ZECCA DI STATO: Comunicato in solidarietà ai compagni trentini

ZECCA DI STATO

In un mondo all’incontrario le guerre si chiamano “missioni di pace” e la devastazione dei territori viene definita “sviluppo”. Per effetto di questo stravolgimento di termini, chi si oppone a ciò è per forza un terrorista.
Chi spara armi chimiche (proibite nei conflitti esterni, ma in un uso alle forze dell’ordine) ad altezza uomo frantumando i volti dei manifestanti e avvelenando i loro polmoni, è invocato, applaudito e difeso da tutti i mass media asserviti ai partiti (cioè la totalità dell’informazione main stream), mentre chi risponde a questa violenza è sempre il solito “terrorista”, anarchico o no poco importa.

Il PD è uno dei fautori di questa neo-lingua e, in Piemonte, Stefano Esposito, è tra i maggiori responsabili della presenza dell’esercito in Val Susa, l’istigatore compiaciuto delle torture avvenute il 3 luglio 2011 nei confronti dei 4 manifestanti arrestati nel corso dell’assalto al non-cantiere, il responsabile morale della criminalizzazione degli anarchici trentini e, in particolare, dell’arresto del nostro compagno Massimo, da lui spesso indicato come un capo della rivolta valsusina. Il suo unico neurone non gli permette di comprendere che gli anarchici non hanno capi e tanto meno aspirano a diventarlo. Sigle, leader, capi carismatici e tutte le miserie derivanti le lasciamo con piacere ad un potere che cerca di plasmare il suo nemico a sua immagine e somiglianza nell’inutile sforzo di incasellarlo per reprimerlo in modo isterico e vendicativo.
Per di più ci pare che i valsusini in lotta, e tutti/e coloro che si oppongono alla distruzione di monti e fiumi non hanno certo bisogno di qualcuno che gli dica “che fare”, dato che ci riescono benissimo da soli.

In un mondo all’incontrario i legami d’amicizia e complicità, vengono trasformati in “sodalizi criminosi” ai quali, per meglio configurarli, vengono attribuiti delle sigle mai lette da nessuna parte, inventate di sana pianta dagli indagatori di turno.
È così che a due giorni dal campeggio NO TAV a Rovereto la procura di Trento arresta due anarchici indigeni e ne indaga 43 per vari reati, dall’occupazione di stabili dismessi ad anonimi atti di sabotaggio dal 2009 ad oggi. Il legame con la lotta in Val Susa è più che evidente, tanto quanto il generoso contributo che i compagni trentini vi hanno apportato.

Con questa operazione, unitamente ad altre avvenute in questi ultimi mesi in tutta Italia contro realtà e individui impegnati nella lotta contro nocività e devastazione dei territori, si vuole eliminare dai conflitti la presenza degli anarchici. Il gioco è sempre lo stesso e molto vecchio, quando l’ordine costituito pensa di andare incontro a momenti storici che potrebbero metterlo in discussione si premura di togliere di mezzo gli elementi più attivi nelle lotte e cerca d’isolare tutti/e coloro che si negano a qualunque compromesso con il potere e che, nella lotta, non mettono in scena nessuna pantomima costruita ad hoc per la stampa, che già sappiamo da che parte sta.
Anarchici che da sempre hanno dato più che un supporto lottando e rischiando in prima persona nonostante la repressione da un lato, e le accuse di “cittadinismo” dall’altro.
Affinché entrambe queste cloache scompaiano dalle nostre strade e dalle nostre montagne auspichiamo la generalizzazione della rivolta in ogni territorio. Solidarizziamo con chiunque si opponga all’autorità in ogni dove.

LIBERTA’ PER DANIELA E MASSIMO, LIBERE/I TUTTE/I

NO TAV
NO STATO

individualità anarchiche associatesi per l’occasione, in Milano 30/08/2012

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