Lavoro o non lavoro

 

CHE SIA VELTRONI O BERLUSCONI, I SACRIFICI LI FACCIANO I PADRONI!
 Per “precariato” si intende la situazione di vita di quelle persone la cui condizione lavorativa non permette nécontinuità e crescita nel proprio lavoro, né stabilità economica nella propria vita presente e futura.Specialmente negli ultimi anni, si assiste alla degenerazione nell’uso dei contratti a termine da parte dei padroni,che sfruttano il più possibile questo strumento. Infatti il contratto a termine permette di sottrarre illavoro ad un dipendente semplicemente non rinnovandogli il contratto, senza alcuna necessità di motivazionee senza incorrere nelle difficoltà del licenziamento di un dipendente con contratto a tempo indeterminato; ingenerale un lavoratore precario viene sottopagato rispetto alle proprie prestazioni. Oltre a questo, i padroniriescono, attraverso i contratti a termine, a gestire il personale in maniera totalmente flessibile, assumendoo “licenziando” solo secondo le esigenze dell’azienda, e spesso obbligando i lavoratori ad orari totalmente variabili. D’altro canto, alla non accettazione di queste condizioni, corrisponde il ricatto del “non rinnovo del

contratto”, e così un dipendente si trova spesso ad abbassare la testa di fronte a capi e capetti, per paura di perdere il proprio posto di lavoro. Così, ci troviamo di fronte ad un esercito di lavoratori precari, molti dei quali giovani, che non possono nemmeno pianificare la propria vita oltre la data della scadenza del contratto. Uno studio condotto dall’Istituto per lo Sviluppo della Formazione dei Lavoratori e dall’Istituto Nazionale di Statistica indica, alla fine del 2006, circa 2.809.000 lavoratori con forme contrattuali precarie, a cui andrebbero aggiunti altri 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative precarie terminate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori. Il fenomeno del precariato oggi investe una grandissima parte di giovani, diplomati o laureati che siano. Questo problema trova la sua origine nelle norme che legalizzano questa terribile forma di sfruttamento padronale: prima la legge Treu del 1997, varata dal governo di centro‐“sinistra”, e poi la famigerata legge Biagi del 2003, che fanno scempio di conquiste sudate e sanguinate dai lavoratori. Lo scenario che si prospetta agli occhi di un giovane che cerchi lavoro è quello del caos delle agenzie interinali, quello della firma sotto i contratti di due mesi, quello dell’attesa di una telefonata per sapere se “oggi dovrà lavorare o no”.
Per tutto ciò, dobbiamo rendere grazie ai signori che hanno commissionato e promulgato queste leggi, nonché a quelli che nel tempo si sono ben guardati dal mettervi mano, nonostante le molteplici e vane promesse in campagna elettorale, in primis i parlamentari di centro‐“sinistra” dell’ultimo governo, che prima hanno sostenuto a gran voce che avrebbero abolito la legge Biagi, poi hanno promesso di modificarla e infine l’hanno mantenuta com’era… Possiamo affermare che di certo hanno avuto a cuore la salute della propria poltrona, ma non quella dei lavoratori.

Intervista ad una studentessa – lavoratrice precaria

 CONTRIBUTI ESTERNI


“Lavoro da 8 anni come precario schiavo sottopagato in un supermercato AUCHAN, una delle catene di grande distribuzione che insieme a LIDL ed ESSELUNGA fa strage dei diritti dei lavoratori, e ogni giorno vedo un uso del precariato sempre più selvaggio e criminale, salari più bassi, zero diritti, e dall’altro si alzano sempre più i prezzi dei beni di prima necessità: in altri tempi i vertici aziendali sarebberostati arrestati e sbattuti in galera, oggi invece si vantano pubblicamente dei propri profittisulla pelle della gente. Riflettiamo: è anche colpa nostra, che permettiamo a questi farabutti di circolare liberamente per le nostre strade,se i nostri diritti sono calpestati!”
Un lavoratore precario, 15 marzo 2008


PERCHE’ SI CHIAMA LAVORO PRECARIO


La Legge Treu del 1997 fornì ai datori di lavoro strumenti come il contratto a tempo determinato e il lavoro interinale, ai quali la legge Biagi aggiunse altre possibilità come il lavoro a chiamata, temporaneo, occasionale, accessorio e le prestazioni ripartite tra più lavoratori. Queste tipologie di lavoro sono definite precarie perché:


• non consentono una sicurezza economica;

• non permettono una stabilità lavorativa, infatti i contratti a termine sono così chiamati proprio perché alla fine del periodo lavorativo concordato possono essere rinnovati oppure no, questo dipende dall’azienda che può decidere anche il giorno prima della scadenza di
non rinnovare un contratto, lasciando il lavoratore disoccupato;


• non permettono di poter acquistare una casa propria per due motivi: i salari sono esigui, perciò non si può contare sui propri risparmi per l’acquisto di una casa, e d’altro canto una banca non consente di aprire un mutuo a chi ha un contratto a tempo determinato;


• non consentono l’avanzamento e la crescita a livello lavorativo;


• non danno certezza sulla retribuzione della pensione al lavoratore precario.
Merita una nota anche la questione degli stage. Essi sono stati configurati inizialmente come periodi di inserimento nel mondo del lavoro, in cui un giovane aveva la possibilità di apprendere un’attività e di imparare a svolgerla in questa fascia di tempo. Oggi però la verità sugli stage è ben emersa: sono sempre di più i giovani che passano di stage in stage, perché dopo questo periodo di apprendimento vengono rigettati dalle aziende. In questo modo gli stagisti non sono altro che manodopera gratuita, e la politica delle aziende è di sfruttarli il più possibile perché di fatto si tratta di lavoro non retribuito.
1‐ CHE TIPO DI CONTRATTO HAI?
Ho un contratto a tempo determinato, della durata di due mesi, motivato dalla copertura di una
posizione vacante all’interno dell’azienda (per coprire una lavoratrice in maternità). Il CCNL di riferimentoè quello del pubblico esercizio.
2‐ CHE TIPO DI PROBLEMI COMPORTA UN LAVORO A TEMPO DETERMINATO?
Comporta moltissimi problemi. In primis c’è una ovvia difficoltà a fare progetti per il proprio futuro
perché non avere un reddito sicuro significa di fatto non poter accedere all’acquisto di una casa
tramite un mutuo. I politici dei vari governi che si susseguono si riempiono la bocca di belle parole
sulla famiglia, ma avere un figlio diventa un grande problema se si ha un lavoro a tempo determinato.
Lo scorso anno ho avuto un figlio e questo ha comportato il mancato rinnovo del mio contratto nel call center dove lavoravo.
Per tutta risposta il Comune di Padova ha saputo darmi “ben” 200 euro in buoni spesa! Inoltre avere un contratto del genere significa di fatto non poter far valere i propri diritti rinunciando a malattia, ferie e giorni di permesso. Ad esempio uno studente lavoratore, pur di evitare il mancato rinnovo del contratto o fenomeni di mobbing, rinuncia a chiedere permessi studio o permessi esame che gli dovrebbero essere garantiti.
3‐ NELLA TUA AZIENDA SONO PRESENTI SIGLE SINDACALI?
SE VIENE INDETTO UNO SCIOPERO I LAVORATORI PARTECIPANO?

No, non ci sono i sindacati, ma nel call center dove lavoravo lo scorso anno c’erano quasi tutte le principali sigle sindacali.
Quando c’era uno sciopero partecipavano esclusivamente i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato perché gli altri che, come me, avevano un contratto a tempo determinato, temevano il mancato rinnovo. Inoltre uno sciopero che blocca un semplice servizio clienti solo per poche ore non causa grossi danni all’azienda e, coscienti di questo, nemmeno i lavoratori a tempo indeterminato sono propensi a “perdere” parte del loro stipendio!
4‐ SECONDO TE CHE PROSPETTIVE LAVORATIVE ESISTONO PER UN GIOVANE CHE VOGLIA TROVARSI UN LAVORO?
Ci sono delle prospettive di grande precarietà. La mia recente esperienza mi ha portato ad impiegare alcuni pomeriggi a compilare  curriculum e fare colloqui in varie agenzie interinali a Padova. Ad una richiesta di un lavoro part‐time uno degli impiegati di una nota agenzia interinale mi ha chiesto: “Fabbrica o call center?”, mentre altri mi hanno proposto inventari della durata di uno/due mesi o un lavoro a chiamata (l’unica tra le tante tipologie di lavoro a tempo determinato che il governo Prodi aveva detto di aver abolito!).
Senza contare che comunicare di avere un figlio piccolo significa essere liquidata con una frase del tipo: “Le faremo sapere…”.
La precarietà è, quindi, un problema con cui tutti i giovani che vogliono trovare un’occupazione devono scontrarsi.

 

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