j have a dream…

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di Bert Roug :

Papa Benedetto XVI aveva ragione: il marxismo non è più utile! Certo, quel marxismo che molti nella Chiesa Cattolica considerano come una ideologia atea che giustificava qualche sorta di crimine. Ma accettare  che il marxismo come lo intende Ratzinger sia lo stesso marxismo che intendeva Marx sarebbe come identificare il cattolicesimo con l’Inquisizione. Si potrebbe allora dire: il cattolicesimo non è più utile. Perché non si può giustificare il mandare al rogo donne considerate streghe o torturare i sospetti di eresia. Ora, fortunatamente il cattolicesimo non può essere identificato con l’Inquisizione, né con la pedofilia di preti e vescovi.
Allo stesso modo, il marxismo non si può confondere con i marxisti che lo hanno usato per diffondere l’ idea di “Stato egemone e Padrone”. Dobbiamo tornare a Marx per sapere cosa è il marxismo, così come dobbiamo ritornare al Vangelo e a Gesù per sapere che cos’è il cristianesimo e a Francesco d’Assisi per sapere cosa è il cattolicesimo. Il Marxismo non è un ideologia, il marxismo è una teoria, un metodo di analisi della realtà.E la realtà, oltre a quella appena enunciata sopra,è che nel corso della storia, in nome delle parole più belle, sono stati commessi i crimini più efferati. In nome della democrazia, gli USA si sono impadroniti di Porto Rico e della base cubana di Guantanamo. In nome del progresso, i paesi dell’Europa occidentale hanno colonizzato i popoli africani e hanno lasciato lì una scia di miseria, di fame, di guerre. In nome della libertà, la regina Vittoria ha promosso in Cina la devastante guerra dell’oppio .
In nome della pace, la Casa Bianca ha commesso il più illegittimo e genocida atto terroristico della storia: le bombe atomiche sopra le popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. In nome della libertà, gli Stati Uniti hanno instaurato in quasi tutta l’America Latina, dittature sanguinose.Oggi, il capitalismo è egemone nel mondo. E dei sette miliardi di persone che abitano il pianeta, quattro miliardi vivono al di sotto della soglia di povertà e 1,2 miliardi soffrono di fame cronica.Il capitalismo ha fallito per i due terzi dell’umanità, che non hanno accesso ad una vita degna.
Dove il cristianesimo e il marxismo parlano di solidarietà, il capitalismo ha introdotto la competizione; dove parlano di cooperazione, ha introdotto la concorrenza; dove parlano di rispetto per la sovranità dei popoli, ha introdotto il globocolonialismo. La religione non è un metodo di analisi della realtà. Il marxismo non è una religione. La luce che la fede getta sulla realtà è, piaccia o no al Vaticano, sempre mediata da una ideologia. L’ideologia neoliberista, che identifica il capitalismo e la democrazia, prevale oggi nella coscienza di molti cristiani e impedisce loro di rendersi conto che il capitalismo è intrinsecamente malvagio. L’arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx (l’ironia nel cognome), ha lanciato nel 2011 un libro intitolato “Il Capitale – un patrimonio per l’umanità”. La copertina contiene gli stessi colori e caratteri grafici della prima edizione del Capitale di Karl Marx, pubblicato ad Amburgo nel 1867.
“Marx non è morto ed è necessario prenderlo sul serio”, ha detto il prelato in occasione del lancio del libro. “Dobbiamo confrontarci con l’opera di Karl Marx, che ci aiuta a comprendere le teorie dell’accumulazione capitalistica e del mercamtilismo”.Ora è provato che il capitalismo non garantisce un futuro dignitoso per l’umanità e lo stesso Benedetto XVI lo ha ammesso nell’affermare che “…Dobbiamo cercare nuovi modelli”.
Il marxismo, con l’analizzare le contraddizioni e le carenze del capitalismo, apre una porta di speranza per una società che i cattolici, nella celebrazione eucaristica, caratterizzano come il mondo in cui tutti potranno “condividere la ricchezza della terra e dei frutti del lavoro umano “.
Questo Marx lo chiamava socialismo.

Lettera ad un amica..Perchè essere comunisti.

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Cara…è vero, sembra semplice, ma in fondo non lo è, non lo è mai stato e forse non lo sarà mai. Ma per un comunista, chiedersi il “perche si è comunisti”, nonostante (per un comunista) dovrebbe essere naturale, è una domanda che mette la propria interiorità a disagio. La parte dei “leoni rabbiosi e malati” la fanno sicuramente la caduta dell’ Urss e la storia generale del comunismo del 900…non ancora del tutto elaborata, ma pesa anche l’ attuale situazione di difficoltà che comprensibilmente (ed ingiustificatamente) ci schiaccia sul livello della sopravvivenza immediata.Ma io,te, noi e quella moltitudine di persone che crede e che lotta ancora per certi valori non siamo comunisti  perchè abbiamo letto  il Capitale, ma perchè se lo siamo in un certo modo, cioè nel senso moderno del termine è solo perché lo abbiamo “letto” in una accezione più ampia, nel senso che ce lo siamo fatto  “proprio”.
La spinta profonda ed iniziale ad essere comunisti credo che provenga da una insofferenza, da un senso di profonda inaccettazione per quanto vediamo e sperimentiamo ogni giorno nella nostra vita e, per quanto riusciamo a vedere e sentire, nella vita dei nostri simili. E’ il rifiuto dell’ingiustizia e dell’ineguaglianza, che è tanto più forte in quanto questa ingiustizia e questa ineguaglianza le sentiamo essere ingiustificate a farci muovere. Eppure, molti (per fortuna!) sono coloro che, mossi da una simile intolleranza, operano o ritengono di operare contro l’oppressione, lo sfruttamento e l’ineguaglianza senza per questo essere o dichiararsi comunisti. Seguaci di religioni e confessioni diverse, aderenti a partiti e movimenti filosofici variegati cercano di operare in tal senso.
Nessuno di questi, però, ha la nostra stessa idea di società futura o i nostri stessi metodi di analisi e di intervento sulla realtà o, soprattutto, ritiene che per risolvere i problemi sociali, sia necessario trasformare la società alla sua radice e cioè a partire dai rapporti di produzione. In effetti noi non siamo neppure i primi comunisti della storia né il comunismo è stato inventato da Marx. L’aspirazione a ristabilire la situazione di eguaglianza tra gli uomini esistente nelle classi è probabilmente vecchia quanto l’esistenza delle classi stesse. Comunisti erano i primi cristiani. Comunisti erano i seguaci di Thomas Müntzer che  guidavano le armate contadine contro i principi tedeschi e si può continuare con altre decine e decine d’esempi.
Ora,leggendo qualche documento,scritto da compagni che conosci, estrapolo qualche spunto che mi ha particolarmente colpito per la lucidità d’ analisi. 

Il primo, riassumendo, parla del comunismo moderno che se pur figlio delle lotte degli sfruttati di ogni tempo e luogo è qualcosa di altro e diverso. E’, come disse Marx al momento di costituire la Prima Internazionale, il superamento della fase delle “sette” e dei progetti utopistici del passato, generosi ma impotenti. Pone come l’ “essere comunisti “moderni” è soprattutto la consapevolezza che oggi, per la prima volta nella storia, il comunismo è possibile. Perché oggi l’esistenza delle classi, derivata dallo sviluppo della divisione del lavoro e necessaria allo sviluppo della capacità produttiva del lavoro umano, non solo non è più necessaria, ma è anzi di ostacolo al libero ed ulteriore sviluppo delle forze produttive della società. In pratica, nella fase storica caratterizzata dall’affermazione definitiva del capitale e dalla contraddizione “lavoro salariato – capitale” si sono create le condizioni per l’abolizione delle classi e quindi dello sfruttamento e dell’ineguaglianza. E’ proprio in questo senso che Marx scrisse una delle frasi per me più belle della storia politico-filosofica: “Il comunismo non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale alle la realtà deve conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.” Il “presupposto” è il movimento del capitale stesso. Essere comunisti implica, quindi, una specifica concezione del mondo, un determinato metodo di analisi della Storia e della Società e una certa prassi di lotta.O sei comunista o non lo sei, sei altro.

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” TerrorISmo ”

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                                              Terrorismo. Inanzitutto diamone una definizione. 
” Metodo e strumento di lotta politica – volto a sovvertire e destabilizzare una struttura di potere, ma anche a restaurarla o stabilizzarla – che, per imporsi, fa uso di atti di estrema violenza, come attentati e sabotaggi, anche nei confronti di persone innocenti.”Compiere attentati contro civili, in modo da creare un clima di paura, e poi imputarli ai propri avversari politici per screditarli è una vecchia ricetta dei servizi segreti nostrani e anglosassoni  Questa tecnica di destabilizzazione, adattata alla globalizzazione, è sempre attuale.
Nel 2007 cinquanta esperti provenienti da una dozzina di paesi si sono riuniti a Parigi per studiare la similitudine tra la “strategia della tensione”, iniziata durante la Guerra Fredda, e  la “guerra contro il terrorismo”, scattata sulla scia degli attentati dell’11 settembre 2001.
Film documentario con prove indiscutibili sull’inganno globale 11 settembre   

N.A.T.O. : da Gladio ai voli segreti della CIA         

Dalla “strategia della tensione” alla “guerra contro  il terrorismo”. Una semplice carrellata storica è sufficiente a  convincersi della continuità, se non della corrispondenza, di queste due  operazioni, non fosse altro per i suoi mandanti e i luoghi di  applicazione. E a porre la questione della “riattivazione” della rete  “stay-behind” in Europa occidentale.Creata dopo la seconda guerra mondiale, lo stay-behind  (letteralmente: gli uomini lasciati sul territorio dietro la linea del  fronte) doveva costituire in anticipo una rete di resistenza in caso  d’invasione sovietica in Europa occidentale. Indirettamente frutto degli  accordi di Yalta e di Postdam, questa rete era diretta dalla CIA  statunitense e dal MI6 britannico per essere installata in tutta l’Europa occidentale (ossia nella zona d’influenza anglosassone). Essa fu ben presto incorporata nella NATO focus400-38-682dd

Ciononostante, essa non tardò a oltrepassare la sua missione  originale per prevenire qualsiasi influenza comunista nelle democrazie  occidentali. Si specializzò allora nel truccare le elezioni, negli  assassini politici e negli attentati .Ciò è avvenuto principalmente in Italia, dove lo stragismo infiamma gli animi : piazza Fontana, piazza della Loggia, l’ Italicus, l’attentato alla stazione di Bologna nel maggio 1980 .
Lungi dall’arrestarsi alla frontiera italiana, l’azione dello  stay-behind si è estesa a tutti gli stati membri della NATO, compresa la  Francia ( con l’eccezione, ovviamente, degli Stati Uniti, del Canada e  del Regno Unito) 
Molto spesso all’insaputa dei governi degli stati in cui operava.
Ufficialmente disciolta dopo il crollo dell’Unione sovietica, la rete  stay-behind, la cui esistenza sotto il nome di “Gladio” è stata  rivelata solo nel 1990 dal primo ministro italiano Giulio Andreotti , continua oggi la sua attività estendendola a nuovi stati in misura  dell’ampliamento della NATO. Se alcune nazioni, come l’Italia ed il Belgio, hanno condotto alcune inchieste e, in questo ultimo caso, è  previsto un controllo parlamentare al fine di evitare che situazioni del  genere possano ripetersi, nella maggior parte degli stati europei  queste rivelazioni sono passate sotto silenzio. Senza prendere alcuna misura significativa per contrastare questa  organizzazione criminale. Analogamente, sono rimaste nel loro stato di  torpore all’annuncio della scoperta delle prigioni segrete della CIA nel  2005.
     La “strategia della tensione” si è trasformata in “lotta contro il terrorismo”?   
Tale è il punto di vista dello storico svizzero Daniele Ganser,  autore de “L’esercito segreto della NATO” il quale ha condotto  un’inchiesta attraverso l’Europa intera per riannodare i fili di Gladio e  scrivere questa opera unica su questo soggetto. Uno specialista per il quale la “guerra contro il terrorismo” è oggi un  analogo strumento di manipolazione dei popoli occidentali, nel senso  che essa indica dei nuovi falsi responsabili di atti terroristici – i  musulmani – non più per contrastare la “minaccia sovietica” ma per  giustificare la guerra per le risorse condotta dagli Stati Uniti.
Questo punto di vista è stato accreditato dall’ex colonnello  dell’esercito degli Stati Uniti, Oswald Le Winter, che è stato per più  di un decennio il n. 2 della CIA in Europa e il co-presidente del  Comitato clandestino della NATO .  
Egli ha confermato che il suo servizio aveva infiltrato gruppi di estrema sinistra europei e contemporaneamente aveva  reclutato mercenari anti-comunisti di estrema destra; infine,  aveva organizzato  diversi attentati facendoli eseguire dall’estrema destra, ma attribuiti  all’estrema sinistra o da essa rivendicati.
Egli ha altresì dichiarato che la NATO aveva dato ordine di  assassinare il generale francese René Audran, direttore degli Affari  Internazionali del Ministero della Difesa (ossia incaricato di  esportazione di armi), quando fu scoperto che era la fonte delle  informazioni divulgate qualche anno prima dal giornalista italiano Mino  Pecorelli, ’omicidio attribuito ad Action Directe di cui cinque membri furono condannati all’ergastolo gladiob
Proseguendo con la sua tesi, il colonnello LeWinter ha affermato di  aver partecipato, nell’ambito della CIA affiancata dal MI6, alla creazione di Al Qaeda sul modello di Gladio. Sarebbero stati infiltrati alcuni gruppi islamici; dei mercenari sarebbero stati reclutati in altri  ambienti musulmani; e delle operazioni finanziate dai servizi segreti anglosassoni sarebbe state attribuite ai primi ancorché eseguite dai  secondi. Tuttavia, a differenza dei gruppi europei degli anni ’70 e ’80, tutti i gruppi islamici di facciata sarebbero stati riuniti sotto  l’unica etichetta di Al Qaeda. 
Il colonnello LeWinter ha affermato di aver avuto un ultimo contatto  con Osama Bin Laden nel 2003; un episodio che all’epoca aveva avuto eco  nella stampa portoghese.
Lo storico statunitense Webster G. Tarpley, che ha partecipato  telefonicamente da Washington alla riunione, è tornato sull’assassinio del primo ministro italiano Aldo Moro.Tarpley, che all’epoca  viveva a Roma, era stato il primo a rivelare i dettagli del complotto  atlantico che mirava ad impedire la creazione di un governo di unità  nazionale con l’inclusione dei comunisti. Egli ha osservato che le  inchieste successive hanno confermato i suoi lavori, con l’eccezione  dell’individuazione di una società segreta che egli aveva per errore  ricondotta all’Ordine di Malta, laddove si trattava del Grande Oriente  d’Italia (la famosa loggia Propaganda Due detta “P2”, scoperta in  seguito)
Per l’italiano Giulietto Chiesa, ex parlamentare europeo, filosofo e giornalista, la situazione è oggi molto più grave di quello che fosse  durante la Guerra Fredda. In effetti, se nel contesto dello scontro  ideologico tra gli anglo-americani e l’URSS gli uomini di stay-behind  potevano credere di violare le regole democratiche per proteggere le  democrazie, essi oggi non possono che servire gli interessi  anglo-americani ai danni dei loro alleati.
Il 5 ottobre 2001, meno di un mese dopo gli attentati a NewYork e  Washington, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno informato il  Consiglio atlantico della riattivazione di stay-behind contro il “nemico  terrorista” . Essi hanno reclamato la collaborazione degli stati membri  in virtù della mutua assistenza prevista dall’art. 5 della Carta della  NATO in caso di attacco ad un alleato. In seguito, hanno concordato  con l’Unione europea la libertà d’azione di cui avevano bisogno .Infine, hanno negoziato bilateralmente le riforme legislative che  permettessero agli agenti della CIA e del MI6 di agire clandestinamente  in ciascuno degli stati membri.
Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma  unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la  Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico  senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a  giochi fatti.
Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma  unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la  Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico  senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a  giochi fatti.
 
Gli Stati Uniti, primi finanziatori mondiali del terrorismo      
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Dopo la guerra in Afghanistan contro i sovietici, molti autori hanno  messo in evidenza il ruolo degli Stati Uniti come finanziatori del  terrorismo internazionale. Tuttavia, fino ad ora si trattava solo di  azioni segrete, di cui finora Washington non si era assunta la  paternità. Un passo decisivo è stato compiuto con la Siria: il Congresso  ha approvato il finanziamento e l’armamento di due organizzazioni  rappresentative di Al-Qa’ida. 
 ( In violazione delle risoluzioni 1267 e 1373 del Consiglio di  sicurezza,  Il Congresso degli Stati Uniti ha votato il finanziamento e  l’armamento  del Fronte al-Nusra e dell’Emirato islamico dell’Iraq e del  Levante,  due importanti organizzazioni di Al-Qa’ida e classificate come   “terroriste” dalle Nazioni Unite. Questa decisione sarà valida fino al   30 settembre 2014.)
Ciò che era in precedenza il segreto di Pulcinella ora è diventato la politica ufficiale del “Paese della  libertà”: il terrorismo.
 
La prima settimana della Conferenza di Pace di Ginevra 2 è stata piuttosto movimentata. Purtroppo, l’opinione pubblica occidentale non è stata propriamente informata, vittima delle continue censure che la opprimono.
Questo è davvero il paradosso principale di questa guerra: le immagini sono esattamente il contrario della realtà. Secondo i media  internazionali, il conflitto oppone, da un lato, degli Stati raccoltisi intorno a Washington,e Riyadh, intenti a difendere la democrazia e condurre la lotta mondiale contro il terrorismo, dall’altra la Siria e i suoi alleati russi, che risultano impediti a forza di essere diffamati  come dittature che manipolano il terrorismo.
Se tutti sono ben consapevoli del fatto che l’Arabia Saudita non è  una democrazia, bensì una monarchia assoluta, laddove la tirannia di una famiglia e di una setta controlla un intero popolo, gli Stati Uniti  godono dell’immagine di un democrazia e meglio ancora di “Paese della  libertà”.
Tuttavia, l’informazione principale della settimana è stata censurata  in tutti gli stati membri della NATO: il Congresso degli Stati Uniti si  è riunito segretamente per votare il finanziamento e l’armamento dei  “ribelli in Siria” fino al 30 settembre 2014. Sì, avete letto bene. Il  Congresso tiene incontri segreti che la stampa non può menzionare. Ecco  perché la notizia,originariamente pubblicata dall’agenzia di stampa  britannica Reuters , è stata scrupolosamente ignorata dalla stampa e dai media negli Stati Uniti e dalla maggior parte dei media in Europa occidentale e nel Golfo. Solo gli abitanti del “resto del mondo” avevano il diritto di conoscere  la verità.
La libertà di espressione e il diritto dei cittadini all’informazione  sono ancora i presupposti per la democrazia. Sono meglio rispettati in Siria e Russia che in Occidente.
Poiché nessuno ha letto la legge approvata dal Congresso, non si sa  che cosa essa stabilisca esattamente. Tuttavia, è chiaro che i “ribelli ” in questione non mirano a rovesciare il governo siriano – ci hanno  rinunciato – ma piuttosto a “insanguinarlo”. Ecco perché non si comportano come soldati, ma come terroristi. Sì, di nuovo, avete letto  bene: gli Stati Uniti, presunte vittime di Al-Qa’ida in data 11  Settembre 2001, e poi leader della “guerra globale al terrorismo”,  finanziano il principale focolaio terroristico internazionale in cui  agiscono due organizzazioni ufficialmente subordinate ad Al-Qa’ida (Al-  Nusra e l’Emirato Islamico dell’Iraq e del Levante). Non si tratta più  di una manovra oscura dei servizi segreti, ma piuttosto di una legge,  pienamente assunta, ancorché approvata a porte chiuse per non  contraddire la propaganda.
D’altra parte, ci si chiede in che modo la stampa occidentale – che  da 13 anni imputa ad Al-Qa’ida di essere l’autore degli attentati  dell’11 settembre ignorando la destituzione del presidente George W.  Bush in quel giorno da parte dei militari – potrebbe mai spiegare  all’opinione pubblica la sua decisione. Infatti, la procedura  statunitense di “Continuità di Governo” (CoG) è protetta anch’essa dalla  censura. È anche per questo che, gli occidentali non hanno mai saputo  che, nel corso di quell’11 settembre, il potere era stato trasferito dai  civili ai militari, dalle 10 del mattino fino a sera, e durante tutto  quel giorno gli Stati Uniti erano governati da un’autorità segreta, in  violazione delle loro leggi e della loro costituzione.
Durante la Guerra Fredda, la CIA finanziava lo scrittore George  Orwell affinché immaginasse la dittatura del futuro. Washington ha  creduto così di svegliare le coscienze di fronte alla minaccia  sovietica. 
Ma in realtà, l’URSS non ha mai assomigliato all’incubo di  “1984”, intanto  gli Stati Uniti ne sono diventati l’incarnazione.
Il discorso annuale di Barack Obama sullo stato dell’Unione si è  trasformato in un eccezionale esercizio di menzogne. Davanti ai 538  membri del Congresso che sin dall’inizio lo applaudivano, il presidente  ha dichiarato : “Una cosa non cambierà: la nostra determinazione a non  permettere ai terroristi di lanciare altri attacchi contro il nostro  paese. E ancora: “In Siria, sosterremo l’opposizione che respinge il  programma delle reti terroristiche”.
Eppure, quando la delegazione siriana a Ginevra 2 ha sottoposto – a  quella che s’intendeva rappresentare come la sua “opposizione” – una  mozione, esclusivamente basata sulle risoluzioni 1267 e 1373 del  Consiglio di sicurezza, a condanna del terrorismo, questa è stata  respinta senza causare alcuna protesta da parte di Washington. E per una  buona ragione: il terrorismo sono gli Stati Uniti, e la delegazione  “dell’opposizione” riceve i suoi ordini direttamente dall’ambasciatore  Robert S. Ford, presente in loco.
Robert S. Ford, l’ex assistente di John Negroponte in Iraq. Nei primi  anni ’80, Negroponte, aveva contrastato la rivoluzione nicaraguense  arruolando migliaia di mercenari e alcuni collaboratori locali,  costituendo i cosiddetti “Contras”. La Corte internazionale di  giustizia, vale a dire il tribunale interno delle Nazioni Unite, ha  condannato Washington per questa ingerenza che non osava pronunciare il  proprio nome. Poi, negli anni duemila, Negroponte e Ford riproposero lo  stesso scenario in Iraq. Questa volta però l’intento era di annientare  la resistenza nazionalista facendola combattere da Al Qa’ida.
Mentre i siriani e la delegazione dell’«opposizione» discutevano a  Ginevra, a Washington il presidente, applaudito meccanicamente dal  Congresso, ha continuato il suo esercizio di ipocrisia: “Noi lottiamo  contro il terrorismo non grazie all’intelligence e alle operazioni  militari, ma anche rimanendo fedeli agli ideali della nostra  Costituzione e restando un esempio per il mondo intero(… ). E  continueremo a lavorare con la comunità internazionale per dare al  popolo siriano il futuro che merita: un futuro senza dittatura, senza  terrore e senza paura. “
La guerra condotta dalla NATO e il CCG in Siria ha già causato più di  130mila morti,secondo i dati del MI6, diffusi dall’Osservatorio siriano  per i diritti umani, dove i carnefici attribuiscono la responsabilità  al popolo che osa contrastarli e al suo presidente, Bashar el-Assad.
Le liste nere dei “nemici del bene”
Voglio chiudere questo breve escursus storico, su come l’uso distorto del termine terrorismo in uso da chi regge le fila del potere e dei media al loro servizio, abbiano infamato, perseguitato, incarcerato, torturato, ucciso uomini e donne di ogni paese che per opporsi al regime non hanno esitato a imbracciare le armi.
Dai nostri Partigiani alle formazioni di estrema sinistra negli anni della strategia della tensione e nel corso delle crisi economiche a :
Emiliano Zapata                          (rivoluzionario messicano)
Nelson  Mandela                           ( MK sud Africa Nobel pace)
Ernesto Guevara                           ( rivoluzione Cubana )
José Alberto “Pepe” Mujica     ( Tupamaros Presidente Uruguay)
Yāsser ʿArafāt                                  (OLP Nobel pace)
Subcomandante Marcos             (Eznl messico)
Manuel Marulanda                         (Farc Colombia) 
Abdullah Öcalan                               (PKK Turchia curdo)
questi sono alcuni nomi di persone comuni di varie zone del mondo e di organizzazzioni che come ho già scritto erano considerate terroristiche mentre il loro contributo per l’emancipazione e le lotte per i diritti umani è stato, è , e sarà sempre fondamentale .
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LINK UTILI :  Gladio B fonte 1

                             GladioB.fonte 2

Storify del collettivo Wuming:

 

Analisi e psicologia del fascismo

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Quando si parla del fascismo si pensa alle parate, alle camicie nere, ai gagliardetti, al saluto romano. Il fascismo è anche questo, ma non è solo questo. Esiste certamente un folclore, per così dire, fascista, una propaganda con i suoi luoghi comuni, le sue frasi fatte, le parole d’ordine che esprimono abbastanza bene lo spirito e lo stile fascista. Questa propaganda va tenuta presente, può costituire un utile presupposto di partenza, ma non bisogna fermarsi ad essa, tantomeno al presunto interclassismo che il fascismo diceva di esprimere. Il suo autentico carattere di strumento armato dei grandi interessi e privilegi economico/politici lo ha portato ad assolvere, non solo in Italia, ma in ogni parte del globo dove ciò si è reso “necessario”, il compito di reprimere brutalmente le rivendicazioni popolari.
Ciò non riguarda solo il passato, riguarda il presente ed anche il futuro, fintanto che i meccanismi che lo generano non saranno abbattuti attraverso la collettivizzazione del potere.
Un aiuto nel capire meglio le origini dell’ ideologia ce lo da W. Reich nel suo “Psicologia di massa del fascismo”.
Il fascismo, nella sua forma piú pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso, a cui manca il coraggio di riconoscere il ruolo predominante della irrazionalità nella storia dell’umanità, considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico, per dirla con parole piú blande, un “pregiudizio”. Lo stesso dicasi per il politico irresponsabile e retorico. L’intensità e la vasta diffusione di questi “pregiudizi razziali” sono la prova che essi affondano le loro radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo. Al contrario: il fascismo è una creazione dell’odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone… L’ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell’uomo orgasticamente impotente.
 Il fascismo è stato e continuerà ad essere considerato, a danno degli autentici sforzi per raggiungere la libertà, la dittatura di una cricca reazionaria. L’ostinazione con cui si continua a sostenere questo errore è da attribuire alla paura di rendersi conto di come stanno veramente le cose: il fascismo è un fenomeno internazionale che corrode tutti i gruppi della società umana di tutte le nazioni. Questa conclusione trova la sua conferma negli avvenimenti internazionali degli ultimi quindici anni in Italia e in Europa. Poiché il fascismo si manifesta sempre e ovunque come un movimento sorretto dalle masse umane, tradisce tutti i tratti e tutte le contraddizioni della struttura caratteriale delle masse umane: non è, come si crede generalmente, un movimento puramente reazionario, ma costituisce un amalgama tra emozioni ribelli e idee sociali reazionarie.
La mentalità fascista è la mentalità dell’“uomo della strada” mediocre, soggiogato, smanioso di sottomettersi ad un’autorità e allo stesso tempo ribelle. Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario. Il grande industriale e il militarista feudale approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi, dopo che questi si sono sviluppati nell’ambito della generale repressione vitale. La civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto la forma di fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi. Questo piccolo borghese ha copiato fin troppo bene il comportamento del grande e lo riproduce in modo deformato e ingigantito. Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata. Non si può far vedere impunemente all’uomo comune il grande tam tam dell’alta politica.
 Il piccolo sergente ha superato il generale imperialista in tutto: nella musica di marcia, nel passo dell’oca, nel comandare e nell’obbedire, nella mortale paura di dover pensare, nella diplomazia, nella strategia e nella tattica, nelle divise e nelle parate, nelle decorazioni e nelle medaglie. Nella ribellione delle masse di animali umani maltrattati contro le insignificanti cortesie del falso liberalismo  appare così lo strato caratteriale delle pulsioni secondarie. Diventa quindi impossibile rendere inoffensivo “l’energumeno fascista”  se lo si cerca, a seconda della congiuntura politica, solo nel tedesco o nell’italiano e non anche nell’americano o nel cinese, se non lo si rintraccia nel proprio essere, se non si conoscono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno, si puo’ battere solo se lo si affronta obiettivamente e praticamente con una approfondita conoscenza dei processi vitali. Nessuno è capace di imitarlo in fatto di manovre politiche, abilità nel destreggiarsi nei rapporti diplomatici  e organizzazione delle pagliacciate populiste. Ma non sa rispondere a questioni vitali pratiche, perché vede tutto nell’immagine riflessa dell’ideologia e sotto forma della divisa dello Stato.
Quando un carattere fascista  si mette a predicare “l’onore della nazione” (anziché l’onore dell’uomo) o  la salvezza della sacra famiglia e della razza” (anziché la comunità dell’umanità che lavora); quando monta in superbia e quando dalla sua bocca non escono che slogans, allora gli si chieda pubblicamente e con la massima calma e semplicità:
“Che cosa fai praticamente per dar da mangiare alla nazione senza assassinare altre nazioni? Che cosa fai come tutore della legalità, che cosa fai socialmente per favorire la gioia di vivere , che cosa fai come economista contro la miseria, che cosa fai per una distribuzione equa delle risorse, che cosa fai  per garantire uno sviluppo sostenibile alla portata di tutti?  Bada bene, non ci basta sentirti parlare dalle piazze urlando battute facili, quindi  cerca di non parlare a vanvera e cerca di dare una risposta concreta e pratica, altrimenti stattene zitto!”
Ciò che pensiamo, come comunisti, è che più una persona che appartiene alla grande massa è ipocritamente apolitica nel senso che sa benissimo da che parte stare, ma dice che sinistra e destra o non esistono più o sono la stessa cosa e più facilmente diventa accessibile all’ideologia della reazione politica, al fascismo.. perchè questa  apoliticità non è, come si crede generalmente, uno stato psichico passivo, ma un atteggiamento altamente attivo, la più scellerata  difesa contro il senso di responsabilità sociale.
Noi Comunisti diciamo che il fascismo non è un fenomeno storico sorpassato è semplicemente uno degli aspetti del capitalismo che se ne serve quando lo ritiene necessario, non lo impone sempre uguale, lo raffina e lo modella ogni volta per che possa assolvere al compito di oppressore spietato, non necessariamente violento nella sua fase iniziale, nella quale, oggi, tende a rappresentarlo non più con il tipico “folclore” di triste memoria, ma attraverso una immagine costruita artificialmente da professionisti della comunicazione e dai mezzi di condizionamento di massa sempre più sofisticati e potenti, ai quali è sufficiente abbandonarsi per cadere nell’alienazione sociale e politica, dalla quale è difficile difendersi e che fa tra i giovani le prime ignare vittime di questa fase d ‘involuzione culturale. 
Veniamo così trascinati in una nuova era della destra reazionaria ed antipopolare dove il fascismo si presenta con il sorriso, in giacca e cravatta, mentre realtà e futuro precipitano le condizioni di vita di molte fasce sociali, se il lavoro non è più sicuro, non sono sicure le pensioni,scompaiono servizi fondamentali e lo stato sociale.
La  tassazione toglie ai ricchi solo una parte del superfluo ed ai poveri il necessario, così che i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, si butta il denaro pubblico mascherando come interventi umanitari le aggressioni delle forze armate nelle guerre geopolitiche, per costringere e sottomettere alti popoli riducendoli perennemente al ruolo di miserabili produttori della nostra opulenza.
Intanto nuove leggi del mercato neoliberista cancellano i diritti fondamentali conquistati con il piu’ alto sacrificio umano dalla Resistenza, cercando anche una terribile rimozione della memoria collettiva, della conoscenza storica, in cui il fascismo viene corretto, rivisitato e pulito,minimizzato, mentre la parte reazionaria del capitalismo italiano  continua ad agire scopertamente in complicità con i rispolverati,vecchi e nuovi legittimi suoi eredi.

La crisi: il vero limite della produzione capitalistica è il capitale.

apart toon
“Economisti domestici, riformisti, al lavoro per riprogrammare una nuova politica economica, di riforme, di struttura, strategia industriale, per eliminare gli ostacoli allo sviluppo….” 

Prima di affrontare un’analisi delle leggi che stanno alla base della crisi capitalistica, siamo costretti ad aprire una parentesi “filosofica”: è necessario inanzitutto fare chiarezza sulle posizioni di “sinistra” che, in piena sintonia con i liberisti ed i loro addomesticati economisti borghesi, sostengono superato il Capitale di Marx, in quanto analisi di un “capitale” particolare ed attualmente inesistente, ovvero quello dell’ottocento.

Il portato reazionario di questa tesi balza immediatamente agli occhi, quindi che la borghesia si affanni usando tutti i mezzi per propagandarla è “comprensibile” e anche “giustificabile”;  pero’ che la stessa operazione venga compiuta da gente che si proclama “di sinistra” ci pare tantomeno sospetto e frutto di un’ambigua e notevole dose di doppiezza.
Buttato Marx, in questo modo sbrigativo, nella pattumiera, ci propinano ogni giorno una “nuova teoria”, mutuata – con una verniciatura di rosso scarlatto – dall’ ultima scoperta di qualche professorone di Università…
Ci preme quindi ribadire come Il Capitale di Marx, in quanto analisi scientifica dell’economia capitalistica, sia tutt’altro che superato e resti, anzi, l’unica base per analizzare la società attuale.
Come le crisi finanziarie più importanti degli ultimi decenni e della storia, la crisi finanziaria attuale ha colpito il mondo intero: partita dagli Stati Uniti nel luglio-agosto 2007, con la famosa bolla dei mutui subprime inesigibili, si è trasmessa ai fondi di investimento dei  capitali presi in prestito (hedge funds) che avevano piazzato nelle banche di mezzo mondo i titoli legati ai subprime, cosa che ha interessato le borse di tutte le maggiori capitali mondiali, e allargandosi al di fuori degli Usa si è estesa all’Europa e all’Asia.
Il “panico da 1929 ” che assale i capitalisti ad ogni grave crisi del loro sistema di produzione e della loro organizzazione sociale capitalistica, ha motivi ben materiali. 
Non va mai dimenticato che le crisi capitalistiche nell’epoca dell’imperialismo, ossia nell’epoca di predominio del monopolio e del capitale finanziario sull’intera società, sono tutte di sovrapproduzione; è la sovrapproduzione che mette in crisi tutto il mercato dei mezzi di produzione, dei beni di consumo, dei capitali, “dell’economia reale”.
La crisi finanziaria non è la bolla speculativa in sé ma la manifestazione, sul piano del credito e della valorizzazione del capitale, di una crisi di sovrapproduzione; la sua gravità è dovuta al grado di saturazione dei mercati e alla diminuzione drastica della produzione: se non si vendono le merci prodotte queste non vengono trasformate in valore, il capitale in esse contenuto non si  valorizza; tutta la circolazione del capitale negli ambiti finanziari non può generare autovalorizzazione di capitale se non basandosi sull’aumento continuo della produzione di merci, e quindi di capitali, attraverso uno sfruttamento sempre più intenso e allargato della forza lavoro salariata. 
Il capitalismo può svilupparsi senza entrare nella fase della sovrapproduzione?
No, perché la sovrapproduzione è generata dalla spinta inesorabile, continua e folle di  produzione di merci nella piena anarchia del mercato, merci che devono essere trasformate in denaro in un vortice perpetuo: ad una produzione di merci teoricamente infinita corrisponde un mercato nella pratica limitato. 
Le crisi cicliche del capitalismo anticipano la crisi più profonda e sistemica della struttura  generale del capitalismo; la reazione delle forze borghesi di ogni paese a queste crisi porta inevitabilmente ad una maggiore centralizzazione del potere politico, oltre che economico (interventi dello Stato in sostegno dell’economia), e ad un maggiore dispotismo sociale aggravando le condizioni già peggiorate del proletariato di ogni paese. 
Un proletariato, che pure se intossicato da decenni di politiche e  pratiche di concertativismo sindacale e collaborazionismo politico, resta comunque l’unica forza positiva della produzione capitalistica, unica forza che produce ricchezza senza poterla possedere, unica forza sociale dalla quale la classe borghese estorce sistematicamente plusvalore, unico vero pilastro di tutto il sistema capitalistico.
Senza il lavoro salariato, senza lo sfruttamento del proletariato, il capitalismo non starebbe in piedi. Certo, lo sviluppo tecnico e scientifico  di tutta una serie di lavorazioni e macchinari, se da un lato ha aumentato la capacità produttiva delle aziende, dall’altro ha aumentato la  produttività del lavoro e, perciò, in proporzione ha diminuito il  numero di operai necessari per produrre la stessa quantità di merci di prima. Per quanto si sviluppi il capitalismo, per quanto si sviluppi l’industria, non riuscirà mai ad impiegare nella produzione tutta la quantità di proletari che il suo stesso sviluppo genera. Tendenzialmente, più aumenta la produttività del lavoro, più diminuisce il numero di proletari necessario alla produzione.
Il proletariato mondiale sta scontando decenni di nefasta influenza opportunista da parte di tutte le organizzazioni che lottavano originariamente in nome della difesa delle sue condizioni di vita, di lavoro, dei suoi diritti e delle sue prospettive storiche di classe, ma che, avendo ceduto alla corruzione da parte della borghesia dominante, hanno tradito la causa proletaria sia sul piano della lotta di difesa immediata che su quello più ampio e decisivo della lotta politica per la conquista del potere.
Da decenni le forze  dell’opportunismo ci hanno abituati a credere alle menzogne della democrazia borghese, a credere che i sacrifici che ci obbligano a fare oggi serviranno  per ottenere benefici domani.
Da decenni le forze del collaborazionismo sindacale e politico ci hanno abituati a credere che la lotta di classe, lo sciopero deciso e senza tentennamenti, la risposta dura agli attacchi dei  padroni e dello Stato borghese alle nostre condizioni materiali di vita e lavoro, siano metodi antiquati ormai inefficaci; che era molto più produttivo spostare il perno dello scontro di interessi fra proletari e  borghesi dal terreno della lotta di classe, diretta e a viso aperto, a quello del negoziato, degli accordi fra le parti, della concertazione di obiettivi “comuni” ai quali i proletari dovevano sentirsi “cointeressati”.
Gli opportunisti sono veri e propri luogotenenti della borghesia nelle file del proletariato (Lenin), e fino a quando sarà data loro fiducia e obbedienza i proletari non avranno  alcuna possibilità di difendersi efficacemente dagli attacchi del padronato  e della classe borghese nel suo insieme.
Non è solo una questione di crisi, per cui i padroni appaiono con meno risorse a disposizione per cui  sarebbe inutile e illusorio chiedere aumenti salariali e altre concessioni che comportino spese consistenti anche da parte dello Stato (come ad esempio       l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari, il salario medio pieno a tutti o redditi di cittadinanza per disoccupati).
La questione non è sapere se il padrone, o lo Stato, dichiarano di poter concedere o no quella determinata richiesta: è  una questione di forza, e sempre è stata una questione di forza! Nella  misura in cui il proletariato è debole, diviso, frammentato, timoroso, confuso, rispettoso delle regole imposte dalla borghesia e succube dell’influenza delle forze dell’opportunismo sindacale e politico, non otterrà mai nulla che non sia quanto il padrone di schiavi sia disposto o meno a dare.
La vera questione, ed è di questo che  padroni, piccoloborghesi, bonzi sindacali e politicanti parlamentari, governanti, preti e timorati di dio, hanno una fottuta paura, la vera  questione è: quando il proletariato, nelle sue avanguardie, nei suoi strati  più combattivi e sensibili alla causa di classe, si accorgerà di possedere una forza straordinaria, potentissima, in grado di sbrecciare qualsiasi  ostacolo posto sul suo cammino storico di classe? 
Il proletariato rappresenta il lavoro vivo, la vera produzione di profitto: i capitalisti possono avere a disposizione quantità inenarrabili di mezzi di produzione, di impianti, fabbriche, macchinari, materie prime, tecnologie, mezzi di trasporto, ma  se non sfruttano su quei mezzi di produzione, su quegli impianti, in quelle  fabbriche, quei macchinari per la trasformazione delle materie prime, l’unica vera energia viva, e cioè il lavoro salariato, possono  buttare via tutto, perché da solo il profitto non si produce.
Non esiste l’autoproduzione di profitto capitalistico: deve essere estorta dal lavoro  salariato quella quota di plusvalore, sempre più alta, che corrisponde al tempo di lavoro non pagato con salario. E’ da qui che “misteriosamente” il capitale investito cresce di volume, e quindi di valore.
I comunisti sanno, per esperienza, che non basta lottare sul terreno di classe, quindi con mezzi e  metodi di classe, che non dipendano dalle compatibilità con gli interessi  delle aziende, degli utenti, dei consumatori, dei cittadini, dello Stato, ecc. , ma  bisogna lottare in modo organizzato costruendo comitati slegati dagli apparati, dalle grandi centrali sindacali, da ogni corporativismo tricolore perchè possano essere  effettivamente indipendenti dagli interessi, privati e pubblici, del capitalismo.
cscc
✮☭Comitato scrittura collettiva comunista ✮☭

” L’ invasione dei poveri “

Il testo che segue è stato scritto da un gruppo di compagni che si sono incontrati su Twitter e hanno creato  un comitato di scrittura collettiva comunista ✮☭ C.S.C.C.

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2014 :
il diritto di libera circolazione nel mondo è consentito solo alle merci e agli eserciti: chi fugge da miseria e guerre non ha diritto di superare le frontiere.Cosicchè la deliberata volontà dei governi di non voler gestire le problematiche dellimmigrazione produce una situazione sociale imperniata di degrado ed ingiustizia, nella quale trovano facile strada populismo spicciolo e schiavismo.
Milioni di uomini e donne, bambini e anziani, di ogni età, razza e paese, vengono ogni anno uccisi dalle guerre, dalle privazioni, dall’inquinamento, dal saccheggio del territorio, dalla deprivazione e da malattie curabili.
Una parte importante dell’umanità è relegata a vivere in condizioni di miseria, di emarginazione sociale, di ignoranza, di abbrutimento intellettuale e morale, di precarietà. 
La crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale ha dato luogo all’ennesima crisi generale del capitalismo: una crisi economica che si trasforma in crisi politica e culturale. 
Una crisi mondiale, una crisi di lunga durata.
Le multinazionali al servizio della borghesia imperialista fanno razzia di risorse umane e ambientali nei paesi semicoloniali devastandoli; ad opera compiuta li abbandonano e si trasferiscono in altri. Questi si ritrovano ridotti nuovamente al rango di colonie, ma ora di colonie collettive dei gruppi imperialisti, sicché nessuno di questi si assume alcuna responsabilità politica, sociale, morale. Esiste  solo profitto e rendita oltretutto, approfittando della situazione sociale, alimentano “guerre civili” e fratricide, destabilizzando e deviando l’opinione pubblica.
Nel Bel Paese, la propaganda borghese funziona. E così, i nemici degli italiani diventano sempre quelli di tutti i razzisti accompagnati dal verbo imperialista e fa poca differenza se gli italiani ora odiano un po’ meno gli ebrei, ma più i rumeni, i nigeriani o i Rom, che diventano i capri espiatori di governi fallimentari e vengono additati al popolo come la causa di tutti i mali allo scopo di deflettere l’attenzione dai propri fallimenti.Il quotidiano linciaggio morale (e non solo) degli extracomunitari, è  la conferma tonante di quanto in basso sia sceso il discorso pubblico nel nostro paese e di come ormai molti ritengano perfettamente legittimo e premiante esprimere pubblicamente il peggiore razzismo.
“Istituzionalizzare” il  razzismo, per il liberismo ipercapitalista, diventa prioritario.Così si assiste al suo dilagare anche tra chi si considera antirazzista, tra i tanti che premettono sempre “io non sono razzista ma …” etra chi si adopera in distinguo, individuando buoni e cattivi: “I senegalesi sono lavoratori, i cinesi non pagano le tasse e comprano in contanti, i rumeni sono sempre ubriachi.”. 
Il razzismo è subdolo. È annidato ovunque, dove meno te lo aspetti. Alimenta, fomenta atteggiamenti e comportamenti profondamente violenti, spesso ignorati dai media mainstream, come succede nella “civilissima “Francia dove un giovane sedicenne Rom sorpreso a rubare in un appartamento, è stato linciato da una squadretta di “giustizieri”che dopo essere andati a cercarlo nel campo dove viveva, lo ha  cari­cato di forza su una Clio,  tra­sci­nato in un can­tina e mas­sa­crato di botte, abbandonandolo in coma e sanguinante den­tro un carrello di super­mer­cato.
In Italia, il razzismo è anche storia di rimozione, e non  solo rimozione della scomoda eredità del fascismo: dell’olocausto e delle violenze coloniali. È  la mancata elaborazione del razzismo sistemico che attraversa l’intera storia del paese,perché il razzismo non è un effetto contingente, legato ad altri fenomeni sociali, ma un profondo sistema di diseguaglianze prodotte dal capitalismo, con pesanti implicazioni sull’organizzazione sociale e del lavoro.
Noi comunisti chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente, e quindi ci muoviamo in direzione univoca per una radicale rivoluzione  delle legislazioni vigenti che guardino in maniera totalmente diversa alle persone che scelgono l’Italia come paese in cui costruire parte, o interamente, un proprio progetto di vita; per rivoluzionare i meccanismi partoriti dallo sciovinismo imperialista considerando la soggettività delle scelte migratorie e piantandola con la retorica dell’invasione; predisponendo veri e propri  piani di revisione dell’assetto sociale in funzione  delle nuove istanze che gli assetti strategici neocolonialisti hanno creato; catalizzando le espressioni di rabbia e disagio  convogliandole in una nuova lotta di classe, pura  espressione della vera sinistra rivoluzionaria che le forze reazionarie di ogni colore stanno cercando di seppellire.
Questo è il testimone che dobbiamo passare:  immaginare e praticare contesti di convivenza fra eguali in cui pesino sempre meno le forme di sfruttamento dell’ imperialismo mondiale.  
cscc