Informiamo e denuciamo

 

Il 27 agosto si è chiusa l’inchiesta che ha portato in carcere 16
compagni, nostri parenti e amici, per reato associativo (associazione
sovversiva e banda armata). Oggi cinque di essi si trovano agli arresti
domiciliari, Alfredo Davanzo è ancora tenuto in isolamento mentre gli
altri sono stati dispersi nelle carceri più distanti fino
all'Ucciardone.

Dopo
il clamore dei mass media, durato settimane, teso a sostenere le tesi
dell'accusa e la pericolosità degli indagati, oggi solo qualche riga
per comunicare laconicamente le notizie sulla concessione dei
domiciliari e assolutamente nulla per dare informazione sulle
condizioni in cui gli arrestati si trovano.
Denunciamo a gran voce questo silenzio!
Un silenzio complice anche della evidente negazione del diritto alla difesa attuato con la dispersione degli indagati.
I
compagni sono tutti molto lontani dalle loro famiglie oltre che dagli
avvocati e ciò comporta pesanti problemi sia economici che di tempo per
poterli incontrare.

Sugli arresti domiciliari

I cinque
compagni in questa condizione subiscono vessazioni assurde, divieto di
comunicare con chiunque e di scrivere e ricevere posta cosa in carcere
invece era permessa, allontanamento dalla propria abitazione e in
alcuni casi dalla città in cui abitualmente vivevano per evitare la
vicinanza al contesto “solidale”. Si è toccato poi il ridicolo con
l’arresto/provocazione per “evasione” di uno degli imputati, reo di
essersi messo a studiare nel giardino di pertinenza della casa.

Sulla detenzione e sul regime di EIV (Elevato Indice di Vigilanza)
I
nostri familiari (dopo sei mesi di isolamento) sono tutti sottoposti a
questo regime di sorveglianza speciale, su cui la corte di Strasburgo
ha in passato espresso una sentenza di condanna formale. Questo regime
non ha regole precise, non ha una durata prestabilita e può quindi
essere disposto a piacimento.

Inoltre ogni altro "diritto" previsto dall'ordinamento penitenziario è solo sulla carta.
Dal regolamento recante le norme sull’ordinamento penitenziario, approvato dal Consiglio dei ministri il 16/6/2000
Sulla
carta: art.1 “Il trattamento degli imputati sottoposti a misure
privative della libertà consiste nell’offerta di interventi diretti a
sostenere i loro interessi umani, culturali e professionali”.
Nella
realtà: i nostri familiari e molti loro compagni di detenzione sono
sottoposti a un regime di carcere duro che impedisce di accedere a
corsi di studio attivati presso il carcere o al lavoro. In molte
carceri i corsi sono del tutto assenti e l’intervento degli educatori è
finalizzato alla mera attività di “osservazione” del detenuto e dei
suoi comportamenti.
Sulla carta: Art 7 “Servizi igienici. […] I vani in cui sono collocati… sono dotati di lavabo, doccia…”
Nella
realtà: In quasi nessun carcere esiste la doccia nella cella. In molte
carceri, l’accesso alle docce comuni viene limitato a una o due volte a
settimana.
Sulla carta: Art. 37 “Colloqui. I colloqui avvengono in locali interni senza mezzi divisori…”
Nella
realtà: In molte carceri, soprattutto al sud, i “banconi” di legno o di
marmo sono tuttora presenti nelle sale colloquio, rendendo impossibile
un contatto fisico che non si limiti alle strette di mano. In alcuni
casi (Poggioreale, Na), se le sale sono piene, alcuni detenuti hanno
dovuto fare il colloquio nella sala riservata ai colloqui in 41 bis,
munite di vetri divisori. I regolamenti interni di molte carceri
rendono molto difficoltoso l’accesso al colloquio per i familiari,
soprattutto se vengono da fuori città; le direzioni degli istituti
inoltre si permettono di sindacare sulle autorizzazioni ai colloqui
concesse dal magistrato titolare dell’inchiesta e unici titolati a
decidere per i reclusi in attesa di giudizio.
Sulla carta: Art 44
“Studi universitari. I detenuti… che risultano iscritti a corsi di
studio universitari… sono agevolati per il compimento degli studi”
Nella
realtà: Tale diritto viene continuamente violato e sta alla buona
volontà del direttore del singolo carcere disporre una condizione che
permetta agli studenti reclusi di fare gli esami. Il trasferimento dei
prigionieri, nel caso dei nostri cari a centinaia di chilometri dalla
città in cui erano residenti e studiavano, rende ancora più
difficoltoso il proseguimento degli studi. E’ inoltre assurdo che si
spendano montagne soldi pubblici per costosi spostamenti in giornata
dei detenuti per svolgere gli esami, quando sarebbe più sensato evitare
di trasferirli lontano dal luogo di residenza.

I compagni, come
succede anche a tutti gli altri prigionieri, quindi vivono nelle
carceri italiane in una situazione di totale arbitrarietà. Le carceri
dove lo stato rinchiude persone accusate di aver infranto la legge sono
luoghi in cui tale legge è continuamente violata. Quella che viene
chiamata "democrazia" viola palesemente ciò che dice di tutelare. Non è
un paradosso ma siamo difronte ad una mistificazione. Le legge non è
uguale per tutti!
Pensiamo che questi trattamenti arbitrari, al
limite della stessa legalità borghese, non siano casuali o riservati
unicamente ai nostri cari. Sono stati applicati, ad esempio, in modo
massiccio anche ai prigionieri islamici nel silenzio generale e con
l'apparente consenso dell’opinione pubblica, anche in quel caso con la
scusa della “lotta al terrorismo”. Lo schema è quello consueto di far
passare norme restrittive e peggiorative per tutti colpendo prima gli
“indifendibili” o presunti tali. Questa logica va contrastata.
Non
abbiamo più fiducia nella bontà e sincerità della cosiddetta
“giustizia” e del sistema penitenziario che dovrebbe punire i
“cattivi”. Se così fosse, le galere sarebbero piene di padroni che
mandano a morire i lavoratori nei cantieri insicuri o in fabbrica, e
invece di loro non ce n'è alcuno, perché per la morte di un operaio al
massimo si rischia una multa.

Associazione di Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/2/2007

conto corrente postale 80152077 intestato a:
Associazione Solidarietà Parenti e Amici
Bonifici bancari nazionali: bban-i-07601-12100-000080152077
Bonifici bancari internazionali: iban it-94-i-07601-12100-000080152077




parentieamici@libero.it

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