Renzusconi il nuovo che avanza

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Renzi e Berlusconi vanno d’accordo su tutto. Ma la differenza, questa volta, è che – almeno apparentemente – il gioco lo fa il segretario del Pd e non il Cavaliere. L’agenda la detta lui, il sindaco di Firenze. La “profonda sintonia” con la quale il leader democratico descrive l’esito dell’incontro fiume con Berlusconi (oltre due ore e mezza) nella sede del Nazareno si concretizza in verità su tutte le proposte di Renzi: una riforma elettorale “che favorisca la governabilità, il bipolarismo ed elimini il potere di ricatto dei partiti più piccoli”, la riforma del Titolo V della Costituzione (con tanto di riduzione delle indennità nelle Regioni) e abolizione del Senato e trasformazione in Camera delle Autonomie, anche qui senza indennità, senza elezione diretta dei suoi componenti e si modifichi il bicameralismo perfetto con l’intesa che il Senato non voti la fiducia al governo.

La linea Renzi passa integralmente, insomma. Almeno con Berlusconi che a questo punto è parso l’ostacolo meno difficile. E quello che è più importante è che ora anche gli alleati di governo – che tanto can can hanno fatto negli ultimi giorni, minacciando più volte la crisi di governo – siano pronti a rivedere le proprie opinioni e inizino a discutere proprio sulla piattaforma tra i due principali partiti che hanno scelto il dialogo sulle riforme istituzionali e dell’architettura dello Stato (il terzo, il Movimento Cinque Stelle, si è tirato fuori da tempo dalla partita). Scelta Civica, tanto per fare un esempio, già dice che il sistema “spagnolo” potrebbe andare bene. E fonti delle agenzie di stampa raccontano che anche Alfano e i suoi potrebbero discuterne. Il tempo delle barricate era ieri e oggi pare lontano secoli. E il resto del Pd? Renzi si fa forte con la decisione che arriverà con il voto di lunedì 20 nella direzione che già a pieni voti (oltre 140 su circa 180) gli ha dato il mandato per le consultazioni con gli altri partiti (Forza Italia compresa) in modo da organizzare un dialogo che sia il più ampio possibile.

Molti lo vivevano come il timbro sulla fine del governo. C’era chi diceva che il presidente del Consiglio Enrico Letta fosse già sui blocchi di partenza, pronto a partire verso il Quirinale dove rassegnare le dimissioni. Stefano Fassina e Fabrizio Cicchitto sembravano andare d’accordo (per l’unica volta nella loro vita). Invece ora l’unico dubbio che resta è se davvero Renzi abbia vinto 3-0 o se sia l’ennesima trappola del Caimano. O, peggio, se l’imboscata arrivi in Parlamento. Ma non da Forza Italia o dai Cinque Stelle. Piuttosto dagli stessi parlamentari del Pd. I 101 sono tutti ancora al proprio posto.

Da Il Fatto quotidiano online

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