24 marzo 1944 : Fosse Ardeatine non dimenticare

viarasella

24 marzo 1944 – Il maSSacro nazifascista delle Fosse Ardeatine (R.I.P.) OMAGGIO:

“Ci sono storie che sembrano inventate. Come questa. Il 24 marzo 1944, il giorno dopo l’attacco contro l’11a compagnia del III battaglione dell’SS Polizei Regiment Bozen in via Rasella a Roma, dove restano uccisi 31 militari tedeschi e 2 civili (altri 10 soldati moriranno nei giorni successivi), per ordine di Adolf Hitler viene decisa una rappresaglia di 10 italiani per ogni tedesco ucciso.

Ci sono storie che sembrano incubi. Come questa storia di belve con sembianza umana, che parlano tedesco e dicono: “Punizioni esemplari”. La Convenzione di Ginevra del 1929 fa esplicito divieto per gli atti di rappresaglia nei confronti dei prigionieri di guerra. Ma al comando tedesco non importa. Ci si aggrappa ai codici di diritto bellico nazionali che consentirebbero la rappresaglia. Ma si violano anche quelli: non si aspettano le 24 ore di rito perché i responsabili si consegnino, non si indaga su eventuali responsabilità, non si risparmiano civili innocenti, non si fanno avvisi alla popolazione. Ci vuole una punizione esemplare, una rappresaglia.

Ci sono incubi che sono storia. Una punizione esemplare, una parola che mette i brividi, una regressione per la bestia umana che anima il nazismo già agonizzante. Hitler vorrebbe far saltare in aria un intero quartiere di Roma con tutti quelli che lo abitano, e per ogni poliziotto tedesco ucciso vorrebbe far fucilare da 30 a 40 italiani. Himmler dà ordine di cominciare ad organizzare la deportazione di tutta la popolazione maschile dei quartieri più pericolosi, famiglie comprese rastrellando le persone dai 18 ai 45 anni e solo motivi logisitici. Alla fine la decisione: 10 italiani per ogni soldato. Se sono partigiani prigionieri bene, sennò pazienza. Ebrei, comunisti, detenuti comuni, gente rastrellata per caso, testimoni scomodi. L’importante è che la belva umana sia sazia.

Ci sono incubi che durano da 66 anni. Herbert Kappler, ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma e delle torture contro i partigiani nel carcere di via Tasso, comanda le operazioni, coadiuvato dal capitano Priebke. Un plotone di soldati tedeschi blocca l’accesso alla cava di arenaria, 4 camion portano 335 persone all’incrocio di via Fosse Ardeatine e via delle sette chiese. Arrivano 5 auto piene di SS armati di tutto punto. Scendono lentamente, molti di loro sono stati torturati. Le SS li spingono dentro la cava, cominciano le esecuzioni. I soldati lanciano bombe a mano nella cava, e si infierisce senza pietà anche sui corpi senza vita. Poi due serie di mine servono a nascondere o almeno a rendere più difficoltosa la scoperta di quest’eccidio. Anche le belva provano vergogna.

Ci sono storie che fanno orrore. Finita l’esecuzione, i tedeschi affiggono pure nelle vie di Roma un manifesto in cui il comando tedesco promette che se vengono consegnati gli attentatori non ci sarà nessuna rappresaglia. Per coprire le loro colpe. Ma anche la terra ha orrore, si ribella: i corpi senza vita emanano un odore così forte che i tedeschi sono costretti a tornare, il 25 marzo, per far saltare ancora la cava. E la voce si sparge sulle strade di Roma. In molti sanno cosa c’è lì sotto, alle Fosse Ardeatine. In molti fingeranno di non saperlo.

Ci sono storie che sembrano un sogno, un incubo, un orrore che non riesce a spegnersi dopo 66 anni. Ma è storia, sono accadute, proprio qui davanti ai noi. Ci sono 335 persone innocenti massacrate per vendetta, in mezzo all’assurda guerra dove milioni di uomini finirono in un camino solo perché ebrei. Storie di cui si è persa la memoria, che si preferisce non raccontare, perché ormai è passato. Storie di un passato che bisogna lasciarsi alle spalle.

E’ vero che tanto tempo è passato. E’ vero che altri incubi disumani compiuti da tanti compongono quest’assurda storia dell’uomo che si fa belva, parlando tedesco, italiano, russo, turco, inglese, serbo, arabo, israeliano e chissà quale altra lingua di questo mondo. Sarà. Ma anche per questo io resto qui, davanti a questa strada, e mi sembra di vederli tutti lì, i martiri delle Fosse Ardeatine. Antonio, Umberto, Aldo, Ilario, Cesare, Ugo, Giacomo, Enrico, Carlo e tanti altri. Muti davanti a noi. Il vento continua a soffiare su questa storia.

Per non dimenticare”

FOTO DEL POST :
il soldato con il mitra MAB 38, (dopo il tedesco con il fucile e baionetta) è un italiano, come anche un italiano è il graduato fascista con basco nero che si vede subito dopo

1) ————–> 23 marzo 1944 – VIA RASELLA !

ECCO IL MIGLIORE SITO SUL “COMBATTIMENTO DI VIA RASELLA DEL 23 MARZO 1944” :
http://www.anpibagnoaripoli.it/doc/testi/NoteDomeniciSuViaRasella.pdf
(pigiare sul + in alto nel centro per ingrandire l’immagine)

2) ————–> 23 marzo 1944 – AZIONE PARTIGIANA A VIA RASELLA:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153939851835008&set=a.10151462579745008.831637.268616425007&type=1&theater

 

Fonte : Italia Libera Civile E Laica = Italia Antifascista

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One thought on “24 marzo 1944 : Fosse Ardeatine non dimenticare

  1. E’ necessario a volte porsi nel ruolo dell’avvocato del diavolo e chiedersi, come fece G. Bisiach nella sua intervista a Giorgio Amendola l’ideatore della evento di via Rasella: ma come mai colpire una pattuglia di giovani del Sud tirolo senza nessuna valenza strategica? Insomma la Guerra di resistenza partigiana avrebbe fatto meglio a pensare a qualcosa di pià strategico e coraggioso che avrebbe dovuto coinvolgere solo ufficiali per rimanere modello per le generazioni future.
    Infatti nell’intervista allo storico Emilio Gentile di ieri 24/3/2014 su Rai Storia nel doc sulle Fosse Ardeatine lo stesso informa che nessuna rappresaglia fu mai fatta a Roma quando ci furono atti di Guerra partigiana che comportarono la morte di ufficiali tedeschi.
    Grazie per il follow su twitter.

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