Analisi e psicologia del fascismo

foto01

Quando si parla del fascismo si pensa alle parate, alle camicie nere, ai gagliardetti, al saluto romano. Il fascismo è anche questo, ma non è solo questo. Esiste certamente un folclore, per così dire, fascista, una propaganda con i suoi luoghi comuni, le sue frasi fatte, le parole d’ordine che esprimono abbastanza bene lo spirito e lo stile fascista. Questa propaganda va tenuta presente, può costituire un utile presupposto di partenza, ma non bisogna fermarsi ad essa, tantomeno al presunto interclassismo che il fascismo diceva di esprimere. Il suo autentico carattere di strumento armato dei grandi interessi e privilegi economico/politici lo ha portato ad assolvere, non solo in Italia, ma in ogni parte del globo dove ciò si è reso “necessario”, il compito di reprimere brutalmente le rivendicazioni popolari.
Ciò non riguarda solo il passato, riguarda il presente ed anche il futuro, fintanto che i meccanismi che lo generano non saranno abbattuti attraverso la collettivizzazione del potere.
Un aiuto nel capire meglio le origini dell’ ideologia ce lo da W. Reich nel suo “Psicologia di massa del fascismo”.
Il fascismo, nella sua forma piú pura, è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio. Il sociologo ottuso, a cui manca il coraggio di riconoscere il ruolo predominante della irrazionalità nella storia dell’umanità, considera la teoria fascista della razza soltanto un interesse imperialistico, per dirla con parole piú blande, un “pregiudizio”. Lo stesso dicasi per il politico irresponsabile e retorico. L’intensità e la vasta diffusione di questi “pregiudizi razziali” sono la prova che essi affondano le loro radici nella parte irrazionale del carattere umano. La teoria della razza non è una creazione del fascismo. Al contrario: il fascismo è una creazione dell’odio razziale e la sua espressione politicamente organizzata. Di conseguenza esiste un fascismo tedesco, italiano, spagnolo, anglosassone… L’ideologia razziale è una tipica espressione caratteriale biopatica dell’uomo orgasticamente impotente.
 Il fascismo è stato e continuerà ad essere considerato, a danno degli autentici sforzi per raggiungere la libertà, la dittatura di una cricca reazionaria. L’ostinazione con cui si continua a sostenere questo errore è da attribuire alla paura di rendersi conto di come stanno veramente le cose: il fascismo è un fenomeno internazionale che corrode tutti i gruppi della società umana di tutte le nazioni. Questa conclusione trova la sua conferma negli avvenimenti internazionali degli ultimi quindici anni in Italia e in Europa. Poiché il fascismo si manifesta sempre e ovunque come un movimento sorretto dalle masse umane, tradisce tutti i tratti e tutte le contraddizioni della struttura caratteriale delle masse umane: non è, come si crede generalmente, un movimento puramente reazionario, ma costituisce un amalgama tra emozioni ribelli e idee sociali reazionarie.
La mentalità fascista è la mentalità dell’“uomo della strada” mediocre, soggiogato, smanioso di sottomettersi ad un’autorità e allo stesso tempo ribelle. Non è casuale che tutti i dittatori fascisti escano dalla sfera sociale del piccolo uomo della strada reazionario. Il grande industriale e il militarista feudale approfittano di questa circostanza sociale per i propri scopi, dopo che questi si sono sviluppati nell’ambito della generale repressione vitale. La civiltà meccanicistica ed autoritaria raccoglie, sotto la forma di fascismo, solo dal piccolo borghese represso ciò che da secoli ha seminato, come mistica mentalità del caporale di giornata e automatismo fra le masse degli uomini mediocri e repressi. Questo piccolo borghese ha copiato fin troppo bene il comportamento del grande e lo riproduce in modo deformato e ingigantito. Il fascista è il sergente del gigantesco esercito della nostra civiltà profondamente malata e altamente industrializzata. Non si può far vedere impunemente all’uomo comune il grande tam tam dell’alta politica.
 Il piccolo sergente ha superato il generale imperialista in tutto: nella musica di marcia, nel passo dell’oca, nel comandare e nell’obbedire, nella mortale paura di dover pensare, nella diplomazia, nella strategia e nella tattica, nelle divise e nelle parate, nelle decorazioni e nelle medaglie. Nella ribellione delle masse di animali umani maltrattati contro le insignificanti cortesie del falso liberalismo  appare così lo strato caratteriale delle pulsioni secondarie. Diventa quindi impossibile rendere inoffensivo “l’energumeno fascista”  se lo si cerca, a seconda della congiuntura politica, solo nel tedesco o nell’italiano e non anche nell’americano o nel cinese, se non lo si rintraccia nel proprio essere, se non si conoscono le istituzioni sociali che lo covano ogni giorno, si puo’ battere solo se lo si affronta obiettivamente e praticamente con una approfondita conoscenza dei processi vitali. Nessuno è capace di imitarlo in fatto di manovre politiche, abilità nel destreggiarsi nei rapporti diplomatici  e organizzazione delle pagliacciate populiste. Ma non sa rispondere a questioni vitali pratiche, perché vede tutto nell’immagine riflessa dell’ideologia e sotto forma della divisa dello Stato.
Quando un carattere fascista  si mette a predicare “l’onore della nazione” (anziché l’onore dell’uomo) o  la salvezza della sacra famiglia e della razza” (anziché la comunità dell’umanità che lavora); quando monta in superbia e quando dalla sua bocca non escono che slogans, allora gli si chieda pubblicamente e con la massima calma e semplicità:
“Che cosa fai praticamente per dar da mangiare alla nazione senza assassinare altre nazioni? Che cosa fai come tutore della legalità, che cosa fai socialmente per favorire la gioia di vivere , che cosa fai come economista contro la miseria, che cosa fai per una distribuzione equa delle risorse, che cosa fai  per garantire uno sviluppo sostenibile alla portata di tutti?  Bada bene, non ci basta sentirti parlare dalle piazze urlando battute facili, quindi  cerca di non parlare a vanvera e cerca di dare una risposta concreta e pratica, altrimenti stattene zitto!”
Ciò che pensiamo, come comunisti, è che più una persona che appartiene alla grande massa è ipocritamente apolitica nel senso che sa benissimo da che parte stare, ma dice che sinistra e destra o non esistono più o sono la stessa cosa e più facilmente diventa accessibile all’ideologia della reazione politica, al fascismo.. perchè questa  apoliticità non è, come si crede generalmente, uno stato psichico passivo, ma un atteggiamento altamente attivo, la più scellerata  difesa contro il senso di responsabilità sociale.
Noi Comunisti diciamo che il fascismo non è un fenomeno storico sorpassato è semplicemente uno degli aspetti del capitalismo che se ne serve quando lo ritiene necessario, non lo impone sempre uguale, lo raffina e lo modella ogni volta per che possa assolvere al compito di oppressore spietato, non necessariamente violento nella sua fase iniziale, nella quale, oggi, tende a rappresentarlo non più con il tipico “folclore” di triste memoria, ma attraverso una immagine costruita artificialmente da professionisti della comunicazione e dai mezzi di condizionamento di massa sempre più sofisticati e potenti, ai quali è sufficiente abbandonarsi per cadere nell’alienazione sociale e politica, dalla quale è difficile difendersi e che fa tra i giovani le prime ignare vittime di questa fase d ‘involuzione culturale. 
Veniamo così trascinati in una nuova era della destra reazionaria ed antipopolare dove il fascismo si presenta con il sorriso, in giacca e cravatta, mentre realtà e futuro precipitano le condizioni di vita di molte fasce sociali, se il lavoro non è più sicuro, non sono sicure le pensioni,scompaiono servizi fondamentali e lo stato sociale.
La  tassazione toglie ai ricchi solo una parte del superfluo ed ai poveri il necessario, così che i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, si butta il denaro pubblico mascherando come interventi umanitari le aggressioni delle forze armate nelle guerre geopolitiche, per costringere e sottomettere alti popoli riducendoli perennemente al ruolo di miserabili produttori della nostra opulenza.
Intanto nuove leggi del mercato neoliberista cancellano i diritti fondamentali conquistati con il piu’ alto sacrificio umano dalla Resistenza, cercando anche una terribile rimozione della memoria collettiva, della conoscenza storica, in cui il fascismo viene corretto, rivisitato e pulito,minimizzato, mentre la parte reazionaria del capitalismo italiano  continua ad agire scopertamente in complicità con i rispolverati,vecchi e nuovi legittimi suoi eredi.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...