Terremoto nel mercato mondiale

Nel 2008, a seguito della crisi economica mondiale scatenata dall’implosione dei cosiddetti mutui “subprime” negli Stati Uniti, esce, a cura di Norbert Trenkle del gruppo Krisis, il testo “Weltmartkbeben” (Terremoto nel mercato mondiale), qui tradotto.
Il testo assume un’importanza particolare, nella misura in cui riassume le posizioni che questo gruppo porta avanti da anni e che in qualche modo hanno largamente anticipato la crisi e le sue ragioni. Esso prova a dare una lettura “inattuale” e fuori dal coro della crisi economica in corso,
lettura che può aiutare ad impostare correttamente il problema e a cercare soluzioni più radicali e capaci di intaccarne i meccanismi di fondo.

Per un aiuto alla lettura, sinteticamente ecco i punti “forti” del testo:
la crisi economica mondiale era in corso da lungo tempo e la sua esplosione entro unperiodo più o meno breve era ampiamente prevedibile le cause di questa esplosione non sono da ricercarsi nella malvagità di un numero comunque limitato di avidi speculatori dediti alla finanza più cinica e spietata, ma nel meccanismo di fondo della riproduzione capitalistica stessa. La “rivoluzione microelettronica”, ovvero il passaggio da una produzione seriale meccanica fondata sul lavoro vivo ad una fondata sulla tecnologia microelettronica, ha destrutturato gli apparati produttivi, aumentando in modo esponenziale la produttività del lavoro e al tempo stesso espellendo lavoro vivo. Questo ha determinato un afflusso enorme di merci sul mercato che restano per lo più invendute, interrompendo quindi la loro necessaria valorizzazione, ovvero l’indispensabile trasformazione in valore monetario, e insieme minato la base stessa della creazione di  valore, cioè il lavoro vivo ora espulso dai cicli produttivi, quindi neanche più in grado, come lo voleva per esempio il sistema di regolazione fordista, di concretizzare il ciclo della valorizzazione acquistando la merce prodotta.

Almeno dagli anni ’70, da quando cioè la crisi di valorizzazione ha cominciato a farsi pressante, il capitale si è rifugiato nell’ambito
finanziario, unico grazie al quale era possibile realizzare i profitti necessari a mantenere in vita il ciclo capitalistico. Questi profitti tuttavia erano fittizi, perché non realizzati grazie all’estrazione di valore derivato dal lavoro vivo, quindi dall’economia reale, ma dalla mera speculazione su valore già esistente, speculazione che da quel momento ha generato una bolla di valore senza base reale (capitale fittizio) la cui inevitabile deflagrazione sta portando conseguenze che cominciano ad avvertirsi, con estrema durezza, solo adesso.
la politica mostra anch’essa, entro questo schema, i suoi limiti storici, nella misura in cui è un elemento indispensabile, insieme allo Stato, della regolazione e distribuzione capitalistica, e dalle sue regole e dalle sue esigenze determinata.
false risposte alle cause della crisi determinano fallaci illusioni, come quella che la politica possa in qualche modo trovare soluzioni efficaci, e pericolosi sviamenti, quali quelli che vedono negli “ebrei” (parola usata da quelli di Krisis, oltre che nel suo senso letterale, anche per indicare l’immagine stereotipata di “speculatore” tipo) la causa di tutti i mali. Tra le nefaste conseguenze che questo tipo di risposte possono comportare, non ultima è quella di credere che la soluzione passi per l’“eliminazione” di alcune soggettività e la loro
sostituzione con altre più “virtuose”, capaci di “valorizzare” il lavoro onesto e produttivo, lasciando però di fatto intatto il sistema, e non accorgersi invece come siano il capitalismo (il “soggetto automatico” come lo chiamava Marx) ed i suoi meccanismi di riproduzione il
problema e l’unica soluzione la loro estinzione.
La produzione del gruppo Krisis, molto ampia e per lo più non tradotta in italiano, è rintracciabile nel loro sito web ==> http://www.krisis.org

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