Compagni a 5 punte

ANCHE QUESTO BLOG NELL’ELENCO DI  GATTI, LIBERTA’ D’INFORMAZIONE  E  D’OPINIONE DIVENTANO SOSTEGNO E FIANCHEGGIO, DOPO LA COMPARTECIPAZIONE PSICHICA  NULLA CI STUPISCE PIU’, I PROCESSI LI CELEBRANO I MEDIA CON INCHIESTE DI QUESTO TIPO

 

Dal sito dell’espresso

Fabrizio Gatti
Non solo scritte e volantinaggi lungo tutta l’Italia. Si moltiplicano anche i siti che diffondono i messaggi delle nuove Brigate Rosse. E dalla Rete lanciano ancora minacce

Il linguaggio è diretto: “Al compagno Zipponi, ti abbiamo visto ieri in tv…”. Maurizio Zipponi, 52 anni, deputato di Rifondazione ed ex sindacalista dei metalmeccanici Fiom-Cgil, è meno famoso di Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. Così quasi nessuno ha sentito parlare di ciò che un candidato sindaco della provincia di Milano ha scritto in questi giorni all’onorevole: sfruttando il sito Internet di una funzionaria della Regione Lombardia, l’aspirante sindaco gli chiede di diffondere la lettera che contiene un messaggio in onore ai killer di Massimo D’Antona, Marco Biagi e del sovrintendente di polizia, Emanuele Petri. Il successore del cardinale Ruini dopo le minacce ha ottenuto molto più sostegno: 77 lanci di agenzia Ansa, 10.148 dichiarazioni di solidarietà on line contando soltanto i siti in italiano, una discussione in Parlamento, la scorta. Due episodi sullo stesso tema. Due parentesi dentro cui tentano di risvegliarsi i nostalgici del terrorismo italiano e il loro brodo di coltura.

Dal 12 febbraio, dall’arresto tra Padova, Milano e Torino dei quindici fondatori del Partico comunista politico militare, a oggi sono state denunciate 52 azioni importanti. Cinquantadue volte in cui complici o simpatizzanti hanno rischiato guai giudiziari per rilanciare sui muri o nei gabinetti aziendali minacce e simboli delle Brigate rosse. Ma questa è soltanto la presenza più visibile del logo che ritorna. Perché la vera propaganda corre su Internet. L’indirizzo più conosciuto nelle rivendicazioni è il sito svizzero di Soccorso rosso internazionale che da Zurigo ha diffuso le lettere dal carcere dell’ideologo Alfredo Davanzo, dell’ex delegato Cgil Vincenzo Sisi e di alcuni complici arrestati in febbraio nell’operazione Tramonto. Ma ci sono
altri otto siti, tutti italiani, che con l’obiettivo dichiarato di difendere la libertà di espressione pubblicano o condividono i dogmi della lotta armata. Uno di questi risulta diretto da una funzionaria e sindacalista della Regione Lombardia. Gli altri fanno capo ad alcuni protagonisti delle scissioni che hanno attraversato nel 2006 i movimenti a sinistra.

A differenza degli anni Settanta, la campagna di propaganda non è più clandestina. Un esempio è proprio la rappresentante elvetica di Soccorso rosso, Andrea Stauffacher, sotto inchiesta a Milano. Né l’Italia né la Svizzera hanno finora oscurato le sue pagine web. Un trattamento addirittura più morbido rispetto a quanto è successo dopo il G8 di Genova, quando i server antagonisti furono spenti soltanto per aver pubblicato le immagini delle violenze di carabinieri e polizia.

La firma a cinque punte con la stella e il logo bierre dipinta su un muro o nella tradizionale lettera anonima fa sicuramente più clamore. Anche perché molti dei destinatari sono nomi famosi, partiti, istituzioni: il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, il direttore generale della Rai Claudio Cappon, il direttore del Tg5 Carlo Rossella, l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, le sedi di Ds An Lega e Forza Italia, il ministero del Lavoro, la Cgil, le strade vicino al Parlamento, alcuni ospedali. E, come negli anni Settanta, industrie o direttori del personale. È un risveglio esteso a tutta Italia. Da Trieste a Napoli, escludendo per ora il profondo Sud. Basta un paragone: in tutto il 2006 i casi importanti di volantinaggio e scritte sono stati quindici. “Questi però sono solo segnali, a volte sfoghi individuali. Il vero territorio di propaganda non è più la fabbrica”, sostiene un investigatore della questura di Padova: “Internet l’ha sostituita”.

  

La sera di giovedì 19 aprile Maurizio Zipponi, componente per Rifondazione della commissione Attività produttive della Camera, è ospite ad ‘Annozero’, la trasmissione su RaiDue di Michele Santoro. Poche ore dopo sul sito dell’associazione Laltralombardia appare la lettera di Massimo Franchi, candidato sindaco per Lista comunista alle prossime amministrative a Garbagnate Milanese e, come si firma lui, membro dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo: “Chi sta dalla parte dei lavoratori”, scrive Franchi, “ai lavoratori non mente mai. Tu invece hai detto una grande falsità ieri sera in tv ai lavoratori che ti seguivano”. La questione è il diritto di critica dentro la Cgil.

Tra gli esempi Franchi cita Valter Ferrarato, 43 anni, operaio edile, segretario della sezione di Torino dei Carc e candidato per Lista comunista alle ultime amministrative al Comune di Milano. Ferrarato, arrestato un anno fa per gli incidenti dell’11 marzo durante una manifestazione contro un corteo di neofascisti di Fiamma Tricolore, nel 2003 era stato espulso dal sindacato: “Non per qualche indagine o condanna”, spiega Franchi nella lettera all’onorevole Zipponi, “ma perché ha esercitato un suo diritto costituzionalmente garantito: esprimere solidarietà a una compagna in galera (Nadia Lioce) e rendere onore ad un compagno ucciso dalla polizia (Mario Galesi)”. Galesi, coinvolto negli omicidi di Massimo D’Antona (1999) e Marco Biagi (2002), è il killer delle nuove Br morto il 2 marzo 2003 nella sparatoria in cui è stato ucciso il sovrintendente della Polfer, Emanuele Petri. Il candidato sindaco di Garbagnate Milanese ha anche una richiesta per il deputato di Rifondazione: “Ci aspettiamo quindi che tu, come militante del Prc, ti preoccuperai che la presente lettera venga pubblicata con allegata la tua stessa risposta”.

Il messaggio che il parlamentare di Rifondazione dovrebbe divulgare è chiaro. Mario Galesi non è un terrorista: è “un compagno ucciso dalla polizia” e rendergli onore è un diritto costituzionale. Dai Carc non è arrivato nessun commento. Eppure il credito che i comitati si sono guadagnati negli ambienti politici italiani è di livello. Secondo il loro sito Internet, per la campagna ‘No alla persecuzione dei comunisti’ aggiornato al 16 gennaio scorso, hanno avuto il sostegno di illustri esponenti della democrazia in Italia. In cima all’elenco, Oliviero Diliberto, Haidi Giuliani, Giulietto Chiesa, Dario Fo, Enrico Deaglio, Margherita Hack.

Il sito di Laltralombardia che ha messo in Rete la lettera è tra gli otto in Italia che hanno diffuso il comunicato dell’Associazione solidarietà parenti e amici degli arrestati dell’operazione Tramonto: “Abbiamo deciso di condividere l’appello lanciato a Padova”, annuncia la pagina. È un impegno civico aiutare chi è in carcere a sopportare la detenzione e a difendersi legalmente. Ma l’appello di Padova appoggia pienamente le ragioni che hanno portato i 15 in cella: “Non siamo affatto stupiti dalla radicalità di pensiero… questi giovani hanno almeno la volontà di studiare, confrontarsi e rischiare per ideali forti… Solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione”.

Non una sola parola sulle esercitazioni di tiro e sul sequestro dell’arsenale della cellula terroristica: pistole, munizioni, un Kalashnikov, un Uzi, due fucili. E una mitraglietta Skorpion, il marchio d’azione delle vecchie Br. La scelta è confermata da Vincenzo Sisi, il delegato Cgil che nascondeva armi nell’orto, nella lettera dal carcere rilanciata dal sito di Laltralombardia: “Ho letto da qualche parte che tutto nella mia biografia stride con il mitragliatore nell’orto. Si continua a parlare di doppiezza. Da una parte il bravo compagno, il delegato e dall’altra la lotta armata. Non è così, non c’è doppiezza, divisione, tra l’essere comunista rivoluzionario e stare con la propria gente…”.

Responsabile dell’organizzazione di Laltralombardia è Mariella Megna, 50 anni, funzionaria della Regione Lombardia. Su Register.it il sito è intestato come Maria Megna. La sede a San Bassano, provincia di Cremona. Mariella Megna si è candidata più volte alle amministrative in Lombardia. La sua è una vita a stretto contatto con la pubblica amministrazione: in Regione “da circa 20 anni”, è scritto nel suo curriculum online, “ha maturato diverse esperienze sia in consiglio regionale dove era assistente in aula, che nella sede della Regione a Pavia come responsabile amministrativa… quindi presso la presidenza della giunta a Milano come responsabile della comunicazione e informazione sulle attività della Regione e dell’Unione europea”. Sei mesi fa con un collaboratore di Laltralombardia, Mariella Megna ha fondato il sindacato Al cobas-cub di cui è dirigente.

Autoprol, un altro sito che ha rilanciato la solidarietà ai compagni che rischiano per ‘ideali forti’, è intestato a Diego Negri, la sede a Parma. È il punto di riferimento on line di un grosso gruppo di fuoriusciti dalla federazione bolognese del partito di Oliviero Diliberto. Tra gli otto indirizzi, c’è anche Pane e rose, un sito di discussione politica. L’intestatario è Aldo Romaro di Padova. Romaro è il coordinatore per il Veneto del Partito comunista dei lavoratori, il movimento di Marco Ferrando candidato al Senato per Rifondazione ed escluso dopo le sue dichiarazioni sull’attentato di Nassiriya. Informa-azione di Torino avverte i suoi lettori: “Gli interventi qui pubblicati… non necessariamente rispecchiano il pensiero politico dei gestori”. Gli altri sono il sito del centro sociale Gramigna di Padova, Senzacensura di Reggio Emilia, il Comitato contro la repressione di Pisa sul dominio Geocities di Yahoo e il blog Rottaproletaria registrato a Firenze.

Secondo i messaggi che corrono su Internet, la precarietà del lavoro aumenterebbero le simpatie verso chi ha scelto la lotta armata. Maurizio Laudi, procuratore aggiunto a Torino, non vede alcun legame: “Perché la scelta brigatistica, fortunatamente assai minoritaria, risponde all’idea di fondo che la situazione sociale ed economica non possa essere modificata attraverso le forme della politica parlamentare e del conflitto sindacale. La diffusione molto più facile dei messaggi attraverso Internet invece può rappresentare un fattore di rischio: nel senso di un ampliamento della fascia di persone che possono recepire il contenuto di una violenta contrapposizione al sistema. Anche se non necessariamente tutte le azioni violente devono passare attraverso al sigla delle Brigate rosse”.

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