Di: Franco Piperno

primarie

Non chiederti : posso “io” salvarmi dalla crisi; piuttosto poniti la domanda : possiamo “noi”usare la crisi a nostro vantaggio, come il tempo giusto, l’occasione che ritorna.” A.Blanqui.

L’orizzonte che la crisi in corso va via via delineando è destinato a durare nel breve e nel medio periodo.
In Occidente, la tecno-scienza, la sistematica applicazione della scienza alla produzione, è in grado sì di assicurare la ripresa della crescita economica ma senza un corrispondente aumento del lavoro salariato.
Nel breve periodo,poi,si stima addirittura che per ogni posto di lavoro creato dallo sviluppo dell’automazione vi saranno cinque salariati licenziati nei settori merceologici tradizionali.
Risulta evidente che, in Occidente, il lavoro salariato è ormai avviato verso una contrazione epocale, verso la perdita di quella centralità etico-politica che s’era conquistato nel Novecento, il secolo breve appena trascorso.
Gli effetti di questa contrazione non si limitano alla forza-lavoro, alla sfera degli oggetti,all’immane dissipazione di valori d’uso che sempre si accompagna alla merce invenduta; essa interferisce con l’interiorità la più profonda, con le idee ed i sentimenti del senso comune.
V’è come una interiorizzazione, una sorta di processo d’individualizzazione della crisi,che sollecita, anzi pretende la presa di distanza da quella educazione sentimentale che l’interesse composto, l’accumulazione di capitale,continua a secernere spontaneamente.
L’amore del denaro per il denaro, l’ansia di possederne sempre di più, l’usura; e ancora l’avarizia, la competizione sfrenata, l’insaziabile desiderio di supremazia, di disporre del tempo altrui, l’affrancamento del mezzo dal fine; insomma, quel fascio di passioni tristi divenute, bizzarramente, nel mercato globale, pubbliche virtù viene,dirò così, messo a nudo dalla crisi. Possiamo distintamente riconoscere l’origine, indotta socialmente,di queste attitudini morbose e ripugnanti; e ritrovarne nella nostra stessa interiorità le tracce indelebili. Questa autoanalisi è una sorta di precondizione per porre sotto controllo le passioni tristi, e poi tentare di liberarsene insieme,tramite l’agire collettivo.
Certo, non sarà per niente facile liberarsene per liberarci–l’ideologia dell’interesse composto, una sorta di idolatria del futuro, ha ben scavato per alcuni secoli nel senso comune fino a farvi nido,divenendo una sorta di comune illusione cognitiva, una filosofia spontanea di massa. Occorrerà più di una generazione perché questi bisogni indotti siano sopraffatti dai bisogni naturali,quelli radicali– definiti dal principio di reciprocità, secondo la massima comunista che suona così: da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni.
Il criterio di reciprocità traduce il bisogno di comunità in quanto tale, questo bisogno radicale, naturale, proprio alla specie umana.
Occorrerà una formazione del carattere, una “paideia”, una “Bildung” che può essere conseguita solo nel condividere, nella comunicazione in presenza, “faccia a faccia”, nello scambio ineguale proprio della relazione comunitaria.
Naturalmente, come già faceva osservare J.M.Keynes, milioni di esseri umani continueranno ad alimentare la loro funesta passione d’arricchirsi in fretta; ma “tutti gli altri, cioè noi, non saremo più tenuti ad incoraggiarli, battendo loro le mani.”
Da questo punto di vista, niente appare più ingenuo e provinciale — ci si ricordi dell’americano Ross Perot, antesignano della democrazia elettronica — che la proposta del movimento M5S di porre l’impersonalità della rete come il luogo delle pratiche di democrazia a distanza, dove la gente registra le opinioni o esprime il voto tramite referendum computerizzati, in assoluta astrattezza, come privati dei loro stesso corpi, quindi in condizioni di irresponsabilità e infine di passività.
Possiamo concludere che in Occidente,nel medio periodo,la fabbrica cesserà d’essere “il “locus classicus” del mutamento sociale prodotto dalla accumulazione capitalistica, il luogo del movimento operaio.
A noi sembra che la grande trasformazione stia scegliendo altri luoghi dove impiantarsi, i luoghi che sono all’origine della vita politica, contrapposta alla statualità, alla vita dello stato-nazione. Questi luoghi ci sono familiari,ognuno di noi può riconoscerli,sono quelli abitati da comunità attuali o potenziali; sono il quartiere, il comune, la confederazione tra i comuni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...