio, per supposta mancanza di applicazione di un trattato bilaterale di investimenti che è entrato in vigore cinque anni dopo l’uscita di Texaco dal paese sud-americano.

Durante i quasi 30 anni che ha operato nell’Amazzonia, Texaco ha buttato 16,8 milioni di galloni di petrolio nell’ecosistema, ha inquinato con 18,5 mila milioni di galloni di acqua tossica terre e fiumi, ed ha bruciato 235 mila milioni di piedi cubici di gas, secondo quanto analizzato dalle autorità locali.

Si registra anche un’alta incidenza di cancro ed altre malattie tra gli abitanti della zona, come risultato dell’inquinamento delle fonti d’acqua potabile.

Per dimostrare l’enorme danno ambientale causato dall’industria petrolifera, il governo ecuadoriano ha iniziato nel settembre scorso la campagna “La mano sporca di Chevron” che invita personalità, politici ed artisti internazionali a visitare i pozzi e le piscine di scarico, piene di catrame e residui del grezzo.

Tra quelli che hanno constatato l’inquinamento ci sono gli attori statunitensi Danny Glover e Mia Farrow, l’ambientalista Alexandra Cousteau, nipote dell’oceanografo Jacques Cousteau, la sindaca della città californiana di Richmond, Gayle McLaughling, e più recentemente il duo portoricano Calle 13.

 

Verona Tosi: vietato dar da mangiare ai clochard

Sapete chi è Flavio Tosi? Il vicesegretario della Lega Nord nonchè sindaco di Verona, le posizioni della Lega sono note a tutti da tempo, un partito che affonda le sue radici nella xenofobia, nel razzismo,  animando per meri scopi di propaganda guerre fra i poveri, tra gli ultimi,etichettando come delinquente chi sfugge dalla fame e dalle guerre.

Il leghista doc Tosi al secondo mandato come sindaco di Verona, ha spesso fatto parlare i media per aver messo in pratica politiche razziste e discriminanti, questa volta si è superato : dopo le ormai note panchine anti chochard che già aveva fatto installare  nei parchi della Verona bene, quelli del centro dove la povertà non deve essere vista, dove i bambini delle mamme che hanno telefonato al sindaco non devono vedere in che condizioni si puo’ ritrovare un uomo.image_11654

 

 

 

Pensare di negare una panchina come letto a chi è costretto a vivere per strada, giorno dopo giorno, è un atto fuori da ogni logica di società civile, di comunità, di solidarietà, ma al peggio non c’è mai fine e il sindaco sceriffo Veronese  spinto dalle anime belle delle segnalazioni di “civiltà” e decoro urbano  non sono ancora soddisfatte e in tempi di campagna elettorale  la panza dei cittadini va ascoltata,Tosi risponde celermente con un’ordinanza che vieta di dare da mangiare alle persone, come se fossero piccioni o animali molesti, proibisce alle associazioni e ai privati cittadini di portare cibo ai senzatetto e per chi trasgredisce, multe tra 25 e 500 euro.

Insomma privati del loro unico letto e affamati in una sorta di selezione naturale che dovrebbe quindi liberare le vie del centro dei perbenisti da presenze sgradite. La povertà, la sofferenza, il disagio ci sono, ma l’importante è che non si vedano, che non infastidiscano i turisti venuti a visitare la città di Giulietta eRomeo.

clochard

Come potrà il sindaco Tosi a  continuare placidamente ad addormentarsi la sera nel suo letto  sapendo che uomini e donne più sfortunati sono costretti a cercarsi un giaciglio di fortuna, non lo capiremo mai e sinceramente non ci interessa nemmeno provare a farlo.

Le notti di Taranto, ottobre 2012

Polvere da sparo

Ho pochissime parole per descrivere questo video: è stato girato 4 notti fa….

12 ore di Taranto… il video è un timelapse di circa 12 ore, dalle ore 20:07 alle ore 7:30 del mattino, montato su 4022 scatti fotografici ripresi ogni 10 sec
Data riprese 5 Ottobre 2012 quartiere tamburi
Produzione Aumedia
Realizzazione Andrea Basile

View original post