A ucciderli non è il mare

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di Stefano Galieni e Nando Mainardi –

È impossibile tenere il conto degli uomini, delle donne e dei bambini privi di vita di cui continua a riempirsi il Mediterraneo. Ad ucciderli non è il mare, non è soltanto la logica cinica dei trafficanti di persone, non sono solo le guerre da cui sono costretti a fuggire, spesso foraggiate dal sedicente mondo civile. Ad ucciderli sono le leggi e le loro applicazioni che l’Unione Europea e i singoli Stati membri hanno emanato e che praticano con ributtante cinismo. Non è accettabile che un continente in cui vivono 500 milioni di persone consideri emergenza l’arrivo in 8 mesi di 130 mila persone. Non è accettabile neanche che un Paese come l’Italia, che partecipa ai vertici dei grandi della terra, non riesca ad accogliere degnamente chi cerca rifugio e salvezza. Non si tratta soltanto di diritti umani violati ma di scelte politiche scellerate e omicide con cui anche ogni silenzio diviene complicità. Lo scenario che si apre davanti a chi guarda il mondo puntando gli occhi sul quadrante africano e mediorientale è un continuo intrecciarsi di guerre, persecuzioni, violenze che un giorno ricorderemo come genocide. Basti pensare, ma è solo uno degli esempi, che solo lo scorso anno 3 milioni di cittadini siriani, (1 su 8) hanno dovuto varcare i confini del proprio Paese, abbandonare ciò che resta delle proprie case. Di questi circa 123 mila sono venuti in Europa, una cifra risibile, fra loro il 56% hanno trovato asilo in Svezia e Germania. E invece, i messaggi che giungono da buona parte della classe politica italiana e dalle forze di governo tutte continuano a oscillare fra l’inattività, l’allarmismo inutile, un pietismo spesso ipocrita. Inattivi perché operazioni come Mare Nostrum, se hanno fatto si che oltre 120 mila persone venissero raccolte in mare, non hanno permesso la salvezza di altre migliaia di persone, non hanno interrotto il losco affarismo dei trafficanti. La vita di chi parte è rimasta appesa ad un filo che continuamente rischia di spezzarsi, dal momento in cui si parte fino ed oltre quello in cui si è arrivati. L’accoglienza messa in campo, al di sotto di qualsiasi standard umano, è tanto costosa e opaca nella gestione quanto misera e inadeguata a chi intende ricostruirsi una vita. Ma Mare Nostrum adesso sembra dover chiudere la propria attività. Al suo posto dovrebbe subentrare Frontex Plus, una rivisitazione dell’agenzia nata per contrastare gli ingressi illegali e che per sua specifica natura non avrà come compito principale il salvataggio e non potrà spingersi oltre le acque territoriali degli Stati membri. Il rischio concreto insomma è che nel tratto di mare che separa la sponda sud del Mediterraneo dai Paesi europei, aumenti costantemente il numero delle imbarcazioni che andranno a picco. L’allarmismo, soprattutto leghista e grillino, ma supportato anche dalla destra di governo, cerca di instillare ancora le antiche e mai sopite paure: le malattie, il terrorismo, la logica perversa del “prima gli italiani”, per giustificare politiche restrittive e impedire l’apertura a soluzioni diverse da quelle repressive. Il pietismo è ancora più infido: da un lato, nelle occasioni mediaticamente rilevanti, si piangono lacrime per le tante morti, poi, nelle sedi decisionali, si avallano le scelte repressive e vigliacche. Come si potrà contemporaneamente declamare il proprio cordoglio nell’anniversario prossimo della tragedia del 3 ottobre e contemporaneamente votare come Commissario europeo per l’Immigrazione un esponente della destra greca che già si è distinto per quanto realizzato nei propri porti in passato? E con che faccia si potrà parlare di “Italia accogliente” quando neanche si prova ad affrontare il tema della necessità di un drastico cambio di linea dal punto di vista continentale? Cosa pensano le forze che governano le larghe intese europee e nazionali di fronte a proposte concrete e praticabili? Proposte come l’apertura di reali corridoi umanitari per andare direttamente a prendere le persone che vogliono fuggire, strappandole ai trafficanti aguzzini e garantendo possibilità di re insediamento nei 28 Paesi dell’U.E. Proposte come la sospensione del Regolamento di Dublino, che obbliga i richiedenti asilo a fermarsi nel primo paese europeo di approdo e che di fatto è ostacolo alla piena autonomia dei profughi. Proposte come la definizione di un permesso di soggiorno europeo, che offra la possibilità di affrancarsi dalle condizioni di dipendenza o di lavoro schiavistico in cui chi ottiene asilo o protezione umanitaria rischia di cadere in mancanza di una sistematica politica di inclusione. Proposte come la definizione obbligatoria di uno standard minimo di accoglienza che ogni Stato membro deve essere chiamato a rispettare. Le risorse necessarie a tale impresa ci sono. Sarebbe sufficiente sottrarle alle spese per le politiche repressive, a quelle destinate alle guerre in cui ci si prepara incoscientemente ad entrare. Ma per i profughi vale la stessa legge che si applica sul mercato del lavoro: meno diritti, meno opportunità condizioni di vita perennemente precarie e affidate alla discrezionalità e alla logica del profitto. E allora va detto che una sinistra degna di questo nome, capace di raccogliere proposte praticabili e di metterle in campo, non può confondersi con i tanti che cercheranno nei prossimi giorni palcoscenici mediatici per dimostrare il proprio afflato umanitario. Chi alimenta guerre, chi chiude le frontiere, chi uccide i diritti e insieme le persone, ha fatto ben altra scelta di campo.

 

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