Grande solidarietà al processo

Si è tenuta oggi presso la Corte di Assise di Milano la prima
udienza del processo che vede imputati i compagni arrestati lo scorso
12/02/2007 nell’ambito della cosiddetta “Operazione Tramonto” che vede
come accusatrice la pm Ilda Boccassini.
Davanti al tribunale, per tutta la durata dell’udienza si è tenuto un
presidio di informazione e solidarietà organizzato dai familiari e dai
compagni degli imputati, con la partecipazione di oltre un centinaio di
compagni e compagne di varie regioni del paese e di delegazioni venute
anche dall’estero (Francia, Belgio, Svizzera), con la presenza anche di
compagni turchi.
Nel pomeriggio, a Lille (in Francia) si è tenuto un presidio di fronte
al consolato italiano, organizzato da compagni e organismi di
solidarietà francesi.
Il presidio è stato attivo, visibile e determinato, con striscioni,
slogan e volantini diffusi ai passanti e ha dimostrato, ancora una
volta, che gli arrestati non sono isolati e che la solidarietà aumenta
nonostante le intimidazioni ed è cresciuta superando le frontiere.

All’interno dell’aula, nonostante i compagni fossero rinchiusi in
gabbie che lasciavano appena intravedere le fisionomie, è stato
possibile testimoniare tutto il calore e la solidarietà delle decine e
decine di compagni intervenuti.
La solidarietà si è espressa con slogan e pugni alzati che chiedevano
la libertà dei compagni. Oggi abbiamo avuto ulteriore conferma del
morale alto e della forza che hanno sempre dimostrato i compagni
prigionieri.

L’udienza, iniziata alle 9.30, è entrata subito nel vivo con la
richiesta da parte di Pietro Ichino e del quotidiano Libero di essere
ammessi come parti civili, in aggiunta a Forza Nuova che è stata già
accettata in fase di udienza preliminare.
Le argomentazioni a sostegno di queste richieste sono un capolavoro di
ipocrisia e malafede: pur non avendo subito alcun danno, il signor
Ichino ha asserito di aver patito un “danno esistenziale” per il solo
fatto di essere stato citato in un presunto scambio di battute
intercettate tra due imputati, e di aver dovuto per questo vivere
blindato e sotto scorta. Peccato che la scorta Ichino ce l’abbia fin
dal 2002, ben prima perciò dei presunti “reati” contestati ai compagni.
Più o meno simili le argomentazioni del giornale Libero.
Gli avvocati della difesa hanno contestato tali richieste, da un punto
di vista formale ma soprattutto di contenuto: né Ichino né Libero hanno
subito alcun danno, anzi non hanno perso l’occasione di sfruttare
questa vicenda per fare presenzialismo: infatti la richiesta di Ichino
di essere accolto come “parte lesa” crediamo sia mossa più da fini
elettorali (si candida infatti al Senato) che di altra natura, e
probabilmente il personaggio ha tentato di trasformarsi da carnefice
dei diritti dei lavoratori in presunta “vittima” da salvaguardare.
I difensori hanno posto nuovamente in discussione la decisione di
ammettere Forza Nuova come parte civile, contestandone la natura di
organizzazione neo-fascista che non dovrebbe avere titolo né di
esistere, né tantomeno di richiedere risarcimenti di sorta.
Gli avvocati hanno presentato altre istanze, tra cui quella di poter
portare in aula appunti manoscritti e di poter scegliere la gabbia in
cui stare; di essere collocati in uno stesso carcere e comunque vicino
Milano per poter garantire il diritto alla difesa; di permettere agli
imputati ai domiciliari di recarsi in Università per gli esami o
presentarsi alle udienze senza la scorta. La corte ha accettato solo la
prima richiesta, anche per la ferma opposizione del pm che ha avuto il
coraggio di sostenere che i carceri di Vicenza e Ferrara (ove sono
stati messi alcuni compagni) siano vicini a Milano e che ha continuato
a negare con veemenza isterica la natura politica del processo.
Tanta è la furia anticomunista della Boccassini che, durante una pausa
dell’udienza, ha espulso dall’aula senza averne titolo il compagno
Davanzo, reo di aver osato aprire bocca con i giornalisti presenti,
assieme agli altri imputati in gabbia con lui.
Di fronte al castello di carte da lei costruito, del resto, la
Boccassini deve gioco forza tentare di impressionare la corte e
l’opinione pubblica cercando di presentare i compagni come dei
pericolosi “delinquenti” comuni, nonostante che il reato da lei
contestato agli imputati abbia una natura totalmente politica e negando
loro il diritto di espressione persino in aula.

Come Associazione Solidarietà amici e parenti degli arrestati il
12/02/2007 ringraziamo tutti i compagni e le realtà venute dall’Italia
e dall’estero a sostenere i compagni prigionieri e pensiamo che la
mobilitazione di oggi sia stata un successo, nei numeri e nei contenuti.
La prossima udienza è stata fissata al 15 aprile, invitiamo quanti possono a partecipare.

Libertà per i compagni!
Rilanciamo la solidarietà di classe!
Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/02/2007

parentieamici@libero.it

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