Documento politico Davide Bortolato

Il 19 Giugno ricorrerà la Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero che i compagnivprigionieri peruviani con il loro eroico sacrificio hanno immolato a”Giorno dell’Eroismo”

 

OPERA 07-06-07

Colgo l’occasione per esprimere, in qualità della mia attuale condizione di prigioniero politico, la mia grande gratitudine a tutte/i le/i compagne/i che sono attive/i per sostenere, dare voce e solidarizzare con i rivoluzionari rinchiusi nelle carceri imperialiste.
Ne approfitto anche per dirvi che proprio grazie a voi la mia prigionia continua serena e tranquilla nonostante perduri la situazione di isolamento. Il morale è altissimo e le mie convinzioni escono rafforzate ogni volta che trapelano notizie della solidarietà che si è stretta attorno a noi.

E poichè per i comunisti ogni ricorrenza è una giornata di lotta e non una vuota commemorazione in stile borghese ho pensato di scrivere qualcosa sulla situazione lasciando a chi legge l’opportunità di farne l’uso che ritiene necessario.
Chiaramente, non per mia volontà, è un contributo individuale che risente della mancanza di una discussione collettiva.
Ma tant’è: piuttosto di niente, meglio piuttosto.
Grandi auguri di buon lavoro per un grande 19 GIUGNO.

SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI RIVOLUZIONARI
PER IL PARTITO, PER LA RIVOLUZIONE!!!
 
OPERA 07-06-07


ANCORA LO SPETTRO DEL COMUNISMO SI AGGIRA PER IL NOSTRO PAESE

E’appena trascorso un anno da quando il governo Prodi si è insediato alla guida del paese e ogni illusione di un miglioramento delle condizioni di vita, di lavoro, dell’ambiente si è infranta rivelando la vera natura di un governo totalmente asservito alla logica del profitto,della guerra e dello sfruttamento.
Alla faccia dei milioni di ore di sciopero e delle innumerevoli manifestazioni svolte contro il governo Berlusconi, ora, con una spudoratezza senza limiti, non solo il centro”sinistra” prosegue l’opera della destra, ma le politiche di guerra e di attacco ai lavoratori proseguono con più accanimento.
Contrariamente alle mille promesse e alle aspettative create in campagna elettorale,il governo di centro “sinistra” prosegue nella servile adesione dell’Italia alla barbarica “guerra infinita al terrorismo” della dottrina Bush. Ma non le basta e vuol far vedere il proprio protagonismo imperialista promuovendo nuove frontiere contro la resistenza del popolo arabo come accade in Libano.

La tanto decantata “democrazia partecipativa” è prontamente affogata quando le esigenze del mercato capitalista impongono la TAV e la politica  guerrafondaia impone il servilismo agli USA regalando nuove basimilitari come a Vicenza.

L’aiuto ai lavoratori, la lotta alla precarietà, la questione salariale e della sicurezza nei posti di lavoro si infrangono in nome della competitività delle imprese, ribadendo ancora una volta che il regime di concorrenza si basa innanzitutto sullo sfruttamento della forza lavoro.
Il governo che ci è stato presentato come il miglior tutore dei lavoratori in un solo colpo anticipa di un anno la rapina del TFR (che voglio ricordare non serve a garantire rendite pensionistiche per i lavoratori, che rimangono del tutto incerte, ma innanzitutto è un interesse delcapitale finanziario alla ricerca di grana fresca da investire per incrementare i suoi profitti) e attacca nuovamente le pensioni recependo sia la riforma Maroni (magari con qualche piccolo cambiamento) sia mettendo mano ai coefficenti di ricalcolo, così si andrà in pensione dopo, con meno soldi e con una resa del TFR incerta ed in balia dei mercati finanziari.
E potremmo proseguire col recente rinnovo del CCNL del pubblico impiego che allungandone la validità a 3 anni crea un pericoloso precedente di cui prontamente stanno già approfittando i padroni per estenderlo all’industria (vedi CCNL metalmeccanici in corso), o con il nulla di fatto in termini di politiche ambientali o con ipocrite leggi in favore dell’immigrazione
che nella sostanza non cambiano nulla del carattere di esercito di forza lavoro ultraricattata e sottopagata.
Insomma non solo la tanto decantata discontinuità (tanto per usare i loro termini) dal governo Berlusconi non esiste ma si approfondiscono le divisioni di classe favorendo enormemente banchieri, finanziarie, industriali, privilegiati e pescecani vari del capitalismo italiano mentre anche chi ha riposto in Prodi qualche barlume di speranza viene schiacciato dalla politica
dei sacrifici, del risanamento dei conti pubblici e dai costi del protagonismo guerrafondaio dello stato italiano.

Come sempre la ricetta per uscire dalla crisi economica causata dal capitalismo è quella di scaricarne i costi sui lavoratori e sui proletari mentre lor signori continuano ad affogare nei privilegi e nel lusso più sfrenato.

Il segnale che il governo dà è che l’unico riformismo possibile è quello favorevole al capitale. E nemmeno sul piano culturale ci possono essere speranze di rilievo, tanto il governo si è piegato ai dictat del Vaticano (d’altronde per divenire classe dirigente da tempo assistiamo a eminenti “dirigenti” dell’ex PCI scoprirsi ferventi cattolici o,nella versione radical chic alla Bertinotti,dedicarsi a riti mistici al monte Athos).
Chi in questa situazione si imbatte nella strada delle riforme positive per le masse stando alle regole della democrazia borghese e senza mettere in discussione il potere borghese scade nelle scene ridicole, disgustose e ipocrite dei partiti “di lotta e di governo”.
Assistiamo a dei veri e propri “sdoppiamenti di personalità”: in un momento si manifesta per la pace e subito dopo si votano i finanziamenti delle missioni di guerra, si vuole abbattere la precarietà e contemporaneamente si vota la finanziaria, ci si erge a
paladini delle pensioni e si avvalla la rapina del TFR e gli esempi ormai non si contano più. Con il solo risultato di seminare confusione e sconforto. E poi scoprono allibiti che la gente è schifata dalla loro politica!
E’ comunque curioso che proprio costoro siano quelli che ci accusano di essere infiltrati e gente dalla doppia vita.
In verità il ruolo che ricoprono è proprio quel ruolo di infiltrazione che vorrebbero imputare a noi.
Si infiltrano all’interno dei movimenti di massa con l’intento di controllarli, sviarli dai loro reali interessi, nascondere loro il vero
nemico, costringerli a riconoscere un falso amico, renderli inoffensivi e disarmarli ideologicamente e praticamente. Ma il loro gioco sembra avere le gambe corte.
Ovunque si rechino, gli eminenti esponenti del governo vengono pesantemente contestati e le loro premesse e illusioni si rivelano per quello che sono: delle sonore bugie.
Le popolazioni si ribellano alla devastazione ambientale e alla imposizione di nuove basi per la guerra, i lavoratori si rifiutano di aderire in massa al furto del TFR e contestano i segretari di CGIL-CISL-UIL a Mirafiori, a Bertinotti non bastano le spillette arcobaleno per proteggersi dai fischi e dal prendersi giustamente del guerrafondaio a La Sapienza.
Ovunque si presentino, i grandi pescecani dell’economia mondiale e i protagonisti della “guerra infinita” vengono assediati da centinaia di migliaia di persone costringendoli a rinchiudersi come topi protetti da incredibili misure di sicurezza.

La ridicolaggine e il doppiogiochismo dei partitini della sinistra cosiddetta “radicale” (vien proprio da ridere a definirli così) spinge i movimenti di massa verso scelte e prese di posizione autonome come condizione essenziale per il raggiungimento degli obiettivi e la difesa dei loro reali interessi. Allo stesso tempo, man mano che la crisi del sistema capitalista impone pesantemente le sue ricette, anche gli appelli al rispetto della legalità e della democrazia borghesi si vanificano e divengono sinonimo delle catene con le quali vogliono legare la protesta.

Cosicchè all’interno delle lotte si sviluppa la tendenza all’uso della forza come vera e propria espressione dell’autonomia di classe. Così è stato per la lotta alla TAV, contro le discariche, per i ferrotranvieri, per gli operai di Melfi e per i metalmeccanici che, nonostante il controllo sindacale, hanno invaso le autostrade italiane. Solo per citare i casi più eclatanti.

In questo contesto la ripresa, pur timida, del movimento rivoluzionario è motivo di grande allarme per la sicurezza del potere capitalista che, intento a scongiurare la possibilità che i movimenti di massa possano trovare in essa una sua naturale
rappresentanza politica, scatenano la repressione in grande stile, rispolverando pratiche e giurisdizione di tempo fascista.
Quando si tratta di difendere i reali interessi del capitale e il suo potere, la”democrazia borghese” cala la maschera e si svela come dittatura di classe in tutti i campi.
Quando si tratta di TFR, TAV, di pensioni, di nuove basi militari, di nuovi sacrifici per i lavoratori e iproletari scompare ogni parvenza democratica lasciando il passo alle imposizioni e ai dictat. Chi si ribella difendendo con decisione i propri interessi viene pesantemente bastonato e accusato di terrorismo appena la lotta valica il segno della legalità imposta. Tutto perchè
il potere è saldamente in mano ad una classe di capitalisti che pur minoritaria nella società, vuole tenere per sè ogni privilegio, il
lusso più sfrenato, e il monopolio della violenza che esercita liberamente e ogni volta che le serve per difendere il proprio posto di
dominio.

E qui è il punto centrale. La questione del potere, di chi e come prende le decisioni, di chi e come esercita la violenza di classe; questioni che se vengono eluse lasciano libero sfogo alla reazione, alla barbarie capitalista, alla guerra e portano alla lunga all’annichilimento dei movimenti di protesta, costretti o con la rassegnazione o con la repressione all’impotenza e alla frustrazione.
Questo è il crocevia dove obbligatoriamente confluiscono tutte le strade del movimento operaio e proletario alla ricerca di un futuro migliore.
“Un altro mondo è possibile” a condizione che questo crocevia non venga aggirato e che le migliori forze del proletariato si impegnino a strappare il potere alla cricca di pescecani e parassiti dell’economia e ai loro rappresentanti politici immersi in un mare di privilegi.
Sappiamo quanto la questione del potere sollevi dubbi e obiezioni, alcuni creati ad arte per disarmare ideologicamente la classe, altri posti genuinamente da tendenze movimentiste e anarchiche, ma credo sia necessario e più semplice affrontarli quando esso è in mano proletaria altrimenti l’unico risultato sono le risa e le felicitazioni dei nostri aguzzini.

Qui la questione dell’organizzazione rivoluzionaria è centrale.
La  ricostruzione del Partito Comunista è la condizione minima indispensabile per la ripresa di una prospettiva rivoluzionaria seria, credibile e che sappia trarre tutte le conclusioni che derivano dallo scontro di classe in atto.
Innanzitutto un partito che, raccogliendo le migliori forze del proletariato e della classe operaia, sappia unire le rivendicazioni particolari, economiche, sociali alla necesità dell’abbattimento dell’ordinamento capitalista in una giusta dialettica partito-masse.
Un partito che raccogliendo ed elaborando le tendenze positive presenti nella classe sappia infondervi la coscienza del ruolo
storico che le compete trasformandola da classe in sè, da insieme di individui oggettivamente sottomessi e sfruttati dal capitale, a classe per sè, cosciente delle proprie capacità e delle proprie potenzialità, in grado di emanciparsi ideologicamente per trasformare e rivoluzionare l’esistente.
Un partito che, contando della forte disciplina propria della mentalità operaia, sappia sostenere e costruirsi in funzione
dello scontro che inevitabilmente le forze della borghesia muoveranno per difendere il suo potere.

Abbiamo quindi parlato di costruzione del Partito Comunista Politico-Militare come di un’organizzazione complessiva, che tenga conto dei vari aspetti del movimento delle masse, ma che sappia dare concretezza e serietà allavtendenza rivoluzionaria che va sviluppandosi nel nostro paese.
Organizzazione che si costruisce nell’unità di politico e militare come sintesi in grado di sviluppare le aspirazioni già presenti nel proletariato interpretandole politicamente nell’abbattimento del modo capitalistico di produrre e di ordinare la società, in funzione del socialismo e militarmente costruendosi come organizzazione in grado di combattere le forze capitaliste secondo la strategia maoista della Guerra Popolare Prolungata interpretata a partire dalle specificità del nostro paese.
Pensare di cambiare la società senza considerare la sintesi politico-militare significa subordinarsi all’ideologia borghese e alla sua falsa democrazia, autolimitarsi a grandi e vani proclami autocelebrativi o spendere energie nei teatrini elettorali e alla lunga scadere nei meandri del riformismo senza riforme e nel revisionismo opportunista.

Con lo spirito di dare un contributo alla rinascita del movimento rivoluzionario nel nostro paese, la nostra pur modesta esperienza ha messo in luce aspetti positivi e negativi.
Abbiamo visto che un grande spazio politico si è aperto e che sotto i colpi di sacrifici imposti ai lavoratori e al proletariato l’idea della rivoluzione comincia a trovare spazio e a raccogliere simpatie irrompendo nello scenario politico italiano.
Lo stesso accanimento repressivo adoperato contro i comunisti e le mille menzogne create ad arte per distorcerne l’identità e nasconderne la provenienza di classe, sta ad indicare quanto la borghesia stessa tema concretamente il ricrearsi di una prospettiva politica rivoluzionaria.
Ma nonostante i colpi inferti la grande e inaspettata solidarietà che si manifesta attorno ai compagni prigionieri testimonia sicuramente l’espandersi del bisogno di rivoluzione in tutto il territorio nazionale da cui sono emersi a centinaia gli attestati e le iniziative di sostegno scatenando gli allarmi nelle più alte sfere delle istituzioni borghesi.
Ma se possiamo affermare che dal punto di vista politico lo spazio c’è altrettanto ancora non siamo organizzativamente in grado di occuparlo stabilmente e più organizzazioni e gruppi rivoluzionari sono caduti negli ultimi anni.
Il che era un risultato che rischia di essere demoralizzante e di dare l’idea ricercata dalla repressione e dalle forze borghesi che non esiste altro sistema diverso da quello in cui ci costringono a vivere e che nessuna possibilità esiste per chi osa inoltrarsi oltre ai semplici sogni di cambiamento.
Per questo faccioappello a tutti i sinceri rivoluzionari, ai giovani, alle migliori avanguardie della classe operaia e del proletariato affinchè non si demorda e la nostra piccola esperienza venga utilizzata per guardarne i limiti e correggerli coscienti che il cammino verso il socialismo è sicuramente difficile e tortuoso, fatto di successi e sconfitte, di avanzamenti e arretramenti. In ogni battaglia alcune file cadono sempre ma, corretti gli errori, le innumerevoli file del proletariato, organizzate nel proprio partito, sapranno vincere la guerra. Perchè come qualcuno ha già detto ricorrendo al buon Lenin: “Il passaggio dalla semplice propaganda all’agitazione provoca anche una certa disorganizzazione. Il passaggio dalla fase dell’agitazione a quella delle grandi azioni di piazza, pure. E così anche per il passaggio dalle azioni di piazza alla politica combattente, partigiana.

Dobbiamo per questo dire che non bisogna combattere?

No, dobbiamo solo imparare a combattere. E basta!”
E sinceramente non ho mai trovato una frase più consona alla situazione del movimento comunista italiano.

BORTOLATO DAVIDE

OPERAIO METALMECCANICO

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