Corteo a Vicenza contro base U.S.A.

 17 FEBBRAIO TUTTI AL CORTEO DI VICENZA CONTRO LA BASE U.S.A.
GOVERNO PRODI GOVERNO DI GUERRA.

Il 17 febbraio è un appuntamento importante per la ripresa di un movimento di massa contro tutte le guerre, qualunque sia il colore dei governi che le pongono in essere o che le sostengono con il loro servilismo alle politiche imperiali. A Vicenza si è verificata quell'unità popolare che già abbiamo visto realizzarsi nelle vallate della Val di Susa, nei territori di Scanzano, sulle coste dello stretto di Messina ed in altre molte località della penisola. La società civile si indigna per la violazione della terra su cui vive, si organizza per la sua difesa, resiste nonostante le violenze a cui è sottoposta.

Tutto questo ripudiando la delega, la cessione della propria rappresentanza ai dirigenti dei partiti politici che appoggiano la protesta. La moltitudine si auto-organizza, e gestisce per proprio conto i criteri della sua rappresentazione all'esterno, scavalcando i classici metodi di mediazione partitica. La straordinaria potenzialità della protesta vicentina sta proprio in questo suo superamento dei classici canoni della "politica dei partiti", che non riescono infatti ad appropriarsene (l'invito espresso dall'assemblea permanente a non portare bandiere di partito al corteo ed i falò di certificati elettorali sono fatti emblematici che parlano da soli), e pone alla ribalta il ruolo nuovo che stanno assumendo le persone comuni, donne e uomini che non si riconoscono più in facce viste soltanto alla televisione, che fanno promesse in campagna elettorale e non riescono nemmeno a mantenere un briciolo di dignità appena si sono accaparrati i voti. Così accade che in Piemonte, in Campania, sullo Stretto e in molti altri posti, si attuino lotte per la riappropriazione e la messa a beni comuni di elementi fondamentali per la vita umana, ma di cui gli "eletti" paiono scordarsi: la terra, l'acqua, l'aria. Così succede anche a Vicenza contro un progetto, che pur riguardando un'area di 55 ettari con un edificato di 707 mila metri cubi e con un fabbisogno d'acqua pari a quello di 30 mila vicentini, svia anche le vigenti norme di Valutazione di impatto ambientale. Quello della città veneta non sarà, però, solamente un mostro che minaccia l'ambiente, ma anche e soprattutto un formidabile strumento di guerra. Nei piani degli strateghi del pentagono quella di Vicenza diverrà una delle basi logistiche dell'esercito americano più importanti nel mondo, sicuramente la maggiore in Europa, da dove partiranno le future missioni dirette in medioriente decise dagli statunitensi e dai loro alleati. Oltretutto, come se non bastasse, i costi della base ricadranno sulle tasche dei contribuenti (cioè, in primo luogo, dei lavoratori), dato che, come per tutte le altre basi USA, il 41% delle spese di mantenimento saranno coperte dallo stato italiano. Di fronte a ciò la cosiddetta "sinistra radicale" di governo finge di opporsi, alza un po' la voce, ma si limita in definitiva a proteste di facciata. Non si osa mettere in discussione la tenuta dell'esecutivo per timore, dicono, di ipotesi neocentriste, fingendo di non sapere che così facendo si avallano e ci si fa partecipi di molto più temibili progetti di guerra globale e permanente, già ampiamente operanti e distruttivi. L'assenso all'aumento di oltre il 13% delle spese militari, al mantenimento delle truppe in Afganistan ed all'invio dei militari in Libano, hanno però destato parecchi elettori che avevano erroneamente riposto le speranze in questi nuovi venditori di fumo. Le forme assembleari di cui si sono e si stanno dotando i numerosi comitati locali, dal nord al sud del paese, nelle quali ogni soggettività ha voce e non c'è alcuna sorta di gerarchia, stanno offrendo mirabili esempi di come sia possibile organizzare (dal basso ed a sinistra, come ci insegna l'altra campagna zapatista) altre forme di partecipazione e di decisione collettive e veramente democratiche. Il politicante non sembra proprio godere di ottima salute; noi ce ne compiaciamo e sosterremo questo movimento moltitudinario che lotta per il sacrosanto valore dell'antimilitarismo e della pace tra i popoli, innanzitutto con la presenza fisica alla manifestazione nazionale del 17 febbraio. A tal fine stiamo organizzando un autobus che partirà dalla piazza della stazione di Empoli alle 9.00 di mattina; per iscriversi telefonare il prima possibile ai numeri

 3381383792 o 0571931021 o

 intifada@ecn.org

NO ALLA BASE USA DI VICENZA, NE' AL DAL MOLIN NE' ALTROVE.

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