Il bandito Passamani

La mattina del 27 agosto la questura di Trento ha condotto un’operazione che ha portato all’arresto degli anarchici Massimo Passamani e Daniela Battisti. Passamani è stato condotto al carcere di Tolmezzo e la compagna relegata agli arresti domiciliari. Altre 43 persone risultano indagate.

I media mainstream hanno fedelmente riportato le veline della Digos (la polizia politica) e hanno parlato di anarco-insurrezionalisti. Questa la nuova etichetta omnicomprensiva che ha preso il posto di quella ormai stantia di black-block. L’accusa è quella di aver costituito un’associazione sovversiva contro l’ordine costituito. Capiamoci, un’associazione tutta particolare, una fattispecie di associazione costruita ad hoc al di fuori della normale giurisdizione. Infatti per rientrare in questo tipo di associazione non è necessario che gli inquisiti si conoscano, non è necessario aver preso decisioni insieme, non è necessario che ci siano stati contatti, è sufficiente pensarla allo stesso modo.

Come gli investigatori abbiano costruito in questo caso l’associazione lo si capisce direttamente dal nome dato all’operazione: Operazione Zecca. Sì proprio zecca, quell’appellativo con cui i fascistoidi definiscono i compagni. Zecca, un animale inutile che succhia il sangue altrui e deve essere schiacciata. Ovviamente non l’hanno chiamata Operazione Zecca ma con l’humor nero che contraddistingue l’estrema destra, hanno sfogliato il vocabolario e hanno cercato il nome latino di questo parassita: Operazione Ixodidae (chissà i ghigni dopo questa ideona). Un termine tecnico regalato ad un governo tecnico ma è bastato grattare, appena sotto, e si è svelato in fretta cosa si nascondesse dietro tutto questo tecnicismo.

Massimo Passamani è un bandito dalla società. Più volte arrestato e sempre scarcerato per non aver commesso il fatto, non ha mai goduto della prescrizione. Non ha fondato la propria vita su un lavoro sicuro, sulla rincorsa delle agiatezze e della pensione. È un anarchico serio e preparato. Riconosciuto e stimato a livello nazionale e internazionale. Sempre presente dove ha ritenuto di poter dare un proprio contributo.

Da mesi il politico-amministratore, deputato piemontese del Partito Democratico, Stefano Esposito, si scagliava contro la presenza di Massimo in Val Susa. A dare man forte all’amministratore ci ha pensato il noto Massimo Numa, giornalista di cronaca locale da più di un decennio per La Stampa e conosciuto come fedele trascrittore delle veline della Questura di Torino. Moltissimi i suoi articoli infamanti e basati sul nulla che hanno infangato molti NoTAV. Il caso più famoso è sicuramente la montatura che portò al suicidio di Edoardo Massari (Baleno) e di Soledad Rosas (Sole), nonché ad un’ingiusta carcerazione per Silvano Pelissero.

Stefano Esposito non è un bandito dalla società, anzi lui, sin dal diploma delle superiori, è stato incaricato dal Partito di sedere nei consigli di amministrazione delle società partecipate, con una lunga carriera nello smaltimento dei rifiuti.

Stefano Esposito, a differenza di Massimo, ha accettato in pieno il proprio ruolo in questa società, con dichiarazioni dei redditi superiori ai 100.000€ e future pensioni accumulate grazie ai vari incarichi politici e amministrativi.

Stefano Esposito, con tutto il Partito Democratico, ha scelto da che parte stare, lo hanno chiaramente indicato con cartelloni pubblicitari enormi (quelli che costano migliaia di euro l’uno) piazzati nel torinese: loro stanno con le aziende che lavorano nel finto cantiere, questo sì un vero succhiasangue dei soldi pubblici. Quelle ditte costituite come scatole cinesi pochi giorni prima dell’avvio del finto cantiere. Oppure legate all‘ndrangheta, come emerge da diverse inchieste. Loro hanno deciso di stare da quella parte e Massimo è divenuto per loro un nemico, un eretico, un brigante, un banditen, un terrorista, un anarcoinsurrezionalista.

In loro soccorso hanno chiamato gli stessi che dagli anni 20 difendono gli interessi dei poteri più o meno occulti in Italia, quelli che dopo la vergognosa caduta della dittatura fascista si sono riciclati ai vertici degli apparati della Repubblica, come il famoso dottor Guida. Li ritroviamo nell’immediato dopoguerra in Sicilia al fianco di mafiosi e FFOO per fermare le rivendicazioni dei contadini. Poi negli anni ’60 – ’70 strenui alleati dell’eversione Atlantica in Italia e ora ancora presenti con le loro insegne nelle Questure e non solo, come dimostra la vicenda dell’ufficio epurazione (così diceva il cartello al posto di Ufficio Immigrazione) della Questura di Trieste con tanto di immigrati misteriosamente morti, busti e foto del Duce come corredo negli uffici.

Massimo Passimani non penso si preoccupi del carcere, è una persona matura e cosciente di quanto il sistema possa divenire violento pur di perpetuarsi fedele a sé stesso nei secoli, un sistema pronto a bloccare qualunque anelito di cambiamento e giustizia che possa mettere in pericolo la sua esistenza. Non per questo Massimo deve rimanere in carcere, non abbiamo bisogno di eroi e lui sicuramente non lo vuole essere. Abbiamo bisogno di persone serie e preparate, non invischiate nei sollazzi dei palazzi ma attive tra la popolazione. Persone capaci di parlare all’animo e alla mente, non alla pancia, dei cittadini e per questo Massimo deve essere libero, abbiamo bisogno di persone come lui.

La scommessa dell’etica anarchica è quella di trasformare il modo di vivere in un’avventura appassionante fra noi e il nostro ambiente, senza l’ansia del dominio né i crampi del senso di colpa. (Massimo Passamani, “Note su aborto, diritti e natura”)

 

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